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	<title>telecomunicazioni Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>telecomunicazioni Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>La Fondazione Ugo Bordoni: il suo prestigio negli anni 1950-2000 ed il suo successivo lento declino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Fedi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 09:38:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/fondazione-ugo-bordoni-ricerca-telecomunicazioni-scaled.webp" type="image/jpeg" />Le origini e gli anni 1950-1970 Nel 1952 l’Amministrazione delle Poste&#160;e delle Telecomunicazioni, le Società Concessionarie dei pubblici servizi di telecomunicazioni e le più importanti industrie manifatturiere del settore, decidono di costituire, erigendola in Ente Morale, una Fondazione senza scopo di lucro in grado di operare autonomamente nel campo della ricerca tecnico-scientifica nei settori&#160;delle telecomunicazioni, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-fondazione-ugo-bordoni-il-suo-prestigio-negli-anni-1950-2000-ed-il-suo-successivo-lento-declino/">La Fondazione Ugo Bordoni: il suo prestigio negli anni 1950-2000 ed il suo successivo lento declino</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/fondazione-ugo-bordoni-ricerca-telecomunicazioni-scaled.webp" type="image/jpeg" />
<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Le origini e gli anni 1950-1970</em></strong></h2>



<p>Nel 1952 l’Amministrazione delle Poste&nbsp;e delle Telecomunicazioni, le Società Concessionarie dei pubblici servizi di telecomunicazioni e le più importanti industrie manifatturiere del settore, decidono di costituire, erigendola in Ente Morale, una Fondazione senza scopo di lucro in grado di operare autonomamente nel campo della ricerca tecnico-scientifica nei settori&nbsp;delle telecomunicazioni, dell’elettronica e dell’informatica e nel settore postale e di&nbsp;caratterizzare in senso sociale e pubblico tale ricerca pur avendo, al tempo stesso,&nbsp;l’indispensabile&nbsp;flessibilità ed elasticità propria di una struttura a carattere privato.</p>



<p>La Fondazione è intitolata a “<strong>Ugo Bordoni</strong>”, in memoria dell’esimio Professore della Facoltà di Ingegneria dell’Università&nbsp;di Roma, illustre scienziato nei campi della termotecnica, della termodinamica e&nbsp;dell’acustica, propulsore dello sviluppo telefonico italiano e Presidente della <strong>STET</strong> fin dalla sua costituzione, scomparso nello stesso anno 1952.</p>



<p>La Presidenza della Fondazione viene assunta da <strong>Vittorio Gori</strong>, a cui seguiranno <strong>Algeri Marino</strong> (1957- 1962), <strong>Michele Paris</strong> (1962-1966), <strong>Antonio Carrelli</strong> (1966-1980), Mauro Nardelli (1980-1982), Elio Briganti (1982-1992), <strong>Lamberto Cardia</strong> (1992-1997) e <strong>Bruno Amoroso</strong> (1997-2000).&nbsp;</p>



<p>Come Segretario Generale è nominato <strong>Andrea Ferrari Toniolo</strong>.</p>



<p>Direttori delle Ricerche furono: <strong>Bruno Peroni</strong> (1960-1964); <strong>Renato Koch</strong> (1964-1982); <strong>Gino Pagni</strong> (1982-1985); <strong>Francesco Fedi</strong> (1985-2000).</p>



<p>Dal 1952 al 1970 gli obiettivi raggiunti&nbsp;dall’attività della Fondazione possono essere così sintetizzati:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>creazione e consolidamento di un contesto estremamente stimolante di ricerca scientifica con “unità di lavoro” articolate ed autonome;</li>



<li>continua qualificazione professionale, raggiunta attraverso il livello stesso delle ricerche in atto, di un’intera classe di ricercatori scientifici.</li>
</ul>



<p>Il secondo obiettivo si rivela particolarmente importante per la formazione di personale altamente qualificato. Dalla Fondazione Bordoni provengono, infatti, più di 40 docenti delle Facoltà di Ingegneria di varie Università Italiane ed un gran numero di funzionari e dirigenti delle Società Concessionarie e del mondo industriale. Basti citare solo alcuni dei tanti nomi: il Prof. <strong>Antonio Ruberti</strong>, già Ministro&nbsp;della Ricerca e Commissario CEE, l’Ing.&nbsp;<strong>Umberto De Julio</strong>, già Direttore Generale Telecom Italia; il Prof. <strong>Aldo Roveri</strong>,&nbsp;dell’Università di Roma “La Sapienza” già&nbsp;Presidente del Consiglio Superiore delle Poste e delle Telecomunicazioni; il Prof. <strong>Maurizio Decina</strong>, del Politecnico di Milano già Membro del Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia; Il Prof. <strong>Gianni Orlandi</strong>, già Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma “La Sapienza”; il Prof. <strong>Francesco Valdoni</strong>, dell’Università di Roma “Tor Vergata”; il Prof. <strong>Gabriele Falciasecca</strong>, dell’Università&nbsp;di Bologna e Presidente della Fondazione Guglielmo Marconi; jl Prof. <strong>Francesco Vatalaro</strong>, Professore Ordinario dell’Università “Tor Vergata” di Roma.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Gli anni 1970-2000</em></strong></h2>



<p>Agli inizi degli anni ‘70 diminuisce l’esigenza da parte dell’Università di reperire personale docente formato, al di fuori di essa, in enti quali la Fondazione. Si rafforza invece l’esigenza di attuare nel Paese una ricerca applicata di ampio respiro che possa portare un contributo decisivo allo sviluppo delle telecomunicazioni e che sia orientata a colmare il divario esistente tra la ricerca di tipo universitario e quella di tipo industriale.</p>



<p>La Fondazione Bordoni avverte questa esigenza e modifica di conseguenza la sua struttura.&nbsp;Nascono così, negli anni ‘70,&nbsp;i Settori della Fondazione che consentono di condurre impegnativi programmi di ricerca pluriennali che hanno vasta risonanza in ambito nazionale ed internazionale e che anticipano di circa dieci anni i progetti finalizzati del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Tra questi vanno citati i programmi di ricerca a lungo termine tendenti a studiare le caratteristiche di mezzi di trasmissione a grande capacità:&nbsp;la guida d’onda circolare ed il canale&nbsp;hertziano a frequenze superiori a 10 GHz.</p>



<p>Nel 1984 l’Amministrazione delle Poste&nbsp;e delle Telecomunicazioni e le Società Concessionarie dei servizi pubblici di telecomunicazioni riconoscono la validità&nbsp;dell’intuizione avuta, più di trent’anni prima, nell’individuare l’esigenza di un ente&nbsp;di ricerca con le caratteristiche della Fondazione Bordoni e decidono di rafforzare il suo ruolo. Le Società Concessionarie SIP, Italcable e Telespazio, nel rinnovare le&nbsp;Convenzioni con l’Amministrazione P.T., assumono infatti formalmente l’impegno&nbsp;di partecipare con un contributo annuale&nbsp;pari a circa l’uno per mille del loro fatturato “all’attuazione dei programmi di ricerca di interesse generale affidati&nbsp;dall’Amministrazione P.T. alla Fondazione Bordoni”.</p>



<p>Anche in conseguenza di ciò, dal 1985 al 2000, le attività della Fondazione hanno un notevole incremento con una completa ristrutturazione dell’organizzazione&nbsp;scientifica ed operativa. Nel 1985 <strong>Francesco Fedi</strong> è nominato Direttore delle Ricerche della Fondazione, primo “interno” ad&nbsp;assumere questa carica che manterrà fino all’anno 2000.&nbsp;</p>



<p>Si adegua lo Statuto alle nuove esigenze. Si acquisisce una nuova sede. Si attua un notevole potenziamento&nbsp;dell’organico e si inizia un’attenta politica del personale mediante l’introduzione del&nbsp;primo contratto integrativo aziendale. Si introducono criteri di contabilità industriale per le attività di ricerca e si affinano quelli di conduzione gestionale. Si imposta una completa documentazione delle attività programmate e svolte annualmente. Si cura, attraverso pubblicazioni e seminari, la diffusione capillare dei risultati ottenuti dalla Fondazione presso&nbsp;l’Amministrazione P.T., le società concessionarie, il mondo industriale e la comunità scientifica nazionale ed internazionale. Si incrementa notevolmente la partecipazione della Fondazione a progetti di ricerca europei e nazionali. Si ottiene un aumento considerevole della quantità e qualità della produzione scientifica e del numero dei riconoscimenti e degli incarichi di esponenti della Fondazione negli organismi scientifici e di normativa nazionali ed internazionali. Si attua una completa revisione delle procedure amministrative e dell’impostazione dei bilanci. Si&nbsp;rafforzano i rapporti con gli enti che emergono come i protagonisti delle telecomunicazioni italiane nell&#8217;ambito del riassetto del settore, Da una parte, si rinnova la Convenzione con il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni e, dall&#8217;altra, si stipula una nuova Convenzione con la società <strong>Telecom Italia</strong>, in cui sono confluite le Società Concessionarie <strong>SIP</strong>, <strong>Italcable</strong> e <strong>Telespazio</strong>. La Fondazione Bordoni si afferma gradualmente come uno dei principali centri di ricerca italiani nel settore delle telecomunicazioni.</p>



<p>La &#8220;formula Fondazione&#8221; è la vera chiave di questo successo perché consente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>in quanto Ente senza scopo di lucro e al di sopra delle parti, di perseguire scopi di pubblica utilità per l&#8217;intera comunità nazionale e di caratterizzare le proprie ricerche con obiettivi a lungo termine;</li>



<li>in quanto Ente a carattere privato, di avere la flessibilità e l&#8217;agilità indispensabili per svolgere attività di ricerca al più elevato livello.</li>
</ul>



<p>La rilevanza dell&#8217;attività che la Fondazione Bordoni svolge risulta ancor maggiore se si tengono presenti le esigenze che la situazione nazionale ed internazionale impone all&#8217;Italia per poter tenere il passo con gli altri Paesi industrializzati. Infatti, il rapido evolversi delle tecnologie, il ruolo trainante delle telecomunicazioni nella società, l&#8217;integrazione europea e l&#8217;affermarsi di una progressiva deregolamentazione e competizione nell&#8217;offerta dei servizi richiedono un costante incremento qualitativo e quantitativo della ricerca scientifica.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La ricerca</strong></h3>



<p>Durante questo periodo la Fondazione Ugo Bordoni è organizzata in Settori di ricerca ciascuno dei quali, a sua volta, è articolato in Gruppi di ricerca. Tutti i Gruppi sono al più elevato livello della ricerca italiana e molti di essi sono un punto di riferimento per la ricerca internazionale.</p>



