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	<title>Acqua Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Acqua Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Il ciclo perfetto dell’acqua: tecnologie e visioni per rigenerare il pianeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Moi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2025 11:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territori]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/05/Acqua-Moi.png" type="image/jpeg" />Tra filtri industriali e dispositivi elettrochimici, fino a un framework teorico chiamato “8Rs”, il mondo scopre un nuovo modo di pensare l’acqua: circolare, rigenerativo e inclusivo. Una rivoluzione che parte dal basso. Una crisi che scava in profondità: sete globale e risposte sostenibili Chi possiede l’acqua, possiede il futuro? Domanda provocatoria, ma inevitabile, in un’epoca [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/il-ciclo-perfetto-dellacqua-tecnologie-e-visioni-per-rigenerare-il-pianeta/">Il ciclo perfetto dell’acqua: tecnologie e visioni per rigenerare il pianeta</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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<p>Tra filtri industriali e dispositivi elettrochimici, fino a un framework teorico chiamato “8Rs”, il mondo scopre un nuovo modo di pensare l’acqua: circolare, rigenerativo e inclusivo. Una rivoluzione che parte dal basso.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Una crisi che scava in profondità: sete globale e risposte sostenibili</h2>



<p>Chi possiede l’acqua, possiede il futuro? Domanda provocatoria, ma inevitabile, in un’epoca in cui oltre <strong>2 miliardi di persone non hanno accesso a fonti sicure di acqua potabile</strong> (UN-Water, 2023). La crisi idrica globale non è solo un problema ambientale; è economico, politico, umano. Ed è una crisi che non risparmia nessuno: né i centri urbani in crescita esponenziale, né le aree rurali lasciate ai margini.</p>



<p>Serve una rivoluzione, ma non la solita. Non basta “gestire meglio” le risorse idriche — bisogna <strong>ripensarle radicalmente</strong>. L’acqua non è più un flusso lineare da captare, utilizzare e disperdere. Può, e deve, diventare un ciclo chiuso, un circuito virtuoso che si rigenera. È l’essenza dell’economia circolare applicata al sistema idrico. E oggi, questa visione prende forma grazie a ricerche, esperimenti, tecnologie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Kalundborg e Seoul: tecnologie all’avanguardia per un’acqua che rinasce</h2>



<p>In Danimarca, nella cittadina industriale di <strong>Kalundborg</strong>, è stato realizzato un progetto pilota che sembra uscito da un manuale di ingegneria ambientale avanzata: recuperare e trattare acque reflue <strong>provenienti da fonti municipali, industriali e da centrali elettriche</strong>, un mix tanto utile quanto difficile da purificare. Il risultato? Un’efficienza di recupero dell’<strong>87%</strong>, ottenuta grazie a <strong>sistemi a membrana</strong> di tre tipi — ultrafiltrazione convenzionale, ultrafiltrazione ultra-densa e nanofiltrazione — e con un consumo energetico sorprendentemente contenuto (Kleyböcker, 2023). L’obiettivo era fornire acqua pulita per i circuiti di raffreddamento industriale, ma il potenziale è ben più ampio: dimostrare che la simbiosi industriale può essere anche idrica.</p>



<p>Nel frattempo, a <strong>Seoul</strong>, gli scienziati del Korea Institute of Science and Technology hanno messo a punto un <strong>dispositivo elettrochimico portatile</strong> capace di trattare acque reflue in loco — eliminando la necessità di inviarle a grandi impianti centralizzati. Il cuore della tecnologia è un sistema <strong>elettro-Fenton combinato con celle a flusso</strong>, in grado di produrre perossido d’idrogeno e abbattere rapidamente inquinanti organici. Risultati? Rimozione del <strong>100% del bisfenolo A</strong> in 4 minuti e abbattimento del 93% dei composti organici totali in sole due ore (Kim et al., 2024).</p>



<p>Una tecnologia pensata per le <strong>aree rurali</strong>, i villaggi remoti, le comunità spesso dimenticate. Laddove manca l’acqua trattata, ora potrebbe arrivare — non da lontano, ma <strong>dal suolo stesso, ripulita, rigenerata, pronta a servire di nuovo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le 8Rs della resilienza idrica: un nuovo orizzonte per il Sud globale</h2>



