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	<title>Innovazione Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Innovazione Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>“ChinaEU” porta le imprese italiane a Shenzhen, dove la Physical AI diventa industria</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/chinaeu-porta-le-imprese-italiane-a-shenzhen-dove-la-physical-ai-diventa-industria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:02:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Industria]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Robotica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/shenzhen-physical-ai-industria-robotica-scaled.webp" type="image/jpeg" />Dal 16 al 23 maggio 2026, ChinaEU accompagnerà una delegazione di imprese italiane (imprenditori, amministratori delegati, manager e responsabili dell’innovazione) a Shenzhen e nella Greater Bay Area per una missione interamente dedicata alla nuova frontiera dell’innovazione industriale: la Physical AI. La missione, dal titolo “Visit to the Future 2026 – The Physical AI Revolution: From [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/chinaeu-porta-le-imprese-italiane-a-shenzhen-dove-la-physical-ai-diventa-industria/">“ChinaEU” porta le imprese italiane a Shenzhen, dove la Physical AI diventa industria</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/shenzhen-physical-ai-industria-robotica-scaled.webp" type="image/jpeg" />
<p>Dal <strong>16 al 23 maggio 2026</strong>, <strong>ChinaEU</strong> accompagnerà una delegazione di <strong>imprese italiane </strong>(imprenditori, amministratori delegati, manager e responsabili dell’innovazione) a <strong>Shenzhen </strong>e nella<strong> Greater Bay Area</strong> per una missione interamente dedicata alla nuova frontiera dell’innovazione industriale: la <strong>Physical AI</strong>.</p>



<p>La missione, dal titolo <strong><a href="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/2026.03.12_Brochure-Visit-to-the-Future_IT.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“<em>Visit to the Future 2026 – The Physical AI Revolution: From Innovation to Industrial Reality</em>”</a></strong>, nasce con un obiettivo preciso: permettere alle imprese italiane di vedere da vicino come l’intelligenza artificiale stia uscendo dal mondo del software per entrare nelle fabbriche, nei robot, nei droni, nella logistica, nella mobilità autonoma, nei dispositivi intelligenti e nei processi produttivi reali.</p>



<p><strong>Shenzhen </strong>non è più soltanto la “<em>fabbrica del mondo</em>”. È diventata uno dei luoghi in cui il futuro industriale prende forma prima che altrove. Qui l’innovazione non resta una promessa, una slide o un prototipo da laboratorio. Diventa prodotto, catena di fornitura, automazione, piattaforma industriale, applicazione commerciale. È questa capacità di trasformare rapidamente la ricerca in industria che rende Shenzhen uno degli ecosistemi più importanti al mondo per comprendere la prossima fase della competizione globale.</p>



<p>I numeri spiegano meglio di qualunque slogan la dimensione del fenomeno. <strong>Shenzhen</strong> concentra oggi circa <strong>2.800 imprese </strong>di intelligenza artificiale, con un settore AI che nel 2024 ha generato oltre <strong>360 miliardi di yuan</strong> di valore economico. La città ospita inoltre oltre <strong>1.000 aziende </strong>core di robotica. Se si considera l’intera filiera robotica allargata — componenti, sensori, software, integratori, automazione, servizi e applicazioni industriali — l’ecosistema supera le <strong>50.000 imprese </strong>collegate. È questa densità industriale, più che il singolo campione nazionale, a fare di Shenzhen una delle capitali mondiali della <strong>Physical AI</strong>.</p>



<p>Anche il valore economico della filiera robotica conferma la velocità della trasformazione. Durante il periodo del <strong>14° Piano Quinquennale cinese</strong>, il valore complessivo dell’industria robotica di Shenzhen è passato da <strong>158,2 miliardi di yuan</strong> a <strong>242,6 miliardi di yuan</strong>. Nel solo 2025, la produzione del settore ha raggiunto un nuovo record, confermando il ruolo della città come piattaforma di riferimento per robotica, automazione, <em>embodied intelligence</em> e manifattura intelligente.</p>



<p>Per le imprese italiane, questa missione ha un significato particolare. L’Italia dispone di un tessuto produttivo straordinario: piccole e medie imprese, distretti industriali, meccanica di precisione, automazione, design, componentistica, capacità artigianale evoluta e forte specializzazione manifatturiera. Ma la nuova competizione globale richiede un salto ulteriore: integrare intelligenza artificiale, robotica, dati, sensoristica, automazione avanzata e sistemi intelligenti nei processi produttivi.</p>



<p>La <strong>Physical AI</strong> non sostituirà la manifattura. La renderà più intelligente, più flessibile, più produttiva e più competitiva.&nbsp;</p>



<p>Per questo Shenzhen è oggi un osservatorio essenziale per chi vuole capire dove stanno andando l’industria, le catene del valore e la tecnologia applicata.</p>



<p>La missione <strong>ChinaEU</strong> non sarà un semplice viaggio di studio. Sarà un percorso di <strong><em>due diligence</em></strong><strong> tecnologica e industriale</strong>.&nbsp;</p>



<p>I partecipanti avranno l’opportunità di incontrare realtà attive nei settori più dinamici della nuova economia industriale:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>robotica umanoide e industriale,&nbsp;</strong></li>



<li><strong>intelligenza artificiale applicata alla manifattura,&nbsp;</strong></li>



<li><strong>droni,&nbsp;</strong></li>



<li><strong>smart mobility,&nbsp;</strong></li>



<li><strong>automazione,&nbsp;</strong></li>



<li><strong>logistica intelligente,&nbsp;</strong></li>



<li><strong>componentistica avanzata&nbsp;</strong></li>



<li><strong>soluzioni per le smart city</strong>.</li>
</ul>



<p>Gli incontri saranno costruiti con un taglio operativo. L’obiettivo non sarà solo capire che cosa fanno queste aziende, ma come innovano, come organizzano la produzione, come scalano le tecnologie, come integrano software e hardware, come costruiscono ecosistemi industriali e quali opportunità possono aprirsi per le imprese italiane in termini di collaborazione, partnership, distribuzione, integrazione tecnologica e accesso a nuovi mercati.</p>



<p>Il punto centrale è che <strong>Shenzhen</strong> non è forte soltanto perché ospita imprese tecnologiche avanzate. È forte perché ha costruito un ecosistema completo. Università, centri di ricerca, startup, scale-up, fornitori specializzati, investitori, distretti produttivi, piattaforme hardware, laboratori di prototipazione e manifattura avanzata convivono in uno spazio urbano ad altissima densità innovativa. In questo ambiente, l’innovazione viene testata, corretta, prodotta e portata rapidamente sul mercato.</p>



<p>È questa lezione che interessa direttamente l’Italia.&nbsp;</p>



<p>In un momento in cui l’Europa discute di competitività, produttività, autonomia strategica e rilancio industriale, Shenzhen mostra che l’innovazione non nasce soltanto dalle strategie, ma dalla capacità di eseguire rapidamente, sperimentare continuamente e costruire ecosistemi in cui ricerca, capitale, industria e mercato lavorano insieme.</p>



<p><strong>ChinaEU</strong> intende svolgere un ruolo di ponte tra Italia, Europa e Cina in questa fase di profonda trasformazione.&nbsp;</p>



<p>La missione a Shenzhen si inserisce in una visione più ampia: favorire il dialogo tra imprese, promuovere collaborazioni industriali, facilitare l’accesso a ecosistemi tecnologici avanzati e aiutare le aziende italiane a comprendere con maggiore precisione dove si stanno muovendo i mercati globali.</p>



<p>La missione è pensata per imprenditori, amministratori delegati e responsabili dell’innovazione che non vogliono limitarsi a leggere report sull’innovazione, ma vogliono vedere, toccare e comprendere direttamente le tecnologie, le imprese e gli ecosistemi che stanno ridefinendo la produzione globale.</p>



<p>Per le imprese italiane, partecipare significa guardare il futuro dell’industria non da lontano, ma dal luogo in cui una parte importante di questo futuro viene già progettata, prodotta e sperimentata. Significa comprendere come l’intelligenza artificiale stia diventando infrastruttura operativa del mondo fisico. Significa confrontarsi con un ecosistema che ha fatto della velocità, dell’integrazione industriale e della capacità di esecuzione il proprio vantaggio competitivo.</p>



<p>In una fase in cui la competizione industriale si decide sempre più sulla capacità di integrare AI, hardware, robotica e produzione, comprendere Shenzhen non è più un esercizio di curiosità: è una necessità strategica.</p>



<p>La missione <strong>ChinaEU</strong> del <strong>16-23 maggio 2026</strong> vuole offrire alle imprese italiane un accesso diretto al futuro industriale che sta emergendo in Asia e un’occasione per trasformare conoscenza, contatti e visione in nuove opportunità di crescita.</p>



<p>Shenzhen non è soltanto una destinazione. È un laboratorio vivente della nuova manifattura intelligente. Per chi vuole capire dove sta andando il mondo, è uno dei luoghi da cui partire.</p>



<p><strong><em>Per informazioni e manifestazioni di interesse: president@chinaeu.eu</em></strong></p>
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		<title>Con l’Agentic AI sarà la fine delle app</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/con-lagentic-ai-sara-la-fine-delle-app/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 10:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Agentic AI]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[economia Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[software]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/agentic-ai-fine-delle-app.webp" type="image/jpeg" />La vita a portata di app Per quasi due decenni, l’economia digitale si è organizzata attorno a un presupposto semplice: per ogni esigenza ci sarebbe stata un app. Un app per prenotare, un app per pagare, un app per lavorare, un app per ordinare cibo, un app per viaggiare, un app per gestire il denaro, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/agentic-ai-fine-delle-app.webp" type="image/jpeg" />
<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>La vita a portata di app</em></strong></h2>



<p>Per quasi due decenni, l’economia digitale si è organizzata attorno a un presupposto semplice: per ogni esigenza ci sarebbe stata un app. Un app per prenotare, un app per pagare, un app per lavorare, un app per ordinare cibo, un app per viaggiare, un app per gestire il denaro, un app per monitorare la salute, un app per controllare la casa e, alla fine, un app per quasi tutto. Abbiamo chiamato questo progresso, anche se molto spesso si è trattato di frammentazione riproposta sotto forma di comodità.</p>



<p>L’economia delle app prometteva semplicità, ma ciò che spesso ha prodotto è stato un labirinto di icone, notifiche, password, aggiornamenti, abbonamenti, procedure ripetitive e interfacce che non funzionavano davvero insieme. Ogni app richiedeva attenzione, ogni piattaforma cercava fedeltà e ogni servizio puntava a diventare il centro della vita digitale dell’utente. Alla fine, il peso ricadeva sull’individuo, costretto ad adattarsi continuamente alla logica del software invece di esserne realmente servito.</p>



<p>Quel modello ora comincia a incrinarsi, e la ragione va ben oltre la crescente capacità dell’intelligenza artificiale.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Agentic AI il software che semplifica la vita</em></strong></h2>



<p>Sta emergendo una nuova forma di intelligenza, una forma che cambia l’architettura stessa dell’esperienza digitale. L’<strong>Agentic AI</strong> rappresenta molto più di un ulteriore livello di automazione, di un assistente più intelligente o di un’interfaccia più avanzata. Rappresenta un cambiamento strutturale nel modo in cui i servizi digitali vengono accessibili, coordinati e monetizzati, segnando il passaggio da un mondo in cui gli esseri umani navigano manualmente il software a uno in cui il software agisce sempre più per loro conto.</p>



<p>È qui che comincia la vera rottura. Il punto centrale va ben oltre l’arrivo di app migliori, perché le app stanno perdendo la loro posizione al centro dell’esperienza digitale. Gli utenti non avranno più bisogno di aprire molteplici applicazioni, confrontare opzioni, compilare moduli, ripetere <em>login</em> e completare manualmente flussi di lavoro frammentati solo per ottenere un singolo risultato. Esprimeranno invece un obiettivo, e un agente lo interpreterà, pianificherà i passaggi necessari, interagirà con i servizi rilevanti e consegnerà il risultato. Non useremo più le app nel modo in cui lo facciamo oggi, perché sarà sempre più il nostro assistente agentico a usarle per noi.</p>



<p>Questa è la rivoluzione. Se dico: “<em>Organizza un viaggio a New York per la prossima settimana, con un volo comodo, un hotel in posizione centrale e un budget ragionevole</em>”, il valore non starà più nell’aprire diverse applicazioni, confrontare infinite opzioni, orientarsi tra prezzi opachi, reinserire informazioni, controllare conferme e sperare che nulla sia stato dimenticato. Il valore starà nel fatto che un agente intelligente potrà fare tutto questo sempre più al posto mio, muovendosi tra piattaforme di viaggio, sistemi di pagamento, <em>database</em> e livelli di comunicazione con una persistenza, una memoria e una capacità di coordinamento che l’interazione manuale non ha mai realmente avuto. L’interfaccia smette di essere la destinazione e diventa semplicemente un passaggio.</p>



<p>A quel punto, l’app non scompare dal punto di vista tecnico, ma perde centralità strategica. Resta nel <em>back end</em>, ma abbandona il centro della relazione con l’utente, ed è proprio questa distinzione a segnare la fine di un’epoca. Per anni, il potere nell’economia digitale è appartenuto a chi controllava l’interfaccia, perché chi possedeva lo schermo possedeva di fatto il cliente. Chi diventava l’icona che un utente toccava ogni giorno catturava attenzione, dati, abitudini, potere di prezzo, ricavi da abbonamenti, spazi pubblicitari e opportunità di <em>upselling</em>. Le app non sono mai state semplici strumenti. Erano caselli autostradali travestiti da comodità.</p>



<p>L’<strong>Agentic AI</strong> comincia a smantellare questa architettura perché, nel momento in cui la relazione primaria si sposta dall’asse utente-app all’asse utente-agente, anche il potere si sposta inevitabilmente. Il valore risiede sempre più nell’intelligenza che comprende l’intenzione, orchestra le opzioni e assicura il miglior risultato. I player dominanti della prossima fase dell’economia digitale saranno quindi definiti dal controllo del livello agentico che opera trasversalmente tra i servizi, piuttosto che dalla semplice dimensione del loro portafoglio di app.&nbsp;</p>



