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	<title>Quantum Computing Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Quantum Computing Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Il mattone quantistico anti-errore della Cina</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/cina-mattone-quantistico-anti-errore-zuchongzhi-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 12:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Quantum Computing]]></category>
		<category><![CDATA[Qubit]]></category>
		<category><![CDATA[Zuchongzhi 2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/12/ChatGPT-Image-1-dic-2025-11_34_22.jpg" type="image/jpeg" />Un team guidato dal fisico Pan Jianwei usa il processore Zuchongzhi 2 per creare un “Lego quantistico” ultra-stabile, potenziale base per computer quantistici molto meno fragili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/cina-mattone-quantistico-anti-errore-zuchongzhi-2/">Il mattone quantistico anti-errore della Cina</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/12/ChatGPT-Image-1-dic-2025-11_34_22.jpg" type="image/jpeg" />
<p>Simulando un nuovo stato della materia, con effetti quantistici confinati agli angoli del sistema e protetti da leggi topologiche profonde, i ricercatori cinesi propongono un blocco costruttivo che resiste a rumore ed errori. È un passo chiave verso un’architettura quantistica che sa difendersi da sola e che sposta l’ago della bilancia nella competizione globale per il quantum computing.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="1-un-lego-che-non-cade-neppure-quando-lo-scuoti">Un “Lego” che non cade, neppure quando lo scuoti</h2>



<p>L’immagine scelta dal gruppo di ricerca non è casuale: un mattoncino tipo Lego che si rifiuta ostinatamente di staccarsi, anche quando lo si scuote con forza. Dietro questa metafora, che sembra quasi un espediente comunicativo, si nasconde, invece, una delle questioni più profonde dell’informatica quantistica: la fragilità strutturale dell’informazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="2-il-qubit-un-equilibrista">Il qubit, un equilibrista</h3>



<p>In un computer quantistico ogni qubit è un equilibrista su un filo sottilissimo. Piccole vibrazioni termiche, fluttuazioni elettromagnetiche, imperfezioni di fabbricazione: basta un nulla perché la delicata sovrapposizione di stati collassi, cancellando il vantaggio quantistico che si era faticosamente costruito. Da qui la corsa globale a inventare strategie di correzione degli errori sempre più sofisticate, spesso tanto pesanti da ridurre drasticamente l’utilità pratica delle macchine.</p>



<p>Il lavoro guidato da <strong>Pan Jianwei</strong>, uno dei volti simbolo della fisica quantistica cinese, prova a capovolgere il problema. Invece di costruire circuiti sempre più complessi per correggere errori inevitabili, l’idea è quella di progettare direttamente <strong>blocchi quantistici intrinsecamente stabili</strong>, cioè componenti che, per come sono definiti fisicamente, tendono a sopravvivere al rumore. Non un sogno astratto, in questo caso, ma un risultato sperimentale concreto ottenuto utilizzando il processore quantistico <strong>Zuchongzhi 2</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="3-zuchongzhi-2-il-laboratorio-dove-si-disegna-la-materia-del-futuro">Zuchongzhi 2: il laboratorio dove si disegna la materia del futuro</h2>



<p>Zuchongzhi 2 non è solo un altro processore quantistico nella lunga lista di prototipi sparsi per il mondo. È il cuore di una strategia nazionale. Basato su qubit superconduttori programmabili, questo dispositivo è stato usato come piattaforma per emulare un <strong>nuovo stato esotico della materia</strong>, fino a poco tempo fa confinato alle equazioni teoriche.</p>



<p>In pratica, il team di Pan ha configurato la dinamica dei qubit per riprodurre il comportamento di un materiale immaginario, uno di quelli che non si trovano nella tavola periodica, ma nei diagrammi degli specialisti di materia condensata. In questo materiale simulato, le proprietà quantistiche non si distribuiscono in modo uniforme: tendono invece a concentrarsi in regioni estremamente localizzate, spingendosi letteralmente “ai margini” della struttura, fino ad annidarsi negli angoli.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="4-i-corner-states-i-veri-protagonisti-della-storia">I corner states, i veri protagonisti della storia</h3>



<p>Questi stati confinati agli spigoli, i cosiddetti <strong>corner states</strong>, sono il vero protagonista della storia. È lì che l’informazione quantistica viene immagazzinata, ed è lì che, sorprendentemente, resiste a perturbazioni che in altri contesti distruggerebbero ogni coerenza nel giro di istanti.</p>



<p>Non è solo un esercizio di bravura tecnica. È una dimostrazione di come un processore quantistico possa funzionare da <strong>microscopio teorico</strong>, un dispositivo capace di “mettere in scena” stati della materia altrimenti inaccessibili ai laboratori tradizionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="5-topologia-quando-e-la-forma-a-proteggere-linformazione">Topologia: quando è la forma a proteggere l’informazione</h2>



<p>Per capire perché questo mattone quantistico è così straordinariamente robusto, bisogna entrare, almeno per un momento, nel linguaggio della <strong>topologia</strong>. È un ramo della matematica che non si preoccupa dei dettagli minuti, ma delle proprietà globali: la differenza, per intenderci, fra una tazza e una ciambella, che per un topologo sono oggetti equivalenti perché entrambi hanno un solo “buco”.</p>



<p>Applicata alla fisica della materia, la topologia ha portato alla scoperta di intere famiglie di materiali le cui proprietà elettroniche non dipendono da dettagli microscopici, bensì da caratteristiche globali della struttura. Una volta fissata la “forma” topologica, il sistema resiste a disturbi anche significativi.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="6-una-vera-e-propria-corazza">Una vera e propria corazza</h3>



<p>Pan e il suo team spingono questo concetto oltre. Il loro è un <strong>stato topologico non in equilibrio e di ordine superiore</strong>: significa che la protezione non è solo lungo i bordi del materiale (come nei primi isolanti topologici), ma si concentra addirittura nei punti più estremi, negli angoli. È lì che vengono ancorati gli stati quantistici che interessano alla computazione.</p>



<p>In altre parole, l’informazione non è custodita in un qubit nudo e vulnerabile. È avvolta in una configurazione topologica che si comporta come una vera e propria corazza, una sorta di <strong>“armatura quantistica”</strong>. Il rumore può scuotere, sporcare, disordinare i dettagli locali, ma finché la struttura globale resta intatta, il cuore dell’informazione non cede.</p>



<p>Questa idea non è completamente nuova, ma la sua <strong>realizzazione sperimentale in condizioni controllate</strong>, su un processore programmabile, è ciò che rende il risultato cinese particolarmente significativo. Non siamo più nel campo delle promesse teoriche, ma in quello ancora fragile, però concreto delle dimostrazioni di principio.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="7-la-grande-ossessione-del-quantum-computing-domare-lerrore">La grande ossessione del quantum computing: domare l’errore</h2>



<p>Tutta l’industria del quantum computing ruota attorno a un paradosso: possediamo dispositivi in grado di fare cose che nessun computer classico potrebbe nemmeno simulare e, tuttavia, gran parte di questa potenza sfugge di mano perché i qubit sono estremamente instabili.</p>



<p>Per correre ai ripari, il campo ha sviluppato una vera cultura della <strong>correzione degli errori quantistici</strong>. Si costruiscono codici sofisticatissimi, si impilano qubit fisici per ottenere un singolo qubit logico più affidabile, si progettano algoritmi che tollerano un certo tasso di errore. Il prezzo è altissimo: in alcuni scenari ipotizzati, migliaia di qubit fisici servirebbero per simulare, in modo davvero utile, un numero molto più ridotto di qubit logici.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="8-la-stabilita-una-proprieta-nativa">La stabilita&#8217;, una proprieta&#8217; nativa</h3>



<p>Il mattone quantistico simulato con Zuchongzhi 2 non risolve da solo questo problema, ma suggerisce una via alternativa: immaginare architetture in cui <strong>la stabilità non è un’aggiunta, bensì una proprietà nativa</strong>. In questo quadro, le fasi topologiche non-equilibrate di ordine superiore diventano un potenziale nuovo standard: blocchi di pochi qubit che, proprio grazie alla loro configurazione, si comportano come entità molto più robuste.</p>