<p>Nel Settore&nbsp;Radiocomunicazioni,&nbsp;la radiopropagazione a frequenze superiori a 10 GHz è, fin dai primi anni &#8217;70, uno degli argomenti di ricerca più impegnativi. In tale area, in concorrenza con i più importanti centri di ricerca europei, americani e giapponesi, la Fondazione ha un ruolo indiscusso di leader.&nbsp;</p>



<p>Fin dal 1980, le metodologie sviluppate dalla Fondazione sono raccomandate dall&#8217;Unione Internazionaledelle Telecomunicazioni per la pianificazione dei sistemi terrestri e via satellite a queste frequenze, ed usate in tutti i paesi del mondo. I risultati ottenuti meritano nel 1980 il&nbsp;premio <strong>Ottavio Bonazzi</strong> dell’Associazione&nbsp;Elettrotecnica ed Elettronica Italiana, nel1982 il premio Marconi dell’Istituto Internazionale delle Comunicazioni di Genova&nbsp;e nel 1989 il “<strong><em>Diplome d’Honneur</em></strong>” dell’Unione Internazionale Telecomunicazioni (UIT) di Ginevra “per i&nbsp;contributi apportati al progresso delle telecomunicazioni”.&nbsp;</p>



<p>Alla fine degli anni ‘80&nbsp;l&#8217;incalzante domanda di spettro radio e le esigenze di nuovi servizi hanno messo in rilievo nuovi temi di studio, relativi&nbsp;all’influenza sulla radiopropagazione di&nbsp;gas atmosferici e nuvole. L&#8217;attività si è allora mossa verso frequenze più elevate, fino a <strong>40/50 GHz</strong> e anche <strong>90 GHz</strong>, con la messa a punto di una modellistica meteorologica e elettromagnetica sempre più raffinata e con campagne sperimentali di tipo radiometrico.</p>



<p>La televisione è un altro importante argomento di ricerca del Settore. Fin dagli anni &#8217;60, la Fondazione Bordoni fornisce all&#8217;Amministrazione P.T. il supporto scientifico e tecnico necessario per la scelta degli standard televisivi: dal &#8220;bianco e nero&#8221; al &#8220;colore&#8221;, dalla &#8220;qualità migliorata&#8221; all'&#8221;alta definizione&#8221; e alla futura televisione &#8220;a 3 dimensioni&#8221;. La Fondazione si afferma come punto di riferimento a livello internazionale nell&#8217;area delle metodologie di valutazione della qualità delle immagini televisive, promuovendo la realizzazione presso l&#8217;Amministrazione P.T. di un laboratorio al livello dei migliori laboratori mondiali. Nell&#8217;ambito del Consiglio Superiore delle Poste Telecomunicazioni e Automazione, la Fondazione coordina la Commissione incaricata di riferire sulla scelta da effettuare tra il sistema europeo <strong>EUROPSAT</strong> ed il sistema italiano <strong>SARIT</strong> per l&#8217;introduzione in Italia della televisione diretta da satellite.</p>



<p>Nel campo dei radiomobili, infine, gli studi dei modelli del canale elettromagnetico e dei metodi di previsione dell&#8217;intensità di campo, svolti dalla Fondazione, trovano collocazione nei più importanti programmi di ricerca e contribuiscono alla rapida diffusione del telefono cellulare in Italia. Di particolare rilievo è anche il contributo fornito, in ambito europeo, per la scelta del sistema radiomobile numerico <strong>GSM</strong>: il confronto delle efficienze spettrali delle varie soluzioni proposte è, infatti, effettuato con le metodologie studiate e proposte dalla Fondazione in collaborazione con Telecom Italia. A seguito delle attività svolte, la Fondazione conquista gradatamente una posizione di riferimento internazionale nel dibattito sull&#8217;allocazione dinamica delle risorse radio per le future comunicazioni personali.</p>



<p>Nel Settore&nbsp;Comunicazioni ottiche&nbsp;la ricerca si sviluppa guardando alle prospettive più avanzate: la grandissima capacità, le lunghissime distanze, i sistemi coerenti e le nuove strutture di rete. I risultati dell&#8217;attività di ricerca svolta dalla Fondazione Bordoni in questo campo permettono all&#8217;Italia di essere presente con autorevolezza negli Organismi Internazionali di standardizzazione e nei programmi di ricerca della Comunità Europea.</p>



<p>A livello nazionale, alla Fondazione è affidato il compito di coordinare le attività di tecnologie dei sistemi ottici del Progetto Finalizzato Telecomunicazioni del Consiglio Nazionale delle Ricerche. I risultati ottenuti dalla Fondazione influiscono su alcune importanti scelte di pianificazione. Ad esempio, allorché in Italia si cominciano ad installare, su vasta scala, le fibre ottiche la Fondazione, forte dei suoi studi, diffonde solide argomentazioni a favore dell&#8217;utilizzo delle fibre monomodo rispetto a quelle multimodo, influendo ad orientare le scelte verso soluzioni che, successivamente, si rivelano le migliori. Gli studi svolti sui sistemi coerenti aprono la strada a nuovi concetti, quali l&#8217;uso della commutazione di frequenza, che cominciano ad influenzare in modo determinante la struttura delle nuove reti a larga banda, sia quelle di distribuzione e sia quelle di trasporto. Le ricerche sulle proprietà di polarizzazione e di nonlinearità delle fibre ottiche fanno della Fondazione uno dei protagonisti del dibattito sull&#8217;impiego dei &#8220;solitoni&#8221; nei sistemi di trasmissione per le lunghissime distanze, quali quelli impiegati nelle reti su scala europea o transcontinentale.</p>



<p>Con il Settore&nbsp;Comunicazioni numeriche&nbsp;la Fondazione partecipa da protagonista alla &#8220;rivoluzione&#8221; dalla tecnologia analogica a quella numerica, realizzando in Italia i primi prototipi sperimentali.</p>



<p>Successivamente l&#8217;attività si orienta prevalentemente verso lo sviluppo di algoritmi, procedure e protocolli di crittografia per assicurare l&#8217;autenticità, l&#8217;integrità e la confidenzialità di dati e messaggi.</p>



<p>In oltre dieci anni di attività nell&#8217;area della crittografia, la Fondazione Bordoni assume gradualmente un ruolo trainante in ambito nazionale e si pone come punto di riferimento italiano in ambito internazionale. Ciò è attestato dal ruolo di rilievo as- sunto nei progetti di ricerca della Comunità Europea, dalle richieste di collaborazione e di consulenza da parte del Ministero della Difesa, dalla collaborazione richiesta dalla <strong>Telecom Italia</strong> per la soluzione di alcuni problemi di sicurezza nel sistema radiomobile GSM europeo, dalle consulenze richieste dall&#8217;industria nazionale per la soluzione di problemi concernenti l&#8217;ingegnerizzazione di algoritmi crittografici, dall&#8217;organizzazione di Simposi periodici che vedono la partecipazione dei più qualificati studiosi mondiali dell&#8217;argomento.</p>



<p>Il Settore&nbsp;Reti e Servizi&nbsp;segue con particolare attenzione la profonda revisione, in corso a livello mondiale, sul modo di concepire la rete di telecomunicazioni, in rapporto allo sviluppo dei servizi che attraverso di essa si intende offrire in una gamma sempre più ampia e &#8220;personalizzata&#8221;, cioè adattati alle esigenze del singolo utente. Queste possibilità richiedono un&#8217;evoluzione delle architetture di rete e delle procedure di comunicazione, controllo e gestione che determinano il funzionamento della rete stessa.</p>



<p>La Fondazione è impegnata in studi avanzati sulle reti integrate a larga banda e sulle problematiche legate allo sviluppo delle &#8220;comunicazioni personali&#8221; nell&#8217;ambito di programmi di ricerca nazionali ed europei e delle attività di Organismi internazionali di normativa e standardizzazione.</p>



<p>Per quanto riguarda i servizi, l&#8217;attività della Fondazione è particolarmente incisiva in alcune applicazioni telematiche. Lo studio di codifiche di immagini di alta qalità porta a proposte nei progetti di ricerca Comunitari in cui la Fondazione si candida per lo studio di codifiche di immagini per servizi di &#8220;<strong>Museo Virtuale</strong>&#8221; che consentono all&#8217;utente una visita via terminale video con le tecniche tipiche della televisione interattiva.</p>



<p>Un&#8217;altra importante applicazione è quella per il trasferimento di immagini con alta risoluzione ed alta dinamica, quali radiografie, TAC e Risonanze Magnetiche. Su questo argomento si attua una collaborazione tra la Fondazione e la Scuola di specializzazione in Radiologia dell&#8217;Università di Pisa.</p>



<p>Infine, sono da sottolineare le attività nei servizi di Teledidattica che la Fondazione svolge in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche realizzando un esperimento tra l&#8217;Università di Genova ed un&#8217;aula appositamente attrezzata a Savona.</p>



<p>Nel Settore&nbsp;Elaborazione dell&#8217;informazione&nbsp;la Fondazione affronta tematiche di fondamentale importanza per lo sviluppo dei sistemi di telecomunicazioni e telematici: dall&#8217;ingegneria del software di comunicazione, all&#8217;ingegneria dell&#8217;informazione, all&#8217;ingegneria del linguaggio.</p>



<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;ingegneria del software di comunicazione, la Fondazione partecipa ad iniziative europee ed internazionali e contribuisce alla definizione ed alla diffusione di tecnologie, linguaggi e componenti software utili per l&#8217;evoluzione delle reti di telecomunicazioni verso reti intelligenti multiservizio e multimediali, cioè verso le cosiddette &#8220;<em>autostrade dell&#8217;informazione</em>&#8220;.</p>



<p>Il tema dell&#8217;ingegneria dell&#8217;informazione è fondamentale per riuscire ad accedere in modo semplice ed efficace all&#8217;enorme quantità di dati disponibili nelle reti mondiali che si stanno realizzando. In questo campo, la Fondazione si distingue nel- lo studio delle tecniche più innovative di&nbsp;“<em>Information Retrieval</em>” e di Intelligenza Artificiale e contribuisce allo sviluppo di un&#8217;Ingegneria dell&#8217;informazione multidisciplinare, in grado di dare all&#8217;utente strumenti per affrontare la complessità della ricerca e della selezione delle informazioni di suo interesse.</p>



