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	<title>TIM Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>TIM Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>La nuova architettura del potere digitale: cosa cambia davvero con l’alleanza tra TIM e Microsoft</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/tim-microsoft-alleanza-potere-digitale-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 17:54:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[TIM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/02/TIM-Microsoft.jpg" type="image/jpeg" />Cloud, intelligenza artificiale e cybersecurity al centro della partnership tra TIM e Microsoft: un accordo che ridefinisce produttività, governance dei dati e competitività per imprese e pubblica amministrazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/02/TIM-Microsoft.jpg" type="image/jpeg" />
<p>Dalla diffusione di Copilot alla strategia multicloud, la collaborazione segna un passaggio cruciale nella costruzione dell’infrastruttura digitale italiana e apre interrogativi su sovranità tecnologica e modello industriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="1-la-nuova-architettura-del-potere-digitale-cosa-cambia-davvero-con-lalleanza-tra-tim-e-microsoft">La nuova architettura del potere digitale: cosa cambia davvero con l’alleanza tra TIM e Microsoft</h2>



<p>Ci sono accordi che restano confinati nelle pagine economiche. E poi ci sono partnership che raccontano qualcosa di più profondo su come sta cambiando l’economia.</p>



<p>La collaborazione strategica annunciata tra TIM e Microsoft appartiene alla seconda categoria. Non è soltanto un’intesa tecnologica, ma un tassello di una trasformazione più ampia: la costruzione dell’infrastruttura digitale su cui si muoveranno imprese, pubblica amministrazione e servizi nei prossimi anni.</p>



<p>Cloud, cybersecurity e intelligenza artificiale sono gli strumenti dichiarati. Ma il vero terreno su cui si gioca la partita è la produttività del sistema Paese e la capacità di governare la transizione digitale senza subirla.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="2-unalleanza-che-riflette-la-nuova-geopolitica-del-digitale">Un’alleanza che riflette la nuova geopolitica del digitale</h2>



<p>Negli ultimi anni, il cloud è diventato molto più di una scelta IT. È un’infrastruttura economica. Allo stesso modo, l’intelligenza artificiale non è più una tecnologia sperimentale, ma una leva competitiva sistemica.</p>



<p>In questo contesto, l’intesa tra un operatore infrastrutturale nazionale come TIM e un hyperscaler globale come Microsoft rappresenta un equilibrio tra scala tecnologica e presidio locale. Da un lato, la potenza di innovazione e investimento delle piattaforme globali; dall’altro, la necessità di mantenere controllo, compliance e prossimità al mercato italiano.</p>



<p>È un modello che riflette una domanda sempre più centrale in Europa: come combinare apertura all’innovazione e autonomia strategica.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="3-copilot-dentro-tim-la-trasformazione-parte-dallinterno">Copilot dentro TIM: la trasformazione parte dall’interno</h2>



<p>Il primo banco di prova dell’accordo sarà la trasformazione interna di TIM attraverso l’introduzione diffusa di Microsoft 365 Copilot e degli strumenti low-code della Power Platform.</p>



<p>Non si tratta semplicemente di adottare nuovi software. Integrare l’AI generativa nei processi quotidiani significa modificare il modo in cui si lavora: dalla produzione documentale all’analisi dei dati, fino alla gestione delle comunicazioni interne.</p>



<p>Copilot promette di ridurre tempi operativi e aumentare la qualità delle informazioni disponibili ai decisori. Gli strumenti low-code, invece, permettono ai team di sviluppare applicazioni e automazioni senza competenze tecniche avanzate, rendendo le organizzazioni più agili.</p>



<p>Se questa trasformazione sarà gestita con coerenza, TIM potrà proporsi al mercato come un laboratorio reale di adozione dell’intelligenza artificiale in ambito enterprise.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="4-la-promessa-di-maggiore-produttivita-per-le-imprese">La promessa di maggiore produttività per le imprese</h2>