<p>Questo approccio, concepito per i contesti del <strong>Sud Globale</strong>, non è una lista di desideri teorici: è uno strumento pratico per progettare servizi idrici <strong>sicuri, inclusivi e resilienti al clima</strong>. Funziona come una griglia di lettura — e di azione — che consente di analizzare, pianificare e valutare interventi su misura per ogni contesto, ogni comunità, ogni necessità.</p>



<p>La circolarità dell’acqua — quel principio semplice, ma potentemente trasformativo, secondo cui ogni goccia può non solo essere riutilizzata, ma reintegrata nel ciclo vitale della natura — non nasce né si realizza con la sola forza della tecnologia. Non bastano membrane a osmosi inversa, reattori a perossido d’idrogeno, o moduli elettrochimici d’avanguardia. Serve molto di più: <strong>una visione ampia, integrata, sistemica</strong>. Una visione che guardi all’ambiente, ma anche alla società; che tenga conto della scarsità, ma anche dell’equità; che pensi all’efficienza, ma non dimentichi la giustizia.</p>



<p>È in questo orizzonte che nasce il framework delle <strong>8Rs</strong>, un impianto teorico e operativo ideato da un gruppo internazionale di studiosi e pratici dell’acqua, coordinati dall’Institute for Sustainable Futures dell’Università di Sydney (Carrard et al., 2024). Più che un modello, è una <strong>mappa per l’azione trasformativa</strong>, pensata in particolare per i contesti del Sud Globale — quelli dove l’accesso all’acqua non è solo una questione di infrastrutture, ma anche di diritti, di potere, di sopravvivenza.</p>



<p>Otto sono le strategie proposte: <strong>ridurre e rifiutare</strong>, per contenere gli sprechi e mettere in discussione l’uso eccessivo di risorse; <strong>riutilizzare e recuperare</strong>, perché nulla, nell’acqua o nei suoi sottoprodotti, dovrebbe andare perso; <strong>rigenerare</strong>, ovvero restituire alla natura ciò che l’attività umana ha tolto o danneggiato. A queste si aggiungono quattro pilastri culturali e relazionali: <strong>ripensare</strong> i paradigmi dominanti, <strong>riconoscere</strong> le pratiche tradizionali spesso ignorate, <strong>resistere e adattarsi</strong> attraverso la resilienza climatica, e <strong>redistribuire</strong>, per garantire accesso e voce anche ai più marginalizzati. Infine, <strong>relazionarsi</strong>: costruire reti di fiducia tra comunità, governi, territori e risorse — perché l’acqua, sempre, unisce.</p>



<p>Le 8Rs non sono solo un’idea. Sono un invito — concreto, operativo, urgente — a cambiare passo. A osservare, riflettere, agire. A immaginare, per l’acqua e con l’acqua, un futuro che non escluda nessuno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Inclusione, governance e relazioni: la nuova grammatica dell’acqua</h2>



<p>Che cos’è l’acqua, se non un bene relazionale? Essa connette ecosistemi, popoli, storie. E proprio per questo, il futuro dell’acqua — ci ricorda il framework 8Rs — dipende dalla <strong>capacità di costruire reti</strong>, reti di fiducia, reti di governance, reti sociali che non lascino nessuno indietro.</p>



<p>Nel concreto, ciò significa <strong>coinvolgere le comunità</strong> nella progettazione degli impianti, <strong>riconoscere saperi locali</strong>, <strong>garantire equità nell’accesso</strong> e nella gestione. Significa, per esempio, che un progetto di recupero dell’acqua non può dirsi “circolare” se non considera anche chi tradizionalmente è escluso: donne, disabili, anziani, migranti. Significa capire che la resilienza non è solo tecnica, ma anche <strong>sociale, istituzionale e culturale</strong> (Carrard et al., 2024).</p>



