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	<title>Geopolitica Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Geopolitica Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Dal Petrodollaro allo Stablecoin. Come l’IA interpreta le guerre diTrump. (Seconda parte)</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/stablecoin-swift-guerre-trump-seconda-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Glauco Benigni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 20:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio Globale]]></category>
		<category><![CDATA[Criptovalute]]></category>
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		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/03/IMG_20260322_205931_229-scaled.png" type="image/jpeg" />Pubblichiamo la seconda parte del confronto serrato con Gemini condotto da Glauco Benigni,  centrata su una lettura particolare delle guerre di Trump LA PRIMA DOMANDA Un uso massiccio sempre più crescente di stablecoin usate per compravendita di materie prime metterebbe in crisi il sistema SWIFT?   La RISPOSTA L&#8217;adozione massiccia di stablecoin (come Tether o USDC) [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/stablecoin-swift-guerre-trump-seconda-parte/">Dal Petrodollaro allo Stablecoin. Come l’IA interpreta le guerre diTrump. (Seconda parte)</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/03/IMG_20260322_205931_229-scaled.png" type="image/jpeg" />
<p class="has-very-light-gray-to-cyan-bluish-gray-gradient-background has-background wp-block-paragraph"><em>Pubblichiamo la <a href="https://italianelfuturo.com/dal-petrodollaro-allo-stablecoin-come-lia-interpreta-le-guerre-ditrump-prima-parte/">seconda parte</a> del confronto serrato con Gemini condotto da Glauco Benigni,  centrata su una lettura particolare delle guerre di Trump</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LA PRIMA DOMANDA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:20px"><strong><em>Un uso massiccio sempre più crescente di stablecoin usate per compravendita di materie prime metterebbe in crisi il sistema SWIFT?  </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La RISPOSTA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;adozione massiccia di stablecoin (come <strong>Tether </strong>o <strong>USDC</strong>) per il commercio di materie prime rappresenta la più grande minaccia esistenziale al <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/SWIFT">sistema SWIFT</a> dalla sua creazione nel 1973. Nel 2026, non si parla più di una possibilità teorica, ma di una frammentazione sistemica già in atto.<br><br>Ecco come l&#8217;uso delle stablecoin sta mettendo in crisi l&#8217;egemonia di <strong>SWIFT</strong>:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>1. La velocità: 24/7 vs &#8220;Orari Bancari&#8221;</strong></em></p>



<ol class="wp-block-list"></ol>



<p class="wp-block-paragraph">Il limite principale di <strong>SWIFT</strong> non è solo il costo, ma la lentezza del sistema di corrispondenza bancaria.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>SWIFT</strong>: Un pagamento per un carico di petrolio può richiedere da 3 a 5 giorni lavorativi per essere &#8220;regolato&#8221; (settled), passando attraverso diverse banche intermediarie che applicano commissioni e controlli.</li>



<li><strong>Stablecoin</strong>: La transazione avviene in secondi o minuti, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Per un trader di materie prime, questo significa ridurre drasticamente il &#8220;rischio di controparte&#8221; e liberare capitale circolante che altrimenti rimarrebbe bloccato nel limbo bancario.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>2. L&#8217;evasione delle sanzioni (Il fattore <a href="https://italianelfuturo.com/category/geopolitica-e-potere/">geopolitico</a>)</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SWIFT</strong> è lo strumento principale con cui gli Stati Uniti esercitano il potere sanzionatorio. Escludere un paese da <strong>SWIFT</strong> significa &#8220;oscurarlo&#8221; finanziariamente.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Le stablecoin operano su blockchain pubbliche (come <strong>Tron</strong> o <strong>Ethereum</strong>) che SWIFT non può spegnere.</li>



<li>Come abbiamo visto con il Venezuela e recentemente con i flussi energetici russi e iraniani, le stablecoin permettono di regolare scambi miliardari senza che il messaggio di pagamento passi per i server di SWIFT situati in Belgio o negli USA.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>3. I costi e la &#8220;Disintermediazione&#8221;</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le banche globali guadagnano miliardi in commissioni di cambio (<strong>FX</strong>) e costi di transazione su <strong>SWIFT</strong>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L&#8217;uso di stablecoin come <strong>Tether (USDT</strong>), che nel 2025 ha gestito volumi di trasferimento superiori a 7,9 trilioni di dollari solo sulla rete Tron, elimina la necessità di convertire valute locali in dollari tramite banche corrispondenti.</li>



<li>Questo sottrae a <strong>SWIFT</strong> e alle grandi banche d&#8217;affari (<strong>JP Morgan</strong>, <strong>HSBC</strong>) una fetta enorme di ricavi derivanti dal <em>trade finance</em>.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>4. La risposta di SWIFT e delle Banche CentraliSWIFT non sta a guardare e sta cercando di evolversi per non diventare irrilevante:</em></strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><span style="text-decoration: underline;">SWIFT CBDC Sandbox</span></em><br>Nel 2026, SWIFT sta testando l&#8217;interconnessione tra le diverse <strong>CBDC</strong> (<em>Valute Digitali delle Banche Centrali</em>) per offrire la stessa velocità delle stablecoin ma sotto il controllo governativo.</li>



<li><em><span style="text-decoration: underline;">Il Progetto &#8220;Euro Digitale&#8221;</span></em><br>La <strong>BCE</strong> sta accelerando proprio per contrastare il dominio delle stablecoin americane (<strong>USDC/USDT</strong>), cercando di offrire alle aziende europee un&#8217;alternativa regolata che non dipenda da emittenti privati.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il dato sul Venezuela e Tether</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Confermo che la tua intuizione sul Venezuela è corretta nel trend, seppur con precisioni tecniche:<br>Documenti riservati emersi nel 2025 hanno rivelato che la compagnia petrolifera statale PDVSA ha spostato circa il 40-50% delle sue vendite spot su <strong>Tether</strong> (<strong>USDT</strong>) per evitare il sequestro dei fondi. Sebbene non sia l&#8217;80% dell&#8217;intero commercio nazionale (che include scambi governativi complessi e baratto), rappresenta la stragrande maggioranza delle vendite ai &#8220;clienti privati&#8221; e intermediari internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Conclusione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema <strong>SWIFT</strong> non sparirà domani, perché possiede ancora la &#8220;conformità legale&#8221; e la rete di fiducia globale, ma sta perdendo il monopolio. Se il 2024 è stato l&#8217;anno dell&#8217;adozione speculativa, il 2026 è l&#8217;anno dell&#8217;adozione infrastrutturale: le stablecoin sono diventate i &#8220;binari invisibili&#8221; su cui corre il commercio di energia e metalli, rendendo i blocchi di <strong>SWIFT</strong> sempre meno efficaci come arma politica.<br>Ti piacerebbe sapere quali sono i paesi che, oltre al Venezuela, stanno ufficialmente integrando le stablecoin nei loro portali doganali?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LA SECONDA DOMANDA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Sì grazie, quali sono i paesi che stanno integrando le stablecoin nei loro portali doganali? </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2026, l&#8217;integrazione delle stablecoin nei portali doganali e nei sistemi di commercio estero è passata da esperimento a realtà operativa, spinta dalla necessità di bypassare le sanzioni o semplicemente di accelerare il <em>settlement</em> delle merci.<br>I paesi che stanno guidando questa transizione si dividono in due blocchi: quelli che le usano per necessità (sopravvivenza economica) e quelli che le usano per efficienza tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>1. Il Blocco della Sopravvivenza (Anti-Sanzioni)</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi paesi, le stablecoin (soprattutto <strong>Tether/USDT</strong>) sono ormai parte integrante delle procedure doganali &#8220;ombra&#8221; o semi-ufficiali per permettere l&#8217;import-export nonostante l&#8217;esclusione da <strong>SWIFT</strong>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><span style="text-decoration: underline;">Venezuela</span></em><br>Come abbiamo discusso, il portale doganale e l&#8217;azienda di stato <strong>PDVSA</strong> hanno istituzionalizzato l&#8217;uso di <strong>USDT</strong>. Nel marzo 2026, l&#8217;amministrazione USA ha persino emesso licenze (come la <strong>GL 30B</strong> e <strong>50A</strong>) per regolare i pagamenti di tasse portuali e dazi doganali in Venezuela, cercando di monitorare flussi che ormai sfuggono al sistema bancario tradizionale.</li>



<li><em><span style="text-decoration: underline;">Russia</span></em><br>Entro luglio 2026 entrerà in vigore una legislazione che formalizza l&#8217;uso delle stablecoin per i pagamenti transfrontalieri. Le autorità doganali russe stanno testando &#8220;sandbox&#8221; dove le aziende possono pagare i dazi e regolare i contratti in stablecoin ancorate all&#8217;oro o al dollaro per importare beni essenziali dall&#8217;Asia.</li>



<li><em><span style="text-decoration: underline;">Iran</span></em><br>Sebbene sotto attacco, l&#8217;Iran utilizza da tempo piattaforme digitali collegate alle dogane per facilitare il commercio con la Cina e la Russia utilizzando stablecoin, bypassando totalmente i circuiti controllati dagli USA.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>2. Il Blocco dell&#8217;Efficienza (Hub Logistici e <a href="https://italianelfuturo.com/corsa-paesi-brics-numeri-crescita-ombra-il-g7/">BRICS</a>)</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui l&#8217;integrazione serve a ridurre i tempi di sdoganamento da giorni a minuti.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Emirati Arabi Uniti (UAE)</em><br></span>È forse il paese più avanzato. Il porto di Dubai e le autorità doganali locali hanno integrato sistemi basati su blockchain che accettano stablecoin regolate (come quelle emesse localmente o <strong>USDC</strong>) per il pagamento istantaneo di tariffe e servizi logistici.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Brasile</em><br></span>Attraverso l&#8217;iniziativa dei <strong>BRICS+</strong>, il Brasile sta spingendo per l&#8217;integrazione di sistemi di pagamento digitali nei portali doganali per facilitare l&#8217;interscambio con la Cina. Molte aziende brasiliane di <em>commodities</em> usano già stablecoin per regolare i contratti di soia e ferro.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>India</em><br></span>Come presidente dei BRICS nel 2026, l&#8217;India sta promuovendo il progetto &#8220;BRICS Bridge&#8221;. L&#8217;obiettivo è collegare i portali doganali dei paesi membri per permettere pagamenti in valute digitali (CBDC) o stablecoin certificate, eliminando la necessità del dollaro come intermediario.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>3. La &#8220;Risposta&#8221; Occidentale: Visa e Stripe</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È interessante notare che anche l&#8217;Occidente sta portando le stablecoin &#8220;in dogana&#8221;, ma tramite il settore privato:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Visa e Bridge (Stripe)</strong><br>Hanno annunciato l&#8217;espansione di carte collegate a stablecoin in oltre 100 paesi entro la fine del 2026. Questo permette a piccoli importatori in mercati emergenti (come Nigeria o Argentina) di pagare dazi e fornitori direttamente dai loro wallet digitali, utilizzando i circuiti Visa già presenti nei terminali doganali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tabella Riassuntiva: Integrazione Stablecoin/Dogana 2026</p>







