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	<title>Ursula von der Leyen Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Ursula von der Leyen Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Clima, l’Europa di fronte alla prova del 2040: ambizione verde tra crisi industriale e sfide geopolitiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2025 11:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territori]]></category>
		<category><![CDATA[carbon border tax]]></category>
		<category><![CDATA[clima UE]]></category>
		<category><![CDATA[COP30]]></category>
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		<category><![CDATA[UE target climatico 2040]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula von der Leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Clima.png" type="image/jpeg" />I leader dell’Unione Europea approvano il principio di una riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040, ma le tensioni interne e il peso della competizione globale rischiano di rallentare la marcia verso la neutralità climatica. Tra transizione ecologica, sicurezza energetica e difesa industriale, l’UE cerca di mantenere la leadership mondiale nella lotta al cambiamento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/clima-leuropa-di-fronte-alla-prova-del-2040-ambizione-verde-tra-crisi-industriale-e-sfide-geopolitiche/">Clima, l’Europa di fronte alla prova del 2040: ambizione verde tra crisi industriale e sfide geopolitiche</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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<p>I leader dell’Unione Europea approvano il principio di una riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040, ma le tensioni interne e il peso della competizione globale rischiano di rallentare la marcia verso la neutralità climatica.</p>
</blockquote>



<p>Tra transizione ecologica, sicurezza energetica e difesa industriale, l’UE cerca di mantenere la leadership mondiale nella lotta al cambiamento climatico, mentre cresce la resistenza di governi e cittadini preoccupati per i costi della rivoluzione verde.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa davanti al bivio del clima</h2>



<p>A meno di un mese dal vertice globale sul clima <strong>COP30</strong>, i leader europei hanno raggiunto un accordo politico preliminare per fissare un <strong>nuovo obiettivo vincolante: ridurre del 90% le emissioni nette entro il 2040</strong>, sulla via della <strong>neutralità climatica totale nel 2050</strong>.<br>È una decisione che proietta l’Unione Europea come avanguardia mondiale della politica ambientale, ma che al tempo stesso <strong>rivela le profonde fratture</strong> tra Stati membri, divisi tra ambizione ecologica e timori economici.</p>



<p>Il compromesso raggiunto, dopo lunghe ore di confronto, ha un retrogusto di fragilità:<br>pur riconoscendo la necessità di agire contro il riscaldamento globale, i governi hanno inserito una <strong>“clausola di revisione”</strong>, che in futuro potrebbe attenuare l’obiettivo qualora il quadro economico o tecnologico lo rendesse impraticabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’obiettivo del 2040: tra scienza e politica</h2>



<p>Il target del 2040 non nasce nel vuoto.<br>È il tassello mancante tra il <strong>-55% delle emissioni entro il 2030</strong> (già vincolante per legge) e il traguardo <strong>net zero nel 2050</strong>.<br>Un percorso disegnato per garantire <strong>continuità e coerenza</strong> alle politiche del Green Deal, ma che oggi si scontra con la realtà di un continente che affronta <strong>guerra, inflazione, crisi energetica e rallentamento industriale</strong>.</p>



<p>Gli scienziati non hanno dubbi: per evitare le conseguenze peggiori del riscaldamento globale, l’Europa deve tagliare le emissioni in modo drastico.<br>Ma i leader politici devono rispondere anche a un’altra urgenza: <strong>mantenere il consenso sociale e proteggere la competitività economica</strong>.<br>“Nessuno mette in discussione la protezione del clima,” ha dichiarato il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz</strong>. “Ma dobbiamo farlo senza compromettere la forza della nostra industria”.</p>



<p>Dietro questa frase si nasconde l’essenza del dilemma europeo: come <strong>salvare il pianeta senza sacrificare l’economia</strong> che lo sostiene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa a due velocità della transizione verde</h2>



<p>Se i Paesi del Nord e dell’Ovest – come Germania, Paesi Bassi e Scandinavia – si mostrano fiduciosi nelle proprie capacità tecnologiche, <strong>l’Est Europa teme di restare indietro</strong>.<br>Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca hanno chiesto più tempo e più fondi, denunciando una transizione “asimmetrica” che rischia di <strong>penalizzare i Paesi con economie più fragili e sistemi energetici più dipendenti dal carbone</strong>.</p>



