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	<title>Rapporto ORES 2025 Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Rapporto ORES 2025 Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Digitale. L’Italia accelera sulla connettività, ma resta indietro su competenze e imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 18:09:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto per la Competitività]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto ORES 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/connettivita-italia-rapporto-ores.webp" type="image/jpeg" />Il nuovo Rapporto ORES 2025 dell’Istituto per la Competitività svela un Paese a due velocità: connesso come mai prima, ma ancora impantanato in una cultura digitale che non decolla. Tra 5G, fibra ottica e data center, l’Italia si è costruita una rete d’avanguardia. Ma senza competenze diffuse, formazione mirata e una visione industriale di lungo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/connettivita-italia-rapporto-ores/">Digitale. L’Italia accelera sulla connettività, ma resta indietro su competenze e imprese</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/connettivita-italia-rapporto-ores.webp" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo <em><a href="https://italianelfuturo.com/reports/sui-bit-della-competitivita-competenze-e-infrastrutture-digitali-per-unitalia-che-guarda-al-futuro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Rapporto ORES 2025</strong></a></em> dell’<strong>Istituto per la Competitività </strong>svela un Paese a due velocità: connesso come mai prima, ma ancora impantanato in una cultura digitale che non decolla.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Tra 5G, fibra ottica e data center, l’Italia si è costruita una rete d’avanguardia. Ma senza competenze diffuse, formazione mirata e una visione industriale di lungo periodo, rischia di rimanere una nazione tecnologicamente moderna ma culturalmente analogica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Italia nell’era del paradosso digitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di profondamente simbolico nel ritratto che<strong> I-Com</strong> fa dell’Italia del 2025. È un Paese che corre veloce nei cavi di fibra e nelle onde del 5G, ma che inciampa ancora nelle persone che dovrebbero abitare quella rete.<br>Il <em>Rapporto ORES 2025</em>, intitolato <em>“Sui bit della competitività”</em>, non è solo un’analisi tecnica: è una diagnosi culturale. Racconta una nazione che ha investito miliardi in infrastrutture, spesso con risultati eccellenti, ma che non ha ancora costruito l’ecosistema umano e formativo necessario per trasformare la connettività in innovazione e produttività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Roma, sede della presentazione del rapporto, diventa così lo specchio di un Paese che oscilla tra entusiasmo e ritardo: capitale di una rivoluzione digitale che avanza, ma che rischia di lasciare dietro di sé interi segmenti di società, imprese e pubbliche amministrazioni ancora ancorati al passato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fibra corre, le persone no</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte infrastrutturale, l’Italia non ha nulla da invidiare ai grandi player europei. Il <strong>5G copre oltre il 99% della popolazione</strong> e la banda ultralarga raggiunge ormai anche le aree interne, grazie a una spinta decisa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.<br>Eppure, dietro la potenza della rete, si nasconde una fragilità strutturale: la distanza tra infrastruttura e competenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’<strong>I-Com Ultrabroadband Index 2025</strong>, l’Italia scende al 14° posto in Europa, nonostante una rete tra le più capillari. Il motivo è semplice e inquietante: <strong>non basta essere connessi se non si sa cosa farne</strong>. Solo il 45,8% degli italiani possiede competenze digitali di base, un dato che racconta un divario culturale prima ancora che tecnologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La velocità della connessione non coincide con la velocità del pensiero digitale. E mentre i bit corrono, la crescita rallenta. È il sintomo di una modernità incompiuta: un Paese che ha imparato a navigare, ma non ancora a orientarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">PMI: il cuore produttivo resta in modalità analogica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore economico dell’Italia – le piccole e medie imprese – pulsa ancora in modalità analogica.<br>Secondo I-Com, solo il <strong>27,2% delle aziende italiane</strong> presenta un’elevata intensità digitale, contro una media UE del 34,3%. E appena il 17,9% offre formazione ICT ai dipendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un dato che pesa, perché le PMI non sono una categoria, ma l’ossatura stessa del sistema produttivo italiano.