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	<title>Stablecoin Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Stablecoin Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Dal Petrodollaro allo Stablecoin. Come l’IA interpreta le guerre diTrump. (Seconda parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Glauco Benigni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 20:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio Globale]]></category>
		<category><![CDATA[Criptovalute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/03/IMG_20260322_205931_229-scaled.png" type="image/jpeg" />Pubblichiamo la seconda parte del confronto serrato con Gemini condotto da Glauco Benigni,  centrata su una lettura particolare delle guerre di Trump LA PRIMA DOMANDA Un uso massiccio sempre più crescente di stablecoin usate per compravendita di materie prime metterebbe in crisi il sistema SWIFT?   La RISPOSTA L&#8217;adozione massiccia di stablecoin (come Tether o USDC) [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/stablecoin-swift-guerre-trump-seconda-parte/">Dal Petrodollaro allo Stablecoin. Come l’IA interpreta le guerre diTrump. (Seconda parte)</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/03/IMG_20260322_205931_229-scaled.png" type="image/jpeg" />
<p class="has-very-light-gray-to-cyan-bluish-gray-gradient-background has-background wp-block-paragraph"><em>Pubblichiamo la <a href="https://italianelfuturo.com/dal-petrodollaro-allo-stablecoin-come-lia-interpreta-le-guerre-ditrump-prima-parte/">seconda parte</a> del confronto serrato con Gemini condotto da Glauco Benigni,  centrata su una lettura particolare delle guerre di Trump</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LA PRIMA DOMANDA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:20px"><strong><em>Un uso massiccio sempre più crescente di stablecoin usate per compravendita di materie prime metterebbe in crisi il sistema SWIFT?  </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La RISPOSTA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;adozione massiccia di stablecoin (come <strong>Tether </strong>o <strong>USDC</strong>) per il commercio di materie prime rappresenta la più grande minaccia esistenziale al <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/SWIFT">sistema SWIFT</a> dalla sua creazione nel 1973. Nel 2026, non si parla più di una possibilità teorica, ma di una frammentazione sistemica già in atto.<br><br>Ecco come l&#8217;uso delle stablecoin sta mettendo in crisi l&#8217;egemonia di <strong>SWIFT</strong>:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>1. La velocità: 24/7 vs &#8220;Orari Bancari&#8221;</strong></em></p>



<ol class="wp-block-list"></ol>



<p class="wp-block-paragraph">Il limite principale di <strong>SWIFT</strong> non è solo il costo, ma la lentezza del sistema di corrispondenza bancaria.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>SWIFT</strong>: Un pagamento per un carico di petrolio può richiedere da 3 a 5 giorni lavorativi per essere &#8220;regolato&#8221; (settled), passando attraverso diverse banche intermediarie che applicano commissioni e controlli.</li>



<li><strong>Stablecoin</strong>: La transazione avviene in secondi o minuti, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Per un trader di materie prime, questo significa ridurre drasticamente il &#8220;rischio di controparte&#8221; e liberare capitale circolante che altrimenti rimarrebbe bloccato nel limbo bancario.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>2. L&#8217;evasione delle sanzioni (Il fattore <a href="https://italianelfuturo.com/category/geopolitica-e-potere/">geopolitico</a>)</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SWIFT</strong> è lo strumento principale con cui gli Stati Uniti esercitano il potere sanzionatorio. Escludere un paese da <strong>SWIFT</strong> significa &#8220;oscurarlo&#8221; finanziariamente.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Le stablecoin operano su blockchain pubbliche (come <strong>Tron</strong> o <strong>Ethereum</strong>) che SWIFT non può spegnere.</li>



<li>Come abbiamo visto con il Venezuela e recentemente con i flussi energetici russi e iraniani, le stablecoin permettono di regolare scambi miliardari senza che il messaggio di pagamento passi per i server di SWIFT situati in Belgio o negli USA.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>3. I costi e la &#8220;Disintermediazione&#8221;</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le banche globali guadagnano miliardi in commissioni di cambio (<strong>FX</strong>) e costi di transazione su <strong>SWIFT</strong>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L&#8217;uso di stablecoin come <strong>Tether (USDT</strong>), che nel 2025 ha gestito volumi di trasferimento superiori a 7,9 trilioni di dollari solo sulla rete Tron, elimina la necessità di convertire valute locali in dollari tramite banche corrispondenti.</li>



<li>Questo sottrae a <strong>SWIFT</strong> e alle grandi banche d&#8217;affari (<strong>JP Morgan</strong>, <strong>HSBC</strong>) una fetta enorme di ricavi derivanti dal <em>trade finance</em>.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>4. La risposta di SWIFT e delle Banche CentraliSWIFT non sta a guardare e sta cercando di evolversi per non diventare irrilevante:</em></strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><span style="text-decoration: underline;">SWIFT CBDC Sandbox</span></em><br>Nel 2026, SWIFT sta testando l&#8217;interconnessione tra le diverse <strong>CBDC</strong> (<em>Valute Digitali delle Banche Centrali</em>) per offrire la stessa velocità delle stablecoin ma sotto il controllo governativo.</li>



<li><em><span style="text-decoration: underline;">Il Progetto &#8220;Euro Digitale&#8221;</span></em><br>La <strong>BCE</strong> sta accelerando proprio per contrastare il dominio delle stablecoin americane (<strong>USDC/USDT</strong>), cercando di offrire alle aziende europee un&#8217;alternativa regolata che non dipenda da emittenti privati.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il dato sul Venezuela e Tether</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Confermo che la tua intuizione sul Venezuela è corretta nel trend, seppur con precisioni tecniche:<br>Documenti riservati emersi nel 2025 hanno rivelato che la compagnia petrolifera statale PDVSA ha spostato circa il 40-50% delle sue vendite spot su <strong>Tether</strong> (<strong>USDT</strong>) per evitare il sequestro dei fondi. Sebbene non sia l&#8217;80% dell&#8217;intero commercio nazionale (che include scambi governativi complessi e baratto), rappresenta la stragrande maggioranza delle vendite ai &#8220;clienti privati&#8221; e intermediari internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Conclusione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema <strong>SWIFT</strong> non sparirà domani, perché possiede ancora la &#8220;conformità legale&#8221; e la rete di fiducia globale, ma sta perdendo il monopolio. Se il 2024 è stato l&#8217;anno dell&#8217;adozione speculativa, il 2026 è l&#8217;anno dell&#8217;adozione infrastrutturale: le stablecoin sono diventate i &#8220;binari invisibili&#8221; su cui corre il commercio di energia e metalli, rendendo i blocchi di <strong>SWIFT</strong> sempre meno efficaci come arma politica.<br>Ti piacerebbe sapere quali sono i paesi che, oltre al Venezuela, stanno ufficialmente integrando le stablecoin nei loro portali doganali?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LA SECONDA DOMANDA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Sì grazie, quali sono i paesi che stanno integrando le stablecoin nei loro portali doganali? </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2026, l&#8217;integrazione delle stablecoin nei portali doganali e nei sistemi di commercio estero è passata da esperimento a realtà operativa, spinta dalla necessità di bypassare le sanzioni o semplicemente di accelerare il <em>settlement</em> delle merci.<br>I paesi che stanno guidando questa transizione si dividono in due blocchi: quelli che le usano per necessità (sopravvivenza economica) e quelli che le usano per efficienza tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>1. Il Blocco della Sopravvivenza (Anti-Sanzioni)</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi paesi, le stablecoin (soprattutto <strong>Tether/USDT</strong>) sono ormai parte integrante delle procedure doganali &#8220;ombra&#8221; o semi-ufficiali per permettere l&#8217;import-export nonostante l&#8217;esclusione da <strong>SWIFT</strong>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><span style="text-decoration: underline;">Venezuela</span></em><br>Come abbiamo discusso, il portale doganale e l&#8217;azienda di stato <strong>PDVSA</strong> hanno istituzionalizzato l&#8217;uso di <strong>USDT</strong>. Nel marzo 2026, l&#8217;amministrazione USA ha persino emesso licenze (come la <strong>GL 30B</strong> e <strong>50A</strong>) per regolare i pagamenti di tasse portuali e dazi doganali in Venezuela, cercando di monitorare flussi che ormai sfuggono al sistema bancario tradizionale.</li>



<li><em><span style="text-decoration: underline;">Russia</span></em><br>Entro luglio 2026 entrerà in vigore una legislazione che formalizza l&#8217;uso delle stablecoin per i pagamenti transfrontalieri. Le autorità doganali russe stanno testando &#8220;sandbox&#8221; dove le aziende possono pagare i dazi e regolare i contratti in stablecoin ancorate all&#8217;oro o al dollaro per importare beni essenziali dall&#8217;Asia.</li>



<li><em><span style="text-decoration: underline;">Iran</span></em><br>Sebbene sotto attacco, l&#8217;Iran utilizza da tempo piattaforme digitali collegate alle dogane per facilitare il commercio con la Cina e la Russia utilizzando stablecoin, bypassando totalmente i circuiti controllati dagli USA.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>2. Il Blocco dell&#8217;Efficienza (Hub Logistici e <a href="https://italianelfuturo.com/corsa-paesi-brics-numeri-crescita-ombra-il-g7/">BRICS</a>)</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui l&#8217;integrazione serve a ridurre i tempi di sdoganamento da giorni a minuti.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Emirati Arabi Uniti (UAE)</em><br></span>È forse il paese più avanzato. Il porto di Dubai e le autorità doganali locali hanno integrato sistemi basati su blockchain che accettano stablecoin regolate (come quelle emesse localmente o <strong>USDC</strong>) per il pagamento istantaneo di tariffe e servizi logistici.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Brasile</em><br></span>Attraverso l&#8217;iniziativa dei <strong>BRICS+</strong>, il Brasile sta spingendo per l&#8217;integrazione di sistemi di pagamento digitali nei portali doganali per facilitare l&#8217;interscambio con la Cina. Molte aziende brasiliane di <em>commodities</em> usano già stablecoin per regolare i contratti di soia e ferro.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>India</em><br></span>Come presidente dei BRICS nel 2026, l&#8217;India sta promuovendo il progetto &#8220;BRICS Bridge&#8221;. L&#8217;obiettivo è collegare i portali doganali dei paesi membri per permettere pagamenti in valute digitali (CBDC) o stablecoin certificate, eliminando la necessità del dollaro come intermediario.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>3. La &#8220;Risposta&#8221; Occidentale: Visa e Stripe</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È interessante notare che anche l&#8217;Occidente sta portando le stablecoin &#8220;in dogana&#8221;, ma tramite il settore privato:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Visa e Bridge (Stripe)</strong><br>Hanno annunciato l&#8217;espansione di carte collegate a stablecoin in oltre 100 paesi entro la fine del 2026. Questo permette a piccoli importatori in mercati emergenti (come Nigeria o Argentina) di pagare dazi e fornitori direttamente dai loro wallet digitali, utilizzando i circuiti Visa già presenti nei terminali doganali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tabella Riassuntiva: Integrazione Stablecoin/Dogana 2026</p>