<p>Varsavia, in particolare, spinge per <strong>una maggiore flessibilità</strong>, anche attraverso <strong>l’acquisto di crediti di carbonio internazionali</strong> o la possibilità di compensare le emissioni con attività forestali.<br>Tuttavia, l’uso delle foreste come “serbatoio di CO₂” è sempre più controverso: gli incendi ricorrenti e il degrado ambientale stanno riducendo la loro capacità di assorbimento, rendendo meno credibili i bilanci climatici di diversi Paesi.</p>



<p>L’UE si trova così intrappolata in una <strong>dialettica di equità e responsabilità</strong>: chi può permettersi di agire più in fretta deve farlo, ma chi non può non deve essere lasciato indietro.<br>Una tensione che, se non risolta, rischia di trasformare la transizione ecologica in <strong>una nuova linea di frattura Est-Ovest</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo finanziario: chi paga la rivoluzione verde</h2>



<p>La questione più esplosiva resta quella del <strong>finanziamento della transizione</strong>.<br>Nei documenti ufficiali si parla di “enabling conditions” — le condizioni abilitanti — che dovranno sostenere cittadini e imprese nel percorso verso l’economia pulita.<br>Ma dietro questa formula neutra si nasconde una verità scomoda: <strong>i costi della decarbonizzazione sono enormi</strong> e la capacità di sostenerli varia enormemente tra i 27 membri.</p>



<p>Il premier olandese <strong>Dick Schoof</strong> ha espresso un sentimento diffuso:<br>“Dobbiamo mantenere i nostri obiettivi climatici, ma serve realismo. I cittadini devono poter sostenere la transizione e le imprese devono poter competere”.</p>



<p>In altre parole, l’Europa può guidare la rivoluzione verde solo se riuscirà a <strong>non trasformarla in un fardello sociale</strong>.<br>E per farlo, dovrà costruire un nuovo equilibrio tra rigore ambientale e redistribuzione economica, una sorta di <strong>Green Welfare</strong> capace di rendere la transizione popolare, non punitiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fattore geopolitico: tra Pechino, Washington e Mosca</h2>



<p>La politica climatica europea non vive in un vuoto geopolitico.<br>Da un lato, la guerra in Ucraina ha spinto Bruxelles ad accelerare l’indipendenza dal gas russo e a investire in rinnovabili.<br>Dall’altro, la <strong>competizione con Stati Uniti e Cina</strong> sta ridisegnando la geoeconomia delle tecnologie verdi.</p>



<p>Washington attira investimenti con l’<strong>Inflation Reduction Act</strong>, offrendo sussidi generosi alle aziende che producono in territorio americano.<br>Pechino, nel frattempo, <strong>domina la filiera globale delle batterie, dei pannelli solari e delle terre rare</strong>, consolidando la propria posizione come “fabbrica della transizione”.</p>



<p>In questo scenario, l’Europa rischia di <strong>diventare una potenza normativa, ma non produttiva</strong>, in grado di fissare regole, ma non di costruire tecnologia.<br>La presidente della Commissione, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, ha ammonito:<br>“La transizione verde è la nostra occasione per rilanciare l’industria europea. Se la perdiamo, perderemo anche la nostra sovranità economica”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una transizione in cerca di consenso</h2>



<p>Negli ultimi mesi, la Commissione ha iniziato a <strong>rivedere alcune misure del Green Deal</strong> per placare la crescente opposizione politica.<br>Il bando alle auto a combustione previsto per il 2035 è in revisione; il mercato del carbonio per i trasporti verrà probabilmente ritardato; e la <em>carbon border tax</em> – pensata per proteggere l’industria europea – sarà modulata per evitare attriti con Stati Uniti, India e Qatar.</p>



<p>Dietro questi aggiustamenti si legge la preoccupazione per <strong>una crescente stanchezza climatica</strong> tra i cittadini.<br>Le proteste di agricoltori, autotrasportatori e piccoli imprenditori testimoniano un malessere profondo: la sensazione che la transizione sia stata pensata “dall’alto” e non condivisa “dal basso”.</p>