<p>In altre parole, la prossima grande battaglia ruoterà attorno alla fiducia nella delega, più che allo spazio sullo schermo. Il livello decisivo non sarà più quello che cattura il click, ma quello che cattura l’intenzione.</p>



<p>Questo cambiamento modifica tutto, a partire dai modelli di business. Una parte significativa dell’economia delle app è stata costruita sull’attrito: sul trattenere l’utente un po’ più a lungo, sull’inserire un <em>prompt</em> in più, un passaggio in più, un’opzione in più, una deviazione commerciale in più. Molti percorsi digitali sono stati progettati per massimizzare l’estrazione di attenzione e valore, invece di raggiungere il risultato nel modo più efficiente possibile. Un agente ben progettato opera esattamente nella direzione opposta. Cerca di completare il compito in modo efficiente. Vive di chiarezza anziché di confusione. Punta a ridurre il tempo richiesto all’utente, non ad ampliarlo. È per questo che l’<strong>Agentic AI</strong> rappresenta una minaccia esistenziale per ampie parti dell’economia digitale così come è stata costruita finora.</p>



<p>Le prime a subire pressione saranno le app la cui funzione reale è intermediare l’accesso più che offrire un servizio distintivo: comparatori deboli, aggregatori superficiali e piattaforme che vivono soprattutto di acquisizione di traffico, <em>ranking</em> e vantaggio posizionale. Se un agente può cercare, confrontare, filtrare e negoziare in modo più efficace, gran parte di quel valore comincia a evaporare. La categoria successiva sarà quella delle app costruite su una complessità artificiale, fatta di prezzi opachi, flussi inutilmente lunghi, passaggi ridondanti e <em>cross-selling</em> interminabile, perché un agente premia chi rende il percorso leggibile, interoperabile e affidabile. Poi ci sono le app che hanno confuso l’abitudine con la fedeltà. Per anni molte hanno pensato che, una volta installate, avessero conquistato rilevanza. Ma nell’era agentica essere installati non garantisce affatto di essere scelti, e il divario tra disponibilità e rilevanza è destinato ad ampliarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Il ruolo futuro delle app: dalla user experience alla agent experience</em></strong></h2>



<p>Le app non spariranno dall’oggi al domani, ma cesseranno di essere il punto in cui l’esperienza digitale ha inizio. Diventeranno infrastruttura: funzioni richiamabili, livelli di servizio invisibili, capacità modulari usate da sistemi che operano sopra di esse. Continueranno a esistere, ma sempre più dietro le quinte. Così come oggi gli utenti non pensano ai protocolli Internet quando inviano un messaggio, penseranno sempre meno a quale specifica applicazione sia necessaria per completare un compito. La loro attenzione si sposterà verso l’obiettivo, il risultato e l’intelligenza a cui viene affidato il compito di ottenerlo. Le app continueranno a essere presenti nei nostri dispositivi, ma somiglieranno sempre più all’impianto idraulico: essenziali, operative e in gran parte invisibili.</p>



<p>Questo implica una riprogettazione profonda del software stesso. Negli ultimi vent’anni la disciplina dominante è stata la <em>user experience</em>. Nella prossima fase conterà altrettanto, e forse di più, la <em>agent experience</em>. I servizi dovranno essere utilizzabili dagli esseri umani, ma anche interpretabili, accessibili, verificabili e orchestrabili da agenti intelligenti. I vincitori saranno definiti dalla facilità con cui agenti affidabili potranno integrare i loro servizi nei flussi decisionali e nelle catene di esecuzione, più che dall’attrattiva delle loro sole interfacce.</p>



<p>Ecco perché molti continuano a sottovalutare ciò che sta accadendo. Continuano a guardare l’AI attraverso la lente del vecchio modello software, immaginandola come uno strumento di scrittura migliore, un sistema per riassumere riunioni, un livello di traduzione o un sistema di domande e risposte. Tutto questo è certamente utile, ma resta in larga misura confinato nella logica dell’interazione manuale con il software. L’<strong>Agentic AI</strong> è molto più di questo, perché segna il momento in cui il mondo digitale comincia a passare da una raccolta di strumenti usati uno per uno a un sistema orientato al risultato, nel quale l’intelligenza coordina l’azione attraverso i servizi.</p>



<p>Questo è il vero punto di inflessione. Il telefono del futuro sarà definito dalla qualità dell’intelligenza che agisce per l’utente, non dal numero di app installate. La home screen, che è stata il grande simbolo dell’era mobile, non scomparirà immediatamente, e le icone resteranno ancora per anni, come residui di ogni paradigma d’interfaccia dominante che tende a sopravvivere anche dopo il proprio picco strategico. Ma non occuperanno più lo stesso posto nella gerarchia del valore. Il cuore del sistema sarà sempre più un agente persistente, contestuale, personalizzato, dotato di memoria, iniziativa e capacità di agire. L’interfaccia più importante del dispositivo non sarà più lo schermo che tocchiamo più spesso, ma l’intelligenza di cui ci fidiamo più profondamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Agentic AI come minaccia all’industria dei developer di app?</em></strong></h2>



<p>Per le aziende questa transizione sarà brutale, perché impone una domanda che molte hanno potuto evitare a lungo: il nostro valore risiede davvero nel servizio che forniamo, oppure risiede soprattutto nel nostro controllo dell’accesso al cliente? Se la risposta punta verso la seconda ipotesi, la minaccia è evidente, perché l’<strong>Agentic AI</strong> tenderà a erodere proprio quelle rendite costruite su visibilità, dipendenza dall’interfaccia e cattura dell’attenzione. Per i consumatori, al contrario, questa potrebbe diventare una delle più importanti liberazioni digitali degli ultimi anni, portando a una riduzione degli attriti e delle duplicazioni, a un calo del tempo perso a navigare interfacce progettate per massimizzare il coinvolgimento, e a un corrispondente guadagno in semplicità, leva e tempo restituito.</p>



<p>Naturalmente i rischi sono reali e consistenti. L’ascesa dei sistemi agentici potrebbe concentrare il potere in un numero ristretto di fornitori, aumentare l’opacità nelle decisioni automatizzate, creare nuove vulnerabilità di sicurezza e sollevare questioni profonde in tema di responsabilità, fiducia e manipolazione. Ma questi rischi non indeboliscono l’argomento. Lo rafforzano, perché dimostrano che il baricentro si sta davvero spostando.</p>



<p>Ed è proprio questo che molti ancora non comprendono. Immaginano il futuro come un mondo di app più veloci, migliori, più belle, arricchite da una dose maggiore di AI. Ma il futuro apparterrà a chi capirà che l’app, in sé, non è più l’unità primaria di valore. Inserire semplicemente un assistente dentro un app non basterà. Nella prossima era, i vincitori non saranno quelli che decorano il software con l’AI. Saranno quelli che ricostruiscono il software attorno al concetto di <em>agency</em>.</p>



<p>L’<strong>Agentic AI</strong> non si limiterà a migliorare l’economia delle app. La declasserà, la relegherà al ruolo di infrastruttura e la priverà del suo ruolo centrale. Per questo bisogna dirlo con chiarezza: stiamo entrando in un mondo in cui l’app non sarà più la porta d’ingresso dell’esperienza digitale, ma soltanto una funzione tra molte, richiamata da un’intelligenza che agisce in nostro nome.</p>



<p>Il vero cimitero delle app non sarà tecnologico. Sarà culturale. Continueranno a restare sui nostri telefoni ancora per anni, ma nella mente degli utenti avranno già cominciato a morire.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Fondazione Ugo Bordoni: il suo prestigio negli anni 1950-2000 ed il suo successivo lento declino</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/la-fondazione-ugo-bordoni-il-suo-prestigio-negli-anni-1950-2000-ed-il-suo-successivo-lento-declino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Fedi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 09:38:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[storia tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/fondazione-ugo-bordoni-ricerca-telecomunicazioni-scaled.webp" type="image/jpeg" />Le origini e gli anni 1950-1970 Nel 1952 l’Amministrazione delle Poste&#160;e delle Telecomunicazioni, le Società Concessionarie dei pubblici servizi di telecomunicazioni e le più importanti industrie manifatturiere del settore, decidono di costituire, erigendola in Ente Morale, una Fondazione senza scopo di lucro in grado di operare autonomamente nel campo della ricerca tecnico-scientifica nei settori&#160;delle telecomunicazioni, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-fondazione-ugo-bordoni-il-suo-prestigio-negli-anni-1950-2000-ed-il-suo-successivo-lento-declino/">La Fondazione Ugo Bordoni: il suo prestigio negli anni 1950-2000 ed il suo successivo lento declino</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/fondazione-ugo-bordoni-ricerca-telecomunicazioni-scaled.webp" type="image/jpeg" />
<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Le origini e gli anni 1950-1970</em></strong></h2>



<p>Nel 1952 l’Amministrazione delle Poste&nbsp;e delle Telecomunicazioni, le Società Concessionarie dei pubblici servizi di telecomunicazioni e le più importanti industrie manifatturiere del settore, decidono di costituire, erigendola in Ente Morale, una Fondazione senza scopo di lucro in grado di operare autonomamente nel campo della ricerca tecnico-scientifica nei settori&nbsp;delle telecomunicazioni, dell’elettronica e dell’informatica e nel settore postale e di&nbsp;caratterizzare in senso sociale e pubblico tale ricerca pur avendo, al tempo stesso,&nbsp;l’indispensabile&nbsp;flessibilità ed elasticità propria di una struttura a carattere privato.</p>



<p>La Fondazione è intitolata a “<strong>Ugo Bordoni</strong>”, in memoria dell’esimio Professore della Facoltà di Ingegneria dell’Università&nbsp;di Roma, illustre scienziato nei campi della termotecnica, della termodinamica e&nbsp;dell’acustica, propulsore dello sviluppo telefonico italiano e Presidente della <strong>STET</strong> fin dalla sua costituzione, scomparso nello stesso anno 1952.</p>



<p>La Presidenza della Fondazione viene assunta da <strong>Vittorio Gori</strong>, a cui seguiranno <strong>Algeri Marino</strong> (1957- 1962), <strong>Michele Paris</strong> (1962-1966), <strong>Antonio Carrelli</strong> (1966-1980), Mauro Nardelli (1980-1982), Elio Briganti (1982-1992), <strong>Lamberto Cardia</strong> (1992-1997) e <strong>Bruno Amoroso</strong> (1997-2000).&nbsp;</p>



<p>Come Segretario Generale è nominato <strong>Andrea Ferrari Toniolo</strong>.</p>



<p>Direttori delle Ricerche furono: <strong>Bruno Peroni</strong> (1960-1964); <strong>Renato Koch</strong> (1964-1982); <strong>Gino Pagni</strong> (1982-1985); <strong>Francesco Fedi</strong> (1985-2000).</p>



<p>Dal 1952 al 1970 gli obiettivi raggiunti&nbsp;dall’attività della Fondazione possono essere così sintetizzati:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>creazione e consolidamento di un contesto estremamente stimolante di ricerca scientifica con “unità di lavoro” articolate ed autonome;</li>



<li>continua qualificazione professionale, raggiunta attraverso il livello stesso delle ricerche in atto, di un’intera classe di ricercatori scientifici.</li>
</ul>



<p>Il secondo obiettivo si rivela particolarmente importante per la formazione di personale altamente qualificato. Dalla Fondazione Bordoni provengono, infatti, più di 40 docenti delle Facoltà di Ingegneria di varie Università Italiane ed un gran numero di funzionari e dirigenti delle Società Concessionarie e del mondo industriale. Basti citare solo alcuni dei tanti nomi: il Prof. <strong>Antonio Ruberti</strong>, già Ministro&nbsp;della Ricerca e Commissario CEE, l’Ing.&nbsp;<strong>Umberto De Julio</strong>, già Direttore Generale Telecom Italia; il Prof. <strong>Aldo Roveri</strong>,&nbsp;dell’Università di Roma “La Sapienza” già&nbsp;Presidente del Consiglio Superiore delle Poste e delle Telecomunicazioni; il Prof. <strong>Maurizio Decina</strong>, del Politecnico di Milano già Membro del Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia; Il Prof. <strong>Gianni Orlandi</strong>, già Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma “La Sapienza”; il Prof. <strong>Francesco Valdoni</strong>, dell’Università di Roma “Tor Vergata”; il Prof. <strong>Gabriele Falciasecca</strong>, dell’Università&nbsp;di Bologna e Presidente della Fondazione Guglielmo Marconi; jl Prof. <strong>Francesco Vatalaro</strong>, Professore Ordinario dell’Università “Tor Vergata” di Roma.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Gli anni 1970-2000</em></strong></h2>



<p>Agli inizi degli anni ‘70 diminuisce l’esigenza da parte dell’Università di reperire personale docente formato, al di fuori di essa, in enti quali la Fondazione. Si rafforza invece l’esigenza di attuare nel Paese una ricerca applicata di ampio respiro che possa portare un contributo decisivo allo sviluppo delle telecomunicazioni e che sia orientata a colmare il divario esistente tra la ricerca di tipo universitario e quella di tipo industriale.</p>



<p>La Fondazione Bordoni avverte questa esigenza e modifica di conseguenza la sua struttura.&nbsp;Nascono così, negli anni ‘70,&nbsp;i Settori della Fondazione che consentono di condurre impegnativi programmi di ricerca pluriennali che hanno vasta risonanza in ambito nazionale ed internazionale e che anticipano di circa dieci anni i progetti finalizzati del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Tra questi vanno citati i programmi di ricerca a lungo termine tendenti a studiare le caratteristiche di mezzi di trasmissione a grande capacità:&nbsp;la guida d’onda circolare ed il canale&nbsp;hertziano a frequenze superiori a 10 GHz.</p>



<p>Nel 1984 l’Amministrazione delle Poste&nbsp;e delle Telecomunicazioni e le Società Concessionarie dei servizi pubblici di telecomunicazioni riconoscono la validità&nbsp;dell’intuizione avuta, più di trent’anni prima, nell’individuare l’esigenza di un ente&nbsp;di ricerca con le caratteristiche della Fondazione Bordoni e decidono di rafforzare il suo ruolo. Le Società Concessionarie SIP, Italcable e Telespazio, nel rinnovare le&nbsp;Convenzioni con l’Amministrazione P.T., assumono infatti formalmente l’impegno&nbsp;di partecipare con un contributo annuale&nbsp;pari a circa l’uno per mille del loro fatturato “all’attuazione dei programmi di ricerca di interesse generale affidati&nbsp;dall’Amministrazione P.T. alla Fondazione Bordoni”.</p>



