Il 15 dicembre 2025, nella cornice istituzionale di Palazzo Valentini a Roma, si è svolto il convegno “Sistemi e Tecnologie per la Trasformazione Digitale”, promosso da Stati Generali dell’Innovazione (SGI). Un appuntamento che ha riunito oltre un centinaio di partecipanti, in presenza e online, offrendo una lettura ampia e multidisciplinare delle tecnologie emergenti e del loro impatto sul sistema economico, istituzionale e sociale del Paese.
Intelligenza artificiale, quantum computing, space economy, digital twin e smart lands sono stati al centro del dibattito, ma il filo rosso che ha attraversato l’intera giornata è stato più profondo: la difficoltà strutturale di governare l’innovazione in contesti ad alta complessità, dove tecnologia, norme, cultura e geopolitica si intrecciano in modo non lineare.
Oltre la semplificazione: abitare la complessità
Ad aprire i lavori è stato il contributo di Piero Dominici, che ha invitato a “abitare l’emergente” anziché tentare di ridurlo. Nel suo intervento ha distinto con chiarezza tra sistemi complicati e sistemi complessi, sottolineando come le proprietà emergenti di questi ultimi non siano immediatamente osservabili né completamente prevedibili.
In questo quadro, le tecnologie digitali – e l’intelligenza artificiale in particolare – vengono spesso utilizzate come strumenti di semplificazione operativa, più che come leve per affrontare le vere sfide sistemiche. Un approccio che rischia di generare una falsa sensazione di controllo, senza incidere sulle cause profonde delle trasformazioni in atto.
Che cos’è davvero l’intelligenza?
Il tema dell’AI è stato ripreso da Fabrizio Giacomelli, che ha offerto una riflessione critica sul concetto stesso di intelligenza. Ripercorrendo il dibattito filosofico tra Searle e Dreyfus, Giacomelli ha messo in luce i limiti semantici e concettuali dell’intelligenza artificiale contemporanea, ancora distante da una vera intelligenza generale.
Pur riconoscendo i progressi notevoli raggiunti dai sistemi AI in ambiti specifici – dalla matematica alla comprensione del linguaggio – Giacomelli ha evidenziato come questi strumenti restino privi di una comprensione autentica della realtà. Il linguaggio delle macchine, per quanto sofisticato, rimane “devitalizzato”, privo di radicamento esperienziale.
Educazione, cultura e responsabilità
Il rapporto tra AI ed educazione è stato al centro dell’intervento di Carmine Marinucci, che ha presentato un lavoro articolato sull’adozione consapevole dell’intelligenza artificiale nella scuola e nei luoghi della cultura.
L’accento è stato posto sulla necessità di una strategia educativa che non si limiti all’alfabetizzazione tecnologica, ma che integri visioni etiche, dimensioni identitarie e cittadinanza digitale. In questa prospettiva si inserisce anche l’idea di una Academy dedicata alla formazione dei docenti e alla costruzione di una riflessione collettiva sugli impatti sociali dell’AI.
Regole, standard e incertezze normative
Uno dei nodi più delicati della trasformazione digitale riguarda la governance. Domenico Natale ha affrontato il tema dell’AI Act europeo, chiarendo come la normativa sia ancora in una fase di transizione, soprattutto per quanto riguarda gli standard armonizzati.
La mancanza di riferimenti tecnici pienamente operativi genera incertezza per imprese, scuole e pubbliche amministrazioni. Da qui l’urgenza di accompagnare l’adozione dell’AI con strumenti di supporto, monitoraggio e condivisione delle conoscenze, evitando che la regolazione resti un esercizio puramente formale.
Dal quantum allo spazio: infrastrutture critiche del futuro
Lo sguardo si è poi allargato alle tecnologie di frontiera. Catalina Oana Curceanu ha illustrato le potenzialità del quantum computing, spiegando come fenomeni come la sovrapposizione degli stati e l’effetto tunnel possano rivoluzionare la capacità di calcolo.
A completare il quadro è stato l’intervento di Fulvio Ananasso, che ha posto l’attenzione sulle infrastrutture spaziali e sottomarine come asset strategici globali. Dalle costellazioni satellitari ai cavi sottomarini, emerge un ecosistema fragile e cruciale, esposto a rischi crescenti in termini di sicurezza, sostenibilità e geopolitica.
Standard, competenze e nuove professioni
La giornata ha evidenziato anche il ruolo chiave della normazione tecnica e della definizione dei profili professionali. Valentina Grazia Sapuppo ha illustrato l’impegno di SGI nei tavoli UNINFO, mentre Sergio Farruggia e Dunia Pepe hanno mostrato come l’informazione geografica e i digital twin stiano ridisegnando competenze e percorsi formativi.
In chiusura, Leonardo Ambrosini ha riportato il focus sull’ecosistema startup, sottolineando il ruolo dell’innovazione imprenditoriale come motore di trasformazione economica e competitività globale.
Una trasformazione che chiede visione
Il convegno ha restituito un messaggio chiaro: la trasformazione digitale non è solo una questione tecnologica, ma un processo culturale, organizzativo e politico. Senza una visione sistemica, il rischio è quello di adottare strumenti avanzati all’interno di modelli decisionali e istituzionali inadeguati.
In questo senso, il lavoro di Stati Generali dell’Innovazione si configura come un presidio cruciale di competenze interdisciplinari, capace di tenere insieme tecnologia, etica, normazione e sviluppo sostenibile. Una sfida che richiede partecipazione, consapevolezza e, soprattutto, la capacità di governare la complessità senza ridurla a slogan.