Bruxelles ha proposto una nuova assegnazione della banda 2 GHz per i servizi mobili via satellite dopo la scadenza delle licenze nel maggio 2027. L’obiettivo è rafforzare operatori europei, sicurezza e autonomia industriale, lasciando agli attori extra-Ue solo una parte della capacità disponibile
Bruxelles ha aperto un nuovo fronte della sovranità tecnologica europea: lo spettro radio usato dai servizi mobili via satellite. Il 27 maggio 2026 la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento per ridefinire l’assegnazione della banda 2 GHz oltre la scadenza delle licenze attuali, prevista per maggio 2027, con l’obiettivo di riservare la parte più sensibile della capacità a operatori europei e a usi governativi.
La scelta va oltre la gestione tecnica delle frequenze. La banda 2 GHz è considerata un asset chiave per i servizi direct-to-device, per la copertura in aree prive di rete terrestre, per le comunicazioni d’emergenza e per applicazioni di sicurezza e difesa. In altre parole, lo spettro entra a pieno titolo tra gli strumenti con cui l’Ue prova a ridurre la dipendenza da infrastrutture e operatori extraeuropei.
Come cambia lo spettro satellitare Ue
La proposta della Commissione sostituisce il quadro introdotto nel 2008, che aveva portato alla selezione paneuropea degli operatori nel 2009. Oggi le autorizzazioni fanno capo ai soggetti che fanno riferimento a Viasat ed EchoStar e scadono nel maggio 2027. Bruxelles vuole ora passare a una nuova selezione a livello Ue, con regole uniformi in tutti gli Stati membri.
Secondo i dettagli emersi dalla proposta e dalle ricostruzioni di stampa specializzata, la banda verrebbe divisa in tre segmenti: uno destinato alle comunicazioni governative e alla futura integrazione con IRIS², uno riservato a operatori europei per usi commerciali e uno aperto anche a soggetti non europei. Il risultato è politico prima ancora che industriale: gli operatori statunitensi non verrebbero esclusi del tutto, ma avrebbero accesso soltanto a una quota limitata dello spettro disponibile.
La Commissione presenta il riassetto come una misura per garantire coerenza regolatoria nel mercato unico e per consentire servizi transfrontalieri realmente europei. È un passaggio coerente con l’impostazione della futura Digital Networks Act e con la linea che lega connettività, resilienza e sicurezza.
Perché lo spettro satellitare Ue è diventato un tema industriale
Il punto di svolta è nel mercato. Lo studio commissionato dalla Commissione europea e pubblicato nel 2025 sul futuro dei servizi mobili via satellite nella banda 2 GHz segnala che il settore è cambiato profondamente con l’ascesa delle mega costellazioni in orbita bassa e con la standardizzazione 5G non terrestre, che rende più concreta la connettività diretta tra satelliti e dispositivi.
La stessa Commissione, nella consultazione mirata chiusa nel giugno 2025 e sintetizzata a novembre, ha raccolto 64 contributi da operatori, associazioni e stakeholder. Il dato mostra quanto il dossier sia ormai al crocevia fra telecomunicazioni, spazio, difesa e politica industriale. Il nodo non è solo chi usa una frequenza, ma quale ecosistema industriale avrà il vantaggio di costruire servizi, apparati, piattaforme e relazioni con le telco europee.
La pressione competitiva arriva soprattutto dai gruppi statunitensi, che hanno accelerato sul fronte delle costellazioni satellitari e dei servizi direct-to-device. Per l’Ue, lasciare invariato l’assetto della banda 2 GHz avrebbe significato confermare un vantaggio maturato in una fase precedente del mercato, quando il peso strategico di queste frequenze era più limitato.
IRIS², GOVSATCOM e la strategia europea sullo spazio
La proposta sulla banda 2 GHz arriva mentre l’Europa prova a costruire una propria architettura di connettività sicura. IRIS², il programma europeo di connettività satellitare sicura, è stato affidato nel 2024 al consorzio SpaceRISE con un contratto di concessione di 12 anni. Il sistema dovrebbe contare su oltre 290 satelliti e portare i servizi completi entro il 2030.
Nel frattempo, l’Ue ha già acceso un’infrastruttura ponte. GOVSATCOM è entrato in operatività iniziale nel gennaio 2026 e, secondo EUSPA, mette in comune capacità satellitari governative di diversi Stati membri, con ulteriori integrazioni previste negli anni successivi. La logica è chiara: prima creare un perimetro europeo per i servizi sensibili, poi estenderlo con la costellazione IRIS².
Questa è la cornice in cui lo spettro satellitare Ue diventa una leva di politica industriale. Senza frequenze dedicate, anche una costellazione europea rischia di arrivare sul mercato con margini ristretti; con uno spettro più protetto, Bruxelles prova invece a dare alla filiera continentale il tempo e lo spazio per consolidarsi.
Per leggere in sintesi i passaggi chiave del dossier, ecco i numeri che contano:
| Voce | Dato chiave |
|---|---|
| Scadenza licenze attuali | Maggio 2027 |
| Consultazione Commissione | 64 contributi |
| Avvio operatività iniziale GOVSATCOM | Gennaio 2026 |
| Satelliti previsti per IRIS² | Oltre 290 |
| Entrata a regime attesa di IRIS² | 2030 |
Il rischio di tensioni con Washington
Il riassetto delle frequenze non può essere letto separatamente dal clima politico transatlantico. Negli ultimi mesi Washington ha già fatto capire di guardare con sospetto alle misure europee che possano ridurre lo spazio per le aziende americane nel settore spaziale. A marzo 2026 il presidente della Federal Communications Commission, Brendan Carr, aveva evocato possibili contromisure in caso di scelte percepite come discriminatorie verso gli operatori Usa.
La proposta della Commissione, inoltre, arriva in una fase in cui Bruxelles sta preparando un più ampio pacchetto sulla sovranità tecnologica. Lo spettro satellitare, quindi, non è un caso isolato: si inserisce in una strategia che tocca cloud, connettività, sicurezza delle reti e controllo delle infrastrutture critiche.
Resta poi un passaggio istituzionale decisivo. La proposta dovrà essere negoziata da Parlamento europeo e Consiglio. La Commissione si è lasciata aperta la possibilità di una proroga delle licenze attuali, se i tempi dovessero allungarsi, per evitare vuoti regolatori e assicurare continuità ai servizi esistenti.
Più protezione non basta senza scala industriale
Per gli operatori europei, la mossa di Bruxelles offre una finestra importante ma non risolutiva. Riservare una parte rilevante dello spettro alla filiera Ue può favorire nuovi entranti, rafforzare i campioni continentali e migliorare l’integrazione con reti terrestri, telco e servizi pubblici. Non basta però, da sola, a colmare il divario con chi ha già una scala industriale globale, capacità di lancio frequente e una presenza commerciale molto più avanzata.
La vera partita si giocherà tra il 2027 e il 2030, gli anni in cui l’Europa dovrà trasformare il vantaggio regolatorio in capacità operativa, filiera, terminali, servizi e modelli di business sostenibili. Se ci riuscirà, la banda 2 GHz diventerà il perno di una politica industriale europea nello spazio. Se invece l’esecuzione rallenterà, il nuovo assetto rischierà di restare soprattutto un atto difensivo.
Su questo punto la proposta della Commissione è già un segnale netto: per Bruxelles, lo spettro satellitare Ue non è più soltanto una risorsa tecnica da amministrare. È una infrastruttura strategica da presidiare, come le reti, i dati e il cloud.
