Il Golfo ha miliardi da investire nell’IA. Ma continua ad aver bisogno di Nvidia

| 14/07/2026
Il Golfo ha miliardi da investire nell’IA. Ma continua ad aver bisogno di Nvidia

Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti stanno cercando di diversificare le proprie catene di approvvigionamento per l'intelligenza artificiale, ma i vincoli geopolitici e il vantaggio tecnologico di Nvidia lasciano loro ben poche alternative praticabili.

Gli Stati del Golfo ricchi di petrolio, che stanno investendo miliardi di dollari per reinventarsi come poli globali dell’intelligenza artificiale, stanno scoprendo che il denaro può comprare quasi tutto, tranne una via d’uscita dalla dipendenza da Nvidia.

Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno destinato decine di miliardi di dollari per diventare potenze dell’IA prima che le entrate derivanti dal petrolio si riducano. Nell’ultimo anno hanno cercato di acquistare chip da quanti più produttori possibile, in modo da evitare che un unico fornitore possa determinare i prezzi e i tempi di sviluppo delle loro infrastrutture.

Ma si stanno scontrando con un limite evidente: le poche alternative a Nvidia sono o nettamente meno performanti oppure, nel caso della Cina, hanno delle restrizioni imposte dagli Stati Uniti.

«Diversificare rispetto a Nvidia riduce la dipendenza del Golfo da un singolo fornitore commerciale, ma non modifica affatto il rischio politico derivante dalla dipendenza dagli Stati Uniti», ha dichiarato Sam Winter-Levy, ricercatore del Carnegie Endowment for International Peace ed esperto di geopolitica dei semiconduttori. «L’unico fattore che potrebbe cambiare davvero questo scenario sarebbe l’approvvigionamento dalla Cina, ma Pechino non è ancora in grado di esportare chip competitivi su larga scala e Washington ha subordinato l’accesso del Golfo alle tecnologie statunitensi per l’IA all’esclusione dell’hardware cinese».

Il 1° giugno l’Arabia Saudita ha raggiunto un accordo per utilizzare taxi a guida autonoma basati sulla tecnologia Nvidia: dal computer installato a bordo di ciascun veicolo fino al software che ne gestisce la guida. L’intesa è stata siglata con Humain, la società creata lo scorso anno dal Public Investment Fund saudita con l’obiettivo di trasformare il Regno in una potenza globale dell’intelligenza artificiale. Humain sta inoltre costruendo data center a Riad e Dammam alimentati da diverse centinaia di migliaia di chip Nvidia.

Anche gli Emirati Arabi Uniti stanno investendo con ambizioni analoghe attraverso G42, la società di IA sostenuta dallo Stato, che sta realizzando ad Abu Dhabi un data center denominato Stargate. La prima fase del progetto sarà equipaggiata con 400.000 chip Nvidia. G42 ha trascorso mesi cercando di distribuire gli ordini tra più fornitori, ma le infrastrutture di Stargate saranno comunque “prevalentemente” basate su Nvidia, come ha dichiarato l’amministratore delegato Peng Xiao in un’intervista rilasciata a gennaio.

Nvidia, G42 e Humain non hanno risposto alle richieste di commento.

L’entità del predominio di Nvidia è emersa chiaramente nel trimestre conclusosi a ottobre, quando la divisione Data Center dell’azienda ha registrato un fatturato record di 51,2 miliardi di dollari, in crescita del 66% rispetto all’anno precedente. Nello stesso rapporto finanziario Nvidia ha dichiarato che la nuova generazione di prodotti basata sull’architettura Blackwell è completamente esaurita.

Una parte di questo vantaggio deriva naturalmente dall’hardware, ma un ruolo altrettanto decisivo è svolto da CUDA (Compute Unified Device Architecture), la piattaforma proprietaria sviluppata da Nvidia che consente di eseguire applicazioni di calcolo parallelo. L’azienda ha impiegato quasi vent’anni per costruire l’ecosistema software che permette agli sviluppatori di eseguire applicazioni di intelligenza artificiale sui propri chip, e oggi oltre 4 milioni di sviluppatori lavorano all’interno dell’ambiente CUDA. Passare a un concorrente significherebbe ricostruire da zero anni di lavoro e di sviluppo.

I concorrenti non sono ancora all’altezza

Humain ha comunque cercato con decisione di ampliare il numero dei propri fornitori. Lo scorso agosto ha siglato un accordo da 10 miliardi di dollari con AMD per ottenere 500 megawatt di capacità di calcolo; ha concluso un’intesa da 2 miliardi di dollari con Groq per l’esecuzione del proprio chatbot e una partnership con Qualcomm per installare 200 megawatt di chip nei data center sauditi.

