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	<title>Zuchongzhi 3.0 Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Zuchongzhi 3.0 Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Zuchongzhi 3.0 e la corsa quantistica globale: la Cina sfida gli Stati Uniti nella supremazia tecnologica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Moi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Quantum Computing]]></category>
		<category><![CDATA[Zuchongzhi 3.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Moi-cina.jpg" type="image/jpeg" />Zuchongzhi 3.0 segna un’accelerazione senza precedenti per la Cina nella sfida tecnologica globale. Un’analisi tra scienza, strategia e geopolitica, dove il quantum computing diventa il nuovo campo di battaglia per la supremazia mondiale. Zuchongzhi 3.0: il cuore tecnologico dell’innovazione cinese Nel mondo in rapido mutamento della scienza e della tecnologia, dove un anno può valere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/zuchongzhi-3-0-e-la-corsa-quantistica-globale-la-cina-sfida-gli-stati-uniti-nella-supremazia-tecnologica/">Zuchongzhi 3.0 e la corsa quantistica globale: la Cina sfida gli Stati Uniti nella supremazia tecnologica</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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<p><strong>Zuchongzhi 3.0</strong> segna un’accelerazione senza precedenti per la <strong>Cina</strong> nella sfida tecnologica globale. Un’analisi tra scienza, strategia e geopolitica, dove il <strong>quantum computing</strong> diventa il nuovo campo di battaglia per la supremazia mondiale.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Zuchongzhi 3.0: il cuore tecnologico dell’innovazione cinese</h2>



<p>Nel mondo in rapido mutamento della scienza e della tecnologia, dove un anno può valere un secolo e un chip può cambiare il destino di una nazione, il nome <strong>Zuchongzhi 3.0</strong> ha iniziato a circolare con crescente insistenza. E non è un caso.</p>



<p>Annunciato con enfasi dai ricercatori dell’Università di Scienza e Tecnologia della Cina (USTC), questo processore da 105 qubit superconduttivi ha eseguito un test di benchmark — il noto <em>Random Circuit Sampling</em> — con una velocità che, a detta degli stessi autori, supera di un <strong>quadrilione di volte</strong> quella dei più potenti supercomputer del mondo.</p>



<p>Ma cosa significa tutto questo? Significa che un compito computazionale, che <strong>Frontier</strong> — secondo supercomputer mondiale — impiegherebbe <strong>5,9 miliardi di anni</strong> a concludere, Zuchongzhi lo ha completato in pochi secondi. Significa anche che ha superato di <strong>un milione di volte</strong> il tempo di esecuzione del chip Sycamore di Google. Sì, un milione di volte.</p>



<p>Il paragone con il <strong>Willow QPU</strong>, l’ultima creazione di Google, è d’obbligo: il chip cinese lo tallona da vicino, con prestazioni leggermente inferiori in termini di fedeltà (99,90% contro 99,97% sulle porte a qubit singolo), ma con una velocità che — se confermata su larga scala — potrebbe ridefinire l’intero panorama della computazione quantistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dietro l’eccellenza: materiali, ingegneria e innovazione di processo</h2>



<p>Ogni rivoluzione ha i suoi strumenti, le sue alchimie nascoste. Zuchongzhi 3.0 non fa eccezione.</p>



<p>La sua architettura si fonda su <strong>materiali</strong> <strong>preziosi e selezionati con cura</strong>: tantalio e alluminio, legati tra loro grazie a un sofisticato processo <strong>flip-chip con bump in indio</strong>, che riduce le impurità e migliora la stabilità delle connessioni. Una scelta non banale — e nemmeno economica — ma necessaria per mantenere la coerenza quantistica in ambienti ultra-raffreddati.</p>



<p>La fedeltà operativa del chip — 99,90% per operazioni su singolo qubit, 99,62% per le operazioni su coppie — è un indicatore tecnico, certo, ma anche simbolico: dimostra che la Cina non si limita più a rincorrere; oggi, può innovare con piena consapevolezza dei propri mezzi.</p>



<p>Dietro questo traguardo, però, non c&#8217;è solo tecnologia: c’è una filiera scientifica ben orchestrata, fatta di accademia, laboratori pubblici e spin-off di Stato. Il nome di Pan Jianwei, fisico quantistico di fama internazionale, ricorre spesso: è lui la figura chiave dietro l’impulso che ha trasformato Hefei nella &#8220;Silicon Valley&#8221; quantistica d&#8217;Oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">USA vs Cina: la nuova Guerra Fredda della computazione</h2>



