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	<title>web Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>web Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>L’impatto dei riassunti AI di Google: il traffico verso i siti web crolla fino al 50%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 06:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/AI-Overview.png" type="image/jpeg" />Una nuova ricerca del Pew Research Center rivela le conseguenze economiche e sistemiche dell’adozione dell’intelligenza artificiale generativa nei motori di ricerca. Il modello open web rischia una trasformazione irreversibile. Secondo un recente studio del Pew Research Center, i riassunti generati dall’intelligenza artificiale nelle ricerche Google (AI Overviews) stanno incidendo pesantemente sul comportamento degli utenti e, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/limpatto-dei-riassunti-ai-di-google-il-traffico-verso-i-siti-web-crolla-fino-al-50/">L’impatto dei riassunti AI di Google: il traffico verso i siti web crolla fino al 50%</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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<p>Una nuova ricerca del Pew Research Center rivela le conseguenze economiche e sistemiche dell’adozione dell’intelligenza artificiale generativa nei motori di ricerca. Il modello open web rischia una trasformazione irreversibile.</p>
</blockquote>



<p>Secondo un recente studio del <strong>Pew Research Center</strong>, i <strong>riassunti generati dall’intelligenza artificiale nelle ricerche Google</strong> (AI Overviews) stanno incidendo pesantemente sul comportamento degli utenti e, di conseguenza, sul <strong>traffico di referral verso i siti web</strong>. Lo studio ha analizzato le abitudini di <strong>900 utenti adulti statunitensi</strong> nel marzo 2025, rilevando che <strong>solo l’8%</strong> delle volte gli utenti hanno cliccato su risultati tradizionali quando era presente un riepilogo AI, rispetto al <strong>15%</strong> in assenza dello stesso.</p>



<p>Ancora più rilevante, <strong>solo l’1%</strong> degli utenti ha cliccato su uno dei link citati nei riassunti AI stessi. Questo dato suggerisce che, pur riconoscendo le fonti, <strong>Google sta fungendo da punto di arrivo e non di partenza</strong> per l’esperienza informativa dell’utente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cresce il tasso di abbandono delle sessioni di ricerca</h2>



<p>La presenza di riepiloghi generati da AI è risultata correlata a una <strong>più alta probabilità che gli utenti abbandonino del tutto la sessione di ricerca</strong>, invece di esplorare ulteriori contenuti. Il tasso di interruzione è stato del <strong>26% con riepilogo AI</strong>, contro il <strong>16% nei casi di risultati tradizionali</strong>. In altre parole, l’utente tende a ritenere esaustiva la risposta AI e <strong>non prosegue verso le fonti</strong>, riducendo l&#8217;interazione con l’ecosistema informativo del web.</p>



<p>Questo scenario costituisce un <strong>cambio di paradigma</strong> per il modello economico dell’informazione digitale, basato storicamente sul principio del <em>click-through</em> e della visibilità come leva per la monetizzazione pubblicitaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le implicazioni economiche e legali per l’editoria digitale</h2>



<p>Secondo i dati di <strong>BrightEdge</strong>, pur a fronte di un aumento delle impressioni del 49% su Google, il <strong>tasso di clic (CTR) è calato del 30%</strong> su base annua. Il traffico organico, principale canale di acquisizione per centinaia di migliaia di testate giornalistiche, blog e piattaforme educative, <strong>sta subendo una contrazione misurabile e preoccupante</strong>.</p>



<p>Diversi editori hanno pubblicamente denunciato questo trend. La testata <em>The Register</em> ha titolato: <strong>&#8220;Google sta seppellendo il web vivo&#8221;</strong>, mentre altre fonti parlano apertamente di <strong>“espropriazione digitale”</strong>. Si tratta di contenuti creati, indicizzati, ma non più veicolati in modo diretto: l’AI di Google <strong>li riassume, li presenta, ma non incentiva a visitarli.</strong></p>



<p>Dal punto di vista giuridico, si aprono nuove questioni su <strong>copyright, licenze, fair use e trasparenza algoritmica</strong>, soprattutto in ottica di compliance con regolamenti come il <strong>Digital Services Act</strong> e il futuro <strong>AI Act europeo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Big Tech e il controllo del valore informativo</h2>