<p>Anche in conseguenza di ciò, dal 1985 al 2000, le attività della Fondazione hanno un notevole incremento con una completa ristrutturazione dell’organizzazione&nbsp;scientifica ed operativa. Nel 1985 <strong>Francesco Fedi</strong> è nominato Direttore delle Ricerche della Fondazione, primo “interno” ad&nbsp;assumere questa carica che manterrà fino all’anno 2000.&nbsp;</p>



<p>Si adegua lo Statuto alle nuove esigenze. Si acquisisce una nuova sede. Si attua un notevole potenziamento&nbsp;dell’organico e si inizia un’attenta politica del personale mediante l’introduzione del&nbsp;primo contratto integrativo aziendale. Si introducono criteri di contabilità industriale per le attività di ricerca e si affinano quelli di conduzione gestionale. Si imposta una completa documentazione delle attività programmate e svolte annualmente. Si cura, attraverso pubblicazioni e seminari, la diffusione capillare dei risultati ottenuti dalla Fondazione presso&nbsp;l’Amministrazione P.T., le società concessionarie, il mondo industriale e la comunità scientifica nazionale ed internazionale. Si incrementa notevolmente la partecipazione della Fondazione a progetti di ricerca europei e nazionali. Si ottiene un aumento considerevole della quantità e qualità della produzione scientifica e del numero dei riconoscimenti e degli incarichi di esponenti della Fondazione negli organismi scientifici e di normativa nazionali ed internazionali. Si attua una completa revisione delle procedure amministrative e dell’impostazione dei bilanci. Si&nbsp;rafforzano i rapporti con gli enti che emergono come i protagonisti delle telecomunicazioni italiane nell&#8217;ambito del riassetto del settore, Da una parte, si rinnova la Convenzione con il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni e, dall&#8217;altra, si stipula una nuova Convenzione con la società <strong>Telecom Italia</strong>, in cui sono confluite le Società Concessionarie <strong>SIP</strong>, <strong>Italcable</strong> e <strong>Telespazio</strong>. La Fondazione Bordoni si afferma gradualmente come uno dei principali centri di ricerca italiani nel settore delle telecomunicazioni.</p>



<p>La &#8220;formula Fondazione&#8221; è la vera chiave di questo successo perché consente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>in quanto Ente senza scopo di lucro e al di sopra delle parti, di perseguire scopi di pubblica utilità per l&#8217;intera comunità nazionale e di caratterizzare le proprie ricerche con obiettivi a lungo termine;</li>



<li>in quanto Ente a carattere privato, di avere la flessibilità e l&#8217;agilità indispensabili per svolgere attività di ricerca al più elevato livello.</li>
</ul>



<p>La rilevanza dell&#8217;attività che la Fondazione Bordoni svolge risulta ancor maggiore se si tengono presenti le esigenze che la situazione nazionale ed internazionale impone all&#8217;Italia per poter tenere il passo con gli altri Paesi industrializzati. Infatti, il rapido evolversi delle tecnologie, il ruolo trainante delle telecomunicazioni nella società, l&#8217;integrazione europea e l&#8217;affermarsi di una progressiva deregolamentazione e competizione nell&#8217;offerta dei servizi richiedono un costante incremento qualitativo e quantitativo della ricerca scientifica.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La ricerca</strong></h3>



<p>Durante questo periodo la Fondazione Ugo Bordoni è organizzata in Settori di ricerca ciascuno dei quali, a sua volta, è articolato in Gruppi di ricerca. Tutti i Gruppi sono al più elevato livello della ricerca italiana e molti di essi sono un punto di riferimento per la ricerca internazionale.</p>



<p>Nel Settore&nbsp;Radiocomunicazioni,&nbsp;la radiopropagazione a frequenze superiori a 10 GHz è, fin dai primi anni &#8217;70, uno degli argomenti di ricerca più impegnativi. In tale area, in concorrenza con i più importanti centri di ricerca europei, americani e giapponesi, la Fondazione ha un ruolo indiscusso di leader.&nbsp;</p>



<p>Fin dal 1980, le metodologie sviluppate dalla Fondazione sono raccomandate dall&#8217;Unione Internazionaledelle Telecomunicazioni per la pianificazione dei sistemi terrestri e via satellite a queste frequenze, ed usate in tutti i paesi del mondo. I risultati ottenuti meritano nel 1980 il&nbsp;premio <strong>Ottavio Bonazzi</strong> dell’Associazione&nbsp;Elettrotecnica ed Elettronica Italiana, nel1982 il premio Marconi dell’Istituto Internazionale delle Comunicazioni di Genova&nbsp;e nel 1989 il “<strong><em>Diplome d’Honneur</em></strong>” dell’Unione Internazionale Telecomunicazioni (UIT) di Ginevra “per i&nbsp;contributi apportati al progresso delle telecomunicazioni”.&nbsp;</p>



<p>Alla fine degli anni ‘80&nbsp;l&#8217;incalzante domanda di spettro radio e le esigenze di nuovi servizi hanno messo in rilievo nuovi temi di studio, relativi&nbsp;all’influenza sulla radiopropagazione di&nbsp;gas atmosferici e nuvole. L&#8217;attività si è allora mossa verso frequenze più elevate, fino a <strong>40/50 GHz</strong> e anche <strong>90 GHz</strong>, con la messa a punto di una modellistica meteorologica e elettromagnetica sempre più raffinata e con campagne sperimentali di tipo radiometrico.</p>



<p>La televisione è un altro importante argomento di ricerca del Settore. Fin dagli anni &#8217;60, la Fondazione Bordoni fornisce all&#8217;Amministrazione P.T. il supporto scientifico e tecnico necessario per la scelta degli standard televisivi: dal &#8220;bianco e nero&#8221; al &#8220;colore&#8221;, dalla &#8220;qualità migliorata&#8221; all'&#8221;alta definizione&#8221; e alla futura televisione &#8220;a 3 dimensioni&#8221;. La Fondazione si afferma come punto di riferimento a livello internazionale nell&#8217;area delle metodologie di valutazione della qualità delle immagini televisive, promuovendo la realizzazione presso l&#8217;Amministrazione P.T. di un laboratorio al livello dei migliori laboratori mondiali. Nell&#8217;ambito del Consiglio Superiore delle Poste Telecomunicazioni e Automazione, la Fondazione coordina la Commissione incaricata di riferire sulla scelta da effettuare tra il sistema europeo <strong>EUROPSAT</strong> ed il sistema italiano <strong>SARIT</strong> per l&#8217;introduzione in Italia della televisione diretta da satellite.</p>



<p>Nel campo dei radiomobili, infine, gli studi dei modelli del canale elettromagnetico e dei metodi di previsione dell&#8217;intensità di campo, svolti dalla Fondazione, trovano collocazione nei più importanti programmi di ricerca e contribuiscono alla rapida diffusione del telefono cellulare in Italia. Di particolare rilievo è anche il contributo fornito, in ambito europeo, per la scelta del sistema radiomobile numerico <strong>GSM</strong>: il confronto delle efficienze spettrali delle varie soluzioni proposte è, infatti, effettuato con le metodologie studiate e proposte dalla Fondazione in collaborazione con Telecom Italia. A seguito delle attività svolte, la Fondazione conquista gradatamente una posizione di riferimento internazionale nel dibattito sull&#8217;allocazione dinamica delle risorse radio per le future comunicazioni personali.</p>



<p>Nel Settore&nbsp;Comunicazioni ottiche&nbsp;la ricerca si sviluppa guardando alle prospettive più avanzate: la grandissima capacità, le lunghissime distanze, i sistemi coerenti e le nuove strutture di rete. I risultati dell&#8217;attività di ricerca svolta dalla Fondazione Bordoni in questo campo permettono all&#8217;Italia di essere presente con autorevolezza negli Organismi Internazionali di standardizzazione e nei programmi di ricerca della Comunità Europea.</p>



<p>A livello nazionale, alla Fondazione è affidato il compito di coordinare le attività di tecnologie dei sistemi ottici del Progetto Finalizzato Telecomunicazioni del Consiglio Nazionale delle Ricerche. I risultati ottenuti dalla Fondazione influiscono su alcune importanti scelte di pianificazione. Ad esempio, allorché in Italia si cominciano ad installare, su vasta scala, le fibre ottiche la Fondazione, forte dei suoi studi, diffonde solide argomentazioni a favore dell&#8217;utilizzo delle fibre monomodo rispetto a quelle multimodo, influendo ad orientare le scelte verso soluzioni che, successivamente, si rivelano le migliori. Gli studi svolti sui sistemi coerenti aprono la strada a nuovi concetti, quali l&#8217;uso della commutazione di frequenza, che cominciano ad influenzare in modo determinante la struttura delle nuove reti a larga banda, sia quelle di distribuzione e sia quelle di trasporto. Le ricerche sulle proprietà di polarizzazione e di nonlinearità delle fibre ottiche fanno della Fondazione uno dei protagonisti del dibattito sull&#8217;impiego dei &#8220;solitoni&#8221; nei sistemi di trasmissione per le lunghissime distanze, quali quelli impiegati nelle reti su scala europea o transcontinentale.</p>



<p>Con il Settore&nbsp;Comunicazioni numeriche&nbsp;la Fondazione partecipa da protagonista alla &#8220;rivoluzione&#8221; dalla tecnologia analogica a quella numerica, realizzando in Italia i primi prototipi sperimentali.</p>



<p>Successivamente l&#8217;attività si orienta prevalentemente verso lo sviluppo di algoritmi, procedure e protocolli di crittografia per assicurare l&#8217;autenticità, l&#8217;integrità e la confidenzialità di dati e messaggi.</p>



<p>In oltre dieci anni di attività nell&#8217;area della crittografia, la Fondazione Bordoni assume gradualmente un ruolo trainante in ambito nazionale e si pone come punto di riferimento italiano in ambito internazionale. Ciò è attestato dal ruolo di rilievo as- sunto nei progetti di ricerca della Comunità Europea, dalle richieste di collaborazione e di consulenza da parte del Ministero della Difesa, dalla collaborazione richiesta dalla <strong>Telecom Italia</strong> per la soluzione di alcuni problemi di sicurezza nel sistema radiomobile GSM europeo, dalle consulenze richieste dall&#8217;industria nazionale per la soluzione di problemi concernenti l&#8217;ingegnerizzazione di algoritmi crittografici, dall&#8217;organizzazione di Simposi periodici che vedono la partecipazione dei più qualificati studiosi mondiali dell&#8217;argomento.</p>



<p>Il Settore&nbsp;Reti e Servizi&nbsp;segue con particolare attenzione la profonda revisione, in corso a livello mondiale, sul modo di concepire la rete di telecomunicazioni, in rapporto allo sviluppo dei servizi che attraverso di essa si intende offrire in una gamma sempre più ampia e &#8220;personalizzata&#8221;, cioè adattati alle esigenze del singolo utente. Queste possibilità richiedono un&#8217;evoluzione delle architetture di rete e delle procedure di comunicazione, controllo e gestione che determinano il funzionamento della rete stessa.</p>



<p>La Fondazione è impegnata in studi avanzati sulle reti integrate a larga banda e sulle problematiche legate allo sviluppo delle &#8220;comunicazioni personali&#8221; nell&#8217;ambito di programmi di ricerca nazionali ed europei e delle attività di Organismi internazionali di normativa e standardizzazione.</p>



<p>Per quanto riguarda i servizi, l&#8217;attività della Fondazione è particolarmente incisiva in alcune applicazioni telematiche. Lo studio di codifiche di immagini di alta qalità porta a proposte nei progetti di ricerca Comunitari in cui la Fondazione si candida per lo studio di codifiche di immagini per servizi di &#8220;<strong>Museo Virtuale</strong>&#8221; che consentono all&#8217;utente una visita via terminale video con le tecniche tipiche della televisione interattiva.</p>



<p>Un&#8217;altra importante applicazione è quella per il trasferimento di immagini con alta risoluzione ed alta dinamica, quali radiografie, TAC e Risonanze Magnetiche. Su questo argomento si attua una collaborazione tra la Fondazione e la Scuola di specializzazione in Radiologia dell&#8217;Università di Pisa.</p>



<p>Infine, sono da sottolineare le attività nei servizi di Teledidattica che la Fondazione svolge in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche realizzando un esperimento tra l&#8217;Università di Genova ed un&#8217;aula appositamente attrezzata a Savona.</p>



<p>Nel Settore&nbsp;Elaborazione dell&#8217;informazione&nbsp;la Fondazione affronta tematiche di fondamentale importanza per lo sviluppo dei sistemi di telecomunicazioni e telematici: dall&#8217;ingegneria del software di comunicazione, all&#8217;ingegneria dell&#8217;informazione, all&#8217;ingegneria del linguaggio.</p>



<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;ingegneria del software di comunicazione, la Fondazione partecipa ad iniziative europee ed internazionali e contribuisce alla definizione ed alla diffusione di tecnologie, linguaggi e componenti software utili per l&#8217;evoluzione delle reti di telecomunicazioni verso reti intelligenti multiservizio e multimediali, cioè verso le cosiddette &#8220;<em>autostrade dell&#8217;informazione</em>&#8220;.</p>



<p>Il tema dell&#8217;ingegneria dell&#8217;informazione è fondamentale per riuscire ad accedere in modo semplice ed efficace all&#8217;enorme quantità di dati disponibili nelle reti mondiali che si stanno realizzando. In questo campo, la Fondazione si distingue nel- lo studio delle tecniche più innovative di&nbsp;“<em>Information Retrieval</em>” e di Intelligenza Artificiale e contribuisce allo sviluppo di un&#8217;Ingegneria dell&#8217;informazione multidisciplinare, in grado di dare all&#8217;utente strumenti per affrontare la complessità della ricerca e della selezione delle informazioni di suo interesse.</p>



