Agli Stati Generali dell’Intelligenza Artificiale di Class CNBC a Milano, l’intervento di Franco Bernabè ha lanciato un monito: senza una strategia industriale offensiva, l’Europa rischia di restare ai margini della rivoluzione dell’AI, limitandosi a regolamentare tecnologie prodotte altrove.
“L’Europa rischia di restare spettatrice“: è questo il monito di Franco Bernabè, lanciato ieri dal palco degli Stati Generali dell’Intelligenza Artificiale. Nel suo intervento, Bernabè ha messo in discussione l’idea che la sola regolamentazione possa bastare a garantire competitività globale. L’AI Act, pur riconosciuto come necessario per definire regole e tutele, viene considerato insufficiente se non accompagnato da politiche industriali capaci di creare capacità produttiva reale.
Europa tra regolazione e ritardo competitivo
Il nodo centrale è il divario strutturale tra Europa, Stati Uniti e Cina nello sviluppo dei grandi modelli linguistici (LLM) e delle infrastrutture cloud. Secondo questa lettura, il rischio concreto è che il continente europeo si trasformi in un semplice mercato di consumo di tecnologie sviluppate altrove, senza una propria filiera tecnologica autonoma.
Da qui nasce il concetto di “AI Continent”: una visione che punta a trasformare l’Unione Europea da regolatore a protagonista industriale dell’intelligenza artificiale, con un coordinamento sovranazionale su infrastrutture, energia e sviluppo software.
Energia e data center
Uno dei punti più critici evidenziati riguarda il fabbisogno energetico dell’AI. L’aumento della potenza di calcolo necessaria per addestrare e far funzionare i modelli avanzati si traduce in una crescita esponenziale dei consumi elettrici.
In questo scenario, la capacità energetica diventa un fattore abilitante tanto quanto gli algoritmi. Senza una soluzione strutturale, lo sviluppo di un ecosistema AI europeo rischia di rimanere teorico.
La proposta avanzata è chiara: costruire data center di nuova generazione in Europa, alimentati da fonti a basse emissioni e supportati anche da tecnologie nucleari innovative. In particolare, viene sottolineato il ruolo potenziale degli SMR (Small Modular Reactors), considerati una possibile risposta alla necessità di energia continua, stabile e decarbonizzata.
Dall’AI sperimentale all’AI industriale
Un altro asse centrale della visione riguarda l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese. Il passaggio critico non è più la sperimentazione, ma l’integrazione sistemica nei processi produttivi.
L’approccio proposto è quello di una “AI-First transformation”: ripensare modelli organizzativi e catene del valore a partire dai dati, e non viceversa. In questa prospettiva, l’AI diventa una tecnologia infrastrutturale, paragonabile all’elettricità o a Internet, capace di ridefinire interi settori industriali.
Particolare attenzione viene riservata ai comparti in cui l’Europa ha già una posizione forte: meccanica avanzata, automotive, moda e agroalimentare. In questi ambiti, l’integrazione di soluzioni software proprietarie e verticali potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo decisivo.
Una sfida sistemica per l’Europa
Il messaggio complessivo è quello di una sfida sistemica: senza una visione integrata che unisca energia, infrastrutture e software, l’Europa rischia di rimanere indietro nella competizione globale sull’intelligenza artificiale.
La partita, in questa lettura, non si gioca solo sulla regolazione o sull’innovazione incrementale, ma sulla capacità di costruire un vero ecosistema industriale dell’AI. Un ecosistema in cui l’Europa non sia semplice utilizzatrice, ma produttrice di tecnologie fondamentali per il futuro economico globale.