<br>La transizione digitale per loro non è una moda, ma una questione di sopravvivenza: chi non digitalizza processi, logistica e marketing, rischia di sparire in pochi anni dal mercato globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente di I-Com, <strong>Stefano da Empoli</strong>, lo dice con chiarezza: “Serve una scossa culturale. Le imprese devono essere messe nelle condizioni di innovare, ma anche spinte a farlo. La burocrazia deve diventare alleata dell’innovazione, non il suo freno”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un messaggio che tocca un nervo scoperto: l’Italia non manca di talento, ma di <strong>organizzazione, fiducia e formazione continua</strong>. E finché la trasformazione resterà concentrata in poche multinazionali o startup urbane, il Paese continuerà a dividersi tra chi vola e chi arranca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Servizi pubblici digitali: la rivoluzione che cambia la quotidianità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C’è però un fronte in cui l’Italia mostra una crescita tangibile: i <strong>servizi pubblici digitali</strong>.<br>Il 69,4% dei processi amministrativi è ormai digitalizzato, con una spinta decisiva su identità digitale e pagamenti elettronici.<br>Lo <strong>SPID</strong> e la <strong>CIE</strong> sono diventati strumenti familiari per milioni di cittadini e il sistema <strong>PagoPA</strong> ha rivoluzionato il modo in cui lo Stato incassa, riducendo costi e tempi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma al di là dei numeri, il dato più interessante è percettivo: <strong>oltre il 70% degli italiani</strong> ritiene che la digitalizzazione dei servizi renda la vita più semplice. È la prova che il digitale, quando è accessibile e trasparente, smette di essere una promessa astratta e diventa <strong>esperienza quotidiana</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I-Com stima che entro il 2027 i servizi digitali per i cittadini saranno completati, compresa la piena attivazione della <strong>cartella clinica elettronica</strong>, mentre quelli per le imprese seguiranno entro il 2031.<br>L’Italia, in questo campo, sta imparando che il digitale non è un obiettivo, ma un linguaggio amministrativo del futuro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Formazione digitale: l’Italia degli autodidatti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un tratto quasi antropologico nel modo in cui gli italiani imparano la tecnologia: da soli.<br>Il <strong>58% dei cittadini</strong> dichiara di apprendere competenze digitali autonomamente, il <strong>43%</strong> grazie a parenti e amici e solo il <strong>16%</strong> attraverso corsi formali.<br>È il segno di una cultura che si adatta, ma non si struttura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, un segnale inatteso arriva dall’intelligenza artificiale. Un quarto degli italiani afferma di aver imparato qualcosa di nuovo grazie a strumenti di <strong>IA generativa</strong>: dai modelli linguistici come ChatGPT alle app creative basate su machine learning.<br>L’AI, insomma, non è più solo un argomento di dibattito, ma un <strong>nuovo ambiente di apprendimento</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cresce anche la richiesta di politiche pubbliche più coraggiose: quasi la metà degli intervistati invoca <strong>corsi gratuiti promossi dallo Stato o dalle università</strong> e il 27% suggerisce <strong>obblighi formativi con incentivi fiscali</strong> per le imprese.<br>L’Italia digitale non è un sogno lontano: è un’aspirazione diffusa che chiede di essere trasformata in sistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Data Center: la spina dorsale invisibile dell’economia digitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro la connettività e i servizi, ci sono infrastrutture fisiche spesso ignorate: i <strong>data center</strong>.<br>L’Italia ne conta <strong>204 attivi</strong>, concentrati nel Nord, ma in crescita anche al Centro e al Sud.<br>Sono il motore silenzioso della rete, dove scorrono i dati che alimentano banche, sanità, pubblica amministrazione e industria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La percezione dei cittadini è sorprendentemente matura: oltre la metà del campione intervistato riconosce nei data center <strong>una leva economica e occupazionale</strong>.