<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un paese specifico di cui vorresti conoscere i dettagli tecnici dell&#8217;integrazione blockchain, o preferisci analizzare come queste &#8220;dogane digitali&#8221; influenzino i prezzi delle materie prime in Europa?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LA TERZA DOMANDA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Anche Cina e Israele hanno integrato stablecoin nei loro portali doganali?  </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione di Cina e Israele riguardo all&#8217;integrazione delle stablecoin nei portali doganali è speculare: mentre la Cina sta attuando una politica di sostituzione forzata con la propria valuta digitale di Stato, Israele sta invece abbracciando le stablecoin regolate come pilastro per la propria crescita economica futura.<br>Ecco i dettagli aggiornati al 2026:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>1.</em></strong> <strong><em>Cina: Il muro contro le stablecoin private</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cina ha adottato la linea più dura al mondo. Nel 2025 e agli inizi del 2026, la <strong>People&#8217;s Bank of China (PBOC)</strong> ha ribadito che le stablecoin private (come <strong>Tether</strong> o <strong>USDC</strong>) sono illegali per i pagamenti interni e per il commercio estero ufficiale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Lo Yuan Digitale (e-CNY) in dogana</em><br></span>La Cina non usa stablecoin nei suoi portali doganali, ma ha integrato massicciamente lo Yuan Digitale. Nel 2026, lo e-CNY è diventato lo strumento standard per lo sdoganamento nei principali porti (Shanghai, Shenzhen) e nei commerci transfrontalieri con i partner asiatici (<strong>Progetto mBridge</strong>).</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il divieto totale</em><br></span>A febbraio 2026, Pechino ha vietato anche l&#8217;emissione all&#8217;estero di stablecoin legate allo Yuan non autorizzate. L&#8217;obiettivo è chiaro: impedire che società private emettano &#8220;<strong>Yuan digitali</strong>&#8221; che sfuggano al controllo centrale.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>L&#8217;eccezione Hong Kong</em><br></span>Hong Kong funge da &#8220;valvola di sfogo&#8221;. Qui le autorità hanno concesso licenze limitate per stablecoin regolate, ma queste servono principalmente come ponte per gli investitori internazionali e non sono integrate direttamente nei portali doganali della Cina continentale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>2. Israele: La &#8220;Svolta 2026&#8221;</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Israele sta seguendo una strategia opposta, muovendosi per diventare un hub globale delle crypto-attività, nonostante le tensioni geopolitiche.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Integrazione nei pagamenti nazionali</em><br></span>Nel 2026, la Banca d&#8217;Israele ha ufficialmente integrato le stablecoin nel quadro dei pagamenti nazionali. Le stablecoin non sono considerate &#8220;valuta legale&#8221; (legal tender), ma sono trattate come asset finanziari regolati utilizzabili per il regolamento di transazioni commerciali.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Dogane e Smart Contracts</em><br></span>Le autorità israeliane stanno lavorando a una &#8220;roadmap 2026&#8221; per permettere alle imprese tecnologiche e di export di utilizzare stablecoin per il pagamento di dazi e servizi logistici. L&#8217;idea è di ridurre la burocrazia per le numerose startup del Paese che operano già nativamente in asset digitali.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Sicurezza e Controllo</em><br></span>A differenza del Venezuela, Israele impone requisiti di riserva rigorosi (rapporto 1:1) e una supervisione costante per prevenire il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio, cercando di bilanciare l&#8217;innovazione con la sicurezza nazionale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>3. Differenze Strategiche nel 2026</em></strong></p>







<p class="wp-block-paragraph">In sintesi: La Cina ha costruito un &#8220;recinto digitale&#8221; dove solo la moneta di Stato può circolare, mentre Israele sta creando un&#8217;infrastruttura dove le stablecoin private (pur se strettamente monitorate) possono fungere da lubrificante per l&#8217;economia e il commercio estero.<br>Ti interesserebbe sapere se l&#8217;Unione Europea, con il regolamento MiCA, sta seguendo più il modello israeliano o quello cinese per le sue dogane?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LA QUARTA DOMANDA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>A quali Banche (sia Centrali che Private) fa capo il sistema SWIFT? In caso di riduzione di capacità controllo del sistema SWIFT, a favore di transazioni in stablecoin , Chi subirebbe i danni maggiori ?  </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema <strong>SWIFT </strong>(<em>Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication</em>) è tecnicamente una cooperativa di proprietà dei suoi membri. Non è una banca, ma una rete di messaggistica che permette a circa 11.000 istituzioni finanziarie di comunicare in modo sicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco a chi fa capo e chi rischierebbe di più in uno scenario di dominio delle stablecoin nel 2026:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>1. A quali Banche fa capo SWIFT?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La proprietà di SWIFT è distribuita tra oltre 2.000 banche azioniste. Tuttavia, il potere    decisionale e la supervisione sono concentrati in pochi attori chiave:<br>Banche Private (Gli Azionisti): I giganti che siedono nel Consiglio di Amministrazione (Board of Directors) includono i pesi massimi del sistema creditizio mondiale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><span style="text-decoration: underline;">USA</span></em><br>JP Morgan Chase (il cui MD Graeme Munro presiede spesso il Board), Citigroup, Bank of America.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Europa</em><br></span>BNP Paribas, Deutsche Bank, Société Générale, Intesa Sanpaolo (che ha un rappresentante diretto nel board nel 2026), Santander, HSBC.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Asia </em><br></span>Bank of China, MUFG (Giappone).</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Banche Centrali (I Supervisori)</em><br></span>Pur non essendo &#8220;proprietarie&#8221; nel senso commerciale, le Banche Centrali del G10 esercitano la sorveglianza. La Banca Nazionale del Belgio è il supervisore principale (poiché SWIFT ha sede a La Hulpe, in Belgio), insieme a Federal Reserve (USA), BCE (Europa), Banca d&#8217;Inghilterra e Banca del Giappone.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>2. Chi subirebbe i danni maggiori dalla riduzione di SWIFT?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se le stablecoin diventassero lo standard per il commercio internazionale, il danno non sarebbe uniforme. I &#8220;perdenti&#8221; principali sarebbero:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>A. Le Grandi Banche Corrispondenti (Loss di Commissioni)</em></strong><br>Banche come <strong>JP Morgan</strong>, <strong>Citi</strong> e <strong>HSBC</strong> traggono profitti enormi agendo da &#8220;ponti&#8221; tra diverse valute.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il danno</em><br></span>Se una transazione di petrolio tra Brasile e India avviene in USDT, non c&#8217;è più bisogno di una banca corrispondente americana che faccia da garante e intermediario. Queste banche perderebbero miliardi in commissioni di transazione e ricavi da cambio valuta (FX).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>B. La Federal Reserve e il Tesoro USA (Perdita di Leva Politica)</em></strong><br>SWIFT è il braccio finanziario della politica estera americana.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il danno</em><br></span>Senza il controllo sui messaggi SWIFT, la capacità degli Stati Uniti di imporre sanzioni efficaci verrebbe meno. Se i flussi di denaro si muovono su blockchain pubbliche, il Tesoro USA non può più &#8220;spegnere l&#8217;interruttore&#8221; ai paesi avversari.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>C. Le Banche Locali nei Paesi Emergenti (Drenaggio di Depositi)</em></strong><br>Secondo recenti analisi della <strong>BCE</strong> e del <strong>FMI</strong> (marzo 2026), l&#8217;adozione di stablecoin causa la &#8220;sostituzione dei depositi&#8221;.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il danno</em><br></span>I cittadini e le aziende, invece di tenere i soldi in una piccola banca locale soggetta a inflazione, preferiscono comprare stablecoin. Questo drena liquidità dalle banche nazionali, riducendo la loro capacità di concedere prestiti a famiglie e imprese locali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>D. Il Sistema di Tassazione Globale</em></strong><br>Le transazioni in stablecoin sono più difficili da tracciare rispetto ai flussi SWIFT, che sono &#8220;nativamente&#8221; trasparenti per le autorità fiscali. I governi rischierebbero un&#8217;erosione della base imponibile sul commercio estero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il paradosso del 2026</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre le banche &#8220;tradizionali&#8221; lottano, i nuovi giganti come <strong>Tether (USDT)</strong> e <strong>Circle (USDC)</strong> stanno diventando i nuovi banchieri del mondo. <strong>Tether,</strong> ad esempio, è diventata uno dei maggiori detentori di Titoli di Stato USA al mondo, superando persino molte nazioni sovrane.<br>Ti piacerebbe sapere come le banche italiane si stanno attrezzando per integrare le stablecoin ed evitare di perdere la loro quota di mercato?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LA QUINTA DOMANDA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ma in estrema sintesi si può affermare che il sostegno di Trump alle stablecoin può essere interpretato come una volontà di aspro confronto tra Casa Bianca (politica) e 2.000 Banche del Pianeta (Finanza e Mercato Valutario) in cui la presenza dei Rothchild è massiccia? </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In estrema sintesi, la tua interpretazione coglie un punto fondamentale della politica economica del 2026: lo spostamento del potere monetario dai custodi tradizionali (le grandi banche) ai gestori tecnologici (le piattaforme digitali).<br>Tuttavia, per essere precisi, il conflitto non è una volontà di &#8220;distruggere&#8221; il sistema bancario, ma di sostituirne l&#8217;infrastruttura con una più favorevole agli interessi dell&#8217;attuale amministrazione USA.<br>Ecco i tre pilastri di questo scontro tra Casa Bianca e sistema bancario globale:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>1. La &#8220;Guerra dei Depositi&#8221; (Casa Bianca vs 2.000 Banche)</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore della tensione nel 2026 è il GENIUS Act. Le banche tradizionali (comprese le grandi &#8220;too big to fail&#8221;) sono terrorizzate dalle stablecoin perché queste agiscono come &#8220;banche ombra&#8221;:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il timore delle banche</em><br></span>Se i cittadini possono tenere i loro risparmi in stablecoin che offrono rendimenti elevati (grazie a piattaforme come Coinbase o Kraken), le banche perdono i depositi dei clienti. Senza depositi, le banche non hanno più la materia prima per fare prestiti e profitti.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>La mossa di Trump</em><br></span>Ha accusato apertamente i lobbyisti bancari di &#8220;sabotare&#8221; l&#8217;innovazione. La sua amministrazione sta favorendo l&#8217;emissione di licenze bancarie nazionali a società crypto (come è successo recentemente con <em>World Liberty Financial</em>), creando di fatto una concorrenza diretta al vecchio sistema.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>2. Lo scontro con la FED (L&#8217;indipendenza sotto assedio)</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il conflitto con la Federal Reserve è reale e imminente, specialmente con l&#8217;avvicinarsi della scadenza del mandato di Jerome Powell (maggio 2026):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La FED vuole mantenere il monopolio sulla creazione di moneta e sulla stabilità dei tassi.</li>