<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;ingegneria del linguaggio, gli studi svolti sul riconoscimento del parlatore, cioè sulla possibilità di identificare un individuo attraverso l&#8217;analisi di un suo campione di voce (come nel caso di telefonate anonime o di intercettazioni telefoniche), pongono la Fondazione in una posizione di leader di questa disciplina in campo nazionale ed europeo. Ciò è ampiamente riconosciuto dalla Magistratura Italiana che affida agli studiosi della Fondazione numerose indagini peritali, spesso di natura assai delicata per l&#8217;importanza o la risonanza del &#8220;caso&#8221; come, ad esempio, il &#8220;<em>caso Toni Negri</em>&#8220;, il &#8220;<em>caso Gladio</em>&#8220;, il &#8220;<em>caso Ustica</em>&#8220;, per non citarne che alcuni tra i più noti e seguiti dall&#8217;opinione pubblica. Il riconoscimento del parlatore,oltre che nelle aule giudiziarie, trova importanti applicazioni anche nel caso in cui l&#8217;accertamento dell&#8217;identità di un individuo attraverso la voce diviene un elemento di primaria importanza per la tutela della segretezza di una data operazione (come una transazione bancaria effettuata per telefono) o per il controllo di un ambiente riservato (come una richiesta di accesso ad una centrale operativa delle forze dell&#8217;ordine o ad una sala controllo di una centrale nucleare). Nell&#8217;ambito di questa tematica la Fondazione realizza un sistema prototipale di &#8220;autenticazione&#8221; a mezzo voce che ha suscitato un vivo interesse in numerose sedi.</p>



<p>Il Settore&nbsp;Pianificazione strategbica&nbsp;segue con particolare attenzione il problema delle scelte che il pianificatore pubblico e privato è chiamato a compiere e si concentra sugli strumenti e sui metodi di osservazione, di analisi e di valutazione della complessa realtà del mondo delle telecomunicazioni. In questo campo sono messi a punto alcuni metodi analitici e di previsione che riscuotono notevole interesse negli ambienti scientifici e operativi e che sono applicati dalla <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> ai problemi di telematica bancaria e dall&#8217;<strong>Agenzia Spaziale Europea </strong>per valutare l&#8217;impatto di alcuni servizi offerti via satellite.</p>



<p>Sempre nel campo della pianificazione strategica la scienza dei fattori umani applicata alle telecomunicazioni che esamina, da un punto di vista multidisciplinare, le influenze dei nuovi servizi sugli utenti è un altro importante argomento di ricerca. Gli studi sull&#8217;Office Automation, la Videoconferenza, il Telelavoro, il laboratorio per l&#8217;emulazione dei nuovi servizi e le ricerche condotte in ambito europeo evidenziano il livello internazionale delle attività della Fondazione in questo campo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I risultati</strong></h3>



<p>L’affermazione scientifica della Fondazione è testimoniata dagli oltre 200 lavori pubblicati ogni anno sulle più autorevoli riviste scientifiche o presentati ai più prestigiosi congressi internazionali.</p>



<p>Come ampiamente riconosciuto, uno dei parametri più usati per valutare&nbsp;l’efficienza e la produttività di un ente di&nbsp;ricerca è il numero dei lavori scientifici pubblicati in un determinato anno. In&nbsp;un’indagine svolta in quegli anni dal Consiglio Superiore delle Poste, Telecomunicazioni e Automazione sullo stato della ricerca in Italia il parametro usato per valutare&nbsp;l’efficienza delle Università e degli Enti di&nbsp;ricerca nel settore delle Telecomunicazioni fu appunto il numero dei lavori pubblicati su riviste scientifiche o negli atti di congressi particolarmente qualificati ed il parametro usato per valutarne la produttività scientifica fu il rapporto tra il numero dei lavori pubblicati e il numero dei ricercatori. Nel caso della Fondazione, sia il numero delle pubblicazioni sia il livello della produttività scientifica è andato costantemente aumentando a partire dal 1985. Per quanto riguarda la produttività&nbsp;scientifica si è passati da un livello 0.9 nell’ ’85, giudicato già buono nell’indagine a&nbsp;cui si è fatto prima riferimento, ad un livello pari a circa 2 lavori per ricercatore&nbsp;all’anno.</p>



<p>Particolarmente importanti sono stati anche i contributi presentati dalla Fondazione a Enti e Organizzazioni di normativa e standardizzazione. I risultati ottenuti dalla Fondazione hanno spesso messo in&nbsp;grado l’Italia di far prevalere il punto di vista nazionale nella normativa e nella standardizzazione in sede internazionale, con evidenti vantaggi d’immagine per il Paese e per l’industria nazionale dei servizi&nbsp;e manifatturiera.</p>



<p>Oltre che dalla produzione scientifica&nbsp;l’affermazione della Fondazione è testimoniata dai premi e riconoscimenti ricevuti (quali ad esempio: il &#8220;<em>Diplôme d&#8217;honneur</em>&#8221; e il &#8220;<em>Diplôme de reconnaissance</em>&#8221; dell&#8217;Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, i premi <strong>Marconi</strong>, il premio <strong>Bonazzi</strong>, i premi <strong>Philip Morris</strong>), dalle presidenze di prestigiose Conferenze e Commissioni scientifiche internazionali (quali l&#8217; &#8220;<em>European Microwave Conference</em>&#8221; del 1987, la &#8220;<em>Conference on Modelling the Innovation</em>&#8221; del 1990, l&#8217; &#8220;<em>European Conference on Optical Communications</em>&#8221; del 1994, l&#8217; &#8220;<em>Eurocrypt</em>&#8221; del 1994 e la Commissione &#8220;<em>Radiowave propagation and Remote Sensing</em>&#8221; dell&#8217; <strong>URSI</strong> (<em>International&nbsp;Union of Radio Science</em>). Inoltre l’<strong>ECOC</strong>&nbsp;(<em>European Conference on Optical Communications</em>), l’<strong>ENPW</strong> (<em>European Network Planning Workshop</em>), l’<strong>ITC</strong> (<em>International Teletraffic Conference</em>) sono alcune delle Conferenze Internazionali nei cui Comitati scientifici il ruolo della Fondazione è altamente apprezzato.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’impatto dei risultati</strong></h3>



<p>Le attività di ricerca a lungo termine svolte in quegli anni mettono in grado la Fondazione di prepararsi per tempo su argomenti poi rivelatisi vitali per lo sviluppo delle telecomunicazioni e fanno sì che i risultati ottenuti, al di là del loro intrinseco valore scientifico, abbiano un impatto notevole su molti aspetti strategici per il settore della tecnologia dell’informazione:</p>



<p>&#8211;&nbsp;nell’opera di supporto&nbsp;scientifico e tecnico ai compiti di programmazione e controllo del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni.&nbsp;Basti citare i contributi della Fondazione alle scelte degli standard televisivi oppure quelli nel campo dei radiomobili: gli studi dei modelli del canale&nbsp;elettromagnetico e l’elaborazione di efficaci algoritmi per la previsione&nbsp;dell’intensità di campo hanno fatto sì che la Fondazione fosse prescelta come punto di riferimento, al di sopra delle parti, peril controllo delle coperture delle reti <strong>GSM</strong> di <strong>OMNITEL</strong> e <strong>TIM</strong>;</p>



<p>&#8211;&nbsp;nell’opera di supporto scientifico e tecnico ad altri Ministeri e all’intero paese&nbsp;in problemi di particolare delicatezza.&nbsp;Ad esempio, gli studi svolti sul riconoscimento del parlatore, cioè sulla possibilità di identificare un individuo attraverso l&#8217;analisi di un suo campione di voce. La crittografia è un altro esempio di area in cui la Fondazione Bordoni ha gradualmente assunto un ruolo trainante in ambito nazionale e si è posta come punto di riferimento italiano in ambito internazionale. Ciò ha portato&nbsp;tra l’altro alla collaborazione con l’<strong>AIPA</strong> (<em>Autorità per l’Informatica nella Pubblica&nbsp;Amministrazione</em>) per i problemi di sicurezza della Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione;</p>



<p>&#8211;&nbsp;nel campo della normativa nazionale e internazionale.&nbsp;Basti citare, ad esempio, il ruolo di leader avuto dalla&nbsp;Fondazione nell’introduzione di sistemi a&nbsp;frequenze superiori a <strong>10 GHz</strong> in concorrenza con i più importanti centri di ricerca europei, americani e giapponesi. Fin dagli&nbsp;anni ‘80 le metodologie sviluppate dalla Fondazione sono state quelle prescelte e&nbsp;raccomandate dall’Unione Internazionale&nbsp;delle Telecomunicazioni&nbsp; di Ginevrae sono oggi usate in tutti i paesi del mondo per la pianificazione dei sistemi radio terrestri e via satellite a queste frequenze;</p>



<p>&#8211;&nbsp;nelle scelte di carattere strategico&nbsp;per l’evoluzione della rete di telecomunicazioni.&nbsp;Ad esempio, allorché in Italia si cominciavano ad installare su vasta scala le fibre ottiche ha promosso l&#8217;utilizzo delle fibre monomodo rispetto a quelle multimodo, l&#8217;uso della commutazione di frequenza e l&#8217;impiego dei &#8220;solitoni&#8221; nei sistemi di trasmissione per le lunghissime distanze;</p>



<p>&#8211;&nbsp;nel supporto alle applicazioni industriali&nbsp;come l’ottenimento di più di dieci&nbsp;brevetti negli anni 1990-2000; la realizzazione del chip RSA 512, prodotto industrialmente in Italia sulla base di un algoritmo sviluppato per l’esecuzione rapida&nbsp;delle operazioni aritmetiche su grandi numeri e la realizzazione di carte intelligenti per il controllo d’accesso basate sulla rappresentazione dei numeri proposta in Fondazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Partecipazione in programmi europei e nazionali</strong></h3>



<p>Nel corso degli anni 1970 &#8211; 2000 è attuata una decisa politica di inserimento nei principali programmi di ricerca a livello europeo e nazionale.</p>



<p>Presente nelle azioni di ricerca <strong>COST</strong> (<em>European Cooperation in Science and Technology</em>) fin dalla fase preparatoria&nbsp;dei primi anni ‘70, la Fondazione è stata&nbsp;tra i maggiori protagonisti, ha detenuto la Presidenza di un gran numero delle Azioni&nbsp;varate nell’area delle Telecomunicazioni,&nbsp;ha rappresentato l’Italia nel Comitato Scientifico “Telecommunications and Information Science and Technology” di cui&nbsp;ha assunto la Presidenza nel 1998.</p>



<p>Particolarmente importanti sono anche le attività svolte nei progetti di ricerca europei <strong>RACE</strong> (<em>Research and Development in Advanced Communication Technology in Europe</em>), <strong>DRIVE</strong> (<em>Dedicated Road Infrastructure for Vehicle Safety in Europe</em>), <strong>ESPRIT</strong> (<em>European Strategic Project for Research in Information Technology</em>) e <strong>ACTS</strong> (<em>Advanced Communication Technologies and Services</em>):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>AC036 “DOLMEN” (Service Machine Development for an Open Long- term Mobile and Fixed Network Environment);</li>



