<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Shell Archivi - Italia nel futuro</title>
	<atom:link href="https://italianelfuturo.com/tag/shell/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://italianelfuturo.com/tag/shell/</link>
	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Mar 2026 22:00:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2024/12/cropped-favicon-32x32.jpg</url>
	<title>Shell Archivi - Italia nel futuro</title>
	<link>https://italianelfuturo.com/tag/shell/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Shell torna in Venezuela, mentre l’Iran infiamma i mercati</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/shell-venezuela-crisi-iran-medio-oriente-energia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 06:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Shell]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=56535</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/03/Shell-Venezuela.png" type="image/jpeg" />Accordi su gas offshore e opportunità onshore riaprono il dossier Venezuela per Shell, nel momento in cui la crisi con l’Iran riaccende il premio di rischio su petrolio, GNL e rotte marittime.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/shell-venezuela-crisi-iran-medio-oriente-energia/">Shell torna in Venezuela, mentre l’Iran infiamma i mercati</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/03/Shell-Venezuela.png" type="image/jpeg" />
<p>Tra licenze USA, riforme petrolifere venezuelane e regole sugli investimenti, le major riposizionano capitali e supply chain. Ma con lo Stretto di Hormuz sotto pressione, la vera variabile è la sicurezza: del mare, delle infrastrutture e delle alleanze.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="1-un-annuncio-che-pesa-piu-del-suo-perimetro-industriale">Un annuncio che pesa più del suo perimetro industriale</h2>



<p>Quando una major come Shell firma nuovi accordi su petrolio e gas in Venezuela, non è mai soltanto un’operazione “di portafoglio”. È un segnale: qualcuno sta scommettendo che, nel nuovo ordine energetico, la disponibilità delle molecole conta di nuovo quasi quanto il costo. E conta anche più della reputazione del Paese che le ospita.</p>



<p>Shell ha annunciato intese con il governo venezuelano su <strong>opportunità nel gas offshore</strong> e su <strong>petrolio e gas onshore</strong>, affiancate da accordi tecnici e commerciali con la società di ingegneria venezuelana <strong>VEPICA</strong>, e con due player statunitensi della filiera energetica e industriale, <strong>KBR</strong> e <strong>Baker Hughes</strong>.</p>



<p>Il tempismo è tutto. L’energia globale sta vivendo giorni in cui la volatilità non è un difetto di mercato, ma un riflesso geopolitico. E in cui le rotte più delle riserve determinano il prezzo finale.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="2-venezuela-la-riapertura-passa-da-washington-e-da-una-riforma-interna">Venezuela, la “riapertura” passa da Washington e da una riforma interna</h2>



<p>Il Venezuela non è mai uscito davvero dal radar, ma per anni è rimasto un nome pronunciato a mezza voce: troppo carico di sanzioni, troppo instabile per sostenere piani industriali robusti. Ora il quadro si muove su due piani paralleli.</p>



<p>Il primo è normativo e politico: Caracas ha approvato a <strong>gennaio 2026</strong> una <strong>riforma del settore petrolifero</strong> che, almeno nelle intenzioni, punta a rendere più appetibile l’investimento privato: <strong>riduzione delle tasse</strong>, maggiore peso decisionale del ministero, più autonomia agli operatori.</p>



<p>Il secondo piano è statunitense: Shell ha legato esplicitamente l’avanzamento del progetto <strong>Dragon</strong> (gas offshore) alle <strong>licenze generali USA per l’esplorazione</strong>. Tradotto: senza un “corridoio” regolatorio da Washington, anche il migliore dei business plan resta carta.</p>



<p>Sul fondo c’è una dinamica politica ancora più dirompente: gli Stati Uniti hanno condotto a <strong>gennaio</strong> un’operazione che ha portato alla <strong>cattura del presidente Nicolás Maduro</strong> e nelle settimane successive figure di primo livello dell’amministrazione USA hanno visitato il Paese, tra cui il Segretario dell’Interno Doug Burgum e il Segretario all’Energia Chris Wright. È un cambio di scena che, se consolidato, ridisegna in profondità l’accesso occidentale alle risorse venezuelane.</p>



<p>Eppure, la storia venezuelana recente insegna prudenza: riforme e annunci possono convivere con ripensamenti e discontinuità. La fiducia non si dichiara su Telegram, si costruisce con contratti stabili, tribunali credibili e flussi di cassa verificabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="3-perche-proprio-adesso-leffetto-iran-e-il-prezzo-della-logistica">Perché proprio adesso: l’“effetto Iran” e il prezzo della logistica</h2>



<p>Se c’è un motivo per cui un dossier complesso come il Venezuela torna improvvisamente spendibile, quel motivo non si trova solo a Caracas. Si trova più a est, lungo la faglia geopolitica del Medio Oriente.</p>



<p>Nelle ultime giornate la crisi che coinvolge l’Iran ha avuto un impatto diretto sui mercati e sulla logistica: si parla di <strong>shipping paralizzato nello Stretto di Hormuz</strong> e di un salto dei costi e dei rischi lungo una rotta attraverso cui passa una quota enorme del commercio energetico mondiale.</p>



<p>Il punto non è soltanto “quanto petrolio manca”, ma “quanto petrolio riesce a viaggiare” e a che prezzo assicurativo. Anche quando le scorte reggono, il mercato prezza l’incertezza.</p>



