In questi giorni alcuni consiglieri del presidente Donald Trump in materia di intelligenza artificiale si sono mostrati preoccupati per le mosse della Cina nel settore IA e il nervosismo li ha spinti a criticare pubblicamente le principali aziende statunitensi del settore, tra queste Anthropic e OpenAI.
Tutto è iniziato perché nessuno negli USA riesce a mettersi d’accordo su come gestire l’uscita di Kimi K3, lanciato la scorsa settimana dall’azienda cinese di Moonshot AI, un nuovo modello di LLM cinese che ha anche una versione aperta. Kimi K3 è in grado di competere con l’intelligenza dei modelli di OpenAI e Anthropic che costano di più, non sono aperti e anzi sono sotto il controllo della Casa Bianca che nelle settimane scorse ha bloccato l’uso di alcuni loro modelli fuori dagli USA. Per giuste ragioni Kimi, insieme ad altri modelli cinesi simili, rappresentano un serio problema per l’amministrazione Trump e, allo stesso tempo, per le quotazioni di borsa delle grandi imprese americane di IA.
Ogni volta che viene rilasciato un nuovo modello potente e aperto dalla Cina, in passato è accaduto con DeepSeek, gli statunitensi vedono meno motivi per investire denaro nell’accesso ai modelli di Anthropic o OpenAI e il governo americano capisce che non ha il completo monopolio mondiale dei sistemi di IA generativa. Infatti, i modelli di IA cinesi creano problemi sia economici sia politici per il presidente. Rappresentano sia una minaccia per un’amministrazione che vuole assolutamente evitare altre cattive notizie economiche, sia una sfida ai costosissimi ed energivori modelli americani.
Negli USA, lo staff di Trump ritiene che, poiché i modelli di IA sono diventati sufficientemente potenti da rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale, il governo deve controllarne l’utilizzo. Questa posizione ha alimentato un processo di revisione della Casa Bianca volto a vagliare la sicurezza dei modelli di IA prima del loro rilascio.
Per gran parte della durata dell’amministrazione Biden e persino all’inizio della seconda amministrazione Trump, impedire alla Cina di ottenere i chip più avanzati è stata una priorità. Tali controlli sulle esportazioni di recente si sono allentati. Trump ha preso la controversa decisione di consentire a Nvidia di vendere chip di tipo H200 alla Cina, in cambio dell’applicazione di una sovrattassa del 25% sulle vendite. Il governo ha anche dichiarato che si sono verificati alcuni casi di contrabbando di chip.
Nella ultima classifica Top500 dei supercalcolatori più potenti al mondo la Cina ha riconquistato la prima posizione con il suo supercomputer Lineshine composto da 14 milioni di core. Tuttavia, la Cina ha ancora una limitata potenza di calcolo diffusa nella nazione e non è chiaro quali chip l’azienda che ha sviluppato Kimi abbia utilizzato per addestrare il modello. È possibile che il processo abbia comportato una forma di distillazione, una pratica in cui i modelli di intelligenza artificiale vengono addestrati utilizzando gli output di modelli di intelligenza artificiale già esistenti. OpenAI e Anthropic lamentano da tempo questa pratica da parte delle aziende cinesi di IA e hanno chiesto l’intervento del governo per porvi fine.
Ad aprile scorso, l’hanno ottenuto quando l’amministrazione Trump ha annunciato una serie di iniziative per arginare questa pratica. Ma Kimi K3 è disponibile a tutti (la sua versione K3.5 è gratuita e può essere anche istallato su server locali) ed è quasi altrettanto valido come il modello di Anthropic che il governo statunitense ha ritenuto così potente da doverlo temporaneamente sospendere perché minacciava la sicurezza nazionale. Infatti, Kimi K3 si trova in terza posizione della classifica generale dell’Intelligence Index di Artificial Analysis, superato solo da Claude Fable e GPT-5.6 Sol Max, pur essendo decisamente più economico.
In questo scenario di forte competizione tra gli USA che guidano e la Cina che insegue, purtroppo l’UE rimane, incredibilmente, fuori dalla corsa. Nonostante i tanti programmi annunciati, non ci sono segnali di rilascio di sistemi di IA generativi europei capaci di competere e a basso consumo energetico da mettere a disposizione di aziende, centri di ricerca e singoli cittadini dell’UE che al momento devono affidarsi a sistemi americani e cinesi alla faccia della sovranità tecnologica che viene spesso invocata senza costrutto.