<li>AC056 “QUOVADIS” (Quality of Video and Audio for Digital Television Services);</li>



<li>AC045 “UPGRADE” (High Bitrate 1300nm Upgrade of the European Standard Single-Mode Fibre Network);</li>



<li>AC063 “ESTHER” (Exploitation of Soliton Transmission Highways for the Europe- an Ring);</li>



<li>AC068 “INSIGNIA” (IN and B-ISDN Signalling Integration on ATM Platforms);</li>



<li>AC236 “CABSINET” (Cellular Access to Broadband Services and Interactive Television);</li>



<li>AC215 “CRABS” (Cellular Radio Access for Broadband Services).</li>
</ul>



<p>Nell’ambito dei progetti finalizzati a livello nazionale, la Fondazione ha una lunga tradizione di collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Verso la metà degli&nbsp;anni ‘70 alla Fondazione fu&nbsp;affidata la Direzione tecnica del progetto&nbsp;finalizzato “<em>Aiuti alla Navigazione e Controllo del Traffico Aereo</em>”. Negli anni ‘80 la&nbsp;Fondazione condusse a termine, per conto del <strong>CNR</strong>, lo studio di fattibilità di un&nbsp;“Progetto organico di ricerche di telecomunicazioni spaziali”. Nell’ambito del progetto “Telecomunicazioni”, la Fondazione&nbsp;ha coordinato il sottoprogetto sulle co- municazioni ottiche ed ha partecipato alle attività di ricerca con numerose unità operative.</p>



<p>Per quanto riguarda la collaborazione con Ministeri ed Enti, sono particolarmente rilevanti quelle stabilite con il Ministero della Difesa (Crittografia e riconoscimento&nbsp;del parlatore) e con l’<strong>AIPA</strong> &#8211; <em>Autorità per&nbsp;l’Informatica nella Pubblica Amministrazione</em> (problemi di sicurezza per la rete unitaria).</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Partecipazione in Organismi di normativa e standardizzazione.</strong></h3>



<p>L’attività della Fondazione nell’ambito&nbsp;di Organismi di normativa e standardizzazione è notevole a livello internazionale e nazionale. In questi Organismi esponenti della Fondazione occupano posizioni di prestigio e di responsabilità.</p>



<p>In ambito <strong>UIT-RS</strong> (International Telecommunication Union &#8211; Radio Communication Sector) rappresentanti della Fondazione partecipano, spesso con incarichi di coordinamento, alle attività di molte Commissioni sia a livello nazionale che in- ternazionale. Il contributo tecnico della Fondazione è estremamente apprezzato in varie <strong>Commissioni UIT-TSS</strong> (<strong>International Telecommunication Union</strong> &#8211; <em>Telecommunication Standardization Sector</em>) con particolare riguardo al coordinamento nel&nbsp;campo dell’ingegneria del traffico per&nbsp;comunicazioni personali.</p>



<p>La partecipazione della Fondazione alle attività <strong>ETSI</strong> (<em>European Telecommunications Standards Institute</em>) è particolarmente impegnativa a livello di Assemblea Tecnica e di Comitati Tecnici.</p>



<p>In ambito nazionale sono da segnalare le attività legate alla partecipazione al <strong>CEI</strong> (<em>Comitato Elettrotecnico Italiano</em>), al <strong>CONCIT </strong>(<em>Comitato Nazionale di Coordinamento per l’Informatica e le Telecomunicazioni</em>), all’<strong>UNI</strong> (<em>Ente Italiano di Unificazione</em>), e all’<strong>UNINFO</strong> (<em>Ente di Normativa&nbsp;per le Tecniche Informatiche e loro Applicazioni</em>).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Dopo l’anno 2000</em></strong></h2>



<p>Le privatizzazioni delle principali aziende di telecomunicazioni a partecipazione statale ed il conseguente passaggio da una situazione di monopolio ad una caratterizzata dal pluralismo di soggetti economici con pari diritti generò gravi difficoltà nel meccanismo di finanziamento della Fondazione con forti ricadute sulle attività della Fondazione stessa.</p>



<p>La conseguenza&nbsp; delle difficoltà di finanziamento fu che nel 2000 la Fondazione fu trasformata con DM 3.8.2000 in una nuova Fondazione avente ragione sociale, scopo, oggetto identici, con continuità giuridica dei rapporti di lavoro e degli obblighi connessi e posta ancora sotto la vigilanza dell&#8217;allora Ministero delle Comunicazioni, poi confluito nel Ministero dello Sviluppo Economico. Le sue risorse sono state in seguito costituite da finanziamenti del Ministero regolati da specifiche convenzioni, da contributi alla ricerca definiti dalle leggi 3/2003 e 80/2005, da specifiche convenzioni con il Ministero (quali quelle del 7 marzo 2001 e del 27 dicembre 2007 sul tema della TV digitale), nonché dai contributi di aziende del settore riconosciuti statutariamente come Fondatori.</p>



<p>Dal settembre 2008 la Fondazione Bordoni ha un nuovo Statuto che ne sottolinea la finalità pubblicistica. Il Consiglio di Amministrazione è composto da sette membri nominati dal Ministro dello Sviluppo Economico di cui uno designato dal Presidente del Consiglio dei Ministri e due con il parere del Presidente dell&#8217;Autorità delle Garanzie nelle Comunicazioni. Per Statuto organi della Fondazione sono: il Presidente, il Consiglio di Amministrazione, il Comitato dei Soci Fondatori, che ha un ruolo di indirizzo strategico, ed il Comitato Scientifico, composto da studiosi espressione del mondo accademico e della ricerca.</p>



<p>Infine, nella legge n. 69 del 18 giugno 2009, si riconosce come compito della&nbsp;Fondazione l’elaborazione di strategie di&nbsp;sviluppo del settore delle comunicazioni e quello di coadiuvare operativamente il Ministero dello Sviluppo Economico ed altre amministrazioni pubbliche nella soluzione organica ed interdisciplinare delle problematiche di carattere tecnico, economico, finanziario, gestionale, normativo e regolatorio connesse alle rispettive attività.&nbsp;</p>



<p>Per effetto della modifica allo statuto nel 2008 e del successivo passaggio legislativo nel 2009, la Fondazione si configura giuridicamente come un organismo di diritto pubblico. Ciò consente di intrattenere rapporti con tutta l’amministrazione&nbsp;pubblica, quali la stipula di convenzioni,&nbsp;l’affidamento di incarichi, la collaborazione istituzionale e così via, come parte integrante della compagine istituzionale e non come un ente privato terzo.</p>



<p>Negli anni che precedono il 2000 la Fondazione visse il suo periodo migliore grazie a un modello di finanziamento virtuoso e lungimirante. Nel 1984, su iniziativa delle società concessionarien (<strong>SIP</strong>, <strong>Italcable</strong>, <strong>Telespazio</strong>) fu sancito con apposita Convenzione l’impegno a destinare alla FUB un contributo annuale pari a circa l&#8217;uno per mille del proprio fatturato. Questo meccanismo, ancorato alla crescita del settore in regime di monopolio pubblico,&nbsp;garantì stabilità economica e piena autonomia scientifica, consentendo all&#8217;ente di diventare un centro di eccellenza internazionale e di accumulare per oltre un cinquantennio un patrimonio inestimabile di conoscenze e competenze nel settore delle telecomunicazioni.</p>



<p>La crisi precipitò nel 2000, alla scadenza della suddetta Convenzione. Il settore era stato radicalmente trasformato dalle privatizzazioni e dalla liberalizzazione:&nbsp;il monopolio aveva lasciato il posto a un mercato competitivo. Telecom Italia, ormai privatizzata, non fu più disponibile a farsi carico da sola del finanziamento integrale dell&#8217;ente. I nuovi operatori privati, pur entrati a far parte della compagine societaria della &#8220;<em>Nuova Fondazione</em>&#8220;, offrirono contributi del tutto inadeguati, di natura volontaria e simbolica. Lo Stato, dal canto suo, si limitò a un ruolo di &#8220;vigilanza&#8221; e a un finanziamento pubblico esiguo, insufficiente a colmare la mancanza dei finanziamenti precedenti.</p>



<p>Da più parti il periodo che segue l’anno 2000 si identifica con il progressivo declino della Fondazione che da prestigioso ente di ricerca a livello intrtenazionale diviene gradatamente un mero strumento di supporto tecnico-burocratico per le amministrazioni pubbliche, disperdendo irrimediabilmente quel patrimonio di conoscenze e competenze che si era cumulato in mezzo secolo di attività e mandando in fumo un capitale intellettuale unico per il paese.</p>



<p>In quegli anni la politica incapace di elaborare una visione strategica di lungo periodo intervenne sulla Fondazione con una serie di cambiamenti statutari e riorganizzazioni che,&nbsp;lungi dal risolvere la crisi, ne snaturarono profondamente l&#8217;anima originaria di ente dedicato alla ricerca di base e applicata nelle telecomunicazioni.</p>



<p>In questo processo di reindirizzamento, va riconosciuto che anche parte della comunità universitaria del settore non seppe o non volle esercitare un doveroso approccio critico e costruttivo. Prestandosi, talvolta silenziosamente, a logiche estranee alla missione scientifica originaria, quella stessa comunità accademica finì per avallare lo svuotamento dell&#8217;ente, invece di difenderne il ruolo di presidio di ricerca indipendente.&nbsp;</p>



<p>Va anche notato che al declino della Fondazione contribuì in parte anche il confluire del Ministero Poste e Telecomunicazioni nel Ministero dello Sviluppo Economico e la scomparsa del prestigioso Consiglio Superiore Poste e Telecomunicazioni dove per anni si erano affrontati i temi più importanti del settore.</p>



<p>Trascorso un decennio, nel 2010, la FUB era divenuta tutt&#8217;altra cosa. Se negli anni precedenti con il finanziatore unico Telecom Italia&nbsp; la Fondazione poteva innovare su un ampio spettro di temi d&#8217;avanguardia dopo soli dieci anni non le rimaneva altro ruolo che quello di supporto nella risoluzione delle &#8220;grane&#8221; che il Ministero dello Sviluppo Economico si trovava ad affrontare nel gestire le sfide, spesso le pretese, del mercato degli operatori. Un ruolo tecnico, o meglio tecnico-politico, che aveva perso ormai del tutto la forza propulsiva e innovativa della ricerca di base e applicata. È in questo clima che nasce il molto criticato “Registro delle Opposizioni” punto di arrivo di una triste parabola discendente che ha ridotto a pure funzioni amministrative un&#8217; Istituzione di ricerca un tempo prestigiosa a livello internazionale.</p>