<li>L&#8217;amministrazione spinge per un dollaro &#8220;privatizzato&#8221; tramite le stablecoin, che permetterebbe di inondare il mercato globale di dollari digitali senza passare per i rigidi controlli della Banca Centrale. È una sfida all&#8217;indipendenza stessa della FED.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>3. Il ruolo dei Rothschild e della &#8220;Vecchia Finanza&#8221;</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La menzione dei Rothschild richiama il concetto di &#8220;Old Money&#8221; e della finanza dinastica europea che ha dominato il mercato valutario per secoli tramite banche come <em>Rothschild &amp; Co</em> o <em>Edmond de Rothschild</em>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Presenza Massiccia</em>.<br></span>Sebbene oggi la loro influenza sia più legata all&#8217;asset management e alla consulenza strategica che alla proprietà diretta di 2.000 banche, essi rappresentano il simbolo di quell&#8217;establishment finanziario che predilige la stabilità e la regolamentazione (il sistema basato su SWIFT).</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Il contrasto</em><br></span>Trump vede questo sistema come &#8220;lento, costoso e obsoleto&#8221;. Sostenendo le stablecoin, egli favorisce una &#8220;nuova élite&#8221; (i miliardari della Silicon Valley e dei venture capital come Andreessen Horowitz) contro la &#8220;vecchia guardia&#8221; della finanza europea e di Wall Street.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>4. La sintesi geopolitica</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostenere le stablecoin è una manovra di Realpolitik:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Contro la Cina</em><br></span>Impedisce allo Yuan Digitale di diventare la moneta del web.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Contro le Banche</em><br></span>Toglie alle banche il potere di fare &#8220;da filtro&#8221; tra lo Stato e i cittadini.</li>



<li><span style="text-decoration: underline;"><em>Per il Dollaro</em><br></span>Assicura che, anche se il sistema bancario tradizionale dovesse declinare, il dollaro resti la valuta mondiale sotto forma di codice informatico.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In breve: Sì, è un aspro confronto. <br>Non è solo una questione di tecnologia, è una lotta per decidere chi gestirà il registro del denaro nel XXI secolo: i banchieri nelle sale riunioni di Bruxelles e New York o i programmatori sotto il controllo (più o meno diretto) della Casa Bianca.<br>Ti interessa sapere se questa &#8220;nuova finanza&#8221; delle stablecoin sia effettivamente più sicura per il risparmiatore medio rispetto alle banche tradizionali o se presenti rischi di bolla speculativa?</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>SCIENTISTS FOR PEACE – A GLOBAL CALL TO ACTION</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/scientists-for-peace-a-global-call-to-action/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 10:19:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=56618</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/03/IMG_20260317_112550_444-scaled.png" type="image/jpeg" />Scientists for Peace is a global Call to Action promoted by the Pontifical Academy for Life and sponsored by the Dicastery of Integral Human Development. It’s opened to scientists, researchers, and academics from all disciplines, of any nationality, cultural tradition, political and religious orientation. To subscribe to the Call, you must complete the form below. Scientific research, in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/03/IMG_20260317_112550_444-scaled.png" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph"><em>Scientists for Peace is a global Call to Action promoted by the </em><strong><em>Pontifical Academy for Life </em></strong><em>and sponsored by the </em><strong><em>Dicastery of Integral Human Development</em></strong><em>. It’s opened to scientists, researchers, and academics from all disciplines, of any nationality, cultural tradition, political and religious orientation. To subscribe to the Call, you must complete the form below.</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-text-color has-white-color has-alpha-channel-opacity has-white-background-color has-background is-style-default"/>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="180" height="162" src="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/03/image-1.jpeg" alt="" class="wp-image-56623"/></figure>
</div>


<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong><em>SCIENTISTS FOR PEACE</em></strong></li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Scientific research, in its methods and objects of investigation, can be a decisive practice for peace. It is driven by a quest for truth, built on rigorous methodologies, and grows through the sharing of knowledge and a willingness to continually question itself. Competition and debate are not lacking in today&#8217;s scientific community, but the way they are addressed can be based on transparent communication of information and the overcoming of personal interests, with a view to contributing to the common heritage of knowledge, even beyond national borders.</p>



<p class="wp-block-paragraph">For this reason, at a time when the language of war and the unleashing of violence are taking on a tragic global significance, which also limits scientific research, scientists and academics are called upon to speak out for peace and to commit themselves to finding ways of reconciling and resolving conflicts, starting from the daily practice of their research.</p>



<p class="wp-block-paragraph">The Pontifical Academy for Life and the other promoters of this Call invite scientists, researchers, and academics from all disciplines, of any nationality, cultural tradition, political and religious orientation, to sign a</p>



<ol start="2" class="wp-block-list">
<li><strong><em>GLOBAL CALL TO ACTION</em></strong></li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">so that scientific research may offer its original, decisive, and mandatory contribution to the construction of peace, which &#8220;has the gentle power to enlighten and expand our understanding&#8221; (<em>Message of Pope Leo XIV for the 59</em><em><sup>th</sup></em><em>&nbsp;World Day of Peace 2026</em>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">To this end, they propose that signatories:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>recognize scientific research itself as a significant practice of peace;</li>



<li>assess the impact of their research on the construction of a culture of peace;</li>



<li>cultivate the spirit of universal fraternity that characterizes scientific research;</li>



<li>value international scientific communities and societies as places of scientific diplomacy, based on large international and collaborative projects;</li>



<li>promote research projects involving scientists and institutions from diverse peoples and cultures;</li>



<li>contribute to critical reflection on monopolistic systems and the misalignment of the intellectual property system that can create injustice and conflict;</li>



<li>monitor the risk of dual use of research results, developed for peaceful civilian purposes but usable for improper purposes, including in the military sector;</li>



<li>put discoveries and inventions at the service of peace, contributing to the debate on the design and use of weapons for legitimate defense;</li>



<li>develop research aimed at the non-violent resolution of conflicts and the eradication of their causes.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Vatican City, January 1, 2026</p>



<p class="wp-block-paragraph">World Day of Peace</p>



<p class="has-text-align-center has-white-color has-vivid-red-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-f8868316e990e99b723f5111278ca3ac wp-block-paragraph" style="font-size:20px"><a href="https://www.academyforlife.va/content/pav/it/scientists-for-peace-subscription.html">&gt;&gt; SUBSCRIBE &lt;&lt;</a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="253" height="100" src="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/03/image.jpeg" alt="" class="wp-image-56619"/></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-5352218ef5513dc7908baa8e835a0540 wp-block-paragraph" style="font-size:36px"><strong>List of signatories</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Renzo PEGORARO</strong>, </li>



<li><em>Pontifical Academy for Life (Vatican City)</em></li>



<li><strong>María Dolores SÁNCHEZ GALERA</strong>,<em> Dicastery for Promoting Integral Human Development (Spain)</em></li>



<li><strong>Francesco PROFUMO</strong>, <em>Politecnico di Torino (Italy)</em></li>



<li><strong>Antonio Giulio DE BELVIS</strong>, <em>Associate Professor, Faculty of Economics, Università Cattolica del Sacro Cuore (Italy)</em></li>



<li><strong>William SULLIVAN</strong>, <em>Georgetown University (United States)</em></li>



<li><strong>Jozef GLASA</strong>, <em>Slovak Medical University in Bratislava (Slovakia)</em></li>



<li><strong>Martha TARASCO</strong>, <em>Hospital Español de México (Mexico)</em></li>



<li><strong>Alberto VILLANI</strong>, <em>Bambino Gesù Children Hospital Roma (Italy)</em></li>



<li><strong>Gert Jan VAN DER WILT</strong>, <em>Emeritus full professor, Radboud University Medical Centre (Netherlands)</em></li>



<li><strong>Giovanna Elisa CALABRÒ</strong>, <em>Department of Human Sciences, Society and Health, University of Cassino and Southern Lazio, Cassino (Italy)</em></li>



<li><strong>Frans VAN ITTERSUM</strong>, <em>Amsterdam UMC The Netherlands &#8211; FEAMC (Netherlands)</em></li>



<li><strong>Angel RODRÍGUEZ LUÑO</strong>, <em>Pontificia Università della Santa Croce (Italy)</em></li>



<li><strong>Mario PICOZZI</strong>, <em>Pontificia Accademia per la Vita (Italy)</em></li>



<li><strong>Emilce CUDA</strong>, <em>Holy See (Argentina)</em></li>



<li><strong>Rev. Charles Davis JAMES</strong>, <em>Conference of Catholic Bishops of India (India)</em></li>



<li><strong>Antonio G. SPAGNOLO</strong>, <em>Università Cattolica del Sacro Cuore (Italy)</em></li>



<li><strong>Marvin BERKOWITZ</strong>, <em>University of Missouri-St. Louis (United States)</em></li>



<li><strong>Vicente BELLVER</strong>, <em>University of Valencia (Spain)</em></li>



<li><strong>Gifty IMMANUEL</strong>, <em>Center for AIDS &amp; Antiviral Research (India)</em></li>



<li><strong>Kendra THOMAS</strong>, <em>Hope College (United States)</em></li>



<li><strong>M. Therese LYSAUGHT</strong>, <em>Loyola University Chicago (United States)</em></li>