<p>È un cambio di linguaggio, ma anche di sguardo: non si parla più solo di &#8220;trattamento delle acque&#8221;, ma di <strong>acque che trattano la società</strong>, che la rigenerano, che la riflettono. L’acqua, insomma, torna al centro, non come risorsa da gestire, ma come <strong>bene comune da ripensare insieme</strong>.</p>
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		<title>Acqua: un bene primario scarso e il rischio di guerre future per averla</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/acqua-la-scarsita-di-questo-bene-primario-e-guerre-future/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 15:09:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territori]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2024/11/Acqua-guerre-siccita.jpg" type="image/jpeg" />La prospettiva di guerre legate alla scarsità di acqua conduce ad un dibattito di lunga data, ma, purtroppo, sempre attuale.La crescente competizione per accaparrarsi l’acqua in aree già aride, insieme all’effetto combinato dei cambiamenti climatici, porta a rafforzare queste preoccupazioni, identificando nuovi bacini come potenziali punti in cui possono innescarsi conflitti. Sebbene la Terra sia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2024/11/Acqua-guerre-siccita.jpg" type="image/jpeg" />
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<p><em>La prospettiva di guerre legate alla scarsità di acqua conduce ad un dibattito di lunga</em> <em>data, ma, purtroppo, sempre attuale.</em><br><em>La crescente competizione per accaparrarsi l’acqua in aree già aride, insieme all’effetto combinato dei cambiamenti climatici, porta a rafforzare queste preoccupazioni, identificando nuovi bacini come potenziali punti in cui possono innescarsi conflitti.</em></p>
</blockquote>



<p>Sebbene la Terra sia composta per il 70% da acqua, c&#8217;è pochissima acqua dolce disponibile per l&#8217;uso umano. <br>Inoltre, l’acqua disponibile è distribuita in modo non uniforme. <br>Gli effetti dei cambiamenti climatici, combinati con l’aumento della domanda causato dalla popolazione e dalla crescita economica, fanno sì che le aree aride stiano diventando ancora più asciutte, con stagioni più piovose e più brevi. <br>Tutte le aree affrontano un aumento degli eventi meteorologici estremi, minacciando la vita e i mezzi di sussistenza delle persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mancanza di una governance efficace</strong></h2>



<p>Se da un lato i paesi hanno compreso che impegnarsi in un conflitto sull&#8217;acqua porta sostanzialmente a effetti negativi non solo sull&#8217;approvvigionamento idrico, ma anche sulle relazioni bilaterali e regionali, sul commercio, sulle relazioni finanziarie, sugli scambi culturali e in molti altri settori, al contempo i conflitti legati all’acqua sono più comuni ai livelli locali, con la violenza legata alle proteste contro la scarsa fornitura di acqua o alle tensioni tra gruppi con esigenze diverse che dipendono dalla stessa fonte di acqua in diminuzione.<br>Spesso la causa principale di tali tensioni è la mancanza di una governance efficace accompagnata alla poca propensione a risolvere le controversie sempre da parte dei governi locali. <br>La diminuzione della disponibilità di risorse idriche in tutto il mondo dovrebbe essere considerata una delle sfide più pressanti per la sicurezza ambientale del secolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Scarsità d’acqua e sua gestione: 2 fattori critici</strong></h2>



<p>La scarsità d&#8217;acqua e la sua gestione sono emersi come fattori critici che modellano il panorama della sicurezza globale, specialmente nei bacini fluviali transfrontalieri.<br>La crescita della popolazione sta superando l’approvvigionamento idrico e anche i cambiamenti climatici lo stanno colpendo.<br>Dal 1990 ad oggi, le risorse di acqua dolce sono diminuite del 58%, a livello globale, con punte di criticita’ ulteriore in alcune regioni.<br>Pertanto, il potenziale di conflitto violento innescato dall&#8217;acqua è uno scenario realistico.<br>La sostenibilità dell’acqua è diventata una la sfida globale sempre più urgente. Si <a href="https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg2/downloads/outreach/IPCC_AR6_WGII_FactSheet_FoodAndWater.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>stima</strong></a> che la metà della popolazione mondiale si trovi già ad affrontare una grave scarsità d’acqua durante almeno una parte dell’anno, mentre i dati <strong><a href="https://www.wri.org/insights/highest-water-stressed-countries" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicati</a> </strong>dal World Resources Institute hanno evidenziato che il 31% del prodotto interno lordo globale potrebbe essere esposto a forti stress idrici entro il 2050.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I bacini a rischio di conflitto</strong></h2>