<p>In molti Paesi, i partiti populisti stanno sfruttando questa frustrazione, proponendo un ritorno al carbone o un rallentamento delle politiche verdi.<br>La transizione europea rischia così di <strong>diventare un campo di battaglia elettorale</strong>, più che una strategia comune.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio e l’opportunità del 2040</h2>



<p>Il 2040 non è solo un traguardo tecnico: è <strong>una prova identitaria per l’Europa</strong>.<br>Se riuscirà a mantenere la rotta, l’UE potrà dimostrare che <strong>la prosperità e la sostenibilità non sono in contraddizione</strong>, ma parte di un unico progetto di civiltà.<br>Se, invece, cederà alle pressioni interne, perderà non solo la leadership climatica, ma <strong>la credibilità come potenza globale coerente con i propri valori</strong>.</p>



<p>Il rischio è evidente: un’Europa troppo lenta per incidere e troppo divisa per guidare.<br>Ma la storia europea è fatta di crisi trasformate in opportunità.<br>Dal carbone e acciaio del dopoguerra nacque l’Unione stessa; forse dal carbonio e dall’idrogeno nascerà <strong>la nuova Europa del XXI secolo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il secolo verde dell’Europa</h2>



<p>Il 2040 rappresenta molto più di una data nel calendario politico.<br>È la <strong>linea di demarcazione tra due modelli di futuro</strong>: uno che difende l’esistente e uno che prova ancora a innovare, integrare, guidare.<br>L’Europa è stata costruita sull’idea che cooperazione e visione possano cambiare il destino di un continente; ora deve dimostrare che possono <strong>salvare anche il pianeta</strong>.</p>



<p>Il tempo per agire si accorcia, ma la posta in gioco si allarga.<br>Non si tratta solo di ridurre emissioni, ma di <strong>ridefinire il significato stesso di progresso</strong>.<br>Se l’Europa riuscirà a trasformare la crisi climatica nella sua nuova missione fondativa, il 2040 sarà ricordato non come un vincolo, ma come <strong>il punto in cui ha imparato di nuovo a respirare</strong>.</p>
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		<title>La guerra dei satelliti: l’UE accelera dopo il jamming al jet di von der Leyen</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/la-guerra-dei-satelliti-lue-accelera-dopo-il-jamming-al-jet-di-von-der-leyen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersicurezza e difesa]]></category>
		<category><![CDATA[GPS]]></category>
		<category><![CDATA[Jamming]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula von der Leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Ursula.png" type="image/jpeg" />Un volo di routine si è trasformato in un segnale geopolitico: l’aereo di Ursula von der Leyen, diretto in Bulgaria, ha subito un blackout del GPS attribuito a interferenze russe. Per l’Unione Europea è stata la prova tangibile della vulnerabilità delle proprie infrastrutture spaziali. La risposta non si è fatta attendere: nuovi satelliti in orbita [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>L’incidente che ha colpito l’aereo della presidente della Commissione europea spinge Bruxelles a potenziare le costellazioni in orbita bassa per contrastare le interferenze GPS. Una scelta che intreccia sicurezza, industria spaziale e geopolitica in una nuova corsa allo spazio contro Russia, Cina e Stati Uniti.</p>
</blockquote>
</blockquote>



<p>Un volo di routine si è trasformato in un segnale geopolitico: l’<strong>aereo di Ursula von der Leyen</strong>, diretto in Bulgaria, ha subito un <strong>blackout del GPS attribuito a interferenze russe</strong>. Per l’Unione Europea è stata la prova tangibile della vulnerabilità delle proprie infrastrutture spaziali. La risposta non si è fatta attendere: <strong>nuovi satelliti in orbita bassa</strong>, <strong>tecnologie avanzate di rilevamento</strong> e un <strong>piano per garantire sovranità e resilienza digitale</strong>. Nella nuova “guerra dei satelliti”, lo spazio diventa il campo di battaglia invisibile dove si gioca il futuro della sicurezza europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall’incidente a una nuova priorità strategica</h2>



