Open Fiber: è ora di cambiare il management

| 28/07/2026
Open Fiber: è ora di cambiare il management

Conclusa la fase decisiva del PNRR, il Governo e gli azionisti pubblici devono valutare i vertici della società sulla base degli obiettivi raggiunti, non di quelli rimasti dopo le rimodulazioni.

La fase decisiva del PNRR si è conclusa. Adesso è arrivato il momento di valutare non soltanto i risultati di Open Fiber, ma anche chi aveva la responsabilità di conseguirli. Esiste una regola che vale in qualsiasi grande impresa: quando gli obiettivi non vengono raggiunti, la prima domanda riguarda il management. Non gli obiettivi.

Perché dovrebbe essere diverso quando sono in gioco miliardi di euro di risorse pubbliche?

Open Fiber ha vinto una delle più importanti gare pubbliche della storia italiana, assumendo precisi impegni industriali e contrattuali. Se quei traguardi si sono rivelati irrealistici, la responsabilità non può essere attribuita soltanto alla complessità del contesto, alle autorizzazioni, alle banche dati, alla pandemia, alla carenza di manodopera o alle difficoltà della filiera.

Il management non viene pagato per spiegare perché gli obiettivi non sono stati raggiunti. Viene pagato per raggiungerli.

Spettava ai vertici valutare la sostenibilità dell’offerta, predisporre una progettazione credibile, organizzare la filiera, governare i cantieri, anticipare i rischi e correggere tempestivamente gli scostamenti.

Per questo le domande sono inevitabili.

Chi ha approvato cronoprogrammi che si sono rivelati irrealizzabili? Quando è emerso che gli obiettivi non sarebbero stati raggiunti? Quali responsabilità sono state accertate? Quali conseguenze hanno riguardato il management? Sono stati rivisti compensi variabili, incentivi, incarichi o assetti di governance?

In qualsiasi grande impresa europea, risultati di questa portata aprirebbero una riflessione immediata sulla governance e sulle responsabilità manageriali.

Nel caso di Open Fiber, invece, il dibattito si è concentrato soprattutto sulla rimodulazione degli obiettivi.

È questo il vero paradosso.

Quando un’impresa non raggiunge il traguardo, dovrebbe cambiare il management. Non il traguardo.

Se è il traguardo ad adattarsi ai limiti del management, la responsabilità manageriale smette di esistere.

La conclusione del PNRR rappresenta quindi il momento della verità. Il Governo e gli azionisti pubblici devono verificare con rigore se l’attuale management di Open Fiber abbia raggiunto gli obiettivi per i quali era stato chiamato a guidare la società.

Se la risposta è negativa, non basta prendere atto dei ritardi, approvare nuove scadenze o rimodulare ancora il perimetro. Occorre trarne le conseguenze sulla governance.

È ora di cambiare il management.

Non come atto punitivo, ma come conseguenza naturale di un principio fondamentale dell’economia di mercato: chi guida un’impresa deve rispondere dei risultati.

Il management risponde dell’attuazione industriale. Il Governo e gli azionisti pubblici rispondono della qualità dei controlli e delle decisioni di governance. Confondere questi due piani significa indebolire entrambi.

Il messaggio più preoccupante che la vicenda Open Fiber rischia di trasmettere non è che gli obiettivi possano essere mancati. È che, invece di chiedere conto a chi aveva il compito di raggiungerli, si finisca per modificare il parametro con cui quei risultati vengono giudicati.

Uno Stato che affida miliardi di euro di risorse pubbliche a un concessionario ha il dovere di pretendere trasparenza, risultati e responsabilità. Non può continuare a cambiare il traguardo senza valutare chi era stato chiamato a raggiungerlo.

Quando gli obiettivi non vengono raggiunti, deve cambiare il management. Non il traguardo.

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