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	<title>Vance Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Vance Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Dalla Sala Ovale, la politica in diretta di Trump</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/dalla-sala-ovale-la-politica-in-diretta-di-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guido Barlozzetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 09:41:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Vance]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Untitled-38.jpg" type="image/jpeg" />È un Trump al quadrato quello che abbiamo visto, supportato da un vicepresidente altrettanto determinato, perfettamente consapevoli l’uno e l’altro della dimensione immediatamente globale dello scontro. Melii: “Pure, la presente riunione è stata indetta per discutere della nostra salvezza, e la discussione si svolga, se vi piace, nel modo in cui ci invitate a discutere”. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/dalla-sala-ovale-la-politica-in-diretta-di-trump/">Dalla Sala Ovale, la politica in diretta di Trump</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Untitled-38.jpg" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">È un <strong>Trump</strong> al quadrato quello che abbiamo visto, supportato da un vicepresidente altrettanto determinato, perfettamente consapevoli l’uno e l’altro della dimensione immediatamente globale dello scontro.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Melii: “<em>Pure, la presente riunione è stata indetta per discutere della nostra salvezza, e la discussione si svolga, se vi piace, nel modo in cui ci invitate a discutere</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ateniesi: “<em>Noi dunque non vi offriremo una non persuasiva lungaggine di parole con l’aiuto di belle frasi, cioè che il nostro impero è giusto perché abbiamo abbattuto i Medi o che ora perseguiamo il nostro diritto perché siamo stati offesi; ma ugualmente pretendiamo che neppur voi crediate di persuaderci dicendoci che, per quanto coloni dei Lacedemoni, non vi siete uniti a loro per farci guerra o che nonci avete fatto alcun torto.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Pretendiamo invece che si mandi ad effetto ciò che è possibile a seconda della reale convinzione che ha ciascuno di noi, ché noi siamo certi, di fronte a voi, persone informate, che nelle considerazioni umane il diritto è riconosciuto in seguito a una uguale necessità per le due parti, mentre chi è più forte fa quello che può e chi è più debole cede</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Tucidide, <em>La guerra del Peloponneso</em>, Milano, Rizzoli, 1985, vol. II, libro V, §§ 88/89, p. 935)</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; opinione comune che viviamo in una società in cui si vede tutto. È finito il tempo delle iconostasi, quelle pareti che nelle chiese ortodosse separano lo spazio dei fedeli da quello a cui possono accedere solo i religiosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scena che abbiamo visto nella Sala Ovale della Casa Bianca tra il Presidente USA <strong>Trump</strong> e quello dell’Ucraina <strong>Zelensky</strong> coincide con sé stessa e non ha un retro invisibile. Se anche lo avesse avuto lo ha reso del tutto inutile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Doveva essere una conferenza-stampa che nel rituale della politica rappresenta il momento in cui i leader, che si sono prima incontrati in separata sede, si offrono alle domande dei giornalisti per dare il loro punto di vista e offrire una sintesi dell’incontro. E invece i piani, che secondo una secolare convenzione dovevano essere distinti, si sono toccati e il confronto è andato in diretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È caduta così ogni differenza fra quello che viene detto senza reticenze nel segreto delle stanze e quello che invece viene riferito alla stampa e comunque comunicato con tutte le cautele e il senso dell’opportunità. Non solo il talk-show ha prevalso ma ha fatto tutt’uno con il confronto politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trump</strong> e il suo altrettanto agguerrito vice <strong>J.D. Vance</strong> hanno inscenato un faccia a faccia con l’ospite dandosi sulla voce e rimpallandosi le battute esattamente come accade nel più chiassoso e litigioso di quel genere che in televisione pensavamo usurato &#8211; il <em>talkshow</em>, appunto – e che invece ha risucchiato la realtà stessa della politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuna circonlocuzione, nessuna prudenza, <strong>Trump</strong> è andato dritto secondo un costume che lo ha sempre portato a un discorso diretto, senza convenevoli, irridente con gli avversari, facile alla battuta a effetto e soprattutto