<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;ingegneria del linguaggio, gli studi svolti sul riconoscimento del parlatore, cioè sulla possibilità di identificare un individuo attraverso l&#8217;analisi di un suo campione di voce (come nel caso di telefonate anonime o di intercettazioni telefoniche), pongono la Fondazione in una posizione di leader di questa disciplina in campo nazionale ed europeo. Ciò è ampiamente riconosciuto dalla Magistratura Italiana che affida agli studiosi della Fondazione numerose indagini peritali, spesso di natura assai delicata per l&#8217;importanza o la risonanza del &#8220;caso&#8221; come, ad esempio, il &#8220;<em>caso Toni Negri</em>&#8220;, il &#8220;<em>caso Gladio</em>&#8220;, il &#8220;<em>caso Ustica</em>&#8220;, per non citarne che alcuni tra i più noti e seguiti dall&#8217;opinione pubblica. Il riconoscimento del parlatore,oltre che nelle aule giudiziarie, trova importanti applicazioni anche nel caso in cui l&#8217;accertamento dell&#8217;identità di un individuo attraverso la voce diviene un elemento di primaria importanza per la tutela della segretezza di una data operazione (come una transazione bancaria effettuata per telefono) o per il controllo di un ambiente riservato (come una richiesta di accesso ad una centrale operativa delle forze dell&#8217;ordine o ad una sala controllo di una centrale nucleare). Nell&#8217;ambito di questa tematica la Fondazione realizza un sistema prototipale di &#8220;autenticazione&#8221; a mezzo voce che ha suscitato un vivo interesse in numerose sedi.</p>



<p>Il Settore&nbsp;Pianificazione strategbica&nbsp;segue con particolare attenzione il problema delle scelte che il pianificatore pubblico e privato è chiamato a compiere e si concentra sugli strumenti e sui metodi di osservazione, di analisi e di valutazione della complessa realtà del mondo delle telecomunicazioni. In questo campo sono messi a punto alcuni metodi analitici e di previsione che riscuotono notevole interesse negli ambienti scientifici e operativi e che sono applicati dalla <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> ai problemi di telematica bancaria e dall&#8217;<strong>Agenzia Spaziale Europea </strong>per valutare l&#8217;impatto di alcuni servizi offerti via satellite.</p>



<p>Sempre nel campo della pianificazione strategica la scienza dei fattori umani applicata alle telecomunicazioni che esamina, da un punto di vista multidisciplinare, le influenze dei nuovi servizi sugli utenti è un altro importante argomento di ricerca. Gli studi sull&#8217;Office Automation, la Videoconferenza, il Telelavoro, il laboratorio per l&#8217;emulazione dei nuovi servizi e le ricerche condotte in ambito europeo evidenziano il livello internazionale delle attività della Fondazione in questo campo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I risultati</strong></h3>



<p>L’affermazione scientifica della Fondazione è testimoniata dagli oltre 200 lavori pubblicati ogni anno sulle più autorevoli riviste scientifiche o presentati ai più prestigiosi congressi internazionali.</p>



<p>Come ampiamente riconosciuto, uno dei parametri più usati per valutare&nbsp;l’efficienza e la produttività di un ente di&nbsp;ricerca è il numero dei lavori scientifici pubblicati in un determinato anno. In&nbsp;un’indagine svolta in quegli anni dal Consiglio Superiore delle Poste, Telecomunicazioni e Automazione sullo stato della ricerca in Italia il parametro usato per valutare&nbsp;l’efficienza delle Università e degli Enti di&nbsp;ricerca nel settore delle Telecomunicazioni fu appunto il numero dei lavori pubblicati su riviste scientifiche o negli atti di congressi particolarmente qualificati ed il parametro usato per valutarne la produttività scientifica fu il rapporto tra il numero dei lavori pubblicati e il numero dei ricercatori. Nel caso della Fondazione, sia il numero delle pubblicazioni sia il livello della produttività scientifica è andato costantemente aumentando a partire dal 1985. Per quanto riguarda la produttività&nbsp;scientifica si è passati da un livello 0.9 nell’ ’85, giudicato già buono nell’indagine a&nbsp;cui si è fatto prima riferimento, ad un livello pari a circa 2 lavori per ricercatore&nbsp;all’anno.</p>



<p>Particolarmente importanti sono stati anche i contributi presentati dalla Fondazione a Enti e Organizzazioni di normativa e standardizzazione. I risultati ottenuti dalla Fondazione hanno spesso messo in&nbsp;grado l’Italia di far prevalere il punto di vista nazionale nella normativa e nella standardizzazione in sede internazionale, con evidenti vantaggi d’immagine per il Paese e per l’industria nazionale dei servizi&nbsp;e manifatturiera.</p>



<p>Oltre che dalla produzione scientifica&nbsp;l’affermazione della Fondazione è testimoniata dai premi e riconoscimenti ricevuti (quali ad esempio: il &#8220;<em>Diplôme d&#8217;honneur</em>&#8221; e il &#8220;<em>Diplôme de reconnaissance</em>&#8221; dell&#8217;Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, i premi <strong>Marconi</strong>, il premio <strong>Bonazzi</strong>, i premi <strong>Philip Morris</strong>), dalle presidenze di prestigiose Conferenze e Commissioni scientifiche internazionali (quali l&#8217; &#8220;<em>European Microwave Conference</em>&#8221; del 1987, la &#8220;<em>Conference on Modelling the Innovation</em>&#8221; del 1990, l&#8217; &#8220;<em>European Conference on Optical Communications</em>&#8221; del 1994, l&#8217; &#8220;<em>Eurocrypt</em>&#8221; del 1994 e la Commissione &#8220;<em>Radiowave propagation and Remote Sensing</em>&#8221; dell&#8217; <strong>URSI</strong> (<em>International&nbsp;Union of Radio Science</em>). Inoltre l’<strong>ECOC</strong>&nbsp;(<em>European Conference on Optical Communications</em>), l’<strong>ENPW</strong> (<em>European Network Planning Workshop</em>), l’<strong>ITC</strong> (<em>International Teletraffic Conference</em>) sono alcune delle Conferenze Internazionali nei cui Comitati scientifici il ruolo della Fondazione è altamente apprezzato.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’impatto dei risultati</strong></h3>



<p>Le attività di ricerca a lungo termine svolte in quegli anni mettono in grado la Fondazione di prepararsi per tempo su argomenti poi rivelatisi vitali per lo sviluppo delle telecomunicazioni e fanno sì che i risultati ottenuti, al di là del loro intrinseco valore scientifico, abbiano un impatto notevole su molti aspetti strategici per il settore della tecnologia dell’informazione:</p>



<p>&#8211;&nbsp;nell’opera di supporto&nbsp;scientifico e tecnico ai compiti di programmazione e controllo del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni.&nbsp;Basti citare i contributi della Fondazione alle scelte degli standard televisivi oppure quelli nel campo dei radiomobili: gli studi dei modelli del canale&nbsp;elettromagnetico e l’elaborazione di efficaci algoritmi per la previsione&nbsp;dell’intensità di campo hanno fatto sì che la Fondazione fosse prescelta come punto di riferimento, al di sopra delle parti, peril controllo delle coperture delle reti <strong>GSM</strong> di <strong>OMNITEL</strong> e <strong>TIM</strong>;</p>



<p>&#8211;&nbsp;nell’opera di supporto scientifico e tecnico ad altri Ministeri e all’intero paese&nbsp;in problemi di particolare delicatezza.&nbsp;Ad esempio, gli studi svolti sul riconoscimento del parlatore, cioè sulla possibilità di identificare un individuo attraverso l&#8217;analisi di un suo campione di voce. La crittografia è un altro esempio di area in cui la Fondazione Bordoni ha gradualmente assunto un ruolo trainante in ambito nazionale e si è posta come punto di riferimento italiano in ambito internazionale. Ciò ha portato&nbsp;tra l’altro alla collaborazione con l’<strong>AIPA</strong> (<em>Autorità per l’Informatica nella Pubblica&nbsp;Amministrazione</em>) per i problemi di sicurezza della Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione;</p>



<p>&#8211;&nbsp;nel campo della normativa nazionale e internazionale.&nbsp;Basti citare, ad esempio, il ruolo di leader avuto dalla&nbsp;Fondazione nell’introduzione di sistemi a&nbsp;frequenze superiori a <strong>10 GHz</strong> in concorrenza con i più importanti centri di ricerca europei, americani e giapponesi. Fin dagli&nbsp;anni ‘80 le metodologie sviluppate dalla Fondazione sono state quelle prescelte e&nbsp;raccomandate dall’Unione Internazionale&nbsp;delle Telecomunicazioni&nbsp; di Ginevrae sono oggi usate in tutti i paesi del mondo per la pianificazione dei sistemi radio terrestri e via satellite a queste frequenze;</p>



<p>&#8211;&nbsp;nelle scelte di carattere strategico&nbsp;per l’evoluzione della rete di telecomunicazioni.&nbsp;Ad esempio, allorché in Italia si cominciavano ad installare su vasta scala le fibre ottiche ha promosso l&#8217;utilizzo delle fibre monomodo rispetto a quelle multimodo, l&#8217;uso della commutazione di frequenza e l&#8217;impiego dei &#8220;solitoni&#8221; nei sistemi di trasmissione per le lunghissime distanze;</p>



<p>&#8211;&nbsp;nel supporto alle applicazioni industriali&nbsp;come l’ottenimento di più di dieci&nbsp;brevetti negli anni 1990-2000; la realizzazione del chip RSA 512, prodotto industrialmente in Italia sulla base di un algoritmo sviluppato per l’esecuzione rapida&nbsp;delle operazioni aritmetiche su grandi numeri e la realizzazione di carte intelligenti per il controllo d’accesso basate sulla rappresentazione dei numeri proposta in Fondazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Partecipazione in programmi europei e nazionali</strong></h3>



<p>Nel corso degli anni 1970 &#8211; 2000 è attuata una decisa politica di inserimento nei principali programmi di ricerca a livello europeo e nazionale.</p>



<p>Presente nelle azioni di ricerca <strong>COST</strong> (<em>European Cooperation in Science and Technology</em>) fin dalla fase preparatoria&nbsp;dei primi anni ‘70, la Fondazione è stata&nbsp;tra i maggiori protagonisti, ha detenuto la Presidenza di un gran numero delle Azioni&nbsp;varate nell’area delle Telecomunicazioni,&nbsp;ha rappresentato l’Italia nel Comitato Scientifico “Telecommunications and Information Science and Technology” di cui&nbsp;ha assunto la Presidenza nel 1998.</p>



<p>Particolarmente importanti sono anche le attività svolte nei progetti di ricerca europei <strong>RACE</strong> (<em>Research and Development in Advanced Communication Technology in Europe</em>), <strong>DRIVE</strong> (<em>Dedicated Road Infrastructure for Vehicle Safety in Europe</em>), <strong>ESPRIT</strong> (<em>European Strategic Project for Research in Information Technology</em>) e <strong>ACTS</strong> (<em>Advanced Communication Technologies and Services</em>):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>AC036 “DOLMEN” (Service Machine Development for an Open Long- term Mobile and Fixed Network Environment);</li>



<li>AC056 “QUOVADIS” (Quality of Video and Audio for Digital Television Services);</li>



<li>AC045 “UPGRADE” (High Bitrate 1300nm Upgrade of the European Standard Single-Mode Fibre Network);</li>



<li>AC063 “ESTHER” (Exploitation of Soliton Transmission Highways for the Europe- an Ring);</li>



<li>AC068 “INSIGNIA” (IN and B-ISDN Signalling Integration on ATM Platforms);</li>



<li>AC236 “CABSINET” (Cellular Access to Broadband Services and Interactive Television);</li>



<li>AC215 “CRABS” (Cellular Radio Access for Broadband Services).</li>
</ul>



<p>Nell’ambito dei progetti finalizzati a livello nazionale, la Fondazione ha una lunga tradizione di collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Verso la metà degli&nbsp;anni ‘70 alla Fondazione fu&nbsp;affidata la Direzione tecnica del progetto&nbsp;finalizzato “<em>Aiuti alla Navigazione e Controllo del Traffico Aereo</em>”. Negli anni ‘80 la&nbsp;Fondazione condusse a termine, per conto del <strong>CNR</strong>, lo studio di fattibilità di un&nbsp;“Progetto organico di ricerche di telecomunicazioni spaziali”. Nell’ambito del progetto “Telecomunicazioni”, la Fondazione&nbsp;ha coordinato il sottoprogetto sulle co- municazioni ottiche ed ha partecipato alle attività di ricerca con numerose unità operative.</p>



<p>Per quanto riguarda la collaborazione con Ministeri ed Enti, sono particolarmente rilevanti quelle stabilite con il Ministero della Difesa (Crittografia e riconoscimento&nbsp;del parlatore) e con l’<strong>AIPA</strong> &#8211; <em>Autorità per&nbsp;l’Informatica nella Pubblica Amministrazione</em> (problemi di sicurezza per la rete unitaria).</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Partecipazione in Organismi di normativa e standardizzazione.</strong></h3>



<p>L’attività della Fondazione nell’ambito&nbsp;di Organismi di normativa e standardizzazione è notevole a livello internazionale e nazionale. In questi Organismi esponenti della Fondazione occupano posizioni di prestigio e di responsabilità.</p>



<p>In ambito <strong>UIT-RS</strong> (International Telecommunication Union &#8211; Radio Communication Sector) rappresentanti della Fondazione partecipano, spesso con incarichi di coordinamento, alle attività di molte Commissioni sia a livello nazionale che in- ternazionale. Il contributo tecnico della Fondazione è estremamente apprezzato in varie <strong>Commissioni UIT-TSS</strong> (<strong>International Telecommunication Union</strong> &#8211; <em>Telecommunication Standardization Sector</em>) con particolare riguardo al coordinamento nel&nbsp;campo dell’ingegneria del traffico per&nbsp;comunicazioni personali.</p>



<p>La partecipazione della Fondazione alle attività <strong>ETSI</strong> (<em>European Telecommunications Standards Institute</em>) è particolarmente impegnativa a livello di Assemblea Tecnica e di Comitati Tecnici.</p>