<p>Un altro asse centrale della collaborazione riguarda lo sviluppo di soluzioni per customer operations, gestione documentale e automazione dei processi.</p>



<p>In Italia, molte aziende convivono ancora con sistemi informativi frammentati e procedure manuali che rallentano le operazioni. L’integrazione tra cloud e AI può ridurre queste inefficienze, migliorando tempi di risposta e qualità del servizio.</p>



<p>La promessa è semplice, ma ambiziosa: trasformare la tecnologia da costo operativo a leva di competitività. Per riuscirci, sarà fondamentale tradurre piattaforme complesse in strumenti realmente accessibili al tessuto imprenditoriale italiano, composto in larga parte da PMI con risorse limitate.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="5-il-nodo-della-pubblica-amministrazione">Il nodo della pubblica amministrazione</h2>



<p>La digitalizzazione della pubblica amministrazione è uno dei passaggi più delicati della trasformazione digitale del Paese.</p>



<p>L’alleanza tra TIM e Microsoft punta a sviluppare soluzioni che migliorino gestione documentale, interoperabilità tra enti e servizi ai cittadini, sfruttando infrastrutture cloud sicure e strumenti di intelligenza artificiale.</p>



<p>Ma modernizzare la PA non è soltanto una questione tecnologica. Richiede revisione dei processi, formazione del personale e una governance dei dati chiara e trasparente. Senza questi elementi, anche le piattaforme più avanzate rischiano di non produrre i risultati attesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="6-la-strategia-multicloud-pragmatismo-tecnologico">La strategia multicloud: pragmatismo tecnologico</h2>



<p>L’accordo si inserisce nella strategia multicloud di TIM Enterprise, che integra piattaforme proprietarie con i servizi dei grandi hyperscaler.</p>



<p>Il multicloud rappresenta una risposta pragmatica alla complessità del mercato italiano. Permette alle aziende di scegliere soluzioni flessibili, bilanciando performance, sicurezza e compliance normativa.</p>



<p>In un contesto in cui la sovranità digitale è diventata un tema centrale, questa architettura ibrida consente di sfruttare l’innovazione globale mantenendo un presidio infrastrutturale nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="7-piu-di-una-partnership-tecnologica">Più di una partnership tecnologica</h2>



<p>Ridurre l’intesa tra TIM e Microsoft a un accordo commerciale sarebbe limitante. Si tratta di una scelta che incide su come verranno gestiti dati, servizi e processi nei prossimi anni.</p>



<p>Per le imprese, significa accesso più semplice a tecnologie avanzate. Per la pubblica amministrazione, la possibilità di accelerare la modernizzazione. Per il sistema Paese, un rafforzamento della base infrastrutturale su cui costruire crescita e innovazione.</p>



<p>Ma ogni infrastruttura digitale porta con sé anche interrogativi: chi definisce gli standard? Chi controlla i dati? Chi governa l’evoluzione tecnologica?</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="8-la-vera-sfida-non-e-tecnologica-ma-culturale">La vera sfida non è tecnologica, ma culturale</h2>



<p>Le partnership si annunciano rapidamente. La trasformazione reale richiede tempo.</p>



<p>Il successo dell’alleanza dipenderà dalla capacità di integrare tecnologia, competenze e governance. Senza cultura digitale diffusa, senza formazione continua e senza una visione strategica, anche le soluzioni più avanzate rischiano di restare sottoutilizzate.</p>



<p>La storia recente insegna che la competitività non dipende solo dall’accesso alle tecnologie, ma dalla capacità di usarle in modo sistemico.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="9-un-passaggio-che-segna-linizio-di-una-fase-piu-matura">Un passaggio che segna l’inizio di una fase più matura</h2>



<p>L’accordo tra TIM e Microsoft non rappresenta una rivoluzione improvvisa. È piuttosto il segnale che il mercato italiano sta entrando in una fase più matura della trasformazione digitale, in cui cloud e intelligenza artificiale diventano infrastrutture di base, come l’energia o le reti di trasporto.</p>