<p>La funzione AI Overviews è stata <strong>lanciata ufficialmente nel maggio 2024</strong>, ed è stata utilizzata, secondo Google, da <strong>oltre un miliardo di utenti</strong>. L’azienda sostiene che la funzionalità offre un vantaggio all’utente, permettendo di <strong>comprendere rapidamente</strong> l’essenza di un argomento. Tuttavia, ciò alimenta un modello in cui <strong>la visibilità dei contenuti non è più legata alla visita del sito originario</strong>, ma all’efficacia sintetica dell’output generato da Google.</p>



<p>Questa dinamica genera <strong>asimmetrie di potere</strong> tra i fornitori di contenuti e le piattaforme, con la seconda che diventa <strong>intermediario esclusivo del valore</strong>, disintermediando economicamente e editorialmente chi i contenuti li produce.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tentativi di ripensare l’economia del web</h2>



<p>Alcuni attori del settore stanno reagendo. Ad esempio, <strong>Cloudflare</strong> ha proposto l’introduzione di <strong>infrastrutture a pagamento per l’accesso dei crawler AI</strong>: una sorta di <em>toll road</em> digitale in cui le aziende AI devono <strong>compensare gli editori per l’uso dei loro contenuti</strong> a fini di addestramento e sintesi.</p>



<p>In parallelo, emergono discussioni su <strong>forme di remunerazione equa</strong>, <em>labeling obbligatorio</em> dei contenuti sintetici, e <strong>modelli alternativi di discovery</strong>, tra cui piattaforme decentralizzate o ecosistemi informativi verticali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica della conoscenza e modelli di governance</h2>



<p>A livello geopolitico, il tema si inserisce in un <strong>dibattito più ampio sul futuro del web aperto</strong>. Mentre l’Europa e parte dell’Asia stanno spingendo per modelli di regolazione che tutelino <strong>pluralismo, accesso e sostenibilità economica dell’informazione</strong>, le Big Tech statunitensi avanzano con soluzioni integrate e proprietarie che <strong>ridefiniscono l’architettura cognitiva del web</strong>.</p>



<p>Chi controlla l’interfaccia di accesso alla conoscenza – oggi sempre più rappresentata dall’AI – <strong>controlla anche i flussi di valore e di attenzione</strong>. Il rischio sistemico è una <strong>progressiva marginalizzazione degli attori editoriali indipendenti</strong>, in un contesto già fragile per la sostenibilità economica dei media.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ridefinire l&#8217;architettura dell&#8217;informazione digitale</h2>



<p>Lo studio del Pew Research Center offre dati concreti su un fenomeno che rischia di <strong>ristrutturare profondamente il modello economico e informativo di Internet</strong>. L’intelligenza artificiale generativa, se non accompagnata da nuove regole di equità e redistribuzione del valore, potrebbe tradursi in un <strong>“default cognitivo” del web aperto</strong>.</p>



<p>Per editori, policymaker, investitori e sviluppatori, la sfida è urgente: <strong>ridefinire l’architettura dell’informazione digitale</strong>, salvaguardando l’equilibrio tra innovazione tecnologica, diritto d’autore, pluralismo e sostenibilità economica.</p>
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		<title>I Grandi Inganni del Web Marketing</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Boaron]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 13:13:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/Marketing.png" type="image/jpeg" />Perché il Tuo Sito Web Costoso Non Sta Funzionando La trappola dell&#8217;apparenza nel mondo digitale Immaginate di comprare una Ferrari fiammante, bellissima da vedere, ma con un motore di una utilitaria. Suona assurdo? Eppure è esattamente quello che sta accadendo nel mondo dei siti web aziendali. Ogni giorno, centinaia di aziende investono migliaia di euro [&#8230;]</p>
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<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Perché il Tuo Sito Web Costoso Non Sta Funzionando</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">La trappola dell&#8217;apparenza nel mondo digitale</h2>



<p>Immaginate di comprare una Ferrari fiammante, bellissima da vedere, ma con un motore di una utilitaria. Suona assurdo? Eppure è esattamente quello che sta accadendo nel mondo dei siti web aziendali. Ogni giorno, centinaia di aziende investono migliaia di euro in siti web che sono splendidi da vedere ma terribilmente inefficaci nel generare business.<br>Il meccanismo è sempre lo stesso: un&#8217;agenzia web presenta un portfolio di siti dall&#8217;aspetto accattivante, ricchi di effetti speciali, animazioni sofisticate e design all&#8217;ultima moda. Il cliente, tipicamente un imprenditore o un manager, rimane affascinato da questa dimostrazione di &#8220;innovazione&#8221; e &#8220;modernità&#8221;.<br>Come resistere alla tentazione di avere qualcosa di simile per la propria azienda? Dopotutto, se i concorrenti hanno siti web pieni di effetti speciali, perché noi dovremmo accontentarci di qualcosa di più semplice?</p>



