Open Fiber, la grande opacità della fibra pubblica: un’inchiesta di Italia nel Futuro ricostruisce target ridotti, risorse pubbliche e risultati ancora difficili da verificare. L’analisi sul Piano “Italia a 1 Giga” e sulle concessioni nelle Aree Bianche evidenzia la frammentazione dei dati, le successive riduzioni degli obiettivi, le penali contestate e un coinvolgimento pubblico superiore a 5,7 miliardi di euro.
L’inchiesta prende in esame il Piano “Italia a 1 Giga”, le concessioni per la banda ultralarga nelle Aree Bianche, i risultati economici della società, le penali contestate, il ruolo di CDP Equity, della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e di SACE, nonché le modalità con cui Open Fiber comunica copertura, vendibilità e attivazioni.
Il punto centrale dell’analisi di Italia nel Futuro non è l’assenza assoluta di informazioni, ma la loro frammentazione. I dati vengono pubblicati attraverso comunicati, note, pagine web dinamiche, relazioni Infratel, documenti ministeriali, atti della Corte dei Conti e bilanci societari, senza che esista un rendiconto unico, in grado di ricostruire con immediatezza obblighi, contributi, risultati e responsabilità.
Uno degli esempi più evidenti riguarda le 17,428 milioni di unità immobiliari presentate da Open Fibercome “connesse in FTTH”. L’asterisco presente sulla stessa homepage chiarisce però che si tratta di unità immobiliari semplicemente “raggiunte dalla rete”. Nella medesima comunicazione vengono indicati 4,283 milioni di clienti, pari a circa il 24,6% delle unità raggiunte.
Italia nel Futuro sottolinea che “raggiunta”, “vendibile”, “collaudata”, “collegata” e “attiva” descrivono fasi differenti e non possono essere utilizzate come sinonimi. Una casa raggiunta dalla rete non è necessariamente già collegata fisicamente fino all’interno dell’abitazione, così come un Comune aperto alla commercializzazione non risulta necessariamente già collaudato positivamente senza prescrizioni.
Particolare attenzione viene dedicata al Piano “Italia a 1 Giga” relativo a Open Fiber. La società si aggiudicò otto lotti riferiti inizialmente a 3.934.914 civici, con un contributo pubblico massimo di 1.827.614.292 euro. Dopo i sopralluoghi previsti dalle convenzioni, il perimetro venne successivamente indicato in circa 2,2 milioni di civici, con una riduzione nell’ordine del 44%.
Nel gennaio 2024 Infratel versò a Open Fiber un’anticipazione di 548.284.287,60 euro, esattamente pari al 30% del contributo massimo originario. L’inchiesta evidenzia che non è disponibile un prospetto pubblico consolidato che permetta di comprendere come la forte riduzione del perimetro abbia modificato il contributo, i costi ammissibili, il cofinanziamento privato e i piani economico-finanziari dei singoli lotti.
Nel 2025 Open Fiber dichiarò inoltre di non poter collegare entro la scadenza altri 707.092 civici, quasi un terzo del perimetro successivamente assegnato. La nuova rimodulazione ha ridotto non soltanto il contributo, ma anche gli obblighi contrattuali, l’esposizione alle penali e il rischio di revoca.
La convenzione prevedeva infatti, per il mancato raggiungimento del target finale, una penale pari al maggiore tra il 5% del contributo e 1.000 euro per ciascun civico non collegato. L’applicazione puramente teorica di tale parametro ai 707.092 civici eliminati avrebbe prodotto un’esposizione potenziale nell’ordine di 707 milioni di euro.
Non si tratta di una penale definitivamente maturata, ma dell’ordine di grandezza del rischio contrattuale ridotto attraverso la rimodulazione preventiva del target.
La ricostruzione richiama inoltre le penali contestate nell’ambito delle aree bianche. Al 31 maggio 2026 Infratel continuava a riportare un totale di 109.984.784 euro, relativo a progettazione definitiva, adeguamento dei progetti, progettazione esecutiva, collaudi, conclusione dei lavori, delivery e manutenzione.
La Corte dei Conti aveva già rilevato che, al 31 ottobre 2025, erano state comminate penali per 80,3 milioni di euro, ma ne risultava incassata soltanto una quota prossima al 2%, mentre oltre la metà era coinvolta in contenziosi.
Un altro capitolo riguarda gli ordini di attivazione nelle aree bianche. Al 31 maggio 2026 risultavano 1.441.132 ordini complessivi, 890.671 attivazioni concluse positivamente, 58.116 lavorazioni ancora aperte e 492.345 KO.
La relazione Infratel precisa che nel numero dei KO sono inclusi anche ordini successivamente ripresentati e conclusi positivamente. Non è quindi possibile ricostruire quanti siano gli ordini univoci, quanti abbiano subito più tentativi, quanti siano stati recuperati e quanti siano rimasti definitivamente irrisolti.
Italia nel Futuro chiede per questo un audit indipendente sulle causali degli esiti negativi, anche considerando che la classificazione della mancata attivazione può produrre conseguenze economiche differenti a seconda che la responsabilità venga attribuita al cliente oppure alla rete.
La ricostruzione dedica infine ampio spazio all’impegno del settore pubblico. Considerando concessioni, contributi, capitale e finanziamenti riconducibili a CDP Equity, prestito della Banca europea per gli investimenti e controgaranzia SACE, il perimetro pubblico lordo supera prudenzialmente 5,7 miliardi di euro.
La cifra non rappresenta l’ammontare dei soli contributi incassati da Open Fiber e comprende strumenti di natura differente. Misura tuttavia la profondità del coinvolgimento pubblico nella nascita, nello sviluppo, nel finanziamento e nella copertura dei rischi della società.
«Il problema non è che manchino completamente i numeri. Il problema è che i numeri pubblicati non consentono di ricostruire in modo semplice, completo e verificabile l’evoluzione degli obblighi, dei contributi, dei risultati e delle responsabilità», osserva Italia nel Futuro.
L’inchiesta propone la pubblicazione di una rendicontazione unica, pubblica e trimestrale, articolata per piano e per lotto, contenente i target originari, le modifiche intervenute, i civici raggiunti, le unità vendibili, i collaudi, le attivazioni, gli ordini non completati, i contributi erogati, gli extracosti riconosciuti e lo stato effettivo delle penali.
Viene inoltre richiesta la pubblicazione dei risultati dei sopralluoghi, dei civici eliminati e delle relative causali, dei piani economico-finanziari aggiornati, dei criteri utilizzati per ridurre i contributi e dell’esposizione residua coperta dalle garanzie pubbliche.
La conclusione dell’inchiesta sintetizza la posizione di Italia nel Futuro:
«La rete può anche avere raggiunto milioni di edifici. La trasparenza, invece, continua a rimanere molto più lontana».