<p>Nel prossimo decennio, la distanza tra economie che crescono e economie che inseguono sarà sempre più legata alla qualità della loro infrastruttura digitale.</p>



<p>Questa alleanza indica una direzione possibile. Non garantisce da sola il risultato, ma contribuisce a definire il terreno su cui si giocherà la competitività del Paese.</p>



<p>Ed è proprio qui che si misura il significato più profondo dell’accordo: non nella tecnologia che introduce oggi, ma nelle possibilità che apre per domani.</p>



<p></p>
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		<title>Poste in TIM. Un’operazione di Palazzo che affossa il futuro delle telecomunicazioni italiane</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/lennesimo-papocchio-di-stato-poste-in-tim-unoperazione-di-palazzo-che-affossa-il-futuro-delle-telecomunicazioni-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2025 17:12:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[PosteItaliane]]></category>
		<category><![CDATA[TIM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/Untitled-2-5.jpg" type="image/jpeg" />Un’operazione che rappresenta un rimpasto nel gioco delle partecipate, più che una iniziativa strategica per il sistema Paese, per il quale bisogna, invece, guardare ai benefici per imprese, consumatori e alla crescita dell’ecosistema digitale nel suo complesso. Un passaggio di quote che sembra solo “mettere a posto le carte” tra i soggetti in campo. La [&#8230;]</p>
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<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Un’operazione che rappresenta un rimpasto nel gioco delle partecipate, più che una iniziativa strategica per il sistema Paese, per il quale bisogna, invece, guardare ai benefici per imprese, consumatori e alla crescita dell’ecosistema digitale nel suo complesso. Un passaggio di quote che sembra solo “mettere a posto le carte” tra i soggetti in campo.</em></p>
</blockquote>



<p>La notizia ufficiale è di ieri: <strong>Poste Italiane</strong> acquisisce il <strong>9,81%</strong> di <strong>TIM</strong> da <strong>Cassa Depositi e Prestiti</strong> <strong>(CDP)</strong> e cede a quest’ultima il <strong>3,78%</strong> posseduto in <strong>Nexi</strong>.</p>



<p>I grandi giornali e i commentatori hanno subito parlato di riassetto delle Tlc italiane. Ma così non sembra essere, anzi l’operazione sembra essere una semplice riorganizzazione delle partecipate, senza alcun piglio strategico per il sistema Paese.</p>



<p>L&#8217;ingresso di <strong>Poste Italiane</strong> in <strong>TIM</strong> rappresenta l&#8217;ennesimo pasticcio all’italiana, un&#8217;operazione che sa di vecchia politica industriale e di manovre di Palazzo, piuttosto che di una visione strategica per il futuro delle telecomunicazioni.</p>



<p>Si tratta di una mossa probabilmente attesa da molti, ma che sembra, ripetiamo, dettata più da esigenze di equilibrio tra partecipazioni pubbliche e “<em>interessi incrociati</em>”, che da una reale volontà di rilanciare <strong>TIM</strong> o di costruire un&#8217;infrastruttura digitale nazionale effettivamente competitiva a livello europeo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un gioco di scambi di quote senza strategia?</h2>



<p>Con questa operazione assistiamo a un vero e proprio gioco di scambi di presenze tra <strong>Cassa Depositi e Prestiti (CDP)</strong>, <strong>Poste Italiane</strong> e <strong>Nexi</strong>, che somiglia più a una partita a scacchi tra partecipate pubbliche che a una strategia di lungo periodo.<br>Al contrario, l’Italia avrebbe bisogno di un piano chiaro e ambizioso per le telecomunicazioni, con investimenti mirati, guidati da competenza e finalizzati all’innovazione del Paese. Invece, ci troviamo di fronte a un’operazione opaca, in cui si spostano quote e si ridisegnano assetti societari, ma senza che ci sia un disegno organico, una strategia di sistema Paese, un reale beneficio per i cittadini e per le imprese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le difficoltà di TIM</h2>