<p>L’episodio che ha colpito il jet della presidente della Commissione europea non è un semplice guasto tecnico: è il riflesso di un conflitto ibrido che utilizza le tecnologie satellitari come arma. Il sospetto che dietro al<strong> jamming</strong> vi fosse la mano russa ha trasformato un incidente di volo in un caso politico, rivelando quanto la sicurezza europea dipenda da infrastrutture digitali spesso invisibili.</p>



<p>Il commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, ha annunciato una risposta rapida: l’UE lancerà nuovi satelliti in orbita terrestre bassa e rafforzerà le capacità di rilevamento delle interferenze. È una svolta che segna il passaggio dalla consapevolezza del rischio all’azione concreta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché l’orbita terrestre bassa è la nuova frontiera</h2>



<p>L’orbita terrestre bassa (LEO), che si estende tra i 300 e i 1.200 chilometri di altitudine, è il terreno su cui si gioca oggi la competizione spaziale. A differenza dei satelliti geostazionari, i LEO offrono tempi di latenza ridotti, copertura distribuita e maggiore resilienza contro attacchi elettronici.</p>



<p>La costellazione Starlink di SpaceX ha dimostrato la potenza di questa tecnologia in Ucraina, garantendo connettività in scenari di conflitto. Per l’UE, sviluppare un proprio sistema LEO significa ridurre la dipendenza da attori esterni, assicurare continuità ai servizi critici e affermare la propria autonomia strategica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il jamming come arma della guerra ibrida</h2>



<p>Le interferenze ai segnali GPS sono ormai parte integrante della cosiddetta guerra ibrida. Non distruggono infrastrutture fisiche, ma possono bloccare la navigazione aerea, paralizzare porti e logistica, o compromettere la sincronizzazione dei mercati finanziari.</p>



<p>Negli ultimi anni i Paesi baltici e la Scandinavia hanno registrato diversi episodi di disturbo, attribuiti a Mosca. Colpire l’aereo della presidente della Commissione europea significa inviare un messaggio preciso: nessuno è al riparo. Ecco perché il caso von der Leyen ha assunto un valore simbolico, costringendo Bruxelles a un’accelerazione strategica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diritto dell’innovazione e governance satellitare</h2>



<p>Il caso solleva questioni legali delicate. Il GPS, nato come tecnologia militare statunitense, è oggi alla base di trasporti, telecomunicazioni e transazioni economiche. L’Europa ha investito miliardi nel programma Galileo per ridurre la dipendenza da Washington, ma il problema della sicurezza resta aperto.</p>



<p>La sfida è duplice: garantire autonomia strategica e definire standard normativi che obblighino gli operatori privati e pubblici a garantire resilienza. Il diritto dell’innovazione diventa così parte integrante della difesa europea, perché senza regole chiare il rischio di vulnerabilità strutturali rimane altissimo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le implicazioni economiche e industriali</h2>



<p>Investire in nuove costellazioni satellitari non è solo una risposta militare, ma anche un’opportunità industriale. Ogni programma spaziale europeo alimenta la filiera dell’aerospazio, creando occupazione e stimolando innovazione.</p>



<p><strong>Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space</strong> e <strong>OHB</strong> sono tra i player più esposti a beneficiare di nuovi contratti. Oltre al settore difesa, anche logistica, energia, telecomunicazioni e trasporti potranno trarre vantaggio da sistemi satellitari più sicuri. La resilienza spaziale si traduce infatti in vantaggio competitivo per l’intero tessuto economico europeo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La geopolitica dello spazio</h2>



<p>La mossa europea arriva in un contesto di competizione globale senza precedenti. Gli Stati Uniti consolidano il loro primato con costellazioni integrate civili e militari; la Cina promuove il sistema BeiDou come alternativa al GPS in Asia, Africa e America Latina; la Russia, pur in difficoltà economiche, continua a sfruttare il disturbo elettronico come strumento di influenza.</p>



<p>L’Europa rischia di restare schiacciata in questa contesa se non costruisce capacità autonome. L’incidente von der Leyen è servito da catalizzatore: non si tratta solo di proteggere un singolo volo, ma di affermare la sovranità europea nello spazio, in un’era in cui chi controlla l’orbita controlla anche l’infrastruttura digitale del pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sovranità spaziale come pilastro della sicurezza europea</h2>