<p>I grandi bacini con rischio di conflitto specificamente elevati sono i Juba-Shibeli, il lago Turkana, l&#8217;Indo e l&#8217;Irrawaddy.<br>Esempi recenti di interazione conflittuale includono tensioni nei bacini dell’Indo (Pakistan e India), nell’Eufrate-Tigri (Turchia, Siria e Iraq) e nei bacini del Nilo (Egitto, Sudan ed Etiopia).<br>Prendendo in considerazione tre proiezioni di scenario per il 2050, rinvenibili nel Shared Socioeconomic Pathway 2 e Representative Concentration Pathways (RCP) 6.0 e combinando i dati di proiezione e i dati storici e’ possibile identificare i bacini in cui si prevede che si aggravano vari rischi, che meritano quindi una maggiore attenzione politica per prevenire o mitigare i conflitti e rafforzare la cooperazione all&#8217;inizio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I Paesi a valle dei fiumi</strong></h2>



<p>Spesso la disponibilità di acqua a valle dipende dai modelli di precipitazione a monte e dall&#8217;uso dell&#8217;acqua. <br>I paesi a valle dei fiumi transfrontalieri possono così diventare dipendenti dalle politiche di utilizzo dell’acqua delle loro controparti a monte, mentre i paesi a monte possono trovare le loro esigenze di sviluppo e i loro piani influenzati negativamente dall’opposizione a valle.<br>Soprattutto nel contesto dei cambiamenti climatici, si prevede la costruzione di molte dighe piccole e grandi, principalmente a fini idroelettrici, per lo più in alcune parti dell&#8217;America Latina, dell&#8217;Asia e dell&#8217;Africa.<br>La costruzione di dighe, in particolare quelle di grandi dimensioni, può intensificare le tensioni esistenti o crearne di nuove, anche se questo dipende fortemente dal modo in cui queste dighe saranno costruite e gestite, e dal contesto socio-politico esistente.<br>Oltre alla costruzione di dighe i trasferimenti di acqua inter-bacino pianificati e operativi, in genere per scopi di irrigazione, potrebbero aggiungere future tensioni tra stati nei bacini condivisi.<br>Il grado di cooperazione e conflitto dipende in genere dal più ampio contesto politico storico e contemporaneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cambiamenti rapidi o estremi dei bacini</strong></h2>



<p>Ricerche esistenti suggeriscono anche che una delle variabili più indicative per il conflitto nei bacini idrografici condivisi è un cambiamento rapido o estremo nel bacino, come attraverso lo sviluppo di infrastrutture fisiche, in assenza di sufficienti meccanismi istituzionali transfrontalieri per gestire gli effetti di tale cambiamento. <br>Gli accordi formali che disciplinano i bacini transfrontalieri e le organizzazioni dei bacini idrografici (RBO) hanno fornito un quadro di comunicazione e negoziazione con l’intento di prevenire potenziali controversie e di sviluppare e implementare attività congiunte di gestione delle risorse idriche. Tuttavia, la presenza di un trattato o di un RBO non significa l&#8217;assenza di conflitto. <br>Anche quando i trattati sono in atto e rispettati, e gli RBO funzionano, le pressioni future derivanti dai cambiamenti climatici, gli sviluppi socioeconomici e la costruzione di nuove dighe possono mettere in discussione l&#8217;efficacia e la continuità di questi accordi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I conflitti nei bacini fluviali transfrontalieri</strong></h2>



<p>Il conflitto nei bacini fluviali transfrontalieri e’ quella situazione in cui due o più paesi percepiscono di possedere obiettivi reciprocamente incompatibili per quanto riguarda l&#8217;uso, lo sviluppo o la protezione delle risorse idriche che condividono. <br>Le interazioni conflittuali tra gli stati potrebbero variare da accuse, tensioni diplomatiche, sanzioni economiche alle controversie interstatali militarizzate.<br>Una questione più rigorosa derivante dai conflitti nei bacini transfrontalieri è l’impatto che questo può avere sull’ambiente e sullo sviluppo socio-economico, come l’aumento della domanda e dell’inquinamento dell’acqua, il degrado ecologico e l’aumento della vulnerabilità agli impatti dei cambiamenti climatici.<br>Inoltre, l&#8217;assenza di cooperazione può portare a benefici scontati che potrebbero derivare da attività congiunte come la gestione delle inondazioni, il miglioramento della navigazione, progetti infrastrutturali congiunti e molti altri. <br>Le tensioni tra gli Stati su tali questioni possono riversarsi in altri settori, compromettendo le relazioni politiche o economiche regionali più in generale. Questo insieme può creare costi significativi di non collaborazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La teoria delle “guerre dell’acqua”</strong></h2>