<p>In ambito nazionale sono da segnalare le attività legate alla partecipazione al <strong>CEI</strong> (<em>Comitato Elettrotecnico Italiano</em>), al <strong>CONCIT </strong>(<em>Comitato Nazionale di Coordinamento per l’Informatica e le Telecomunicazioni</em>), all’<strong>UNI</strong> (<em>Ente Italiano di Unificazione</em>), e all’<strong>UNINFO</strong> (<em>Ente di Normativa&nbsp;per le Tecniche Informatiche e loro Applicazioni</em>).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Dopo l’anno 2000</em></strong></h2>



<p>Le privatizzazioni delle principali aziende di telecomunicazioni a partecipazione statale ed il conseguente passaggio da una situazione di monopolio ad una caratterizzata dal pluralismo di soggetti economici con pari diritti generò gravi difficoltà nel meccanismo di finanziamento della Fondazione con forti ricadute sulle attività della Fondazione stessa.</p>



<p>La conseguenza&nbsp; delle difficoltà di finanziamento fu che nel 2000 la Fondazione fu trasformata con DM 3.8.2000 in una nuova Fondazione avente ragione sociale, scopo, oggetto identici, con continuità giuridica dei rapporti di lavoro e degli obblighi connessi e posta ancora sotto la vigilanza dell&#8217;allora Ministero delle Comunicazioni, poi confluito nel Ministero dello Sviluppo Economico. Le sue risorse sono state in seguito costituite da finanziamenti del Ministero regolati da specifiche convenzioni, da contributi alla ricerca definiti dalle leggi 3/2003 e 80/2005, da specifiche convenzioni con il Ministero (quali quelle del 7 marzo 2001 e del 27 dicembre 2007 sul tema della TV digitale), nonché dai contributi di aziende del settore riconosciuti statutariamente come Fondatori.</p>



<p>Dal settembre 2008 la Fondazione Bordoni ha un nuovo Statuto che ne sottolinea la finalità pubblicistica. Il Consiglio di Amministrazione è composto da sette membri nominati dal Ministro dello Sviluppo Economico di cui uno designato dal Presidente del Consiglio dei Ministri e due con il parere del Presidente dell&#8217;Autorità delle Garanzie nelle Comunicazioni. Per Statuto organi della Fondazione sono: il Presidente, il Consiglio di Amministrazione, il Comitato dei Soci Fondatori, che ha un ruolo di indirizzo strategico, ed il Comitato Scientifico, composto da studiosi espressione del mondo accademico e della ricerca.</p>



<p>Infine, nella legge n. 69 del 18 giugno 2009, si riconosce come compito della&nbsp;Fondazione l’elaborazione di strategie di&nbsp;sviluppo del settore delle comunicazioni e quello di coadiuvare operativamente il Ministero dello Sviluppo Economico ed altre amministrazioni pubbliche nella soluzione organica ed interdisciplinare delle problematiche di carattere tecnico, economico, finanziario, gestionale, normativo e regolatorio connesse alle rispettive attività.&nbsp;</p>



<p>Per effetto della modifica allo statuto nel 2008 e del successivo passaggio legislativo nel 2009, la Fondazione si configura giuridicamente come un organismo di diritto pubblico. Ciò consente di intrattenere rapporti con tutta l’amministrazione&nbsp;pubblica, quali la stipula di convenzioni,&nbsp;l’affidamento di incarichi, la collaborazione istituzionale e così via, come parte integrante della compagine istituzionale e non come un ente privato terzo.</p>



<p>Negli anni che precedono il 2000 la Fondazione visse il suo periodo migliore grazie a un modello di finanziamento virtuoso e lungimirante. Nel 1984, su iniziativa delle società concessionarien (<strong>SIP</strong>, <strong>Italcable</strong>, <strong>Telespazio</strong>) fu sancito con apposita Convenzione l’impegno a destinare alla FUB un contributo annuale pari a circa l&#8217;uno per mille del proprio fatturato. Questo meccanismo, ancorato alla crescita del settore in regime di monopolio pubblico,&nbsp;garantì stabilità economica e piena autonomia scientifica, consentendo all&#8217;ente di diventare un centro di eccellenza internazionale e di accumulare per oltre un cinquantennio un patrimonio inestimabile di conoscenze e competenze nel settore delle telecomunicazioni.</p>



<p>La crisi precipitò nel 2000, alla scadenza della suddetta Convenzione. Il settore era stato radicalmente trasformato dalle privatizzazioni e dalla liberalizzazione:&nbsp;il monopolio aveva lasciato il posto a un mercato competitivo. Telecom Italia, ormai privatizzata, non fu più disponibile a farsi carico da sola del finanziamento integrale dell&#8217;ente. I nuovi operatori privati, pur entrati a far parte della compagine societaria della &#8220;<em>Nuova Fondazione</em>&#8220;, offrirono contributi del tutto inadeguati, di natura volontaria e simbolica. Lo Stato, dal canto suo, si limitò a un ruolo di &#8220;vigilanza&#8221; e a un finanziamento pubblico esiguo, insufficiente a colmare la mancanza dei finanziamenti precedenti.</p>



<p>Da più parti il periodo che segue l’anno 2000 si identifica con il progressivo declino della Fondazione che da prestigioso ente di ricerca a livello intrtenazionale diviene gradatamente un mero strumento di supporto tecnico-burocratico per le amministrazioni pubbliche, disperdendo irrimediabilmente quel patrimonio di conoscenze e competenze che si era cumulato in mezzo secolo di attività e mandando in fumo un capitale intellettuale unico per il paese.</p>



<p>In quegli anni la politica incapace di elaborare una visione strategica di lungo periodo intervenne sulla Fondazione con una serie di cambiamenti statutari e riorganizzazioni che,&nbsp;lungi dal risolvere la crisi, ne snaturarono profondamente l&#8217;anima originaria di ente dedicato alla ricerca di base e applicata nelle telecomunicazioni.</p>



<p>In questo processo di reindirizzamento, va riconosciuto che anche parte della comunità universitaria del settore non seppe o non volle esercitare un doveroso approccio critico e costruttivo. Prestandosi, talvolta silenziosamente, a logiche estranee alla missione scientifica originaria, quella stessa comunità accademica finì per avallare lo svuotamento dell&#8217;ente, invece di difenderne il ruolo di presidio di ricerca indipendente.&nbsp;</p>



<p>Va anche notato che al declino della Fondazione contribuì in parte anche il confluire del Ministero Poste e Telecomunicazioni nel Ministero dello Sviluppo Economico e la scomparsa del prestigioso Consiglio Superiore Poste e Telecomunicazioni dove per anni si erano affrontati i temi più importanti del settore.</p>



<p>Trascorso un decennio, nel 2010, la FUB era divenuta tutt&#8217;altra cosa. Se negli anni precedenti con il finanziatore unico Telecom Italia&nbsp; la Fondazione poteva innovare su un ampio spettro di temi d&#8217;avanguardia dopo soli dieci anni non le rimaneva altro ruolo che quello di supporto nella risoluzione delle &#8220;grane&#8221; che il Ministero dello Sviluppo Economico si trovava ad affrontare nel gestire le sfide, spesso le pretese, del mercato degli operatori. Un ruolo tecnico, o meglio tecnico-politico, che aveva perso ormai del tutto la forza propulsiva e innovativa della ricerca di base e applicata. È in questo clima che nasce il molto criticato “Registro delle Opposizioni” punto di arrivo di una triste parabola discendente che ha ridotto a pure funzioni amministrative un&#8217; Istituzione di ricerca un tempo prestigiosa a livello internazionale.</p>



<p>Il futuro? Sperando che non sia solo una irrealizzabile utopia, la Fondazione Bordoni riadattata con finanziamenti certi Stato-UE potrebbe riacquistare il suo ruolo propulsivo in uno scenario in cui l’intelligenza artificiale e il quantum<em> electronics</em> avranno un’importanza fondamentale nel confronto tra i blocchi.</p>



<p><br><strong>Per approfondire</strong></p>



<ol class="wp-block-list">
<li>F. Fedi, A. Morello “<strong><em>La ricerca nelle istituzioni: i casi ISPT, FUB,CRIT e l’attività COST</em></strong>”, Storia delle Telecomunicazioni, a cura di V. Cantoni, G. Falciasecca, G. Pelosi, – Firenze University Press, 2011</li>



<li>F.Fedi “<strong><em>Il COST (European Cooperation in Science and Technology) e le Telecomunicazioni</em></strong>”, Informatica &amp; Documentazione, n. 2/2011</li>



<li>F.Fedi “<strong><em>COST: un modello Europeo per la cooperazione scientifica</em></strong>”, Informatica &amp; Documentazione, n. 1/2006.</li>
</ol>



<p><strong><em>Post Scriptum</em></strong></p>



<p><em>Si ringrazia vivamente il Prof. </em><strong><em>Francesco Vatalaro</em></strong><em> per i Suoi commenti sul declino della Fondazione &#8211; dettati da una lucida visione, da una molto apprezzabile onestà intellettuale e riportati sommariamente nelle conclusioni &#8211; che sono da me completamente condivisi &#8211; anche se finora non avevo avuto occasione di estrinsecarlo &#8211; e che sono stati il motivo ispiratore della stesura del presente articolo.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-fondazione-ugo-bordoni-il-suo-prestigio-negli-anni-1950-2000-ed-il-suo-successivo-lento-declino/">La Fondazione Ugo Bordoni: il suo prestigio negli anni 1950-2000 ed il suo successivo lento declino</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>Gli USA rompono con il futuro. Spesi 285 miliardi di dollari per “perdere” la guerra dell&#8217;IA.</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/gli-usa-rompono-con-il-futuro-spesi-285-miliardi-di-dollari-per-perdere-la-guerra-dellia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 14:24:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Stanford]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-vs-china-ai-2026-talenti.webp" type="image/jpeg" />Appena pubblicato il Report “Artificial Intelligence Index 2026” della Stanford University, che traccia un quadro più che allarmante su una strada che sembra aver abbondantemente superato il punto di non ritorno. La Stanford University ha pubblicato ieri l’ “Artificial Intelligence Index Report-2026” di 423 pagine che hanno rivelato numeri e trend devastanti. Il numero di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/gli-usa-rompono-con-il-futuro-spesi-285-miliardi-di-dollari-per-perdere-la-guerra-dellia/">Gli USA rompono con il futuro. Spesi 285 miliardi di dollari per “perdere” la guerra dell&#8217;IA.</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-vs-china-ai-2026-talenti.webp" type="image/jpeg" />
<p><em>Appena pubblicato il Report “Artificial Intelligence Index 2026” della Stanford University, che traccia un quadro più che allarmante su una strada che sembra aver abbondantemente superato il punto di non ritorno.</em></p>



<p>La <a href="https://italianelfuturo.com/reports/artificial-intelligence-index-report-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stanford University </a>ha pubblicato ieri l’ “<strong><em>Artificial Intelligence Index Report-2026</em></strong>” di 423 pagine che hanno rivelato numeri e trend devastanti.</p>



<p>Il numero di ricercatori in IA che si trasferiscono negli Stati Uniti è crollato dell&#8217;<strong>89% </strong>dal 2017. L&#8217;<strong>80% </strong>di quel crollo è avvenuto negli ultimi 12 mesi (il che vuol dire con l’arrivo di <strong>Trump</strong>).</p>



<p>Il Paese che ha inventato molta della tecnologia che usiamo ogni giorno. Il Paese che ha creato <strong>OpenAI</strong>, <strong>Anthropic</strong>, <strong>Google DeepMind</strong> e <strong>xAI</strong>. Il Paese che sta riversando <strong>285,9 miliardi di dollari</strong> di capitale privato nell&#8217;IA in un solo anno (<strong>23 volte</strong> più della Cina). Ebbene, quel Paese, gli Stati Uniti, non riesce più ad attrarre le persone che pensano il futuro, che guardano alle tecnologie e le realizzano.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>La mancanza di idea di futuro</em></strong></h2>



<p>Ed ecco la parte che dovrebbe preoccupare qualsiasi politico, manager, operatore o investitore che guarda a questo mondo. Si tratta di una misura che l’amministrazione <strong>Trump</strong> ha appena resa ufficiale.</p>



<p>Il visto <strong>H-1B</strong> ora costa ai datori di lavoro <strong>100.000 dollari</strong> se richiesto ai fini di assunzione. Quindi se <strong>OpenAI</strong> vuole assumere un ricercatore cinese deve pagare <strong>100.000 dollari</strong>, prima ancora che questi scriva una sola riga di codice. Se <strong>Anthropic</strong> vuole un ingegnere in ML francese, deve sborsare immediatamente <strong>100.000 dollari</strong>. Se <strong>Google</strong> vuole un PhD indiano che ha letteralmente co-autorato il codice su cui si basa l&#8217;intero loro modello, deve pagare immediatamente <strong>100.000 dollari</strong>. E questi sono i fortunati che ottengono anche solo un visto.</p>



<p>Il risultato di questa politica insulsa è stato immediato. Crollo dell&#8217;<strong>89% </strong>in 8 anni, di cui l&#8217;<strong>80% </strong>solo nell&#8217;ultimo anno. La <em>pipeline</em> che riforniva di talenti gli USA è stata or mai distrutta. I riflessi sulle dinamiche competitive sono ovviamente conseguenti. Il modello di punta della Cina in IA è ora solo <strong>2,7</strong> punti percentuali dietro al migliore di <strong>Anthropic</strong>, da un divario di oltre <strong>20</strong> punti appena due anni fa.</p>



<p>Ma c’è di più.</p>



<p>Oggi la Cina guida il mondo nelle pubblicazioni sull&#8217;IA. La Cina guida anche nei brevetti sull&#8217;IA. La Cina guida infine nelle installazioni di robot industriali.</p>



<p>I modelli USA e cinesi si sono alternati al <strong>#1</strong> posto più volte dall&#8217;inizio del 2025. Svizzera e Singapore ora hanno più ricercatori in IA pro-capite degli USA, che sono al <strong>24° posto</strong> globale nell&#8217;adozione reale dell&#8217;IA. Dietro agli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>. Dietro a <strong>Singapore</strong>. Dietro a Paesi che la maggior parte degli americani non saprebbe trovare su una mappa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Ed ecco la parte davvero folle.</em></strong></h2>



