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	<title>sovranita&#039; tecnologica Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<item>
		<title>La Sovranità Tecnologica non è un&#8217;idea: è un dovere strategico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Alverone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 06:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[sovranita' tecnologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Alverone-1.png" type="image/jpeg" />La dipendenza energetica dalla Russia ci ha insegnato, in modo brutale, cosa significa delegare la nostra autonomia a un fornitore unico. Oggi, quel pericolo si ripresenta sotto una nuova veste: il digitale. Architetture informatiche fondate su pochi provider, servizi cloud centralizzati, DNS monopolizzati: basta un blackout, un aggiornamento mal riuscito o una scelta commerciale per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-sovranita-tecnologica-non-e-unidea-e-un-dovere-strategico/">La Sovranità Tecnologica non è un&#8217;idea: è un dovere strategico</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La dipendenza energetica dalla Russia ci ha insegnato, in modo brutale, cosa significa delegare la nostra autonomia a un fornitore unico. Oggi, quel pericolo si ripresenta sotto una nuova veste: il digitale. Architetture informatiche fondate su pochi provider, servizi cloud centralizzati, DNS monopolizzati: basta un blackout, un aggiornamento mal riuscito o una scelta commerciale per spegnere la nostra economia.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Questo articolo racconta perché la sovranità tecnologica non è una bandiera ideologica, ma una strategia di sopravvivenza. E perché spetta ai vertici delle organizzazioni – pubbliche e private – il compito di scegliere, prepararsi e agire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le parole del passato parlano al presente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">George Santayana, filosofo e saggista ispano-americano, più di un secolo fa, scrisse una frase che è diventata un monito per i popoli e per i governi: <em>“Chi non ricorda la storia è condannato a ripeterla.”</em> Non è solo retorica: è un avvertimento. Uno di quelli che, se ignorati, presentano il conto con durezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, l’Europa ha pagato caro il prezzo della propria amnesia strategica.<br>Per decenni, ha costruito la propria economia su un’assunzione silenziosa: che il gas russo sarebbe sempre arrivato, che nulla avrebbe mai interrotto quel flusso vitale.<br>Poi è arrivata la crisi, e con essa la realtà.<br>Nel giro di poche settimane:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l’energia è diventata un bene di lusso</li>



<li>le catene di fornitura si sono inceppate</li>



<li>decisioni industriali sono state stravolte o cancellate</li>



<li>i governi hanno dovuto affrontare scelte drastiche, in emergenza.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La dipendenza da un solo fornitore non era solo una fragilità ma un’arma puntata.<br>Ed è proprio questo schema che si sta ripetendo oggi. Solo che il teatro è un altro; non è più la fornitura di gas è il digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione energetica e il rischio sistemico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La storia recente ci ha insegnato una lezione durissima: quando si affida tutto a un solo fornitore, è come lasciare le chiavi di casa in mano a qualcun altro.<br>Lo abbiamo visto con il gas: appena il flusso si è interrotto, i prezzi sono esplosi, molte produzioni si sono fermate e la società intera ha tremato.<br>Ma la cosa più grave è stata la perdita di sovranità della capacità di decidere in autonomia, di negoziare da pari e di proteggere i propri cittadini.<br>Tutto questo si è incrinato nel momento stesso in cui la dipendenza è diventata uno strumento di ricatto.<br>La lezione è chiara: la dipendenza da un solo fornitore non è un problema tecnico ma un vero r proprio rischio sistemico ed è anche un modo con cui si può minacciare un’intera nazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il digitale come nuova frontiera della dipendenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, quella stessa logica di dipendenza si ripropone sotto una nuova forma: il dominio digitale.<br>Molte organizzazioni pubbliche e private, in tutta Europa, stanno costruendo le proprie architetture informatiche attorno a pochi fornitori globali. Parlo di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>identità digitali</li>



