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	<title>Rete Unica Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Rete unica. Per Open Fiber un salvataggio di Stato, spacciato per visione industriale?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 10:15:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Open Fiber]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Unica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/Gola2-1.jpg" type="image/jpeg" />Chi pagherà il conto? Il rischio è che il conto sarà pagato dal sistema Paese, cioè da tutti noi. I promotori della rete unica sostengono che la fusione serva a razionalizzare gli investimenti e a evitare inutili duplicazioni. Ma anche in questo caso, la verità è un’altra. Eppure la via d’uscita c’è. L’Italia è tra [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Chi pagherà il conto? Il rischio è che il conto sarà pagato dal sistema Paese, cioè da tutti noi. I promotori della rete unica sostengono che la fusione serva a razionalizzare gli investimenti e a evitare inutili duplicazioni. Ma anche in questo caso, la verità è un’altra. Eppure la via d’uscita c’è.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia è tra i fanalini di coda in Europa per quanto riguarda l’adozione della fibra <strong>FTTH</strong>, con una penetrazione ferma al <strong>30%</strong>, a fronte di una media europea che supera il <strong>50%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, <strong>Open Fiber</strong> – presentata e protetta come “campione pubblico” incaricato di cablare il Paese – è sommersa dai debiti e ha mancato gran parte degli obiettivi del PNRR.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Riparte la carica sulla rete unica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, che definire critico è un eufemismo, rispunta come un fungo la cosiddetta “rete unica” tra <strong>FiberCop </strong>e <strong>Open Fiber</strong>, un obiettivo che viene presentato come frutto di una strategia industriale visionaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l’operazione è in effetti ben lontana dall’esserlo. E dietro un obiettivo così pomposo rischia di nascondersil’ennesimo salvataggio di Stato travestito da “riforma strutturale”. Ciò che affiora è invece un vistoso errore strategico che rischia di compromettere irreparabilmente la concorrenza, la trasparenza e il futuro digitale del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Open Fiber</strong> era partita con grandi ambizioni: portare la fibra in tutta Italia, creare un’alternativa pubblica al colosso ex monopolista, stimolare la concorrenza e attrarre investimenti. Invece, le performance sono state molto deludenti. <strong>Open Fiber</strong> ha accumulato ritardi clamorosi, ha mostrato una capacità operativa inadeguata, ha faticato a rispettare le tempistiche imposte dai bandi pubblici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rete unica usata come salvagente per Open Fiber</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda a questo punto è semplice: chi pagherà il conto? E la risposta è altrettanto ovvia: il conto sarà pagato dal sistema Paese, cioè da tutti noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I promotori della rete unica sostengono che la fusione serva a razionalizzare gli investimenti e a evitare inutili duplicazioni. Ma anche in questo caso, la verità è un’altra. Questa operazione serve a coprire le perdite di Open Fiber con i soldi – e le infrastrutture – degli altri attori privati ancora convinti di poter competere in un mercato aperto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli equivoci politici e strutturali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di modello “<em>wholesale only</em>” e di approccio “pro-competitivo”. Ma in realtà si sta costruendo un monopolio infrastrutturale, formalmente neutro e separato, ma sostanzialmente controllato dal Ministero dell’Economia e da Cassa Depositi e Prestiti (CDP), ovvero dallo Stato. Il nuovo soggetto sarà quello che fissa le tariffe, decide le condizioni di accesso alle infrastrutture, stabilisce le priorità e i tempi degli investimenti, rispondendo agli stessi azionisti pubblici che oggi finanziano e proteggono <strong>Open Fiber</strong>. Il risultato è che il regolatore e l’operatore diventano la stessa cosa, dando luogo ad una commistione pericolosa, che mina la credibilità di qualsiasi sistema basato sulla concorrenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno si chiede cosa succederà agli operatori alternativi che si vedranno costretti a dipendere da un soggetto unico, controllato dallo Stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno si interroga su come potrà sopravvivere la competizione in un mercato dove la rete diventa unica e le regole le decide chi la possiede.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa, intanto, parla un’altra lingua</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Bruxelles insiste sulla necessità di reti resilienti, interoperabili, orientate all’investimento privato e al co-investimento. Eppure, l’Italia risponde con una soluzione centralista, opaca, anti-competitiva. Si citano più volte, tirandoli per la giacchetta, <strong>Enrico Letta</strong>, <strong>Mario Draghi</strong>, la <strong>Digital Compass</strong>, ma si fa finta di non leggere ciò che realmente dicono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno di essi invoca la creazione di un monopolista statale. Al contrario, tutti loro evidenziano l’importanza della concorrenza, della trasparenza e della scalabilità in un mercato dinamico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Concorrenza e mercato come nemici?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso che l’unica area in cui le reti di <strong>Open Fiber</strong> e <strong>FiberCop</strong> si sovrappongano davvero sia quella “nera”, l’unica in cui la concorrenza infrastrutturale esiste. Ed è proprio lì che si vuole eliminare ogni doppia presenza, col pretesto dell’efficienza. Ma in realtà, si sta cancellando l’unico vero spazio di libertà tecnologica rimasto nel Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi pagherà il conto?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il prezzo di questa operazione lo pagheremo tutti.<br>Lo pagheranno i consumatori, che si troveranno con meno scelta e meno qualità.<br>Lo pagheranno gli operatori privati, che dovranno sottostare a condizioni imposte da un monopolio pubblico.<br>Lo pagherà l’innovazione, perché un soggetto unico, per definizione, non ha incentivo a migliorarsi.<br>E lo pagherà anche l’Italia, che perderà attrattività agli occhi degli investitori esteri, sempre più scoraggiati da un sistema in cui la concorrenza è teorica e lo Stato interviene per salvare i suoi campioni falliti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quale via d’uscita?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, una via alternativa esiste. La rete unica non è inevitabile come il ciclo delle stagioni.<br>L’Italia può ancora scegliere un’altra strada: rilanciare la competizione infrastrutturale nei territori contendibili, garantire trasparenza nelle regole d’accesso e promuovere modelli di co-investimento realmente aperti.<br>La digitalizzazione del Paese non può fondarsi sull’eliminazione della concorrenza, né sulla protezione pubblica di un fallimento industriale.<br>Deve nascere da una visione lungimirante, in cui efficienza, apertura e innovazione siano una volta per tutte i pilastri fondanti.<br>La rete unica, così come è concepita oggi, è invece l’antitesi di tutto questo. È un passo falso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è un rischio che l’Italia non può permettersi.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><br><strong> </strong></p>
</blockquote>
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