<p>Il discorso dominante sul conflitto sulle risorse idriche transfrontaliere è cambiato nel corso degli anni, così come le valutazioni sul fatto che la natura transfrontaliera di molti dei corsi d’acqua del mondo si realizzerebbe con un rischio di aumento del conflitto o di un potenziale promettente di cooperazione.<br>Alla fine degli anni &#8217;80 e nei primi anni &#8217;90, l&#8217;acqua era sempre più percepita da studiosi e politici come una risorsa che deteneva un potenziale di conflitto intrinseco. <br>È nata la teoria delle “guerre dell’acqua”, il che implica che la scarsità d’acqua può e necessariamente porterà direttamente a conflitti violenti o addirittura alla guerra tra le nazioni.<br>Ciò si basava su un più ampio dibattito sulla sicurezza ambientale, emerso nel contesto delle mutevoli priorità di sicurezza dopo la fine della Guerra Fredda.<br>Alla fine degli anni ’90, 2000 e inizio del 2010, il discorso si è spostato da un focus sul conflitto a un focus sulla cooperazione, influenzato anche da un più generale ottimismo nelle relazioni internazionali che ha sottolineato i benefici del sistema multilaterale post-Guerra Fredda e la capacità delle istituzioni internazionali di risolvere pacificamente i conflitti.<br>Il più ampio discorso sulla sicurezza ambientale è diventato sempre più criticato.<br>L’assunto che le persone, per lo più nel Sud del mondo, ricorreranno alla violenza in tempi di scarsità di risorse è stato sempre più visto come coloniale e semplicistico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Focus sulla cooperazione</strong></h2>



<p>Il dibattito è andato oltre la precedente dicotomia di conflitto o cooperazione, riconoscendo che possono e di fatto spesso coesistono e che esiste un grande potenziale di cooperazione che deve essere prodotto a beneficio di persone e paesi rivieraschi.<br>Gli studiosi hanno anche preso sempre più in considerazione i molti possibili fattori intermedi che possono collegare le risorse idriche condivise a sviluppi conflittuali o cooperativi, con particolare attenzione ai trattati e agli RBO come istituzioni internazionali che garantiscono la cooperazione pacifica. <br>Negli ultimi anni, le ipotesi sull’aumento dei rischi di conflitto sulle risorse idriche transfrontaliere sono riemerse, in gran parte nel contesto del dibattito sulla sicurezza climatica, ma anche considerando un crescente scetticismo nei confronti delle istituzioni internazionali e un aumento delle tendenze unilaterali più in generale nel sistema internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La sicurezza e i cambiamenti climatici</strong></h2>



<p>Mentre la preoccupazione globale si è spostata verso le potenziali implicazioni per la sicurezza dei cambiamenti climatici, gli studiosi non solo hanno valutato il suo potenziale di conflitto all’interno dei paesi, ma, anche se in misura significativamente minore, le possibili implicazioni di rischio del cambiamento climatico per i fiumi transfrontalieri e i loro meccanismi di governance esistenti.<br>Mentre i risultati variano ancora, sembra che ci sia qualche indicazione che l’aumento della variabilità dell’acqua a causa dei cambiamenti climatici può effettivamente influenzare negativamente la cooperazione e potenzialmente portare a conflitti.<br>Tuttavia, fattori intermedi, come le relazioni complessive tra stati rivieraschi o il ruolo degli RBO nella mitigazione di tali rischi di conflitto sembrano avere ancora importanza, definendo il principale rischio di conflitto tra i paesi rivieraschi come l&#8217;assenza di cooperazione su una vasta gamma di sviluppi idroclimatici e socioeconomici.</p>
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		<title>Cloud Seeding, che futuro ha l&#8217;inseminazione delle nuvole?</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/cloud-seeding-che-futuro-ha-linseminazione-delle-nuvole/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2024 15:17:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territori]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Cloud Seeding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2024/11/Cloud-Seeding.jpg" type="image/jpeg" />Il 2024 è un ulteriore anno di temperature globali estreme. Molteplici gli scenari e le implicazioni dei nuovi assetti climatici. Tra le tecniche di geoingegneria occupa un posto rilevante il Cloud Seeding. Luci ed ombre della tecnica dell&#8217;inseminazione delle nuvole L’Australia ha subito una serie di ondate di calore durante i mesi estivi. Parti dell’Africa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2024/11/Cloud-Seeding.jpg" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Il 2024 è un ulteriore anno di temperature globali estreme.</em> <em>Molteplici gli scenari e le implicazioni dei nuovi assetti climatici. </em><br><em>Tra le tecniche di geoingegneria occupa un posto rilevante il Cloud Seeding. Luci ed ombre della tecnica dell&#8217;inseminazione delle nuvole</em></p>
</blockquote>