<p>Se in futuro simili blocchi potessero essere concatenati, combinati, scalati in strutture più complesse, si potrebbe immaginare un computer quantistico in cui la correzione degli errori, pur continuando a esistere, non sia più l’unica barriera tra teoria e applicazione. Sarebbe un cambio di paradigma: dalla lotta continua contro il rumore a una convivenza gestibile, quasi “pacificata”.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="9-la-cina-e-lambizione-di-guidare-la-frontiera-quantistica">La Cina e l’ambizione di guidare la frontiera quantistica</h2>



<p>Nel raccontare risultati di questo tipo si rischia spesso di isolarli dal contesto. Ma la fisica, oggi, viaggia insieme alla geopolitica. Le scoperte sul mattone quantistico anti-errore si inseriscono in una strategia che la Cina persegue con tenacia: diventare una potenza di riferimento nel <strong>quantum computing</strong>, nella <strong>comunicazione quantistica</strong> e, più in generale, nelle tecnologie di frontiera che ridisegnano la competizione globale.</p>



<p>Pan Jianwei, già protagonista del satellite <strong>Micius</strong> per la comunicazione quantistica e di numerosi esperimenti record, è uno dei volti politici, oltre che scientifici, di questa ambizione. Ogni avanzamento dimostrato dal suo gruppo ha una doppia lettura: da un lato l’impatto sulla comunità scientifica internazionale, dall’altro il messaggio interno, rivolto a decisori politici e investitori, sulla capacità della Cina di posizionarsi in testa alla corsa.</p>



<p>In questo senso, il “Lego quantistico che non cade mai” non è solo un esperimento elegante. È anche un simbolo, una prova di forza. Dice che la Cina non si limita a inseguire le grandi compagnie occidentali sui numeri (più qubit, più velocità), ma intende guidare anche la parte più concettuale, quella in cui si ripensano da zero le architetture quantistiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="10-dalla-fisica-teorica-allindustria-cosa-potrebbe-cambiare-davvero">Dalla fisica teorica all’industria: cosa potrebbe cambiare davvero</h2>



<p>Come sempre, tra un risultato di laboratorio e una rivoluzione industriale c’è un abisso. Il mattone quantistico protetto dalla topologia è ancora un oggetto sperimentale, realizzato in condizioni controllate, lontano dalle complessità di una macchina commerciale. Ma liquidarlo come curiosità sarebbe un errore di prospettiva.</p>



<p>La storia dell’elettronica classica è piena di esempi analoghi. Gli effetti quantistici nei semiconduttori, i transistor, i primi circuiti integrati: tutto nasce come esperimento di laboratorio, spesso considerato marginale o fine a sé stesso, finché una combinazione di maturità tecnologica, investimenti e visione applicativa non trasforma il prototipo in piattaforma.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="11-riscrivere-le-roadmap-industriali">Riscrivere le roadmap industriali</h3>



<p>Nel caso dei computer quantistici, un “mattone” intrinsecamente stabile potrebbe essere proprio il tipo di innovazione che riscrive le roadmap industriali. Invece di aumentare semplicemente il numero di qubit in dispositivi sempre più rumorosi, i produttori potrebbero concentrarsi sulla replicazione su larga scala di blocchi quantistici robusti, trattandoli come moduli standard.</p>



<p>Le conseguenze andrebbero ben oltre le dimostrazioni di superiorità computazionale. Farmaci progettati attraverso simulazioni quantistiche di molecole complesse, nuovi materiali ottimizzati per l’energia, algoritmi di ottimizzazione capaci di ridurre consumi e sprechi su scala globale: tutti questi scenari, di cui si parla da anni, diventerebbero più credibili se la base hardware smettesse di essere un castello di carte.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="12-un-risultato-di-frontiera-ma-anche-un-campanello-dallarme">Un risultato di frontiera, ma anche un campanello d’allarme</h2>



<p>Ogni volta che un Paese compie un salto nel campo delle tecnologie quantistiche, si riaccende un dibattito che riguarda sicurezza, equilibrio internazionale, controllo delle infrastrutture critiche. Il quantum computing non è solo una promessa per la scienza: è anche una potenziale minaccia per gli attuali sistemi di crittografia, per l’equilibrio di potere digitale, per la privacy stessa.</p>



<p>Il mattoncino quantistico cinese non decifra all’istante tutti i codici del mondo, ovviamente. Ma è un pezzo in più verso macchine che, un giorno, potrebbero farlo. E questo spinge inevitabilmente altri attori globali, dagli Stati Uniti all’Europa, passando per India, Giappone e Corea, a interrogarsi sulla propria posizione.</p>



<p>C’è un rischio reale che la corsa al quantum si trasformi in una nuova forma di <strong>competizione a somma zero</strong>, dove ciascun avanzamento viene letto solo in chiave strategico-militare. Ed è ironico che proprio una tecnologia nata per sfruttare la sovrapposizione degli stati, le connessioni sottili tra sistemi, rischi di alimentare narrative in bianco e nero.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="13-verso-macchine-che-imparano-a-non-rompersi">Verso macchine che imparano a non rompersi</h2>



<p>Il “mattone quantistico anti-errore della Cina” non è, oggi, ciò che cambierà da solo le sorti dell’informatica. Ma segna una linea di tendenza precisa. Invece di costruire sempre più in alto su fondamenta traballanti, il campo sembra aver capito che occorre tornare alla base: ripensare i blocchi elementari in modo che siano <strong>stabili per progettazione</strong>, non per aggiustamenti successivi.</p>



<p>Le fasi topologiche di ordine superiore, simulate su processori come Zuchongzhi 2, mostrano che è possibile. Che esistono configurazioni quantistiche in cui l’informazione non è costretta a vivere sotto assedio, ma può trovare nicchie protette, angoli in cui il rumore arriva attenuato, quasi filtrato. Questo, più che un dettaglio tecnico, è un cambio di immaginario: si passa dall’idea di una macchina quantistica sempre sul punto di crollare a quella di un’architettura che <strong>impara a non rompersi</strong>, per natura.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="14-affidabilita-nel-lavoro-quotidiano">Affidabilita&#8217; nel lavoro quotidiano</h3>



<p>Se nei prossimi anni questi mattoni verranno perfezionati, resi più semplici da produrre, integrati in architetture complesse, potremmo assistere alla nascita di una generazione di computer quantistici meno spettacolari nelle cifre grezze, ma molto più affidabili nel lavoro quotidiano. Non più solo dimostrazioni di potenza, ma strumenti stabili su cui costruire economia, ricerca, perfino politiche pubbliche.</p>



<p>In quella direzione si muove il risultato di Pan Jianwei e del suo team. Non sappiamo ancora se sarà proprio questo mattoncino a diventare lo standard o se verrà superato da altre soluzioni ancora più eleganti. Ma il principio che incarna, la ricerca di una <strong>stabilità intrinseca, quasi “ingegnerizzata” dentro le leggi della fisica</strong>, è difficilmente reversibile.</p>



<p>Da qui in avanti, ogni progetto di computer quantistico dovrà rispondere a una domanda che Zuchongzhi ha reso improvvisamente concreta: costruire macchine sempre più potenti è abbastanza, se continuiamo a montarle su blocchi che crollano al primo urto? Oppure è il momento di ripensare i mattoni stessi, e con loro l’idea di cosa significhi, in fondo, costruire il futuro dell’informazione?</p>
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		<item>
		<title>Se bastassero i post su Facebook per entrare nell’era quantistica, l’Italia sarebbe già davanti a Google e IBM</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/q-alliance-italia-trasformazione-digitale-tra-annunci-e-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ComoLake]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Quantum Computing]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/q-alliance-italia-trasformazione-digitale-tra-annunci-e-realta.jpeg" type="image/jpeg" />Annunciata a Comolake con eccesso di enfasi e come primato nazionale la “Q-Alliance”, ma l’Italia non guida la trasformazione digitale, come si vorrebbe far credere. Al contrario, la rincorre, spesso con anni di ritardo, tra burocrazia, bandi frammentati e una politica che confonde gli annunci roboanti ed i proclami urlati con quelle azioni concrete di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/q-alliance-italia-trasformazione-digitale-tra-annunci-e-realta/">Se bastassero i post su Facebook per entrare nell’era quantistica, l’Italia sarebbe già davanti a Google e IBM</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/q-alliance-italia-trasformazione-digitale-tra-annunci-e-realta.jpeg" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Annunciata a Comolake con eccesso di enfasi e come primato nazionale la “Q-Alliance”, ma l’Italia non guida la trasformazione digitale, come si vorrebbe far credere. Al contrario, la rincorre, spesso con anni di ritardo, tra burocrazia, bandi frammentati e una politica che confonde gli annunci roboanti ed i proclami urlati con quelle azioni concrete di cui si avverte invece la mancanza. L’eccessivo uso di superlativi, che hanno accompagnato l’annuncio di Comolake, assieme ai tanti proclami degli ultimi mesi, stonano con il pacato pragmatismo che accompagna, al contrario, l’operato della Premier Giorgia Meloni.</p>
</blockquote>



