Un tribunale federale ferma l’ondata di licenziamenti voluta dall’amministrazione Trump. Il provvedimento, che colpisce oltre 24.000 dipendenti pubblici in prova, è stato giudicato illegittimo. Il reintegro scatta in 19 stati e a Washington D.C.
Una sentenza che frena la riforma “shock” del pubblico impiego
Il giudice distrettuale federale James Bredar ha emesso una sentenza destinata a fare rumore: bloccata la decisione dell’amministrazione Trump di licenziare in massa circa 24.500 dipendenti federali in prova. Secondo Bredar i licenziamenti violano le norme sulle procedure di cessazione collettiva del lavoro nel settore pubblico.
La misura restrittiva si applica a 19 stati a guida democratica e al Distretto di Columbia, ovvero le aree che avevano presentato ricorso contro la decisione della Casa Bianca.
“Questo è stato un tentativo coordinato di smantellare la forza lavoro pubblica, in violazione della legge” ha dichiarato Anthony Brown, procuratore generale del Maryland.
Cosa prevede la decisione del giudice Bredar
Il giudice ha chiarito che:
- L’amministrazione Trump non ha seguito le procedure previste per i licenziamenti collettivi
- I lavoratori licenziati dovranno essere reintegrati temporaneamente in attesa del processo
- Il provvedimento vale solo per i territori che hanno avviato la causa legale
Il blocco resta in vigore fino alla definizione del contenzioso, che potrebbe protrarsi per mesi.
Chi sono i dipendenti colpiti
La misura riguardava in particolare dipendenti federali in “periodo di prova”, ovvero coloro con meno di un anno di servizio nella posizione attuale. Tuttavia, molti di loro sono funzionari con anni di esperienza, colpiti da una decisione a tappeto che ha sollevato dubbi su costituzionalità e legittimità.
Gli stati in campo: da New York alla California
Il blocco riguarda anche alcuni degli Stati più popolosi e influenti degli Stati Uniti, come:
- New York
- California
- Illinois
- Maryland
- Washington D.C.
Tutte aree con una significativa concentrazione di impiegati federali e particolarmente vulnerabili alla decisione presa a febbraio.
Il contesto politico: riforma o epurazione?
Dietro alla mossa della Casa Bianca si cela una visione aggressiva della riforma della pubblica amministrazione. L’obiettivo dell’amministrazione Trump sarebbe stato semplificare le procedure di licenziamento per migliorare l’efficienza. Ma secondo gli stati ricorrenti, si è trattato di un vero e proprio tentativo di epurazione politica.
La Casa Bianca ha già fatto sapere di voler ricorrere in appello, ma nel frattempo i dipendenti saranno reintegrati, almeno nei territori protetti dalla sentenza.
Un freno alla svolta autoritaria nel pubblico impiego
La sentenza rappresenta una vittoria per il diritto del lavoro e la trasparenza amministrativa. In un contesto di crescente tensione politica, il caso potrebbe diventare un precedente chiave nella giurisprudenza del diritto federale.