<p>Il jamming del jet di Ursula von der Leyen ha trasformato un problema tecnico in una priorità geopolitica. L’impegno dell’UE a rafforzare le capacità satellitari non è una risposta episodica, ma un passo verso la costruzione di una vera sovranità spaziale.</p>



<p>Il futuro della sicurezza europea si giocherà anche nell’orbita terrestre bassa, tra costellazioni, algoritmi e reti di comunicazione invisibili. La sfida sarà bilanciare innovazione e governance, sicurezza e cooperazione internazionale. Una cosa è certa: lo spazio non è più un luogo neutrale, ma il nuovo teatro dove si scrive la politica di potenza del XXI secolo.</p>
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		<title>La corsa &#8220;verde&#8221; frena: l’industria avverte Bruxelles, “il 2035 è irrealizzabile”</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/la-corsa-verde-frena-lindustria-avverte-bruxelles-il-2035-e-irrealizzabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 09:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mobilità e trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[2035]]></category>
		<category><![CDATA[Mercedes]]></category>
		<category><![CDATA[Schaeffler AG]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula von der Leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/Europa-no-2035.png" type="image/jpeg" />Mercedes e Schaeffler guidano l’appello a Ursula von der Leyen: obiettivi troppo rigidi, filiere dipendenti dall’Asia e concorrenza di Cina e USA minano la transizione. L’Europa deve ripensare la politica industriale per restare competitiva senza abbandonare il Green Deal. Mercedes e Schaeffler avvertono Bruxelles: i target 2030-2035 non sono più raggiungibili Il sogno di un’Europa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-corsa-verde-frena-lindustria-avverte-bruxelles-il-2035-e-irrealizzabile/">La corsa &#8220;verde&#8221; frena: l’industria avverte Bruxelles, “il 2035 è irrealizzabile”</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/Europa-no-2035.png" type="image/jpeg" />
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<p>Mercedes e Schaeffler guidano l’appello a Ursula von der Leyen: obiettivi troppo rigidi, filiere dipendenti dall’Asia e concorrenza di Cina e USA minano la transizione. L’Europa deve ripensare la politica industriale per restare competitiva senza abbandonare il Green Deal.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Mercedes e Schaeffler avvertono Bruxelles: i target 2030-2035 non sono più raggiungibili</h2>



<p>Il sogno di un’Europa a emissioni zero sulle quattro ruote entro il 2035 si scontra con la durezza dei dati e delle catene del valore globali. In una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, <strong>Ola Källenius</strong>, CEO di Mercedes-Benz, e <strong>Matthias Zink</strong>, dirigente di Schaeffler AG, hanno lanciato un allarme chiaro: <strong>gli obiettivi climatici fissati per auto e furgoni</strong> — riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 e azzeramento totale entro il 2035 — <strong>“non sono più realizzabili”</strong>. Non si tratta di un dietrofront ideologico, ma di una presa d’atto di condizioni economiche e geopolitiche mutate radicalmente negli ultimi anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una transizione bloccata tra batterie asiatiche e infrastrutture insufficienti</h2>



<p>Le criticità sollevate dagli industriali non riguardano la volontà politica di decarbonizzare, bensì la concreta capacità di farlo. L’Europa si trova oggi in una condizione di <strong>quasi totale dipendenza dall’Asia per le batterie</strong>, con Cina e Corea del Sud che detengono il primato globale nella produzione e nel controllo delle materie prime critiche. A questo si somma un’infrastruttura di ricarica ancora <strong>disomogenea e insufficiente</strong>: mentre in Germania e nei Paesi Bassi si moltiplicano le colonnine, nell’Europa meridionale e orientale le reti restano fragili, minando la possibilità di una transizione omogenea.<br>La conseguenza è che la decarbonizzazione rischia di diventare un privilegio delle economie centrali, con un effetto domino di disuguaglianze economiche e territoriali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre i veicoli elettrici: il ritorno al pragmatismo tecnologico</h2>