<p>Leggere che “…<em>l’Italia del Quantum è realtà…</em>” fa sorridere amaramente chi conosce davvero lo stato dell’innovazione nel nostro Paese. Ne abbiamo già parlato qualche giorno fa (<a href="https://italianelfuturo.com/editoriali/q-alliance-la-spericolata-e-pericolosa-illusione-quantistica-italiana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>Q-Alliance: la spericolata e pericolosa illusione quantistica italiana</em></strong></a><em>)</em>, ma alcune precisazioni diffuse negli ultimi giorni invitano ad entrare in maggior dettagli.</p>



<p>La verità è che l’Italia è ancora ai margini della generale competizione tecnologica globale, con investimenti in ricerca tra i più bassi d’Europa, infrastrutture digitali incomplete e un sistema universitario che continua a perdere i suoi migliori talenti.</p>



<p>Parlare pertanto di “<em>Italia del Quantum</em>” o di “<em>strategia nazionale sul Quantum Computing</em>”, come si è fatto allegramente a <strong>Comolake</strong>, senza avere un solo centro nazionale operativo dedicato al calcolo quantistico, senza una filiera industriale concreta e con zero startup significative nel settore, vuol dire molto semplicemente vendere illusioni, non risultati.</p>



<p>Nel frattempo, Francia e Germania investono miliardi nei propri hub quantistici e costruiscono partnership reali con l’industria e la ricerca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Protocollo d’Intesa trasformato nelle Tavole di Mosé</h2>



<p>Il Memorandum of Understanding (MoU) che è stato annunciato pomposamente a Comolake per presentare la cosiddetta <strong>Q-Alliance</strong> auspica semplicemente un possibile futuro accordo tra le due società nordamericane firmatarie, <strong>D-Wave</strong> e <strong>IonQ</strong>, niente altro che una semplice manifestazione di interesse. Non a caso, nonostante l’uso di termini che indicavano presunti “&#8230;<em>primati mondiali&#8230;</em>”, anzi intergalattici, una delle due società, <strong>IonQ</strong>, non ha neanche fatto un comunicato stampa da indirizzar al proprio mercato globale.&nbsp;</p>



<p>Qualcuno potrà anche considerare la boutade consumata a Comolake come un gesto “<em>diplomatico</em>”, ma va allora sottolineato che la dichiarazione di intenti riguarda semplicemente due società americane. Il governo italiano non figura nell’intesa e se le due società non faranno nulla di ciò che è stato strombazzato, tutto finisce lì, senza che si sia spostata una sola matita.</p>



<p>Un Protocollo d’Intesa (MoU) o un comunicato stampa non fanno un ecosistema. E l’Italia purtroppo continua a non avere un suo ecosistema digitale.</p>



<p>Mancano piani di investimento pluriennali, manca una <em>governance</em> chiara, mancano partnership pubblico-private operative e soprattutto manca una strategia industriale coerente che colleghi ricerca, imprese e formazione, coniugandole assieme.</p>



<p>L’Italia non guida la trasformazione digitale, come si vorrebbe farci credere con toni imbonitori. Al contrario, la rincorre, spesso con anni di ritardo, tra burocrazia, bandi frammentati e una politica che confonde gli annunci roboanti ed i proclami urlati con azioni concrete di cui si avverte la mancanza.</p>



<p>L’unica <em>Quantum Leap</em> di cui avremmo davvero bisogno è quella culturale. Occorrerebbe passare dal marketing politico alla concretezza dei progetti reali che danno risultati tangibili.</p>



<p>Eppure, se guardiamo all’Italia, il potenziale c’è — perché scienziati, università e imprese di talento non mancano — ma serve una visione seria, una visione coordinata e sostenuta da risorse vere.</p>



<p>Il futuro non si costruisce con le promesse o con i post su Facebook o Linkedin. Lo si costruisce solo con competenza, coerenza e risultati verificabili.</p>



<p>A voler entrare nei dettagli, a Comolake è stata presentata questa “<strong>Q-Alliance</strong>” come il soggetto che costruirà in Lombardia “…<em>il più grande hub del mondo nel calcolo quantistico…</em>”, con 100 dipendenti.&nbsp;</p>



<p>Ma il più grande al mondo in base a quale parametro?&nbsp;</p>



<p>Il numero dei dipendenti? Ebbene, questo non corrisponde al vero, perché quel numero di dipendenti rientra nelle grandezze ordinarie, anzi sottodimensionato rispetto ad altre analoghe strutture.</p>



<p>La capacità di calcolo? Ma non si fa alcun riferimento a questo, così come non si dà alcun altro riferimento a dati concreti su una operazione che appare come espressione dell’<em>annuncite</em> a cui stiamo ormai facendo l’abitudine.</p>



<p>Presentare in modo così chiassoso qualcosa che ancora non ha alcuna forma e indicazioni di concretezza, e comunicarla priva di numeri, senza calendario e contratti, indica una propensione al marketing politico e dichiara implicitamente quanto poco si conosca la realtà del Quantum Computing in Europa e nel mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">100 ricercatori? Ma quanti ne hanno i più grandi centri di calcolo quantistici nel mondo?</h2>



<p>Ecco alcuni dati indicativi sul numero di dipendenti nelle principali realtà del settore quantistico.</p>



<p><strong>IBM Quantum</strong>, divisione quantistica dell’omonima società ha circa un centinaio di specialisti dedicati al Quantum Computing.&nbsp;</p>



<p><strong>Google Quantum AI</strong> conta poco più di 150 dipendenti, circa 1/3 in più degli specialisti di <strong>Microsoft Azure Quantum</strong>. Poi c’è <strong>Quantinuum </strong>(fusione tra <strong>Honeywell Quantum Solutions</strong> e <strong>Cambridge Quantum</strong>, che conta circa 450 dipendenti, mentre <strong>IonQ</strong> e <strong>D-Wave</strong>, le due società che hanno sottoscritto il MoU relativo ad una ipotetica iniziativa in Lombardia contano complessivamente un numero di 250 dipendenti la prima e 200 dipendenti la seconda.</p>



<p>Infine, vi sono centri di ricerca quantistica universitari o pubblici, come l’<strong>Institute for Quantum Computing (IQC) </strong>a Waterloo, che ospita più di 300 ricercatori, mentre altri centri di eccellenza australiani o statunitensi ne hanno da qualche decina a centinaia.</p>



<p>In questo contesto i 100 ricercatori che teoricamente l’iniziativa annunciata dal Sottosegretario Butti rientrano nella più assoluta normalità, anzi appaiono anche sottodimensionati rispetto ad altre strutture invece concretamente già operanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I centri di calcolo quantistici e non, pubblici e privati in Europa</h2>



<p>I centri di calcolo di Quantum Computing in Europa sono situati in vari Paesi e con una molteplicità di soggetti in campo.</p>



<p>Possiamo innanzitutto citare molte aziende e istituti che figurano come membri del consorzio <strong>European Quantum Industry</strong> <strong>Consortium</strong>.&nbsp;</p>



<p>Si tratta di aziende come <strong>Accenture</strong>, <strong>Air Liquid</strong>, <strong>Airbus</strong>, <strong>BASF</strong>, <strong>Cap Gemini</strong>, <strong>DB Systel</strong>, <strong>Deloitte</strong>, <strong>Diehl</strong>. <strong>E.ON</strong>, <strong>Fresenius</strong>, <strong>Orange Quantum System</strong>, <strong>Sap</strong>, <strong>Thales</strong>, <strong>Roche</strong>, <strong>Robert Bosch</strong> <strong>Gmbh</strong>, <strong>STMicroelettronics</strong>, <strong>Rohde &amp; Schwarz</strong> e altri.&nbsp;</p>