Questi accordi consentono al Golfo di disporre di chip capaci di eseguire applicazioni di IA, ma destinati a un insieme molto più limitato di attività rispetto a quelli di Nvidia. I processori di Qualcomm e Groq sono progettati soprattutto per eseguire modelli di IA già addestrati in modo efficiente ed economico — ad esempio per rispondere alle richieste degli utenti — mentre l’addestramento dei modelli più avanzati continua a richiedere i chip Nvidia, ha spiegato a Rest of WorldKamil Dimmich, partner della società di investimento North of South Capital.

Il primo ordine di Humain presso Nvidia comprendeva 18.000 chip Blackwell, i più recenti dell’azienda: l’hardware necessario per svolgere le operazioni di addestramento più intensive, un segmento nel quale nessun concorrente è ancora riuscito a raggiungere Nvidia.

Anche i chip prodotti da AMD o Qualcomm, tuttavia, sono soggetti agli stessi vincoli geopolitici di quelli Nvidia, poiché si tratta comunque di prodotti statunitensi la cui esportazione verso il Golfo richiede l’autorizzazione del governo di Washington, osserva Winter-Levy.

I migliori chip cinesi rimangono inoltre indietro di almeno una generazione tecnologica rispetto a quelli di Nvidia e gran parte della produzione viene assorbita dal mercato interno. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno chiarito ai Paesi del Golfo che l’accesso ai loro chip più avanzati dipende dall’esclusione delle tecnologie cinesi dalle rispettive infrastrutture.

Acquistare da un concorrente, inoltre, non significa realmente emanciparsi da Nvidia, perché anche i suoi rivali dipendono dagli stessi fornitori lungo la catena produttiva, sottolinea Dimmich. I due fattori più difficili da ottenere sono infatti le memorie ad altissima velocità necessarie ad alimentare i chip con i dati e la capacità produttiva degli stabilimenti di TSMC, il colosso taiwanese che realizza i semiconduttori sia per Nvidia sia per gran parte dei suoi concorrenti.

«I chip Nvidia restano indispensabili per l’addestramento dei modelli», afferma Dimmich. «Per quanto riguarda invece l’inferenza, stanno emergendo sempre più ASIC (Application-Specific Integrated Circuits), progettati per svolgere un’unica funzione e meno costosi delle GPU Nvidia, ma anch’essi dipendono dalla capacità produttiva delle fonderie di TSMC.»

Gli ASIC sono circuiti integrati progettati per svolgere un compito specifico; risultano generalmente meno costosi dei processori multifunzione sviluppati da Nvidia.

I miliardi non bastano

Secondo Dimmich, nemmeno l’enorme disponibilità finanziaria dei Paesi del Golfo rappresenta il vantaggio competitivo che ci si potrebbe aspettare, perché le grandi aziende tecnologiche statunitensi con cui competono per assicurarsi i chip hanno a loro volta accesso a risorse finanziarie praticamente illimitate attraverso i mercati dei capitali.

«Non credo che disporre di risorse finanziarie illimitate costituisca oggi un vantaggio decisivo», osserva Dimmich. «Tutti i grandi acquirenti statunitensi di queste tecnologie sembrano poter raccogliere capitali senza particolari difficoltà grazie alle loro elevatissime valutazioni di mercato. Il denaro, almeno per ora, non è il vero fattore limitante, anche se potrebbe diventarlo in futuro».

Costruire un’industria dell’intelligenza artificiale completamente indipendente è diventato talmente costoso che perfino le economie più ricche del mondo faticano a sostenere un simile obiettivo, sostiene Mohammed Soliman, senior fellow del Middle East Institute di Washington.

«Una vera sovranità tecnologica nell’intelligenza artificiale è straordinariamente costosa e, per quasi tutti i Paesi al di fuori di Stati Uniti e Cina, è di fatto irraggiungibile» – ha dichiarato Soliman – «Persino l’Europa, pur disponendo di una significativa capacità industriale e di mercati finanziari sviluppati, non ha prospettive realistiche di costruire in tempi utili un ecosistema dell’IA completamente autonomo».

Ciò nonostante, la disponibilità di capitali del Golfo, le partecipazioni detenute nelle aziende tecnologiche statunitensi e la rapidità con cui vengono costruiti nuovi data center conferiscono ai Paesi della regione un notevole potere negoziale, osserva Winter-Levy. Tuttavia, invece di attendere alternative che potrebbero non raggiungere mai il livello di Nvidia, essi stanno scegliendo di investire direttamente nella tecnologia che oggi rappresenta il riferimento dell’intero settore.

Secondo Soliman, i leader del Golfo sono pienamente consapevoli della direzione intrapresa.

«L’attuale strategia del Golfo è esattamente l’opposto della diversificazione», conclude. «Questi Paesi stanno accelerando l’integrazione con gli Stati Uniti attraverso enormi data center e partnership dirette, invece di inseguire una costosa e incerta indipendenza tecnologica. Gli Stati del Golfo sono, in questo senso, dei veri realisti dell’intelligenza artificiale».

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