Open Fiber, chi ha spostato il traguardo?

| 27/07/2026
Open Fiber, chi ha spostato il traguardo?

Open Fiber ha dichiarato non collegabili 707.092 civici entro il 30 giugno 2026. Alla scadenza la società dichiara 1,281 milioni di civici connessi sull’intero Piano. Il traguardo definitivo, però, non è ancora pubblico.

Il Piano Italia a 1 Giga avrebbe dovuto essere uno dei simboli del PNRR. Trascorsa la scadenza del 30 giugno 2026, il Governo non ha ancora reso pubblica la risposta a una domanda elementare: qual era il traguardo finale assegnato a Open Fiber e quel traguardo è stato davvero raggiunto?

Può sembrare una questione tecnica. Non lo è. Da questa risposta dipende il giudizio su uno dei più importanti interventi pubblici mai realizzati in Italia per la banda ultralarga.

Non è ancora possibile leggere in un documento pubblico, unitario e verificabile quale fosse il target definitivo attribuito a Open Fiber, quanti civici siano stati formalmente certificati da Infratel e se persino l’obiettivo rimodulato sia stato raggiunto.

È questo il punto dal quale partire. Non da una polemica contro la fibra pubblica, né da una contestazione del modello wholesale-only, che conserva una propria validità industriale. Il problema è l’operato di Open Fiber, la distanza tra gli impegni assunti e i risultati conseguiti, insieme alla debolezza dei controlli esercitati dal Governo e da Infratel.

Open Fiber si è aggiudicata otto lotti del Piano Italia a 1 Giga con un contributo massimo originario di 1.827.614.292 euro e un perimetro iniziale di 3.934.914 numeri civici. Il contributo pubblico poteva coprire fino al 70% delle spese ammissibili, lasciando almeno il 30% a carico dell’operatore.

Dopo i sopralluoghi, i cosiddetti walk-in, il perimetro è stato profondamente ridimensionato. Secondo la ricostruzione documentale elaborata da Italia nel Futuro sulla base degli atti disponibili, il perimetro post walk-in ammontava a 2.218.827 civici: 1.716.087 indirizzi in meno, pari a una contrazione del 43,6%.

I sopralluoghi servivano legittimamente a eliminare indirizzi inesistenti, duplicati, già coperti o erroneamente geolocalizzati. Ma quando quasi quattro milioni di civici diventano poco più di 2,2 milioni, non basta invocare la necessità di correggere la banca dati iniziale. Occorre rendere pubblico, lotto per lotto, quali costi siano venuti meno, come siano stati aggiornati i piani economico-finanziari, quale quota di cofinanziamento privato sia rimasta e in quale misura sia stato rideterminato il contributo pubblico.

Nel gennaio 2024 Open Fiber ha ricevuto un’anticipazione di 548.284.287,60 euro, pari esattamente al 30% del contributo massimo originario. Questo non dimostra che il contributo sia rimasto successivamente invariato, ma conferma che in quel momento la cifra originaria costituiva ancora la base dell’anticipazione.

Poi il traguardo è cambiato di nuovo.

Open Fiber ha successivamente dichiarato non collegabili entro il 30 giugno 2026 altri 707.092 civici. Su quell’elenco il Dipartimento per la trasformazione digitale ha incaricato Infratel di svolgere una mappatura delle reti fisse, i cui esiti sono pubblici.

La rimodulazione del target nazionale è stata formalizzata con la decisione di esecuzione del Consiglio del 27 novembre 2025, documento 15106/25, che modifica il PNRR italiano e interviene anche sugli obiettivi dell’investimento «Italia a 1 Giga». Il 26 marzo 2026 sono stati quindi sottoscritti gli atti aggiuntivi alle convenzioni.

La questione centrale resta semplice: Open Fiber ha partecipato alla gara, assunto obblighi precisi e costruito i propri piani sulla capacità di rispettarli. Se quegli obiettivi si sono rivelati irrealistici o quei piani inadeguati, la responsabilità non può essere trasferita integralmente sulle banche dati, sui comuni, sulle autorizzazioni, sulla pandemia, sulla carenza di manodopera o sulla filiera.

Il management aveva il compito di verificare la sostenibilità degli impegni, predisporre una progettazione adeguata, organizzare i cantieri, selezionare e controllare i fornitori, anticipare i rischi e intervenire prima che centinaia di migliaia di civici diventassero irrealizzabili entro la scadenza.

Ma un fallimento industriale non diventa automaticamente un fallimento dello Stato. Lo diventa quando chi avrebbe dovuto controllare smette di misurare i risultati rispetto agli impegni assunti e accetta di riscrivere progressivamente il traguardo.