<p>Poi ci sono le PMI e le startup come <strong>Alice &amp; Bob</strong>, <strong>Alpine Quantum Technologies GmbH</strong>, <strong>Amires</strong>, <strong>ANAQOR</strong>, <strong>EleQtron</strong>, <strong>HQS Quantum Simulations</strong>, <strong>IQM</strong>, <strong>JoS</strong>, <strong>Quantum</strong>, <strong>Kiutra</strong>, <strong>Quantum Brilliance</strong>, <strong>Quantum Motion</strong>, <strong>Quanscient</strong>, <strong>Qublox</strong>, <strong>Qruise</strong> e molte altre.</p>



<p>Infine ci sono gli istituti di ricerca e accademici come <strong>CEA</strong>, <strong>CERN</strong>, <strong>Fraunhofer</strong>, <strong>IMEC</strong>, <strong>Oxford Quantum Circuits</strong>, <strong>Quantum Center ETH Zurich</strong>, <strong>University of Cambridge</strong> e altri.</p>



<p>Questa rete mista di centri di ricerca pubblici e privati, istituti di ricerca e aziende costituisce l’attuale ecosistema europeo del calcolo quantistico, con iniziative coordinate dalla UE per la diffusione e sviluppo delle tecnologie quantistiche in più Paesi. Poi vi sono e iniziative con grandi capacità di calcolo, che in prospettiva può essere parzialmente (certo con non poco sforzo) dirottata sul calcolo quantistico (magari una volta riscontrata una adeguata domanda).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quantum Computing e capacità di calcolo nei principali Paesi europei</h2>



<p>Vediamo qual è la situazione nei singoli Paesi europei.</p>



<p>In <strong>Germania</strong> da giugno 2024 c’è il <strong>Quantum data center</strong> di <strong>IQM Quantum Computers</strong>, nato per supportare applicazioni industriali e il primo centro dati quantistico IBM in Europa si trova a Ehningen. Sul versante pubblico c’è il <strong>Liebniz Supercomputing Centre</strong> di Monaco in fase di sviluppo che ospita l’<strong>Euro-Q-EXA</strong>, con computer da 1.000 qubit. Poi c’è l’ecosistema nazionale, fatto di centri di ricerca come il <strong>Max Planck Institute for Quantum Optics</strong>, il <strong>Quantum Applications and Research Laboratory LMU</strong> di Monaco, poi l’<strong>Institute of Functional Matter and Quantum Technologyes </strong>dell’Università di Stoccarda, infine il <strong>Fraunhofer Gesellschaft</strong>. Poi ci sono le imprese private impegnate nel settore, come <strong>AIRBUS</strong>, <strong>EleOtron</strong> (Siegen), <strong>HQS Quantum Simulations</strong> di Karlsruhe, <strong>Oruise </strong>di Saarbrucken, l’<strong>Aventix</strong> di Berlino, infine iniziative come <strong>KEEquant</strong>, <strong>JoS Quantgum</strong>, <strong>Kiutra</strong> e <strong>Quantum Factory</strong>.</p>



<p>In <strong>Francia</strong> è attivo il sito che è stato selezionato per il progetto <strong>Euro QCS</strong>, che è già operativo con quantum simulators integrati in supercomputer esistenti.</p>



<p>In <strong>Italia </strong>è presente il progetto EuroQCS-Italy, ospitato dal <strong>CINECA</strong> come parte dell’infrastruttura europea EuroQCS, integrato nel supercomputer <strong>Leonardo</strong>, con tecnologia basata su <em>qubit neutral atoms</em>).</p>



<p>Poi ci sono <strong>Repubblica Ceca</strong>, (con <strong>IT4Innovations Nationl Supercomputing</strong> con il quantum computer <strong>LUMI-Q</strong> basato su <em>qubit superconduttori</em>), la <strong>Polonia</strong> (con il <strong>Pozan Supercomputing and Networking Center</strong>, parte di EuroQCS-Poland, basato su tecnologia <em>ytapped ions</em>), infine la <strong>Spagna</strong>, (con il <strong>Barcelona Supercomputing Center</strong>, che è parte di EuroQCS-Spain e integrato nel supercomputer <strong>MareNostrum5</strong>, basato su <em>quantum annealer analogico</em>).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni</h2>



<p>Appare evidente come l’annuncio di <strong>Comolake</strong> sia frutto di una iperbole narrativa, magari dettata da esigenze di marketing politico. Va tuttavia notato come l’eccessivo uso di superlativi che hanno accompagnato l’annuncio di Comolake assieme ai tanti proclami degli ultimi mesi stonino con il pacato pragmatismo che accompagna, al contrario, l’operato della Premier.</p>



<p>L’innovazione italiana, per crescere, avrebbe bisogno di maggiore sobrietà, ma soprattutto di idee chiare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/q-alliance-italia-trasformazione-digitale-tra-annunci-e-realta/">Se bastassero i post su Facebook per entrare nell’era quantistica, l’Italia sarebbe già davanti a Google e IBM</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>Q-Alliance: la spericolata e pericolosa illusione quantistica italiana</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/q-alliance-la-spericolata-e-pericolosa-illusione-quantistica-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 16:53:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Q-Alliance]]></category>
		<category><![CDATA[Quantum Computing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Barberio2.png" type="image/jpeg" />Parlare di “hub più potente al mondo” non è solo un’esagerazione. È una illusione pericolosa, che rischia di sviare l’opinione pubblica e di ridurre la credibilità del Paese agli occhi dei partner internazionali. Un’ennesima prova del Ballo del Qua Qua digitale fatto di annunci ad effetto, ma che non hanno corrispondenze. C’è un’Italia che ama [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Barberio2.png" type="image/jpeg" />
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<p>Parlare di “hub più potente al mondo” non è solo un’esagerazione. È una illusione pericolosa, che rischia di sviare l’opinione pubblica e di ridurre la credibilità del Paese agli occhi dei partner internazionali. Un’ennesima prova del Ballo del Qua Qua digitale fatto di annunci ad effetto, ma che non hanno corrispondenze.</p>
</blockquote>



<p>C’è un’Italia che ama annunciare rivoluzioni prima ancora di costruirne le fondamenta.</p>



<p>L’ultima, in ordine di tempo, è quella del “<strong>Q-Alliance</strong>”, presentato a Como come, testuali parole, pronunciate da un membro del governo, “…<em>l’hub quantistico più potente al mondo…</em>”. Una definizione che, a leggerla con un minimo di competenza tecnica, appare più come un esercizio di marketing politico di provincia, che come un passo reale verso la sovranità tecnologica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La boutade di Butti</h2>



<p>Secondo quanto dichiarato da Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione, <strong>Q-Alliance</strong> sarebbe “…<em>una prova tangibile della visione italiana sulla sovranità tecnologica</em>…”.</p>



<p>Ma dietro i toni trionfalistici si nasconde una realtà molto diversa.</p>



<p>Non un centro operativo, non un’infrastruttura, non un supercomputer, bensì un semplice <em>Memorandum of Understanding</em>, ripeto un inutile MoU, firmato tra aziende straniere, la canadese <strong>D-Wave</strong> e la statunitense <strong>IonQ</strong>, e alcune controparti italiane non meglio specificate. In altre parole: una dichiarazione d’intenti, nessuna rivoluzione industriale, né impegni concreti.</p>



<p>Solo parole.</p>



<p>Un memorandum, come è noto, non è un supercomputer ed esonera le parti da qualunque impegno formale rappresentando una semplice dichiarazione di intenti.</p>



<p>Nel linguaggio diplomatico e industriale, un MoU serve a stabilire la volontà di collaborare, ma non comporta né finanziamenti né impegni operativi. Non vi è quindi nessun “<em>hub quantistico</em>” già nato: soltanto una cornice di ipotetica cooperazione tra due imprese nordamericane.</p>



<p>Confondere questo con la creazione del più potente centro quantistico al mondo è una mistificazione comunicativa, tipica di una certa politica italiana più incline alle narrazioni che ai numeri.</p>