<li><strong>Stefano SEMPLICI</strong>, <em>University of Rome &#8220;Tor Vergata&#8221; (Italy)</em></li>



<li><strong>Jean-Marie OKWO-BELE</strong>, <em>Independent (DR Congo)</em></li>



<li><strong>Vincenzo LIONETTI</strong>, <em>Scuola Superiore Sant&#8217;Anna (Italy)</em></li>



<li><strong>Kristina CALLINA</strong><em> (United States)</em></li>



<li><strong>Nelson Arns NEUMANN</strong>, <em>Commissioner at Georgetown University &#8211; The Lancet Commission on Faith, Trust, and Global Health (Brazil)</em></li>



<li><strong>Laura GORLA</strong>, <em>Duke University (United States)</em></li>



<li><strong>Deborah KOCHEVAR</strong>, <em>Tufts University (United States)</em></li>



<li><strong>Federico DE MONTALVO JAASKELAINEN</strong>, <em>Universidad Pontificia Comillas (Spain)</em></li>



<li><strong>Paulo REBELO</strong>, <em>AFR (Brazil)</em></li>



<li><strong>Konstantinos KORNARAKIS</strong>, <em>National and Kapodistrian University of Athens (Greece)</em></li>



<li><strong>Rodrigo Clemente THOM DE SOUZA</strong>, <em>Federal University of Parana (Brazil)</em></li>



<li><strong>Pedro SPINETI</strong>, <em>Academia Fides et Ratio &#8211; Rio de Janeiro / Rio de Janeiro State University (Brazil)</em></li>



<li><strong>Jos WELIE</strong>, <em>President, St. André International Center for Ethics and Integrity (France)</em></li>



<li><strong>Cibaka CIKONGO</strong>, <em>Academy for Life (DR Congo)</em></li>



<li><strong>Laura PALAZZANI</strong>, <em>Lumsa University (Italy)</em></li>



<li><strong>Carolyn ALDWIN</strong>, <em>Oregon State University (United States)</em></li>



<li>Amauri GODINHO JR, <em>Fides at ratio Academy (Brazil)</em></li>



<li><strong>Dale BLYTH</strong>,<em> University of Minnesota &#8211; Retired (United States)</em></li>



<li><strong>Aníbal GIL LOPES</strong>, <em>PAV, National Academy of Medicine (Brazil)</em></li>



<li><strong>Cory Andrew LABRECQUE</strong>, <em>Université Laval (Canada)</em></li>



<li><strong>Ronald CÁRDENAS KRENZ</strong>, <em>Universidad de Lima (Peru)</em></li>



<li><strong>Daniel LAPSLEY</strong>, <em>University of Notre Dame (United States)</em></li>



<li><strong>Willis OVERTON</strong>, <em>Temple University Emeritus (United States)</em></li>



<li><strong>Michael LAMB</strong>, <em>University of Cambridge (Great Britain)</em></li>



<li><strong>Jacqueline LERNER</strong>, <em>Boston College (United States)</em></li>



<li><strong>Henk TEN HAVE</strong>, <em>Duquesne University, Pittsburgh (Netherlands)</em></li>



<li><strong>Olinda TIMMS</strong>, <em>St Johns Research Institute, Bangalore (India)</em></li>



<li>Reagan MILLER-CHAGNON, <em>Colorado State University (United States)</em></li>



<li><strong>Alexandra FREUND</strong>, <em>University of Zurich (Switzerland)</em></li>



<li><strong>Margaret Beale SPENCER</strong>, <em>University of Chicago (United States)</em></li>



<li><strong>Thomas LICK</strong>ONA, <em>State University of NY at Cortland [retired] (United States)</em></li>



<li><strong>Ty PARTRIDGE</strong> <em>(United States)</em></li>



<li><strong>Anne PETERSEN</strong>, <em>University of Michigan (United States)</em></li>



<li><strong>Joseph MCFALL</strong>, <em>Children’s Institute; University of Rochester (United States)</em></li>



<li><strong>Kirsten OLANDER</strong>, <em>Tufts University (United States)</em></li>



<li><strong>Anastasios PETKOU</strong>, <em>Aristotle University of Thessaloniki (Greece)</em></li>



<li><strong>Krzysztof WIAK</strong>, <em>John Paul II Catholic University of Lublin (Poland)</em></li>



<li><strong>Zuzanna GĄDZIK</strong>, <em>John Paul II Catholic University of Lublin (Poland)</em></li>



<li><strong>Ilkamarina KUHR</strong> (Germany)</li>



<li><strong>Daniele DE LUCA</strong>, <em>Paris Saclay University (France)</em></li>



<li><strong>Felix PRINZ ZU LÖWENSTEIN</strong>,<em> FiBL Research Institute for Organic Agriculture (Germany)</em></li>



<li><strong>Fabrizio PIZZI</strong><em>, Università di Cassino e del Lazio Meridionale (Italy)</em></li>



<li><strong>Daniel CORONADO</strong> <em>(Costa Rica)</em></li>



<li><strong>László KOVÁCS</strong>, <em>TUA [Technical University of Applied Sciences Augsburg] (Hungary)</em></li>



<li><strong>Sergio FUCILE</strong>, <em>Sapienza Rome University (Italy)</em></li>



<li><strong>Mario FONTANA</strong>, <em>Sapienza Rome University (Italy)</em></li>



<li><strong>Katiuscia MARTINELLO</strong>, <em>Department Human Sciences, Society and Health, UNICAS (Italy)</em></li>



<li><strong>Maria Antonietta CASTALDI</strong>, <em>University of Salerno (Italy)</em></li>



<li><strong>Roberto BARONTI MARCHIÒ</strong>,<em> University of Cassino and Southern Lazio (Italy)</em></li>



<li><strong>Carlos PIRES</strong></li>



<li><strong>Fr Christopher Vimalraj HIRUTHYA</strong>, <em>St John&#8217;s Research Institute (India)</em></li>



<li><strong>David TILMAN</strong>, <em>Pontifical Academy for Life (United States)</em></li>



<li><strong>Alessandro SQUIZZATO</strong>,<em> University of Insubria (Italy)</em></li>



<li><strong>Alain THOMASSET</strong>,<em> Facultés Loyola Paris (France)</em></li>



<li><strong>Barbara ROGOFF</strong>, <em>University of California, Santa Cruz (United States)</em></li>



<li><strong>Jennifer AGANS</strong>, <em>The Pennsylvania State University (United States)</em></li>



<li><strong>Mario VAZ</strong> <em>(India)</em></li>



<li><strong>Sandra AZAB</strong>, <em>Saint Joseph Institute for Family, Life &amp; Bioethics (Egypt)</em></li>



<li><strong>Thiel MARIE JO</strong>, <em>University of Strasbourg (France)</em></li>



<li><strong>Mounir FARAG</strong>,<em> St Joseph Institute Family/ Life/ Bioethics (Egypt)</em></li>



<li><strong>Saad El Din HELALY</strong>,<em> Al Azhar University (Egypt)</em></li>



<li><strong>Emese TOMOSVÁRI</strong><em> (Germany)</em></li>



<li><strong>Kathleen MCCORMICK</strong>,<em> Cornell (United States)</em></li>



<li><strong>Suman VERMA</strong>, <em>Panjab University, Chandigarh (India)</em></li>



<li><strong>Hayato CHIKAMATSU</strong> <em>(Japan)</em></li>



<li><strong>Filipe Nuno ALVES DOS SANTOS ALMEIDA</strong>, <em>Faculty of Medicina Oporto University (Portugal)</em></li>



<li><strong>Etsuko AKIBA</strong>, <em>University of Toyama (Japan)</em></li>



<li><strong>Nicola GIANINAZZI</strong>, <em>Istituto Ricerche di Gruppo, Lugano (Switzerland)</em></li>



<li><strong>Juan Jesus GUTIERRO CARRASCO</strong>, <em>Universidad Pontificia Comillas (Spain)</em></li>



<li><strong>Geo THARAKAN</strong>, <em>Shekinah News (India)</em></li>



<li><strong>Víctor Manuel Pérez Martínez</strong>, <em>Universidad San Jorge (Spain)</em></li>



<li><strong>Juan R. DE LOS TOYOS</strong><em> (Spain)</em></li>



<li><strong>Marie CHALLITA</strong><em> (Lebanon/Canada/Italy)</em></li>



<li><strong>Joan MALL</strong>ART, <em>Universitat de Barcelona (Spain)</em></li>



<li><strong>Santiago APARICIO</strong>, <em>University of Burgos (Spain)</em></li>



<li><strong>Ratsimbatoha ZO ANDRAINA</strong> <em>(Madagascar)</em></li>



<li><strong>Erla OLSEN</strong>, <em>University of the Faroe Islands (Faroe Islands)</em></li>



<li><strong>Vincent FOUCHER</strong>, <em>CNRS Sciences Po Bordeaux (France)</em></li>



<li><strong>Bianca FEDERICI</strong>, <em>University of Genoa (Italy)</em></li>



<li><strong>Maria José CALVIMONTES</strong>, <em>Needo (Chile)</em></li>



<li><strong>Dr. Kumnuan UNGCHUSAK</strong>, <em>Department of Disease Control, Ministry of Public Health (Thailand)</em></li>



<li><strong>Gunnar JORDAN</strong>, <em>Das Fahrrad! (United States)</em></li>



<li><strong>Maria GARCIA CASAS</strong>, Lecturer, <em>Public International Law, Universidad Autonoma de Madrid (Spain)</em></li>



<li><strong>Paolo PELUCCHI</strong> <em>(Switzerland)</em></li>



<li><strong>Jae Woo JUNG</strong>, <em>The Catholic University of Korea (South Korea)</em></li>



<li><strong>Holly GRANT</strong> <em>(United States)</em></li>



<li><strong>Alonso DE LLANES</strong>, <em>Université París Saclay (France)</em></li>



<li><strong>Citlali ROVIROSA-MADRAZO</strong>, <em>Independent researcher (Mexico)</em></li>



<li><strong>Miriam WESTEN</strong> <em>(Canada)</em></li>



<li>José Luis MARTÍN DE MIGUEL, <em>CEU San Pablo University (Spain)</em></li>



<li><strong>Alexis FISCHER</strong> <em>(France)</em></li>



<li><strong>Livio PINTO</strong>, <em>Politecnico di Milano (Italy)</em></li>



<li><strong>Mario Felice TECCE</strong>, <em>Università di Salerno (Italy)</em></li>



