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	<title>Sicurezza europa Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Dalla Sicurezza Europea all’Indo-Pacifico: il nuovo asse di tensione tra Stati Uniti ed Europa emerso allo Shangri-La Dialogue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jun 2025 13:57:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Indo-pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Shangrila.png" type="image/jpeg" />Il vertice sulla sicurezza a Singapore evidenzia la crescente frattura strategica tra Washington e le capitali europee sulla postura geopolitica in Asia. Mentre Pechino si defila, l’Europa riafferma la sua presenza multilivello nel Pacifico. Lo Shangri-La Dialogue, tradizionale piattaforma asiatica per il confronto tra potenze militari, ha registrato quest’anno una significativa inversione di tendenza. A [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/dalla-sicurezza-europea-allindo-pacifico-il-nuovo-asse-di-tensione-tra-stati-uniti-ed-europa-emerso-allo-shangri-la-dialogue/">Dalla Sicurezza Europea all’Indo-Pacifico: il nuovo asse di tensione tra Stati Uniti ed Europa emerso allo Shangri-La Dialogue</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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<p>Il vertice sulla sicurezza a Singapore evidenzia la crescente frattura strategica tra Washington e le capitali europee sulla postura geopolitica in Asia. Mentre Pechino si defila, l’Europa riafferma la sua presenza multilivello nel Pacifico.</p>
</blockquote>



<p>Lo <strong>Shangri-La Dialogue</strong>, tradizionale piattaforma asiatica per il confronto tra potenze militari, ha registrato quest’anno una significativa inversione di tendenza. A dominare il dibattito non è stata la consueta rivalità tra Cina e Stati Uniti, bensì una <strong>tensione crescente tra Washington e i Paesi europei</strong>, in particolare sulla ridefinizione del ruolo strategico dell’Europa nell’Indo-Pacifico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova dottrina americana: concentrare l’Europa sull’Europa</h2>



<p>Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, <strong>Pete Hegseth</strong>, ha lanciato un messaggio chiaro: l’Europa dovrebbe concentrare i suoi crescenti investimenti militari <strong>esclusivamente sul fronte continentale</strong>, in modo da consentire agli Stati Uniti di rafforzare la loro proiezione nel Pacifico. “<em>Preferiremmo che la gran parte degli investimenti europei rimanesse in Europa, per permetterci di utilizzare il nostro vantaggio comparativo</em>”, ha dichiarato Hegseth.</p>



<p>L’assenza del suo omologo cinese, sostituito da una delegazione di basso profilo composta da studiosi militari, ha evidenziato il <strong>defilarsi strategico di Pechino</strong> dall’arena del confronto diretto, lasciando spazio a un dialogo interalleato più conflittuale del previsto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa non arretra: “Pacifico ed Europa sono interdipendenti”</h2>



<p>La risposta europea, tutt’altro che allineata, è arrivata da più fronti. La diplomatica estone <strong>Kaja Kallas</strong>, Alta rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, ha rivendicato la <strong>natura globale delle minacce</strong>: “<em>La sicurezza dell’Europa e quella del Pacifico sono strettamente interconnesse. Se siete preoccupati per la Cina, dovreste esserlo anche per la Russia</em>”.</p>



<p>Il riferimento al sostegno cinese allo sforzo bellico russo in Ucraina e al dispiegamento di truppe nordcoreane a fianco di Mosca è apparso come una <strong>contestazione indiretta alla visione americana</strong> di compartimentazione regionale degli sforzi strategici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Macron e la “terza via”: un’alleanza tra Europa e Asia</h2>



<p>A rafforzare la posizione europea è stato anche il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong>, che ha rivendicato il ruolo di Parigi come potenza indo-pacifica, con oltre 8.000 militari stanziati tra Nuova Caledonia e Polinesia Francese. “<em>Non siamo né con Pechino né con Washington. La nostra proposta è una <strong>terza via euro-asiatica</strong>, basata su cooperazione, stabilità e crescita condivisa</em>”, ha affermato in conferenza stampa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Presenza militare europea in Asia: una realtà consolidata</h2>



<p>Contrariamente a quanto suggerito dalla dottrina Hegseth, la presenza europea in Asia è ben radicata e frutto di <strong>piani strategici a lungo termine</strong>. Il prossimo arrivo di una portaerei britannica a Singapore, annunciato già nel 2017, si inserisce in una più ampia strategia di libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale.</p>



<p>Nel quadro del <strong>Five-Power Defence Arrangement</strong>, il Regno Unito mantiene forze in Brunei, un battaglione di Gurkha e un centro di addestramento nella giungla, oltre a una collaborazione tecnico-militare attiva con Australia, Singapore, Malesia e Nuova Zelanda.</p>



<p>Singapore, a sua volta, mantiene una presenza in Francia con 200 aviatori e 12 velivoli da combattimento leggeri. Sul fronte industriale, <strong>Airbus, Naval Group, Thales, Fincantieri, Saab e Damen</strong> rafforzano da anni la filiera della difesa europea nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geoeconomia della difesa: concorrenza e opportunità in Asia</h2>



<p>Secondo i dati dell’<strong>Istituto Internazionale di Studi Strategici (IISS)</strong>, la spesa per la difesa in Asia ha raggiunto i <strong>629 miliardi di dollari nel 2024</strong>, con una crescita del 46% in dieci anni. Un mercato sempre più appetibile anche per <strong>concorrenti extra-regionali</strong> come Arabia Saudita ed Emirati Arabi, ma dove le aziende europee mantengono ancora un vantaggio competitivo grazie a rapporti consolidati.</p>



<p>Esemplare il caso della <strong>Saab</strong>, prossima alla chiusura di un contratto per la fornitura di caccia Gripen alla Thailandia, superando la concorrenza dei jet F-16 di Lockheed Martin.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dilemma dell’alleanza transatlantica</h2>



<p>Il <strong>dissenso strategico emerso a Singapore</strong> rappresenta un segnale forte: il paradigma transatlantico che ha dominato la sicurezza globale per decenni è in fase di ridefinizione. L’Europa, sempre più assertiva, non intende rinunciare alla propria autonomia operativa e industriale nell’Indo-Pacifico.</p>



<p>La crescente pressione geopolitica su più teatri, la frammentazione degli interessi nazionali e l’evoluzione dei partenariati regionali delineano un <strong>nuovo multipolarismo strategico</strong>, dove la cooperazione sarà meno automatica e più selettiva.</p>



<p>La sfida, per gli attori occidentali, sarà costruire un equilibrio tra esigenze di sicurezza regionale e ruolo globale, tra specializzazione e interoperabilità, tra <strong>autonomia strategica europea e alleanza con gli Stati Uniti</strong>. In gioco non c’è solo il futuro del Pacifico, ma l’architettura della sicurezza globale del XXI secolo.</p>
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