Algoritmi “coltivati” e umani da proteggere: la dignità umana al tempo dell’IA

| 01/06/2026
Algoritmi “coltivati” e umani da proteggere: la dignità umana al tempo dell’IA

Il futuro ci dirà se la prima enciclica di Papa Leone XIV pubblicata il 25 maggio scorso, diventerà un documento di valore storico. In ogni caso, oggi possiamo dire che si tratta di una lettera papale che impone una necessaria discussione sul ruolo delle nuove tecnologie “intelligenti” che possono mettere in crisi il ruolo e addirittura il senso dell’umano. 

La Magnifica Humanitas naturalmente parla dell’umano e del trascendente, della dottrina sociale della Chiesa, della pace e della giustizia sociale, del Vangelo, del bene comune e della fede. Eppure, insieme a questi argomenti, questa è la prima enciclica che affronta il tema dei sistemi digitali artificiali che hanno un impatto sul mondo e anche sulla dottrina religiosa e potrebbero mettere in dubbio la posizione degli esseri umani nel mondo fino ad arrivare a cambiare per sempre il loro rapporto finanche con il Creatore.

Siamo di fronte a una enciclica che occupa 84 pagine, è divisa in 245 paragrafi, e contiene 220 riferimenti bibliografici. Tutto questo perché il nuovo Papa ha sentito la necessità di avvertire i suoi fedeli e, insieme a loro l’intera umanità, dell’enorme impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo presente e futuro, sulle nostre istituzioni, sulla dignità delle persone e sul bene comune. È singolare che uno scritto che affronta il tema più avanzato della frontiera dell’innovazione tecnologica, abbia un titolo in una lingua antica. Inoltre, usando quella lingua antica, questa grande innovazione che è entrata nelle nostre vita, lì viene annoverata tra le “res novae” del nostro tempo.

Nelle tesi spiegate nell’enciclica, il Papa mostra di aver ben compreso come gli usi dell’IA possano mettere in discussione l’intero ordine mondiale e soprattutto il ruolo dell’essere umano nell’universo conosciuto. Un essere che per i cattolici è fatto a immagine e somiglianza del Dio trinitario. Il paragrafo 5 illustra con estrema chiarezza la posizione del Vaticano: «Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore». 

Papa Leone XIV in questa enciclica coglie con estrema lucidità proprio il nodo radicale della possibile disumanizzazione creata dalle macchine algoritmiche. Un nodo che non è soltanto etico, ma squisitamente antropologico e teologico. Il Papa nell’enciclica spiega che l’intelligenza artificiale non è una tecnologia come le altre. Se le macchine del passato, dal treno alla catena di montaggio, hanno sostituito o potenziato la forza degli esseri umani, l’IA per la prima volta simula, sostituisce e in diversi casi supera le facoltà intellettive degli umani. Facoltà che la Chiesa considera l’espressione più elevata dello spirito umano e quindi il legame più forte con l’ultraterreno.

La tutela della dignità umana è un tema centrale dell’enciclica che va oltre la dimensione etica (quindi oltre l’algoretica di cui si parla da tempo) ma punta alle diverse dimensioni della dignità: morale, esistenziale e ontologica. Quest’ultima intesa come «dignità che appartiene a ogni essere umano, semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio». La difesa della dignità umana di fronte alle pratiche sostitutive delle persone operate tramite l’uso di sistemi di IA è un altro tratto cruciale con il quale il Papa supera le critiche che finora sono state in buona parte morali, mentre il piano della dignità umana è certamente più opportuno per sfidare le pratiche delle grandi aziende informatiche e dei governi (e dei regimi) che usano l’IA per farne un’arma da guerra e di sorveglianza di massa.

Al Papa non sfugge un aspetto tecnico che però assume valore sociale, quando tra i beni che sono destinati a tutti, chiede che si debba annoverare le nuove forme di proprietà: brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati. In un tempo in cui «la ricchezza delle nazioni dipende sempre più da conoscenze e tecnologie, quando questi beni restano concentrati nelle mani di pochi, senza adeguate forme di condivisione e di accesso, si crea un nuovo squilibrio che contraddice la destinazione universale dei beni e alimenta il divario tra inclusi ed esclusi, tra chi può partecipare alla rivoluzione digitale e chi ne rimane ai margini». 

Insomma, tra i beni comuni devono essere inclusi questi nuovi elementi tecnologici che sono alla base delle ricchezze dei grandi magnati digitali che finora li hanno saputi sottrarre al controllo delle comunità. Su questo aspetto, l’enciclica non poteva essere più esplicita: «Nelle scelte che riguardano i flussi economici e le piattaforme digitali, nel governo dei dati e degli algoritmi, non si può lasciare che pochi attori orientino da soli i processi, ma è necessario costruire forme di cooperazione che rispettino i diversi livelli della comunità mondiale e li rendano corresponsabili del bene comune». 