<p>L’Australia ha subito una serie di ondate di calore durante i mesi estivi. Parti dell’Africa occidentale hanno riportato temperature di 50° gradi per lunghi periodi.<br>Da marzo, le ondate di calore hanno colpito il Messico, il sud degli Stati Uniti e l’America centrale, l’India, l’Europa meridionale, il Giappone e l’Arabia Saudita, dove 1.300 persone sono morte durante il pellegrinaggio dell’Hajj.<br>All’inizio di luglio in Antartide si sono registrate temperature  di 28 gradi più alte del consueto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">2023, lo stato del clima secondo l’OMM</h2>



<p>L&#8217;Organizzazione Mondiale della Metereologia evidenzia che, nel 2023, le temperature del territorio in Europa sono state superiori alla media per 11 mesi all’anno, compreso il settembre più caldo mai registrato. <br>Anche le precipitazioni sono state superiori del 7% rispetto alla media, con i fiumi europei che hanno registrato livelli record a dicembre e portate “eccezionalmente elevate” in quasi un quarto della rete fluviale.<br>Ciò significa che nel corso del 2023, le soglie di alluvione “alte” sono state superate in un terzo della rete fluviale europea, mentre quasi uno su sette ha superato le soglie di alluvione “gravi”.<br>Le temperature record della superficie del mare in tutta Europa riflettono anche la tendenza al riscaldamento profondamente preoccupante sulla terraferma, con un’allarmante “ondata di caldo marino” presente a giugno nell’Oceano Atlantico a ovest dell’Irlanda e intorno al Regno Unito.<br>L’evento è stato classificato come “estremo” e in alcune aree “oltre l’estremo”, ha affermato l’Omm, con temperature della superficie del mare fino a cinque gradi Celsius sopra la media. <br>Le emissioni totali di carbonio degli incendi provenienti dalle regioni subartiche e artiche sono state le seconde più alte mai registrate nel 2023, ha affermato l’Omm, legate agli incendi ad alta latitudine, la maggior parte dei quali si è verificata in Canada tra maggio e settembre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attivita’ temporalesche, neve e ghiacciai</h2>



<p>L’attività temporalesca è risultata più elevata del normale da ottobre a dicembre, portando a una produzione di energia eolica superiore alla media. <br>D’altro canto, la produzione di energia da pannelli solari è stata inferiore alla media nell’Europa nordoccidentale e centrale, ma superiore alla media nell’Europa sudoccidentale, nell’Europa meridionale e in Scandinavia.<br>L’aggiornamento sullo stato del clima dell’Omm ha, inoltre, confermato il sospetto che gran parte dell’Europa abbia avuto meno giorni di neve rispetto alla media, in particolare nell’Europa centrale e nelle Alpi durante l’inverno e la primavera.<br>Ciò ha comportato una perdita eccezionale di ghiaccio nei ghiacciai delle Alpi, aggravata dal forte scioglimento estivo causato dalle ondate di caldo, con i ghiacciai che hanno perso circa il 10% del loro volume rimanente nel corso del 2022 e del 2023.<br>L’estensione fluttuante del Mar Artico è rimasta al di sotto della media per gran parte del 2023, ha riferito anche l’agenzia delle Nazioni Unite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’impatto del caldo estremo sulle persone</h2>