<li>DNS</li>



<li>servizi cloud</li>



<li>infrastrutture hardware</li>



<li>aggiornamenti software.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In molti casi, questi servizi sono così integrati nei processi che basterebbe un’interruzione per bloccare tutto: l’accesso ai dati, la gestione della logistica, la fatturazione elettronica e persino il funzionamento di servizi pubblici essenziali.<br>E non è un’ipotesi teorica.<br>Nel 2021 e nel 2022 outage globali di provider internazionali hanno già reso inaccessibili piattaforme, strumenti e servizi critici per ore. La vita digitale si è congelata e milioni di utenti sono stati tagliati fuori dai propri strumenti di lavoro, dai propri archivi, dalla propria operatività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora, ci si chiede: cosa accadrebbe se l’interruzione durasse giorni? O se fosse una decisione commerciale, una sanzione geopolitica, o semplicemente un aggiornamento andato male?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta è semplice e brutale: si spegne la fabbrica digitale e, con essa, la nostra economia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sovranità tecnologica: strategia, non ideologia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di sovranità tecnologica, qualcuno storce il naso.<br>La associa a una forma di protezionismo digitale, a una battaglia ideologica contro i grandi player. Ma la verità è un’altra.<br>La sovranità non è ideologia. È strategia.<br>È la capacità concreta di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>continuare a operare quando tutto si complica,</li>



<li>decidere senza dover chiedere permesso a qualcun altro,</li>



<li>scegliere anche quando un fornitore dice di no.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, sovranità significa <strong>libertà operativa</strong>. Significa poter reggere l’urto, rialzarsi dopo un blackout, proseguire anche quando gli altri si fermano.<br>Non è una formula teorica ma una postura organizzativa. È un assetto mentale ed un modo di stare nel mondo digitale con la schiena dritta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I quattro pilastri della resilienza digitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non basta volerlo. Per costruire una reale sovranità digitale servono fondamenta robuste. Secondo me, almeno quattro, per essere precisi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>tecnologie proprietarie nei nodi critici:</strong> laddove un sistema non può fermarsi, occorre avere pieno controllo. Non basta “affidarsi”: bisogna “possedere” la tecnologia, conoscerla, governarla</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>infrastrutture sicure:</strong> non solo fisiche, ma anche logiche, interconnesse, ridondate, testate. La sicurezza non è un costo ma un prerequisito per ogni processo</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>standard condivisi:</strong> l’interoperabilità è l’unico antidoto al lock-in. Senza standard aperti, non c’è libertà di movimento e senza libertà, non può esserci sovranità</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>competenze diffuse:</strong> nessuna tecnologia è sovrana se chi la usa non è preparato. Le competenze devono essere presenti ovunque: nei team tecnici, nei dirigenti, nei Consigli di amministrazione.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Su questi quattro pilastri si può costruire un modello operativo maturo. Un modello fatto di <strong>piattaforme solide, processi affidabili, persone competenti e partnership strategiche.</strong><br>Analizziamo in dettaglio quest’ultimo elemento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Partnership strategiche per un ecosistema europeo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sovranità non si costruisce da soli, è un progetto collettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve una <strong>visione di sistema</strong>, in cui le grandi imprese agiscono come <strong>cantieri aperti</strong>, capaci di generare innovazione su larga scala. Attorno a loro, una costellazione di PMI specializzate, capaci di fornire moduli, componenti, soluzioni interoperabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi le Istituzioni. Con il loro ruolo di regia, di indirizzo, di garanzia. Perché senza una governance pubblica consapevole, nessun ecosistema può prosperare.<br>Questa alleanza deve essere misurabile. Occorre una <strong>metrica della sovranità</strong> basata su KPI, su domande concrete, non slogan del tipo:<br>Quanti componenti critici posso sostituire in un giorno?<br>Quanta interoperabilità garantiscono i miei contratti?<br>Cosa succede se il mio fornitore chiude domani?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve una partnership vera che non esista sulla carta, ma nella realtà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Visione, missione e il ruolo della normativa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La visione è semplice: un’Europa <strong>autonoma, sicura, competitiva</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Autonoma</strong>, perché fondata su standard comuni, interoperabilità e indipendenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sicura</strong>, perché supportata da infrastrutture solide e verificabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Competitiva</strong>, perché capace di innovare senza catene, senza subire vincoli esterni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trasformare questa visione in missione operativa è compito dei decisori.<br>E oggi esiste già un quadro normativo che indica la rotta: <strong>NIS 2, DORA, Cyber Resilience Act.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questi strumenti derivano cinque azioni essenziali che possono già essere avviate:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Mappare le dipendenze critiche:</strong> non si sostituisce ciò che non si conosce.</li>