<p><strong>TIM </strong>è da anni in difficoltà e continua a essere ostaggio di operazioni di salvataggio di corto respiro, mentre la concorrenza europea e globale corre verso il futuro, con reti più efficienti e modelli di business innovativi.<br>L’ingresso di <strong>Poste Italiane</strong>, che non ha né l&#8217;esperienza né il know-how per gestire una realtà così complessa come quella delle telecomunicazioni, rischia di appesantire ulteriormente <strong>TIM</strong>, già gravata da debiti e da una governance incerta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le mosse di CDP</h2>



<p>Inoltre, è importante sottolineare le perdite finanziarie che <strong>Cassa Depositi e Prestiti (CDP)</strong> ha subito con i suoi investimenti in <strong>TIM</strong> e <strong>Open Fiber</strong>.<br>Nel 2022, <strong>CDP</strong> ha registrato una svalutazione della sua partecipazione del <strong>9,81%</strong> in <strong>TIM</strong>, contribuendo a una variazione negativa delle riserve da valutazione pari a <strong>-451 milioni di euro</strong>. Per quanto riguarda <strong>Open Fiber</strong>, <strong>CDP</strong> ha aumentato la sua quota al <strong>60%</strong> nel 2021, investendo ulteriori <strong>530 milioni di euro</strong> per acquisire un ulteriore <strong>10%</strong> da <strong>Enel</strong>. Nonostante questi ingenti investimenti, <strong>Open Fiber</strong> ha continuato a registrare perdite e ad accumulare debiti, richiedendo ulteriori finanziamenti per sostenere le sue operazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La soluzione-papocchio: “Purché siamo tutti d’accordo…”</h2>



<p>Insomma, quello che vediamo è l’ennesimo &#8220;<em>papocchio</em>&#8221; di Stato, una mossa che non porta né innovazione né competitività, ma solo nuovi equilibri politici e burocratici. Nel frattempo, l’Italia continua a rimanere indietro nella corsa verso la digitalizzazione e lo sviluppo delle infrastrutture di rete di nuova generazione.</p>
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		<title>Poste Italiane valuta un possibile ingresso in Telecom Italia</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/poste-italiane-valuta-un-possibile-ingresso-in-telecom-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2025 06:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[PosteItaliane]]></category>
		<category><![CDATA[TIM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/Untitled-23.png" type="image/jpeg" />Poste Italiane sta esaminando l&#8217;opportunità di un investimento in Telecom Italia (Tim), secondo quanto riferito dalla agenzia Reuters. L’interesse di Poste Italiane si aggiunge a quello di Iliad e del fondo di private equity CVC Capital Partners, che nei giorni scorsi hanno manifestato attenzione verso il gruppo di telecomunicazioni. Poste Italiane, attiva anche nel settore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/Untitled-23.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Poste Italiane</strong> sta esaminando l&#8217;opportunità di un investimento in <strong>Telecom Italia (Tim)</strong>, secondo quanto riferito dalla agenzia <strong>Reuters</strong>.</p>
</blockquote>



<p>L’interesse di <strong>Poste Italiane</strong> si aggiunge a quello di <strong>Iliad</strong> e del fondo di private equity <strong>CVC Capital Partners</strong>, che nei giorni scorsi hanno manifestato attenzione verso il gruppo di telecomunicazioni.</p>



<p>Poste Italiane, attiva anche nel settore della telefonia mobile con <strong>Poste Mobile</strong>, starebbe valutando se un rafforzamento della collaborazione con Tim possa avvenire attraverso un ingresso nel capitale. <br>Tuttavia, al momento non sarebbe stata presa alcuna decisione definitiva, secondo le fonti.</p>



<p>Secondo i bene informati, il tema Telecom Italia non figura all’ordine del giorno del consiglio di amministrazione di Poste convocato per oggi.</p>