<h2 class="wp-block-heading">La realtà nascosta dietro gli effetti speciali</h2>



<p>Quello che nessuno dice durante queste presentazioni è che tutti questi elementi decorativi hanno un costo nascosto enorme in termini di performance. Prendiamo un esempio concreto: un sito di un&#8217;azienda manifatturiera che ha recentemente investito 15.000 euro in un nuovo sito web &#8220;premium&#8221;.<br>Il sito presenta una spettacolare animazione in apertura, con prodotti che volteggiano sullo schermo in 3D. Impressionante? Certamente. Ma guardiamo i numeri reali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il tempo di caricamento della homepage è di 12 secondi su una connessione 4G</li>



<li>Il 60% dei visitatori abbandona il sito prima che si carichi completamente</li>



<li>Il sito consuma il doppio della batteria sui dispositivi mobili rispetto a un sito ottimizzato</li>



<li>Google penalizza il sito nei risultati di ricerca a causa della sua lentezza</li>
</ul>



<p>In pratica, è come avere un locale bellissimo, ma al quinto piano e senza ascensore: così la maggior parte dei clienti rinuncia ad andarci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ossessione per il SEO. Il grande equivoco</h2>



<p>Ma la storia non finisce qui. Dopo aver investito in un sito web lento e inefficiente, le aziende vengono bombardate da proposte di &#8220;ottimizzazione SEO&#8221;. È qui che il cerchio dell&#8217;inganno si chiude.<br>Vi è mai capitato di ricevere email che promettono &#8220;la prima pagina su Google garantita&#8221;? <br>Queste proposte sono all&#8217;ordine del giorno, e nascondono una verità scomoda: il SEO è diventato l&#8217;equivalente digitale della polvere di stelle, venduta come soluzione miracolosa a tutti i problemi di visibilità online.<br>Facciamo un esempio pratico: un&#8217;azienda che produce componenti industriali investe 1.000 euro al mese in servizi SEO. <br>Dopo sei mesi, l&#8217;agenzia presenta trionfalmente i risultati: &#8220;Siete primi su Google per la chiave: produttore componenti industriali metallici custom provincia di Varese zona nord&#8221;. Impressionante, vero? Peccato che questa frase non sia mai stata cercata da nessuno nella storia di Internet.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Performance: il vero motore del successo online</h2>



<p>Quello che le agenzie web non vogliono che sappiate è che la velocità e l&#8217;efficienza del vostro sito (la sua &#8220;Performance&#8221;) sono infinitamente più importanti di qualsiasi effetto speciale o ottimizzazione SEO. Google stesso lo dice chiaramente attraverso il suo strumento PageSpeed Insights (https://pagespeed.web.dev/), che valuta i siti web su quattro parametri fondamentali: Performance, Accessibilità, Best Practices e SEO.<br>Inserite gli URL dei siti che conoscete in questa pagina e in una decina di secondi Google vi darà la valutazione dei quattro parametri. E se il sito non è professionale anche una lista di errori e imperfezioni. Preparatevi a rimanere sbalorditi, ma in senso negativo: per avere la sufficienza bisogna avere almeno 90/100 sulle quattro valutazioni, cioè quattro cerchi verdi. Invece i cerchi gialli significano molti errori e i rossi evidenziano un lavoro da dilettante.<br>La Performance è il fattore più critico. Un punteggio di 100/100 in Performance offre ai visitatori un&#8217;esperienza immediata e fluida, aumentando di molto le probabilità di conversione. Però provate a trovare un sito con questa valutazione, se ci riuscite!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché le agenzie preferiscono non parlare di performance</h2>



<p>La ragione è semplice: ottimizzare veramente la performance di un sito richiede competenze tecniche profonde e un approccio complesso nello sviluppo web. È molto più facile e redditizio vendere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Template WordPress preconfezionati con qualche personalizzazione</li>



