L’annuncio di Trump sull’introduzione di tariffe generalizzate scatena la reazione dei mercati. Apple e le multinazionali con supply chain asiatiche sotto pressione. Rischio escalation nella guerra commerciale USA-Cina.
La mossa di Trump riaccende la tensione: Apple tra i primi bersagli
Il titolo Apple ha perso il 7% sul mercato di Francoforte nella mattinata di oggi, dopo che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato una nuova ondata di dazi commerciali, colpendo duramente le importazioni dalla Cina. La notizia ha innescato un’ondata di vendite non solo nel tech, ma in tutto il comparto retail e manifatturiero legato all’Asia.
Secondo quanto riportato da Reuters, Trump avrebbe definito queste tariffe come parte di una “strategia per la sovranità economica americana”.
Apple nel mirino: margini a rischio e supply chain da ripensare
Il colosso di Cupertino rischia di subire un impatto significativo, dato che oltre il 90% della sua produzione è concentrato in Cina, attraverso fornitori come Foxconn. Analisti di Citi stimano che, in assenza di esenzioni doganali e senza ritocchi ai prezzi di vendita, Apple potrebbe registrare una compressione fino al 9% sul margine lordo.
Questo potrebbe tradursi in un impatto da miliardi di dollari, proprio in un momento in cui l’azienda sta investendo massicciamente in intelligenza artificiale, wearable computing e cloud edge infrastructure.
Effetto domino sui mercati globali
Non solo Apple: l’intero settore tech e consumer goods è stato investito dalla notizia. Le azioni di Adidas, Puma e altri marchi globali legati alla produzione asiatica hanno segnato ribassi a doppia cifra. I futures europei sono scivolati di oltre il 2%, mentre l’indice DAX di Francoforte ha registrato la peggior apertura dell’anno.
“Questa escalation tariffaria potrebbe riaccendere una guerra commerciale globale, con effetti su supply chain, inflazione e investimenti industriali” ha dichiarato un analista di JP Morgan.
Uno scenario geopolitico in rapido deterioramento
L’annuncio dei dazi avviene in un contesto di forte frizione tra Washington e Pechino, con le autorità cinesi pronte a rispondere con misure speculari, comprese potenziali restrizioni all’export di terre rare, chip e materiali critici per la tecnologia occidentale.
Nel frattempo, l’Unione Europea ha espresso “profonda preoccupazione” per la destabilizzazione del commercio internazionale e valuta contro-misure coordinate.
Cosa aspettarsi ora?
- Le aziende USA ad alta esposizione asiatica (Apple, Nvidia, Dell, HP) potrebbero rivedere le proprie strategie di approvvigionamento.
- Gli investitori si attendono un ritorno al reshoring o a politiche di nearshoring in Paesi come Messico, India o Vietnam.
- Il rischio inflazione da import potrebbe spingere la Fed verso un atteggiamento più cauto sui tassi.