<p>Una delle ipotesi sul tavolo potrebbe essere l&#8217;acquisizione da parte di Poste della quota del 9,8% di Tim attualmente in mano a Cassa Depositi e Prestiti (CDP), che è il secondo maggiore azionista della compagnia dietro Vivendi. CDP, interpellata sulla questione, non ha commentato.</p>
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		<title>Si avvicina lo spezzatino di TIM? Il piano che potrebbe segnare la fine dell’azienda e migliaia di esuberi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 17:32:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[TIM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/TIM.png" type="image/jpeg" />Se nei prossimi giorni i fatti confermeranno le ipotesi, vorrebbe dire la rinuncia a qualunque strategia di rilancio, né si potrà parlare di Piano industriale pensato per il futuro dell’azienda e del settore delle telecomunicazioni in Italia. Al contrario, sarebbe una pura operazione finanziaria e, di sicuro, non è la prima che vediamo in Italia. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/si-avvicina-lo-spezzatino-di-tim-il-piano-che-potrebbe-segnare-la-fine-dellazienda-e-migliaia-di-esuberi/">Si avvicina lo spezzatino di TIM? Il piano che potrebbe segnare la fine dell’azienda e migliaia di esuberi</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/TIM.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Se nei prossimi giorni i fatti confermeranno le ipotesi, vorrebbe dire la rinuncia a qualunque strategia di rilancio, né si potrà parlare di Piano industriale pensato per il futuro dell’azienda e del settore delle telecomunicazioni in Italia. Al contrario, sarebbe una pura operazione finanziaria e, di sicuro, non è la prima che vediamo in Italia. E il governo?</em></p>
</blockquote>



<p>L’ultimo Piano strategico per <strong>TIM</strong>, che secondo recenti ricostruzioni giornalistiche vedrebbe il coinvolgimento del fondo di private equity <strong>CVC Capital Partners</strong>, rischia di rappresentare il colpo di grazia per la storica compagnia di telecomunicazioni italiana.<br>Il progetto potrebbe prevedere, infatti, il progressivo smembramento dell’azienda attraverso la vendita delle sue principali attività e la sua uscita dalla Borsa. Se questo scenario si dovesse concretizzare, <strong>TIM</strong> cesserebbe di esistere come entità unitaria, con conseguenze devastanti sul piano occupazionale e strategico per il Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sono gli attori in campo?</h2>



<p>Il fondo <strong>CVC Capital Partners</strong> non è un investitore industriale, non ha interesse a rilanciare <strong>TIM</strong> nel lungo periodo e non ha una visione strategica per il settore delle telecomunicazioni in Italia. <br>Si tratta di un fondo di private equity specializzato in acquisizioni e ristrutturazioni finanziarie finalizzate alla vendita e alla generazione di profitti nel minor tempo possibile. <br>Il modello di business è semplice: acquistare, spezzettare e rivendere ai migliori offerenti massimizzando il ritorno per gli azionisti. <br>Sempre secondo queste ricostruzioni, <strong>CVC</strong> starebbe valutando l’acquisto della quota del <strong>24%</strong> di <strong>TIM</strong> attualmente detenuta da <strong>Vivendi</strong>, il colosso francese che per anni ha esercitato un’influenza significativa sulla governance dell’azienda e che oggi sembra pronto a uscire di scena.<br>Se l’operazione andasse in porto, si aprirebbe la strada a una possibile uscita di <strong>TIM</strong> dalla <strong>Borsa</strong> attraverso un’operazione di “<em>take private</em>”, che permetterebbe a <strong>CVC</strong> e agli altri investitori coinvolti di ristrutturare l’azienda senza dover rispondere ai mercati finanziari e senza l’obbligo di garantire trasparenza agli azionisti pubblici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il primo passo? Il delisting</h2>