<p>Queste situazioni estreme hanno un impatto significativo sugli essere umani.<br>Il numero di persone esposte al caldo estremo sta crescendo in modo esponenziale.<br>La mortalità correlata al caldo è aumentata di circa il 30% negli ultimi 20 anni e si stima che i decessi legati al caldo siano aumentati nel 94% delle regioni europee monitorate.<br>Questo è quanto emerge dai nuovi dati pubblicati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) e dal Copernicus Climate Change Service.<br>Una stima precisa dei decessi legati al caldo non è ancora disponibile per il 2023, ma l’OMM ha osservato che tra 55.000 e 72.000 persone sono morte a causa delle ondate di caldo nel 2003, 2010 e 2022.<br>La mortalità correlata al calore per le persone di età superiore ai 65 anni è aumentata di circa l’85% nel periodo 2000-2004 e 2017-2021.<br>Dal 2000 al 2019 gli studi mostrano che circa 489.000 decessi correlati al calore si sono verificati ogni anno, con il 45% di questi in Asia e il 36% in Europa.<br>Nella sola Europa, nell’estate del 2022, si sono verificati circa 61.672 decessi in eccesso legati al calore. Gli eventi ad alta intensità di ondate di calore possono portare un&#8217;elevata mortalità acuta.<br>Nel 2010, 56.000 morti in eccesso si sono verificati durante un’ondata di caldo di 44 giorni in Russia.<br>Con la siccità arrivera’ in maniera sempre piu’ diffusa la scarsità di cibo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Cloud Seeding</h2>



<p>Di fronte a questo scenario, per fronteggiare il fenomeno della siccita’, alcuni Stati manipolano le nuvole usando una tecnica chiamata <strong>Cloud Seeding</strong>. <br>Le prime tecniche di cloud seeding risalgono agli anni ’40.<br>Fu il chimico, ricercatore e meteorologo americano <strong>Vincent Joseph Schaefer,</strong> esattamente nel 1946, a effettuare la prima serie sistematica di esperimenti per indagare la fisica delle precipitazioni. Da un aereo, sopra i cieli del Massachusetts, sperimentò l’inseminazione delle nuvole con ghiaccio secco.<br>Gli Stati Uniti usarono la tecnica nella guerra del Vietnam per rallentare l&#8217;avanzata delle truppe opposte causando inondazioni.<br>Nel 1976, in risposta allo stesso uso, le Nazioni Unite hanno vietato le tecniche di modifica ambientale per scopi militari con la Convenzione ENMOD.<br>Da quella data in poi è stato vietato far piovere per scopi “ostili”. <br>Nel 1986 l&#8217;URSS avrebbe “seminato” le nuvole in seguito all&#8217;incidente di Chernobyl per far piovere sulla Bielorussia e proteggere Mosca dalla pioggia radioattiva.<br>Nel 2011 l’Iran ha accusato l’Europa di aver rubato le sue nuvole e nel 2018 l’Iran ha incolpato Israele per la stessa situazione.<br>Quest’ultimo caso è stato più drammatico e si è avvicinato a una situazione di conflitto perché, nel 2018, c’è stata una grave siccità nel paese e gli agricoltori locali stavano protestando con veemenza.<br>Fortunatamente, il capo dell’ufficio meteorologico iraniano è intervenuto negando la possibilità di nubi rubate, che probabilmente hanno contribuito a disinnescare il conflitto.<br>Tuttavia, l’Iran ha ancora una volta accusato la Turchia di appropriarsi delle sue nuvole durante un recente inverno, poiché le cime delle montagne sul lato turco del loro confine reciproco erano innevate, mentre le vette iraniane sul lato opposto erano nude, permettendo alla Turchia di attirare più turisti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Cloud Seeding e le Olimpiadi di Pechino</h2>



<p>Anche la Cina ha investito in queste tecniche per influenzare il tempo durante le Olimpiadi di Pechino nel 2008 e, successivamente, per combattere la siccità.<br>Nel 2020 la Cina ha, anche, annunciato l’intenzione di implementare il suo programma di Cloud Seeding, entro il 2025, per evitare la siccità e le grandinate che possono influenzare la sua produzione agricola.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Cloud Seeding e il resto del Mondo</h2>



<p>Gli Stati del Golfo stanno anche applicando tecniche di cloud seeding utilizzando scariche elettriche sulle nuvole.<br>In Francia, ANELFA sta sviluppando ricerche in questo campo, con l’obiettivo di combattere la grandine che danneggia i vigneti.<br>Il cloud seeding viene effettuato in circa 20 dipartimenti dall’Association Nationale d’Etude et de Lutte contre les Fléaux Atmosphériques (l’Associazione nazionale per lo studio e la lotta contro i disastri atmosferici) e dalla società Selerys.<br>Ad aprile 2024, nello stato americano del Wyoming, i legislatori hanno stanziato 2 milioni di dollari al Wyoming Water Development Office per finanziare il programma di Cloud Seeding, sperando che possa contribuire a mitigare gli impatti della siccità in corso negli Stati Uniti occidentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos’e’ il Cloud seeding</h2>