a suo agio quando il contenzioso si inasprisce. Allo stesso modo in cui si conduce una trattativa economica, senza peli sulla lingua e mirando al sodo. E magari bleffando sul bordo indefinito tra finzione e realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sue parole esplicite ricordano quelle con cui gli <strong>Ateniesi </strong>si rivolsero agli ambasciatori dei <strong>Melii</strong>. Venuti a trattare, si trovarono di fronte alla parola del più forte che dice brutalmente come stanno le cose e non ha bisogno di veli e di privé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella Sala Ovale sono dunque svaniti gli <em>arcana imperii</em> e dovremmo riflettere su cosa stia diventando e come si stia manifestando un potere che non ha più bisogno del silenzio e dell’invisibilità che ne hanno per secoli fondato il fascino e l’autorità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il discorso della politica è diventato infatti quello del potere che deliberatamente si esibisce davanti alle telecamere e dunque si rivolge al pubblico più largo, a conferma che la politica e la più diretta delle comunicazioni sono ormai la stessa cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trump</strong> si è rivolto agli spettatori, agli Americani in primo luogo, con una durezza e un’assertività brutale che non possono che nascere dalla convinzione della propria forza e ha chiuso un cerchio senza remore tra potere, popolo e parola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo dobbiamo considerare la figura di un laboratorio del discorso della politica o di una politica diventata discorso? La storia si è sempre svolta all’ombra del diritto del più forte, non è una novità, quello che colpisce è la pubblica ostensione di un corpo del potere che si afferma come tale, esplicitamente, nel confronto con un altro, debole, ancorché orgoglioso e non disponibile ad assoggettarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Semmai è da chiedersi se e quanto questa strategia discorsiva della politica possa pagare, anche se ha dietro di sé la forza economica e militare di una potenza come gli Stati Uniti d’America. <strong>Niccolò Machiavelli</strong> consigliava al <strong>Principe</strong> di usare con sapienza e a seconda dei casi e del contesto “<em>la golpe</em>” e “<em>il lione</em>”: qui siamo davanti ad un uso estremizzato dell’aggressività leonina che si guarda bene dal denunciare una qualsivoglia duttilità. E allora viene anche da domandarsi quanto e quale spazio questo volto da pistolero-dominus possa avere quando si troverà davanti competitors ben più attrezzati del volenteroso Presidente dell’Ucraina, che si tratti dell’ex agente del KGB <strong>Putin</strong> o dell’imperturbabile <strong>Presidente della Repubblica Popolare Cinese</strong>. Difficile pensare che accettino di esibirsi davanti alle telecamere offrendosi alla sicumera proterva di Donald. Difficile che accettino il gioco nel quale si dimostra maestro, il confronto diretto in pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha usato una metafora significativa Trump, le carte, il gioco a cui si partecipa solo se appunto si hanno le carte per vincere, rinfacciando quindi al dirimpettaio di non averle e rimproverandolo per un altro gioco, con “<em>le vite di milioni di persone</em>” e con “<em>la terza guerra mondiale</em>”. &nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un <strong>Trump</strong> al quadrato quello che abbiamo visto, supportato da un vicepresidente altrettanto determinato, perfettamente consapevoli l’uno e l’altro della dimensione immediatamente globale dello scontro. Mai visto, tra l’altro un vicepresidente così presente in un incontro pubblico del Presidente con il rappresentante di un altro Paese, ciò che delinea un’articolazione dell’attuale gerarchia del potere, a cui per essere completa manca solo la terza gamba di Elon Musk.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il linguaggio che i due hanno usato non è un eccesso, è il punto di arrivo di un’idea della politica che rifiuta le mediazioni e dunque quello che Socrate chiamava il <em>dialeghesthai</em>, il dare-e-ricevere-ragione contro la retorica dei sofisti che alla verità preferiva la persuasione e l’effetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo prenderne atto, la politica sta diventando la sua immediatezza e per questo non ha più bisogno della discussione, della trattativa, del confronto che produce un accordo rispettoso delle parti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo, e non per caso, l’incontro con il segretario del PD Bersani che i Cinque Stelle vollero in diretta televisiva. Era già il segno di una novità, in quel caso sostenuta da un’idea ingenuamente o se si vuole demagogicamente diretta della democrazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trump</strong> è