<p>Un comportamento, va precisato, di sapore opposto alla visione pragmatica e concreta della premier e presidente del partito in cui milita lo stesso promotore del MoU.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sovranità tecnologica o dipendenza tecnologica?</h2>



<p>Ancora più paradossale è l’uso insistente del termine “<em>sovranità tecnologica</em>”.</p>



<p>Se i partner principali sono aziende rispettivamente statunitense e canadese, il progetto rischia di trasformarsi al contrario nell’ennesima dipendenza dall’estero e non rappresenta certo alcun passo verso l’autonomia nazionale.</p>



<p><strong>D-Wave</strong> e <strong>IonQ</strong> operano sotto le regole del governo statunitense e dei regimi di controllo sulle esportazioni tecnologiche. L’Italia non diventa più libera, ma più esposta a vincoli extraterritoriali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove sono ricerca, università e industria italiana?</h2>



<p>Nel post non si cita un solo nome di università, centro di ricerca o laboratorio italiano coinvolto. Si parla di “<em>100 ricercatori italiani</em>”, ma senza dire chi siano, dove lavoreranno, per chi, con quali fondi e per quali obiettivi.</p>



<p>Nessuna indicazione di budget, nessuna specifica sulle infrastrutture, senza parlare dell’assenza totale di qualsivoglia roadmap.</p>



<p>Nessun riferimento ai programmi europei come <strong>EuroHPC</strong> o <strong>Quantum Flagship</strong>, che rappresentano i veri pilastri del calcolo quantistico nel continente.</p>



<p>Insomma, un progetto che si proclama “globale” e “strategico”, nelle parole di Butti, ma che non fornisce alcuna trasparenza sui dettagli operativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La retorica al posto della sostanza</h2>



<p>Il tono del comunicato istituzionale si muove tra l’enfasi e la retorica, con inutili e spropositate frasi ad effetto come “<em>una dimostrazione di visione e coraggio</em>” o “<em>come nel Rinascimento</em>”.</p>



<p>È un linguaggio più adatto a una convention politica elettorale che a un annuncio governativo o scientifico. Il vero Rinascimento italiano si fondava su scienza, artigianato e concretezza. Qui, al contrario, sembra di assistere a un Rinascimento, sì, ma della retorica d’accatto, dove l’innovazione è evocata come simbolo identitario, con finalità manipolatorie non costruita su progetti chiaramente verificabili.</p>



<p>L’Italia non ha bisogno di slogan, ma di politiche industriali serie.</p>



<p>È questo che occorre, non chiacchiericcio di provincia da Ballo del Qua Qua.</p>



<p>Il Quantum Computing è una delle frontiere tecnologiche più complesse al mondo. Richiede investimenti pluriennali di miliardi di euro, infrastrutture criogeniche, piattaforme di simulazione avanzate e una filiera di talento scientifico che oggi esiste solo in poche aree del mondo: Stati Uniti, Canada, Cina, Giappone e, in Europa, in Germania e Paesi Bassi.</p>



<p>L’Italia, pur avendo ottimi centri di ricerca in fisica teorica e in informatica quantistica, non dispone oggi di un ecosistema industriale in grado di sostenere un hub quantistico globale.</p>



<p>Per questo parlare di “<em>hub più potente al mondo</em>” non è solo un’esagerazione.</p>



<p>È qualcosa di più.</p>



<p>È una illusione pericolosa, che rischia di sviare l’opinione pubblica e di ridurre la credibilità del Paese agli occhi dei partner internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meno annunci, più realtà</h2>



<p>L’Italia deve certamente investire in tecnologie quantistiche, ma con serietà, visione e continuità.</p>



<p>Servono programmi nazionali coerenti con quelli europei, finanziamenti pubblici stabili, partenariati industriali trasparenti e un forte ruolo delle università.</p>



<p>Solo così si potrà parlare davvero di <em>sovranità tecnologica</em> e non di <em>sovranità immaginaria</em>.</p>



<p><strong>Q-Alliance</strong>, così come è stato presentato, non è “…<strong>l’hub quantistico più potente al mondo…</strong>”.</p>



<p>È piuttosto il simbolo perfetto del provincialismo digitale italiano: molta autocelebrazione, poca sostanza, e nessuna comprensione di cosa significhi davvero costruire il futuro tecnologico di un Paese.</p>



<p>Un’ennesima prova del Ballo del Qua Qua digitale a cui molti, ormai troppi, annunci vogliono addestrarci come si fa con i sistemi di software.</p>



<p>Mai come in questo caso il vero rischio sono le allucinazioni.</p>
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		<title>Quantum AI: la scommessa strategica di Google per superare il limite dell’intelligenza artificiale classica</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/quantum-ai-la-scommessa-strategica-di-google-per-superare-il-limite-dellintelligenza-artificiale-classica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 15:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[chip]]></category>
		<category><![CDATA[Chip Willow]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Quantum Computing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/G-Quantum.png" type="image/jpeg" />Nel cuore della California, i laboratori di Google Quantum AI stanno sviluppando uno dei progetti più ambiziosi di Alphabet: il quantum computing come infrastruttura critica per l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, come riporta la CNBC. Dopo essere stata considerata in ritardo nella corsa all’AI generativa, Google punta ora a guidare la prossima transizione tecnologica sfruttando le proprietà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/G-Quantum.png" type="image/jpeg" />
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Con il <strong>chip Willow</strong>, <strong>Google</strong> entra nella corsa alla supremazia quantistica con un obiettivo chiaro: costruire una piattaforma computazionale capace di alimentare la prossima rivoluzione industriale basata su AI e meccanica quantistica.</p>
</blockquote>
</blockquote>



<p>Nel cuore della California, i laboratori di <strong>Google Quantum AI</strong> stanno sviluppando uno dei progetti più ambiziosi di <strong>Alphabet</strong>: <strong>il quantum computing come infrastruttura critica per l’evoluzione dell’intelligenza artificiale</strong>, come riporta la CNBC. Dopo essere stata considerata in ritardo nella corsa all’AI generativa, Google punta ora a <strong>guidare la prossima transizione tecnologica</strong> sfruttando le proprietà della fisica quantistica per superare i limiti dei computer classici.</p>



<p>Al centro di questo rilancio strategico c’è <strong>Willow</strong>, il nuovo chip quantistico progettato da Google, capace di <strong>risolvere problemi computazionali specifici a velocità inimmaginabili per le architetture tradizionali</strong>, e soprattutto di <strong>ridurre esponenzialmente gli errori all’aumentare del numero di qubit attivi</strong>, secondo quanto affermato dalla stessa compagnia e confermato da esperti del calibro di <strong>John Preskill</strong> del Caltech Institute for Quantum Information and Matter.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall’exploit scientifico all’applicazione pratica: la nuova traiettoria di Alphabet</h2>



<p>Secondo <strong>Julian Kelly</strong>, direttore dell’hardware presso Google Quantum AI, l’obiettivo non è solo il primato scientifico, ma la <strong>trasformazione della ricerca quantistica in opportunità industriale</strong>: “Quantum e AI possono rafforzarsi a vicenda. La sinergia tra questi due domini è il vero game changer”.</p>



<p>Una delle aree più promettenti è la <strong>generazione di nuovi dataset di alta qualità</strong> per il training dei modelli AI, oggi limitati dalla scarsità di dati freschi e non già sfruttati. In quest’ottica, i quantum computer potrebbero diventare <strong>generatori di dati sintetici fondati su leggi fisiche complesse</strong>, offrendo <strong>una base epistemologica più robusta all’AI scientifica</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’esempio AlphaFold e il premio Nobel: quando AI e quantistica convergono</h2>



<p>Il precedente di <strong>AlphaFold</strong>, sviluppato da Google DeepMind e vincitore del Premio Nobel per la Chimica 2024 per il suo contributo alla predizione delle strutture proteiche, dimostra come <strong>la comprensione quantistica possa già essere oggi alla base di breakthrough reali</strong>. Kelly sottolinea come, nonostante AlphaFold si fondi su concetti della meccanica quantistica, il training del modello non utilizzi dati derivanti da essa in modo sistematico.</p>