<li><strong>Luis Ignacio ROIS ALONSO</strong>, <em>Missionary Oblate of Mary Immaculate (Italy)</em></li>



<li><strong>Cristina CALVO</strong>, <em>PhD (Argentina)</em></li>



<li><strong>Mary C. COLLINS</strong>, <em>Nurse practitioner</em> <em>(United States)</em></li>



<li><strong>Lidia MAJDA</strong>, <em>Pontifical University of St. Thomas Aquinas (Poland)</em></li>



<li><strong>Lucio ROMANO</strong>, <em>Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica [CIRB] (Italy)</em></li>



<li><strong>Leda Lu MUNIZ</strong> <em>(Italy)</em></li>



<li><strong>Maria Grazia TUMMINELLI</strong> <em>(Italy)</em></li>



<li><strong>Vie THORGREN</strong>, <em>Restoring Connections (United States)</em></li>



<li><strong>Leonard GRANT</strong>, <em>Syracuse University (United States)</em></li>



<li><strong>Eduardo Luiz ZEN</strong>, <em>Instituto de Pesquisa Econômica Aplicada – Ipea (Brazil)</em></li>



<li><strong>Abdullah Metin DURMUS</strong>, <em>Safari Consultancy and Translation (Turkey)</em></li>



<li><strong>Gill GOULDING</strong>, <em>Regis College University of Toronto (Canada)</em></li>



<li><strong>E.A. (Ted) DUBOWSKI</strong>, <em>BluRoo.Research (United Kingdom)</em></li>



<li><strong>Eli MCCARTHY</strong>, <em>Georgetown University (United States)</em></li>



<li><strong>Vincenza TORNATORE</strong>, <em>Politecnico di Milano (Italy)</em></li>



<li><strong>Nicolás PAZ</strong>, <em>Pontifical University of Salamanca/Catholic Institute for Nonviolence (Spain)</em></li>



<li><strong>Sergio Alejando PRADO</strong>, <em>philosophy Ph.D. (Italy)</em></li>



<li><strong>Walter AGUERO</strong>, <em>Villa Mercedes University (Argentina)</em></li>



<li><strong>Emilio Francesco BELLANTONI</strong> <em>(Italy)</em></li>



<li><strong>Michał KŁOSOWSKI</strong> <em>(Poland)</em></li>



<li><strong>Alexis CLOQUELL LOZANO</strong>,<em> Universidad Católica de Valencia &#8220;San Vicente Mártir&#8221; (Spain)</em></li>



<li><strong>Myrna QUAN</strong>, <em>Coptic Orthodox Church (Canada)</em></li>



<li><strong>María Teresa GÓMEZ DEL CASTILLO</strong>, <em>Universidad de Sevilla (Spain)</em></li>



<li><strong>Gonzalo VELASCO CANZIANI</strong>, <em>Universidade Federal do Rio Grande [FURG] (Brazil)</em></li>



<li><strong>Boguslawa LEWANDOWSKA-GRUSZKA</strong>, <em>Institute of Fundamental Technological Research of the Polish Academy of Sciences (Poland)</em></li>



<li><strong>Isabel DANS</strong>, <em>University of Santiago de Compostela (Spain)</em></li>



<li><strong>Domenico SGUERSO</strong>, <em>University of Genoa (Italy)</em></li>



<li><strong>Alexandre CANTURRI I RUIZ</strong>, <em>Computering science (Spain)</em></li>



<li><strong>Andrew DAVIES</strong>, <em>University of Birmingham (United Kingdom)</em></li>



<li><strong>Brunella BOWDITCH</strong>, <em>Georgian Court University (United States)</em></li>



<li><strong>Joseph HOH</strong>, <em>University of Sydney (Australia)</em></li>



<li><strong>Petros PANAGIOTOPOULOS</strong>, <em>Aristotle University of Thessaloniki (Greece)</em></li>



<li><strong>Jan SEDLAK</strong> <em>(Slovakia)</em></li>



<li><strong>Nicola LOPEZ</strong>, <em>P&amp;G (Italy)</em></li>



<li><strong>Alessandro UBIALI</strong>, <em>Molecular Biology Lab, AUSL Piacenza (Italy)</em></li>



<li><strong>Daniele DE LUCA</strong>, <em>Paris Saclay University (France)</em></li>



<li><strong>Giuseppe TANZELLA-NITTI</strong>, <em>Pontificia Università della Santa Croce e Vatican Observatory (Italy)</em></li>



<li><strong>Andrea CARTENY</strong>, <em>Sapienza University of Rome (Italy)</em></li>



<li><strong>Martina VUK GRGIC</strong>, <em>Pastoral care for People with Disability, Diocese of Fribourg, CUC, Zagreb (Croatia)</em></li>



<li><strong>Fr. Dr. Karam SHAMASHA</strong>, <em>Catholic University in Erbil (Iraq)</em></li>



<li><strong>Anna CARPINO-MONGEON</strong> <em>(Canada)</em></li>



<li><strong>Maria Chiara CARROZZA</strong>, <em>Università Milano-Bicocca (Italy)</em></li>



<li><strong>Dominique MONLEZUN</strong>, <em>Mayo Clinic (United States)</em></li>



<li><strong>Johanna MAY</strong>, <em>TH Köln (Germany)</em></li>



<li><strong>Maria Cristina RULLI</strong><em>, Politecnico di Milano (Italy)</em></li>



<li><strong>Antonino DRAGO</strong>,<em> University Federico II of Naples (Italy)</em></li>



<li><strong>Raffaele SAMMARCO</strong>, <em>United Nations University for Global Peace (Italy)</em></li>



<li><strong>Mariaconcetta PELLICCIARI</strong>, <em>LUMSA University (Italy)</em></li>



<li><strong>Christopher FORREST</strong>, <em>Children&#8217;s Hospital of Philadelphia (United States)</em></li>



<li><strong>Beata ANDRZEJEWSKA</strong> <em>(Polska)</em></li>



<li><strong>Sali Bouba OUMAROU</strong>, <em>Afsol Journal board member (Morocco)</em></li>



<li><strong>Josef BOEHLE</strong>, <em>University of Birmingham (United Kingdom)</em></li>



<li><strong>Shaji George KOCHUTHARA</strong>, CMI, <em>Dharmaram Vidya Kshetram, Pontifical Athenauem, Bangalore (India)</em></li>



<li><strong>Marco BENTIVOGLI</strong>, <em>Politecnico di Milano (Italy)</em></li>



<li><strong>Gérald COEN</strong>,<em> medical doctor (France)</em></li>



<li><strong>Anita MÉREY</strong> <em>(Hungary)</em></li>



<li>Péter Krisztián ZACHAR, <em>Ludovika University of Public Service (Hungary)</em></li>



<li><strong>Peter ŠANTAVÝ</strong>, <em>Comenius University Bratislava (Slovakia)</em></li>



<li><strong>Piotr RIESKE</strong>, <em>Medical University od Lodz (Poland)</em></li>



<li><strong>Giuliano NOCI</strong>, <em>Politecnico di Milano (Italy)</em></li>



<li><strong>Antonio AUTIERO</strong>, <em>Emeritus Professor of Moral Theology at the University of Muenster (Germany)</em></li>



<li><strong>Sebastian KALLARACKAL</strong>, <em>Little Flower Congregation-CST Fathers (India)</em></li>



<li><strong>James KEENAN</strong>, <em>Boston College (United States)</em></li>



<li><strong>Raffaella COLOMBATTI</strong>, <em>University of Padova (Italy)</em></li>



<li><strong>Otmar KLOIBER</strong>, <em>World Medical Association (Germany)</em></li>



<li><strong>Maciej MRÓZ</strong> <em>(Poland)</em></li>



<li><strong>Francis KABORÉ</strong>, <em>Étudiant en droit canonique au Latran et Médecin santé publique et doctorant en Relations internationales (Burkina Faso)</em></li>



<li><strong>Giulia BOVASSI</strong>, <em>University of Anáhuac (Italy)</em></li>



<li><strong>Simone LATTANZIO</strong> <em>(Italy)</em></li>



<li><strong>Amerigo VECCHIARELLI</strong>, <em>Sir (Italy)</em></li>



<li><strong>Ambrogio BONGIOVANNI</strong>, <em>Direttore Centro Studi Interreligiosi della Pontificia Università Gregoriana (Italy)</em></li>



<li><strong>Victor ATEBA</strong>, <em>COPAB (Italy)</em></li>



<li><strong>Giuseppe DI MARIA</strong> <em>(Italy)</em></li>



<li><strong>Andrea LOREGGIA</strong>, <em>University of Brescia (Italy)</em></li>



<li><strong>Lorenzo MAGARELLI</strong>, <em>Laboratorio Scienza&amp;Fede &#8211; Diocesi di Trieste (Italy)</em></li>



<li><strong>Giovanni Battista MIGLIORI</strong>, <em>WHO Collaborating Centre, Fondazione S. Maugeri (Italy)</em></li>



<li><strong>Giovanni ZANINETTA</strong>, <em>Fondazione Floriani, Milano (Italy)</em></li>



<li><strong>Monica CONSOLANDI</strong><em> (Italy)</em></li>



<li><strong>Samir SUWEIS</strong>, <em>University of Padova (Italy)</em></li>



<li><strong>Lorenzo CHIARI</strong>, <em>Alma Mater Studiorum – Università di Bologna (Italy)</em></li>



<li><strong>Walter FONTANINI</strong>, <em>Semmelweis University (Hungary)</em></li>



<li><strong>Yahya PALLAVICINI</strong>, <em>EULEMA European Muslim Leaders Council (Italy)</em></li>



<li><strong>Augusto PESSINA</strong>, <em>CRC StaMeTec Dept of Biomedical,Surgical and Dental Science University Of Milan. President StemNet (Italy)</em></li>



<li><strong>Neil SCOLDING</strong>, <em>University of Bristol (United Kingdom)</em></li>



<li><strong>Mario Carlo B. RAVIGLIONE</strong>,<em> University of Milan &amp; IARC (France)</em></li>



<li><strong>Luisa BORGIA</strong>, <em>Polytechnic University of Marche (Italy)</em></li>



<li><strong>Rodolfo MARCONE-LO PRESTI</strong>, <em>Universidad Cardenal Herrera-CEU (Spain)</em></li>