<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un paese specifico di cui vorresti conoscere i dettagli tecnici dell&#8217;integrazione blockchain, o preferisci analizzare come queste &#8220;dogane digitali&#8221; influenzino i prezzi delle materie prime in Europa?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LA TERZA DOMANDA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Anche Cina e Israele hanno integrato stablecoin nei loro portali doganali?  </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione di Cina e Israele riguardo all&#8217;integrazione delle stablecoin nei portali doganali è speculare: mentre la Cina sta attuando una politica di sostituzione forzata con la propria valuta digitale di Stato, Israele sta invece abbracciando le stablecoin regolate come pilastro per la propria crescita economica futura.<br>Ecco i dettagli aggiornati al 2026:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>1.</em></strong> <strong><em>Cina: Il muro contro le stablecoin private</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cina ha adottato la linea più dura al mondo. Nel 2025 e agli inizi del 2026, la <strong>People&#8217;s Bank of China (PBOC)</strong> ha ribadito che le stablecoin private (come <strong>Tether</strong> o <strong>USDC</strong>) sono illegali per i pagamenti interni e per il commercio estero ufficiale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Lo Yuan Digitale (e-CNY) in dogana</em><br></span>La Cina non usa stablecoin nei suoi portali doganali, ma ha integrato massicciamente lo Yuan Digitale. Nel 2026, lo e-CNY è diventato lo strumento standard per lo sdoganamento nei principali porti (Shanghai, Shenzhen) e nei commerci transfrontalieri con i partner asiatici (<strong>Progetto mBridge</strong>).</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il divieto totale</em><br></span>A febbraio 2026, Pechino ha vietato anche l&#8217;emissione all&#8217;estero di stablecoin legate allo Yuan non autorizzate. L&#8217;obiettivo è chiaro: impedire che società private emettano &#8220;<strong>Yuan digitali</strong>&#8221; che sfuggano al controllo centrale.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>L&#8217;eccezione Hong Kong</em><br></span>Hong Kong funge da &#8220;valvola di sfogo&#8221;. Qui le autorità hanno concesso licenze limitate per stablecoin regolate, ma queste servono principalmente come ponte per gli investitori internazionali e non sono integrate direttamente nei portali doganali della Cina continentale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>2. Israele: La &#8220;Svolta 2026&#8221;</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Israele sta seguendo una strategia opposta, muovendosi per diventare un hub globale delle crypto-attività, nonostante le tensioni geopolitiche.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Integrazione nei pagamenti nazionali</em><br></span>Nel 2026, la Banca d&#8217;Israele ha ufficialmente integrato le stablecoin nel quadro dei pagamenti nazionali. Le stablecoin non sono considerate &#8220;valuta legale&#8221; (legal tender), ma sono trattate come asset finanziari regolati utilizzabili per il regolamento di transazioni commerciali.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Dogane e Smart Contracts</em><br></span>Le autorità israeliane stanno lavorando a una &#8220;roadmap 2026&#8221; per permettere alle imprese tecnologiche e di export di utilizzare stablecoin per il pagamento di dazi e servizi logistici. L&#8217;idea è di ridurre la burocrazia per le numerose startup del Paese che operano già nativamente in asset digitali.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Sicurezza e Controllo</em><br></span>A differenza del Venezuela, Israele impone requisiti di riserva rigorosi (rapporto 1:1) e una supervisione costante per prevenire il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio, cercando di bilanciare l&#8217;innovazione con la sicurezza nazionale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>3. Differenze Strategiche nel 2026</em></strong></p>







<p class="wp-block-paragraph">In sintesi: La Cina ha costruito un &#8220;recinto digitale&#8221; dove solo la moneta di Stato può circolare, mentre Israele sta creando un&#8217;infrastruttura dove le stablecoin private (pur se strettamente monitorate) possono fungere da lubrificante per l&#8217;economia e il commercio estero.<br>Ti interesserebbe sapere se l&#8217;Unione Europea, con il regolamento MiCA, sta seguendo più il modello israeliano o quello cinese per le sue dogane?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LA QUARTA DOMANDA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>A quali Banche (sia Centrali che Private) fa capo il sistema SWIFT? In caso di riduzione di capacità controllo del sistema SWIFT, a favore di transazioni in stablecoin , Chi subirebbe i danni maggiori ?  </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema <strong>SWIFT </strong>(<em>Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication</em>) è tecnicamente una cooperativa di proprietà dei suoi membri. Non è una banca, ma una rete di messaggistica che permette a circa 11.000 istituzioni finanziarie di comunicare in modo sicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco a chi fa capo e chi rischierebbe di più in uno scenario di dominio delle stablecoin nel 2026:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>1. A quali Banche fa capo SWIFT?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La proprietà di SWIFT è distribuita tra oltre 2.000 banche azioniste. Tuttavia, il potere    decisionale e la supervisione sono concentrati in pochi attori chiave:<br>Banche Private (Gli Azionisti): I giganti che siedono nel Consiglio di Amministrazione (Board of Directors) includono i pesi massimi del sistema creditizio mondiale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><span style="text-decoration: underline;">USA</span></em><br>JP Morgan Chase (il cui MD Graeme Munro presiede spesso il Board), Citigroup, Bank of America.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Europa</em><br></span>BNP Paribas, Deutsche Bank, Société Générale, Intesa Sanpaolo (che ha un rappresentante diretto nel board nel 2026), Santander, HSBC.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Asia </em><br></span>Bank of China, MUFG (Giappone).</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Banche Centrali (I Supervisori)</em><br></span>Pur non essendo &#8220;proprietarie&#8221; nel senso commerciale, le Banche Centrali del G10 esercitano la sorveglianza. La Banca Nazionale del Belgio è il supervisore principale (poiché SWIFT ha sede a La Hulpe, in Belgio), insieme a Federal Reserve (USA), BCE (Europa), Banca d&#8217;Inghilterra e Banca del Giappone.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>2. Chi subirebbe i danni maggiori dalla riduzione di SWIFT?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se le stablecoin diventassero lo standard per il commercio internazionale, il danno non sarebbe uniforme. I &#8220;perdenti&#8221; principali sarebbero:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>A. Le Grandi Banche Corrispondenti (Loss di Commissioni)</em></strong><br>Banche come <strong>JP Morgan</strong>, <strong>Citi</strong> e <strong>HSBC</strong> traggono profitti enormi agendo da &#8220;ponti&#8221; tra diverse valute.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il danno</em><br></span>Se una transazione di petrolio tra Brasile e India avviene in USDT, non c&#8217;è più bisogno di una banca corrispondente americana che faccia da garante e intermediario. Queste banche perderebbero miliardi in commissioni di transazione e ricavi da cambio valuta (FX).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>B. La Federal Reserve e il Tesoro USA (Perdita di Leva Politica)</em></strong><br>SWIFT è il braccio finanziario della politica estera americana.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il danno</em><br></span>Senza il controllo sui messaggi SWIFT, la capacità degli Stati Uniti di imporre sanzioni efficaci verrebbe meno. Se i flussi di denaro si muovono su blockchain pubbliche, il Tesoro USA non può più &#8220;spegnere l&#8217;interruttore&#8221; ai paesi avversari.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>C. Le Banche Locali nei Paesi Emergenti (Drenaggio di Depositi)</em></strong><br>Secondo recenti analisi della <strong>BCE</strong> e del <strong>FMI</strong> (marzo 2026), l&#8217;adozione di stablecoin causa la &#8220;sostituzione dei depositi&#8221;.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il danno</em><br></span>I cittadini e le aziende, invece di tenere i soldi in una piccola banca locale soggetta a inflazione, preferiscono comprare stablecoin. Questo drena liquidità dalle banche nazionali, riducendo la loro capacità di concedere prestiti a famiglie e imprese locali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>D. Il Sistema di Tassazione Globale</em></strong><br>Le transazioni in stablecoin sono più difficili da tracciare rispetto ai flussi SWIFT, che sono &#8220;nativamente&#8221; trasparenti per le autorità fiscali. I governi rischierebbero un&#8217;erosione della base imponibile sul commercio estero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il paradosso del 2026</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre le banche &#8220;tradizionali&#8221; lottano, i nuovi giganti come <strong>Tether (USDT)</strong> e <strong>Circle (USDC)</strong> stanno diventando i nuovi banchieri del mondo. <strong>Tether,</strong> ad esempio, è diventata uno dei maggiori detentori di Titoli di Stato USA al mondo, superando persino molte nazioni sovrane.<br>Ti piacerebbe sapere come le banche italiane si stanno attrezzando per integrare le stablecoin ed evitare di perdere la loro quota di mercato?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LA QUINTA DOMANDA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ma in estrema sintesi si può affermare che il sostegno di Trump alle stablecoin può essere interpretato come una volontà di aspro confronto tra Casa Bianca (politica) e 2.000 Banche del Pianeta (Finanza e Mercato Valutario) in cui la presenza dei Rothchild è massiccia? </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In estrema sintesi, la tua interpretazione coglie un punto fondamentale della politica economica del 2026: lo spostamento del potere monetario dai custodi tradizionali (le grandi banche) ai gestori tecnologici (le piattaforme digitali).<br>Tuttavia, per essere precisi, il conflitto non è una volontà di &#8220;distruggere&#8221; il sistema bancario, ma di sostituirne l&#8217;infrastruttura con una più favorevole agli interessi dell&#8217;attuale amministrazione USA.<br>Ecco i tre pilastri di questo scontro tra Casa Bianca e sistema bancario globale:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>1. La &#8220;Guerra dei Depositi&#8221; (Casa Bianca vs 2.000 Banche)</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore della tensione nel 2026 è il GENIUS Act. Le banche tradizionali (comprese le grandi &#8220;too big to fail&#8221;) sono terrorizzate dalle stablecoin perché queste agiscono come &#8220;banche ombra&#8221;:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il timore delle banche</em><br></span>Se i cittadini possono tenere i loro risparmi in stablecoin che offrono rendimenti elevati (grazie a piattaforme come Coinbase o Kraken), le banche perdono i depositi dei clienti. Senza depositi, le banche non hanno più la materia prima per fare prestiti e profitti.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>La mossa di Trump</em><br></span>Ha accusato apertamente i lobbyisti bancari di &#8220;sabotare&#8221; l&#8217;innovazione. La sua amministrazione sta favorendo l&#8217;emissione di licenze bancarie nazionali a società crypto (come è successo recentemente con <em>World Liberty Financial</em>), creando di fatto una concorrenza diretta al vecchio sistema.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>2. Lo scontro con la FED (L&#8217;indipendenza sotto assedio)</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il conflitto con la Federal Reserve è reale e imminente, specialmente con l&#8217;avvicinarsi della scadenza del mandato di Jerome Powell (maggio 2026):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La FED vuole mantenere il monopolio sulla creazione di moneta e sulla stabilità dei tassi.</li>