<p>Il <strong>50%</strong> dei migliori ricercatori in IA del mondo sono cinesi. <strong>Jensen Huang</strong>, Ceo di Nvidia, l&#8217;ha detto tre settimane fa in uno dei suoi podcast.</p>



<p>Per 20 anni, la strategia USA era semplice: lasciateli studiare a <strong>Stanford</strong> e al <strong>MIT</strong>, poi teneteli. Pagateli <strong>800.000 dollari</strong> all’anno e dategli subito la Green Card. La parola d’ordine era: costruite il futuro su cervelli produttivi.</p>



<p>Quella strategia ora è morta. Gli USA stanno dicendo da mesi alle persone più intelligenti del mondo: &#8220;<em>Pagate 100.000 dollari per il privilegio di lavorare qui o tornate a casa</em>&#8220;. E queste persone cosa fanno? Stanno andando a Zurigo, dove <strong>Anthropic </strong>e <strong>OpenAI </strong>stanno aprendo uffici in sordina, perché non riescono più a portare i talenti a <strong>San Francisco</strong>. È come se si volesse costruire una fabbrica di <strong>Ferrari</strong>, vietando poi ai meccanici di entrare nell&#8217;edificio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>La falsa corsa USA verso il futuro</em></strong></h2>



<p>All’amministrazione USA occorrerebbe far presenti poche cose. Potete riversare centinaia di miliardi nei data center. Potete comprare 4 milioni di chip <strong>Nvidia</strong>. Potete firmare contratti cloud da 300 miliardi con <strong>Oracle</strong>. Potete costruire reattori nucleari per alimentare le vostre <strong>GPU</strong>. Niente di tutto questo conta se le persone che scrivono gli algoritmi non sono ammesse nel paese. <strong>Wall Street</strong> pensa che l&#8217;IA sia una gara di <strong>capex</strong>. Ma in realtà, è una corsa all’accaparramento dei talenti.</p>



<p>Ogni dollaro che <strong>Microsoft</strong>, <strong>Meta</strong> e <strong>Google</strong> stanno spendendo, presume che lo stesso esercito di ricercatori continuerà ad arrivare per usarlo. Quella presunzione è ora definitivamente crollata.</p>



<p>E i “soldi intelligenti&#8221; lo sanno già. Basta chiedersi perché <strong>Anthropic</strong> sta aprendo un ufficio a Zurigo o perché <strong>DeepMind</strong> si sta espandendo a Londra invece che a <strong>Mountain View</strong> o perché <strong>OpenAI</strong> sta assumendo a Dublino e Singapore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>E ora i conti non tornano più in America.</strong></h2>



<p>Il governo USA ha trasformato la più grande calamita di cervelli del mondo nel muro di confine più costoso del mondo. Tra 3 anni, quando la Cina lancerà un modello di frontiera che supera tutto ciò che c’è oggi negli USA, i giornali e le TV si chiederanno: <em>&#8220;Come abbiamo perso il primato?&#8221;</em>. Allora bisognerà ricordargli le cause che hanno generato questa debacle tutta americana.</p>



<p>Il primato non è stato perso a causa di risultati disastrosi di un laboratorio. Non è stato perso per le indicazioni poco incoraggianti di un benchmark. Non è stato perso per un algoritmo più intelligente scatenato dai competitor.  E’ stato perso per l’idea malsana che la corsa verso il futuro, che si gioca tutta sull’attrazione dei talenti, potesse essere giocata usando le regole tipiche del mercato immobiliare.</p>
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		<title>Aziende italiane. L’impresa aumentata: come aiutare la trasformazione delle PMI?</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/pmi-ai-agentiva-trasformazione-imprese-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Boaron]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Automazione]]></category>
		<category><![CDATA[Business Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Industria]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/ai-pmi-italiane-trasformazione-digitale.jpg" type="image/jpeg" />Oltre la crisi del modello familiare: come i multi-agent systems possono salvare e reinventare le PMI italiane Se l&#8217;intelligenza artificiale generativa ci ha illusi che il cambiamento fosse solo una questione di accesso globale all’informazione, l&#8217;IA agentiva ci riporta alla realtà del processo. Siamo passati dallo strumento che&#160;suggerisce&#160;alla tecnologia che&#160;esegue. Per il sistema produttivo italiano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/ai-pmi-italiane-trasformazione-digitale.jpg" type="image/jpeg" />
<p><em>Oltre la crisi del modello familiare: come i multi-agent systems possono salvare e reinventare le PMI italiane</em></p>



<p>Se l&#8217;<strong>intelligenza artificiale generativa </strong>ci ha illusi che il cambiamento fosse solo una questione di accesso globale all’informazione, l&#8217;<strong>IA agentiva</strong> ci riporta alla realtà del processo. Siamo passati dallo strumento che&nbsp;suggerisce&nbsp;alla tecnologia che&nbsp;esegue. Per il sistema produttivo italiano dove su poco meno di quattro milioni e mezzo di imprese il 95% sono microimprese con meno di 10 addetti e 4,3% sono piccole imprese (meno di 50 addetti), questa non è una rivoluzione tecnica: è un ribaltamento del paradigma di controllo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nodo strutturale. La piccola dimensione: da limite storico a vantaggio latente</strong></h2>



<p>Per decenni, la frammentazione dimensionale del tessuto imprenditoriale italiano è stata letta come una condanna. Pochi capitali, scarsa presenza internazionale, processi destrutturati e tramandati per via orale più che documentati. Il confronto con i grandi gruppi industriali stranieri produceva sempre lo stesso verdetto: un paese di artigiani in un mondo che premia le corporation. Questa narrazione, pur storicamente fondata, sconta un errore metodologico profondo: valutare la piccola impresa con la logica della grande industria. La PMI italiana non è una multinazionale mancata è un organismo evolutivo diverso, con vantaggi competitivi reali che la grande dimensione spesso distrugge: velocità decisionale, adattabilità al cliente, qualità relazionale, capacità di custodire saperi tecnici iper-specializzati. On organismo che genera il 40% del PIL, ma in cui c’è un numero enorme di imprenditori e manager over 55 a rischio di ricambio. L&#8217;AI agentiva ribalta la gerarchia delle risorse. Un agente autonomo è una&nbsp;funzione aziendale sintetica. Per un manager di una PMI significa poter attivare un ufficio export virtuale, un sistema di controllo qualità predittivo o un&#8217;analisi della <em>supply chain</em> senza sostenere i costi fissi e la complessità organizzativa di una multinazionale. Il vantaggio competitivo si sposta dalla &#8220;dimensione del capitale&#8221; alla &#8220;qualità del flusso&#8221;: vince chi istruisce l&#8217;agente meglio degli altri, non chi ha più dipendenti. Ma questo scenario si realizza solo se la PMI investe nella propria infrastruttura cognitiva: dati strutturati, processi documentati, personale con competenze di supervisione. Un agente AI in un&#8217;organizzazione con processi caotici non li ottimizza: automatizza il caos.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La crisi demografica. Il know-how intrappolato: una bomba a orologeria silenziosa</strong></h2>



<p>L&#8217;Italia affronta una crisi demografica che minaccia la sopravvivenza del <strong>know-how artigiano</strong>. In molte realtà, dai distretti tessili di Prato e Biella alle officine meccaniche di precisione della Val Seriana, dalle ceramiche di Faenza alle lavorazioni dell&#8217;oro di Valenza, il &#8220;saper fare&#8221; è intrappolato in una forza lavoro che invecchia, senza successori in grado di raccogliere il testimone. Il problema non è solo quantitativo (mancano persone), ma anche qualitativo: manca il trasferimento della conoscenza delle maestranze, che hanno impiegato anni ad affinarla. I manuali operativi, quando esistono, documentano <em>cosa</em>&nbsp;ma quasi mai come ci si arriva: quella sensibilità diagnostica che un tornitore esperto matura nell&#8217;arco di una carriera. Il vero problema non è che i giovani non vogliano fare i mestieri artigiani. È che non esiste un sistema capace di trasferire in tempi ragionevoli la complessità di quei mestieri. Qui l&#8217;AI agentiva può agire come un&nbsp;archivio dinamico e operativo. Sessioni strutturate di codifica della conoscenza possono creare sistemi che conservano le regole non scritte di un processo produttivo e le rendono accessibili a operatori meno esperti come guide contestuali in tempo reale. Non sostituiscono il maestro artigiano, ma ne moltiplicano la portata formativa: creano una &#8220;protesi di competenza&#8221; che consente a un giovane manager o tecnico di gestire complessità che prima richiedevano decenni di esperienze sul campo. Un esempio concreto:&nbsp;un&#8217;azienda metalmeccanica del bergamasco sta registrando sistematicamente le decisioni diagnostiche dei propri tecnici senior su macchine a controllo numerico, costruendo un dataset che alimenta un agente di supporto alla manutenzione. Il tempo di <em>onboarding </em>dei nuovi tecnici si è ridotto del 40% in 18 mesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La transizione più difficile. La fine del controllo diretto&nbsp;</strong></h2>



<p>Il vero scoglio per il manager e l&#8217;imprenditore italiano è culturale, non tecnologico. La nostra cultura gestionale affonda le radici nel modello padronale del dopoguerra: l&#8217;imprenditore conosce ogni dettaglio del processo, l&#8217;occhio del padrone è presidio della qualità e fondamento della fiducia organizzativa. &#8220;L&#8217;occhio del padrone ingrassa il cavallo&#8221; è una filosofia manageriale che in passato ha prodotto risultati eccellenti. Il problema è che questa filosofia scala male e con l&#8217;AI agentiva si inceppa del tutto. Un agente autonomo richiede l&#8217;esatto opposto del controllo visivo: saper delegare a sistemi non umani obiettivi complessi, definire i limiti entro cui l&#8217;agente può muoversi e valutare i risultati in modo sistemico, piuttosto che intervenire nel processo. Questo impone una transizione necessaria:&nbsp;dalla gestione della situazione alla gestione della strategia. Il manager non deve più sapere come si esegue un’attività, ma deve definire con precisione obiettivi, criteri di successo e confini operativi entro cui l&#8217;agente può agire, anche se questa transizione è difficile per le criticità strutturali che caratterizzano molte imprese familiari italiane:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Concentrazione delle conoscenze</strong>: spesso solo l&#8217;imprenditore ha le relazioni commerciali chiave, e conosce i margini di trattativa non documentati o le logiche produttive non scritte. Questo rende l&#8217;azienda fragile sia nel ricambio generazionale, sia nell’adozione di sistemi automatizzati che devono usare dati strutturati per funzionare.</li>



<li><strong>Resistenza alla trasparenza interna</strong>: in molte PMI familiari la condivisione delle informazioni su costi, margini, performance è vissuta come perdita di potere. Ma un agente AI ha bisogno di dati per funzionare: se non ci sono, o sono falsati, produce output inutili o fuorvianti.</li>



<li><strong>Scarsi investimenti in formazione</strong>: la cultura del &#8220;si è sempre fatto così&#8221; è il vero freno. Non perché la tradizione sia sbagliata, può anche essere un valore aziendale, ma perché impedisce di capire quali processi automatizzare e quali mantenere sotto il controllo dell’uomo.</li>
</ul>



<p>Non si tratta di scegliere tra uomo e macchina. Si tratta di capire cosa rende insostituibile l&#8217;intuizione umana e cosa può essere affidato a sistemi che non si stancano, non si distraggono e non hanno alti e bassi di umore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il divario territoriale. Nord e Sud, l&#8217;infrastruttura cognitiva come nuovo asse di sviluppo</strong></h2>



<p>Le differenze tra Nord e Sud sono spesso focalizzate su infrastrutture fisiche: porti, ferrovie, autostrade, banda larga, … E’ una lettura necessaria ma non sufficiente: l&#8217;AI agentiva introduce la nuova dimensione dell&#8217;infrastruttura cognitiva, cioè capacità di un sistema produttivo di generare, strutturare, valorizzare e applicare conoscenza in modo sistematico. Un&#8217;impresa del Mezzogiorno che opera in un settore artigianale di eccellenza, le ceramiche di Vietri, il corallo di Torre del Greco, il cuoio di Santa Croce sull&#8217;Arno, ha un potenziale di mercato globale oggi in gran parte inespresso, non per scarsa qualità, ma perché non ha strumenti per raggiungere il livello che i mercati apprezzano e pagano adeguatamente. L&#8217;AI agentiva può colmare questo <em>gap</em>: un agente specializzato nella promozione internazionale, nel <em>customer service</em> multilingue, nella gestione degli ordini e nella logistica può trasformare un laboratorio artigianale con tre dipendenti in un attore capace di operare su <strong>Amazon Handmade</strong>, <strong>Etsy,</strong> o su <strong>piattaforme B2B internazionali</strong>. La condizione abilitante non è tecnologica: è culturale e formativa. Se la cultura informatica di base è scarsa, la sfida del management non risolvere il problema con corsi di software, ma con la&nbsp;semplificazione radicale dell&#8217;interfaccia. L&#8217;obiettivo è creare sistemi che comunicano in modo naturale e si integrano con la flessibilità necessaria, senza pesanti sovrastrutture burocratiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una roadmap concreta.</strong><strong><em> </em></strong><strong>Un piano di sviluppo adatto a questo contesto</strong></h2>



<p>La minaccia non è la tecnologia che avanza: la tecnologia avanza per tutti, indipendentemente dalla volontà. La minaccia è la persistenza di un modello gestionale analogico in un mondo che ha già automatizzato l&#8217;esecuzione. Non serve una lista di <em>tools,</em> ma un piano di sviluppo che parte dalla situazione reale delle PMI italiane.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Mappare prima di automatizzare</strong></h3>



<p>Il primo passo è un&#8217;operazione organizzativa: documentare i processi reali, non quelli che si vorrebbe avere. Chi ogni giorno decide e cosa? Con quali informazioni? Dove sono i colli di bottiglia? Questo lavoro, che può essere fatto da agenti di <em>process-mining</em>, è la precondizione di qualsiasi automazione sensata. Senza di esso, si automatizza il disordine.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Costruire l&#8217;infrastruttura dei dati</strong></h3>