<p>Chi guiderà il futuro? Chi detterà gli standard della sicurezza, della crittografia, delle comunicazioni digitali del domani?</p>



<p>La corsa al quantum computing è diventata un affare di Stato, e più ancora, una questione di <strong>supremazia globale</strong>. Gli Stati Uniti, con i loro colossi privati — Google, IBM, D-Wave — sembrano mantenere il vantaggio teorico. Ma la Cina, con la forza della pianificazione statale e della coesione istituzionale, ha lanciato una sfida che pochi anni fa sembrava impensabile.</p>



<p>Secondo il <strong>rapporto MERICS (2024)</strong>, la Cina ha già stanziato oltre <strong>15 miliardi di dollari</strong> per lo sviluppo quantistico — quattro volte gli investimenti pubblici statunitensi — e pubblica ormai più articoli scientifici a tema rispetto a qualsiasi altro paese. Il settore è dominato dall’approccio “<em>whole-of-nation</em>”, dove ogni attore — università, aziende, esercito — ha un posto preciso in un disegno di lungo periodo.</p>



<p>Il quantum non è più solo calcolo: è sicurezza nazionale, è difesa, è influenza globale. Lo dimostra un episodio del 2024: scienziati cinesi, usando un computer quantistico canadese, hanno dimostrato di poter decifrare segmenti del sistema di crittografia AES, quello utilizzato dalle forze armate. Un test, forse; ma anche un segnale. Un campanello d’allarme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Cina al centro: strategia, industria e indipendenza tecnologica</h2>



<p>Che cosa rende la Cina così efficace, così veloce, così determinata in questa corsa? La risposta è duplice: <strong>centralizzazione e indipendenza</strong>.</p>



<p>Sul fronte industriale, aziende come <strong>QuantumCTek</strong> e <strong>Origin Quantum</strong> — entrambe con sede a Hefei — agiscono come <strong>prolungamenti del sistema statale</strong>. Producono, sperimentano, integrano. QuantumCTek, in particolare, ha costruito insieme allo Stato una rete nazionale di comunicazione quantistica lunga 12.000 km — la più estesa al mondo — e partecipa allo sviluppo dei satelliti quantistici Micius e Jinan-1, destinati a integrare una rete terra-spazio senza precedenti.</p>



<p>Ma l’indipendenza si gioca anche sui dettagli — e qui il report MERICS (2024) è illuminante: nel 2024, la Cina ha iniziato a produrre in proprio i refrigeratori a diluizione EZ-Q, componenti critici per raffreddare i computer quantistici a 0,1 Kelvin. Non si tratta solo di ingegneria: è sovranità tecnologica.</p>



<p>L’obiettivo è chiaro: de-occidentalizzare le filiere, rendere la Cina autosufficiente nel quantum, come lo è già nei satelliti o nelle telecomunicazioni 5G. Un obiettivo che ha implicazioni globali, ben oltre la scienza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Governi, alleanze e standard: verso una governance globale del quantum</h2>



<p>E l’Europa? E il resto del mondo? Davanti a questa accelerazione cinese, la comunità internazionale inizia a porsi domande — non solo tecniche, ma etiche, politiche, regolatorie.</p>



<p>Il problema non è solo chi arriva primo — ma chi decide cosa è giusto fare con queste tecnologie. La Cina, attraverso il proprio comitato di standardizzazione istituito nel 2023, ha iniziato a proporre regole e <strong>protocolli internazionali</strong>, spesso senza confronto con i partner occidentali. E se ciò dovesse consolidarsi, il rischio è evidente: una dominazione normativa, più che tecnologica.</p>



<p>Organismi come l’<strong>IEEE</strong> stanno correndo ai ripari, cercando di coinvolgere i vari blocchi geopolitici nella definizione di uno standard condiviso. Ma la strada è in salita, anche per via delle barriere crescenti alla collaborazione scientifica, imposte da entrambe le parti. Anche in Europa — pur eccellente nella ricerca di base — mancano infrastrutture, fondi privati, visione industriale. Il progetto <strong>EuroQCI </strong>è ancora troppo acerbo per rappresentare una vera risposta strategica.</p>



<p>Dunque: come si governa il futuro? Come si condividono tecnologie che possono essere usate per proteggere o dominare, connettere o sorvegliare, liberare o vincolare?</p>



<p>Non sarà una questione solo di scienza. Sarà, sempre più, una questione di governo del mondo.</p>
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