<p>È una tecnica di “<strong>inseminazione delle nuvole</strong>”, chiamata anche Rain Enhancement, per indurre le precipitazioni.<br>Si iniettano particelle di sale, come cloruro di sodio e di calcio o ioduro d’argento nelle nuvole, tramite aerei, razzi o dispositivi di diffusione a terra.<br>Puo’ essere utilizzato anche ioduro di potassio, anidride solforosa, anidride carbonica congelata, in forma di ghiaccio secco.<br>I sostenitori ne sottolineano l’efficacia, indicando un <a href="https://file.lacounty.gov/SDSInter/bos/supdocs/98332.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aumento del 10-15% delle precipitazioni</a>.<br>Addirittura, secondo la <a href="https://wmo.int/events/cop-event-science-climate-action-pavilion/climate-change-mitigation-through-weather-modification-cloud-seeding-global-case-study" target="_blank" rel="noreferrer noopener">World Meteorological Organization</a>, questa tecnica può aumentare le precipitazioni di una nuvola specifica fino al 25% in condizioni ottimali. <br>Questa tecnica puo’ essere applicata in diverse parti del mondo, anche per <strong>generare neve</strong>.<br>Il fine primo di utilizzare questa tecnica e’ sicuramente quello di contrastare la siccità. <br>Altri paesi la utilizzano per limitare l’inquinamento atmosferico, come il Pakistan, che ha utilizzato il cloud seeding nella megalopoli di Lahore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Due domande per il futuro del Cloud Seeding</h2>



<p>Le tecniche di cloud seeding sollevano due importanti domande per il futuro dell’implemetazione di questa tecnologia.<br>Il primo riguarda la proprietà delle risorse idriche.<br>Le risorse idriche diventano sempre piu’ scarse nel tempo e questo potrebbe essere oggetto di un possibile rischio di conflitto idrico tra i paesi vicini su chi “possiede” la pioggia.<br>In effetti, se un paese decide di “far piovere” sul suo territorio, potrebbe “rubare” la pioggia che sarebbe caduta più tardi in un paese vicino.<br>La seconda domanda riguarda l&#8217;impatto ambientale e sulla salute delle sostanze utilizzate per il Cloud Seeding.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pericolo per la biodiversita&#8217;</h2>



<p>In grandi quantità, lo ioduro d&#8217;argento è pericoloso per la biodiversità, in particolare negli ambienti acquatici.<br>Uno studio inglese condotto dal Centro per l’ecologia e l’idrologia nei primi anni 2000 ha rivelato che lo ioduro d’argento, al di sotto di una certa concentrazione, non è tossico per l’ambiente, ma la sostanza è descritta come “estremamente insolubile”.<br>Il rischio è, quindi, che si accumuli e possa essere dannoso a lungo termine.<br>Oggi ci sono circa 50 stati che manipolano le nuvole per garantire pioggia “ordinata”.<br>Gli esperimenti sono regolarmente portati avanti negli Stati Uniti, in Canada, nei paesi del Golfo e in Francia, solo per citare quelli che con piu’ continuita’ e maggiori investimenti stanno adoperandosi in questa direzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Cloud Seeding in Italia</h2>



<p>Il Comitato Nazionale Moratoria Geoingegneria ha depositato, a giugno 2024, una petizione, con più di 10mila firme, con la quale si chiede che venga vietato qualsiasi utilizzo, sia civile che militare, delle tecniche<strong> </strong>di<strong> geoingegneria</strong>, in particolare il Cloud Seeding e il Solar Radiation Management (SRM), che mira a diminuire la radiazione solare, e i suoi effetti, sulla Terra.<br>Il Comitato ha anche indirizzato una lettera al Parlamento e al Governo con la quale si richiede di<strong> </strong>calendarizzare al più presto la discussione in merito all’utilizzo di tecniche di geoingegneria e la conseguente moratoria di queste.<br>Il documento prende le mosse da due risoluzioni ONU, una del 2010 e l’altra del 2016, nonché da recenti legislazioni statunitensi, sia in ambito federale che statale, così come di altri Paesi.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/cloud-seeding-che-futuro-ha-linseminazione-delle-nuvole/">Cloud Seeding, che futuro ha l&#8217;inseminazione delle nuvole?</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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