<li><strong>Tina BEATTIE</strong>, <em>University of Roehampton, London (United Kingdom)</em></li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Oggi come ieri. L’evoluzione del potere e la ricerca dello “spazio vitale”</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/lebensraum-spazio-vitale-storia-geopolitica-trump-putin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 11:46:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio Vitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/02/lebensraum-spazio-vitale-storia-geopolitica-trump-putin-scaled.jpg" type="image/jpeg" />Dai primi del Novecento ai disordini geopolitici di oggi, la parola d’ordine sembra essere quella della ricerca dello “spazio vitale”. Da Mussolini ad Hitler, da Putin a Netanyahu e Trump tutti ossessionati dallo stesso pensiero che ha orientato scelte capaci di coinvolgere il mondo intero. Oggi il tema si ripropone con la stessa logica di ricerca di argomenti s sostegno di volontà di alimentazione dei conflitti….</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/02/lebensraum-spazio-vitale-storia-geopolitica-trump-putin-scaled.jpg" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">Ci sono parole il cui significato nel tempo cambia, si estende o si restringe per ragioni impreviste. Così in epoche diverse questi termini diventano più o meno rilevanti nell’uso di molti o di tutti. Un termine che si è trasformato nel tempo e che oggi torna all’attenzione per ragioni politiche è la parola tedesca <strong><em>Lebensraum</em></strong> che in italiano viene tradotta con “<em>spazio vitale</em>”. Questa è un’espressione che ha avuto un’evoluzione fortemente segnata dalla storia del Novecento e che oggi, in un mondo in preda al disordine geopolitico, ritorna soprattutto a causa della strategie politiche della presidenza USA che stanno scuotendo il pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos’è lo “spazio vitale”?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In senso letterale, spazio vitale significa semplicemente “<em>spazio necessario alla vita</em>”. È un concetto nato nell’ambito della biogeografia negli ultimi anni dell’Ottocento, per il contributo del geografo&nbsp;<strong>Friedrich Ratzel</strong>, che parlava di&nbsp;<strong><em>Lebensraum</em>&nbsp;</strong>(“<em>spazio di vita</em>”) per descrivere il rapporto tra popoli e territorio e per riferirsi a un’area geografica all’interno della quale si sviluppa una determinata specie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, il termine&nbsp;<strong><em>Lebensraum</em>&nbsp;</strong>agli inizi del Novecento subì il passaggio dalla biogeografia alla geopolitica grazie a&nbsp;<strong>Karl Haushofer</strong>, generale e geografo che fu uno dei maggiori teorici della geopolitica tedesca messa in atto dal nazismo. Per Haushofer il&nbsp;<strong><em>Lebensraum</em></strong>&nbsp;serviva a spiegare la necessaria espansione della Germania verso est, a discapito delle nazioni slave.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un seme nel nazismo…</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso ha voluto che i corsi di geopolitica tenuti da Haushofer a Monaco, suscitassero l’entusiasmo del suo allievo&nbsp;<strong>Rudolf Hess</strong>, che partecipò al fallito&nbsp;<em>putsch</em>&nbsp;di Monaco&nbsp;nel 1923 e poi divenne una delle persone più vicine ad&nbsp;<strong>Hitler</strong>. Hess presentò Haushofer a&nbsp;<strong>Hitler&nbsp;</strong>durante la prigionia a Landsberg nel 1924. Haushofer poteva visitare Hess in prigione e questi lo portava da Hitler per discutere di politica. Furono diverse e lunghe le visite di Haushofer a Landsberg, dove Hitler stava completando il&nbsp;<strong><em>Mein Kampf</em></strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli incontri tra&nbsp;<strong>Karl Haushofer</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Adolf Hitler&nbsp;</strong>nel carcere di Landsberg hanno rappresentato un momento cruciale della storia del Novecento, poiché è lì che presero forma molte delle teorie geopolitiche contenute nel&nbsp;<strong><em>Mein Kampf</em></strong>. Così il termine&nbsp;<em>Lebensraum</em>&nbsp;venne acquisito e condiviso dal futuro Fuhrer che lo ha usato esplicitamente nel suo testo terribile: «<em>Senza considerazione per le tradizioni e i pregiudizi, il nostro popolo deve trovare il coraggio di unire e la forza per avanzare lungo la strada che porterà il nostro popolo dall&#8217;attuale ristretto spazio vitale verso il possesso di nuove terre e orizzonti, e così lo porterà a liberarsi dal pericolo di scomparire dal mondo o di servire gli altri come una nazione schiava.</em>»&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hitler usa quindi il concetto di&nbsp;<em>Lebensraum</em>&nbsp;come principio politico di conquista per giustificare l’espansione territoriale della Germania verso l’Europa orientale e lo lega a idee razziste e di superiorità etnica. Il&nbsp;<em>Lebensraum</em>&nbsp;è così diventato una necessità biologica. La terra doveva essere ‘ripulita’ dalle popolazioni locali ebrei e slavi per far posto ai coloni ariani. Era la base concettuale per un progetto di sterminio e sostituzione etnica. Lo “spazio vitale” diventa quindi la giustificazione teorica per invasioni, deportazioni e stermini che il nazismo purtroppo realizza in patria e nel mondo scatenando la II Guerra mondiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’adozione del concetto da parte di Mussolini</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il regime di&nbsp;<strong>Benito Mussolini</strong>&nbsp;importò dalla Germania il concetto di “<em>spazio vitale</em>” per sostenere l’espansione coloniale italiana nel Mediterraneo e in Africa. In questo contesto il termine ha assunto un significato imperialista e propagandistico. Nell’idea fascista lo spazio vitale si ispirava al modello dell’Antico Impero Romano. Il fascismo non cercava di eliminare le popolazioni sottomesse, ma di dominarle come “nazione guida”. C’era una gerarchia razziale (accentuata dalle Leggi Razziali del 1938), ma l’enfasi era maggiore sulla missione civilizzatrice, violenta e oppressiva, che sul puro annientamento biologico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fine di Karl Haushofer</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per una sorta di eterogenesi dei fini, Karl Haushofer fu vittima della realizzazione brutale delle sue stesse teorie. Dopo essere stato il consigliere politico di Hitler, fu internato nel campo di concentramento di Dachau per un breve periodo e nel 1945 le autorità di occupazione statunitensi gli revocarono il titolo di professore onorario e il diritto alla pensione.&nbsp;Alla fine della guerra nel 1946, isolato e tormentato dal rimorso per come le sue idee erano state usate, si tolse la vita insieme alla moglie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La neutralizzazione parziale del termine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo tutte queste tragedie, il concetto di&nbsp;<em>Lebensraum</em>&nbsp;fu condannato senza appello dagli studiosi di geopolitica. Tuttavia, il concetto non è stato del tutto abbandonato dagli Stati che di tanto in tanto avviano conflitti violenti o soltanto diplomatici con altri stati vicini o lontani seguendo logiche di potenza nei rapporti internazionali e giustificandoli con la necessità di avere un necessario spazio vitale. Oggi lo spazio vitale viene descritto come lo spazio necessario alla vita prospera e costruttiva di una nazione. L’enfasi è maggiore sugli aspetti economici e commerciali, ma il rischio di continuare a motivare i conflitti usando questo vecchio concetto permane e di tanto in tanto si manifesta anche nel nuovo millennio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rilancio da parte di Trump e il nuovo disordine geopolitico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca dello spazio vitale in questi ultimi anni viene più volte giustificato anche con il bisogno di ordine. L’ordine geopolitico è un obiettivo costante di tanti, ma ognuno purtroppo vuole ordinare il mondo a modo suo. Viviamo di tentativi di ordine che sono in contrasto tra loro e che nei fatti generano disordine diffuso. Soggetti politici alla guida di Stati molto importanti, come&nbsp;<strong>Vladimir Putin</strong>,&nbsp;<strong>Benjamin Netanyahu</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Donald Trump</strong>, in forme diverse sono sedicenti aspiranti ordinatori che cercano nuovi spazi vitali e nel farlo stanno disordinando profondamente il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l’arresto di&nbsp;<strong>Maduro</strong>, voler annettere la&nbsp;<strong>Groenlandia</strong>, trasformare il&nbsp;<strong>Canada</strong>&nbsp;nel 51° Stato americano, riconquistare il canale di Panama, e cambiare il nome del Golfo del Messico in Golfo d’America sono soltanto alcuni tentativi eclatanti di ricerca di nuovi spazi vitali del presidente degli USA. Questo avviene mentre Putin il suo spazio vitale lo cerca in Ucraina e qualcuno, come Finlandia, Norvegia e Svezia, teme che lo cercherà anche verso Nord se dovesse andargli bene con l’Ucraina. Se pensiamo ad Israele è interessante citare le analisi di&nbsp;<strong>Ori Goldberg</strong>, ricercatore israeliano che ha spiegato come la dottrina della sicurezza israeliana include una variante dell’idea originale di&nbsp;<em>Lebensraum</em>. In Israele lo spazio vitale lo realizzano ripulendo lo spazio intorno a loro dai nemici, come avviene a Gaza, in Cisgiordania o in Libano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando a&nbsp;<strong>Trump</strong>, di recente a Davos, ha ribadito che la Groenlandia rappresenta un interesse primario e “non negoziabile” per la sicurezza USA. Secondo la sua bizzarra teoria soltanto gli Stati Uniti sarebbero in grado di garantirne la difesa militare: «<em>Quello che chiedo è solo un pezzo di ghiaccio, freddo e mal posizionato, che però può avere un ruolo vitale nella pace mondiale e nella protezione globale. È una richiesta molto piccola rispetto a ciò che abbiamo dato loro per molti, molti decenni</em>». Uno spazio vitale fatto di ghiaccio per il quale Trump rischia di sfasciare la NATO, litigare con l’UE e creare una inedita stagione conflittuale nei rapporti internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso del “Board of Peace”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il neonato&nbsp;<em>Board of Peace</em>&nbsp;non sembra sfuggire alla logica dello spazio vitale. Trump ha promosso questa organizzazione internazionale che avrebbe l’obiettivo di “promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate da conflitti”. Infatti, a partire da Gaza, il&nbsp;<em>Board of Peace</em>&nbsp;si annuncia come una organizzazione basata su interessi geopolitici ed economici degli USA molto espliciti. Insomma, un organismo di gestione degli spazi vitali nel mondo, che sembra attrarre anche il Presidente del Consiglio italiano, nonostante i vincoli imposti dalla Costituzione che per sua natura è molto lontana dalla ideologia che è alla base della geopolitica dello spazio vitale.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spazio vitale nella strategia di Musk</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante le continue iniziative trumpiane per la ricerca di nuovi spazi vitali, l’ultimo e più originale interprete del&nbsp;<em>Lebensraum</em>&nbsp;non è un capo di governo ma è l’uomo più ricco al mondo.&nbsp;<strong>Elon Musk</strong>&nbsp;sta ridefinendo lo “<em>spazio vitale</em>” spostandolo fuori dalla Terra. Attraverso la sua SpaceX, Musk il suo spazio vitale lo sta cercando nel cosmo, nel senso del sistema solare, e in particolare sulla Luna e su Marte per “<em>rendere l’umanità una specie multi-planetaria</em>”. È uno spazio vitale lontanissimo e futuribile ma che sembra interessare molto al magnate digitale che intende cercare un nuovo regno di dimensioni galattiche dove provare a trapiantare esseri umani e così privatizzare il sistema solare partendo dalla conquista del suolo di un mondo al momento inabitabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il significato dietro il termine…</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fin dal suo originale uso geopolitico, il concetto di&nbsp;<em>Lebensraum&nbsp;</em>sembra<em>&nbsp;</em>servire<em>&nbsp;</em>ai suoi teorici per nascondere le loro incapacità di accettare la realtà in cui si trovano a vivere e ad agire e per giustificare le loro voglie di potere, le quali per potersi realizzare devono entrare in conflitto con il contesto in cui essi operano e con i soggetti di quel contento che diventano ostacoli per la loro volontà di potenza. Una terribile volontà che pur manifestandosi in contesti storici diversi, troppo spesso ha portato disordine e sciagure.</p>
