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	<title>Giancarlo Santalmassi Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Giancarlo Santalmassi Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Giancarlo Santalmassi e quei ragazzi di via Teulada</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/giancarlo-santalmassi-e-quei-ragazzi-di-via-teulada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Mazzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 16:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Teulada.png" type="image/jpeg" />Con Giancarlo eravamo quasi vicini di stanza. La redazione economica del TG2 a via Teulada era in fondo al corridoio e le stanze dei conduttori erano a poche porte di distanza. Quella di Giancarlo era una stanza da cui non veniva quasi nessun rumore, intento com´era a rifinire i “lanci” dei pezzi del telegiornale ed [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/giancarlo-santalmassi-e-quei-ragazzi-di-via-teulada/">Giancarlo Santalmassi e quei ragazzi di via Teulada</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Con <strong>Giancarlo</strong> eravamo quasi vicini di stanza. La redazione economica del <strong>TG2</strong> a<strong> via Teulada</strong> era in fondo al corridoio e le stanze dei conduttori erano a poche porte di distanza. Quella di Giancarlo era una stanza da cui non veniva quasi nessun rumore, intento com´era a rifinire i “lanci” dei pezzi del telegiornale ed in particolare i “vivi” con testo letto fuoricampo dal conduttore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni tanto eri convocato per spiegare, approfondire dettagliare. Che sarebbe meglio mettere qui per introdurre il tuo pezzo? Accompagnato da una naturale curiosità , propria del buon giornalista: ma chi è questo John Lassiter della Disney di cui parli? Non ne ho mai sentito parlare. E questo Jaron Lanier: cos´è questa “realtà virtuale”?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo era il 1986, quarantanni fa, ed era normale che non lo sapesse. Ma la curiosità e la voglia di capire c&#8217;era. Abbinata ad un grande rispetto di tutti i colleghi, anche di quelli come me, che avevano cominciato da poco a lavorare in RAI, mentre lui era uno dei conduttori di punta del TG, anzi storicamente il primo di tutti..</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il TG2 di quegli anni, di <strong>Zatterin</strong>, di <strong>Ghirelli</strong> e di <strong>La Volpe</strong> era un TG di scelta, composto da tutti quelli che -al momento della nascita del secondo canale (15 marzo del 1976) &#8211; avevano scelto volontariamente di lasciare il TG1, la nave ammiraglia, per tentare l´avventura del nuovo TG laico. L´equivalente dell&#8217;esperimento del centro sinistra nel campo della politica. Un giornale con grande spirito di innovazione, con voglia di sperimentare e attento a quello che accadeva nella società. Composto da grandi individualità (c&#8217;erano <strong>Joe Marrazzo</strong> alla cronaca, <strong>Ugo D´Ascia</strong> a seguire il Vaticano,<strong> Italo Moretti</strong>, <strong>Emanuele Rocco</strong> e molti altri ancora che non è possibile qui ricordare), ma anche da molti altri giornalisti meno famosi pronti, ma pronti ad aiutare i colleghi, anche gli ultimi arrivati, senza boria né alterigia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giancarlo era rinomato per la sua calma olimpica. Un atteggiamento che riusciva a mantenere anche durante le dirette, quando a volte si verificano imprevisti, cambiamenti di scaletta repentini, RVM che non partivano o collegamenti difettosi. Lui era l´unico a restare calmo, mentre intorno a lui nello studio partivano le urla di registi irosi, il piu temuto dei quali era <strong>Roberto Costa</strong>. Del resto voleva proprio segnare questa differenza, visto che lui era arrivato a condurre il TG dopo tanti anni in cui gli speaker del TG erano dei lettori professionisti, ma non giornalisti, scelti in base alle loro voci. Giancarlo aveva quindi la responsabilità di dimostrare che un TG condotto da un giornalista fosse meglio di quelli condotti da semplici lettori di notizie. In grado di gestire gli imprevisti, ma senza perdere di vista il filo delle notizie, l&#8217;accuratezza e la distanza dai fatti. Un´impresa che gli riuscì benissimo, visto che fu lui a seguire per il Tg2 il rapimento Moro dall´inizio alla fine, l´attentato a Giovanni Paolo II e la tragedia mediatica di Vermicino .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il conduttore era alla fine della catena di produzione, ma Giancarlo , come molti dei colleghi di quegli anni &#8211; se ne sentiva quasi come fosse il responsabile, perché ci metteva la faccia, e quindi verificava, aggiungeva, tagliava, ma sempre col massimo rispetto per il lavoro altrui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi Giancarlo, oltre alla faccia ci metteva anche … la cravatta, altro particolare per cui era giustamente famoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fu, infatti, il primo di una serie di conduttori a portare un tocco di colore nell&#8217;allora austera scenografia del TG. E Giancarlo aveva un&#8217;attenzione particolare alle cravatte, di cui prediligeva soprattutto quelle “regimental”, che contribuivano a dargli quel tocco “anglosassone” di cui andava fiero…. Salvo poi farsi “scavalcare a sinistra” da colleghi arrivati alla