<li>L&#8217;amministrazione spinge per un dollaro &#8220;privatizzato&#8221; tramite le stablecoin, che permetterebbe di inondare il mercato globale di dollari digitali senza passare per i rigidi controlli della Banca Centrale. È una sfida all&#8217;indipendenza stessa della FED.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>3. Il ruolo dei Rothschild e della &#8220;Vecchia Finanza&#8221;</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La menzione dei Rothschild richiama il concetto di &#8220;Old Money&#8221; e della finanza dinastica europea che ha dominato il mercato valutario per secoli tramite banche come <em>Rothschild &amp; Co</em> o <em>Edmond de Rothschild</em>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Presenza Massiccia</em>.<br></span>Sebbene oggi la loro influenza sia più legata all&#8217;asset management e alla consulenza strategica che alla proprietà diretta di 2.000 banche, essi rappresentano il simbolo di quell&#8217;establishment finanziario che predilige la stabilità e la regolamentazione (il sistema basato su SWIFT).</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il contrasto</em><br></span>Trump vede questo sistema come &#8220;lento, costoso e obsoleto&#8221;. Sostenendo le stablecoin, egli favorisce una &#8220;nuova élite&#8221; (i miliardari della Silicon Valley e dei venture capital come Andreessen Horowitz) contro la &#8220;vecchia guardia&#8221; della finanza europea e di Wall Street.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>4. La sintesi geopolitica</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostenere le stablecoin è una manovra di Realpolitik:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Contro la Cina</em><br></span>Impedisce allo Yuan Digitale di diventare la moneta del web.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Contro le Banche</em><br></span>Toglie alle banche il potere di fare &#8220;da filtro&#8221; tra lo Stato e i cittadini.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Per il Dollaro</em><br></span>Assicura che, anche se il sistema bancario tradizionale dovesse declinare, il dollaro resti la valuta mondiale sotto forma di codice informatico.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In breve: Sì, è un aspro confronto. <br>Non è solo una questione di tecnologia, è una lotta per decidere chi gestirà il registro del denaro nel XXI secolo: i banchieri nelle sale riunioni di Bruxelles e New York o i programmatori sotto il controllo (più o meno diretto) della Casa Bianca.<br>Ti interessa sapere se questa &#8220;nuova finanza&#8221; delle stablecoin sia effettivamente più sicura per il risparmiatore medio rispetto alle banche tradizionali o se presenti rischi di bolla speculativa?</p>
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		<title>Klarna lancia KlarnaUSD: la stablecoin che sfida i confini dei pagamenti digitali</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/klarna-stablecoin-klarnausd-lancio-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 15:53:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banking e Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[Klarna]]></category>
		<category><![CDATA[Klarna USD]]></category>
		<category><![CDATA[Stablecoin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-25-nov-2025-16_37_46.jpg" type="image/jpeg" />La fintech svedese entra nel mercato crypto con un token ancorato al dollaro e punta ai pagamenti globali istantanei.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-25-nov-2025-16_37_46.jpg" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">KlarnaUSD, basato sulla blockchain Tempo, promette transazioni più rapide e meno costose. È la prova che le big tech del fintech stanno trasformando la moneta digitale in un’infrastruttura concreta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Klarna abbraccia il mondo crypto: una svolta che cambia prospettiva</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Klarna ha annunciato qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato improbabile: la nascita di <strong>KlarnaUSD</strong>, una stablecoin completamente garantita dal dollaro statunitense. È un progetto ambizioso, quasi un salto oltre il perimetro tradizionale del “buy now, pay later”, e arriva in un momento in cui il settore crypto sta finalmente acquisendo una sua compiutezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il CEO, Sebastian Siemiatkowski, che in passato non aveva nascosto un certo scetticismo verso gli asset digitali, oggi parla di una nuova fase per l’azienda. E questa inversione, così netta, racconta molto di come il settore stia cambiando pelle. Non è più l’epoca dell’euforia incontrollata: è l’inizio di un’industria consapevole, regolata, pronta a integrarsi nel sistema finanziario globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">KlarnaUSD: un token progettato per l’uso quotidiano, non per la speculazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La promessa di KlarnaUSD è pensata in modo pragmatico: offrire un mezzo di pagamento stabile, veloce, immediatamente spendibile, con tempi di transazione ridotti al minimo. Non ambisce a diventare un token da trading, né una moneta virtuale per speculatori; punta, invece, a diventare una sorta di “strato invisibile” nei pagamenti digitali, un’infrastruttura che faciliti trasferimenti tra Paesi diversi con un’efficienza impossibile da ottenere nel sistema bancario tradizionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Klarna ha scelto di basare il token su <strong>Tempo</strong>, una blockchain sviluppata da Stripe e Paradigm, orientata alla scalabilità e pensata per garantire pagamenti rapidi anche in condizioni di traffico elevato. È una scelta coerente con la strategia dell’azienda, che mira a trasformare l’esperienza dell’utente in qualcosa di fluido, quasi trasparente, come se le complessità tecniche fossero scomparse dietro l’interfaccia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A ben vedere, ciò che Klarna sta costruendo è una nuova grammatica della transazione digitale: meno attese, meno costi, meno ostacoli. Un modello che parla alle aziende globali, ma anche ai consumatori che vivono tra acquisti online, abbonamenti e micro-pagamenti quotidiani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La corsa delle big fintech verso la moneta digitale: un trend ormai irreversibile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lancio di KlarnaUSD non è un episodio isolato, ma un nuovo capitolo in una corsa che coinvolge tutti i grandi player della finanza digitale. PayPal ha dato il via; Stripe ha seguito ampliando la propria infrastruttura; ora Klarna entra nella partita con un prodotto che, almeno sulla carta, potrebbe integrarsi in una base utenti enorme, soprattutto negli Stati Uniti, dove il marchio è già radicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il movimento ha una logica industriale precisa. Le fintech hanno compreso che non possono affidare il proprio futuro a un’infrastruttura, quella bancaria tradizionale, progettata in un’epoca in cui il digitale non esisteva. Le stablecoin offrono una via di uscita: una moneta che si muove senza attriti, che attraversa confini senza incontrare sistemi intermedi, che riduce drasticamente i costi di gestione.<br>Non è solo una questione tecnologica, ma quasi una riforma del modo in cui le informazioni monetarie circolano nel mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Regole più chiare, mercati più maturi: il nuovo scenario normativo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che rende possibile questo passaggio non è soltanto la volontà delle aziende, ma un contesto normativo che, paradossalmente, si sta consolidando proprio mentre le crypto sembravano perdere slancio. Gli Stati Uniti stanno avanzando con il <strong>GENIUS Act</strong>, un quadro che definisce limiti, garanzie e responsabilità delle stablecoin. L’Europa, con il regolamento <strong>MiCA</strong>, ha fatto un salto avanti che nessuna altra regione del mondo è riuscita a compiere con la stessa ampiezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa nuova fase, la regolazione non rappresenta più un freno, bensì un ancoraggio che legittima i progetti più solidi. Klarna, con la sua reputazione consolidata e la sua immensa base utenti, entra in un ecosistema che non è più un territorio di frontiera, ma un’industria che cerca affidabilità e trasparenza.<br>Ciò che fino a ieri era percepito come rischio oggi diventa struttura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contesto finanziario: perché Klarna sceglie questo momento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il debutto di KlarnaUSD arriva mentre l’azienda sta vivendo un momento di forza, confermato dai risultati superiori alle aspettative nel suo primo trimestre post-quotazione. La stablecoin rappresenta una leva di diversificazione strategica che, se integrata correttamente, potrebbe trasformare Klarna da semplice piattaforma di pagamento a vero attore infrastrutturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mossa suggerisce un riposizionamento profondo: non più soltanto servizio al consumatore, ma architettura per transazioni globali. Una transizione che, in parte, ricorda quanto avvenuto per i giganti tecnologici che hanno trasformato la loro capacità di elaborazione dati in servizi cloud. Qui, però, a trasformarsi è la natura stessa del denaro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il denaro del futuro: meno banca, più infrastruttura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nascita di KlarnaUSD non è solo un’iniziativa di prodotto. È un segnale più ampio, quasi una crepa o un’apertura nel modo in cui immaginiamo il denaro.<br>Non sarà più soltanto un saldo visualizzato su un conto né un token volatile in un portafoglio digitale. Si sta formando un nuovo ibrido: una moneta programmabile, stabile, regolamentata, capace di attraversare continenti con la velocità di una notifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Klarna, che per anni ha semplificato il pagamento rateale, adesso tenta di semplificare la struttura stessa della transazione. E nel farlo anticipa una domanda silenziosa, ma in crescita: quella di un sistema finanziario globale che finalmente si muova con il ritmo del mondo digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se KlarnaUSD manterrà ciò che promette, potrebbe essere ricordato non come la prima stablecoin europea di massa, ma come l’inizio di un’era in cui il denaro diventa, finalmente, un’infrastruttura capace di fluire senza attrito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse il futuro dei pagamenti non arriverà in un lampo. Forse è già qui, sta solo cambiando forma.</p>
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		<title>Stablecoin Boom: + 70%, l’esplosione dei pagamenti digitali</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/stablecoin-boom-70-lesplosione-dei-pagamenti-digitali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 08:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banking e Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[Stablecoin]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/stablecoin-stati-uniti.webp" type="image/jpeg" />Dopo la prima legge federale sulle stablecoin, i pagamenti in dollari digitali crescono del 70%. Il nuovo quadro normativo statunitense accende un effetto domino sull’adozione globale. Ad agosto oltre 10 miliardi di dollari in transazioni stablecoin, contro i 6 di febbraio e più del doppio rispetto al 2024. La legge americana approvata a luglio 2025 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/stablecoin-stati-uniti.webp" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Dopo la prima legge federale sulle stablecoin, i pagamenti in dollari digitali crescono del 70%. Il nuovo quadro normativo statunitense accende un effetto domino sull’adozione globale.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ad agosto oltre 10 miliardi di dollari in transazioni stablecoin, contro i 6 di febbraio e più del doppio rispetto al 2024. La legge americana approvata a luglio 2025 accende la fiducia e trasforma le monete digitali in strumento di pagamento quotidiano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il momento in cui l’esperimento diventa infrastruttura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni, le stablecoin sono state una promessa sospesa tra la curiosità dei mercati e la diffidenza delle istituzioni.<br>Erano usate da trader, sviluppatori e startup fintech, ma mai davvero accettate dal sistema economico tradizionale. Poi, nell’estate 2025, qualcosa è cambiato per sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A luglio, gli Stati Uniti hanno approvato la <strong>prima legge federale sulle stablecoin</strong>, un provvedimento che ne regola emissione, riserve e trasparenza. Non un semplice aggiornamento normativo, ma un punto di svolta.<br>Da quel momento, il mercato ha smesso di chiedersi <em>se</em> le stablecoin avrebbero avuto un futuro e ha iniziato a chiedersi <em>quanto in fretta</em> avrebbero ridefinito i pagamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza è sottile, ma decisiva: la regolazione non ha spento l’innovazione, l’ha resa scalabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri che spiegano una rivoluzione silenziosa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo un’analisi di <strong>Artemis</strong>, società di dati blockchain citata da <em>Bloomberg</em>, ad <strong>agosto 2025</strong> sono stati movimentati <strong>oltre 10 miliardi di dollari</strong> in stablecoin per <strong>beni, servizi e trasferimenti reali</strong>.<br>A febbraio erano <strong>6 miliard</strong> e ad agosto 2024 <strong>meno della metà</strong>.<br>Un salto del <strong>70% in sei mesi</strong> e una crescita più che <strong>doppia su base annua</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la traiettoria resterà costante, il volume annualizzato dei pagamenti potrebbe raggiungere i <strong>122 miliardi di dollari</strong>, un dato che pone le stablecoin tra i canali di pagamento più dinamici dell’intera economia digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è solo una questione di quantità.<br>È la <strong>qualità delle transazioni</strong> a marcare il cambiamento: non scambi tra exchange o movimenti speculativi, bensì <strong>pagamenti reali</strong>, <strong>stipendi digitali</strong>, <strong>e-commerce</strong> e <strong>rimesse internazionali</strong>.<br>La stablecoin è uscita dal mondo cripto per entrare — quasi in punta di piedi — nella vita economica di tutti i giorni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Regolazione, fiducia e il prezzo dell’incertezza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima della legge di luglio, il mondo delle stablecoin viveva in una zona grigia.<br>Gli emittenti non erano soggetti a regole uniformi; la trasparenza sulle riserve era volontaria e la fiducia oscillava a ogni notizia di mercato.<br>Ogni volta che un token perdeva temporaneamente la parità col dollaro, l’intero ecosistema tremava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la nuova legge federale — parte del <strong>GENIUS Act</strong> — gli Stati Uniti hanno stabilito standard chiari: <strong>riserve liquide obbligatorie</strong>, <strong>audit indipendenti</strong>, <strong>controlli antiriciclaggio</strong> e <strong>poteri di vigilanza</strong> per le autorità.<br>In pratica, hanno trasformato un settore opaco in una <strong>filiera regolata</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza non si misura nei comunicati stampa, ma nei comportamenti: banche, PSP e aziende globali hanno iniziato a integrare i pagamenti in stablecoin nei loro sistemi di incasso e tesoreria.<br>Quando la legge protegge invece di ostacolare, il capitale — umano e finanziario — si muove.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’espansione dei pagamenti reali: e-commerce, rimesse e B2B</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I primi a muoversi sono stati i merchant online.<br>Nell’e-commerce internazionale, dove i margini sono sottili e le fee bancarie incidono fino al 3%, le stablecoin offrono <strong>settlement immediato</strong> e <strong>costi minimi</strong>.<br>Molti operatori hanno scoperto che ricevere un pagamento in stablecoin può significare avere <strong>cassa liquida in pochi minuti</strong>, invece che in giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il mercato delle <strong>rimesse</strong> si sta ristrutturando.<br>Per milioni di lavoratori migranti, la possibilità di inviare dollari digitali a costi irrisori rappresenta un cambiamento concreto, non ideologico.<br>Nei <strong>pagamenti B2B</strong>, le aziende stanno sperimentando transazioni just-in-time, riducendo il capitale immobilizzato e migliorando la gestione della liquidità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi casi, la stablecoin non è un concetto astratto: è un <strong>mezzo di efficienza</strong>.<br>Un pezzo di software che, in pratica, accorcia la distanza tra denaro e valore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova grammatica del pagamento: fee, tempo e fiducia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La spinta non arriva da un’utopia tecnologica, ma da una logica economica.<br>Le stablecoin riducono drasticamente le <strong>commissioni di transazione</strong> (in alcuni casi fino al 90% in meno rispetto ai circuiti tradizionali) e garantiscono una <strong>certezza temporale</strong> che il sistema bancario, pur efficiente, non può ancora offrire in modo universale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pagamento diventa così un processo <strong>prevedibile</strong>, trasparente e tracciabile, in tempo reale.<br>Un vantaggio cruciale per aziende globali che lavorano su margini temporali stretti e operano in più valute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, con l’efficienza arrivano nuove responsabilità: gestione delle chiavi digitali, sicurezza dei wallet, conformità normativa.<br>Chi adotta le stablecoin senza aggiornare la propria governance interna rischia di pagare caro un errore di leggerezza.<br>Il nuovo denaro digitale funziona solo se la cultura aziendale evolve insieme alla tecnologia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le banche non arretrano, si trasformano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molti analisti avevano previsto uno scontro frontale tra stablecoin e banche.<br>In realtà, sta accadendo l’opposto.<br>Le istituzioni finanziarie stanno capendo che le stablecoin non sono un nemico, ma un <strong>nuovo livello operativo</strong> della moneta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune banche statunitensi stanno testando <strong>conti tokenizzati</strong>, che permettono di gestire fondi in stablecoin accanto a valute tradizionali.<br>I grandi circuiti di pagamento stanno sperimentando <strong>rail ibridi</strong>, dove l’autorizzazione avviene attraverso i canali esistenti, ma il regolamento si chiude in stablecoin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una forma di cooperazione silenziosa, ma strategica: l’innovazione non sostituisce il vecchio sistema, lo <strong>riscrive dall’interno</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rischi, governance e concentrazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro la crescita record restano questioni aperte.<br>Le stablecoin più grandi — come USDC e USDT — detengono quote dominanti, con miliardi di dollari in riserve.<br>Una concentrazione simile può diventare un rischio sistemico, specie se la governance non è completamente trasparente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera sfida, oggi, è creare <strong>standard globali di audit e trasparenza</strong>, assicurando che le riserve siano sempre verificabili, liquide e indipendentemente controllate.<br>Un settore che vuole diventare infrastruttura non può basarsi solo su fiducia privata: deve costruire fiducia pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sostenibilità delle stablecoin, come ogni infrastruttura finanziaria, non si misura nei giorni di euforia, ma nella <strong>capacità di resistere alle crisi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’effetto geopolitico: un dollaro digitale senza la Fed</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni volta che una stablecoin in dollari attraversa un confine, il dollaro stesso si espande.<br>È un fenomeno che gli economisti chiamano <em>dollarizzazione invisibile</em>: una proiezione di potere monetario che non dipende più solo dalle banche centrali, ma anche dalle piattaforme private che emettono token digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Washington, è un vantaggio strategico.<br>Per l’Europa e l’Asia, una sfida di sovranità.<br>Più cresce l’uso globale delle stablecoin, più si rafforza l’influenza del dollaro — ma anche la dipendenza da infrastrutture che non rispondono a governi, bensì a società private.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un equilibrio delicato, dove <strong>tecnologia e geopolitica</strong> si incontrano in modo sempre meno separato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove guardare adesso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il prossimo anno sarà decisivo per capire se il boom delle stablecoin è un’onda passeggera o una nuova normalità.<br>I segnali da monitorare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la quota di pagamenti retail in stablecoin nei principali marketplace globali</li>



