La proposta negli Stati Uniti di fissare al 10% il tasso d’interesse delle carte di credito preoccupa il settore airline: in gioco non ci sono solo i consumatori, ma uno dei pilastri nascosti dei ricavi.
Dai programmi fedeltà ai ricavi finanziari, il modello economico delle compagnie aeree dipende sempre più dal credito: e una riforma potrebbe ridisegnarne gli equilibri.
Quando si pensa alle compagnie aeree, si immagina che il loro destino dipenda dal prezzo del carburante, dalla domanda di viaggi o dalle tensioni geopolitiche.
Ma una delle leve più importanti per i bilanci del settore si trova altrove: nel sistema delle carte di credito e dei programmi fedeltà.
Per questo l’avvertimento del principale lobbista delle compagnie aeree statunitensi sulla proposta di fissare al 10% il tasso d’interesse delle carte di credito non è una presa di posizione marginale. È il segnale di una potenziale frattura in un modello economico costruito negli ultimi due decenni.
Il legame invisibile tra carte di credito e compagnie aeree
Negli Stati Uniti, molte compagnie aeree guadagnano miliardi non solo dalla vendita dei biglietti, ma dalla partnership con le banche che emettono carte di credito co-branded.
Il meccanismo è semplice, ma estremamente redditizio. Le banche acquistano dalle compagnie grandi quantità di miglia premio da offrire ai titolari delle carte come incentivo alla spesa. Le compagnie aeree incassano immediatamente liquidità, mentre i clienti accumulano punti da spendere in viaggi.
In alcuni casi, i ricavi da loyalty programs superano la redditività dell’attività di trasporto passeggeri. È un paradosso che racconta quanto il settore si sia finanziarizzato.
Perché un tetto ai tassi cambia l’equilibrio
La proposta di limitare al 10% i tassi d’interesse delle carte di credito nasce con un obiettivo politico chiaro: ridurre il costo del credito per i consumatori e limitare pratiche considerate eccessivamente onerose.
Ma un tetto ai tassi comprimerebbe i margini delle banche emittenti, riducendo la loro disponibilità a pagare premi elevati alle compagnie aeree per acquistare miglia.
Se questo flusso di ricavi si riducesse, molte compagnie aeree vedrebbero indebolirsi una delle fonti di profitto più stabili e prevedibili, proprio mentre il trasporto aereo resta un business ciclico e ad alta intensità di capitale.
La finanziarizzazione del trasporto aereo
Negli ultimi anni, le compagnie aeree hanno progressivamente trasformato i programmi fedeltà in vere e proprie piattaforme finanziarie.
Durante la pandemia, alcune compagnie hanno utilizzato i programmi loyalty come collaterale per ottenere finanziamenti miliardari, dimostrando quanto questi asset siano diventati centrali nel modello di business.
Il tetto ai tassi d’interesse potrebbe, quindi, avere effetti indiretti su valutazioni, capacità di finanziamento e strategie di investimento del settore.
Un tema che va oltre l’aviazione
La discussione negli Stati Uniti riflette una tensione più ampia tra regolazione dei mercati finanziari e modelli di business costruiti sull’economia del credito.
Negli ultimi decenni, molte industrie — dal retail ai viaggi — hanno integrato componenti finanziarie nei loro ricavi. Intervenire sui tassi significa intervenire su interi ecosistemi economici, non solo su singoli prodotti.
Il caso delle compagnie aeree è emblematico perché mostra quanto il confine tra economia reale e finanza sia diventato sottile.
Il dilemma politico: tutela dei consumatori o stabilità dei modelli economici
Per i decisori pubblici, la questione è complessa. Ridurre il costo del credito può sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, ma può anche avere effetti collaterali su settori che dipendono indirettamente da quei margini.
Le compagnie aeree sostengono che una regolazione troppo rigida potrebbe ridurre investimenti, innovazione e capacità operativa. I sostenitori della riforma, invece, ritengono che il sistema attuale favorisca eccessivamente gli intermediari finanziari.
Quando la redditività non dipende più dal volo
Negli Stati Uniti, come in Europa, il tema dei tassi e della regolazione finanziaria sta tornando al centro del dibattito pubblico, in un contesto segnato da inflazione, debito delle famiglie e crescente sensibilità verso la protezione dei consumatori.
Il vero paradosso è che molte compagnie aeree oggi dipendono più dalla vendita di miglia alle banche che dal trasporto dei passeggeri.
Questo modello ha garantito stabilità finanziaria in anni di volatilità, ma espone il settore a rischi regolatori che fino a pochi anni fa sembravano lontani dal mondo dell’aviazione.
Un possibile cambio di paradigma
Se la proposta dovesse concretizzarsi, il settore potrebbe essere costretto a ripensare la propria struttura dei ricavi, tornando a puntare maggiormente sull’efficienza operativa e sulla redditività del core business.
Non sarebbe necessariamente un esito negativo, ma segnerebbe la fine di un’era in cui la finanza ha sostenuto in modo determinante l’economia del trasporto aereo.
La vera domanda: quanto è sostenibile un modello basato sul credito?
La vicenda solleva un interrogativo più ampio. Quanto è sostenibile un modello economico in cui settori industriali dipendono in modo crescente dai margini del credito al consumo?
La risposta non riguarda solo le compagnie aeree. Riguarda l’evoluzione dell’economia contemporanea, sempre più interconnessa tra finanza e produzione.
Se approvata, la misura sul tetto ai tassi potrebbe sembrare un intervento tecnico. In realtà, potrebbe ridisegnare gli equilibri economici di un’intera industria.
Per le compagnie aeree sarebbe un ritorno a una verità spesso dimenticata: nel lungo periodo, la sostenibilità del business dipende meno dalle leve finanziarie e più dalla capacità di generare valore reale.
Ed è proprio qui che si gioca la partita del futuro del settore.
