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	<title>rame Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>rame Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Lo switch-off obbligatorio del rame? La regolazione sbagliata al momento sbagliato</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/lo-switch-off-obbligatorio-del-rame-la-regolazione-sbagliata-al-momento-sbagliato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 06:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[rame]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Gambardella15.png" type="image/jpeg" />L’Europa ha molti problemi in materia di politiche digitali: carenza di capitali, mercati frammentati, copertura rurale irregolare. Quello di cui non ha bisogno è un nuovo intervento dirigista da Bruxelles. Eppure è esattamente ciò che si sta valutando nel contesto del prossimo Digital Networks Act: un termine obbligatorio e vincolante a livello UE per lo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/lo-switch-off-obbligatorio-del-rame-la-regolazione-sbagliata-al-momento-sbagliato/">Lo switch-off obbligatorio del rame? La regolazione sbagliata al momento sbagliato</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Gambardella15.png" type="image/jpeg" />
<p>L’Europa ha molti problemi in materia di politiche digitali: carenza di capitali, mercati frammentati, copertura rurale irregolare. <strong>Quello di cui non ha bisogno è un nuovo intervento dirigista da Bruxelles.</strong> Eppure è esattamente ciò che si sta valutando nel contesto del prossimo <strong>Digital Networks Act</strong>: <strong>un termine obbligatorio e vincolante a livello UE per lo spegnimento delle reti in rame.</strong></p>



<p>L’idea viene presentata come una modernizzazione coraggiosa. In realtà <strong>è una scorciatoia regolatoria: costosa, invasiva e inutile. Lungi dall’accelerare la diffusione della fibra, rischia di frenare gli investimenti, penalizzare i cittadini e mettere in luce la persistente inclinazione dell’UE al dirigismo.</strong></p>



<p>L’assunto di base è che senza coercizione gli europei resteranno attaccati al rame all’infinito. È una finzione. In Spagna, la fibra oggi copre oltre il 90 per cento delle famiglie, uno dei tassi più alti al mondo. Il rame è stato progressivamente dismesso senza diktat di Bruxelles. <strong>Investimenti, concorrenza e scelta dei consumatori — non imposizioni — spiegano il successo spagnolo</strong>. <strong>Anche altrove in Europa l’adozione segue lo stesso schema: quando la fibra è realmente disponibile, affidabile e a prezzi accessibili, i clienti migrano spontaneamente. Una scadenza imposta non risolve nulla; serve solo ad aggiungere costi laddove la domanda non è ancora matura.</strong></p>



<p>Uno switch-off obbligatorio è, di fatto, una tassa occulta. Le regioni rurali o a bassa densità, dove la posa della fibra è più lenta e più costosa, sarebbero costrette a pagare di più per servizi che né hanno richiesto né di cui hanno immediato bisogno. Non è un balzo digitale in avanti, ma un onere regressivo, imposto in nome del progresso ma pagato da chi è meno in grado di sostenerlo.</p>



<p>La proposta mina inoltre due pilastri del quadro digitale europeo: la sussidiarietà e la fiducia degli investitori. <strong>I regolatori nazionali, che conoscono in dettaglio i propri mercati, sono i più adatti a stabilire i tempi dello spegnimento del rame. Una scadenza imposta da Bruxelles li priverebbe di questa discrezionalità, inviando al contempo un segnale preoccupante agli investitori: le regole europee non sono stabili, ma soggette a scadenze arbitrarie e scorciatoie politiche</strong>. Oggi il rame, domani forse il 5G, il cloud o i data centre. In un momento in cui l’Europa fatica ad attrarre capitali per le reti di nuova generazione, è esattamente il segnale sbagliato.</p>



<p>La contraddizione è lampante. Bruxelles invoca una nuova era di deregolamentazione per liberare gli investimenti. Ma allo stesso tempo contempla una delle misure più intrusive immaginabili: decretare per legge l’estinzione di un’intera tecnologia. Non è semplificazione, è teatro regolatorio. E mina la credibilità dell’Europa proprio quando essa deve invece ricostruirla.</p>