<li>la rapidità media dei regolamenti internazionali</li>



<li>la qualità e frequenza delle attestazioni sulle riserve</li>



<li>l’ingresso delle banche nel mercato dei wallet custodial.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l’indicatore più rilevante sarà uno solo: <strong>la percezione degli utenti</strong>.<br>Quando la maggior parte delle persone smetterà di chiedersi “è cripto o è denaro?” e comincerà semplicemente a dire “funziona”, sapremo che la trasformazione è compiuta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rivoluzione che non fa rumore, ma cambia tutto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero cambiamento non arriva con slogan.<br>Arriva quando un sistema funziona così bene che smette di sembrare nuovo.<br>Le stablecoin non promettono di reinventare il denaro: promettono di <strong>renderlo finalmente efficiente</strong>, globale e trasparente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo dove la velocità è capitale, la fiducia è infrastruttura e la trasparenza è valore, il pagamento non è più un gesto tecnico: è una forma di potere.<br>E come sempre nella storia del denaro, chi impara a usarlo prima, detta le regole del domani.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nota metodologica sui dati</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le cifre riportate da <strong>Artemis</strong>, pubblicate da <em>Bloomberg</em>, riguardano i volumi di stablecoin utilizzate per <strong>pagamenti reali</strong>: ossia transazioni per beni e servizi, trasferimenti B2B e rimesse internazionali.<br>Non comprendono scambi tra exchange o attività puramente speculative.<br>Il dato di 10 miliardi di dollari in agosto rappresenta, dunque, un indicatore dell’adozione <strong>operativa</strong> delle stablecoin nell’economia reale.</p>
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		<title>La guerra delle stablecoin: Wall Street, Europa e Tokyo alla conquista della moneta digitale globale</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/la-guerra-delle-stablecoin-wall-street-europa-e-tokyo-alla-conquista-della-moneta-digitale-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2025 14:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banking e Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[G7]]></category>
		<category><![CDATA[Stablecoin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Global-Stablecoin.png" type="image/jpeg" />Dieci colossi bancari aprono un fronte comune per esplorare una stablecoin “made in G7”. Efficienza, potere e rischio sistemico si intrecciano in un progetto che prova a portare la programmabilità del denaro dentro l’architettura della finanza regolata. La finanza tradizionale non guarda più il mondo cripto dal vetro di sicurezza della sala di controllo: ci [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-guerra-delle-stablecoin-wall-street-europa-e-tokyo-alla-conquista-della-moneta-digitale-globale/">La guerra delle stablecoin: Wall Street, Europa e Tokyo alla conquista della moneta digitale globale</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Global-Stablecoin.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Dieci colossi bancari aprono un fronte comune per esplorare una stablecoin “made in G7”. Efficienza, potere e rischio sistemico si intrecciano in un progetto che prova a portare la programmabilità del denaro dentro l’architettura della finanza regolata.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La finanza tradizionale non guarda più il mondo cripto dal vetro di sicurezza della sala di controllo: ci entra. Dieci tra le maggiori banche globali — da <strong>Bank of America</strong> a <strong>Deutsche Bank</strong>, da <strong>Goldman Sachs</strong> a <strong>UBS</strong>, insieme a <strong>Citi, MUFG, Barclays, TD Bank, Santander</strong> e <strong>BNP Paribas </strong>— hanno avviato un lavoro congiunto per capire se abbia senso emettere <strong>asset digitali ancorati 1:1 alle valute del G7</strong> su blockchain pubbliche. È un’ipotesi, non una decisione. Ma è l’ipotesi che conta: un consorzio di istituzioni sistemiche che, per la prima volta, valuta di standardizzare <strong>una moneta digitale privata</strong> dentro i confini della regolazione bancaria. Se riuscisse, cambierebbe il modo in cui circola la liquidità, come si regolano i pagamenti e chi esercita davvero il controllo sulla moneta nel XXI secolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché proprio ora: il denaro programmabile come leva competitiva</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’idea di una stablecoin bancaria non nasce in un vuoto. Il <strong>rally delle criptovalute</strong>, il ritorno d’interesse politico negli Stati Uniti e la maturazione tecnologica delle infrastrutture pubbliche hanno creato un contesto nuovo. Finora le stablecoin hanno vissuto soprattutto <strong>dentro i mercati cripto</strong>, come lubrificante per scambi e arbitraggi; poco, pochissimo, nell’economia reale. Il consorzio punta a rovesciare la geometria: <strong>portare la programmabilità del denaro dove oggi stanno i volumi</strong>, ossia nei pagamenti corporate, nelle tesorerie delle multinazionali, nelle catene del valore globali e nel mercato dei capitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore potenziale non è ideologico, ma industriale: <strong>riduzione dei tempi di regolamento</strong> (da T+2 a quasi tempo reale), meno frizioni nei pagamenti transfrontalieri, <strong>minore rischio controparte</strong> grazie a regolamento atomico e smart contract, <strong>gestione fine della liquidità intraday</strong>. Sono argomenti che parlano alle direzioni finanziarie. E sono il nucleo del business case.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa potrebbe essere (e non essere) una “stablecoin G7”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una stablecoin emessa o sponsorizzata da banche sistemiche non è un clone degli attuali token privati. Le scelte di <strong>design</strong> sono decisive:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Riserva e custodia</strong>: attività liquide, separate, ispezionabili; presumibile prevalenza di titoli di Stato a brevissima scadenza e depositi presso controparti centrali</li>



<li><strong>KYC/AML nativi</strong>: identità digitale integrata nel ciclo di vita del token; accesso “a cerchi” (banche, imprese, fornitori di pagamento) per prevenire usi illeciti e abilitare audit</li>



<li><strong>Programmabilità con guardrail</strong>: smart contract sì, ma con <strong>circuit breakers</strong>, whitelist/blacklist e diritti di intervento in linea con i requisiti prudenziali</li>



<li><strong>Interoperabilità</strong>: dialogo con reti pubbliche e permissioned, con ponti verificati e standard comuni per evitare “giardini chiusi”</li>