<p>Gli agenti AI usano dati strutturati. Un&#8217;azienda che lavora con fogli Excel non condivisi, e-mail come sistema gestionale e informazioni chiave nella testa dell&#8217;imprenditore non è pronta per l&#8217;AI agentiva. L&#8217;investimento prioritario non è nell’AI, ma in un <em>ERP</em> aggiornato, in un <em>CRM</em> attivo, in un sistema di gestione vero. Solo su queste basi l&#8217;agente può costruire valore reale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Formare i &#8220;traduttori strategici&#8221;</strong></h3>



<p>Le figure più critiche per il prossimo decennio non saranno i programmatore o i <em>data scientist</em>, che le PMI non possono permettersi internamente. È il&nbsp;traduttore strategico: una persona che conosce il business in profondità e sa analizzare i sistemi IA in modo critico e può verificare che gli output siano coerenti con gli obiettivi dell&#8217;impresa. Questo profilo può essere formato in tempi abbastanza brevi, se si investono le risorse giuste.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Progettare l&#8217;integrazione umano-agente come sistema</strong></h3>



<p>L&#8217;errore più comune è pensare all&#8217; IA come a un mezzo da affiancare ai processi esistenti. Bisogna invece progettare un sistema integrato, dove si muovono agenti e persone, dove è necessario il controllo umano e dove basta un alert. Questa progettazione richiede competenze di&nbsp;<em>organizational design</em>&nbsp; oggi scarse, ma che possono essere sviluppate col supporto di consulenti e associazioni di categoria.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione. Custodire la cultura millenaria nell&#8217;era dell&#8217;automazione</strong></h2>



<p>C&#8217;è un rischio che raramente viene nominato nel dibattito sull&#8217;IA nelle PMI italiane: il <strong>rischio culturale</strong>. Non il rischio che la tecnologia distrugga i mestieri: questo può essere gestito. Il rischio più sottile è che adottare strumenti pensati in <strong>Silicon Valley</strong> o in <strong>Cina,</strong> porti di fatto ad adottare anche le logiche che ne sono alla base: standardizzazione, scalabilità infinita, de-contestualizzazione del prodotto dal suo luogo di origine e dalla sua storia. Il <strong>Made in Italy</strong> non è un marchio, è un sistema di valori insiti in pratiche produttive evolute in secoli di interazione tra territorio, cultura, competenze e gusto estetico. Un sistema fragile non perché antiquato, ma perché richiede continuità e trasmissione per sopravvivere. L&#8217;AI agentiva, usata con saggezza, può essere lo strumento che preserva quella continuità documentando i saperi prima che si perdano, abbassando le barriere di ingresso ai giovani, liberando gli artigiani da attività a basso valore per concentrarli su quelle ad alto valore. Ma può anche essere lo strumento che accelera l’appiattimento, se la si adotta senza una visione chiara di cosa si vuole proteggere. La domanda che ogni imprenditore italiano dovrebbe porsi nel 2026 non è &#8220;come implemento l&#8217;AI nella mia azienda?&#8221; ma &#8220;cosa voglio che la mia azienda sia tra dieci anni, e come l&#8217;AI può aiutarmi ad arrivare lì senza perdere quello che la rende unica?&#8221; È una domanda di identità prima che di strategia. Ed è, forse, la domanda più importante che il management italiano abbia mai dovuto affrontare.</p>
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		<title>La Top Ten delle piattaforme tecnologiche energetiche</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/la-top-ten-delle-piattaforme-tecnologiche-energetichetop-ten-piattaforme-tecnologiche-energetiche-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Sandonnini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Efficienza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/top-ten-piattaforme-tecnologiche-energetiche-2025.jpg" type="image/jpeg" />Costituite da sistemi digitali interconnessi, queste piattaforme rappresentano un&#8217;innovazione nel panorama della sostenibilità e dell&#8217;efficienza energetica; fanno parte di un&#8217;evoluzione del settore rispetto ai modelli tradizionali di infrastrutture energetiche, concentrandosi sull&#8217;integrazione, l&#8217;adattabilità e la resilienza anziché su progetti energetici isolati. Le&#160;piattaforme tecnologiche energetiche&#160;sono essenziali per la gestione dell&#8217;energia in un&#8217;ampia gamma di settori. Costituite da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/top-ten-piattaforme-tecnologiche-energetiche-2025.jpg" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Costituite da sistemi digitali interconnessi, queste piattaforme rappresentano un&#8217;innovazione nel panorama della sostenibilità e dell&#8217;efficienza energetica; fanno parte di un&#8217;evoluzione del settore rispetto ai modelli tradizionali di infrastrutture energetiche, concentrandosi sull&#8217;integrazione, l&#8217;adattabilità e la resilienza anziché su progetti energetici isolati.</p>
</blockquote>



<p>Le&nbsp;<strong>piattaforme tecnologiche energetiche</strong>&nbsp;sono essenziali per la gestione dell&#8217;energia in un&#8217;ampia gamma di settori. Costituite da sistemi digitali interconnessi, queste piattaforme fanno parte di un&#8217;evoluzione del settore rispetto ai modelli tradizionali di infrastrutture energetiche, concentrandosi sull&#8217;integrazione, l&#8217;adattabilità e la resilienza anziché su progetti energetici isolati.</p>



<p>Le piattaforme tecnologiche energetiche rappresentano un&#8217;innovazione nel panorama della sostenibilità e dell&#8217;efficienza energetica. Questi sistemi integrati combinano tecnologie avanzate, dati e analisi per ottimizzare la produzione, distribuzione e consumo di energia. Con l&#8217;aumento della domanda globale di energia e la necessità di ridurre le emissioni di carbonio, queste piattaforme offrono soluzioni intelligenti per gestire le risorse energetiche rinnovabili, migliorare l&#8217;affidabilità delle reti elettriche e promuovere l&#8217;uso responsabile delle risorse. In questo contesto,&nbsp;<strong>le piattaforme tecnologiche si pongono come strumenti fondamentali per affrontare le sfide energetiche del futuro.</strong></p>



<p>Ecco alcune delle piattaforme tecnologiche energetiche più innovative e all&#8217;avanguardia del settore, nonché gli elementi che le distinguono dalle altre presenti sul mercato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Kraken</strong></h2>



<p>Con sede a Londra, è stata lanciata nel 2016. Braccio software di&nbsp;<strong>Octopus Energy Group</strong>, Kraken offre una piattaforma&nbsp;<em>end-to-end</em>&nbsp;che fornisce alle utility e alle aziende energetiche tutta la tecnologia necessaria per gestire le loro operazioni di back-office principali, inclusi la gestione al dettaglio, la gestione delle relazioni con i clienti, la fatturazione, i prezzi, le riscossioni e l&#8217;ottimizzazione a livello di rete.</p>



<p>Il CEO,&nbsp;<strong>Amir Orad</strong>, ha affermato: “Oggi, Kraken funziona come un&#8217;entità operativamente indipendente, ancora di proprietà di Octopus ma come un&#8217;azienda totalmente separata con la propria leadership. Stiamo fornendo servizi a più utility in tutto il mondo, servendo più di 50 milioni di famiglie, inclusa più della metà del Regno Unito con Octopus, EDF, E.ON Next e simili, nonché grandi clienti in Francia, Giappone, Australia, Canada, Stati Uniti e Germania, oltre ad altri paesi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>“Durante questo percorso, abbiamo preso quella che era una nuova piattaforma all&#8217;avanguardia costruita per Octopus, l&#8217;abbiamo migliorata e ampliata in base alle esigenze globali.”&nbsp;</p>



<p>Automatizzando gran parte della catena di approvvigionamento energetico, Kraken sta consentendo un servizio clienti efficiente e prodotti innovativi &#8211; ottimizzando l&#8217;uso e i costi energetici.&nbsp;&nbsp;La piattaforma supporta tariffe intelligenti, la gestione delle risorse energetiche distribuite e i programmi di risposta alla domanda. Con funzionalità come il monitoraggio in tempo reale, l&#8217;ottimizzazione alimentata dall&#8217;IA e l&#8217;integrazione senza soluzione di continuità con vari dispositivi, Kraken guida la transizione alla rete intelligente, migliora l&#8217;efficienza energetica e facilita l&#8217;adozione di fonti di energia rinnovabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>EcoStruxure</strong></h2>



<p>Con sede a Parigi, è stata lanciata nel novembre 2016. Il CEO è Olivier Blum.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>EcoStruxure è il sistema architettonico e la piattaforma abilitata all&#8217;IoT, aperta e interoperabile di <strong>Schneider Electric</strong>. Offre capacità di raccolta e analisi dei dati basate su cloud attraverso le funzioni energetiche di un&#8217;organizzazione.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La piattaforma fornisce monitoraggio in tempo reale, analisi predittiva e approfondimenti guidati dall&#8217;IA per migliorare l&#8217;efficienza energetica e ridurre i costi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>“EcoStruxure Advanced Distribution Management System (ADMS) e Distributed Energy Resource Management System (DERMS) aiutano le utility con una pianificazione, monitoraggio e controllo migliorati. EcoStruxure Asset Advisor e Grid Metering consentono la gestione dei dispositivi, dei dati e degli asset,” ha dichiarato Nadège Petit, Chief Innovation Officer di Schneider Electric.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Honeywell Forge Performance+</strong></h2>



<p>Con sede nella Carolina del Nord, Usa, Honeywell Forge Performance+ è stata lanciata a maggio 2024. Presidente e CEO è&nbsp;<strong>Vimal Kapur</strong>. Si tratta di una piattaforma tecnologica energetica leader grazie alle sue capacità complete abilitate dall&#8217;IA. Integra analisi avanzate, apprendimento automatico e tecnologie digital twin per migliorare la gestione degli asset di rete e le prestazioni operative.&nbsp;</p>



<p>La piattaforma offre approfondimenti in tempo reale, analisi predittiva e automazione per la risposta alla domanda e la gestione delle risorse energetiche distribuite. Ottimizza la distribuzione energetica, identifica nuove fonti di energia e migliora l&#8217;affidabilità della rete. Fornendo approfondimenti azionabili da più flussi di dati, consente alle utility di servire meglio i clienti, ridurre le impronte di carbonio e adattarsi al panorama energetico in evoluzione.&nbsp;“Honeywell Forge Performance+ per Utility è progettato per migliorare, non sostituire, i sistemi esistenti, fornendo un maggiore valore agli investimenti delle aziende di utility e supportando una combinazione senza soluzione di continuità di capacità da vari strumenti in un&#8217;unica piattaforma affidabile,” ha dichiarato&nbsp;<strong>Hamed Heyhat,</strong>&nbsp;presidente di Honeywell Smart Energy e Thermal Solutions (SETS).&nbsp;&nbsp;“Attraverso il potere della digitalizzazione, le utility avranno ora accesso a più dati di qualità per servire meglio i loro clienti e asset&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Siemens MindSphere</strong></h2>



<p>Con sede in Texas, Usa, è stata lanciata ad agosto 2017. CEO è&nbsp;<strong>Ralf-Michael Wagner</strong>. MindSphere è una piattaforma cloud IoT di Siemens che può aiutare con la gestione dei dati energetici, l&#8217;ottimizzazione della rete e la gestione degli asset. Collegando asset del mondo reale al regno digitale, offre capacità complete di monitoraggio, analisi e ottimizzazione energetica.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L&#8217;architettura IoT aperta di MindSphere consente un&#8217;integrazione senza soluzione di continuità con vari dispositivi e sistemi, consentendo alle aziende di sviluppare applicazioni e servizi personalizzati. La sua&nbsp;<strong>infrastruttura basata su cloud</strong>&nbsp;garantisce scalabilità, mantenendo alti standard di sicurezza conformi alle normative del settore.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il Siemens MindSphere Application Center for Internet of Energy supporta TSO, DSO, utility, industrie e operatori per la costruzione e l&#8217;infrastruttura.&nbsp;&nbsp;“Il Siemens MindSphere Application Center è il patrimonio di conoscenze accumulato da Siemens negli ultimi decenni,” ha dichiarato&nbsp;<strong>Raphael Eckmann</strong>, CEO di Athon Energia SA. “Questo ci ha permesso di creare meccanismi per ridurre i costi, aumentare la capacità di tracciare gli asset e, quindi, fare analisi dei dati. Puoi trasformare tutti i dati basati su cloud in soluzioni molto significative e strategiche per il nostro business&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sungrow iHomeManager</strong></h2>



<p>Con sede ad Anhui, Cina, è stata lanciata a giugno 2024. Presidente e CEO è&nbsp;<strong>Cao Renxian</strong>. iHomeManager di Sungrow&nbsp;<strong>utilizza capacità guidate dall&#8217;IA e algoritmi avanzati</strong>&nbsp;per analizzare i modelli di consumo, prevedere le richieste energetiche e ottimizzare l&#8217;uso dell&#8217;energia solare.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il sistema può aumentare il reddito da energia rinnovabile di oltre il 10% attraverso la programmazione intelligente della carica e scarica dell&#8217;ESS.&nbsp;&nbsp;Con funzionalità come la previsione meteorologica a 72 ore, la connettività wireless e l&#8217;integrazione senza soluzione di continuità con vari dispositivi, iHomeManager offre una soluzione completa per la gestione energetica domestica efficiente, migliorando la sostenibilità e il risparmio sui costi.&nbsp;</p>



<p>“Man mano che le richieste energetiche continuano a crescere, soluzioni intelligenti come iHomeManager sono essenziali per un futuro sostenibile,” ha dichiarato&nbsp;<strong>Eleonora Potestio</strong>, responsabile della gestione dei prodotti per la distribuzione UE di Sungrow Europe. “Gestendo e ottimizzando intelligentemente il consumo energetico, diamo potere ai proprietari di case e alle aziende di prendere il pieno controllo del loro uso energetico, in modo senza soluzione di continuità, efficiente e conveniente&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>ABB Ability</strong></h2>