<p>La Spagna fornisce il controesempio più chiaro. La sua penetrazione della fibra è tra le più alte in Europa, e il rame è già stato in gran parte dismesso. I fattori determinanti sono stati la concorrenza, la domanda dei consumatori e gli investimenti sostenuti, non la volontà del governo. Dove le condizioni sono favorevoli, i mandati sono superflui. Dove non lo sono, diventano dannosi.</p>



<p><strong>L’Europa non ha bisogno di scadenze imposte dall’alto. Ha bisogno di condizioni che rendano la fibra la scelta ovvia: incentivi mirati, una strategia industriale coerente, sostegno alle aree meno servite e un clima regolatorio che attragga, anziché scoraggiare, i capitali. La fibra deve affermarsi perché è più veloce, più economica e migliore — non perché i cittadini sono costretti a utilizzarla.</strong></p>



<p><strong>Uno switch-off obbligatorio del rame inserito nel Digital Networks Act non è un passo avanti coraggioso. È un errore.</strong> Se la Commissione europea vuole davvero accelerare il progresso digitale, deve smettere di regolamentare per apparenza e iniziare a governare per risultati.</p>
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		<title>UE approva 47 progetti strategici per Materie Prime Critiche. Focus su Litio, Rame e Terre Rare in Europa</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/ue-approva-47-progetti-strategici-per-materie-prime-critiche-focus-su-litio-rame-e-terre-rare-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2025 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Litio]]></category>
		<category><![CDATA[Materie Prime Critiche]]></category>
		<category><![CDATA[rame]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Critical-raw--scaled.jpg" type="image/jpeg" />La Commissione Europea ha recentemente annunciato una lista di 47 progetti strategici volti a potenziare la produzione di 14 materiali critici essenziali per la transizione energetica e la sicurezza dell&#8217;Unione Europea. Questa iniziativa si inserisce nel quadro del Critical Raw Material Act del 2023, che mira a garantire che entro il 2030 l&#8217;UE estragga il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/Critical-raw--scaled.jpg" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La <strong>Commissione Europea</strong> ha recentemente annunciato una lista di 47 progetti strategici volti a potenziare la produzione di <strong>14 materiali critici essenziali</strong> per la <strong>transizione energetica</strong> e la <strong>sicurezza</strong> dell&#8217;<strong>Unione Europea</strong>. Questa iniziativa si inserisce nel quadro del <strong>Critical Raw Material Act</strong> del 2023, che mira a garantire che entro il 2030 l&#8217;UE estragga il 10%, processi il 40% e ricicli il 25% dei materiali critici necessari.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Obiettivi e motivazioni dell&#8217;iniziativa</h2>



<p>Per troppo tempo, le materie prime sono state il punto cieco nella nostra politica industriale. L&#8217;Europa ha spesso preferito acquistare la maggior parte delle materie prime di cui ha bisogno quasi esclusivamente al di fuori dei suoi confini. Fino a quando la crisi del Covid e la guerra in Ucraina ci hanno ricordato i pericoli delle nostre dipendenze. ​</p>



<p>L&#8217;obiettivo principale di questa iniziativa è ridurre la dipendenza dell&#8217;UE da paesi terzi, in particolare dalla Cina, che attualmente domina la produzione globale di terre rare e la lavorazione di metalli essenziali per batterie di veicoli elettrici e pannelli solari. La pandemia di COVID-19 e la crisi del gas russo hanno evidenziato i rischi legati a questa dipendenza, spingendo l&#8217;UE a diversificare le sue fonti di approvvigionamento. ​</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dettagli dei progetti selezionati</h2>



<p>I 47 progetti selezionati si distribuiscono in 13 Stati membri dell&#8217;UE, tra cui <strong>Belgio, Francia, Italia, Germania, Spagna, Estonia, Repubblica Ceca, Grecia, Svezia, Finlandia, Portogallo, Polonia e Romania</strong>. Di questi, 25 riguardano l&#8217;estrazione, 24 la lavorazione e 10 il riciclaggio di materiali come alluminio, rame, nichel, litio e terre rare. Alcuni progetti combinano più di queste attività. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Progetti in Spagna</h2>



<p>In particolare, la Spagna ospita sette di questi progetti strategici:​</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Mina Doade</strong>: situata in Galizia, focalizzata sull&#8217;estrazione di litio</li>