Il capitolo 3 della Magnifica Humanitas ha un titolo che non di presta a dubbi: tecnica e dominio. In questo capitolo le visioni di questo papato sulle tecnologie di IA sono chiare e inequivoche: occorre custodire il primato della persona di fronte ad una tecnologia pervasiva e sempre più capace di svolgere compiti umani. Un tecnologia che usiamo senza conoscerla fino in fondo. Una tecnologia che Papa Leone sa bene non possedere ancora una teoria scientifica completa, chiara e dimostrata. Infatti, usiamo questi sistemi senza averli formalizzati totalmente. Quindi siamo di fronte all’urgenza di un doppio impegno: l’approfondimento della ricerca scientifica e un esercizio di utilizzo basato su principi umani e ideali.   

Il Papa sa bene che nessuna tecnologia, e meno che mai l’IA, rappresenta un elemento soltanto tecnico quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, quando tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà. Come in passato tanti esperti di IA (compreso il premio Nobel Geoffrey Hinton) hanno segnalato più volte, possono esserci usi “antiumani” – manipolazione delle persone, violazione della privacy, disinformazione. Anche quando i sistemi di IA vengano presentati come neutrali e oggettivi, essi rispecchiano e rafforzano stereotipi o posizioni ideologiche di chi li ha progettati e addestrati. Sviluppatori di AI, venditori e utilizzatori sono chiamati alle loro responsabilità morali e sociali. Queste responsabilità hanno effetto su aspetti importanti della vita delle persone come il lavoro, l’educazione e i diritti personali.

Le tecnologie digitali e l’IA sempre più mediano i rapporti tra gli umani e il rapporto degli umani con la realtà. Dunque, il loro ruolo è sempre più rilevante, fino a rischiare di mediare il rapporto dei credenti con Dio. Anche per questo, la Chiesa vuole avere un ruolo nel futuro del mondo e vuole dimostrare di essere capace di svolgere un ruolo di guida critica delle persone, non soltanto dei cattolici, in un mondo che sta per essere trasformato irreversibilmente dai sistemi artificiali intelligenti.

Dalla lettura della Magnifica Humanitas emerge in modo evidente che non è contro lo sviluppo e l’uso dei sistemi di IA, ma è contro il suo sviluppo e il suo utilizzo per dominare l’umanità, per aumentare le disuguaglianze, per manipolare gli umani, come fanno quotidianamente le Big Tech americane e cinesi con il sostegno convinto e interessato dei governi di quelle nazioni. In questo senso, questa enciclica ha un senso politico e sociale globale che dovrebbe essere preso in seria considerazione da tutti quelli che nel mondo amano i diritti dei popoli e il rispetto della natura umana stessa. Dovrebbe essere considerata con attenzione dai politici e dai governi, a partire da quello italiano che tanto ha detto ma poco ha fatto concretamente sul tema dell’uso dei sistemi di IA la formazione dei cittadini e per migliorare i servizi e la produttività del Paese.

Il messaggio è “coltivare” l’IA che serva gli umani, che rispetti il loro valore e la loro dignità. Di fronte ad aziende gigantesche e ricchissime che corrono sempre più velocemente verso lo sviluppo dell’intelligenza artificiale generale, capace di affrontare ogni problema, questa posizione è forte e radicale. Una scelta che dovrebbe diventare una guida per gli abitanti del mondo che hanno bisogno di essere tutelati da una “res novissima” che nuovi poteri privati e pubblici usano per esercitare una nuova forma di potere sul mondo.

L’enciclica spiega con chiarezza che in un tempo nel quale le relazioni umane sono sempre più sfilacciate e fragili, la cultura diventa sempre più populista e la civiltà occidentale vive conflitti profondi, l’AI non deve diventare un’autorità che risponde ai voleri di chi la produce. Al contrario, deve essere una formidabile leva a servizio dell’umanità, un facilitatore di ri-costruzione di valori umani per dare un futuro da protagonisti agli umani in un mondo che sarà pieno di macchine “intelligenti”.

La Magnifica Humanitas si conclude con l’esortazione a «formarci a vivere il digitale in modo umano». A «Educare le nuove generazioni a credere che l’evoluzione delle tecnologie non segue un percorso inevitabile, ma può essere orientata dalla responsabilità personale e collettiva, costituisce uno dei servizi più preziosi al bene comune». Dovremo tutti augurarci che quanto scritto in questa densa e significativa lettera enciclica non rimanga soltanto tra la saggistica del nuovo millennio, ma cammini tra le persone nel mondo e diventi strumento di orientamento quotidiano per i governi e per i cittadini di fronte a una tecnologia che deve diventare un nuovo aiuto e non un nuovo problema per l’umanità.

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