La corsa dei Paesi BRICS: i numeri di una crescita che mette in ombra il G7

| 09/01/2026
La corsa dei Paesi BRICS: i numeri di una crescita che mette in ombra il G7

I Paesi BRICS si confermano una realtà dinamica e vivace economicamente, come dimostrano i numeri della crescita del PIL dei loro componenti. Mentre i Paesi del G7 faticano a stare al passo. Le previsioni 2026

Gli equilibri globali, stando ai numeri e non solo, pare si stiano spostando verso i cosiddetti Paesi emergenti, quelli inseriti nel gruppo dei BRICS. Inizialmente composto da Brasile, Russia, India e Cina, questo insieme di economie mondiali che via via ha aggiunto nuovi membri (dal Sudafrica al recente ingresso dell’Indonesia, passando anche per il Medio Oriente con gli Emirati Arabi e Iran e l’Africa con Egitto e Etiopia) non intende essere la controparte di serie B del G7, ma scalzarlo dalla posizione di leadership globale.

I numeri che certificano il sorpasso (in termini di crescita) dei BRICS nei confronti del G7

E i numeri, appunto, stanno iniziando a dare ragione ai BRICS. Nel 2025 era stimata una crescita media del 3,8% negli undici membri di questo gruppo, con un leggero aggiustamento al 3,7% nel 2026. Inoltre allo stato attuale i BRICS sono arrivati a rappresentare il 40,4% della ricchezza del pianeta, oltre a più della metà della popolazione mondiale (il 51%). Il tutto contrapponendosi al protezionismo che, ironia della sorte, sta imperversando in Occidente, laddove Paesi come la Cina e altre economie crescenti dell’est del mondo hanno la necessità di aprire i loro commerci ai mercati globali.

Di contro, i Paesi del G7 dopo una crescita media dell’1% nel 2025 faranno un passo leggerissimo in avanti nel 2026, arrivando all’1,1%. Il confronto tra i PIL dei BRICS e delle sette nazioni più ricche e importanti del resto del mondo ci dice che l’economia di quest’ultime è decisamente meno dinamica dei concorrenti dall’est e dal sud del mondo. Perché se è vero che il problema dei BRICS resta la disparità tra i redditi pro capite tra di loro e una certa distanza, in media, dal G7, è anche vero che Paesi come la Cina stanno andando come missili e presentano economie più vivaci e dinamiche. Oltre al fatto che i Paesi emergenti sono caratterizzati da una demografia più giovane, e una maggiore attrattività per gli investimenti.

Il caso dell’India

Prendiamo ad esempio l’India. Se è vero che negli ultimi decenni la crescita della popolazione ha subito qualche rallentamento, passando da una media di 3,4 figli per donna nel periodo 1990-1992 a 2,0 nel 2019-2020 (dati forniti dalle indagini National Fertility and Health Survey) è anche vero che la diminuzione degli abitanti inizierà secondo le stime delle Nazioni Uniti dopo il 2064, data in cui è fissato il picco di 1 miliardo e 700 milioni di indiani.

Ma intanto l’età media della popolazione nel 2024 si è attestata a 28,4 anni. Meglio della Cina, a quota 39,6, e ancor di più rispetto all’Italia la cui popolazione ha un’età media di 47,8 anni. Non dovrebbe quindi stupire il fatto che tra i Paesi del BRICS l’India potrà contare su un notevole tasso di crescita del 6,6% nel 2025, confermandosi al 6,2% l’anno dopo stando alle proiezioni del Fondo Monetario Internazionale.

L’Italia e gli altri Paesi europei del G7 crescono dello zero virgola

Numeri che fanno impallidire l’Italia, che dopo aver messo in sicurezza i conti con una Legge di Stabilità 2025 studiata più per uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo che per vivacizzare l’economia, crescerà nel 2026 dello 0,8%. Un pochino meglio dello 0,5% stimato quest’anno, ma comunque siamo in buona compagnia tra i Paesi europei del G7, anch’essi con una crescita dello zero virgola (la Germania addirittura ha avuto un progresso di 0,2% nel 2025, per migliorare nel 2025 con uno 0,9%).

L’articolo qui pubblicato rientra in una collaborazione tra IF-Italia nel Futuro e Visual Capitalist, che ci consente di attingere alle sue banche dati.

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