<p>Il <em>delisting</em> di <strong>TIM</strong> sarebbe il primo passo verso un’operazione ben più ampia che prevederebbe la vendita delle singole divisioni della società a diversi attori del mercato. <br>Il Piano sarebbe quello di separare e cedere le varie attività per ottenere il massimo valore possibile nel più breve tempo. <br>La divisione mobile potrebbe finire nelle mani di <strong>Iliad</strong> o di un altro operatore interessato a consolidare la propria presenza in Italia. <br>Il settore business verrebbe acquisito direttamente da <strong>CVC</strong>, trasformando <strong>TIM</strong> in un puro fornitore di servizi aziendali, mentre <strong>TIM Brasil</strong>, considerata una delle poche attività realmente redditizie della compagnia, verrebbe dismessa per fare cassa e massimizzare i profitti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Piano industriale che non punta al rilancio</h2>



<p>Questa non è una strategia di rilancio, non è un Piano industriale pensato per il futuro dell’azienda e del settore delle telecomunicazioni in Italia.<br>È una pura operazione finanziaria (e non è la prima che vediamo in Italia), che ha come unico obiettivo la massimizzazione del valore per gli azionisti di breve termine, senza alcuna considerazione per il destino dei lavoratori e per le implicazioni sul mercato.<br>Con la dismissione delle attività e la vendita degli asset più redditizi, <strong>TIM</strong> verrebbe letteralmente svuotata dall’interno, lasciando dietro di sé un’azienda ridotta a poco più di un guscio vuoto, senza identità e senza futuro:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Le ricadute occupazionali di questo piano sarebbero devastanti e il rischio concreto è che migliaia di posti di lavoro vengano sacrificati sull’altare della speculazione finanziaria.</li>



<li>La vendita della divisione mobile potrebbe portare a sovrapposizioni di personale con l’azienda acquirente e dunque a tagli immediati.</li>



<li>La cessione del settore business a <strong>CVC</strong> aprirebbe la strada a una razionalizzazione dei costi con possibili esternalizzazioni di intere funzioni.</li>



<li>La vendita di <strong>TIM Brasil</strong> priverebbe l’azienda di una delle sue principali fonti di reddito, riducendo ulteriormente la sua capacità di sostenere l’occupazione.</li>



<li>Oltre all’impatto devastante sui lavoratori, la frammentazione di TIM avrebbe conseguenze gravissime sul mercato delle telecomunicazioni in Italia.</li>



<li>La vendita del mobile a un altro operatore rischierebbe di ridurre la concorrenza favorendo un consolidamento che potrebbe penalizzare i consumatori.</li>



<li>La scomparsa di TIM come operatore integrato nazionale lascerebbe il Paese privo di un attore di riferimento nel settore delle telecomunicazioni esponendolo a un controllo sempre maggiore da parte di gruppi stranieri.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Una gamba in meno per la digitalizzazione dell’Italia….</h2>



<p>La digitalizzazione è una delle priorità strategiche per l’Italia e per l’Unione Europea eppure il Piano che pare si stia delineando rischia di riportare il Paese indietro di anni, lasciando TIM nelle mani di speculatori finanziari che non hanno alcun interesse nello sviluppo del settore.<br>Se questo Piano verrà portato avanti, i veri vincitori saranno pochi investitori che realizzeranno profitti straordinari, mentre i veri sconfitti saranno i lavoratori, i consumatori e l’intero sistema economico italiano che vedrà smantellato uno degli asset strategici più importanti del Paese. Se tutto ciò dovesse essere confermato, come sembra, <strong>TIM</strong> sarà velocemente smembrata, il mercato sarà stravolto, migliaia di posti di lavoro potrebbero essere cancellati e chi dovrebbe intervenire per garantire il futuro dell’azienda e del settore sembra restare a guardare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/si-avvicina-lo-spezzatino-di-tim-il-piano-che-potrebbe-segnare-la-fine-dellazienda-e-migliaia-di-esuberi/">Si avvicina lo spezzatino di TIM? Il piano che potrebbe segnare la fine dell’azienda e migliaia di esuberi</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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