già oltre, non ha una casta al potere con cui polemizzare, ha vinto le elezioni e questo gli basta per delegittimare i presidenti che sono venuti prima di lui e riabilitare gli eroi di <strong>Capitol Hill</strong>. Le istituzioni e lui sono la stessa cosa, semmai il riferimento è sempre alla <em>country</em> e all’America. Dunque, o si è d’accordo o si è contro, perché lui è l’America. È la chiave del suo populismo iper-mediatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Zelensky</strong> per molti commentatori è stato una vittima, in balìa del bullo <strong>Donald</strong> e cacciato via dalla Casa Bianca senza tanti complimenti. È questa è l’impressione. E però, riguardando, ci si accorge che il presidente ucraino ribatte ai rilievi e alle accuse, rivendica la condizione del suo paese in guerra, dà perfino sulla voce a Trump che a un certo punto lo zittisce per continuare nel suo discorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un certo modo, al di là della sproporzione delle parti, una forma di resistenza alla doppia contestazione che lo investiva da parte di <strong>J.D.</strong> e <strong>Donald</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che non sia riflesso condizionato di un europeo e di una tradizione politica di fronte alla natura-show degli Americani? Una sorta di resistenza ancorché da una figura ambigua, come può esserlo un attore che è arrivato al vertice del suo Paese e che ha interpretato una serie tv in cui questo accadeva?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo per lui si è trovato di fronte a un impareggiabile protagonista, capace di monopolizzare come pochi il palcoscenico. E forse ha dovuto pagare anche questo limite. Una parola che il suo Antagonista non conosce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il match si è svolto nella Sala Ovale, davanti a un caminetto che è stato lo sfondo delle storiche <em>fireside chats</em>, le conversazioni informali con cui il presidente Roosevelt si rivolgeva agli americani negli anni del New Deal.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ebbene, davanti a quel caminetto è stato sancito il feroce tempo pieno del potere e della sua forza “pornografica”.</p>
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		<title>Il mondo sottosopra e la dottrina Vance </title>
		<link>https://italianelfuturo.com/il-mondo-sottosopra-e-la-dottrina-vance/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Satta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 00:27:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Vance]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/Untitled-118.jpg" type="image/jpeg" />Le parole pronunciate dal nuovo Vicepresidente americano Vance a Monaco di Baviera, a meta&#8217; febbraio, urtano noi europei, ma non possiamo limitarci a rigettarle d’impulso, sia perché vengono dalla superpotenza occidentale, sia perché l’Europa presta il fianco alle critiche. Possiamo osservare che sono parole contraddittorie, laddove l’appello a rispettare la volontà popolare viene dalla parte [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Le parole pronunciate dal nuovo Vicepresidente americano <strong>Vance</strong> a <strong>Monaco di Baviera</strong>, a meta&#8217; febbraio, urtano noi europei, ma non possiamo limitarci a rigettarle d’impulso, sia perché vengono dalla superpotenza occidentale, sia perché l’Europa presta il fianco alle critiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo osservare che sono parole contraddittorie, laddove l’appello a rispettare la volontà popolare viene dalla parte che reagì alla vittoria elettorale di <strong>Biden </strong>strizzando l’occhio agli assaltatori di <strong>Capitol Hill,</strong> o quando Vance combatte l’ideologia auto-distruttiva dell’Occidente che va sotto il nome di <em><strong>cancel culture</strong> </em>rovesciando le parti e dunque scimmiottandola, invece di metterne in luce l’incomprensione della storia, il manicheismo e la supponenza. Tuttavia, non possiamo fermarci neanche a rilievi di questo tipo.&nbsp;&nbsp;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La dottrina che ha (ri)portato al potere <strong>Trump</strong> possiede un certo grado di <em>appeal </em>nei confronti delle opinioni pubbliche europee, e infatti a loro si rivolge apertamente, incurante di commettere ingerenze negli affari interni dei Paesi alleati. <br>L’UE sembra paralizzata mentre il discorso di <strong>Vance</strong>, sebbene venato di orgoglio imperialistico che nella nostra epoca può fare presa tra i cittadini statunitensi ma non più tra gli europei, contiene risposte a problemi che si pongono su entrambe le sponde dell’<strong>Atlantico</strong>. Spese militari e immigrazione clandestina sono punti dolenti più per l’<strong>UE</strong> che per gli <strong>USA</strong>, anzi. Il rapporto fra classi dirigenti e popolo o le prospettive delle nuove tecnologie della comunicazione sono questioni critiche per tutti. Passiamole brevemente in rassegna.