Per anni ci siamo chiesti se l’IA toglie lavoro o crea nuovo lavoro. Si sono creati due schieramenti contrapposti e motivati spesso da diverse ragioni. Ma l’IA si sostituisce al lavoro umano. Forse ciò creerà opportunità altrove, ma la dove l’IA entra, avviene la sostituzione. Cambiano così organizzazione del lavoro, ruoli e responsabilità.
Il futuro non risiede negli strumenti che usiamo, ma nel nuovo ruolo sociale dell’uomo di fronte a sistemi sempre più autonomi. Stiamo assistendo a uno scontro brutale tra l’efficienza dei nuovi supporti basati su AI e la vecchia organizzazione della nostra società. Il Personal Computer non sta morendo come oggetto, ma sta perdendo la sua funzione storica. Non è più il luogo dove fatichiamo per produrre un risultato, ma il guscio che ospita o ci collega a un’intelligenza capace di eseguire il lavoro al posto nostro. Se fino a ieri il PC era come un tornio, inerte senza la mano dell’uomo, domani sarà un assistente iper-competente.
Il PC? Da tornio instancabile ad assistente creativo
Questo sposta il problema dal piano tecnologico a quello sociale ed economico: se la macchina esegue, cosa resta da fare all’uomo?
Per rispondere a questa domanda è necessario introdurre una nuova branca scientifica, una sorta di fisica socio-tecnico-economica che studi lo spazio in cui interagiscono tecnologia, lavoro e capitale.
In questo spazio, il movimento verso il futuro non è una linea retta, ma una traiettoria influenzata da forze contrastanti.
Possiamo immaginare questo scenario come una complessa equazione dove il risultato non è unico, ma presenta diversi punti di equilibrio possibili, ognuno dei quali corrisponde a un diverso modello di società.
La ricerca dell’efficienza
Il primo punto di equilibrio è quello dell’efficienza pura, un sistema a bassa entropia dove l’input umano è minimo e il risultato è massimo. Qui, l’attrito del lavoro manuale e intellettuale ripetitivo scompare, lasciando spazio all’uomo come Enunciatore, colui che decide la strategia e valida il risultato mentre l’operatività tecnica diventa semplice rumore di fondo. È il trionfo della semplicità, dove sistemi snelli e procedure dirette eliminano procedure complesse e inutili fatiche che hanno caratterizzato lo stato precedente di alto disordine.
Tuttavia, il raggiungimento di questo equilibrio è ostacolato da una forte viscosità. Molte delle attività che oggi chiamiamo lavoro, sono in realtà puro attrito: burocrazia e carta inutile prodotta per giustificare stipendi, ruoli accademici o strutture aziendali che la tecnologia ha già reso superflue.
Qualcuno potrebbe aver interesse ad allontanare il futuro
Questa viscosità può spingere il sistema verso un secondo punto di equilibrio, molto più pericoloso: un modello sociale di stagnazione artificiale. In questo scenario, le istituzioni e i grandi gruppi di consulenza inventano nuove complessità artificiali e barriere burocratiche al solo scopo di rallentare l’inevitabile e proteggere i propri interessi legacy, mantenendo in vita un ordine sociale diventato termodinamicamente inefficiente.
L’impatto a breve termine sarà dunque una contrapposizione netta tra chi usa l’Intelligenza Artificiale per eliminare il superfluo e chi cerca di aumentare la viscosità del sistema per sopravvivere. Nel medio termine, la natura stessa dei nuovi sistemi diventerà trasparente; non conteranno più le specifiche tecniche della macchina, ma la sua capacità di interpretare i comandi umani.
Una nuova valutazione del lavoro umano
Questo ci può portare a un terzo punto di equilibrio, quello fiscale e distributivo. Una società evoluta che dovrà imparare a tassare il valore prodotto dai chip e la velocità dei flussi informatici, invece di continuare a tassare il tempo umano speso davanti a uno schermo.
Il cambiamento sociale in atto è senza ritorno e ci pone davanti a una scelta di campo tra i vari modelli possibili. Il PC resterà sulla nostra scrivania, ma la sua anima sarà radicalmente diversa.
In questo nuovo spazio socio-tecnico-economico, l’unica variabile che non può essere automatizzata è l’intento originale: l’uomo smette di essere l’ingranaggio del sistema per diventarne il direttore d’orchestra, a patto di avere il coraggio di abbattere la viscosità di un passato che non vuole rassegnarsi alla propria obsolescenza.
