Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini lancia l’allarme: le nuove tariffe commerciali annunciate da Donald Trump possono colpire duramente il made in Italy. “A rischio farmaceutica, moda, alimentare e meccanica. L’Europa reagisca subito.”
Scure americana sul commercio europeo: l’Italia in prima linea
Le nuove misure protezionistiche annunciate dagli Stati Uniti sotto la presidenza Trump preoccupano — e non poco — le imprese italiane. A parlare è il numero uno di Confindustria, Emanuele Orsini, che in un intervento a Reuters ha parlato senza mezzi termini di “effetti massicci” sull’economia nazionale.
“Non possiamo permettere che le nostre aziende paghino il prezzo di una guerra commerciale” ha dichiarato.
Chi rischia di più: i settori sotto tiro
I dazi USA potrebbero penalizzare alcuni dei comparti più forti e strategici per l’export italiano:
- Farmaceutica
- Moda e lusso
- Agroalimentare
- Meccanica industriale
Tutti settori che rappresentano l’eccellenza del made in Italy nel mondo, ma anche quelli più vulnerabili a eventuali barriere doganali.
Lo spettro della delocalizzazione
Secondo Orsini, l’inasprimento delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti potrebbe persino spingere le aziende italiane a valutare il trasferimento della produzione all’estero, per aggirare i costi aggiuntivi imposti dai dazi.
Un’eventualità che avrebbe effetti devastanti sul tessuto industriale italiano, già messo alla prova da crisi energetiche e tassi d’interesse elevati.
Le proposte di Confindustria all’UE: “Serve una strategia”
Per fronteggiare l’impatto delle politiche commerciali di Trump, Orsini propone tre azioni urgenti da parte dell’Europa:
- Taglio dei tassi d’interesse da parte della BCE, per stimolare investimenti e competitività.
- Accordi commerciali strategici con paesi ad alto potenziale come India, Messico, Giappone e Thailandia.
- Rilancio del Mercato Unico Europeo, per rafforzare la capacità dell’UE di agire da blocco compatto a livello globale.
Occhio alla Cina: l’altro rischio geopolitico
Orsini ha, inoltre, avvertito che, in assenza di una risposta europea coesa, l’inasprimento dei rapporti transatlantici potrebbe favorire indirettamente la Cina, che approfitterebbe del vuoto per rafforzare la propria influenza commerciale nei mercati occidentali.
Le aziende italiane vogliono risposte concrete
Il messaggio di Confindustria è chiaro: l’Europa deve giocare d’anticipo. In un mondo dove i dazi possono ridisegnare equilibri geopolitici e industriali, le imprese italiane chiedono protezione, visione e pragmatismo.