<li><strong>Governance</strong>: regole su chi può emettere, come si gestiscono gli oracoli dei tassi di cambio G7 e come si decide in caso di fork o incidenti di rete.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questa architettura punta a <strong>istituzionalizzare</strong> ciò che finora è stato “artigianale”. Ma istituzionalizzare significa anche accettare che la moneta programmabile <strong>obbedisca a norme</strong> e che, all’occorrenza, possa essere <strong>spenta, riaccreditata, tracciata</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il convitato di pietra: i regolatori</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La mossa delle banche entra in un territorio sensibile. Banche centrali e autorità di vigilanza temono che stablecoin su larga scala possano <strong>spostare depositi</strong> dall’intermediazione tradizionale verso strumenti a riserva separata, <strong>frammentando la trasmissione della politica monetaria</strong>. È il nocciolo delle perplessità espresse da varie autorità: la priorità resta <strong>evitare corse alla liquidità</strong> e minimizzare gli effetti domino nei mercati monetari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consorzio lo sa. Per questo la narrativa ufficiale è prudente: <strong>“esplorare il valore, garantire conformità, rispettare il risk management”</strong>. Tradotto: il progetto può vivere solo se allinea <strong>sicurezza sistemica</strong>, <strong>trasparenza della riserva</strong> e una <strong>governance verificabile</strong>. Il punto politico è un altro: se il <strong>denaro programmabile</strong> diventa mainstream, chi ne decide le regole ultime — il consorzio, il regolatore, o entrambi?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mercato da battere: Tether &amp; co. e il paradosso della fiducia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi la mappa è chiara: poche stablecoin dominano un mercato che vale centinaia di miliardi, con <strong>Tether</strong> in posizione largamente prevalente. È un paradosso: un settore nato per la trasparenza che sconta <strong>asimmetrie informative</strong> e <strong>zone grigie regolatorie</strong>. Ed è qui che le banche vedono lo spazio: offrire una <strong>controparte riconosciuta</strong>, con controlli e responsabilità, per drenare utilizzo dall’ecosistema cripto verso un <strong>circuito regolato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione però all’<strong>effetto network</strong>. La moneta è un bene di rete: vince chi è accettato ovunque. Per superare l’inerzia, il consorzio dovrà portare <strong>merchant, PSP e grandi piattaforme</strong> a integrare i token nativamente nei flussi di pagamento e negli <strong>ERP aziendali</strong>. Senza quella massa critica, anche la stablecoin più “solida” resta un esercizio di stile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Token deposit vs stablecoin: due strade, una strategia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutte le banche sposano la stessa tesi. Una parte del settore vede nei <strong>depositi tokenizzati</strong> la via maestra: stessa banca, stesso conto, <strong>nuova forma digitale</strong>. È una differenza non solo tecnica: i <strong>token deposit</strong> restano pienamente dentro il perimetro bancario e della garanzia sui depositi; la <strong>stablecoin</strong> — anche se bancaria — tende a poggiare su <strong>riserve segregate</strong> e a vivere su reti più aperte.<br>Per i clienti corporate la domanda è pragmatica: <strong>che cosa semplifica davvero la tesoreria?</strong> Se la stablecoin riduce tempi, costi e riconciliazioni, vince. Se i depositi tokenizzati offrono gli stessi benefici senza cambiare processi, vince l’abitudine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che i due percorsi <strong>non si escludono</strong>. Una strategia credibile potrebbe vedere <strong>co-esistere</strong> stablecoin (per i pagamenti interbancari e cross-border ad alta velocità) e token deposit (per la gestione quotidiana della liquidità on-chain).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso Europa e la sfida dell’euro digitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La partita è anche geopolitica. In Europa un <strong>fronte bancario</strong> sta lavorando a una stablecoin in euro; altrove, alcune istituzioni hanno già testato emissioni proprietarie con adozione limitata. Il punto europeo è duplice: <strong>non farsi imporre standard</strong> nati altrove e <strong>dialogare</strong> con i progetti di <strong>valuta digitale di banca centrale</strong>.<br>Se una stablecoin bancaria in euro raggiungesse massa critica prima della versione retail dell’euro digitale, potrebbe <strong>prefigurare standard de facto</strong> su wallet, identità e compliance. Oppure produrre <strong>sovrapposizioni</strong>: due strumenti digitali che cercano la stessa utilità d’uso. In entrambi i casi, il coordinamento istituzionale sarà decisivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I rischi che contano davvero (e come mitigarli)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un progetto del genere porta rischi <strong>concreti</strong> e <strong>gestibili</strong> solo con disegno accurato:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Rischio di corsa ai rimborsi</strong>: in stress di mercato, richiesta simultanea di conversione. Mitigazioni: <strong>riserve ultra-liquide</strong>, <strong>limiti di concentrazione</strong>, <strong>gate temporanei</strong> esplicitati a priori</li>



<li><strong>De-peg e fiducia</strong>: scostamento dal valore 1:1. Mitigazioni: <strong>trasparenza frequente e verificata</strong> su portafoglio, <strong>mark-to-market</strong>, <strong>oracoli multipli</strong> per i tassi di cambio G7</li>



<li><strong>Operativo e smart contract</strong>: bug, exploit, cattiva gestione delle chiavi. Mitigazioni: <strong>security by design</strong>, audit indipendenti, <strong>policy di rotazione</strong> e <strong>kill switch regolati</strong></li>



<li><strong>Interoperabilità e ponti</strong>: i bridge sono il punto debole. Mitigazioni: <strong>standard comuni</strong>, <strong>bridge permissioned</strong>, assicurazioni parametriche</li>



<li><strong>Concentrazione e antitrust</strong>: rischio di standard proprietari di fatto. Mitigazioni: <strong>governance aperta</strong>, <strong>regole di accesso non discriminatorie</strong>, <strong>comitati indipendenti</strong> su prezzi e API.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Solo se queste barriere vengono affrontate <strong>prima</strong> del lancio, la stablecoin bancaria può presentarsi come <strong>infrastruttura affidabile</strong>, non come gadget di branding.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove nasce la domanda: use case con P&amp;L</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il mercato non premia le slide. Premia i <strong>casi d’uso con conto economico</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Pagamenti B2B transfrontalieri</strong>: pagare fornitori in Asia o America con regolamento quasi istantaneo e <strong>riconciliazione automatica</strong> nel gestionale</li>



<li><strong>Mercato dei capitali on-chain</strong>: emissione, collocamento e regolamento di strumenti a breve in <strong>delivery-versus-payment</strong> su blockchain</li>



<li><strong>Gestione liquidità intraday</strong>: trasferire fondi tra giurisdizioni in minuti, riducendo l’uso di linee di credito ponte</li>



<li><strong>Commercio globale</strong>: lettere di credito e <strong>documenti doganali tokenizzati</strong>, con pagamento che si libera al verificarsi di condizioni reali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni use case ha una metrica chiave: <strong>giorni e costi risparmiati</strong>, <strong>capitale liberato</strong>, <strong>errori evitati</strong>. Solo così una stablecoin bancaria diventa prodotto, non manifesto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera posta in gioco: standard, non branding</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È facile innamorarsi dei nomi. Ma la partita è sugli <strong>standard</strong>: come si costruisce l’identità digitale, come si certificano i dati nel mondo fisico (spedizioni, inventari, servizi), come si definisce la <strong>finalità del regolamento</strong> su reti pubbliche.<br>Chi stabilisce gli standard — che sia un consorzio bancario, un’alleanza pubblico-privata o un regolatore — <strong>scrive le regole della competitività</strong> per i prossimi dieci anni. È qui che una stablecoin bancaria può diventare <strong>asse infrastrutturale</strong> e non semplice strumento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi controllerà la moneta programmabile?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto delle dieci banche non è solo un capitolo della storia delle crypto; è un <strong>test di sovranità</strong>. Se la moneta diventa codice, <strong>chi controlla il codice controlla la moneta</strong>: banche centrali, consorzi privati o un’inedita <strong>co-governance</strong>? La risposta non sarà binaria. Ma una cosa è chiara: la prossima infrastruttura del denaro nascerà dove <strong>fiducia istituzionale</strong> e <strong>tecnologia verificabile</strong> si incontrano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La finanza ha già fatto una scelta: entrare nel territorio programmabile e provare a <strong>definirne i confini</strong> prima che altri lo facciano. Se le banche sapranno unire standard aperti, trasparenza radicale e casi d’uso con P&amp;L misurabile, la stablecoin del G7 potrà segnare <strong>la normalizzazione del denaro digitale</strong>. In caso contrario, resterà un esercizio elegante.<br>In entrambi i casi, la direzione è segnata: la moneta del futuro sarà <strong>programmabile, interoperabile e verificabile</strong>. La domanda aperta, quella da prima pagina, è <strong>chi avrà il diritto — e la responsabilità — di premerne gli interruttori</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-guerra-delle-stablecoin-wall-street-europa-e-tokyo-alla-conquista-della-moneta-digitale-globale/">La guerra delle stablecoin: Wall Street, Europa e Tokyo alla conquista della moneta digitale globale</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>Stablecoin in euro: le banche europee sfidano il dominio del dollaro con un nuovo progetto digitale</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/stablecoin-in-euro-le-banche-europee-sfidano-il-dominio-del-dollaro-con-un-nuovo-progetto-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 09:47:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banking e Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Stablecoin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Banche.png" type="image/jpeg" />Nove grandi istituti, tra cui ING e UniCredit, hanno creato una società ad Amsterdam per lanciare una stablecoin regolamentata in euro. L’iniziativa segna un punto di svolta per la finanza tradizionale e apre il dibattito sul futuro dell’Europa nei mercati digitali. Per anni le stablecoin sono state il regno incontrastato del dollaro e degli operatori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Banche.png" type="image/jpeg" />
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<p class="wp-block-paragraph">Nove grandi istituti, tra cui ING e UniCredit, hanno creato una società ad Amsterdam per lanciare una stablecoin regolamentata in euro. L’iniziativa segna un punto di svolta per la finanza tradizionale e apre il dibattito sul futuro dell’Europa nei mercati digitali.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni le <strong>stablecoin</strong> sono state il regno incontrastato del dollaro e degli operatori cripto, strumenti visti con sospetto dalla finanza tradizionale e guardati con prudenza dalle autorità europee. Ora, però, qualcosa cambia. Un consorzio di nove grandi banche, da <strong>ING a UniCredit fino a DekaBank</strong>, ha deciso di unire le forze per creare la prima vera stablecoin in euro con ambizioni continentali. Con sede ad Amsterdam e debutto previsto per il prossimo anno, il progetto promette di ridefinire il ruolo dell’euro nell’economia digitale, in un momento in cui la BCE continua a invocare regole più stringenti e a rilanciare l’idea del digital euro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una mossa senza precedenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’annuncio segna una svolta: <strong>nove banche europee di primo piano</strong> hanno scelto di muoversi insieme in un settore fino a oggi appannaggio di start-up e player non regolamentati. Oltre a ING, UniCredit e DekaBank, il consorzio vede la partecipazione di <strong>KBC, Danske Bank, SEB, Caixabank, Raiffeisen Bank International e Banca Sella</strong>. La nuova società con sede ad Amsterdam avrà il compito di sviluppare e gestire una stablecoin in euro, con l’obiettivo di lanciarla nella seconda metà del 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La portata dell’iniziativa va oltre il lato tecnico-finanziario: per la prima volta, un fronte così ampio di banche tradizionali sceglie di entrare in modo coordinato nel mercato degli asset digitali. È un segnale che il confine tra <strong>finanza mainstream e criptoeconomia</strong> non è più così netto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stablecoin: dall’ombra del cripto alla centralità nei pagamenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le stablecoin sono nate come strumenti di nicchia per rendere più agili gli scambi all’interno delle piattaforme cripto. Col tempo, però, si sono imposte come <strong>infrastruttura essenziale per i pagamenti digitali e le transazioni transfrontaliere</strong>, soprattutto nei mercati emergenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio è semplice: garantire un valore stabile, ancorato a una valuta tradizionale, come il dollaro o l’euro, e ridurre così la volatilità che caratterizza Bitcoin o Ethereum. Ad oggi, il mercato delle stablecoin ha raggiunto circa <strong>300 miliardi di dollari</strong>, ma la sproporzione è evidente: oltre il 95% di questi asset è ancorato al dollaro, mentre le stablecoin in euro valgono appena <strong>620 milioni di euro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto del consorzio nasce, quindi, da un’esigenza duplice: colmare un vuoto evidente e offrire una <strong>valida alternativa europea</strong> al predominio del dollaro nello spazio digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scetticismo della BCE</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutti, però, condividono l’entusiasmo. La <strong>Banca Centrale Europea</strong> ha più volte ribadito la sua diffidenza verso le stablecoin. Christine Lagarde ha messo in guardia i legislatori europei sui rischi di affidare a operatori privati un ruolo tanto delicato: possibili squilibri nella politica monetaria, vulnerabilità della stabilità finanziaria, e rischi di concentrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al tempo stesso, la BCE spinge sull’introduzione di un <strong>digital euro</strong>: una valuta elettronica emessa direttamente dalla banca centrale, che garantirebbe piena fiducia istituzionale e controllo monetario. Tuttavia, molti istituti commerciali vedono il digital euro come una minaccia potenziale alla loro relazione con i clienti, temendo che possa sottrarre depositi e ridisegnare il rapporto tra banche e risparmiatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo spazio di tensione che si colloca la nuova stablecoin bancaria: un tentativo di anticipare i tempi e proporre una <strong>soluzione regolamentata, affidabile e sotto controllo europeo</strong>, prima che lo facciano operatori extraeuropei.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La narrativa della sovranità digitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il linguaggio scelto dai promotori non lascia dubbi: la posta in gioco non è solo tecnologica o finanziaria, ma anche politica. Creare una stablecoin in euro significa rafforzare la <strong>sovranità economica europea</strong>, riducendo la dipendenza dal dollaro non solo nei mercati tradizionali, ma anche nel nuovo ecosistema digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Stiamo contribuendo a colmare la necessità di una soluzione regolamentata e di fiducia per i pagamenti on-chain, aprendo la strada a un nuovo standard che sosterrà la crescita e la sovranità dell’Europa”, ha dichiarato <strong>Fiona Melrose</strong>, responsabile della strategia di UniCredit.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un contesto globale in cui il dollaro domina anche nello spazio cripto, questa iniziativa prova a restituire all’euro un ruolo da protagonista. È, in altre parole, un atto di <strong>posizionamento geopolitico</strong>, oltre che un esperimento tecnologico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lezioni dal passato: l’esperienza francese</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non è la prima volta che l’Europa prova a lanciare stablecoin legate all’euro. Nel 2023, <strong>Societe Generale</strong> ha introdotto sul mercato una stablecoin in euro attraverso la sua controllata SG-FORGE. Ma i risultati sono rimasti modesti: appena <strong>56,2 milioni di euro in circolazione</strong>, una cifra insignificante rispetto ai volumi globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa esperienza dimostra quanto sia difficile per un singolo attore scalare in un mercato dominato da colossi americani e dalla fiducia consolidata nel dollaro. La novità del nuovo consorzio sta proprio nella <strong>massa critica</strong>: mettere insieme più istituti significa avere più capitali, più clienti e maggiore credibilità sul mercato. Ma non sarà sufficiente senza un ecosistema di utilizzo concreto, fatto di partnership industriali, adozione da parte di aziende e integrazione nei sistemi di pagamento quotidiani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opportunità e incognite</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La promessa è grande: una stablecoin bancaria potrebbe garantire <strong>pagamenti rapidi, sicuri e a basso costo</strong>, favorire le transazioni cross-border e diventare uno strumento chiave per la finanza on-chain. Ma il successo dipenderà dalla capacità di superare alcune sfide cruciali.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Fiducia</strong>: il marchio delle banche tradizionali è un punto di forza, ma anche un vincolo. Dopo anni di diffidenza verso il mondo cripto, riusciranno a convincere gli utenti più giovani e digitalizzati?</li>