<li>Effetti speciali che colpiscono l&#8217;occhio ma rallentano il sito</li>



<li>Servizi SEO con report impressionanti, ma poco significativi, fatti da personale poco costoso e con competenze tecniche limitate</li>
</ul>



<p>È come se un concessionario auto preferisse vendervi una macchina con una bellissima carrozzeria ma un motore scadente, perché è più facile far colpo sul cliente con la vernice metallizzata che con l&#8217;efficienza del motore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La via d&#8217;uscita: come fare le scelte giuste</h2>



<p>Come può un&#8217;azienda proteggersi da questo sistema e investire saggiamente nel proprio futuro digitale? Ecco alcuni consigli pratici:<br><strong>Partite dai Numeri Veri</strong> Verificate sempre i punteggi PageSpeed Insights (https://pagespeed.web.dev/) dei siti nel portfolio dell&#8217;agenzia. Un buon sito deve avere almeno una Performance = 90/100, meglio se 100/100.<br><strong>Diffidate delle Promesse SEO Miracolose</strong> Se qualcuno vi garantisce la prima pagina su Google, chiedete per quali parole chiave specifiche e quanto traffico reale generano quelle parole.<br><strong>Valutate l&#8217;Esperienza Utente Reale</strong> Un sito efficace non è quello che fa dire &#8220;wow&#8221; al primo impatto, ma quello che permette ai visitatori di trovare rapidamente ciò che cercano e compiere le azioni desiderate (acquisti, richieste di preventivo, contatti).<br><strong>Investite in Performance</strong> Preferite le agenzie che parlano di velocità, efficienza e conversioni rispetto a quelle che si concentrano solo sull&#8217;estetica e il posizionamento SEO.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sostanza sopra l&#8217;apparenza</h2>



<p>Il web marketing efficace non è una questione di magia o di effetti speciali, ma di solide basi tecniche e attenzione alle reali esigenze degli utenti. <br>Come nella vita reale, anche nel mondo digitale la sostanza vince sempre sull&#8217;apparenza. <br>Non lasciatevi abbagliare da promesse miracolose e effetti speciali: ai visitatori interessano i contenuti, non gli effetti speciali.<br>Concentrate i vostri investimenti su ciò che veramente conta per il vostro business online: la performance, l&#8217;usabilità e la capacità di convertire i visitatori in clienti. <br>Il vostro sito web non deve essere una Ferrari di cartone, ma un veicolo efficiente che porta realmente i clienti alla vostra azienda.<br>E ricordate: nella maggior parte dei casi, meno è più. Un sito semplice ma veloce batterà sempre un sito complesso e lento nella cosa che conta davvero: generare business per la vostra azienda.</p>
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		<title>Sicurezza informatica: 5 consigli su come proteggersi sul web</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Santoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2024 18:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersicurezza e difesa]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/01/Untitled-3.png" type="image/jpeg" />Non si lesina mai abbastanza sulla sicurezza informatica: ecco una serie di buone pratiche ed accorgimenti per tenere i nostri dati sul web al sicuro Il 2024 si è chiuso con un tripudio (se così si può definire) di attacchi informatici, solo nel nostro Paese. Pensiamo ai criminali hacker filorussi che hanno sferrato un attacco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/01/Untitled-3.png" type="image/jpeg" />
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<p><em>Non si lesina mai abbastanza sulla sicurezza informatica: ecco una serie di buone pratiche ed accorgimenti per tenere i nostri dati sul web al sicuro</em></p>
</blockquote>



<p>Il 2024 si è chiuso con un tripudio (se così si può definire) di attacchi informatici, solo nel nostro Paese. Pensiamo ai criminali hacker filorussi che hanno sferrato un attacco Ddos (che rallenta il normale traffico mandando in tilt un sito, diventando così irraggiungibile) ai portali degli aeroporti di Malpensa, Linate, di Federtrasporto, Gruppo Trasporti Torino, Siena Mobilità ed anche al sito del ministero degli Esteri.</p>



<p>In seguito altri hacker hanno preso di mira uno dei provider per l’identità digitale Spid, ovvero Infocert, sottraendo diversi dati degli utenti e pubblicandoli online. Risultato: ben 5,5 milioni di informazioni sensibili, tra indirizzi mail e numeri di telefono, in vendita sul dark web. E ancora, sono iniziati a dicembre degli attacchi mirati alle estensioni di Chrome.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza informatica sul web, attenzione a ciò che si clicca</h2>