<p>In questo quadro, il valore del Venezuela cambia natura: diventa un’opzione di <strong>diversificazione emisferica</strong>. Una riserva e una produzione potenzialmente agganciabili a rotte alternative rispetto al Golfo, con benefici evidenti per chi importa e per chi commercia.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="4-medio-oriente-quando-la-sicurezza-diventa-la-vera-commodity">Medio Oriente: quando la sicurezza diventa la vera commodity</h2>



<p>La crisi con l’Iran non è solo un capitolo regionale. È il promemoria che la transizione energetica non ha abolito la geopolitica: l’ha spostata e moltiplicata.</p>



<p>Reuters descrive un Iran <strong>sempre più isolato</strong>, con Russia e Cina prudenti nel sostegno, mentre le tensioni colpiscono anche infrastrutture e traffici e il rischio di escalation si riverbera su alleati e vicini.</p>



<p>Sul fronte europeo, la preoccupazione non è soltanto energetica. Europol ha avvertito che l’escalation può tradursi in un aumento di <strong>minacce terroristiche, estremismo e cyberattacchi</strong> contro infrastrutture e interessi europei: cioè il lato “invisibile” della guerra moderna, dove la vulnerabilità non sta nelle trincee, ma nei sistemi.</p>



<p>E poi c’è la dimensione politica: l’Alto rappresentante UE ha riportato le preoccupazioni dei Paesi del Golfo per il rischio di <strong>instabilità interna in Iran</strong>, mentre a Bruxelles insiste, almeno nelle dichiarazioni, sulla necessità di una via diplomatica.</p>



<p>In parallelo, UE e GCC hanno diffuso una dichiarazione congiunta che <strong>condanna gli attacchi iraniani contro gli Stati del Golfo</strong> e chiede la cessazione immediata delle ostilità: un linguaggio che fotografa l’urgenza del momento e la saldatura tra sicurezza regionale e interessi globali.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="5-la-nuova-strategia-delle-major-meno-ideologia-piu-resilienza">La nuova strategia delle major: meno ideologia, più resilienza</h2>



<p>Gli accordi di Shell in Venezuela si inseriscono in un movimento più ampio: le grandi compagnie stanno costruendo portafogli pensati non solo per il rendimento, ma per la resilienza.</p>



<p>Per anni la globalizzazione energetica ha puntato all’efficienza estrema: catene lunghe, rotte ottimizzate, specializzazione per aree. Oggi il paradigma si ribalta. Le aziende cercano “ridondanza intelligente”: più opzioni, più Paesi, più sbocchi. Non perché sia più economico, ma perché è meno fragile.</p>



<p>C’è però un’ambivalenza difficile da ignorare. La stessa Europa che parla di decarbonizzazione e che in teoria vorrebbe comprimere il ruolo delle fossili, assiste a un ritorno della logica del “barile sicuro”. È un paradosso solo in apparenza: la transizione non funziona senza stabilità macroeconomica, e la stabilità macroeconomica, nel breve periodo, resta legata all’energia convenzionale e alle sue infrastrutture.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="6-il-rischio-politico-che-nessuno-puo-assicurare">Il rischio politico che nessuno può assicurare</h2>



<p>Scommettere sul Venezuela significa accettare un rischio: non tecnico, ma politico. Cambi di linea a Washington, riassetti di potere a Caracas, nuove sanzioni o nuove deroghe possono riscrivere il perimetro di ciò che è possibile.</p>



<p>E nel frattempo, il mercato manda segnali contraddittori: da un lato le intese con Shell; dall’altro la notizia, nelle settimane precedenti, di contratti di produzione sospesi o rivisti nel settore venezuelano, segno che il Paese è ancora in una fase di riordino e che le regole non sono scolpite nella pietra.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="7-il-mondo-post-globalizzazione-dellenergia">Il mondo post-globalizzazione dell’energia</h2>



<p>Gli accordi di Shell in Venezuela arrivano nel momento in cui il Medio Oriente ricorda al mondo una lezione antica: l’energia non è mai stata una semplice commodity, ma un equilibrio di potere travestito da mercato.</p>



<p>La crisi con l’Iran, le rotte sotto pressione, l’insicurezza marittima e le minacce ibride spingono governi e aziende a una conclusione sempre più netta: il costo dell’energia non è solo estrazione e raffinazione, ma anche assicurazione geopolitica. E quell’assicurazione, oggi, è cara.</p>



<p>Il Venezuela, con tutte le sue contraddizioni, torna interessante perché offre un’alternativa in un sistema che non tollera più i “single point of failure”. Ma l’alternativa non è la soluzione: è un tampone dentro un mondo che sta diventando più frammentato, più regionale, più sospettoso.</p>



<p>La domanda finale non è se torneremo al passato. È se avremo il coraggio di ammettere che la transizione non può essere solo tecnologica: deve essere anche istituzionale, diplomatica, strategica. Altrimenti continueremo a inseguire la sicurezza a colpi di accordi emergenziali, spostando il rischio da una mappa all’altra, senza mai ridurlo davvero.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/shell-venezuela-crisi-iran-medio-oriente-energia/">Shell torna in Venezuela, mentre l’Iran infiamma i mercati</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