<li><strong>Regolamentazione</strong>: con il nuovo regolamento europeo <strong>MiCA</strong>, i requisiti saranno stringenti: riserve solide, trasparenza assoluta, governance chiara. Una barriera che può scoraggiare operatori improvvisati, ma che richiederà alle banche investimenti e disciplina.</li>



<li><strong>Competizione</strong>: il rischio è che l’iniziativa arrivi troppo tardi in un mercato già consolidato, dove Tether e USDC hanno una posizione dominante.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Un test politico ed economico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto delle nove banche europee non è solo una scommessa tecnologica, ma un <strong>test politico ed economico</strong>. È la prova che la finanza tradizionale è pronta a scendere sul terreno dell’innovazione digitale, ma anche che l’Europa vuole evitare di restare spettatrice in un mercato dominato dagli Stati Uniti e da operatori privati globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro di questa stablecoin dirà molto più del destino di un singolo strumento: ci dirà se l’euro può conquistare spazio nella finanza digitale globale, se l’Europa saprà trasformare ambizioni in risultati concreti e se le banche tradizionali riusciranno a reinventarsi in un ecosistema dominato dall’innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda finale resta aperta e cruciale: <strong>sarà questo il primo passo verso un’Europa capace di competere nella nuova economia digitale, o un altro tentativo destinato a restare marginale?</strong> La risposta non dipenderà solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di costruire fiducia, scala e visione strategica.</p>
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		<title>Lagarde avverte: l’Europa rischia di diventare la cassaforte dei stablecoin globali</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/lagarde-avverte-leuropa-rischia-di-diventare-la-cassaforte-dei-stablecoin-globali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 12:34:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banking e Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[Christine Lagarde]]></category>
		<category><![CDATA[Stablecoin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/BCE.png" type="image/jpeg" />L’Unione Europea ha costruito uno dei quadri normativi più rigidi al mondo per i mercati digitali, convinta di blindare la propria stabilità finanziaria. Ma ciò che doveva essere un vantaggio rischia di trasformarsi in vulnerabilità: Christine Lagarde avverte che i capitali globali potrebbero riversarsi sull’Europa nei momenti di crisi, sfruttandone le garanzie. La partita dei [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La presidente della BCE mette in guardia Bruxelles: senza regole equivalenti per gli emittenti esteri, il sistema europeo potrebbe trovarsi al centro di corse ai riscatti e squilibri finanziari.</p>
</blockquote>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L’Unione Europea ha costruito uno dei quadri normativi più rigidi al mondo per i mercati digitali, convinta di blindare la propria stabilità finanziaria. Ma ciò che doveva essere un vantaggio rischia di trasformarsi in vulnerabilità: <strong>Christine Lagarde </strong>avverte che i capitali globali potrebbero riversarsi sull’Europa nei momenti di crisi, sfruttandone le garanzie. La partita dei <strong>stablecoin</strong> non è più una questione tecnica: è la nuova frontiera della geopolitica monetaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa e la sfida di governare la finanza digitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con il <strong>MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation)</strong>, l’Unione Europea si è posta come laboratorio mondiale di regolamentazione della finanza digitale. La normativa impone agli <strong>stablecoin</strong>, ossia cripto-attività ancorate a valute ufficiali, di essere coperti al 100% da riserve liquide. L’obiettivo dichiarato è ridurre i rischi sistemici e proteggere i consumatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa architettura, però, non è sufficiente se gli operatori esteri possono accedere al mercato europeo senza sottostare agli stessi obblighi. L’asimmetria crea un rischio evidente: l’Europa diventa il porto sicuro dove investitori di tutto il mondo cercheranno di riscattare i propri token in caso di crisi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’intervento di Christine Lagarde: un allarme preventivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alla conferenza regolatoria di Bruxelles, Lagarde non ha usato mezzi termini: “<em>La legislazione europea deve garantire che gli schemi di stablecoin non possano operare nell’UE se non supportati da regimi di equivalenza solidi e da salvaguardie sui trasferimenti di asset tra entità comunitarie ed extra-UE</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo messaggio è duplice. Da un lato, invita a rafforzare la protezione contro i rischi di arbitraggio normativo; dall’altro, avverte che la stessa solidità del quadro europeo può attirare pressioni indesiderate. In altre parole, più l’Europa si mostra sicura, più rischia di diventare un magnete per crisi nate altrove.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo dei riscatti: quando la fiducia diventa vulnerabilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli episodi del passato dimostrano quanto sia fragile la fiducia nei mercati digitali. Il crollo di TerraUSD nel 2022 mise in luce la velocità con cui un meccanismo di ancoraggio può saltare, trascinando con sé miliardi di dollari in poche ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il MiCAR, l’UE ha previsto la possibilità di riscattare i token in qualsiasi momento, senza commissioni. È una garanzia per gli investitori, ma rappresenta anche un potenziale boomerang: in caso di panico globale, la corsa ai riscatti si concentrerebbe in Europa, drenando le riserve locali e mettendo sotto pressione il sistema bancario. Un rischio che la BCE non può ignorare, considerato il suo ruolo di garante della stabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stablecoin e geopolitica: oltre la finanza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro la questione regolatoria si nasconde un confronto geopolitico. Gli Stati Uniti stanno cercando di adattare le regole bancarie ai cripto-asset, pur mantenendo un approccio meno restrittivo. La Cina ha imboccato una strada diversa, puntando sullo <strong>yuan digitale</strong> per ridurre lo spazio degli operatori privati e rafforzare il controllo statale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa si trova in mezzo: abbastanza regolamentata da garantire sicurezza, ma esposta al rischio di diventare terreno di arbitraggio. Per questo Lagarde insiste sulla necessità di una cooperazione internazionale: senza regole comuni, i flussi finanziari globali tenderanno sempre verso la giurisdizione più vantaggiosa, indipendentemente dalla sua stabilità di lungo periodo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La BCE tra innovazione e prudenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il ruolo della BCE in questo scenario è delicato. Da un lato, deve difendere la stabilità del sistema bancario europeo; dall’altro, non può frenare l’innovazione. L’avanzamento del progetto <strong>euro digitale</strong> si inserisce proprio in questa logica: creare un’alternativa pubblica ai token privati, capace di ridurre i rischi e rafforzare la sovranità monetaria europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, il percorso è lungo e complesso. Nel frattempo, il problema più immediato rimane la gestione delle riserve e la prevenzione di shock di liquidità. È qui che si misura la capacità dell’UE di coniugare ambizione normativa e pragmatismo finanziario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cooperazione globale come unica via</h2>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Senza un campo di gioco globale livellato, i rischi cercheranno sempre la via di minor resistenza</em>”, ha ribadito Lagarde. La natura stessa dei cripto-asset, transnazionale e fluida, rende inutile qualsiasi tentativo di regolazione puramente nazionale. Gli episodi recenti – dal fallimento di FTX alle tensioni sui mercati delle stablecoin – hanno mostrato che i rischi non conoscono confini e si diffondono alla velocità della rete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il compito politico è, dunque, costruire un dialogo tra potenze economiche che oggi competono anche sul controllo delle infrastrutture digitali e finanziarie. Senza una cornice internazionale, l’Europa rischia di pagare il prezzo della propria avanguardia regolatoria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La stabilità come condizione dell’innovazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio di Lagarde va oltre il tecnicismo. Gli stablecoin possono rappresentare una leva per integrare i mercati e migliorare l’efficienza dei pagamenti, ma senza regole equivalenti diventano una minaccia per la stabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa ha scelto di fare da apripista nella regolamentazione globale, ma ora deve affrontare il lato oscuro di questa scelta: diventare troppo attraente nei momenti di crisi. La sfida è duplice: guidare l’innovazione e proteggere il sistema. Perché, in un’economia digitale interconnessa, <strong>stabilità e progresso non sono alternative, ma due facce della stessa sopravvivenza economica</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/lagarde-avverte-leuropa-rischia-di-diventare-la-cassaforte-dei-stablecoin-globali/">Lagarde avverte: l’Europa rischia di diventare la cassaforte dei stablecoin globali</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>Giappone pronto a lanciare la prima stablecoin ancorata allo yen: rivoluzione per finanza e geopolitica digitale</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/giappone-pronto-a-lanciare-la-prima-stablecoin-ancorata-allo-yen-rivoluzione-per-finanza-e-geopolitica-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 10:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banking e Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Stablecoin]]></category>
		<category><![CDATA[yen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=41649</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/yen.png" type="image/jpeg" />JPYC ottiene il via libera per una criptovaluta da 7 miliardi di dollari: scenari su regolazione, innovazione e nuovi equilibri nei pagamenti internazionali. Una svolta storica per la finanza digitale nipponica Il Giappone si prepara a diventare il primo Paese del G7 a introdurre una stablecoin pienamente garantita dallo yen, una mossa che potrebbe ridefinire [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/giappone-pronto-a-lanciare-la-prima-stablecoin-ancorata-allo-yen-rivoluzione-per-finanza-e-geopolitica-digitale/">Giappone pronto a lanciare la prima stablecoin ancorata allo yen: rivoluzione per finanza e geopolitica digitale</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/yen.png" type="image/jpeg" />
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<p class="wp-block-paragraph">JPYC ottiene il via libera per una criptovaluta da 7 miliardi di dollari: scenari su regolazione, innovazione e nuovi equilibri nei pagamenti internazionali.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Una svolta storica per la finanza digitale nipponica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Giappone</strong> si prepara a diventare il primo Paese del G7 a introdurre una <strong>stablecoin pienamente garantita dallo yen</strong>, una mossa che potrebbe ridefinire il ruolo del Paese nell’economia digitale globale. La <strong>Financial Services Agency (FSA)</strong> ha deciso di approvare il progetto di <strong>JPYC</strong>, fintech con sede a Tokyo, con l’obiettivo di coniugare stabilità e innovazione. L’ambizione non è soltanto quella di proporre un nuovo strumento di pagamento, ma di consolidare il Giappone come <strong>hub finanziario asiatico</strong> alternativo a Hong Kong e Singapore. Con una prospettiva di <strong>7 miliardi di dollari di emissioni in tre anni</strong>, il progetto rappresenta un banco di prova cruciale per l’integrazione tra moneta fiat e blockchain.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ambizioni di JPYC: oltre la criptovaluta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">JPYC, già nota per aver introdotto forme sperimentali di <strong>tokenizzazione di pagamenti digitali</strong> dal 2021, vuole posizionarsi come leader nel nascente ecosistema delle valute digitali giapponesi. La stablecoin yen-based sarà utilizzabile non solo per <strong>rimesse internazionali rapide ed economiche</strong>, ma anche per pagamenti quotidiani, acquisti online e contratti intelligenti nel settore <strong>DeFi (finanza decentralizzata)</strong>. Una prospettiva particolarmente rilevante riguarda il settore dei <strong>micropagamenti per contenuti digitali</strong>, come musica, giornalismo e streaming, dove l’attuale sistema dei pagamenti tradizionali è inefficiente. Inoltre, la moneta digitale potrebbe diventare uno strumento chiave per <strong>l’integrazione con i CBDC (Central Bank Digital Currencies)</strong>, aprendo la strada a modelli ibridi tra iniziativa privata e valuta di Stato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’approccio regolatorio del Giappone: un modello per l’Occidente?