conduzione dopo di lui, che prediligevano le cravatte a grandi tocchi di colore, di marca Léonard o Hermés. A lui non piacevano, perché riteneva che distraessero lo spettatore, che invece doveva stare concentrato sulla notizia che lui cercava di porgli nel modo più garbato, tranquillo e preciso possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo il suo rapporto con le cravatte arrivò a conclusione prematura quando fu promosso nel 1991, dopo tanti al TG2, a vice direttore prima e poi a direttore si, ma della Radio, lì dove le cravatte non si vedevano piu&#8217;. Forse per questo fu costretto ad inventarsi , al posto dei ritagli di stoffa, nuove formule narrative, come quella di “Zapping”, trasmissione che da allora è rimasta un punto di forza dei palinsesti di RadioRai. Nonostante il suo attaccamento al Servizio Pubblico radiotelevisivo nel 1999 passò, con mia grande sorpresa, a Radio 24. Mi spiegò che voleva tentare l´avventura di modellare un nuovo canale di news radiofonico diverso da RAI, partendo da zero grazie a carta bianca e dovizia di mezzi assicuratagli dall´editore. L´avventura andò a finire come sappiamo, con molti rimpianti come spesso accade per coloro che hanno fatto coincidere la loro vita professionale col servizio pubblico. Ma il suo ricordo di persona per bene, di un giornalista profondamente integro e rispettoso degli altri e della verità, resterà per sempre fra coloro che hanno avuto la fortuna di lavorarci insieme.</p>
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		<title>In ricordo di Giancarlo Santalmassi</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/in-ricordo-di-giancarlo-santalmassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carmen Lasorella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 16:38:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Santalmassi.png" type="image/jpeg" />Verso la fine degli anni ’80, su al terzo piano di via Teulada, si cominciava presto e si finiva tardi. La redazione del Tg2 era un gruppo forte di straordinarie individualità. Giornalisti innamorati del proprio mestiere, soprattutto uomini (inevitabilmente maschilisti), abituati a masticare le notizie, rispettandone le fonti e costruendone il racconto -come si direbbe [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/in-ricordo-di-giancarlo-santalmassi/">In ricordo di Giancarlo Santalmassi</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Santalmassi.png" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">Verso la fine degli anni ’80, su al terzo piano di via Teulada, si cominciava presto e si finiva tardi. La redazione del Tg2 era un gruppo forte di straordinarie individualità. <br>Giornalisti innamorati del proprio mestiere, soprattutto uomini (inevitabilmente maschilisti), abituati a masticare le notizie, rispettandone le fonti e costruendone il racconto -come si direbbe oggi – per offrire al telespettatore una visione ragionata della giornata. <br>Una sorta di palestra, dove contavano i pesi e l’allenamento, con regole e ruoli ben definiti e dove ai giovani toccava la gavetta. <br><br>Giancarlo Santalmassi condivideva la sua stanza con Mario Pastore, erano i due conduttori di punta del Tg. Ciascuno aveva il suo stile e il suo carattere, spesso su posizioni diverse. Pastore più posato, perfino pedante, a volte anche collerico, Santalmassi, con le maniche della camicia arrotolate, dinamico, tuttavia non meno autoritario. Quella porta rimaneva aperta, ma si aspettava il proprio turno per entrare. Entrambi erano capiredattori, in quella stanza nasceva il giornale, era un andirivieni, occorreva essere veloci e precisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A ridosso della messa in onda, la porta si chiudeva per pochi minuti, il ripasso, poi, raccolta la giacca, dopo uno sguardo allo specchio, si udivano i passi decisi verso lo studio. Nessuno mollava fino alla fine della diretta, inchiodati davanti allo schermo. Comunque, era stato il lavoro di tutti e si continuava a lavorare per l’ultimo aggiornameno. Era il tempo dei tg nel rispetto dell’arco costituzionale, che marcavano il dibattito politico dai rispettivi punti di vista: Dc, Psi, Partito Comunista (Tg1, Tg2, Tg3) senza che ciò significasse che i giornalisti dovessero essere di parte, anzi, le posizioni diverse erano note, nè si bucavano le notizie per errore o tantomeno per scelta. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al Tg2 si viveva, tra l’altro, l’orgoglio della pagina internazionale, sempre ricca di approfondimenti e così della cronaca, che arrivava all’inchiesta. Per chi a quel tempo approdava al tg, anni formativi. È lungo l’elenco dei colleghi, che varrebbe la pena di citare, nella varietà dei caratteri, delle personalità, della sagacia, dell’ironia, correndo il rischio però di tralasciarne più d’uno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">D’altra parte, il ricordo di Giancarlo Santalmassi non evoca la condivisione, rimane a sé stante. Era un professionista rigoroso, al quanto schivo, raffinato e all’apparenza distaccato, che però faceva magnificamente il suo lavoro, con un taglio -potremmo dire &#8211; anglosassone. Per chi scrive, che poi a sua volta quel lavoro l’ha fatto, era un modello di autorevolezza e di misura. L’unico vezzo, gli occhialini tondi, nella perenne ricerca della giusta posizione sul naso.</p>



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