La ricostruzione pubblicata dal Dipartimento per la trasformazione digitale afferma che la riduzione del target sarebbe stata accompagnata da una riduzione del contributo. Allo stesso tempo, le risorse riferibili a circa 120 mila civici sarebbero state riconosciute a Open Fiber per extracosti sostenuti, da dimostrare in sede di rendicontazione.

Non siamo quindi davanti a una semplice sottrazione lineare. Manca ancora il documento decisivo: un prospetto pubblico capace di collegare, per ciascun lotto, civici eliminati, riduzione del contributo, extracosti riconosciuti, cofinanziamento privato e obblighi residui.

Se la riduzione proporzionale del contributo risultasse confermata, con evidenza pubblica, per ciascun lotto, una parte delle obiezioni qui sollevate verrebbe meno. Ma è precisamente ciò che nessun documento pubblico consente oggi di verificare compiutamente. Nel corso della vicenda, il perimetro è stato progressivamente ridotto, sono stati previsti riequilibri economici e riconoscimenti di extracosti, mentre le contestazioni sulle penali sono confluite nei contenziosi. Il parametro rispetto al quale misurare l’esecuzione dell’opera è così cambiato nel tempo. Il perimetro del risultato sembra adattarsi alle difficoltà dell’esecutore, invece di restare il parametro rispetto al quale misurare l’esecuzione, applicare le conseguenze contrattuali e attribuire le responsabilità.

La sottrazione centrale è elementare:

2.218.827 − 707.092 = 1.511.735 civici.

Il valore di 1.511.735 rappresenta il perimetro residuo che emerge aritmeticamente dai dati disponibili. Non può essere presentato come target individuale ufficialmente certificato, perché gli atti aggiuntivi potrebbero avere recepito ulteriori modifiche o riallocazioni nei singoli lotti.

È però difficile giustificare che, dopo la scadenza del PNRR, il traguardo definitivo rispetto al quale valutare Open Fiber non sia ancora leggibile in un documento pubblico, unitario e verificabile.

Nel frattempo, la società ha aggiornato la propria pagina dedicata al Piano Italia a 1 Giga e dichiara di avere «connesso 1,281 milioni di civici in FTTH» al 30 giugno 2026.

La stessa pagina riporta anche il numero delle unità immobiliari, ma si tratta di una grandezza diversa. Un civico può comprendere numerose abitazioni, uffici o attività, mentre il bando, la rimodulazione e l’elenco degli indirizzi esclusi sono costruiti sui numeri civici. Il confronto deve quindi avvenire sulla stessa unità di misura: civici contro civici.

Se il perimetro finale effettivo coincidesse con la ricostruzione di 1.511.735 civici, lo scostamento rispetto agli 1,281 milioni dichiarati dalla società sarebbe di 230.735 civici, oltre il 15%.

Questo divario non può essere presentato come definitivamente accertato fino a quando Infratel non pubblicherà il target individuale risultante dagli atti aggiuntivi e il numero dei civici formalmente verificati e certificati al 30 giugno.

Il target definitivo era pari a 1.511.735 civici oppure no? Se era diverso, quale atto lo ha modificato, di quanto e per quali lotti?

Open Fiber dichiara 1,281 milioni di civici. Ciò che non risulta pubblicamente leggibile è il traguardo individuale definitivo attribuito alla società dopo tutti gli aggiustamenti. Senza quel numero, il Paese non può stabilire se Open Fiber abbia raggiunto il nuovo obiettivo.

Quando persino il traguardo rispetto al quale giudicare l’esecutore deve essere ricostruito per ipotesi, il fallimento della trasparenza pubblica è evidente.

E qui emerge la responsabilità del Governo e di Infratel. Infratel non è un semplice osservatore. È il soggetto incaricato di verificare l’avanzamento, certificare i risultati, controllare il rispetto delle convenzioni e applicare, quando ne ricorrano le condizioni, le conseguenze contrattuali.

Se il target individuale definitivo non è ancora pubblicamente conoscibile dopo la scadenza del PNRR, il sistema di controllo ha fallito almeno nella sua funzione più elementare: permettere al Parlamento, alle istituzioni e ai cittadini di sapere quale fosse l’obiettivo e se sia stato raggiunto.

Senza dati completi e confrontabili, il controllo pubblico rischia di trasformarsi in una trattativa permanente con l’esecutore, invece di restare una verifica indipendente del rispetto degli obblighi.