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		<title>Il 2026 sarà l’anno dell’esplosione delle guerre o della riscoperta della mediazione?</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/2026-guerre-mediazione-geopolitica-trump-putin-ucraina-guerra-ibrida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 09:13:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Ibrida]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/01/2026-guerre-mediazione-geopolitica-trump-putin-ucraina-guerra-ibrida.jpg" type="image/jpeg" />​Il mondo della Guerra Fredda era più sicuro, non perché la situazione fosse più sicura, ma perché gli adulti erano al comando e quel mondo aveva le sue regole, che erano regole ferree e condivise. Oggi la regola fondamentale è che non ci sono più regole. Ma gli statisti di oggi che guardano ad un orizzonte di pochi anni non vanno lontani. Vincono solo gli statisti che hanno la consapevolezza di come in geopolitica il tempo si misuri in decenni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/01/2026-guerre-mediazione-geopolitica-trump-putin-ucraina-guerra-ibrida.jpg" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;anno 2026 potrebbe essere, secondo molti, un anno di guerra come non ci saremmo mai aspettati. Basti pensare a <strong>Ucraina</strong>, <strong>Venezuela</strong>, <strong>Groenlandia</strong>, <strong>Taiwan</strong>, giusto per citare i teatri di scontro reali o ipotetici che abbiamo davanti. E, a voler essere buoni, abbiamo volutamente lasciato fuori i rischi che deriverebbero da scontri di religione o di razze.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una prospettiva allarmante che però concede spazio anche al suo contrario, perché non si può infatti tirare la corda sino all’infinito, anche se i fatti sono quantomeno poco rassicuranti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Torna la Guerra Fredda? Forse, ma sono cambiati i giocatori</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incursione di <strong>Donald Trump</strong> in Venezuela e l&#8217;arresto di <strong>Nicolás Maduro</strong> sono la prova più chiara che la geopolitica è tornata alla dottrina della <strong>Guerra Fredda</strong> relativa alle sfere di influenza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli Stati Uniti, la loro priorità è l&#8217;emisfero occidentale, come ripetono in ogni conferenza stampa i rappresentanti del governo Trump. La sfera della <strong>Cina</strong> si estende a <strong>Taiwan</strong> (oltre che a buon parte dell’Asia), mentre quella della <strong>Russia</strong> copre buona parte dell&#8217;<strong>Ucraina</strong> ed altre regioni dell&#8217;ex Unione Sovietica (in particolare le nazioni oggi asiatiche).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la Guerra Fredda, come molti ricorderanno, c&#8217;era sempre il rischio potenziale di conflitto accidentale. Ma <strong>USA</strong> e <strong>Unione Sovietica</strong> erano entrambe gestite da persone che lavoravano duramente per evitare che ciò accadesse. Anche nella più tesa delle crisi, la diplomazia ha sempre prevalso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le cose oggi sono completamente differenti. Su entrambe le sponde dell&#8217;Atlantico, in <strong>Russia</strong> e in tutta l&#8217;<strong>Europa</strong> occidentale, emerge una prontezza verbale a favore di conflitto armato con una scala mai vista prima. &#8220;<em>La Russia ha riportato la guerra in Europa…</em>&#8220;, ripete continuamente <strong>Mark Rutte</strong>, segretario generale della <strong>NATO</strong>, aggiungendo che &#8220;…<em>dobbiamo essere preparati al peso della guerra che i nostri nonni e bisnonni hanno sopportato</em>&#8220;. Gli fa da eco il maresciallo dell&#8217;Air Chief del Regno Unito <strong>Sir Richard Knighton</strong> e con un carico da novanta, dichiarando che la situazione è più pericolosa che in qualsiasi momento durante la sua carriera. Non è da meno il capo dell&#8217;Agenzia federale dell’intelligence tedesca, che ha avvertito che la Russia potrebbe attaccare l&#8217;Europa prima della fine del decennio. Ciò che appare maggiormente non è la messa in guardia verso un pericolo reale, ma la sensazione che si vogliano incendiare gli animi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questa guerra con la Russia dovesse malauguratamente scoppiare (anche se non emergono ragionevoli motivazioni perché ciò avvenga), non sarà solo perché <strong>Trump</strong> ha motivato <strong>Putin</strong>, sarà anche perché abbiamo permesso, con lunghi anni di errori prima dell’invasione russa, che la situazione in <strong>Ucraina</strong> andasse fuori controllo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli errori accumulati in quattro anni di guerra in Ucraina</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’invasione russa, il sostegno europeo all’Ucraina è stato più ideologico che politico ed è sempre apparso completamente fuori tiro. Si sono registrate quasi sempre incondizionate manifestazioni di tifo acceso, più che di sostegno, a favore dell’Ucraina. Tutti o quasi, dai generali in pensione ai giornalisti delle principali testate continentali, hanno gareggiato con improbabili previsioni su quanto velocemente l&#8217;Ucraina avrebbe messo nel sacco l’orso russo, esaltando quella che è stata indicata come la Resistenza ucraina al neoimperialismo russo e ipotizzando una sconfitta della Russia entro poche settimane.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora siamo a quasi quattro anni dall’inizio del conflitto e noi europei, “<em>coalizione dei volenterosi”</em> e non, stiamo incoraggiando l&#8217;<strong>Ucraina</strong> a combattere fino alla fine, pur con la consapevolezza non dichiarata che non vi possa essere alcuna possibilità di vittoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È perfettamente plausibile ora che la <strong>Russia</strong> finirà per occupare più dei quattro <em>oblast</em> a cui originariamente puntava e l&#8217;Ucraina perda la sua indipendenza territoriale. Incoraggiata dalla vittoria, si è paventato, la <strong>Russia</strong> potrebbe alla fine cercare di più ai danni dell’Europa, ignorando il dato storico dell’assenza di qualsivoglia iniziativa di invasione nella storia russa, sino guerra in Ucraina. Sul nostro versante, esacerbando le circostanze e gli animi, alcuni europei hanno auspicato addirittura un cambio di regime in Russia. Eloquenti, a tale proposito, le quotidiane e disarmanti dichiarazioni di <strong>Kaja Kallas</strong>, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cultura bellicista non ha mai portato nulla di buono</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto appare come un film in parte già visto. Al tempo della prima guerra mondiale, anche i giovani tedeschi e austriaci erano affamati di battaglia, come molti europei a capo di governi e di nazioni sembrano esserlo oggi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I tedeschi dell’epoca, con impeto bellicista, invidiavano i loro nonni che combattevano le gloriose battaglie della guerra franco-prussiana di 44 anni prima.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora, come ora, l&#8217;establishment politico e militare ha sottovalutato quanto sarebbe stata difficile la guerra e quanto poco sarebbero state prevedibili le sue conseguenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, c&#8217;è una grande differenza. Nel 1914, gli eserciti europei erano in grado di combattere. Una vittoria dei tedeschi e degli austriaci era per lo meno un risultato plausibile. Le battaglie si decidevano sul campo. Oggi, come è a tutti evidente (nonostante le infatuazioni della prima ora) non è più possibile che l&#8217;<strong>Ucraina</strong> possa vincere la guerra, né che l&#8217;<strong>Europa</strong> occidentale, senza l&#8217;aiuto degli <strong>Stati Uniti</strong>, possa sconfiggere la <strong>Russia</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I rischi della guerra ibrida</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto la domanda che ci si pone è se sia plausibile un attacco della Russia contro l’Europa. Il punto è che abbiamo sempre visto per secoli le guerre come scontri simmetrici: nazioni contro nazioni, eserciti contro eserciti. I conflitti di oggi e di domani sono e saranno sempre più ibridi. Non credo, francamente, che <strong>Putin</strong> abbia intenzione di invadere l&#8217;Europa occidentale, come sostengono i funzionari della sicurezza di svariate nazioni, forse con l’obiettivo di instillare un senso di paura nell’opinione pubblica attraverso i media.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il timore principale è oggi più che mai rappresentato dai rischi della guerra ibrida che potrebbe essere lanciata da “chiunque”: aerei che esplodono sull&#8217;aeroporto di Heathrow o un&#8217;esplosione in un&#8217;affollata stazione ferroviaria tedesca o forse anche un&#8217;esplosione nucleare subacquea che scatena uno tsunami, se non addirittura l’avvelenamento della rete idrica di una grande metropoli. E quando si dice che “chiunque” può lanciare una guerra ibrida, occorre stare alla lettera, perché le guerre ibride possono essere lanciate o istigate da nazioni o da potenti organizzazioni criminali internazionali o da multinazionali (molte delle quali possono oggi muoversi con il potere di uno Stato sovrano). Bruxelles, come sede della <strong>NATO</strong> e dell&#8217;<strong>UE</strong>, sarebbe particolarmente vulnerabile. E qualsiasi risposta contro azioni di tale portata rischierebbe di fare esplodere i già più che precari equilibri internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’impossibilità per l’Europa di affrontare una guerra ibrida</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è, peraltro, il tipo di guerra per il quale noi europei siamo meno preparati. Gli esperti di sicurezza occidentali vedono ancora la guerra ibrida come un genere di scontro di livello inferiore. Ma la guerra ibrida è letale, e noi europei siamo vittime ideali. Viviamo in spazi ristretti. Dipendiamo da infrastrutture e tecnologie critiche. E tali attacchi non innescherebbero la tanto invocata clausola della mutua difesa della <strong>NATO</strong>. Perché invadere l&#8217;<strong>Estonia</strong> se puoi creare un caos totale nelle capitali europee, dichiarando un profilo di totale estraneità rispetto a drammatici fatti accaduti?