<p>Da qui, la visione di un <strong>quantum computer come “motore dati” per l’AI scientifica di nuova generazione</strong>, in grado di fornire campioni, scenari e parametri realistici altrimenti irraggiungibili tramite modelli classici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prossima fermata: l’applicazione commerciale</h2>



<p>Secondo Google, <strong>una vera applicazione quantistica economicamente sostenibile potrebbe arrivare entro cinque anni</strong>. Tuttavia, <strong>trasformare un vantaggio tecnico in una piattaforma di business scalabile</strong> richiede ben altro: interoperabilità, regolazione, sicurezza, proprietà intellettuale e nuove forme di governance tecnologica.</p>



<p>La sfida non è solo ingegneristica, ma anche <strong>giuridica e geopolitica</strong>: l’accesso alle risorse quantistiche, la standardizzazione degli algoritmi, la cyber-resilienza e la compliance normativa (es. export control, dual use tech) saranno <strong>temi centrali nella definizione della leadership tecnologica globale</strong> nei prossimi anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geoeconomia del quantistico: Stati Uniti, Cina ed Europa alla prova della sovranità computazionale</h2>



<p>La corsa al quantum computing si inserisce pienamente nella nuova <strong>geoeconomia della supremazia tecnologica</strong>, dove Stati Uniti, Cina ed Europa si contendono <strong>la leadership delle infrastrutture critiche del XXI secolo</strong>. Mentre Pechino investe in architetture ibride quantistico-neurali e Bruxelles cerca di integrare quantum e cloud sovrani, <strong>Alphabet punta a definire uno standard de facto</strong> prima ancora della nascita di un mercato regolamentato.</p>



<p>La prossimità tra quantum computing e AI generativa rende questi settori <strong>strategici sia per la difesa che per la crescita economica</strong>, attirando attenzione da parte di governi, fondi sovrani, agenzie di sicurezza e stakeholder della finanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quantum + AI = infrastruttura generativa del sapere del futuro</h2>



<p>Con Willow, Google non mira solo a vincere una gara tra colossi tecnologici, ma a <strong>gettare le basi di una nuova piattaforma computazionale universale</strong>, dove il potenziale del calcolo quantistico si intreccia con la capacità predittiva dell’AI. Le implicazioni economiche, scientifiche e normative di questo ecosistema saranno decisive per il futuro della medicina, dei materiali, della finanza computazionale e dell’automazione cognitiva.</p>



<p>Se l’AI è oggi uno strumento, il quantum computing potrebbe diventare <strong>l’infrastruttura generativa del sapere del futuro</strong>.</p>



<p></p>
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		<title>Zuchongzhi 3.0 e la corsa quantistica globale: la Cina sfida gli Stati Uniti nella supremazia tecnologica</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/zuchongzhi-3-0-e-la-corsa-quantistica-globale-la-cina-sfida-gli-stati-uniti-nella-supremazia-tecnologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Moi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Quantum Computing]]></category>
		<category><![CDATA[Zuchongzhi 3.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Moi-cina.jpg" type="image/jpeg" />Zuchongzhi 3.0 segna un’accelerazione senza precedenti per la Cina nella sfida tecnologica globale. Un’analisi tra scienza, strategia e geopolitica, dove il quantum computing diventa il nuovo campo di battaglia per la supremazia mondiale. Zuchongzhi 3.0: il cuore tecnologico dell’innovazione cinese Nel mondo in rapido mutamento della scienza e della tecnologia, dove un anno può valere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Moi-cina.jpg" type="image/jpeg" />
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<p><strong>Zuchongzhi 3.0</strong> segna un’accelerazione senza precedenti per la <strong>Cina</strong> nella sfida tecnologica globale. Un’analisi tra scienza, strategia e geopolitica, dove il <strong>quantum computing</strong> diventa il nuovo campo di battaglia per la supremazia mondiale.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Zuchongzhi 3.0: il cuore tecnologico dell’innovazione cinese</h2>



<p>Nel mondo in rapido mutamento della scienza e della tecnologia, dove un anno può valere un secolo e un chip può cambiare il destino di una nazione, il nome <strong>Zuchongzhi 3.0</strong> ha iniziato a circolare con crescente insistenza. E non è un caso.</p>



<p>Annunciato con enfasi dai ricercatori dell’Università di Scienza e Tecnologia della Cina (USTC), questo processore da 105 qubit superconduttivi ha eseguito un test di benchmark — il noto <em>Random Circuit Sampling</em> — con una velocità che, a detta degli stessi autori, supera di un <strong>quadrilione di volte</strong> quella dei più potenti supercomputer del mondo.</p>



<p>Ma cosa significa tutto questo? Significa che un compito computazionale, che <strong>Frontier</strong> — secondo supercomputer mondiale — impiegherebbe <strong>5,9 miliardi di anni</strong> a concludere, Zuchongzhi lo ha completato in pochi secondi. Significa anche che ha superato di <strong>un milione di volte</strong> il tempo di esecuzione del chip Sycamore di Google. Sì, un milione di volte.</p>



<p>Il paragone con il <strong>Willow QPU</strong>, l’ultima creazione di Google, è d’obbligo: il chip cinese lo tallona da vicino, con prestazioni leggermente inferiori in termini di fedeltà (99,90% contro 99,97% sulle porte a qubit singolo), ma con una velocità che — se confermata su larga scala — potrebbe ridefinire l’intero panorama della computazione quantistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dietro l’eccellenza: materiali, ingegneria e innovazione di processo</h2>



<p>Ogni rivoluzione ha i suoi strumenti, le sue alchimie nascoste. Zuchongzhi 3.0 non fa eccezione.</p>



<p>La sua architettura si fonda su <strong>materiali</strong> <strong>preziosi e selezionati con cura</strong>: tantalio e alluminio, legati tra loro grazie a un sofisticato processo <strong>flip-chip con bump in indio</strong>, che riduce le impurità e migliora la stabilità delle connessioni. Una scelta non banale — e nemmeno economica — ma necessaria per mantenere la coerenza quantistica in ambienti ultra-raffreddati.</p>



<p>La fedeltà operativa del chip — 99,90% per operazioni su singolo qubit, 99,62% per le operazioni su coppie — è un indicatore tecnico, certo, ma anche simbolico: dimostra che la Cina non si limita più a rincorrere; oggi, può innovare con piena consapevolezza dei propri mezzi.</p>



<p>Dietro questo traguardo, però, non c&#8217;è solo tecnologia: c’è una filiera scientifica ben orchestrata, fatta di accademia, laboratori pubblici e spin-off di Stato. Il nome di Pan Jianwei, fisico quantistico di fama internazionale, ricorre spesso: è lui la figura chiave dietro l’impulso che ha trasformato Hefei nella &#8220;Silicon Valley&#8221; quantistica d&#8217;Oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">USA vs Cina: la nuova Guerra Fredda della computazione</h2>



<p>Chi guiderà il futuro? Chi detterà gli standard della sicurezza, della crittografia, delle comunicazioni digitali del domani?</p>



<p>La corsa al quantum computing è diventata un affare di Stato, e più ancora, una questione di <strong>supremazia globale</strong>. Gli Stati Uniti, con i loro colossi privati — Google, IBM, D-Wave — sembrano mantenere il vantaggio teorico. Ma la Cina, con la forza della pianificazione statale e della coesione istituzionale, ha lanciato una sfida che pochi anni fa sembrava impensabile.</p>



<p>Secondo il <strong>rapporto MERICS (2024)</strong>, la Cina ha già stanziato oltre <strong>15 miliardi di dollari</strong> per lo sviluppo quantistico — quattro volte gli investimenti pubblici statunitensi — e pubblica ormai più articoli scientifici a tema rispetto a qualsiasi altro paese. Il settore è dominato dall’approccio “<em>whole-of-nation</em>”, dove ogni attore — università, aziende, esercito — ha un posto preciso in un disegno di lungo periodo.</p>



<p>Il quantum non è più solo calcolo: è sicurezza nazionale, è difesa, è influenza globale. Lo dimostra un episodio del 2024: scienziati cinesi, usando un computer quantistico canadese, hanno dimostrato di poter decifrare segmenti del sistema di crittografia AES, quello utilizzato dalle forze armate. Un test, forse; ma anche un segnale. Un campanello d’allarme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Cina al centro: strategia, industria e indipendenza tecnologica</h2>