La rimodulazione ha inoltre prodotto conseguenze concrete. Secondo la ricostruzione documentale di Italia nel Futuro, Open Fiber aveva inserito nei propri programmi privati circa 1,1 milioni di civici situati in prossimità della rete finanziata dal Piano, subordinandone la copertura alla realizzazione dell’infrastruttura pubblica. Dopo la dichiarazione relativa ai 707.092 indirizzi, 331.030 civici sono stati eliminati dai programmi privati della società.

La successiva mappatura di Infratel ha rilevato 437.951 civici non coperti oppure destinati, entro il 2030, a tecnologie incapaci di assicurare nelle ore di picco velocità superiori a 300 Mbit/s. Open Fiber dichiarava di averne successivamente collegati in FTTH soltanto 5.755: meno dell’1% dell’elenco originario dei civici dichiarati non collegabili.

È qui che la vicenda smette di essere contabile e diventa politica. I civici non realizzati non sono scomparsi dalla geografia del Paese. Sono usciti dall’obiettivo rispetto al quale l’operatore sarebbe stato valutato. E con loro sono usciti dal traguardo originario cittadini, famiglie e imprese per i quali quelle risorse erano state stanziate.

C’è poi il tema delle possibili conseguenze contrattuali.

La convenzione prevedeva, in caso di mancato raggiungimento integrale dell’obiettivo finale, una penale parametrata al maggiore tra il 5% del contributo e 1.000 euro per ogni civico non raggiunto. Il primo parametro, applicato al contributo massimo originario, corrisponde a circa 91,4 milioni di euro; il secondo, applicato aritmeticamente ai 707.092 civici espunti, produrrebbe un valore teorico di circa 707,1 milioni di euro.

Quest’ultimo importo non rappresenta una penale maturata, una somma automaticamente esigibile o un credito acquisito dallo Stato. L’applicazione effettiva sarebbe dipesa dalle condizioni contrattuali, da eventuali massimali, dalle verifiche di Infratel, dai civici recuperati, dagli atti aggiuntivi e dai possibili contenziosi.

La modifica del target ha comunque inciso sulla base di calcolo rispetto alla quale avrebbe potuto operare il parametro di 1.000 euro per civico. Non sappiamo quale penale sarebbe stata effettivamente applicata né quale sarebbe stato il suo importo finale. Sappiamo però che l’esclusione dei 707.092 civici dal perimetro dell’obiettivo ha modificato anche il quadro contrattuale entro il quale sarebbero state valutate le eventuali conseguenze del mancato raggiungimento del target.

Lo stesso problema emerge nelle aree bianche. Secondo la ricostruzione documentale di Italia nel Futuro, al 31 maggio 2026 risultavano quasi 110 milioni di euro di penali contestate lungo l’intera catena operativa. La Corte dei conti aveva rilevato che, al 31 ottobre 2025, su 80,3 milioni di penali comminate ne risultava incassata una quota prossima al 2%, mentre oltre la metà era coinvolta in contenziosi.

Le penali contestate non sono necessariamente definitive. Ma quando restano per anni nei contenziosi, la loro funzione deterrente rischia di dissolversi.

Anche la qualità dei controlli merita una verifica rigorosa. Infratel aveva autorizzato, in determinati casi, la commercializzazione prima della conclusione positiva dell’intero processo di collaudo, purché fosse stato emesso il certificato di ultimazione dell’impianto. Furono inoltre introdotti collaudi da remoto, apparati temporanei e procedure accelerate.

Queste misure potevano avere una finalità ragionevole: evitare che opere sostanzialmente utilizzabili restassero inattive. Ma hanno consentito che l’apertura commerciale precedesse la conclusione positiva di tutte le verifiche. “Vendibile”, “completata” e “positivamente collaudata” non erano quindi necessariamente la stessa cosa.

Anche il linguaggio della comunicazione societaria è parte del problema. Nel giugno 2026 Open Fiber si descriveva come una società con oltre 17,4 milioni di unità immobiliari «connesse in FTTH», mentre nella nota tecnica della homepage precisava che si trattava di immobili «raggiunti dalla rete».

“Raggiunta”, “vendibile”, “collaudata”, “cablata”, “connessa” e “attiva” descrivono condizioni differenti. Mettere in primo piano il termine più forte e relegare nella nota la definizione più prudente evidenzia l’indicatore più favorevole, lasciando sullo sfondo la distanza tra copertura potenziale e servizio effettivamente disponibile.