<p>Nella loro lettera, Källenius e Zink sostengono che l’elettrico puro non potrà essere l’unica risposta. Il messaggio è netto: “Gli EV guideranno la transizione, ma serve spazio anche per ibridi plug-in, estensori di autonomia, motori a combustione ad alta efficienza, idrogeno e carburanti sintetici.”<br>Questa visione rompe con la narrativa dominante degli ultimi anni, che vedeva nell’auto elettrica il punto d’arrivo inevitabile. Al contrario, suggerisce un <strong>approccio multipolare alla decarbonizzazione</strong>, dove più tecnologie convivono e competono. Una posizione che, se accolta, potrebbe ridare fiato a filiere industriali oggi sotto pressione e allo stesso tempo stimolare innovazioni in settori come l’idrogeno verde e gli e-fuel, su cui anche l’industria aeronautica e navale stanno investendo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione dei veicoli pesanti</h2>



<p>La discussione non può fermarsi a utilitarie e furgoni. Mercedes e Schaeffler hanno ricordato che i target sui veicoli pesanti — camion e autobus — necessitano di una revisione. Il settore dei trasporti commerciali è cruciale per la logistica europea e per il commercio intra-UE, eppure le soluzioni tecnologiche per la decarbonizzazione dei mezzi pesanti sono ancora immature. L’idrogeno, i biocarburanti avanzati e l’elettrico a lungo raggio restano opzioni sperimentali più che pronte a una scala industriale. Se il regolatore non terrà conto di queste specificità, si rischia di creare colli di bottiglia nella supply chain europea, con impatti diretti su competitività e inflazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Politica industriale europea: tra ambizione climatica e realismo economico</h2>



<p>La Commissione ha già riconosciuto alcune difficoltà: lo scorso marzo ha concesso margini di tempo extra per i target 2025, segnale che la rigidità iniziale stava cedendo al pragmatismo. Inoltre, alcuni esponenti del Partito Popolare Europeo — la famiglia politica di von der Leyen — hanno apertamente chiesto di rivedere o ritirare il bando del 2035 sulle auto a combustione.<br>Queste aperture mostrano che l’Europa è al bivio: mantenere obiettivi ambiziosi a rischio di una crisi industriale, oppure <strong>ridefinire il percorso climatico con un approccio modulare</strong> che tenga conto della concorrenza globale e delle esigenze di mercato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Europa tra Stati Uniti e Cina</h2>



<p>Il contesto internazionale amplifica le sfide. La Cina non solo domina la produzione di batterie, ma aggredisce il mercato europeo con veicoli elettrici a basso costo, spingendo Bruxelles ad aprire indagini per sussidi illegali. Gli Stati Uniti, invece, hanno adottato politiche protezionistiche con l’<strong>Inflation Reduction Act</strong> e tariffe che penalizzano le auto europee, mettendo l’UE nella scomoda posizione di dover difendere la propria industria su due fronti contemporaneamente.<br>Questa dinamica evidenzia la fragilità dell’Europa: senza una politica industriale forte e strumenti finanziari dedicati, rischia di trasformarsi da leader della regolazione a semplice terreno di scontro tra giganti globali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mercato e i consumatori: tra ambizioni verdi e vincoli economici</h2>



<p>I numeri raccontano una transizione lenta: oggi le auto elettriche rappresentano circa il 15% delle nuove immatricolazioni nell’UE, i furgoni solo il 9%. La domanda è frenata da prezzi elevati, scarsa autonomia percepita e mancanza di infrastrutture. In assenza di incentivi mirati e di economie di scala, l’auto elettrica resta un bene premium più che di massa.<br>Il rischio politico è evidente: senza il sostegno dei consumatori, i target rischiano di trasformarsi in <strong>obiettivi di carta</strong>, con conseguente perdita di credibilità per Bruxelles e nuove tensioni sociali in un settore che dà lavoro a milioni di europei.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla retorica alla governance industriale</h2>