<p>Che cosa rende la Cina così efficace, così veloce, così determinata in questa corsa? La risposta è duplice: <strong>centralizzazione e indipendenza</strong>.</p>



<p>Sul fronte industriale, aziende come <strong>QuantumCTek</strong> e <strong>Origin Quantum</strong> — entrambe con sede a Hefei — agiscono come <strong>prolungamenti del sistema statale</strong>. Producono, sperimentano, integrano. QuantumCTek, in particolare, ha costruito insieme allo Stato una rete nazionale di comunicazione quantistica lunga 12.000 km — la più estesa al mondo — e partecipa allo sviluppo dei satelliti quantistici Micius e Jinan-1, destinati a integrare una rete terra-spazio senza precedenti.</p>



<p>Ma l’indipendenza si gioca anche sui dettagli — e qui il report MERICS (2024) è illuminante: nel 2024, la Cina ha iniziato a produrre in proprio i refrigeratori a diluizione EZ-Q, componenti critici per raffreddare i computer quantistici a 0,1 Kelvin. Non si tratta solo di ingegneria: è sovranità tecnologica.</p>



<p>L’obiettivo è chiaro: de-occidentalizzare le filiere, rendere la Cina autosufficiente nel quantum, come lo è già nei satelliti o nelle telecomunicazioni 5G. Un obiettivo che ha implicazioni globali, ben oltre la scienza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Governi, alleanze e standard: verso una governance globale del quantum</h2>



<p>E l’Europa? E il resto del mondo? Davanti a questa accelerazione cinese, la comunità internazionale inizia a porsi domande — non solo tecniche, ma etiche, politiche, regolatorie.</p>



<p>Il problema non è solo chi arriva primo — ma chi decide cosa è giusto fare con queste tecnologie. La Cina, attraverso il proprio comitato di standardizzazione istituito nel 2023, ha iniziato a proporre regole e <strong>protocolli internazionali</strong>, spesso senza confronto con i partner occidentali. E se ciò dovesse consolidarsi, il rischio è evidente: una dominazione normativa, più che tecnologica.</p>



<p>Organismi come l’<strong>IEEE</strong> stanno correndo ai ripari, cercando di coinvolgere i vari blocchi geopolitici nella definizione di uno standard condiviso. Ma la strada è in salita, anche per via delle barriere crescenti alla collaborazione scientifica, imposte da entrambe le parti. Anche in Europa — pur eccellente nella ricerca di base — mancano infrastrutture, fondi privati, visione industriale. Il progetto <strong>EuroQCI </strong>è ancora troppo acerbo per rappresentare una vera risposta strategica.</p>



<p>Dunque: come si governa il futuro? Come si condividono tecnologie che possono essere usate per proteggere o dominare, connettere o sorvegliare, liberare o vincolare?</p>



<p>Non sarà una questione solo di scienza. Sarà, sempre più, una questione di governo del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/zuchongzhi-3-0-e-la-corsa-quantistica-globale-la-cina-sfida-gli-stati-uniti-nella-supremazia-tecnologica/">Zuchongzhi 3.0 e la corsa quantistica globale: la Cina sfida gli Stati Uniti nella supremazia tecnologica</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<item>
		<title>Pasqal e Nvidia uniscono le forze per accelerare il calcolo quantistico</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/pasqal-e-nvidia-uniscono-le-forze-per-accelerare-il-calcolo-quantistico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 13:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[NVIDIA]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqal]]></category>
		<category><![CDATA[Quantum Computing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=20608</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Pasqul.png" type="image/jpeg" />La società francese di computer quantistici Pasqal ha annunciato una collaborazione con il gigante della tecnologia Nvidia per sviluppare soluzioni avanzate nel settore del calcolo quantistico. L&#8217;accordo punta a combinare le capacità dei computer quantistici a base di atomi neutri di Pasqal con la potenza delle GPU e delle piattaforme di intelligenza artificiale di Nvidia, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/pasqal-e-nvidia-uniscono-le-forze-per-accelerare-il-calcolo-quantistico/">Pasqal e Nvidia uniscono le forze per accelerare il calcolo quantistico</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Pasqul.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La società francese di computer quantistici <strong>Pasqal</strong> ha annunciato una collaborazione con il gigante della tecnologia <strong>Nvidia</strong> per sviluppare soluzioni avanzate nel settore del calcolo quantistico. L&#8217;accordo punta a combinare le capacità dei <strong>computer quantistici a base di atomi neutri</strong> di Pasqal con la potenza delle <strong>GPU e delle piattaforme di intelligenza artificiale</strong> di Nvidia, aprendo nuove prospettive per la ricerca e l’industria.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Un’alleanza strategica per il futuro del quantum computing</h2>



<p>Il calcolo quantistico è considerato una delle tecnologie più promettenti per rivoluzionare settori come la scienza dei materiali, la chimica, l’ottimizzazione logistica e la finanza. <strong>Pasqal</strong>, una delle aziende leader in Europa nel settore, ha sviluppato computer quantistici basati su atomi neutri, una tecnologia che promette maggiore scalabilità ed efficienza rispetto ad altri approcci quantistici.</p>



<p>Grazie alla collaborazione con <strong>Nvidia</strong>, Pasqal utilizzerà le avanzate GPU e i simulatori quantistici della multinazionale americana per migliorare le prestazioni e la simulazione dei propri processori quantistici. L&#8217;obiettivo è accelerare lo sviluppo di algoritmi ibridi, che combinano calcolo quantistico e classico, per risolvere problemi complessi in modo più efficiente rispetto ai metodi tradizionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’importanza della simulazione nel quantum computing</h2>



<p>Uno degli aspetti più cruciali del calcolo quantistico è la necessità di <strong>simulare e ottimizzare gli algoritmi quantistici prima di eseguirli su hardware reale</strong>. Nvidia, con il suo ecosistema software per il calcolo scientifico e il machine learning, fornirà a Pasqal strumenti avanzati per testare e perfezionare le applicazioni quantistiche.</p>



<p>“La nostra collaborazione con Nvidia rappresenta un passo fondamentale per rendere il calcolo quantistico più accessibile e applicabile alle esigenze industriali”, ha dichiarato <strong>Georges-Olivier Reymond</strong>, CEO di Pasqal. “Combinando le nostre tecnologie con l’infrastruttura computazionale di Nvidia, potremo offrire soluzioni più potenti e scalabili ai nostri clienti.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un mercato in rapida espansione</h2>



<p>L’industria del calcolo quantistico sta attirando sempre più investimenti e collaborazioni strategiche tra aziende leader nel settore tech. Nvidia, già impegnata nello sviluppo di strumenti per la simulazione quantistica, ha visto nel <strong>modello a base di atomi neutri di Pasqal un’opportunità per rafforzare la propria presenza nel settore.</strong></p>



<p>La collaborazione arriva in un momento in cui governi e imprese stanno intensificando gli investimenti nel quantum computing per garantire un vantaggio competitivo nei prossimi decenni. L’Europa, in particolare, punta a diventare un leader mondiale nel settore, con la Francia che si distingue come uno dei principali hub di innovazione quantistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuova ondata di innovazione</h2>



<p>Grazie a questa partnership, <strong>Pasqal e Nvidia potrebbero accelerare lo sviluppo di applicazioni pratiche per il calcolo quantistico</strong>, contribuendo a rendere questa tecnologia più accessibile e utile per l’industria. Se i risultati della collaborazione si dimostreranno promettenti, potremmo assistere a una nuova ondata di innovazioni, con impatti significativi su settori chiave dell’economia globale.</p>