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La difesa costa. Sono decenni che gli europei lesinano sulle spese militari e che gli Stati Uniti suppliscono nell’ambito della NATO, ma si lamentano della situazione, il che è comprensibile. Gli europei sono riluttanti a spendere per armamenti non solo a causa degli oneri finanziari che ne derivano, ma pure perché sono molto meno propensi degli americani ad impegnarsi militarmente. <br>Premesso questo, però, il richiamo di Vance ad aumentare la spesa militare stride con il sacrificio dell’Ucraina negli accordi che Usa e <strong>Russia</strong> stanno invece cominciando a stringere, escludendo proprio i diretti interessati. A che pro gli europei dovrebbe aumentare le spese militari se non per proteggere Paesi aggrediti quali l’Ucraina, di cui invece la nuova amministrazione Usa si fa beffe? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le migrazioni di massa, dal punto di vista europeo, possono essere un’opportunità, date le altrimenti brutte prospettive demografiche, o una disgrazia, se l’integrazione degli immigrati funziona male. L’immigrazione clandestina è ovviamente molto meno gestibile di quella regolare. Vance, che parla dei fenomeni migratori omettendo l’aspetto demografico, mette il dito nella piaga rilevando le difficoltà dell’integrazione e le resistenze da parte di strati della popolazione europea i quali, per come vanno le cose attualmente, ne sono danneggiati piuttosto che beneficati. Peraltro, egli strumentalizza la questione presentando l’immigrazione di masse di disperati inermi alla stregua di un’invasione ad opera di un esercito nemico. Ignorare le tensioni non si deve, ma contribuire a esasperarle neppure.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano politico-istituzionale, Vance (e non solo lui) fa confusione tra il populismo -termine ipocrita cui si ricorre per non dire demagogia-, e la democrazia. Il suo motto è: &lt;&lt;<em>embrace what your people tell you (…) even when you don’t agree</em>>>. In realtà questa è l’essenza della demagogia, non è democrazia. Democratico è colui che ha le proprie posizioni e, davanti a quelle che disapprova, ne riconosce la legittimità senza ricorrere a scorrettezze per neutralizzarle, neppure quando si trova in minoranza, ponendosi però all’opposizione invece di aderirvi opportunisticamente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La voce della gente conta? Certo, ma di tutta la gente, non solo di quella dalla nostra parte; in democrazia la maggioranza vince, sicché è un errore scambiare la libertà di espressione -invero ampia nei Paesi europei, ben più che in altre aree del mondo- con il diritto di prevaricare su governi eletti per realizzare altri programmi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle conferenze internazionali sulla sicurezza, quali quella di Monaco, partecipano i governanti e non i loro oppositori interni, piaccia o non piaccia a Vance: a sua volta l’amministrazione Trump, quando verrà il suo turno, non sarà in dovere di invitare la controparte democratica che rappresenta il 48,3% degli americani (molto più di AFD in Germania). Il paragone tra <strong>Greta Thunberg </strong>e <strong>Elon Musk </strong>non regge: a prescindere da mille altre considerazioni, Thunberg non ha dato precise indicazioni di voto, Musk sì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione delle nuove tecnologie della comunicazione è connessa a quella della democrazia. L’enorme potere propagandistico mondiale degli strumenti posseduti da pochissimi soggetti, primo fra tutti Musk, nonché la facilità con cui essi possono veicolare <em>fake news</em> e alterare così gli orientamenti elettorali, rendono necessaria una disciplina. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vance, bontà sua, ammette che è un male se la Russia compra spazi sui social media per influenzare le elezioni altrui, ma minimizza e, peggio ancora, si dimentica di chi non ha bisogno neppure di comprare perché è il padrone. I giganti del Web e dei <em>social media </em>sono giovani, ma purtroppo hanno già dato esempi di manipolazioni e censure arbitrarie. Il mondo nuovo vagheggiato da Vance, con la sfrenata licenza di intrusione, inganno e condizionamento psicologico per mezzo di lavaggi del cervello cui le nuove tecnologie sanno conferire un’efficacia senza precedenti, somiglia all’incubo romanzato da <strong>Huxley.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/il-mondo-sottosopra-e-la-dottrina-vance/">Il mondo sottosopra e la dottrina Vance </a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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