<p>Il futuro? Sperando che non sia solo una irrealizzabile utopia, la Fondazione Bordoni riadattata con finanziamenti certi Stato-UE potrebbe riacquistare il suo ruolo propulsivo in uno scenario in cui l’intelligenza artificiale e il quantum<em> electronics</em> avranno un’importanza fondamentale nel confronto tra i blocchi.</p>



<p><br><strong>Per approfondire</strong></p>



<ol class="wp-block-list">
<li>F. Fedi, A. Morello “<strong><em>La ricerca nelle istituzioni: i casi ISPT, FUB,CRIT e l’attività COST</em></strong>”, Storia delle Telecomunicazioni, a cura di V. Cantoni, G. Falciasecca, G. Pelosi, – Firenze University Press, 2011</li>



<li>F.Fedi “<strong><em>Il COST (European Cooperation in Science and Technology) e le Telecomunicazioni</em></strong>”, Informatica &amp; Documentazione, n. 2/2011</li>



<li>F.Fedi “<strong><em>COST: un modello Europeo per la cooperazione scientifica</em></strong>”, Informatica &amp; Documentazione, n. 1/2006.</li>
</ol>



<p><strong><em>Post Scriptum</em></strong></p>



<p><em>Si ringrazia vivamente il Prof. </em><strong><em>Francesco Vatalaro</em></strong><em> per i Suoi commenti sul declino della Fondazione &#8211; dettati da una lucida visione, da una molto apprezzabile onestà intellettuale e riportati sommariamente nelle conclusioni &#8211; che sono da me completamente condivisi &#8211; anche se finora non avevo avuto occasione di estrinsecarlo &#8211; e che sono stati il motivo ispiratore della stesura del presente articolo.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-fondazione-ugo-bordoni-il-suo-prestigio-negli-anni-1950-2000-ed-il-suo-successivo-lento-declino/">La Fondazione Ugo Bordoni: il suo prestigio negli anni 1950-2000 ed il suo successivo lento declino</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>La vera crisi delle telecomunicazioni europee: perché lamentarsi non è più una strategia</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/vera-crisi-telecomunicazioni-europee-lamentarsi-non-e-piu-una-strategia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 09:06:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/12/ChatGPT-Image-9-dic-2025-10_01_56.jpg" type="image/jpeg" />Per anni, la crisi delle telecomunicazioni europee è stata descritta attraverso bilanci, dispute regolamentari e il consueto coro di lamentele su prezzi troppo bassi, giganti del cloud stranieri e costi crescenti. Ma la vera crisi non si trova negli indicatori finanziari. Si trova nel linguaggio con cui il settore parla di sé. La proliferazione di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/vera-crisi-telecomunicazioni-europee-lamentarsi-non-e-piu-una-strategia/">La vera crisi delle telecomunicazioni europee: perché lamentarsi non è più una strategia</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/12/ChatGPT-Image-9-dic-2025-10_01_56.jpg" type="image/jpeg" />
<p><em>Per anni, la crisi delle telecomunicazioni europee è stata descritta attraverso bilanci, dispute regolamentari e il consueto coro di lamentele su prezzi troppo bassi, giganti del cloud stranieri e costi crescenti. Ma la vera crisi non si trova negli indicatori finanziari. Si trova nel linguaggio con cui il settore parla di sé. La proliferazione di lamenti, metafore improvvisate e denunce rituali contro TikTok, Disney, Amazon, le bollette dell’energia o i prezzi delle frequenze non rivela un’ingiustizia strutturale, bensì un vuoto strategico. È il sintomo di un’industria che ha perso chiarezza, ambizione e, soprattutto, direzione.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’illusione della colpa esterna</h2>



<p>Gli operatori storici europei si sono rifugiati in una narrativa confortevole: la regolazione è troppo pesante, la concorrenza troppo intensa, i consumatori troppo esigenti, gli investimenti troppo costosi. Eppure un fatto ostinato mette in crisi questa narrazione. I prezzi della fibra e del 5G non sono regolati in Europa. Nessuna autorità impone FTTH a 19 euro o dati illimitati a 7 euro. Sono decisioni commerciali volontarie — il risultato di un decennio di competizione al ribasso. Lamentarsi oggi delle conseguenze di scelte compiute liberamente non è una strategia; è incoerenza autoinflitta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero problema è interno</h2>



<p>La crisi delle telecomunicazioni europee non è imposta dall’esterno. È generata dall’interno. Per troppo tempo il settore ha difeso architetture e mentalità radicate in un’altra epoca. Il vero vincolo non è Bruxelles — è un conservatorismo profondo. Quello che chiamo il “modello del rame” non è solo un’infrastruttura ereditata: è un modo di pensare. Integrazione verticale totale, clienti captive, concorrenza reale limitata, processi lenti, operazioni non cloud-native, e una ostilità riflessa verso innovazioni come eSIM, open network, neutral host, API aperte ed edge computing. È un modello costruito per un mondo di scarsità. E la scarsità, nell’era digitale, non esiste più.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un continente frammentato per progettazione</h2>



<p>Mentre Stati Uniti e Asia costruivano ecosistemi alimentati da scala, cloud, AI e servizi digitali, l’Europa consolidava la frammentazione: ventisette Paesi. Ventisette regolatori. Oltre cento operatori. Una geografia industriale disomogenea che soffoca la crescita invece di abilitarla. Ecco perché l’Europa è in ritardo su AI operativa, adozione del cloud, piattaforme digitali e intensità degli investimenti. Il sistema è progettato per il comfort nazionale, non per la competizione globale.</p>



<p>E ogni volta che si discute di consolidamento, il dibattito si arena ai confini nazionali. Questo è l’errore strategico centrale. Le fusioni domestiche sommano debolezze; non creano forza. L’Europa ha bisogno di un consolidamento paneuropeo — la creazione di veri operatori continentali, con la scala, la solidità finanziaria e l’ambizione tecnologica necessari per competere con i giganti americani e asiatici. La scelta non è tra attori nazionali; è tra rilevanza e irrilevanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’integrazione verticale: la gabbia che rimpicciolisce l’Europa</h2>



<p>Un tale consolidamento resterà impossibile finché reti e servizi rimarranno fusi verticalmente. L’integrazione verticale non è un vantaggio nell’economia digitale di oggi; è la gabbia in cui l’Europa si è chiusa. I modelli wholesale-only, con una separazione chiara e irreversibile tra reti e servizi, non sono esperimenti ideologici: sono necessità economiche. Un’architettura di rete neutrale apre la concorrenza nei servizi, evita duplicazioni costose, accelera gli investimenti e rende possibili piattaforme transfrontaliere autentiche. Solo una separazione strutturale ordinata può accendere quel mercato paneuropeo dei servizi digitali che l’Europa sogna da vent’anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa deve competere dove nasce il valore</h2>



<p>Le reti devono diventare infrastrutture critiche condivise. La competizione deve spostarsi — urgentemente — su servizi, piattaforme, AI e contenuti digitali. Ma l’Europa resta intrappolata nella logica del “ognuno nel proprio cortile”, una mentalità che ha prodotto nanismo industriale, rallentato il 5G standalone, ritardato l’edge cloud e lasciato indietro API di rete e strategie di cybersecurity. Considerare i data center tedeschi, i nodi edge spagnoli, i cluster AI francesi o gli ecosistemi di Shenzhen come minacce significa non comprendere la natura della competitività moderna. Nessun operatore, nessun Paese — per quanto grande — può competere da solo nella nuova economia digitale. La competitività nasce dall’interconnessione, non dal protezionismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero fallimento del settore: la creazione di valore</h2>



<p>È vero che i costi energetici sono aumentati, che molte aste 5G sono state distorte e che la pressione sui margini è reale. Ma nulla di tutto questo spiega perché l’Europa, pur avendo alcune delle migliori reti in fibra del mondo, continui a mostrare ARPU cronicamente bassi, investimenti insufficienti e una scarsa capacità di monetizzare la connettività. La verità è più semplice — e più scomoda: il settore ha passato un decennio a difendere il passato invece di costruire il futuro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una scelta che l’Europa non può più rimandare</h2>



<p>Il problema non è che il mondo si muova troppo velocemente. Il problema è che l’Europa si è mossa troppo lentamente e spesso nella direzione sbagliata.</p>



<p>Ciò di cui l’Europa ha bisogno non è un nuovo ciclo di lamentele, ma un cambio di paradigma. La crisi non deriva dai regolatori, dai consumatori o dalla concorrenza: deriva dall’incapacità dell’industria di abbandonare un modello incompatibile con l’economia dell’AI, del cloud e delle piattaforme.</p>



<p>L’Europa oggi si trova davanti a una scelta binaria:continuare a lamentarsi dei propri vincoli, oppure iniziare finalmente a costruire il proprio futuro.</p>



<p>Perché il futuro delle telecomunicazioni europee non sarà scritto da chi continua a invocare scuse.</p>



<p>Sarà scritto da chi avrà il coraggio di ripensare tutto.</p>
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		<title>AI e telecomunicazioni: la falsa emergenza delle reti saturate</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/ai-e-telecomunicazioni-la-falsa-emergenza-delle-reti-saturate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 06:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Gambardella13.png" type="image/jpeg" />Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulle reti di telecomunicazione troppo spesso si riduce a un ritornello pigro: “le reti sono piene”. È uno slogan pensato per allarmare, non per informare. In realtà, questa narrazione distorce sia il quadro tecnico sia quello strategico. Se l’Europa vuole competere nell’era dell’AI, deve smettere di ossessionarsi con colli di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Gambardella13.png" type="image/jpeg" />
<p>Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulle reti di telecomunicazione troppo spesso si riduce a un ritornello pigro: <em>“le reti sono piene”</em>. È uno slogan pensato per allarmare, non per informare. In realtà, questa narrazione distorce sia il quadro tecnico sia quello strategico. Se l’Europa vuole competere nell’era dell’AI, deve smettere di ossessionarsi con colli di bottiglia fantasma e iniziare a pensare seriamente a investimenti, modelli di business e competitività globale.</p>



<p>Un utile correttivo arriva dal recente <strong>sondaggio Ciena–Heavy Reading</strong> condotto a febbraio 2025 su 77 operatori a livello mondiale. I numeri sono sorprendenti: entro tre anni, secondo il 29% degli operatori l’AI potrebbe rappresentare oltre la metà del traffico sulle dorsali di lunga distanza, e secondo un ulteriore 52% almeno il 30%. Nelle reti metropolitane, il 18% prevede che l’AI supererà il 50% del traffico, e quasi la metà lo vede sopra il 30%.</p>