<p>Nel frattempo, il mercato osserverà con attenzione i prossimi passi di Pasqal e Nvidia, in attesa di vedere come questa alleanza plasmerà il futuro del quantum computing.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/pasqal-e-nvidia-uniscono-le-forze-per-accelerare-il-calcolo-quantistico/">Pasqal e Nvidia uniscono le forze per accelerare il calcolo quantistico</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>Il National Cyber Security Centre britannico avverte sui futuri rischi di hacking da parte dei computer quantistici</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/il-national-cyber-security-centre-britannico-avverte-sui-futuri-rischi-di-hacking-da-parte-dei-computer-quantistici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersicurezza e difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[NSCS]]></category>
		<category><![CDATA[Quantum Computing]]></category>
		<category><![CDATA[Regno Unito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/UK.png" type="image/jpeg" />Il National Cyber Security Centre (NCSC) del Regno Unito ha recentemente avvertito governi e imprese di prepararsi all&#8217;arrivo di computer quantistici in grado di compromettere i sistemi di sicurezza informatica entro il 2035, come riporta il Financial Times. Questa previsione sottolinea l&#8217;urgenza di sviluppare e implementare soluzioni di sicurezza resistenti agli attacchi quantistici per proteggere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/il-national-cyber-security-centre-britannico-avverte-sui-futuri-rischi-di-hacking-da-parte-dei-computer-quantistici/">Il National Cyber Security Centre britannico avverte sui futuri rischi di hacking da parte dei computer quantistici</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/UK.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Il <strong>National Cyber Security Centre</strong> (<strong>NCSC</strong>) del <strong>Regno Unito</strong> ha recentemente avvertito governi e imprese di prepararsi all&#8217;arrivo di computer quantistici in grado di compromettere i sistemi di sicurezza informatica entro il 2035, come riporta il <em>Financial Times</em>. Questa previsione sottolinea l&#8217;urgenza di sviluppare e implementare soluzioni di sicurezza resistenti agli attacchi quantistici per proteggere dati sensibili e infrastrutture critiche. ​</p>
</blockquote>



<p>I computer quantistici, sfruttando le proprietà della fisica delle particelle subatomiche, possono eseguire calcoli a velocità esponenzialmente superiori rispetto ai computer tradizionali. Questa capacità potrebbe permettere loro di risolvere complessi problemi matematici che attualmente proteggono la crittografia a chiave pubblica, compromettendo la sicurezza dei dati digitali.​</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pianificare la migrazione verso la crittografia post-quantistica</h2>



<p>Il NCSC ha raccomandato alle organizzazioni di pianificare una migrazione verso la crittografia post-quantistica entro il 2028, al fine di evitare una transizione affrettata quando i primi computer quantistici saranno effettivamente operativi, entro il 2035. L&#8217;agenzia ha sottolineato l&#8217;importanza di eseguire una &#8220;completa analisi&#8221; e di sviluppare un piano di migrazione per proteggere i dati sensibili.​</p>



<p>Questa iniziativa segue le linee guida del <strong>National Institute of Standards and Technology</strong> degli <strong>Stati Uniti</strong>, che lo scorso anno ha pubblicato tre algoritmi di sicurezza approvati per proteggere le informazioni da potenziali attacchi quantistici.​</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sicurezza dei dati nel futuro panorama tecnologico</h2>



<p>L&#8217;NCSC ha espresso preoccupazione riguardo alla scarsa consapevolezza delle minacce emergenti, evidenziando la necessità di migliorare la preparazione delle organizzazioni per garantire la sicurezza dei dati nel futuro panorama tecnologico.</p>



<p>L&#8217;Ente britannico sottolinea che, sebbene la tecnologia quantistica sia ancora in fase di sviluppo, è essenziale adottare misure preventive per mitigare le minacce future. Le organizzazioni sono incoraggiate a investire nella ricerca e nello sviluppo di tecniche crittografiche post-quantistiche e ad aggiornare continuamente le loro infrastrutture di sicurezza per affrontare le sfide emergenti.​</p>



<p>Questo avvertimento funge da richiamo per la comunità globale sull&#8217;importanza di anticipare le evoluzioni tecnologiche e di prepararsi adeguatamente per garantire la sicurezza e la resilienza dei sistemi informatici nel prossimo futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/il-national-cyber-security-centre-britannico-avverte-sui-futuri-rischi-di-hacking-da-parte-dei-computer-quantistici/">Il National Cyber Security Centre britannico avverte sui futuri rischi di hacking da parte dei computer quantistici</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>Nvidia apre un laboratorio di ricerca sulla computazione quantistica. Una svolta per l’innovazione tecnologica</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/nvidia-apre-un-laboratorio-di-ricerca-sulla-computazione-quantistica-una-svolta-per-linnovazione-tecnologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[GTC 2025]]></category>
		<category><![CDATA[NVIDIA]]></category>
		<category><![CDATA[Quantum Computing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Untitled-25.png" type="image/jpeg" />Nvidia ha annunciato l’apertura di un nuovo laboratorio dedicato alla ricerca sulla computazione quantistica, segnando un passo fondamentale nella corsa all’integrazione tra intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. L’iniziativa, rivelata dal CEO Jensen Huang, durante il GTC 2025, punta a posizionare Nvidia come leader nello sviluppo di soluzioni hardware e software per il calcolo quantistico. Un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Untitled-25.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Nvidia</strong> ha annunciato l’apertura di un nuovo laboratorio dedicato alla ricerca sulla <strong>computazione quantistica</strong>, segnando un passo fondamentale nella corsa all’integrazione tra intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. L’iniziativa, rivelata dal CEO J<strong>ensen Huang</strong>, durante il <strong>GTC 2025</strong>, punta a posizionare Nvidia come leader nello sviluppo di soluzioni hardware e software per il calcolo quantistico.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Un ponte tra AI e computazione quantistica</h2>



<p>Secondo quanto riportato da <em>Reuters</em>, il nuovo laboratorio di Nvidia si concentrerà sull’esplorazione di metodi per combinare la potenza dell’intelligenza artificiale con le capacità rivoluzionarie della computazione quantistica. L’obiettivo è sviluppare strumenti che possano accelerare la ricerca scientifica, migliorare le simulazioni molecolari, ottimizzare i processi industriali e risolvere problemi complessi che i computer tradizionali faticano a gestire.</p>



<p>&#8220;Stiamo entrando in una nuova era del calcolo, in cui la combinazione di AI e quantistica aprirà possibilità che oggi possiamo solo immaginare,&#8221; ha dichiarato Huang.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nvidia e la sfida del calcolo quantistico</h2>



<p>Nvidia non è nuova nel campo della computazione quantistica. Negli ultimi anni, l’azienda ha sviluppato software di simulazione quantistica per aiutare i ricercatori a testare algoritmi su hardware classico prima di implementarli su computer quantistici reali. L’apertura del nuovo laboratorio segna una chiara intenzione di investire direttamente nella creazione di hardware e software avanzati per il settore.</p>



<p>A differenza dei computer tradizionali, che elaborano dati in bit (0 o 1), i computer quantistici utilizzano qubit, che possono esistere in più stati contemporaneamente grazie al fenomeno della sovrapposizione quantistica. Questa capacità offre un enorme potenziale per risolvere problemi che richiederebbero migliaia di anni di calcolo con i metodi convenzionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un mercato in crescita e una competizione globale</h2>



<p>L’ingresso deciso di Nvidia nella computazione quantistica la mette in diretta competizione con altri giganti della tecnologia come <strong>IBM</strong>, <strong>Google e Microsoft</strong>, che stanno investendo miliardi nello sviluppo di hardware quantistico e algoritmi innovativi.</p>



<p>L’azienda di Santa Clara potrebbe però avere un vantaggio competitivo grazie alla sua esperienza nel settore delle <strong>GPU</strong> e nel <strong>machine learning</strong>, entrambi fondamentali per accelerare le operazioni di calcolo quantistico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni future</h2>



<p>L’apertura del laboratorio potrebbe avere un impatto significativo su vari settori, tra cui la sanità, la finanza e la scienza dei materiali, consentendo progressi che fino ad oggi erano limitati dalla potenza computazionale disponibile.</p>



<p>Se Nvidia riuscirà a sviluppare soluzioni praticabili e scalabili, la computazione quantistica potrebbe diventare una realtà più accessibile e applicabile su larga scala, portando a un nuovo paradigma nell’industria tecnologica.</p>



<p>Il mondo dell’innovazione tecnologica guarda con attenzione a questa nuova mossa di Nvidia, che potrebbe rappresentare un punto di svolta nell’evoluzione del calcolo quantistico e dell’intelligenza artificiale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/nvidia-apre-un-laboratorio-di-ricerca-sulla-computazione-quantistica-una-svolta-per-linnovazione-tecnologica/">Nvidia apre un laboratorio di ricerca sulla computazione quantistica. Una svolta per l’innovazione tecnologica</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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