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	<title>software Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<title>software Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Con l’Agentic AI sarà la fine delle app</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 10:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Agentic AI]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[economia Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/agentic-ai-fine-delle-app.webp" type="image/jpeg" />La vita a portata di app Per quasi due decenni, l’economia digitale si è organizzata attorno a un presupposto semplice: per ogni esigenza ci sarebbe stata un app. Un app per prenotare, un app per pagare, un app per lavorare, un app per ordinare cibo, un app per viaggiare, un app per gestire il denaro, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/con-lagentic-ai-sara-la-fine-delle-app/">Con l’Agentic AI sarà la fine delle app</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/04/agentic-ai-fine-delle-app.webp" type="image/jpeg" />
<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>La vita a portata di app</em></strong></h2>



<p>Per quasi due decenni, l’economia digitale si è organizzata attorno a un presupposto semplice: per ogni esigenza ci sarebbe stata un app. Un app per prenotare, un app per pagare, un app per lavorare, un app per ordinare cibo, un app per viaggiare, un app per gestire il denaro, un app per monitorare la salute, un app per controllare la casa e, alla fine, un app per quasi tutto. Abbiamo chiamato questo progresso, anche se molto spesso si è trattato di frammentazione riproposta sotto forma di comodità.</p>



<p>L’economia delle app prometteva semplicità, ma ciò che spesso ha prodotto è stato un labirinto di icone, notifiche, password, aggiornamenti, abbonamenti, procedure ripetitive e interfacce che non funzionavano davvero insieme. Ogni app richiedeva attenzione, ogni piattaforma cercava fedeltà e ogni servizio puntava a diventare il centro della vita digitale dell’utente. Alla fine, il peso ricadeva sull’individuo, costretto ad adattarsi continuamente alla logica del software invece di esserne realmente servito.</p>



<p>Quel modello ora comincia a incrinarsi, e la ragione va ben oltre la crescente capacità dell’intelligenza artificiale.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Agentic AI il software che semplifica la vita</em></strong></h2>



<p>Sta emergendo una nuova forma di intelligenza, una forma che cambia l’architettura stessa dell’esperienza digitale. L’<strong>Agentic AI</strong> rappresenta molto più di un ulteriore livello di automazione, di un assistente più intelligente o di un’interfaccia più avanzata. Rappresenta un cambiamento strutturale nel modo in cui i servizi digitali vengono accessibili, coordinati e monetizzati, segnando il passaggio da un mondo in cui gli esseri umani navigano manualmente il software a uno in cui il software agisce sempre più per loro conto.</p>



<p>È qui che comincia la vera rottura. Il punto centrale va ben oltre l’arrivo di app migliori, perché le app stanno perdendo la loro posizione al centro dell’esperienza digitale. Gli utenti non avranno più bisogno di aprire molteplici applicazioni, confrontare opzioni, compilare moduli, ripetere <em>login</em> e completare manualmente flussi di lavoro frammentati solo per ottenere un singolo risultato. Esprimeranno invece un obiettivo, e un agente lo interpreterà, pianificherà i passaggi necessari, interagirà con i servizi rilevanti e consegnerà il risultato. Non useremo più le app nel modo in cui lo facciamo oggi, perché sarà sempre più il nostro assistente agentico a usarle per noi.</p>



<p>Questa è la rivoluzione. Se dico: “<em>Organizza un viaggio a New York per la prossima settimana, con un volo comodo, un hotel in posizione centrale e un budget ragionevole</em>”, il valore non starà più nell’aprire diverse applicazioni, confrontare infinite opzioni, orientarsi tra prezzi opachi, reinserire informazioni, controllare conferme e sperare che nulla sia stato dimenticato. Il valore starà nel fatto che un agente intelligente potrà fare tutto questo sempre più al posto mio, muovendosi tra piattaforme di viaggio, sistemi di pagamento, <em>database</em> e livelli di comunicazione con una persistenza, una memoria e una capacità di coordinamento che l’interazione manuale non ha mai realmente avuto. L’interfaccia smette di essere la destinazione e diventa semplicemente un passaggio.</p>