<li><strong>Las Navas</strong>: progetto minerario in Estremadura per l&#8217;estrazione di litio</li>



<li><strong>P6 Metals</strong>: in Estremadura, dedicato all&#8217;estrazione e lavorazione di tungsteno</li>



<li><strong>El Moto</strong>: progetto minerario in Castiglia-La Mancia, incentrato sul tungsteno</li>



<li><strong>Cobre Las Cruces</strong>: in Andalusia, per l&#8217;estrazione e lavorazione del rame</li>



<li><strong>Mina Aguablanca</strong>: in Estremadura, per la fornitura di cobalto, rame e nichel</li>



<li><strong>Progetto CirCular</strong>: con sede in Andalusia, focalizzato sul riciclaggio di rame, nichel e metalli del gruppo del platino. </li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Supporto e semplificazioni per i progetti</h2>



<p>Questi progetti beneficeranno di procedure di autorizzazione semplificate, con tempi massimi di 27 mesi per l&#8217;estrazione e 15 mesi per la lavorazione o il riciclaggio. Inoltre, è previsto un supporto finanziario coordinato tra Commissione Europea, Stati membri e istituzioni finanziarie per facilitare la loro realizzazione. ​</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prospettive future</h2>



<p>La Commissione Europea prevede di annunciare ulteriori liste di progetti, includendo quelli relativi ai materiali rimanenti e progetti al di fuori dell&#8217;UE, per continuare a diversificare le fonti di approvvigionamento e rafforzare l&#8217;autonomia strategica dell&#8217;Unione in settori chiave.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/ue-approva-47-progetti-strategici-per-materie-prime-critiche-focus-su-litio-rame-e-terre-rare-in-europa/">UE approva 47 progetti strategici per Materie Prime Critiche. Focus su Litio, Rame e Terre Rare in Europa</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>Perché la proposta di rendere obbligatorio lo switch-off del rame a favore della fibra in Italia era sbagliata ed è stata fortunatamente abbandonata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 08:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[rame]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/shutterstock_105862250-scaled.jpg" type="image/jpeg" />L’idea di legiferare per rendere obbligatorio lo switch-off della rete in rame a favore della fibra è stato un errore strategico che avrebbe potuto avere effetti negativi sul mercato, sulla concorrenza e, soprattutto, sulle imprese e i consumatori italiani. Non si tratta solo di una questione di opportunità, ma di rispetto dei principi regolatori europei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/perche-la-proposta-di-rendere-obbligatorio-lo-switch-off-del-rame-a-favore-della-fibra-in-italia-era-sbagliata-ed-e-stata-fortunatamente-abbandonata/">Perché la proposta di rendere obbligatorio lo switch-off del rame a favore della fibra in Italia era sbagliata ed è stata fortunatamente abbandonata</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>L’idea di legiferare per rendere obbligatorio lo switch-off della rete in <strong>rame</strong> a favore della <strong>fibra</strong> è stato un errore strategico che avrebbe potuto avere effetti negativi sul mercato, sulla concorrenza e, soprattutto, sulle imprese e i consumatori italiani. Non si tratta solo di una questione di opportunità, ma di rispetto dei principi regolatori europei e di un’adeguata risposta alle reali esigenze del settore delle telecomunicazioni.</p>
</blockquote>



<p><br>E&#8217; fondamentale, innanzitutto, chiarire che la regolamentazione europea non impone lo switch-off del rame a favore della fibra. Non è possibile introdurre una legge nazionale che obblighi a tale passaggio o che imponga al regolatore nazionale &#8211; <strong>AGCOM</strong>, in questo caso &#8211; di disciplinare lo switch-off in un determinato modo. I regolatori nazionali devono mantenere la loro indipendenza e qualsiasi tentativo di imporre loro direttive specifiche minaccia l’autonomia regolatoria, uno dei principi fondamentali della normativa europea.<br><br>La <strong>Commissione Europea</strong> non ha mai proposto di introdurre una legislazione che renda obbligatorio lo switch-off del rame e nessun Paese europeo ha emanato una legge nazionale su questa materia.</p>