<p>Nessun posto è al sicuro nel web. O perlomeno, non lo è se non vengono prese delle precauzioni. Al di là dei casi che abbiamo visto sommariamente, come può proteggersi nel suo piccolo un utente? Il sito TechRadar ha proposto una serie di accortezze di buon senso che potrebbero sembrare banali, ma proprio in quanto tali tendiamo a sottovalutare un po’ troppo.</p>



<p>Anzitutto, bisogna riflettere su ciò che ci appare sullo schermo e prima di eventualmente cliccare. Abbiamo citato il caso di Infocert: tramite l’attacco informatico, i criminali possono sfruttare il nome del provider per inviare mail truffaldine, estremamente verosimili e che spingono il malcapitato utente ad aprire link o inserire dati ancora più sensibili, come quelli bancari. Insomma, parliamo di truffe phishing. Che sono le più infide, perché ingannano facendo leva sui timori come una richiesta da parte della banca o un pacco che attendi ma è bloccato alla dogana.</p>



<p>Tutti falsi allarmi, ma che possono trovarci impreparati e, d’istinto, disposti ad inserire i dati che ci chiedono per sbloccare un problema che non esiste. E tramite i progressi dell’intelligenza artificiale il phishing sta utilizzando stratagemmi sempre più verosimili. Nel dubbio, sempre meglio approfondire con una ricerca in rete, magari copiando il testo del messaggio sospetto, o contattare i fornitori di servizi come banche o poste da cui pare provenga la comunicazione. Attenzione anche ai piccoli refusi negli url (su cui è meglio passare il puntatore senza cliccare, per rivelare in basso a sinistra l’eventuale vero link truffaldino) da cui arrivano i messaggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nessuno è al sicuro sul web: l’importanza dell’usa e getta</h2>



<p>Ancora, bisogna partire dal presupposto di cui abbiamo accennato, ovvero non bisogna credere di essere intoccabili sul web. A chi tocca tocca: non si fanno distinzioni né si può pensare che non ci succederà nulla perché visitiamo siti fidati. “<em>Chiunque abbia una presenza online può cadere nella rete</em>” dei truffatori, sentenzia TechRadar. E in effetti è così. Perciò un buon metodo è utilizzare l’autentificazione a due fattori per sfruttare servizi o usare i social. Ovvero la richiesta di un ulteriore codice, usa e getta, dopo aver inserito nome utente e password. E a proposito, una buona norma è effettuare pagamenti con carte altrettanto usa e getta, in modo tale che potenziali hacker o <em>man in the middle</em> possano sfruttare a loro vantaggio i nostri dati bancari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ricordarsi sempre di aggiornare i dispositivi</h2>



<p>Fondamentale è inoltre ricordarsi di aggiornare i propri dispositivi. Nei pacchetti vengono inserite non solo migliorie riguardo l’interfaccia, ma anche delle misure critiche per la sicurezza alla luce delle ultime minacce sul web. Oltre ad offrire delle patch per rendere più robusti i nostri sistemi di fronte a potenziali attacchi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il (sottovalutato) backup</h2>



<p>Altro suggerimento utile, che la maggior parte di noi ignora perché qualcosa di noioso o che tendiamo a procrastinare all’infinito. Parliamo del backup dei dati. Sempre meglio tenerli al sicuro, soprattutto in caso dei terribili attacchi ransomware, che tengono in ostaggio tutto quello che è dentro il nostro dispositivo. Ma il backup è utile anche in caso di danneggiamento del medesimo, o di eliminazioni accidentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La crittografia VPN per proteggere la nostra navigazione</h2>



<p>Infine, una buona pratica è investire su una crittografia VPN, una rete privata virtuale che rende illeggibili i nostri dati di navigazione. L’indirizzo IP dell’utente viene camuffato, tenendo al sicuro informazioni sensibili come password, cronologia o dati bancari. Inoltre si resta anonimi mentre si naviga, e si tengono lontani gli accessi non autorizzati. E a proposito di intrusioni, un’ultima dritta: quando si è su una rete WiFi pubblica, ad esempio quando siamo fuori casa e in luoghi come uffici, stazioni o aeroporti, è sempre meglio non consultare la propria mail privata. Possono esserci infatti malintenzionati che si intrufolano in queste reti pubbliche, avendo accesso così alla nostra navigazione.</p>



<p></p>
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