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stabilità finanziaria è da sempre una priorità per Tokyo, soprattutto dopo gli scandali legati a grandi exchange come <strong>Mt. Gox</strong> (2014), che avevano minato la fiducia nelle criptovalute. Dal 2022, con l’aggiornamento della <strong>Payment Services Act</strong>, il Giappone ha adottato una regolamentazione stringente: solo banche e istituzioni autorizzate possono emettere stablecoin, con obbligo di riserve <strong>100% garantite in yen</strong>. Questo modello, che alcuni osservatori definiscono “<strong>regulatory sandbox allargata</strong>”, è oggi oggetto di studio anche in Europa e Stati Uniti. In un contesto globale segnato dal dibattito su <strong>MiCA (Markets in Crypto-Assets Regulation)</strong> nell’UE e sulla possibile emissione di uno <strong>stablecoin dollaro</strong> negli USA, il Giappone potrebbe diventare un <strong>laboratorio normativo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Impatti sul commercio internazionale e sulla geopolitica dei pagamenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stablecoin in yen non è solo uno strumento finanziario, ma anche una <strong>leva geopolitica</strong>. Con la Cina che spinge sull’adozione del suo <strong>e-CNY</strong> e gli Stati Uniti ancora divisi sull’opportunità di un <strong>dollaro digitale</strong>, Tokyo coglie l’occasione per rafforzare lo yen come <strong>valuta di riserva regionale</strong>. Questo potrebbe incidere sui corridoi commerciali con il Sud-est asiatico, l’India e l’Africa, aree sempre più centrali negli equilibri globali. L’introduzione della stablecoin potrebbe anche ridurre la dipendenza dal dollaro nelle transazioni regionali, un tema sensibile nel contesto delle guerre commerciali e della crescente frammentazione del sistema finanziario internazionale. Non a caso, alcuni analisti parlano di una “<strong>Bretton Woods digitale in divenire</strong>”, con nuovi poli valutari regionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologia e sicurezza: le sfide da affrontare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro il progetto si nasconde un aspetto cruciale: la sicurezza informatica. Le stablecoin, per essere credibili, devono garantire <strong>trasparenza delle riserve</strong> e <strong>resilienza contro attacchi hacker</strong>. La stablecoin JPYC sarà integrata con sistemi blockchain di ultima generazione, presumibilmente basati su <strong>layer 2 ad alta scalabilità</strong>, in grado di processare milioni di transazioni al secondo. Tuttavia, le sfide sono molte: garantire la protezione dei wallet degli utenti, prevenire il <strong>riciclaggio di denaro</strong> e assicurare la <strong>compliance con le normative anti-terrorismo</strong>. Tokyo ha già annunciato che collaborerà con grandi player tecnologici per rafforzare la <strong>cybersecurity nazionale</strong>, in un contesto in cui la sicurezza digitale è percepita come <strong>asset strategico</strong> al pari di difesa ed energia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prospettive economiche e industriali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo stime preliminari di istituti nipponici, l’introduzione di una stablecoin yen-based potrebbe generare un <strong>indotto superiore ai 50 miliardi di dollari entro il 2030</strong>, stimolando settori come fintech, e-commerce e servizi finanziari cross-border. L’adozione della moneta digitale potrebbe anche accelerare la <strong>tokenizzazione di asset reali</strong> (immobili, titoli di Stato, obbligazioni verdi), favorendo l’integrazione del Giappone nei mercati dei capitali digitali globali. Inoltre, la stablecoin potrebbe sostenere le esportazioni di servizi fintech giapponesi, rafforzando la competitività delle <strong>big tech locali</strong> rispetto a giganti come Google, Apple e Tencent. Per il governo giapponese, questo progetto rientra nella strategia di rilancio della competitività nazionale, al pari della transizione energetica e della politica industriale per i semiconduttori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro: tra sfide e opportunità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lancio della stablecoin yen-based segna un momento di discontinuità nel panorama della finanza globale. Da un lato, il Giappone intende rafforzare la propria <strong>sovranità digitale</strong>, riducendo la dipendenza dal dollaro e consolidando il ruolo dello yen come valuta di riferimento regionale. Dall’altro, restano aperte molte domande: quale sarà la reazione di Washington e Pechino? L’Europa, con il progetto dell’<strong>euro digitale</strong>, potrà allinearsi o rischia di rimanere indietro? E soprattutto: riuscirà il modello giapponese a bilanciare <strong>rigore normativo e competitività tecnologica</strong>? Le prossime mosse di Tokyo, attese già dall’autunno, potrebbero trasformarsi in un <strong>precedente globale</strong>, ridisegnando non solo il futuro delle stablecoin, ma anche gli equilibri della <strong>geopolitica delle valute digitali</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/giappone-pronto-a-lanciare-la-prima-stablecoin-ancorata-allo-yen-rivoluzione-per-finanza-e-geopolitica-digitale/">Giappone pronto a lanciare la prima stablecoin ancorata allo yen: rivoluzione per finanza e geopolitica digitale</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>Stati Uniti: firmato il GENIUS Act, nasce il primo quadro normativo federale per le stablecoin</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/stati-uniti-firmato-il-genius-act-nasce-il-primo-quadro-normativo-federale-per-le-stablecoin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 13:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banking e Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[Genius Act]]></category>
		<category><![CDATA[Stablecoin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/ChatGPT-Image-19-lug-2025-13_35_45.png" type="image/jpeg" />Il provvedimento, denominato GENIUS Act (Guidelines for Electronic Nationally Issued United States Stablecoins), rappresenta una svolta cruciale nella legittimazione del settore crypto e mira a trasformare i token digitali in strumenti affidabili per i pagamenti quotidiani e la movimentazione di denaro. Iter legislativo e contesto politico La legge ha ottenuto una solida maggioranza bipartisan: 308 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/ChatGPT-Image-19-lug-2025-13_35_45.png" type="image/jpeg" />
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> ha <strong>firmato</strong> una legge storica che istituisce un regime normativo per le criptovalute ancorate al dollaro, note come stablecoin.</p>
</blockquote>
</blockquote>
</blockquote>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento, denominato <strong><a href="https://italianelfuturo.com/wp-admin/post.php?post=36726&amp;action=edit" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GENIUS Act </a>(Guidelines for Electronic Nationally Issued United States Stablecoins)</strong>, rappresenta una svolta cruciale nella legittimazione del settore crypto e mira a trasformare i token digitali in strumenti affidabili per i pagamenti quotidiani e la movimentazione di denaro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Iter legislativo e contesto politico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La legge ha ottenuto una solida maggioranza bipartisan: 308 voti favorevoli alla Camera, con il sostegno di quasi la metà dei democratici e della maggior parte dei repubblicani, dopo essere stata precedentemente approvata anche al Senato. Il consenso riflette l’evoluzione della percezione politica nei confronti del settore, da territorio sperimentale ad asset strategico per la leadership tecnologica e finanziaria degli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le misure previste dal GENIUS Act</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa impone che le stablecoin siano completamente coperte da asset liquidi, come dollari statunitensi o titoli del Tesoro a breve termine. Inoltre, le entità emittenti dovranno pubblicare mensilmente la composizione delle riserve, rispettare obblighi di trasparenza e adottare politiche di conformità normativa. L’obiettivo è duplice: stabilizzare la fiducia del pubblico e prevenire rischi sistemici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni economiche e prospettive di mercato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le stime della <em>banca Standard Chartered</em>, il mercato delle stablecoin, attualmente valutato oltre 260 miliardi di dollari, potrebbe superare i 2.000 miliardi entro il 2028 grazie alla nuova legge. Il Dipartimento del Tesoro ha evidenziato che il provvedimento rafforzerà il ruolo del dollaro come valuta di riserva globale, estendendo l&#8217;accesso all&#8217;economia statunitense e aumentando la domanda di Treasury bill.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Posizionamento strategico degli Stati Uniti nel contesto globale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La mossa legislativa si inserisce in una visione più ampia di ridefinizione del ruolo degli Stati Uniti nell’economia digitale. Dopo anni di incertezza regolatoria, Washington punta a diventare capitale globale del crypto-mercato. Il presidente Trump ha dichiarato che la legge è &#8220;un riconoscimento del lavoro pionieristico del settore&#8221; e ha ribadito l’impegno a rendere gli Stati Uniti leader nel campo delle risorse digitali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Critiche e riserve sulla legge</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l’ampio consenso, non sono mancate le critiche. Transparency International ha denunciato la mancanza di disposizioni più rigide contro il riciclaggio di denaro e l’assenza di limiti per le big tech che potrebbero emettere le proprie stablecoin, rafforzando il loro potere economico. Alcuni osservatori temono anche che la normativa, pur avanzata, possa creare nuove zone grigie per attori esteri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Impatto sui player finanziari e sugli asset di debito USA</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Diversi istituti bancari statunitensi stanno valutando l’ingresso nel mercato delle stablecoin, in parte per ottenere nuovi canali di raccolta e in parte per fidelizzare i clienti digitali. Il vincolo normativo che lega i token a titoli del Tesoro potrebbe creare una nuova fonte di domanda per il debito pubblico USA, stabilizzandone ulteriormente il mercato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra regolamentazione e ambizione geopolitica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il GENIUS Act rappresenta un passaggio epocale nell’evoluzione del sistema finanziario statunitense. Se implementato con rigore e trasparenza, il nuovo quadro normativo potrebbe trasformare le stablecoin da strumenti speculativi a pilastri dell&#8217;infrastruttura finanziaria digitale. La sfida, ora, è bilanciare innovazione, sicurezza e supervisione in un contesto globale altamente competitivo.</p>
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		<title>Stati Uniti, svolta regolatoria per le stablecoin: il Congresso approva il Genius Act</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/stati-uniti-svolta-regolatoria-per-le-stablecoin-il-congresso-approva-il-genius-act/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 08:15:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banking e Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[Genius Act]]></category>
		<category><![CDATA[Stablecoin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/ChatGPT-Image-18-lug-2025-10_11_21.png" type="image/jpeg" />La Camera approva con ampia maggioranza il disegno di legge sulle stablecoin: si attende ora la firma di Trump. Al centro del nuovo quadro normativo anche Clarity Act e divieto di CBDC. La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato, con 308 voti favorevoli e 122 contrari, il cosiddetto Genius Act, il primo disegno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/ChatGPT-Image-18-lug-2025-10_11_21.png" type="image/jpeg" />
