Siamo di fronte al più grande ciclo di investimenti infrastrutturali della storia recente, con stime che oscillano tra i 3 e i 7 trilioni di dollari, a seconda di cosa si include nel calcolo. Una montagna di risorse, che rischia di riformulare le gerarchie economiche del mondo.
La corsa mondiale verso i data center non ha soste, con grandi aspettative con non poche problematiche relative alla domanda di energia che scatenano e che possono determinare pesanti instabilità nel funzionamento delle reti energetiche.
La mole di investimenti è in effetti impressionante, pur con differenziazioni nelle previsioni di spesa.
La stima di riferimento più citata è quella di JLL, grande multinazionale dell’immobiliare, perché (come si sa) quello dei data center, prima ancora di essere una infrastruttura necessaria alla crescita dell’IA, è innanzitutto un grande business immobiliare.
Secondo JLL il settore sta vivendo un super-ciclo di investimenti infrastrutturali che richiederà fino a 3 trilioni di dollari entro il 2030, con un incremento di nuova capacità di oltre 100GW tra il 2026 ed il 2030, in aggiunta agli attuali 105GW. Secondo JLL, l’investimento totale assegnerebbe poco più di 1 trilione di dollari di valore immobiliare creato e un investimento di circa 2 trilioni di dollari da parte delle società inquiline.
Sul versante opposto, spicca la previsione di McKinsey di ben 7 trilioni di dollari, in considerazione della corsa al potenziamento dell’IA, che ha innescato uno dei più grandi cicli di sviluppo infrastrutturale della storia. Non a caso, McKinsey ripartisce l’intero investimento previsto tra 5,2 trilioni di dollari assorbiti dall’IA e 1,5 trilioni di dollari assorbiti dai tradizionali servizi di IT.
Distribuzione regionale della nuova capacità
Le Americhe rimarranno la regione con il maggior numero di data center fino al 2030. Questa regione rappresenta circa il 50% della capacità globale e registra la crescita più rapida, con un tasso annuo composto (CAGR) del 17%. Gli Stati Uniti sono in testa a questa crescita e costituiscono circa il 90% della capacità delle Americhe.
La capacità produttiva dell’area Asia-Pacifico (APAC) crescerà in modo sostanziale, passando da 32 GW a 57 GW entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 12%. L’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) prevede di aggiungere 13 GW di nuova offerta con un CAGR del 10%. La crescita si concentrerà attorno ai principali hub europei come Londra, Francoforte e Parigi, insieme ai mercati emergenti del Medio Oriente.
L’identikit degli investitori
McKinsey ha identificato cinque tipologie distinte di investitori che guideranno questa ingente allocazione di capitali:
- Costruttori: sviluppatori immobiliari, studi di progettazione e imprese di costruzione.
- Fornitori di energia: aziende di servizi pubblici, fornitori di energia e produttori di apparecchiature elettriche di riscaldamento.
- Sviluppatori e progettisti di tecnologie: aziende di semiconduttori e fornitori di IT
- Operatori: Hyperscaler, fornitori di servizi di co-location e piattaforme GPU-as-a-service
- Architetti di IA: sviluppatori di modelli, fornitori di modelli di base e imprese
Al momento, i grandi operatori del settore Hyperscale guidano quest’ondata di investimenti. Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta prevedono di investire oltre 350 miliardi di dollari nei data center nel 2025 e circa 400 miliardi di dollari nel 2026.
Il nodo del consumo energetico dei data center
Nei prossimi anni, i data center avranno bisogno di molta più elettricità, il che rivoluzionerà i modelli energetici globali. Goldman Sachs Research prevede che il fabbisogno dei data center aumenterà del 50% entro il 2027 e raggiungerà un impressionante 165% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2023.
Attualmente, i data center consumano circa 415 TWh a livello globale, pari all’1,5% del consumo mondiale di elettricità. È probabile che questo dato raddoppi, raggiungendo i 945 TWh entro il 2030. Nel 2023, i data center statunitensi hanno consumato circa 176 TWh, pari al 4,4% del consumo totale di elettricità negli Stati Uniti.
Il futuro si preannuncia sempre più esigente in termini di energia. I data center statunitensi aumenteranno la loro quota dal 4% al 7,8% del consumo energetico regionale tra il 2025 e il 2030, mentre in Europa passeranno dal 2,7% al 5%. Alcuni esperti prevedono cifre ancora più elevate: entro il 2028 i data center potrebbero consumare fino a 580 TWh all’anno negli Stati Uniti, arrivando potenzialmente al 12% del consumo totale di elettricità statunitense.
Quota di consumo energetico dell’IA
L’intelligenza artificiale è il motore di questa enorme crescita. I server ottimizzati per i carichi di lavoro di IA aumentano del 30% ogni anno, mentre i server tradizionali crescono solo del 9%. Entro il 2025, i server ottimizzati per l’IA utilizzeranno il 21% della potenza totale dei data center e raggiungeranno il 44% entro il 2030.
Entro il 2030, i server ottimizzati per l’intelligenza artificiale rappresenteranno il 64% del nuovo fabbisogno energetico dei data center. Un tipico Hyperscaler focalizzato sull’IA consuma in media la stessa quantità di elettricità di 100.000 abitazioni all’anno. Le nuove strutture di grandi dimensioni in costruzione potrebbero consumare fino a 20 volte in più di energia.
Andamento storico e previsto dei costi
I costi di costruzione dei data center sono cambiati significativamente nell’ultimo decennio. Nel 2010, il costo di un data center aziendale di livello Tier III si aggirava intorno ai 12 milioni di dollari per MW. Successivamente, si è registrata una rapida ripresa, con un aumento di 1-2 milioni di dollari per MW nel 2022. Le proiezioni indicano un valore di 10,7 milioni di dollari per MW entro il 2025.
Il futuro preannuncia costi più elevati. Gli esperti del settore prevedono che il costo medio globale raggiungerà gli 11 milioni di dollari per MW nel 2026, con un aumento del 6%. La maggior parte dei professionisti del settore (60%) si aspetta un aumento dei costi di costruzione tra il 5% e il 15% nel 2026. Circa il 21% ritiene che l’inflazione supererà il 15%.
Il problema del raffreddamento: costi ed efficienza
Il sistema di raffreddamento di un data center assorbe in genere dal 25% al 40% del consumo totale di energia elettrica. Le tecnologie di raffreddamento a liquido possono ridurre il consumo energetico della struttura del 27% e il consumo energetico totale del sito del 15,5%.
La pressione normativa spinge le aziende ad adottare soluzioni di raffreddamento a basso consumo energetico con l’avvicinarsi del 2030. I data center che utilizzano queste tecnologie rispettano le normative e risparmiano denaro. Questo conferisce loro un vantaggio in un settore in cui il fabbisogno di raffreddamento raddoppierà entro il 2030.
Conclusione
Siamo di fronte al più grande ciclo di investimenti infrastrutturali della storia recente, con stime che come abbiamo visto oscillano tra i 3 e i 7 trilioni di dollari, a seconda di cosa si include nel calcolo (solo immobiliare e costruzione oppure anche hardware, allestimento IT e finanziamento del debito. Restano alcune incognite, prima fra tutte il rischio di bolla che alcuni indicano nel futuro a breve o medio termine dell’IA.