<p>A quel punto, l’app non scompare dal punto di vista tecnico, ma perde centralità strategica. Resta nel <em>back end</em>, ma abbandona il centro della relazione con l’utente, ed è proprio questa distinzione a segnare la fine di un’epoca. Per anni, il potere nell’economia digitale è appartenuto a chi controllava l’interfaccia, perché chi possedeva lo schermo possedeva di fatto il cliente. Chi diventava l’icona che un utente toccava ogni giorno catturava attenzione, dati, abitudini, potere di prezzo, ricavi da abbonamenti, spazi pubblicitari e opportunità di <em>upselling</em>. Le app non sono mai state semplici strumenti. Erano caselli autostradali travestiti da comodità.</p>



<p>L’<strong>Agentic AI</strong> comincia a smantellare questa architettura perché, nel momento in cui la relazione primaria si sposta dall’asse utente-app all’asse utente-agente, anche il potere si sposta inevitabilmente. Il valore risiede sempre più nell’intelligenza che comprende l’intenzione, orchestra le opzioni e assicura il miglior risultato. I player dominanti della prossima fase dell’economia digitale saranno quindi definiti dal controllo del livello agentico che opera trasversalmente tra i servizi, piuttosto che dalla semplice dimensione del loro portafoglio di app.&nbsp;</p>



<p>In altre parole, la prossima grande battaglia ruoterà attorno alla fiducia nella delega, più che allo spazio sullo schermo. Il livello decisivo non sarà più quello che cattura il click, ma quello che cattura l’intenzione.</p>



<p>Questo cambiamento modifica tutto, a partire dai modelli di business. Una parte significativa dell’economia delle app è stata costruita sull’attrito: sul trattenere l’utente un po’ più a lungo, sull’inserire un <em>prompt</em> in più, un passaggio in più, un’opzione in più, una deviazione commerciale in più. Molti percorsi digitali sono stati progettati per massimizzare l’estrazione di attenzione e valore, invece di raggiungere il risultato nel modo più efficiente possibile. Un agente ben progettato opera esattamente nella direzione opposta. Cerca di completare il compito in modo efficiente. Vive di chiarezza anziché di confusione. Punta a ridurre il tempo richiesto all’utente, non ad ampliarlo. È per questo che l’<strong>Agentic AI</strong> rappresenta una minaccia esistenziale per ampie parti dell’economia digitale così come è stata costruita finora.</p>



<p>Le prime a subire pressione saranno le app la cui funzione reale è intermediare l’accesso più che offrire un servizio distintivo: comparatori deboli, aggregatori superficiali e piattaforme che vivono soprattutto di acquisizione di traffico, <em>ranking</em> e vantaggio posizionale. Se un agente può cercare, confrontare, filtrare e negoziare in modo più efficace, gran parte di quel valore comincia a evaporare. La categoria successiva sarà quella delle app costruite su una complessità artificiale, fatta di prezzi opachi, flussi inutilmente lunghi, passaggi ridondanti e <em>cross-selling</em> interminabile, perché un agente premia chi rende il percorso leggibile, interoperabile e affidabile. Poi ci sono le app che hanno confuso l’abitudine con la fedeltà. Per anni molte hanno pensato che, una volta installate, avessero conquistato rilevanza. Ma nell’era agentica essere installati non garantisce affatto di essere scelti, e il divario tra disponibilità e rilevanza è destinato ad ampliarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Il ruolo futuro delle app: dalla user experience alla agent experience</em></strong></h2>



<p>Le app non spariranno dall’oggi al domani, ma cesseranno di essere il punto in cui l’esperienza digitale ha inizio. Diventeranno infrastruttura: funzioni richiamabili, livelli di servizio invisibili, capacità modulari usate da sistemi che operano sopra di esse. Continueranno a esistere, ma sempre più dietro le quinte. Così come oggi gli utenti non pensano ai protocolli Internet quando inviano un messaggio, penseranno sempre meno a quale specifica applicazione sia necessaria per completare un compito. La loro attenzione si sposterà verso l’obiettivo, il risultato e l’intelligenza a cui viene affidato il compito di ottenerlo. Le app continueranno a essere presenti nei nostri dispositivi, ma somiglieranno sempre più all’impianto idraulico: essenziali, operative e in gran parte invisibili.</p>



<p>Questo implica una riprogettazione profonda del software stesso. Negli ultimi vent’anni la disciplina dominante è stata la <em>user experience</em>. Nella prossima fase conterà altrettanto, e forse di più, la <em>agent experience</em>. I servizi dovranno essere utilizzabili dagli esseri umani, ma anche interpretabili, accessibili, verificabili e orchestrabili da agenti intelligenti. I vincitori saranno definiti dalla facilità con cui agenti affidabili potranno integrare i loro servizi nei flussi decisionali e nelle catene di esecuzione, più che dall’attrattiva delle loro sole interfacce.</p>