<p>Il dibattito aperto da Mercedes e Schaeffler non è una resa alla decarbonizzazione, ma un appello a trasformarla in un progetto <strong>realistico, inclusivo e competitivo</strong>. La sfida per l’UE non è abbassare l’asticella climatica, ma dotarsi degli strumenti economici, tecnologici e geopolitici per renderla raggiungibile.<br>Il vertice del 12 settembre con Ursula von der Leyen non sarà un semplice incontro con l’industria: sarà un banco di prova politico. Deciderà se l’Europa saprà conciliare la sua leadership normativa con la resilienza industriale necessaria a rimanere protagonista della transizione verde globale.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Box di approfondimento — Speciale transizione auto UE</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Timeline essenziale del Green Deal e degli standard CO₂ per auto e van</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Lug 2021 – “Fit for 55”</strong>: la Commissione propone il pacchetto che include nuovi standard CO₂ per auto e van e il phase-out delle emissioni allo scarico per i veicoli nuovi dal <strong>2035</strong></li>



<li><strong>2023 – Adozione formale</strong>: l’UE fissa l’obiettivo <strong>0 g CO₂/km dal 2035</strong> per auto e van; fissati step intermedi 2025-2029 e 2030-2034</li>



<li><strong>Mar 2025 – Finestra di flessibilità</strong>: Bruxelles concede più tempo per centrare i target iniziali del 2025, segnale di aggiustamento del percorso</li>



<li><strong>Set 12, 2025 – Vertice con l’industria</strong>: la Presidente <strong>von der Leyen</strong> convoca costruttori e fornitori per ritarare la rotta tra obiettivi climatici e realtà industriale.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Dati chiave sul mercato EV in UE (aggiornamento 2025)</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Quota BEV UE H1 2025</strong>: <strong>15,6%</strong> delle nuove immatricolazioni (in crescita dal 12,5% H1 2024). Gli <strong>ibridi HEV</strong> guidano con <strong>34,8%</strong>; benzina+diesel in calo al <strong>37,8%</strong></li>



<li><strong>Benchmark 2024</strong>: quota BEV annua <strong>13,6%</strong> nell’UE</li>



<li><strong>Contesto regolatorio</strong>: target di riduzione CO₂ progressivi e <strong>0 g</strong> dal <strong>2035</strong> per auto e van nuovi</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Confronto internazionale: Cina e USA</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Cina (NEV = BEV+PHEV)</strong>: nel <strong>2024</strong> venduti ~<strong>11 milioni</strong> di NEV; <strong>penetrazione ~48%</strong> del mercato passenger. Leadership mondiale di scala industriale e costo</li>



<li><strong>USA</strong>: nel <strong>2024</strong> vendite EV <strong>~1,6 milioni</strong> con <strong>quota &gt;10%</strong>; crescita più lenta vs 2023 ma traiettoria positiva</li>



<li><strong>Mondo</strong>: <strong>&gt;17 milioni</strong> di EV nel <strong>2024</strong>, oltre <strong>20%</strong> delle vendite globali; outlook 2025 &gt; <strong>25%</strong></li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Scenari alternativi al 2035 (analisi di policy)</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Scenario “Tech-neutral+”</strong><br>Mantenere l’obiettivo 2050, ma ritarare il 2035 con un paniere di tecnologie: <strong>BEV</strong> prevalenti, ma spazio regolato per <strong>PHEV ad alta efficienza</strong>, <strong>idrogeno</strong> su segmenti mirati e <strong>e-fuels</strong> certificati sulle nicchie hard-to-abate. Richiede metodologie robuste di <strong>LCA</strong> e standard di tracciabilità carburanti <em>(Analisi su base dei target UE vigenti e del dibattito industriale)</em></li>



<li><strong>Scenario “Infrastructure-first”</strong><br>Slittamento mirato delle scadenze intermedie (2030) condizionato a <strong>milestone vincolanti</strong> su reti di ricarica e battery value chain europea (cattura e raffinazione materie prime, celle, riciclo). Obiettivo: ridurre la <strong>dipendenza asiatica</strong> senza arretrare sugli impegni climatici <em>(Analisi coerente con le criticità su batterie e reti)</em></li>