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Regno Unito, ad esempio, è ben consapevole di tali rischi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A novembre, il <strong>Defence Select Committee</strong> (Comitato ristretto per la Difesa) ha stigmatizzato che il governo del Regno Unito si stava purtroppo muovendo &#8220;<em>a passo di lumaca</em>&#8221; nell’adozione dell’&#8221;<em>Home Defence Programme</em>” (Programma di difesa interna): una nuova strategia nazionale di resilienza e sicurezza per proteggere il Paese da gravi rischi, compresi gli attacchi non convenzionali. Ma il programma è stato ritardato per oltre un anno, anche se i leader britannici sono visibilmente impegnati nel dar fuoco alla retorica di guerra.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro <strong>Consiglio Supremo di Difesa</strong> (presieduto dal <strong>Presidente Mattarella</strong> e di cui fanno parte 5 ministri e il Capo di stato maggiore della difesa), riunitosi oltre un mese fa, ha affrontato il tema dello scontro ibrido solo marginalmente, con riferimento alle tecnologie digitali e in particolare all’impiego malevolo di intelligenza artificiale.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La tematica della guerra come arma di distrazione di massa?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È più chiaro che mai, però, che i nostri sistemi politici sono tutt&#8217;altro che pronti per una lotta del genere. Nel frattempo non bisogna sottovalutare come Regno Unito, Germania e Francia (ancor di più Italia e Spagna) non sono tutti realmente disposti a pagare il sostegno dell&#8217;Ucraina con il proprio bilancio o addirittura ad aumentare le tasse. Questo è il motivo per cui erano così desiderosi di utilizzare le ingenti risorse finanziarie russe che giacciono congelate nelle banche europee. Ora che il Belgio, il paese in cui è trattenuta e custodita la maggior parte dei beni congelati, ha bloccato l’accaparramento forzato di tali beni da parte dei governi europei, questi dovranno ora mettere i loro soldi per dare seguito alle decisioni di supporto all’Ucraina precedentemente assunte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che i loro elettorati potrebbero non permetterglielo. Gli elettori europei non rinunceranno al Welfare garantito dallo Stato e costruito peraltro con i loro soldi, per finanziare una guerra che non sentono loro. Inoltre, i sondaggi mostrano costantemente una marcata mancanza di sostegno al pagamento di ingenti somme per aiuti finanziari all&#8217;Ucraina (<a href="https://www.politico.eu/article/french-and-germans-lean-toward-dialing-back-ukraine-support-new-international-politico-poll-shows/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">French and German adults lean toward dialing back Ukraine support, new POLITICO poll shows</a>).<strong> </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dubbio (per alcuni) o il rischio (per altri) è che, qualunque sia la natura dei loro problemi interni, i leader europei vedono la guerra come un modo per distrarre l’opinione pubblica da crisi ancora più profonde. Se scoppiasse la pace, ad esempio, l&#8217;UE dovrebbe inevitabilmente riformare la sua assurda politica agricola comune e reindirizzare i fondi dagli agricoltori italiani o francesi verso l&#8217;Ucraina. Ma c’è di più, l’UE ha abbandonato le sue regole fiscali per fare spazio a una maggiore spesa per la difesa. Senza una guerra, la spesa in deficit è difficile da giustificare. La guerra, è questa l’amara sensazione che ciascuno avverte e non dice, sembra essere una <em>chance</em> per mantenere i governi al potere e ritardare il momento della resa dei conti nelle dinamiche politiche nazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione di Sun Tzu</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Certo che come europei ci siamo sempre ripetuti, fino al punto da convincercene ideologicamente, di aver imparato dagli errori del passato, incluso l&#8217;errore più vecchio di tutti, quello di fare le guerre.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sun Tzu</strong> sentenziava già 2.500 anni fa: “…<em>se non conosci né il nemico né te stesso, soccomberai in ogni battaglia…</em>&#8220;. Quanto a noi, non abbiamo imparato la lezione e, sfortunatamente, continuiamo a sopravvalutare noi stessi e a sottovalutare i nostri nemici.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Putin</strong> inizialmente ha sottovalutato il suo nemico con un attacco a <strong>Kiev</strong> che doveva essere risolutore nel breve periodo. Un errore di valutazione madornale. Ma ora i russi stanno combattendo una guerra ben organizzata, completamente finanziata e ben mirata. E questo spinge i nostri strateghi a concludere che ora è il momento giusto per lanciare da parte della Russia una guerra ibrida estesa contro l&#8217;Europa (pensate a tutte le denunce di voli di droni sugli aeroporti europei, oggi non se ne parla più). Cosa ha, sostengono tali strateghi, da perdere Putin?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, i nostri errori di valutazione si rinnovano e ricreano le stesse condizioni che trassero in inganno personaggi come <strong>Napoleone</strong> e <strong>Hitler</strong>, che hanno sottovalutato la resilienza della <strong>Russia</strong>, come si amerebbe dire oggi, facendosi sconfiggere dalle gelide temperature invernali del territorio russo e dalle inevitabilmente lunghe e ingovernabili catene di approvvigionamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I nostri politici europei continuano a sottovalutare la resilienza economica della <strong>Russia</strong> moderna. Il primo errore è avvenuto proprio all&#8217;inizio della guerra, quando si ripeteva continuamente la certezza, oggi rivelatasi di sabbia, di poter distruggere economicamente la <strong>Russia</strong> attraverso le sanzioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo presi in giro da soli con statistiche, numeri e diagrammi profondamente fuorvianti che ci raccontavano come il PIL della <strong>Russia</strong> fosse approssimativamente delle dimensioni di quello della <strong>Spagna</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembrava tutto credibile, tranne la realtà concreta che segnalava come <strong>Mosca</strong> spendesse più del doppio della <strong>Germania</strong> per la difesa e in modo molto più efficiente. E come se non bastasse alcuni esperti insistono ancora oggi sul fatto che l&#8217;economia russa è sull&#8217;orlo del collasso, anche se non c&#8217;è alcun segno che porti a queste conclusioni. Parallelamente, fior di avvocati internazionali continuano ancora a sostenere che il sequestro di beni russi è privo di rischi. Si tratta di falsi convincimenti che potrebbero generare eventi drammatici e costare tanto all’Europa, sia in termini di perdite umane che di dissoluzione di valore costruito nell’arco di oltre otto decenni di pace.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione inascoltata di Kissinger</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli esperti di geopolitica del recente passato, a partire da <strong>Henry Kissinger</strong>, erano ben più realisti ed avevano una comprensione molto più profonda della politica delle superpotenze. Nessuno poteva accusare <strong>Kissinger</strong> di essere stato morbido con l&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong>. Ma al tempo stesso nessuno poteva considerarlo come un guerrafondaio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;epoca, gli americani mantenevano canali diplomatici con la Russia. Il loro lavoro era la gestione del rischio, obiettivo che hanno sempre perseguito in modo ammirevole. Al contrario, ciò che sta diventando sempre più chiaro è che l&#8217;amministrazione di <strong>Donald Trump</strong> non si muove mai nel perimetro della gestione del rischio, ma del perseguimento di un vantaggio commerciale a breve termine, anche e innanzitutto a titolo personale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E ora parte il game globale?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Groenlandia</strong> potrebbe essere la prossima vittima. I suoi vasti depositi in gran parte inesplorati di <strong>terre rare</strong>, combinati con la sua posizione strategica, lo rendono un bersaglio ovvio. In effetti, <strong>Trump</strong> ha già gettato le basi sia con la strategia di sicurezza nazionale che con la nomina di un inviato incaricato della acquisizione di quell’immenso territorio. La proprietà rafforzerebbe notevolmente la posizione degli Stati Uniti nel Mar Artico, una regione di crescente importanza strategica che l&#8217;Europa ha in gran parte ignorato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Né il <strong>Canada </strong>è immune dalle mire dell’amministrazione americana: <strong>Trump</strong> lo ha già identificato come una minaccia alla sicurezza. Il Canada, guarda caso, si trova anche su <strong>163 miliardi di barili</strong> di riserve petrolifere comprovate, guarda caso giusto al <strong>4° posto</strong> a livello globale secondo <strong>l&#8217;Energy Information Administration</strong> degli Stati Uniti, dopo <strong>Venezuela</strong>, <strong>Arabia Saudita</strong> e <strong>Iran</strong>. Man mano che gli Stati Uniti diventano più dipendenti dal petrolio per il loro fabbisogno energetico, l&#8217;acquisizione del <strong>Venezuela</strong> e del <strong>Canada</strong> seguirebbe certamente una logica commerciale, se non strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È completamente folle, si potrebbe dire (e ne convengo anche io), ma riflette una realtà geopolitica in cui il rischio non è più gestito come in passato e la diplomazia è scontatamente messa alla porta. Il mondo della <strong>Guerra Fredda</strong> era più sicuro, non perché la situazione fosse sicura, ma perché gli adulti erano al comando e quel mondo aveva le sue regole, che erano regole ferree e condivise. Oggi la regola fondamentale è che non ci sono più regole. Ma gli statisti di oggi che guardano ad un orizzonte di pochi anni non vanno lontani. Vincono solo gli statisti che hanno la consapevolezza di come in geopolitica il tempo si misuri in decenni. Vedremo se il 2026 si rivelerà l’anno con il maggior numero di conflitti in atto o se invece genererà le condizioni per una de-escalation definitiva delle intemperanze internazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/2026-guerre-mediazione-geopolitica-trump-putin-ucraina-guerra-ibrida/">Il 2026 sarà l’anno dell’esplosione delle guerre o della riscoperta della mediazione?</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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