<p>Con sede a Zurigo, è stata lanciata a marzo 2017. Il CEO è&nbsp;<strong>Morten Wierød</strong>. ABB Ability Energy&nbsp;<strong>Manager</strong>&nbsp;è una soluzione completa basata su cloud che integra la gestione dell&#8217;energia e degli asset. Offre monitoraggio in tempo reale, dashboard intuitivi e approfondimenti basati sui dati per ottimizzare il consumo energetico e ridurre le impronte di CO2. La piattaforma può potenzialmente ridurre lo spreco energetico fino al 30% e i costi di manutenzione fino al 30%.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L&#8217;ex Chief Digital Officer (CDO) di ABB,&nbsp;<strong>Guido Jouret</strong>, ha dichiarato al lancio di ABB Ability: “Stiamo trasformando decenni di esperienza nel dominio industriale di ABB in offerte software a cui i nostri clienti possono accedere attraverso la più grande e avanzata piattaforma digitale al mondo. Da campione digitale nascosto, stiamo diventando il partner di scelta per i clienti che intraprendono una trasformazione digitale. Ora possono sapere di più, fare di più, fare meglio, insieme. Possiamo aiutarli a valutare, automatizzare, ottimizzare e collaborare&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Microsoft Cloud for Sustainability</strong></h2>



<p>Con sede a Washington, è stata lanciata nel giugno 2022. Il Chief Sustainability Officer è&nbsp;<strong>Melanie Nakagawa</strong>. La capacità di Microsoft Cloud for Sustainability di unificare l&#8217;intelligenza dei dati, semplificare il tracciamento delle emissioni e fornire approfondimenti in tempo reale lo rende una piattaforma di gestione energetica leader, fornendo un approccio completo alla sostenibilità.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La piattaforma offre raccolta dati automatizzata, dashboard analitici personalizzati e integrazione con Azure e Power Platform per l&#8217;estensibilità.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>“Abbiamo fatto progressi straordinari da quando abbiamo lanciato, rilasciando nuove funzionalità ogni mese,” ha dichiarato Nakagawa. “Con Microsoft Cloud for Sustainability, abbiamo consentito alle organizzazioni di accelerare il progresso della sostenibilità e la crescita aziendale unendo le capacità ESG di Microsoft e del nostro ecosistema globale di partner.”&nbsp;&nbsp;Microsoft Cloud for Sustainability consente alle organizzazioni di registrare, riportare e ridurre efficacemente il loro impatto ambientale su carbonio, acqua e rifiuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Emerson Energy Manager</strong></h2>



<p>Con sede nel Missouri, Usa, è stata lanciata nel novembre 2024. Il presidente e CEO è Lal Karsanbhai. “Il monitoraggio affidabile e preciso dei costi energetici e delle emissioni sta diventando inestimabile per le organizzazioni,” ha dichiarato&nbsp;<strong>Eugenio Silva</strong>, product manager di Intelligent Automation con il business Discrete Automation di Emerson.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>“La nostra nuova soluzione Energy Manager offre agli operatori, ai gestori delle strutture e ai team di sostenibilità aziendale una maggiore visibilità e una comprensione più approfondita del consumo energetico e dei costi operativi in ogni momento.&nbsp;&nbsp;Questo può posizionare meglio le aziende per tracciare e raggiungere obiettivi, conformarsi alle normative e ridurre in modo affidabile l&#8217;impatto ambientale.”&nbsp;&nbsp;Grazie alle sue capacità di monitoraggio in tempo reale, al cruscotto intuitivo e al potenziale per risparmi energetici significativi, Emerson è un leader nella gestione energetica, nonostante la sua soluzione sia relativamente nuova e può ridurre lo spreco energetico fino al 30% e le emissioni di carbonio fino al 30%.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cisco EnergyWise</strong></h2>



<p>Con sede in California, Usa, è stata lanciata a gennaio 2009. Presidente e Ceo è Chuck Robbins.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Cisco EnergyWise consente alle organizzazioni di monitorare, controllare e ottimizzare il consumo energetico dei dispositivi connessi alle reti Cisco. La tecnologia mira a ridurre i costi energetici, migliorare l&#8217;efficienza e supportare la sostenibilità ambientale attraverso politiche automatizzate e monitoraggio in tempo reale.&nbsp;Parlando al lancio di EnergyWise, l&#8217;allora Senior vicepresident del gruppo tecnologico Ethernet Switching di Cisco,&nbsp;<strong>Judy Lin</strong>, ha dichiarato: “Cisco crede che la tecnologia dell&#8217;informazione abbia il potere di trasformare il modo in cui il mondo gestisce le sue sfide ambientali ed energetiche. Con EnergyWise, Cisco è in una posizione unica per aiutare i nostri clienti a ottenere una visione a livello di rete del consumo energetico che abbraccia non solo il livello di potenza dei dispositivi, ma in futuro l&#8217;efficienza dell&#8217;intera rete, le operazioni edilizie e le pratiche aziendali in tutta un&#8217;organizzazione&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>SAP E-Mobility</strong></h2>



<p>Con sede a Walldorf, Germania, è stata lanciata nel settembre 2021.CEO è&nbsp;<strong>Christian Klein</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>SAP E-Mobility fornisce strumenti completi per monitorare, ottimizzare e gestire il processo di ricarica dei veicoli elettrici all&#8217;interno di una flotta o rete. Ciò consente agli utenti di controllare il consumo energetico, i costi e l&#8217;impatto sulla rete attraverso funzionalità come algoritmi di ricarica intelligente, bilanciamento del carico e analisi dei dati in tempo reale.&nbsp;&nbsp;“SAP E-Mobility è destinato alle aziende in cui la mobilità è il core business, come le aziende di logistica che gestiscono grandi flotte di veicoli o i fornitori di Mobility-as-a-Service come i trasporti pubblici, i comuni e i trasporti terrestri privati,” afferma <strong>Ulrich Scholl</strong>, Vicepresident e Chief product manager per SAP E-Mobility.&nbsp;&nbsp;Di conseguenza, gli utenti possono gestire efficacemente il flusso energetico associato all&#8217;infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici.</p>
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		<title>Ecco i punti dolenti del Rapporto annuale UE su mercato e competitività</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/ecco-i-punti-dolenti-del-rapporto-annuale-ue-su-mercato-e-competitivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 15:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[mercato Unico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?post_type=editoriale&#038;p=17575</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/01/Editoriale-RAF.png" type="image/jpeg" />Affrontare barriere strutturali nel Mercato Unico, colmare il divario tecnologico, incentivare investimenti e garantire una transizione verde competitiva. Indispensabile un&#8217;azione coordinata tra Stati membri e istituzioni UE, se si vuol rafforzare la competitività europea a lungo termine. La Commissione Europea ha appena pubblicato il Rapporto &#8220;The 2025 Annual Single Market and Competitiveness Report&#8220;, riportato ieri [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/01/Editoriale-RAF.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Affrontare barriere strutturali nel Mercato Unico, colmare il divario tecnologico, incentivare investimenti e garantire una transizione verde competitiva. Indispensabile un&#8217;azione coordinata tra Stati membri e istituzioni UE, se si vuol rafforzare la competitività europea a lungo termine</em>.</p>
</blockquote>



<p>La Commissione Europea ha appena pubblicato il Rapporto &#8220;<strong><em>The 2025 Annual Single Market and Competitiveness Report</em></strong>&#8220;, riportato ieri <strong><a href="https://italianelfuturo.com/reports/the-2025-annual-single-market-and-competitiveness-report/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui su IF</a></strong>.<br>Il Rapporto affronta tutti i temi sul tappeto, non senza toni di ingiustificato ottimismo. Per questo ci pare utile offrire qui una breve sintesi dei temima ci pare sia utile offire una breve sintesi con alcune chiavi di lettura che mettono in evidenza alcuni punti cruciali su cui si potrebbe giocare la stessa esistenza della UE</p>



<h2 class="wp-block-heading">⁠Introduzione e contesto generale</h2>



<p>L&#8217;UE deve affrontare sfide geopolitiche e migliorare la propria competitività, se vuole garantire prosperità economica ai cittadini europei.<br>Il Mercato Unico è il pilastro dell’economia europea, ma barriere persistenti e oneri amministrativi ne limitano il potenziale.<br>L’energia sempre più costosa, la carenza di investimenti in tecnologie avanzate e la scarsa disponibilità di lavoratori qualificati ostacolano la crescita.<br>Inoltre, la fiducia delle imprese nell&#8217;UE è in calo, con un aumento delle aziende che delocalizzano all’estero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stato del Mercato Unico</h2>



<p>Il Mercato Unico è essenziale per la crescita della produttività e l’integrazione commerciale.<br>La frammentazione normativa e amministrativa è un ostacolo per la crescita dei servizi, con barriere su regolamentazioni professionali, dichiarazioni per i lavoratori distaccati e normative fiscali divergenti, giusto per citare alcuni esempi.<br>L&#8217;integrazione del Mercato Unico è più avanzata per i beni rispetto ai servizi (<strong>23.8%</strong> contro <strong>7.6%</strong> del PIL della UE).<br>Infine, il deficit di conformità (Direttive UE non attuate correttamente dagli Stati membri) è in miglioramento, ma rimane superiore al target UE.</p>



<h2 class="wp-block-heading">⁠Innovazione e digitalizzazione</h2>



<p>La spesa in <strong>R&amp;S</strong> è solo al <strong>2.2%</strong> del PIL, inferiore all&#8217;obiettivo del <strong>3%</strong> e ai livelli di USA, Corea e Cina.<br>Il numero di brevetti registrati nell’UE è in declino relativo rispetto alle economie concorrenti.<br>Il capitale di rischio è sceso dallo <strong>0.09%</strong> allo <strong>0.05%</strong> del PIL, limitando il finanziamento per le startup innovative.<br>Le PMI hanno un livello di digitalizzazione insufficiente (<strong>57.7%</strong> di esse ha un’intensità digitale di base, con un target del <strong>90%</strong> entro il 2030).<br>L&#8217;adozione di <strong>AI</strong> da parte delle aziende è bassa (<strong>8%</strong>), e l&#8217;UE è in ritardo rispetto a USA e Cina nell’AI e nel <strong>cloud computing</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Capitale umano e formazione</h2>



<p>Il tasso di occupazione è al <strong>75.3%</strong> (obiettivo <strong>78%</strong> entro il <strong>2030</strong>), ma la formazione continua coinvolge solo il <strong>39.5%</strong> degli adulti.<br>Il numero di specialisti ICT è in crescita (<strong>9.8 milioni</strong>, <strong>4.8%</strong> dell’occupazione), ma ancora lontano dall&#8217;obiettivo di 20 milioni.<br>I risultati <strong>PISA</strong> (il Programma Pisa è un’indagine internazionale promossa dall’<strong>OCSE</strong> per misurare le competenze degli studenti quindicenni dei Paesi aderenti) mostrano un calo nelle competenze matematiche e scientifiche degli studenti UE, con un divario rispetto a USA, UK e Cina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Investimenti e finanza</h2>



<p>Gli investimenti privati sono stabili al <strong>18.5%</strong> del PIL, ma la quota di risparmi destinata a investimenti produttivi è inferiore rispetto a USA e UK.<br>I risparmi UE sono investiti in misura significativa all&#8217;estero, con circa <strong>300 miliardi di euro</strong> all&#8217;anno destinati agli USA.<br>I prestiti bancari alle PMI sono in calo, minando la loro capacità di investimento.<br>Gli investimenti pubblici sono al <strong>3.49%</strong> del PIL, in linea con gli USA, ma frammentati tra vari programmi nazionali ed europei.<br>Gli <strong>IPCEI</strong> (Progetti Importanti di Interesse Comune Europeo) hanno sbloccato <strong>66 miliardi di euro </strong>di investimenti privati, ma la loro attuazione deve essere accelerata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Transizione verde e industria</h2>



<p>L’UE sta investendo in tecnologie pulite, ma meno del <strong>5%</strong> dei fondi va alla produzione di tecnologie a Zero Emissioni.<br>La regolamentazione del mercato unico per i beni è in evoluzione, per garantire sicurezza, sostenibilità e qualità dei prodotti.<br>La sorveglianza del mercato è stata rafforzata, ma le sfide dell’e-commerce e delle catene di approvvigionamento globali stanno aumentando la pressione sulle autorità doganali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni principali</h2>



<p>Le conclusioni possono essere sintetizzate in 5 punti:</p>



<p>1.⁠ ⁠Necessità di rafforzare il Mercato Unico. Come? Eliminando le barriere rimanenti, semplificando le regolamentazioni e riducendo l&#8217;onere amministrativo per le imprese, soprattutto nel settore dei servizi.<br>2.⁠ ⁠Più investimenti in innovazione e digitale: L’UE deve aumentare la spesa in R&amp;S, sostenere le startup e ridurre il divario con USA e Cina nelle tecnologie emergenti come l’IA.<br>3.⁠ ⁠Migliorare la formazione e la forza lavoro: serve una maggiore partecipazione alla formazione continua, più specialisti ICT e un miglioramento delle competenze di base nei giovani.<br>4.⁠ ⁠Più investimenti privati e pubblici: incentivare il reinvestimento dei risparmi nell&#8217;economia UE, rafforzare i capitali di rischio e migliorare il coordinamento tra gli investimenti pubblici e privati.<br>5.⁠ ⁠Accelerare la transizione verde e industriale: aumentare il supporto alla produzione di tecnologie pulite e migliorare l&#8217;efficacia degli strumenti di politica industriale, come gli IPCEI.</p>



<p>In sintesi si potrebbero indicare delle traiettorie di intesi che indicano come l&#8217;UE:</p>



<ol style="list-style-type:lower-alpha" class="wp-block-list">
<li>deve affrontare barriere strutturali nel Mercato Unico,</li>



<li>colmare il divario tecnologico,</li>



<li>incentivare investimenti e garantire una transizione verde competitiva.</li>
</ol>



<p>Per far ciò occorrerà un&#8217;azione coordinata tra Stati membri e istituzioni UE, con l’obiettivo fondamentale di rafforzare la competitività europea a lungo termine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/ecco-i-punti-dolenti-del-rapporto-annuale-ue-su-mercato-e-competitivita/">Ecco i punti dolenti del Rapporto annuale UE su mercato e competitività</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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