<li><strong>Pianificare la continuità e la sostituibilità degli asset critici:</strong> occorre un piano, non improvvisazione.</li>



<li><strong>Inserire clausole di sovranità nei contratti:</strong> perché in emergenza serve libertà.</li>



<li><strong>Prevedere esercitazioni di crisi: </strong>almeno due volte l’anno. È necessario simulare per sapere reagire.</li>



<li><strong>Formare i vertici:</strong> perché senza governance consapevole, non esiste sicurezza. Questa, peraltro, è la grande svolta della NIS 2: la sovranità è ora <strong>una responsabilità del comando</strong>.</li>
</ol>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione &#8211; La linea sottile tra vulnerabilità e sovranità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento preciso in cui un’organizzazione scopre se è sovrana oppure no.<br>È l’istante in cui qualcosa si rompe, un servizio si blocca, un fornitore dice “no”.<br>Se in quel momento si riesce ad andare avanti, si è sovrani. Se, invece, ci si ferma, si era solo utenti, dipendenti, fragili.<br>Quindi, la sovranità non è un’utopia, ma una scelta che richiede fatica, investimenti e consapevolezza. Ma è l’unico modo per restare liberi in un mondo in cui la tecnologia è diventata la nuova geografia del potere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi comanda i sistemi, comanda le economie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora sì come ci ha insegnato Santayana: <em>chi non ricorda la storia è condannato a ripeterla </em>ma chi la comprende, può scriverne una nuova.<br>E questa volta, con la schiena dritta.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Putin firma la legge per una super-app di messaggistica statale: strategia digitale e controllo sovrano dell’informazione</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/putin-firma-la-legge-per-una-super-app-di-messaggistica-statale-strategia-digitale-e-controllo-sovrano-dellinformazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 07:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Max]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[sovranita' tecnologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Russia-max.png" type="image/jpeg" />Mosca accelera sulla sovranità tecnologica con “Max”, la piattaforma di VK integrata ai servizi pubblici. Implicazioni normative, geopolitiche e di governance digitale. Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato una nuova legge che sancisce formalmente lo sviluppo di un&#8217;applicazione di messaggistica sostenuta dallo Stato, parte integrante della più ampia strategia di sovranità digitale del Cremlino. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/putin-firma-la-legge-per-una-super-app-di-messaggistica-statale-strategia-digitale-e-controllo-sovrano-dellinformazione/">Putin firma la legge per una super-app di messaggistica statale: strategia digitale e controllo sovrano dell’informazione</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Russia-max.png" type="image/jpeg" />
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mosca</strong> accelera sulla sovranità tecnologica con “<strong>Max</strong>”, la piattaforma di VK integrata ai servizi pubblici. Implicazioni normative, geopolitiche e di governance digitale.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente russo <strong>Vladimir Putin</strong> ha firmato una nuova legge che sancisce formalmente lo sviluppo di un&#8217;applicazione di messaggistica <strong>sostenuta dallo Stato</strong>, parte integrante della più ampia strategia di <strong>sovranità digitale</strong> del Cremlino. La piattaforma sarà collegata direttamente ai servizi governativi, rafforzando il controllo dell’infrastruttura informativa russa e riducendo la dipendenza dalle piattaforme occidentali come WhatsApp, Telegram e Signal.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento rappresenta un ulteriore passo verso la <strong>nazionalizzazione delle tecnologie critiche</strong> e risponde alle esigenze emerse nel contesto geopolitico post-2022, in cui la Russia ha progressivamente isolato il proprio ecosistema digitale attraverso normative mirate, architetture tecnologiche autonome e nuove modalità di gestione dei dati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sovranità digitale e controllo sistemico dell’informazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La misura si inserisce nella più ampia “Strategia di Sovranità Digitale” lanciata dal governo russo, già codificata nella <strong>Legge sull’Internet Sovrano</strong> del 2019. Questo framework consente, tra l’altro, l’isolamento selettivo della <strong>RuNet</strong> – la rete nazionale – dalla rete globale in caso di minacce alla sicurezza o necessità strategiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel quinquennio 2019–2024, il programma “<strong>Economia Digitale</strong>” ha mobilitato oltre <strong>18 miliardi di dollari</strong> in infrastrutture digitali, cybersecurity e applicazioni civili, inclusa una costellazione di satelliti per l’internet sovrano che dovrebbe essere operativa entro il 2027.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nasce Max: la super-app russa ispirata a WeChat</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro della nuova legge vi è “<strong>Max</strong>”, la super-app sviluppata da <strong>VK</strong> (ex Mail.Ru Group), società a partecipazione statale guidata da <strong>Vladimir Kiriyenko</strong>, figlio di un alto funzionario del Cremlino. L’app combina funzionalità di messaggistica, pagamenti, mini-app, chatbot e firma elettronica avanzata e sarà <strong>obbligatoriamente integrata con tutti i servizi pubblici digitali</strong>, secondo la direttiva presidenziale di giugno 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attualmente in versione beta, Max è disponibile per dispositivi iOS, Android, Windows e MacOS, ma accessibile solo a utenti con numeri russi o bielorussi. La piattaforma è progettata per diventare <strong>l’interfaccia unificata per l’identità elettronica</strong>, il dialogo tra cittadini e amministrazioni e l’autenticazione dei documenti digitali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Firma elettronica e legal tech: verso l’identità digitale vincolante</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle funzionalità più rilevanti di Max sarà la <strong>firma elettronica integrata</strong>, con possibilità di validazione legale di documenti direttamente all’interno della chat. Il sistema sarà probabilmente equiparabile ai flussi di lavoro delle principali piattaforme globali (DocuSign, Adobe Sign), con:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>notifiche istantanee per la raccolta delle firme</li>