<p>Ecco perché molti continuano a sottovalutare ciò che sta accadendo. Continuano a guardare l’AI attraverso la lente del vecchio modello software, immaginandola come uno strumento di scrittura migliore, un sistema per riassumere riunioni, un livello di traduzione o un sistema di domande e risposte. Tutto questo è certamente utile, ma resta in larga misura confinato nella logica dell’interazione manuale con il software. L’<strong>Agentic AI</strong> è molto più di questo, perché segna il momento in cui il mondo digitale comincia a passare da una raccolta di strumenti usati uno per uno a un sistema orientato al risultato, nel quale l’intelligenza coordina l’azione attraverso i servizi.</p>



<p>Questo è il vero punto di inflessione. Il telefono del futuro sarà definito dalla qualità dell’intelligenza che agisce per l’utente, non dal numero di app installate. La home screen, che è stata il grande simbolo dell’era mobile, non scomparirà immediatamente, e le icone resteranno ancora per anni, come residui di ogni paradigma d’interfaccia dominante che tende a sopravvivere anche dopo il proprio picco strategico. Ma non occuperanno più lo stesso posto nella gerarchia del valore. Il cuore del sistema sarà sempre più un agente persistente, contestuale, personalizzato, dotato di memoria, iniziativa e capacità di agire. L’interfaccia più importante del dispositivo non sarà più lo schermo che tocchiamo più spesso, ma l’intelligenza di cui ci fidiamo più profondamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Agentic AI come minaccia all’industria dei developer di app?</em></strong></h2>



<p>Per le aziende questa transizione sarà brutale, perché impone una domanda che molte hanno potuto evitare a lungo: il nostro valore risiede davvero nel servizio che forniamo, oppure risiede soprattutto nel nostro controllo dell’accesso al cliente? Se la risposta punta verso la seconda ipotesi, la minaccia è evidente, perché l’<strong>Agentic AI</strong> tenderà a erodere proprio quelle rendite costruite su visibilità, dipendenza dall’interfaccia e cattura dell’attenzione. Per i consumatori, al contrario, questa potrebbe diventare una delle più importanti liberazioni digitali degli ultimi anni, portando a una riduzione degli attriti e delle duplicazioni, a un calo del tempo perso a navigare interfacce progettate per massimizzare il coinvolgimento, e a un corrispondente guadagno in semplicità, leva e tempo restituito.</p>



<p>Naturalmente i rischi sono reali e consistenti. L’ascesa dei sistemi agentici potrebbe concentrare il potere in un numero ristretto di fornitori, aumentare l’opacità nelle decisioni automatizzate, creare nuove vulnerabilità di sicurezza e sollevare questioni profonde in tema di responsabilità, fiducia e manipolazione. Ma questi rischi non indeboliscono l’argomento. Lo rafforzano, perché dimostrano che il baricentro si sta davvero spostando.</p>



<p>Ed è proprio questo che molti ancora non comprendono. Immaginano il futuro come un mondo di app più veloci, migliori, più belle, arricchite da una dose maggiore di AI. Ma il futuro apparterrà a chi capirà che l’app, in sé, non è più l’unità primaria di valore. Inserire semplicemente un assistente dentro un app non basterà. Nella prossima era, i vincitori non saranno quelli che decorano il software con l’AI. Saranno quelli che ricostruiscono il software attorno al concetto di <em>agency</em>.</p>



<p>L’<strong>Agentic AI</strong> non si limiterà a migliorare l’economia delle app. La declasserà, la relegherà al ruolo di infrastruttura e la priverà del suo ruolo centrale. Per questo bisogna dirlo con chiarezza: stiamo entrando in un mondo in cui l’app non sarà più la porta d’ingresso dell’esperienza digitale, ma soltanto una funzione tra molte, richiamata da un’intelligenza che agisce in nostro nome.</p>



<p>Il vero cimitero delle app non sarà tecnologico. Sarà culturale. Continueranno a restare sui nostri telefoni ancora per anni, ma nella mente degli utenti avranno già cominciato a morire.</p>
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