<p>Perché, dunque, l’Italia avrebbe dovuto farlo? <br>Guardando agli altri Paesi europei, vediamo che molti sono significativamente più avanti rispetto all’Italia sia in termini di copertura <strong>FTTH</strong> (Fiber to the Home) sia in termini di adozione della fibra. Ad esempio, Francia e Spagna hanno raggiunto tassi di copertura della fibra rispettivamente del 73% e dell’81%, con tassi di adozione superiori al 60%. Eppure, questi risultati sono stati ottenuti senza introdurre regolamenti obbligatori sullo switch-off della rete in rame.</p>



<p>Inoltre, una normativa di questo tipo avrebbe dovuto essere notificata alla Commissione Europea e sarebbe stato altamente probabile un suo rigetto. <br>In passato, ci sono stati casi simili in cui alcuni governi hanno tentato di imporre obblighi ai propri regolatori nazionali e la Commissione ha risposto minacciando di avviare una procedura d’infrazione. <br>Non sarebbe stato possibile imporre una regolamentazione che rischiava di compromettere l’autonomia regolatoria e di creare un contesto di concorrenza disomogeneo rispetto agli altri Stati membri dell’UE.<br><br>Dal punto di vista pratico, imporre uno switch-off obbligatorio del rame sarebbe stato controproducente, considerando che la maggior parte delle famiglie italiane non è ancora connessa alla rete in fibra. Piuttosto che concentrare gli sforzi su una normativa che rischiava di creare disagi e ritardi non sarebbe stato più utile investire maggiormente nelle attività di scavo e nelle connessioni fino a casa?<br>La vera priorità dovrebbe essere accelerare i lavori per portare la fibra nelle abitazioni italiane, non distogliere l’attenzione politica con un dibattito regolatorio inutile e dannoso.</p>



<p>Va anche sottolineato che in Italia il prezzo delle connessioni in rame è lo stesso delle connessioni FTTH in fibra. <br>Questo significa che non esistono barriere economiche che impediscono ai consumatori di passare alla fibra una volta che questa diventa disponibile. Nelle aree ad alta competizione (aree nere), l’adozione della fibra supera il 50%. <br>Nelle aree a bassa densità (aree bianche), l’adozione è molto più bassa semplicemente perché le abitazioni non sono ancora effettivamente connesse. È quindi evidente che il problema non è la mancanza di domanda, ma piuttosto l’insufficienza delle infrastrutture.<br><br>Trovo, inoltre, piuttosto singolare che a chiedere l’introduzione di una nuova normativa per lo switch-off del rame sia stato un operatore <strong>wholesale-only</strong>. <br>Una regolamentazione del genere avrebbe solamente irrigidito ulteriormente il mercato, danneggiando la concorrenza e potenzialmente creando una situazione in cui alcuni operatori sarebbero stati svantaggiati rispetto ad altri.<br><br>Gli effetti negativi di una politica di switch-off obbligatorio sono molteplici. <br>In primo luogo si rischia di creare un mercato distorto. <br>Inoltre, si potrebbero generare costi più elevati per i consumatori, che si troverebbero ad affrontare una transizione forzata senza reali benefici in termini di qualità del servizio. <br>Infine, l’imposizione di una tale regolamentazione potrebbe ridurre gli incentivi per gli operatori a investire ulteriormente nella copertura in fibra, rallentando così lo sviluppo delle infrastrutture digitali nel Paese.<br><br>L’Italia ha bisogno di una visione strategica per lo sviluppo della connettività, basata sugli investimenti e sulla collaborazione tra pubblico e privato, non su regolamentazioni che rischiano di danneggiare il mercato e i cittadini. <br><br>È tempo di concentrarsi sulle reali priorità: connettere tutte le abitazioni, migliorare la copertura della fibra e garantire che tutti possano beneficiare delle opportunità offerte dalla trasformazione digitale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/perche-la-proposta-di-rendere-obbligatorio-lo-switch-off-del-rame-a-favore-della-fibra-in-italia-era-sbagliata-ed-e-stata-fortunatamente-abbandonata/">Perché la proposta di rendere obbligatorio lo switch-off del rame a favore della fibra in Italia era sbagliata ed è stata fortunatamente abbandonata</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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