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<p class="wp-block-paragraph">La Camera approva con ampia maggioranza il disegno di legge sulle stablecoin: si attende ora la firma di Trump. Al centro del nuovo quadro normativo anche Clarity Act e divieto di CBDC.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti</strong> ha approvato, con <strong>308 voti favorevoli e 122 contrari</strong>, il cosiddetto <strong>Genius Act</strong>, il primo disegno di legge federale volto a regolamentare le <strong>stablecoin</strong>, token digitali ancorati al dollaro. La misura, sostenuta da entrambi gli schieramenti politici, rappresenta un <strong>passaggio storico per l&#8217;intero ecosistema crypto</strong> e apre la strada alla firma definitiva del presidente <strong>Donald Trump</strong>, da tempo favorevole a una riforma pro-cripto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;approvazione del Genius Act, il legislatore statunitense ha finalmente definito una <strong>struttura giuridica chiara</strong> per uno degli strumenti digitali più utilizzati dai trader e dai protocolli di finanza decentralizzata: le stablecoin. Queste, solitamente ancorate in rapporto 1:1 al dollaro statunitense, verranno ora <strong>regolate secondo requisiti di riserva e trasparenza mensile</strong>, al fine di tutelare investitori, ridurre i rischi sistemici e favorire un uso sicuro dei token nel sistema finanziario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Clarity Act e il nodo giurisdizionale tra SEC e CFTC</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre al Genius Act, la Camera ha approvato anche il <strong>Clarity Act</strong>, con <strong>294 voti favorevoli e 134 contrari</strong>, ora all&#8217;esame del Senato. Questo provvedimento mira a <strong>chiarire la natura giuridica dei token digitali</strong>, distinguendo quando essi vanno classificati come <strong>titoli finanziari (securities)</strong> o <strong>beni (commodities)</strong>. Il nodo giurisdizionale tra la <strong>Securities and Exchange Commission (SEC)</strong> e la <strong>Commodity Futures Trading Commission (CFTC)</strong> è stato uno dei punti di maggiore attrito sotto l&#8217;amministrazione Biden.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova proposta normativa, sostenuta dall&#8217;industria crypto, mira a <strong>semplificare la compliance legale</strong> per gli operatori del settore, riducendo la pressione regolatoria e consentendo l’offerta di token attraverso piattaforme digitali con minori vincoli burocratici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Divieto federale per una Central Bank Digital Currency (CBDC)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i provvedimenti approvati figura anche una <strong>proposta di legge per vietare l&#8217;emissione di una valuta digitale da parte della Federal Reserve</strong>, tema particolarmente sensibile per i repubblicani, che vedono nelle CBDC una possibile <strong>minaccia alla privacy individuale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito su una CBDC negli Stati Uniti è rimasto altamente polarizzato: mentre alcuni esperti ne vedono il potenziale per modernizzare il sistema dei pagamenti, i critici temono un eccesso di controllo governativo sulle transazioni finanziarie dei cittadini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto politico e finanziario: il peso dell&#8217;industria crypto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore delle criptovalute ha <strong>investito oltre 119 milioni di dollari</strong> nelle ultime elezioni congressuali, sostenendo candidati favorevoli a un&#8217;agenda pro-innovazione. Il voto rappresenta una <strong>vittoria strategica per le lobby crypto</strong>, che puntano a trasformare il mercato statunitense in un hub competitivo e regolato a livello globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La CEO della Blockchain Association, <strong>Summer Mersinger</strong>, ha definito il voto un &#8220;<strong>punto di svolta nella definizione della policy digitale statunitense</strong>&#8220;. L&#8217;appoggio bipartisan segnala inoltre una <strong>crescente maturazione istituzionale</strong> sul tema della finanza digitale, storicamente oggetto di forti resistenze legislative.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le implicazioni per l&#8217;amministrazione Trump e i potenziali conflitti di interesse</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente <strong>Trump</strong>, che ha sostenuto il comparto crypto durante la campagna elettorale, è ora chiamato a firmare il disegno di legge in un contesto di <strong>tensioni crescenti tra Casa Bianca e Congresso</strong>. Parte dei Democratici ha contestato possibili <strong>conflitti di interesse</strong> legati a iniziative imprenditoriali in ambito crypto della famiglia Trump, inclusa la meme coin <strong>$TRUMP</strong> e l&#8217;azienda <strong>World Liberty Financial</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Casa Bianca ha respinto ogni accusa, dichiarando che <strong>gli asset presidenziali sono gestiti in trust familiari</strong>, ma le perplessità restano. Intanto, l&#8217;approvazione del Genius Act e del Clarity Act potrebbe segnare <strong>l&#8217;inizio di una nuova era regolatoria</strong> per gli asset digitali, con potenziali riflessi globali sulla definizione degli standard normativi per il settore.</p>
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		<title>Stablecoin in yuan offshore: JD.com e Ant Group spingono per una svolta strategica nella politica monetaria digitale cinese</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/stablecoin-in-yuan-offshore-jd-com-e-ant-group-spingono-per-una-svolta-strategica-nella-politica-monetaria-digitale-cinese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 11:27:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banking e Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[Stablecoin]]></category>
		<category><![CDATA[Yuan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Yuan.jpeg" type="image/jpeg" />La proposta di lanciare stablecoin ancorate allo yuan a Hong Kong potrebbe ridefinire l’internazionalizzazione del renminbi e sfidare il predominio globale del dollaro digitale. Le big tech cinesi JD.com e Ant Group stanno facendo pressione sulla People’s Bank of China (PBOC) per ottenere l’autorizzazione a emettere stablecoin ancorate allo yuan offshore a Hong Kong. L’obiettivo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/stablecoin-in-yuan-offshore-jd-com-e-ant-group-spingono-per-una-svolta-strategica-nella-politica-monetaria-digitale-cinese/">Stablecoin in yuan offshore: JD.com e Ant Group spingono per una svolta strategica nella politica monetaria digitale cinese</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Yuan.jpeg" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La proposta di lanciare stablecoin ancorate allo yuan a Hong Kong potrebbe ridefinire l’internazionalizzazione del renminbi e sfidare il predominio globale del dollaro digitale.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Le big tech cinesi <strong>JD.com</strong> e <strong>Ant Group</strong> stanno facendo pressione sulla <strong>People’s Bank of China (PBOC)</strong> per ottenere l’autorizzazione a emettere <strong>stablecoin ancorate allo yuan offshore</strong> a Hong Kong. L’obiettivo è strategico: contrastare l’espansione globale delle stablecoin denominate in dollari USA e promuovere un uso più ampio del <strong>renminbi (RMB)</strong> nelle transazioni internazionali, in un momento in cui il dollaro domina oltre il 99% del mercato delle criptovalute stabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo fronte nella competizione valutaria globale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le stablecoin sono <strong>token digitali ancorati ad asset liquidi</strong> – prevalentemente il dollaro, ma anche oro o altre valute – e sfruttano la blockchain per facilitare trasferimenti transfrontalieri istantanei, a basso costo e disponibili 24/7. La loro adozione crescente sta generando una nuova geografia finanziaria, in cui la concorrenza tra divise si sposta dal piano macroeconomico a quello <strong>tecnologico e decentralizzato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo <strong>CoinGecko</strong>, il mercato attuale delle stablecoin vale circa <strong>247 miliardi di dollari</strong>, ma <strong>Standard Chartered</strong> stima che potrebbe raggiungere i <strong>2 trilioni entro il 2028</strong>. In tale contesto, l’iniziativa di JD.com e Ant Group rappresenta una <strong>svolta potenzialmente sistemica</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Hong Kong come hub regolatorio e laboratorio finanziario</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta prevede l’emissione iniziale di stablecoin in yuan offshore <strong>nella giurisdizione di Hong Kong</strong>, dove entrerà in vigore una nuova legge sui crypto-asset il <strong>1° agosto 2025</strong>. Le due aziende hanno già in programma il lancio di stablecoin ancorate al dollaro di Hong Kong, ma puntano ora a un asset digitale direttamente legato allo <strong>yuan offshore (CNH)</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa mossa segnerebbe un <strong>cambio di rotta per Pechino</strong>, che nel 2021 aveva vietato le criptovalute e mantenuto una politica monetaria rigidamente centralizzata. Secondo fonti interne citate da <em>Reuters</em>, le discussioni con la PBOC sono ancora in corso ma <strong>ben accolte a livello tecnico</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sovranità finanziaria, geopolitica digitale e capital controls</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La dimensione economico-finanziaria è indissolubilmente legata a quella <strong>geopolitica</strong>. Lo yuan, nonostante l’elevato peso economico della Cina, detiene solo il <strong>2,89% delle transazioni globali</strong> (fonte: SWIFT, maggio 2025), contro il <strong>48,46% del dollaro</strong>. Una delle principali barriere all’internazionalizzazione del RMB restano i <strong>controlli sui capitali</strong> imposti dal governo cinese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo <strong>JD.com</strong>, l’introduzione di una stablecoin offshore potrebbe offrire <strong>uno strumento di compensazione flessibile e digitale</strong>, in grado di facilitare i pagamenti cross-border mantenendo sotto controllo la circolazione del capitale. Il presidente di HashKey, <strong>Xiao Feng</strong>, ha affermato che &#8220;la Cina non può più permettersi l&#8217;inazione&#8221;, evidenziando la crescente adozione di USDT da parte degli esportatori cinesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’occasione anche per le politiche industriali e l’innovazione finanziaria</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lancio di una stablecoin in yuan a Hong Kong si configurerebbe anche come una <strong>mossa strategica di politica industriale digitale</strong>, posizionando le aziende tecnologiche cinesi come leader nell’<strong>infrastruttura finanziaria decentralizzata</strong>. Questo rafforzerebbe la posizione di Ant Group e JD.com nel settore emergente dei <strong>digital asset payment networks</strong>, in concorrenza con player come Circle, Tether, PayPal e, ora, anche le banche centrali occidentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ant Group, inoltre, si sta preparando a richiedere licenze per stablecoin anche a <strong>Singapore e in altri mercati valutari strategici</strong>, mentre JD.com prevede un&#8217;espansione del progetto in <strong>zone di libero scambio</strong> cinesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni normative e sistema multilaterale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano giuridico e regolatorio, l’iniziativa si scontra con una <strong>doppia sfida normativa</strong>: da un lato l’evoluzione della <strong>regolamentazione crypto cinese</strong>, ancora restrittiva; dall’altro l’interazione con i framework emergenti in Asia, Europa e Stati Uniti. La Cina potrebbe usare Hong Kong come <strong>sandbox giuridico e monetario</strong>, testando strumenti digitali in un ambiente semi-aperto, ma sotto supervisione strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo <strong>Pan Gongsheng</strong>, governatore della PBOC, la rapida crescita delle stablecoin solleva &#8220;sfide enormi per la regolazione finanziaria&#8221;. Il consigliere PBOC <strong>Huang Yiping</strong> ha recentemente dichiarato che una stablecoin offshore in RMB &#8220;è una possibilità concreta&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo asse per il futuro delle valute digitali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se la proposta dovesse ottenere l’approvazione delle autorità monetarie, la Cina potrebbe affiancare al suo e-CNY (yuan digitale centralizzato) una <strong>componente decentrata per uso estero</strong>, bilanciando controllo interno e flessibilità globale. In una fase in cui anche gli Stati Uniti, sotto l&#8217;amministrazione Trump, stanno <strong>spingendo per la legittimazione delle stablecoin in dollari</strong>, la risposta cinese potrebbe inaugurare un <strong>nuovo capitolo nella competizione valutaria globale</strong>, sempre più giocata sul terreno dell’innovazione digitale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/stablecoin-in-yuan-offshore-jd-com-e-ant-group-spingono-per-una-svolta-strategica-nella-politica-monetaria-digitale-cinese/">Stablecoin in yuan offshore: JD.com e Ant Group spingono per una svolta strategica nella politica monetaria digitale cinese</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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