<p>Letti superficialmente, questi dati possono sembrare allarmanti. Interpretati correttamente, invece, indicano crescita e opportunità. Le <strong>reti</strong> — in particolare le dorsali ottiche — non sono tubi fragili pronti a scoppiare. Sono <strong>progettate con ridondanza, scalabilità e possibilità di espansione a lungo termine</strong>. La fibra, contrariamente ai titoli sensazionalistici, non si “riempie”: si scala. Tecnologie come il wavelength division multiplexing consentono di moltiplicare la capacità senza dover stendere un solo nuovo cavo.</p>



<p>Lo stesso sondaggio mostra che solo il 16% degli operatori considera le proprie reti “molto pronte” per il traffico AI. Ma, ben lontano dall’essere una crisi, questo riflette pianificazione prudente: il 39% afferma che le proprie reti sono “pronte ma con margini di miglioramento,” il 40% “parzialmente pronte,” e solo il 5% “non pronte affatto.” Non sono segnali d’allarme: sono segnali d’investimento.</p>



<p>E <strong>gli operatori stanno già agendo</strong>. Deutsche Telekom ha annunciato test di servizi a 400G pensati per i carichi di lavoro AI delle imprese. Telefónica ha spostato capitale verso i wavelength services, offrendo canali dedicati a 100G e 400G a clienti ad alta intensità di dati. Quasi la metà degli intervistati nel sondaggio Ciena considera proprio questi servizi ultra-capaci — più che la dark fiber — il principale motore di crescita dei prossimi tre anni. È significativo che il 74% indichi i clienti enterprise, non solo gli hyperscaler, come la principale fonte di domanda AI.</p>



<p>Ed è qui il punto centrale: il traffico AI non è una catastrofe imminente ma un’opportunità commerciale. Parlare di reti “sature” è tecnicamente sbagliato e strategicamente avventato. Il vero rischio è che l’Europa, ancora una volta, resti intrappolata in un ciclo di allarmismo mentre Stati Uniti e Cina avanzano con strategie di investimento audaci. Il pericolo non è la saturazione delle reti — è la saturazione delle politiche, con troppa retorica e poca strategia di lungo termine.</p>



<p>Prendiamo il mobile. La congestione viene spesso citata, eppure il 5G è stato progettato proprio per la gestione dinamica dello spettro. Con il dynamic spectrum sharing, le reti auto-ottimizzanti e ora i risparmi energetici resi possibili dall’AI, gli operatori europei sono in grado di gestire molto più di quanto ammettano i catastrofisti. Nell’FTTH, il traffico medio per utente rimane modesto anche con streaming e lavoro da remoto. I dati semplicemente non supportano uno scenario di collasso.</p>



<p>Nel frattempo, l’AI stessa sta diventando un fattore di stabilità, non di stress: prevede i picchi, ridistribuisce i flussi, riduce la latenza e taglia i consumi energetici. Presentare l’AI come un vulcano pronto a eruttare significa ignorare la realtà di come essa già sostenga la resilienza.</p>



<p>Le implicazioni finanziarie contano. Gli investitori nelle telecomunicazioni hanno vissuto un decennio di margini compressi, basse valutazioni e costi di capitale in aumento. L’ondata dell’AI è un’opportunità per invertire questa tendenza — monetizzando la capacità attraverso servizi premium per le imprese invece di inseguire l’ARPU dei consumatori. Una politica europea che dipinge l’AI come “minaccia” rischia di scoraggiare proprio quegli investimenti di cui il settore ha bisogno.</p>



<p>La conclusione è chiara. Le reti europee non sono vicine all’implosione. Stanno evolvendo — ottiche, mobili e sempre più intelligenti. Il compito non è farsi prendere dal panico, ma canalizzare la domanda di AI in modelli di business sostenibili e aggiornamenti efficienti in termini di capitale.</p>



<p>Se ben gestita, la combinazione di dorsali in fibra scalabili, 5G potenziato dall’AI e servizi ad altissima capacità potrebbe trasformare la connettività europea in un punto di riferimento globale per resilienza ed efficienza. Sarebbe un’eredità molto migliore di un’altra tornata di slogan vuoti sulla saturazione.</p>
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		<title>Perché abbandonare il modello wholesale-only sarebbe un errore per il futuro digitale dell’Europa</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/perche-abbandonare-il-modello-wholesale-only-sarebbe-un-errore-per-il-futuro-digitale-delleuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 07:14:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[wholesale-only]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Gambardella4.png" type="image/jpeg" />In questi mesi a Bruxelles si lavora a una nuova riforma delle telecomunicazioni: il Digital Networks Act. L’intento è ambizioso – rilanciare un settore strategico, in un’epoca in cui tutto, dal lavoro alla salute, dalla scuola alla mobilità, passa per una buona connessione. Ma tra le ipotesi in discussione, ce n’è una che rischia di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Gambardella4.png" type="image/jpeg" />
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<p>In questi mesi a Bruxelles si lavora a una nuova riforma delle telecomunicazioni: il <strong>Digital Networks Act</strong>. L’intento è ambizioso – rilanciare un settore strategico, in un’epoca in cui tutto, dal lavoro alla salute, dalla scuola alla mobilità, passa per una buona connessione. Ma tra le ipotesi in discussione, ce n’è una che rischia di portarci nella direzione sbagliata: eliminare il modello chiamato <strong>wholesale-only</strong>.</p>
</blockquote>



<p>Non lasciatevi spaventare dal termine. Il concetto è semplice: chi costruisce le reti – come la fibra ottica – non dovrebbe essere anche quello che vende i servizi internet agli utenti. Perché? <strong>Perché è l’unico modo per garantire che tutti – grandi e piccoli operatori – possano usare quella rete alle stesse condizioni. Senza favoritismi, senza conflitti di interesse, senza che qualcuno possa escludere gli altri.</strong></p>



<p>È una regola di buon senso. E dove è stata applicata bene, ha funzionato. Pensiamo a Stoccolma: lì, già vent’anni fa, il Comune ha deciso di investire in una rete neutrale, accessibile a tutti. Si chiama <strong>Stokab</strong>. Oggi la città ha una delle infrastrutture in fibra più avanzate e capillari d’Europa. Decine di operatori competono in modo equo e i cittadini hanno connessioni simmetriche fino a 1 Gbps a costi tra i più bassi del continente.</p>



<p>Oppure guardiamo al Regno Unito: l’arrivo di operatori come <strong>CityFibre</strong>, che offrono infrastrutture aperte a chiunque voglia vendere servizi internet, ha cambiato il mercato. La concorrenza è aumentata, gli investimenti sono cresciuti e la qualità del servizio è migliorata. E soprattutto, per i consumatori è arrivata una cosa che mancava da anni: la vera possibilità di scegliere.</p>



<p>Ma il punto centrale è un altro: <strong>la separazione tra rete e servizi è la condizione necessaria per creare un vero mercato paneuropeo dei servizi digitali</strong>. Finché gli operatori storici resteranno verticalmente integrati – presenti allo stesso tempo sul mercato wholesale e su quello retail – sarà impossibile costruire un ecosistema digitale europeo aperto, competitivo, dinamico. Il conflitto di interesse strutturale degli incumbent è un freno alla concorrenza e un ostacolo alla nascita di nuovi modelli di business.</p>



<p><strong>Sostenere il modello wholesale-only significa incentivare un mercato retail più vivace: con più offerta, prezzi più bassi, maggiore qualità dei servizi e, soprattutto, spazio per innovare.</strong> Significa permettere la nascita di nuovi attori, di start-up e di operatori specializzati capaci di creare valore aggiunto sui servizi digitali avanzati, dai contenuti al cloud, dall’educazione online alla sanità connessa.</p>



<p>E il vantaggio non è solo per le imprese. È concreto anche per i cittadini. Quando la rete è neutrale, chiunque può offrire servizi, e chiunque può sceglierli. Si crea un vero mercato della concorrenza, non una prateria controllata da pochi, in cui il consumatore è costretto ad accettare ciò che gli viene imposto.</p>



<p>Al contrario, quando chi possiede le reti controlla anche l’accesso e i servizi, il mercato si chiude. La concorrenza si riduce, l’innovazione rallenta e le disuguaglianze digitali si ampliano. Abbiamo visto cosa succede in contesti dominati da modelli verticali: barriere all’ingresso artificiali, pratiche discriminatorie, posizione dominante consolidata. E alla fine, il conto lo pagano tutti: cittadini, imprese, e l’intero sistema economico.</p>



<p>Il problema non è il principio del modello, ma la sua applicazione. Quando è ben progettato, indipendente, trasparente e sostenuto da una chiara visione industriale, i benefici sono evidenti.</p>



<p><strong>Abbandonare oggi il modello wholesale-only significherebbe fare un passo indietro di vent’anni.</strong> Vorrebbe dire accettare che pochi soggetti controllino tutto: dalle reti ai servizi, fino al rapporto diretto con il cliente. Vorrebbe dire rinunciare a un mercato europeo delle telecomunicazioni integrato, moderno, competitivo.</p>



<p><strong>E a soffrirne, più di tutti, sarebbe l’innovazione. </strong>Senza accesso equo alle infrastrutture, le start-up non nascono, gli operatori alternativi non crescono, le nuove idee restano nel cassetto. Un ecosistema digitale chiuso è un ecosistema sterile.</p>



<p>Anche il consumatore, nel quotidiano, pagherebbe un prezzo salato: meno scelta, meno trasparenza, meno potere contrattuale. E tariffe più alte.</p>



<p>Vale la pena ricordarlo: il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, approvato a larga maggioranza solo pochi anni fa, ha indicato proprio nella separazione tra rete e servizi uno dei pilastri per garantire pluralismo e concorrenza. Rinnegare oggi quel principio equivarrebbe a demolire la base regolatoria su cui si è fondata la modernizzazione digitale europea.</p>



<p><strong>Mai come ora l’Europa ha bisogno di reti aperte, trasparenti, neutrali. Reti che consentano lo sviluppo di servizi innovativi, che stimolino investimenti, che mettano i consumatori e le imprese al centro</strong>. In un momento in cui si parla di intelligenza artificiale, cybersicurezza e sovranità digitale, rinunciare alla neutralità infrastrutturale sarebbe una scelta miope e pericolosa.</p>



<p><strong>Il Digital Networks Act può essere una grande occasione. Ma solo se saprà rafforzare – e non smantellare – i principi di apertura e concorrenza su cui si fonda una vera Europa digitale.</strong></p>



<p>La posta in gioco è altissima. <strong>Sostenere il modello wholesale-only non è una scelta tecnica, è una scelta politica. Significa scegliere trasparenza, innovazione, libertà. Significa rendere davvero possibile un mercato unico europeo delle telecomunicazioni, con più concorrenza, più dinamismo, più futuro.</strong></p>