<li>audit trail e tracciabilità operativa</li>



<li>modelli di automazione documentale</li>



<li>identificazione elettronica tramite database governativi</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questo renderà Max uno <strong>strumento centrale nella trasformazione digitale dello Stato russo</strong>, in linea con l’obiettivo politico di concentrare i flussi informativi e transazionali sotto <strong>un’unica architettura controllata</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Governance tecnologica e implicazioni internazionali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene VK abbia definito Max come <em>“indipendente dalle altre proprietà del gruppo”</em>, la stretta connessione con gli apparati statali e l’entità dell’investimento iniziale (oltre <strong>1 miliardo di rubli</strong>) sollevano interrogativi sulla <strong>neutralità della piattaforma</strong>, sull’<strong>uso politico dei dati</strong> e sulla <strong>compliance con standard internazionali di privacy e trasparenza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo diverse analisi indipendenti, Max potrebbe diventare anche uno <strong>strumento di proiezione tecnologica internazionale</strong> nei Paesi “amici” della Russia, potenzialmente offrendo <strong>servizi di comunicazione e firma elettronica sovranizzati</strong> in alternativa alle piattaforme occidentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La governance digitale russa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova legge firmata da Putin segna una <strong>svolta sistemica nella governance digitale della Russia</strong>, formalizzando la transizione da un modello decentralizzato e multivettoriale a una <strong>piattaforma digitale statalizzata</strong>, integrata e verticale. Mentre la narrativa ufficiale parla di efficienza e sicurezza, il progetto Max evidenzia anche un chiaro obiettivo di <strong>controllo infrastrutturale dell’identità digitale</strong>, con implicazioni su <strong>libertà individuali, governance dell’informazione e geopolitica del cyberspazio</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/putin-firma-la-legge-per-una-super-app-di-messaggistica-statale-strategia-digitale-e-controllo-sovrano-dellinformazione/">Putin firma la legge per una super-app di messaggistica statale: strategia digitale e controllo sovrano dell’informazione</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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