<li><strong>Scenario “Segmentazione intelligente”</strong><br>Target differenziati per <strong>classi veicolo/uso</strong> (urbano, extraurbano, commerciale pesante) con schemi di <strong>crediti</strong> per chi supera gli obiettivi e <strong>compliance pooling</strong> intra-filiera. Riduce il rischio di colli di bottiglia su <strong>camion e bus</strong> e mitiga impatti inflattivi sulla logistica <em>(Analisi richiami alle richieste di revisione heavy-duty)</em></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Nota metodologica</strong>: dati e norme richiamati da fonti primarie UE (Commissione/Consiglio) e dataset/rapporti settoriali (ACEA, IEA) con aggiornamenti 2024-2025</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-corsa-verde-frena-lindustria-avverte-bruxelles-il-2035-e-irrealizzabile/">La corsa &#8220;verde&#8221; frena: l’industria avverte Bruxelles, “il 2035 è irrealizzabile”</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>Digital Tax europea in arrivo? La risposta dell&#8217;UE alle tariffe di Trump</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/digital-tax-europea-in-arrivo-la-risposta-dellue-alle-tariffe-di-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 10:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Tax]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula von der Leyen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=22877</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/Ursula.png" type="image/jpeg" />Bruxelles valuta una tassa sui ricavi pubblicitari digitali delle aziende tecnologiche statunitensi come risposta alle tensioni commerciali con Washington. In un&#8217;intervista al Financial Times, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che l&#8217;Unione Europea è pronta a imporre una tassa sui ricavi pubblicitari digitali delle grandi aziende tecnologiche statunitensi, come Google [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/digital-tax-europea-in-arrivo-la-risposta-dellue-alle-tariffe-di-trump/">Digital Tax europea in arrivo? La risposta dell&#8217;UE alle tariffe di Trump</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/Ursula.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Bruxelles</strong> valuta una <strong>tassa sui ricavi pubblicitari digitali</strong> delle <strong>aziende tecnologiche statunitensi </strong>come risposta alle tensioni commerciali con Washington.</p>
</blockquote>



<p>In un&#8217;intervista al <em>Financial Times</em>, la Presidente della Commissione Europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, ha dichiarato che l&#8217;Unione Europea è pronta a imporre una tassa sui ricavi pubblicitari digitali delle grandi aziende tecnologiche statunitensi, come Google e Meta, qualora i negoziati commerciali con l&#8217;amministrazione Trump non portassero a risultati soddisfacenti.</p>



<p>Von der Leyen ha sottolineato che l&#8217;UE cerca un accordo commerciale &#8220;pienamente equilibrato&#8221; con gli Stati Uniti durante la tregua di 90 giorni sui dazi, ma ha avvertito che, in caso di fallimento dei colloqui, Bruxelles è pronta ad adottare misure di ritorsione, estendendo la disputa commerciale anche ai servizi digitali.</p>



<p>La Presidente ha definito le politiche commerciali di Trump come un &#8220;punto di svolta completo nel commercio globale&#8221;, aggiungendo che non si tornerà più allo status quo precedente.</p>



<p>Inoltre, von der Leyen ha escluso la possibilità di rivedere le normative chiave dell&#8217;UE sul digitale, come il pacchetto DSA-DMA, o il regime dell&#8217;IVA, affermando che questi aspetti non rientrano nei negoziati poiché sono decisioni sovrane.</p>



<p>La Commissione Europea ha già sospeso il primo round di dazi di ritorsione per concentrarsi sui negoziati con gli Stati Uniti, dopo che il Presidente Trump ha annunciato una pausa di 90 giorni su alcune tariffe globali. Tuttavia, von der Leyen ha ribadito che l&#8217;UE continuerà a preparare possibili misure di ritorsione future, mantenendo tutte le opzioni sul tavolo.</p>



<p>Questa posizione dell&#8217;UE evidenzia la crescente tensione nelle relazioni commerciali transatlantiche e la determinazione di Bruxelles a proteggere i propri interessi economici e tecnologici in un contesto globale sempre più complesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/digital-tax-europea-in-arrivo-la-risposta-dellue-alle-tariffe-di-trump/">Digital Tax europea in arrivo? La risposta dell&#8217;UE alle tariffe di Trump</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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