<p>Il modello non è perfetto. Nessun modello lo è. Ma è l’unico che può liberarci da vecchi monopoli e prepararci a un futuro digitale aperto, competitivo e inclusivo. Abbandonarlo ora sarebbe un errore strategico che rischiamo di pagare caro – economicamente, tecnologicamente e anche politicamente.</p>
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		<title>Telecomunicazioni e concorrenza: l’alleanza degli operatori europei contro la deregolamentazione dell’UE sulle reti fisse</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/telecomunicazioni-e-concorrenza-lalleanza-degli-operatori-europei-contro-la-deregolamentazione-dellue-sulle-reti-fisse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Reti fisse]]></category>
		<category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Vodafone.png" type="image/jpeg" />Vodafone, Iliad, 1&#38;1 e altri operatori denunciano il rischio di “ri-monopolizzazione” del mercato a seguito delle nuove proposte della Commissione Europea. La posta in gioco: pluralismo infrastrutturale, concorrenza leale e diffusione della banda ultra-larga in Europa. Un fronte compatto di operatori europei delle telecomunicazioni ha lanciato un allarme alla Commissione Europea, opponendosi con decisione ai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Vodafone.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Vodafone, Iliad, 1&amp;1 e altri operatori denunciano il rischio di “ri-monopolizzazione” del mercato a seguito delle nuove proposte della Commissione Europea. La posta in gioco: pluralismo infrastrutturale, concorrenza leale e diffusione della banda ultra-larga in Europa.</p>
</blockquote>



<p>Un fronte compatto di operatori europei delle telecomunicazioni ha lanciato un allarme alla <strong>Commissione Europea</strong>, opponendosi con decisione ai piani di allentamento normativo nel settore delle reti fisse. In una lettera aperta diffusa giovedì, aziende come <strong>Vodafone</strong>, <strong>Iliad</strong> e <strong>1&amp;1</strong> denunciano il rischio concreto di una <strong>&#8220;ri-monopolizzazione&#8221;</strong> del mercato, mettendo in guardia contro conseguenze strutturali sul futuro della concorrenza e dell&#8217;innovazione infrastrutturale in Europa.</p>



<p>La presa di posizione arriva in risposta a una serie di proposte della Commissione Europea, che mirano a <strong>semplificare il quadro regolatorio per i principali operatori</strong> storici nei rispettivi Paesi. Una mossa che, secondo i firmatari, violerebbe i principi fondanti della concorrenza europea e metterebbe a repentaglio anni di progressi nell’accesso equo alle infrastrutture di rete.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il cuore del problema: accesso alla rete e ruolo degli ex monopolisti</h2>



<p>Il nodo centrale della disputa è la regolamentazione dell’<strong>accesso wholesale</strong> alle infrastrutture di rete, in particolare quelle a banda larga in fibra ottica. Attualmente, il modello vigente impone agli operatori dominanti — come <strong>Deutsche Telekom</strong> in Germania — di offrire accesso ai loro asset infrastrutturali agli altri player di mercato a condizioni trasparenti e regolamentate.</p>



<p>Secondo i piccoli e medi operatori, ogni passo indietro rispetto a questo schema rafforzerebbe la posizione dominante degli ex monopolisti nazionali, compromettendo l’equilibrio concorrenziale e rallentando lo sviluppo della <strong>rete in fibra</strong> — un pilastro della sovranità digitale europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un paradosso normativo in piena transizione digitale</h2>



<p>L&#8217;iniziativa dell’UE giunge in un momento di forte attenzione alla <strong>transizione digitale</strong>, alla <strong>resilienza infrastrutturale</strong> e agli <strong>obiettivi dell’Agenda Digitale 2030</strong>. Proprio in questa fase, segnano i firmatari della lettera, una deregulation potrebbe favorire economie di scala per pochi attori, a scapito della <strong>diversità imprenditoriale</strong>, degli <strong>investimenti privati diffusi</strong> e, in ultima istanza, dei consumatori.</p>



<p>“La proposta della Commissione rappresenta un pericoloso passo indietro rispetto a quanto costruito in termini di concorrenza e pluralismo,” si legge nella missiva. “Chiediamo con forza che venga mantenuto il quadro attuale di obblighi di accesso per evitare una concentrazione strutturale delle infrastrutture.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contesto tedesco e la spinta alla fibra</h2>



<p>Non a caso, la lettera arriva poche settimane dopo l’approvazione, da parte del <strong>Bundestag tedesco</strong>, di una legge che accelera l’espansione delle reti in fibra e delle connessioni mobili. Un intervento nazionale che testimonia il permanere di <strong>asimmetrie regolatorie</strong> e tensioni tra politica industriale e logiche di mercato.</p>



<p>La Germania, con il suo mercato particolarmente concentrato, è vista come il campo di battaglia principale per il futuro delle telecomunicazioni europee. L’eventuale indebolimento del modello regolato di accesso alla rete potrebbe tradursi in <strong>un precedente normativo</strong> destinato a diffondersi in tutto il continente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una questione europea di sistema</h2>



<p>La posta in gioco, secondo gli analisti, va ben oltre il singolo settore: si tratta di decidere se l’<strong>autonomia strategica europea</strong> in ambito digitale passerà da modelli aperti e competitivi o da <strong>strutture oligopolistiche</strong> rafforzate dal sostegno normativo.</p>



<p>Le prossime settimane saranno decisive. La Commissione dovrà rispondere alle critiche e chiarire se intende proseguire con l’allentamento delle tutele concorrenziali o rivedere il proprio approccio in nome della pluralità e dell’equità d’accesso.</p>
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		<title>Come rilanciare le telecomunicazioni europee nell’era dell’AI e del Green Deal</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/come-rilanciare-le-telecomunicazioni-europee-nellera-dellai-e-del-green-deal/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jun 2025 11:45:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal]]></category>
		<category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Gambardella.png" type="image/jpeg" />Lo scenario delle reti, dei servizi e del funzionamento di Internet Prima di analizzare come rilanciare le telecomunicazioni europee, è necessario chiarire il contesto tecnologico e di mercato in cui si inseriscono. Oggi, le reti di telecomunicazione degli operatori tradizionali (Telco) offrono principalmente connettività, ovvero il trasporto dei dati da e verso Internet. Dall’altro lato, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Gambardella.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Le reti di telecomunicazione non sono più un semplice back office tecnologico; sono la spina dorsale della competitività, della sicurezza e della coesione sociale dell’Unione.</p>
</blockquote>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scenario delle reti, dei servizi e del funzionamento di Internet</h2>



<p>Prima di analizzare come rilanciare le telecomunicazioni europee, è necessario chiarire il contesto tecnologico e di mercato in cui si inseriscono. Oggi, le reti di telecomunicazione degli operatori tradizionali (Telco) offrono principalmente connettività, ovvero il trasporto dei dati da e verso Internet. Dall’altro lato, le piattaforme digitali (le cosiddette OTT) forniscono servizi applicativi – streaming, social network, realtà aumentata, gaming – che si appoggiano alla connettività offerta dai Telco.</p>



<p>Nel sistema attuale, le reti Telco e le reti Internet sono architettonicamente distinte e svolgono ruoli differenti. Le reti Telco garantiscono l’accesso alla rete, ma non sono progettate per ottimizzare la qualità dei servizi applicativi che vi transitano. Per compensare questo limite, le piattaforme OTT utilizzano da anni tecnologie abilitanti – come Content Delivery Networks (CDN), edge cloud e AI distribuita – che permettono di avvicinare i contenuti e la capacità computazionale agli utenti finali, migliorando prestazioni e affidabilità.</p>



<p>Ridurre la distanza “logica” tra server e utente, attraverso infrastrutture cloud distribuite, è oggi cruciale per garantire servizi a bassa latenza, elevata qualità e sostenibilità economica. Questo approccio consente non solo di ottimizzare le prestazioni, ma anche di ridurre il traffico trasportato sulle lunghe distanze e abilitare nuovi modelli di business.</p>



<p>Tuttavia, i Telco europei sono rimasti ai margini di questa trasformazione. Non hanno sviluppato in modo sistemico piattaforme cloud all’interno delle loro reti, in particolare nella rete d’accesso – l’“edge” più vicino ai clienti. Questa assenza limita le possibilità di monetizzazione, impedisce di offrire nuovi servizi e soprattutto non consente agli OTT di garantire qualità su tutta la catena di erogazione. La conseguenza è un’infrastruttura europea frammentata, poco reattiva e scarsamente valorizzata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un divario che si allarga</h2>



<p>Finché l’Europa investirà circa 59 miliardi di euro all’anno nelle infrastrutture, contro i 77 miliardi degli Stati Uniti e i 180 miliardi della Cina, il Green Deal e la sovranità digitale resteranno aspirazioni più che risultati concreti.</p>



<p>Oggi la velocità media di download nell’UE sfiora i 120 Mbps. Negli Stati Uniti supera i 200 Mbps, mentre in Corea del Sud arriva a 250 Mbps. Il divario non è soltanto numerico: ogni megabit in meno riduce la produttività delle imprese, alimenta il digital divide nelle aree interne e costringe università, ospedali e PMI a dipendere da fornitori extraeuropei.</p>



<p>Solo poco più della metà delle famiglie europee dispone di una connessione in fibra FTTH/B; in Corea del Sud la copertura sfiora la totalità, in Giappone raggiunge quasi nove su dieci abitazioni. La distanza ha radici precise.</p>



<p>La frammentazione regolatoria crea oltre cento operatori mobili con licenza, nessuno dei quali possiede la scala dei colossi americani o asiatici. Ogni Stato membro gestisce lo spettro in modo autonomo, con aste disallineate che hanno già assorbito più di 25 miliardi di euro per il solo 5G, cifra cinque volte superiore a quella spesa negli Stati Uniti.</p>



<p>Sul fronte della quinta generazione mobile la fotografia è altrettanto impietosa: la copertura europea supera di poco i due terzi della popolazione e, nella maggior parte dei casi, si tratta ancora di reti non stand alone che poggiano su infrastrutture 4G. PwC calcola che il 5G potrebbe generare fino a 113 miliardi di euro l’anno entro la fine del decennio, ma un potenziale non sfruttato resta solo una statistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo del consolidamento</h2>



<p>Il vero nodo da sciogliere è il consolidamento. Non a livello nazionale, dove l’Antitrust ha spesso bloccato le fusioni per timore di ridurre la concorrenza, ma su scala europea, dove non vi sono state vere opposizioni dell’Antitrust europeo e dove manca ancora il coraggio politico ed imprenditoriale per costruire operatori con massa critica continentale. Il consolidamento paneuropeo, mai realmente avvenuto, è ciò che separa l’Europa da un’infrastruttura integrata e competitiva. Senza operatori europei in grado di competere con AT&amp;T, Verizon, China Mobile o NTT, resteremo schiacciati tra giganti stranieri e innovazione a intermittenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’intelligenza artificiale cambia le regole del gioco</h2>