Secondo la ricostruzione documentale di Italia nel Futuro, al 31 maggio 2026 risultavano inoltre 492.345 KO complessivamente registrati. Il dato comprende anche ordini ripresentati dopo un primo esito negativo e successivamente conclusi positivamente. Non permette quindi di sapere quanti clienti distinti siano stati coinvolti, quanti casi siano stati recuperati e quanti siano rimasti definitivamente senza servizio.

La trasparenza non consiste nel pubblicare molti numeri. Consiste nel renderli comprensibili, confrontabili e collegati agli obblighi contrattuali.

La debolezza dei controlli pubblici non può però trasformarsi in un’assoluzione del management di Open Fiber. I vertici erano responsabili dei piani, della progettazione, della filiera, dei cantieri e delle scadenze. Le difficoltà esterne possono spiegare parte degli scostamenti, non cancellare la responsabilità di chi doveva prevenirli e correggerli.

Quando un’impresa manca obiettivi di questa dimensione, non basta domandarsi quale nuova scadenza le sarà concessa. Occorre sapere chi abbia approvato i cronoprogrammi, chi ne abbia attestato la fattibilità, quando sia emersa l’impossibilità di rispettarli e quali conseguenze siano state applicate su compensi, incentivi e incarichi.

Non si tratta di attribuire illeciti personali senza conoscere deleghe e decisioni individuali. Si tratta di affermare un principio elementare:

un management deve essere giudicato sugli obiettivi che aveva assunto, non soltanto su quelli sopravvissuti alle rimodulazioni.

Il Governo non può limitarsi a prendere atto delle difficoltà segnalate da Open Fiber e trasformarle in nuovi obiettivi. Deve spiegare perché gli scostamenti non siano stati individuati prima, perché il perimetro sia stato modificato a ridosso della scadenza e perché il nuovo traguardo individuale non sia stato immediatamente reso pubblico.

La rimodulazione può essere uno strumento eccezionale per salvare un investimento pubblico. Non può diventare il modo con cui si salva formalmente un progetto dal giudizio sui risultati.

Qui il rischio concreto è che non sia stata Open Fiber ad adeguarsi al Piano, ma il Piano ad adeguarsi ai limiti di Open Fiber.

Occorre ora pubblicare un rendiconto unico, lotto per lotto, con il target originario e quello definitivo, i civici eliminati e le relative motivazioni, il contributo rideterminato, gli extracosti riconosciuti, il cofinanziamento privato, i civici certificati al 30 giugno, le penali, i KO recuperati e i casi rimasti irrisolti. Spetta anche al Parlamento esigere la pubblicazione integrale degli atti aggiuntivi e dei risultati certificati.

Serve inoltre un audit tecnico, contrattuale, finanziario e gestionale realmente indipendente, capace di ricostruire quanto sia stato speso e realizzato, quali decisioni manageriali abbiano prodotto gli scostamenti e quali responsabilità ne siano derivate.

Non occorrono altre rassicurazioni. Occorrono atti, dati confrontabili, nomi e risposte.

Il problema non è soltanto che centinaia di migliaia di civici siano usciti dal Piano. Il problema è che siano usciti anche dal metro con cui il Piano viene giudicato.

I civici non sono scomparsi dall’Italia. Sono scomparsi dal target.

Quando il traguardo cambia per adattarsi a chi deve raggiungerlo, non fallisce soltanto un operatore. Fallisce il sistema dei controlli pubblici.


Nota di trasparenza e metodo: chi scrive ha ricoperto in passato un ruolo dirigenziale in Open Fiber ed è parte di un contenzioso giuslavoristico con la società. Le valutazioni contenute nell’editoriale si fondano esclusivamente su documenti pubblici, dati societari, atti istituzionali e ricostruzioni documentali espressamente indicate. Il valore di 1.511.735 civici è una ricostruzione aritmetica e non il target individuale ufficialmente certificato. Il valore di 707,1 milioni di euro deriva dalla mera applicazione matematica del parametro di 1.000 euro ai 707.092 civici espunti e non rappresenta una penale maturata, esigibile o certamente applicabile. L’editoriale non assume posizioni nelle controversie tra soggetti privati e riguarda esclusivamente il rapporto tra risorse pubbliche, obblighi contrattuali, risultati certificati e responsabilità gestionali e istituzionali.

L’autore ha operato con la massima diligenza nella verifica delle informazioni utilizzate. Qualora Open Fiber, Infratel, il Dipartimento per la trasformazione digitale o altri soggetti interessati segnalassero, con adeguato supporto documentale, inesattezze materiali o dati aggiornati rispetto a quelli qui riportati, l’autore è pienamente disponibile a correggere tempestivamente il testo nell’interesse dell’accuratezza e della completezza dell’informazione.

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