<br>Nonostante una scarsa conoscenza diretta (il 47% non sa se ne esistano nel proprio territorio), prevale una visione positiva: infrastrutture non più percepite come minaccia, ma come opportunità di sviluppo sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia, dopo anni di esitazioni, sembra pronta ad abbracciare la sfida della <strong>sovranità digitale</strong>, comprendendo che senza una base dati nazionale e resiliente non esiste competitività tecnologica possibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’intelligenza artificiale: la rivoluzione che divide</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se c’è un terreno dove il futuro è già iniziato, è quello dell’<strong>intelligenza artificiale</strong>.<br>In Italia, l’adozione cresce rapidamente: <strong>l’8,2% delle imprese</strong> utilizza soluzioni IA, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Ma la media europea (13,5%) resta lontana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>IA generativa</strong>, capace di creare testi, immagini e codici, è la nuova frontiera. Il 20% delle aziende italiane la impiega in modo strutturale, il 43% la sta sperimentando e un altro 28% la considera nel medio termine.<br>È una rivoluzione silenziosa, che sta riscrivendo modelli produttivi, marketing e comunicazione, ma che solleva anche interrogativi etici e sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’interesse pubblico cresce di pari passo: l’Italia guida l’Europa per <strong>ricerche online sui vantaggi e sui rischi dell’IA</strong>, segno di una curiosità attenta, non ingenua.<br>Siamo un Paese che vuole capire prima di adottare, riflettere prima di correre. E questo, nel lungo periodo, potrebbe rivelarsi un vantaggio competitivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Università e formazione in IA: il laboratorio italiano del futuro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’università italiana si sta muovendo e con ritmo sorprendente.<br>Per l’anno accademico <strong>2025/2026</strong>, I-Com censisce <strong>1.143 corsi</strong> dedicati all’intelligenza artificiale, tra lauree, master e dottorati.<br>Il <strong>Lazio</strong> primeggia per corsi specializzati, la <strong>Lombardia</strong> per quelli integrati, mentre la <strong>Campania</strong> emerge come polo di sperimentazione nel Mezzogiorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un ecosistema ancora disomogeneo, con regioni – come Basilicata, Molise e Valle d’Aosta – completamente assenti, ma rappresenta un segnale chiaro: la formazione è tornata al centro del discorso sull’innovazione.<br>E non solo nell’IA. Crescono anche i corsi sull’<strong>economia spaziale</strong>, con oltre <strong>340 programmi attivi</strong> che intrecciano satelliti, big data e sostenibilità.<br>L’Italia sembra finalmente comprendere che <strong>la competitività non nasce nei consigli di amministrazione, ma nelle aule universitarie</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso il 2030: la sfida del capitale umano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando avanti, le proiezioni I-Com sono chiare: l’Italia raggiungerà i target di <strong>copertura 5G e FTTP entro il 2028</strong> e completerà i <strong>servizi pubblici digitali entro il 2030</strong>.<br>Ma il resto, ovvero competenze, adozione del cloud, digitalizzazione delle PMI, richiederà decenni, se non secoli, ai ritmi attuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida non è più tecnologica, ma antropologica.<br>La transizione digitale è diventata una questione di <strong>fiducia, cultura e visione collettiva</strong>.<br>Non si tratta solo di installare reti, ma di cambiare mentalità: nelle scuole, nelle imprese, nella politica.<br>Il capitale umano è la nuova infrastruttura strategica e la formazione digitale è il suo carburante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal segnale al significato: l’Italia che deve ancora connettersi a sé stessa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia del 2025 è un Paese che ha imparato a connettersi, ma non ancora a comunicare con se stessa.<br>Ha costruito la rete, ma non il significato che la abita.<br>Ha portato la fibra nelle case, ma non sempre la cultura nelle menti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>Rapporto ORES 2025</em> ci ricorda che il futuro non dipenderà solo da quanto siamo veloci, ma da <strong>come sapremo usare quella velocità</strong> per costruire valore, conoscenza e coesione.<br>La sfida del prossimo decennio non sarà solo digitale, ma profondamente umana: saper trasformare la connessione in comprensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché nel nuovo secolo, la vera infrastruttura di un Paese non è la rete, ma la <strong>coscienza collettiva che la percorre</strong>.<br>E quella, in Italia, ha ancora molto da imparare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/connettivita-italia-rapporto-ores/">Digitale. L’Italia accelera sulla connettività, ma resta indietro su competenze e imprese</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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