<p>Intanto l’intelligenza artificiale sta trasformando le telecomunicazioni in reti capaci di autogestirsi: secondo McKinsey, entro il 2028 oltre il 60 % delle operazioni sarà automatizzato, ma oggi appena un operatore europeo su cinque ha avviato una migrazione che utilizza AI.</p>



<p>L’intelligenza artificiale sta già dimostrando di essere un moltiplicatore di valore per le telecomunicazioni. Secondo Accenture, l’automazione delle operazioni di rete basata su AI può ridurre i costi operativi fino al 25% e tagliare del 15% le interruzioni di servizio. Algoritmi di ottimizzazione energetica permettono di spegnere in tempo reale le celle poco utilizzate e di prevedere la manutenzione, con un risparmio medio di 14 gigawattora l’anno per operatore.</p>



<p>Oltre alla rete, l’AI generativa sta rivoluzionando l’assistenza clienti: nel 2024 Vodafone ha gestito più di cento milioni di interazioni tramite chatbot, riducendo il tasso di abbandono del 7%. Telia in Scandinavia ha lanciato una soluzione AIOps che prende decisioni in cinquanta millisecondi. In questo nuovo paradigma, la competitività non dipenderà soltanto dalla densità delle antenne, ma dalla capacità di addestrare modelli che facciano della rete un organismo adattivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una questione di autonomia strategica</h2>



<p>Ogni ritardo nella modernizzazione delle reti europee espone l’Unione a una crescente dipendenza tecnologica, sia in termini di hardware che di servizi digitali strategici. La carenza di operatori cloud europei, la frammentazione nei chip e la debolezza nei sistemi operativi mostrano quanto il controllo delle reti sia una leva fondamentale di autonomia. Una rete lenta è anche una rete vulnerabile, non solo economicamente, ma anche sotto il profilo della sicurezza.</p>



<p>Per questo è urgente avviare una nuova stagione di collaborazione tra operatori telecom e grandi piattaforme digitali. Occorre favorire accordi commerciali strutturati tra OTT e operatori di rete sul fronte dell’edge cloud computing, che, come evidenziato nello scenario, consentono di affrontare le criticità relative alla qualità dei servizi sulla rete Internet geografica. Un esempio: molti servizi applicativi come la realtà aumentata a 360 gradi, disponibili a livello locale, non sono utilizzabili su scala geografica perché le reti dei Telco ne limitano la qualità.</p>



<p>La migliore qualità dei servizi applicativi, oltre a favorire lo sviluppo economico e sociale, consente un incremento di fatturato e margine per i Telco e per gli OTT. I Telco possono offrire “Enabling Services” agli OTT e monetizzare le reti VHC verso i clienti; gli OTT, a loro volta, migliorano la qualità e ampliano la gamma di servizi offerti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I primi segnali di riscatto</h2>



<p>Eppure la storia non è fatta soltanto di ritardi. In Germania la rete 5G stand alone di Deutsche Telekom copre ormai oltre due terzi della popolazione, mentre in Spagna l’edge cloud consente a più di cento fabbriche di sperimentare applicazioni a bassa latenza. Il progetto IPCEI “Next Generation Cloud” riunisce dodici Paesi e un centinaio di partner industriali, dimostrando che – quando esistono massa critica, partenariati pubblico-privati e regole chiare – l’Europa sa colmare i propri divari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’agenda europea per il rilancio</h2>



<p>Guardando al 2030, l’obiettivo è connettere ogni cittadino e ogni impresa a reti gigabit e ridurre di quasi la metà le emissioni di CO₂ del settore, in coerenza con il Green Deal. Per riuscirci serve anzitutto un vero mercato unico, con una gestione federale dello spettro e licenze armonizzate che aprano la strada ad aste 6G comuni già nel 2026.</p>



<p>Occorre poi facilitare fusioni transfrontaliere, semplificando le procedure antitrust e sfruttando il braccio finanziario di InvestEU per garantire fino a 20 miliardi di euro alle reti cloud native.</p>



<p>Ma soprattutto, la strada europea deve essere quella di continuare a proporre con coerenza il modello <em>wholesale only</em>, separando le società che possiedono e sviluppano le infrastrutture da quelle che operano sul mercato retail. Questo approccio favorisce una concorrenza più trasparente e stimola gli investimenti a lungo termine, evitando conflitti di interesse e distorsioni che rallentano la modernizzazione delle reti. I casi in cui modelli verticali hanno frenato lo sviluppo della fibra o bloccato l’accesso equo alla rete dovrebbero servire da monito.</p>



<p>Un partenariato pubblico-privato sul 6G, dotato di almeno 3 miliardi di euro per ricerca, testbed e standard aperti, permetterebbe di posizionare l’industria europea in cima alla catena del valore. La trasformazione <em>AI-driven</em> passa invece per l’apertura delle API di rete, incentivi fiscali sugli investimenti in automazione e programmi di re-skilling dedicati. Infine, la sostenibilità dev’essere integrata fin dall’architettura: standard europei che impongano un <em>power usage effectiveness</em> sotto 1,3 e co-investimenti, con il sostegno della BEI, in data center alimentati esclusivamente da fonti rinnovabili. Il raffreddamento a liquido, ad esempio, può già tagliare di circa il 40 % il fabbisogno energetico di un impianto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Serve coraggio politico, non cautela tecnica</h2>



<p>Le telecomunicazioni non sono più un comparto da regolatori: sono il motore stesso della trasformazione economica europea. Perdere altro tempo significa ampliare un divario che già oggi costa competitività, posti di lavoro e autonomia strategica. È necessario che il Consiglio e il Parlamento conferiscano un mandato esplicito a unificare il mercato, finanziare l’innovazione e fare delle reti un alleato della lotta al cambiamento climatico.</p>



<p>O scegliamo il coraggio dell’integrazione e dell’innovazione, o condanniamo l’Europa a restare connessa solo al suo passato. Le reti non possono più aspettare: è l’Europa che rischia di disconnettersi.</p>
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		<item>
		<title>Eutelsat punta sull’Italia: in corsa per un contratto strategico nelle telecomunicazioni sicure</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/eutelsat-punta-sullitalia-in-corsa-per-un-contratto-strategico-nelle-telecomunicazioni-sicure/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2025 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Eutelsat]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=19679</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Eutelsat-Front.jpg" type="image/jpeg" />L’Europa sta vivendo un momento cruciale nel settore delle telecomunicazioni con una competizione sempre più intensa per il controllo delle infrastrutture digitali strategiche. Secondo fonti della Reuters, Eutelsat, l’operatore satellitare europeo, è in lizza per un importante contratto in Italia relativo alle comunicazioni sicure. Questa mossa riflette non solo la crescente rilevanza delle telecomunicazioni satellitari [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Eutelsat-Front.jpg" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>L’Europa sta vivendo un momento cruciale nel settore delle telecomunicazioni con una competizione sempre più intensa per il controllo delle infrastrutture digitali strategiche. Secondo fonti della <em>Reuters</em>, <strong>Eutelsat</strong>, l’operatore satellitare europeo, è in lizza per un importante contratto in Italia relativo alle <strong>comunicazioni sicure</strong>. Questa mossa riflette non solo la crescente rilevanza delle telecomunicazioni satellitari nel contesto della sicurezza nazionale, ma anche la volontà dell’Europa di consolidare la propria indipendenza tecnologica in un settore dominato da grandi attori globali.</p>
</blockquote>



<p>L’interesse di Eutelsat per questo contratto si inserisce in un quadro più ampio di trasformazione digitale che vede l’Italia impegnata a rafforzare le proprie infrastrutture di telecomunicazione con un occhio di riguardo alla sicurezza. Il <strong>governo italiano</strong>, infatti, sta valutando soluzioni avanzate per garantire la protezione delle reti critiche e dei dati sensibili, un tema che ha assunto una centralità crescente nell’era della digitalizzazione e della geopolitica tecnologica. La competizione per questo tipo di contratti non è solo una questione economica, ma anche strategica, poiché riguarda il controllo delle reti che permettono alle istituzioni e alle imprese di operare in sicurezza in un contesto sempre più connesso e vulnerabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Eutelsat, una scelta logica per il governo?</h2>



<p>Eutelsat, con la sua esperienza nella comunicazione satellitare, potrebbe rappresentare una scelta logica per il governo italiano, specialmente in un periodo in cui l’Europa punta a rafforzare la propria autonomia nel settore spaziale e delle telecomunicazioni. Negli ultimi anni l’azienda ha ampliato la propria presenza internazionale e ha investito in nuove tecnologie per migliorare la capacità di trasmissione sicura dei dati, un elemento essenziale per le necessità di sicurezza nazionale e per la resilienza delle infrastrutture critiche. L’Italia, d’altro canto, si trova a dover bilanciare le proprie esigenze di sicurezza con le pressioni geopolitiche e le dinamiche di mercato, cercando di scegliere un partner affidabile che possa garantire un’infrastruttura sicura senza compromettere gli interessi strategici nazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell&#8217;Europa</h2>



<p>Il ruolo dell’Unione Europea in questa vicenda è altrettanto significativo, poiché Bruxelles sta spingendo affinché gli Stati membri riducano la dipendenza da fornitori extraeuropei per le infrastrutture digitali critiche. L’assegnazione di contratti a società europee come Eutelsat sarebbe in linea con questa strategia, riducendo il rischio di ingerenze esterne e rafforzando il settore tecnologico del continente. Tuttavia, la competizione per questi progetti rimane aperta e potrebbero emergere altri contendenti, anche non europei, in grado di offrire soluzioni competitive e tecnologicamente avanzate.</p>



<p>Questa vicenda mette in luce le dinamiche complesse che caratterizzano il settore delle <strong>telecomunicazioni</strong> in Europa, un ambito in cui la tecnologia, la sicurezza e la geopolitica si intrecciano in modo sempre più evidente. La decisione finale dell’Italia su questo contratto non sarà solo una scelta industriale, ma anche un segnale sulla direzione che il paese intende prendere per il futuro della sua sicurezza digitale e della sua autonomia strategica in un mondo sempre più interconnesso e competitivo.<br></p>



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<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/eutelsat-punta-sullitalia-in-corsa-per-un-contratto-strategico-nelle-telecomunicazioni-sicure/">Eutelsat punta sull’Italia: in corsa per un contratto strategico nelle telecomunicazioni sicure</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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