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	<title>Olio di Palma Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Olio di Palma Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<item>
		<title>Indonesia, la scommessa sull’olio di palma per far volare l’aviazione</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/indonesia-palma-sustainable-aviation/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 16:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Aviazione]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di Palma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/Indonesia.jpg" type="image/jpeg" />Il più grande produttore mondiale di olio di palma accelera sui carburanti sostenibili per l’aviazione: Pertamina testa jet fuel “verde” con Pelita Air, Garuda e Citilink e punta alla commercializzazione entro 2-3 anni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/indonesia-palma-sustainable-aviation/">Indonesia, la scommessa sull’olio di palma per far volare l’aviazione</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/Indonesia.jpg" type="image/jpeg" />
<p>Tra ambizione industriale, reputazione ambientale fragile e pressioni internazionali, l’Indonesia prova a trasformare la palma da olio nell’asset chiave per conquistare il mercato globale dei Sustainable Aviation Fuel. Una scommessa che può ridefinire il ruolo del Paese nei cieli del mondo o amplificare vecchie contraddizioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="1-indonesia-vuole-decollare-con-il-carburante-di-casa">Indonesia vuole decollare con il carburante “di casa”</h2>



<p>A Bali, lontano dai numeri astratti dei report, il futuro dell’aviazione si testa letteralmente in pista. L’Indonesia ha iniziato a far volare aerei di linea con miscele di jet fuel convenzionale e carburante derivato dall’olio di palma, etichettato come <strong>sustainable aviation fuel (SAF)</strong>.</p>



<p>L’obiettivo dichiarato dal governo è concreto, quasi aggressivo nei tempi: <strong>portare questi carburanti sul mercato entro due o tre anni</strong>. Non una ricerca accademica, quindi, ma una vera e propria road map industriale.</p>



<p>Per un Paese che vive da decenni nel paradosso della palma — enorme ricchezza economica, enorme costo ambientale — la sfida è doppiamente simbolica: far sì che la pianta che ha alimentato tanta deforestazione diventi il cuore di una transizione energetica più pulita. O almeno, più pulita di ieri.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="2-pertamina-al-centro-test-in-volo-con-pelita-air-garuda-e-citilink">Pertamina al centro: test in volo con Pelita Air, Garuda e Citilink</h2>



<p>Il motore di questo progetto è <strong>Pertamina</strong>, il colosso energetico statale. Non si limita a raffinare petrolio: sempre di più sta cercando di diventare un gruppo integrato che spazia dalle rinnovabili alla chimica verde.</p>



<p>I test vengono condotti con tre compagnie indonesiane:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Pelita Air</strong>, controllata da Pertamina stessa, campo di prova naturale;</li>



<li><strong>Garuda Indonesia</strong>, compagnia di bandiera, vetrina internazionale e banco di prova reputazionale;</li>



<li><strong>Citilink</strong>, il vettore low-cost che intercetta il traffico interno e regionale.</li>
</ul>



<p>Sugli aerei vengono caricate miscele di carburante tradizionale e SAF a base di olio di palma trattato: gli ingegneri monitorano consumi, prestazioni, comportamento dei motori, possibili effetti su manutenzione e durata delle componenti.</p>



<p>In parallelo, si analizzano logistica e costi: perché un carburante, per essere davvero “commerciale”, deve funzionare non solo in laboratorio ma nel conto economico delle compagnie.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="3-perche-proprio-lolio-di-palma-la-logica-industriale-di-jakarta">Perché proprio l’olio di palma? La logica (industriale) di Jakarta</h2>



<p>La scelta dell’olio di palma non è casuale, né neutra. L’Indonesia è il primo produttore mondiale, con milioni di ettari coltivati e una filiera che va dai piccoli agricoltori alle grandi corporation agroindustriali.</p>



<p>Dal punto di vista del governo, il ragionamento è quasi lineare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>abbiamo una <strong>biomassa abbondante e già organizzata industrialmente</strong>;</li>



<li>il mondo dell’aviazione ha bisogno di SAF;</li>



<li>se riusciamo a trasformare la palma in carburante certificato e accettato, possiamo diventare <strong>hub globale del jet fuel “verde”</strong>.</li>
</ul>



<p>È, in qualche modo, l’idea di “fare upgrade” a una materia prima che oggi finisce in margarine, cosmetici, carburanti stradali: portarla nel segmento premium dell’energia per l’aviazione, dove i margini sono potenzialmente più interessanti e la domanda è destinata a crescere per vincoli regolatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="4-lelefante-nella-stanza-la-questione-ambientale-che-non-scompare">L’elefante nella stanza: la questione ambientale che non scompare</h2>



<p>Qui, però, entra l’argomento che nessun comunicato patinato può davvero aggirare: <strong>l’olio di palma è tra i simboli globali della deforestazione tropicale</strong>.</p>



<p>Per anni, espansioni incontrollate di piantagioni hanno cancellato foreste in Indonesia, con impatti su biodiversità, comunità indigene, emissioni di CO₂. Le immagini degli incendi di torbiere e delle foreste bruciate sono ancora vive nella memoria di molti osservatori internazionali.</p>



<p>Ora il governo e Pertamina sostengono che il SAF da palma sarà diverso, “nuova generazione”:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>filiere tracciate,</li>



<li>uso prioritario di olio raffinato da piantagioni esistenti,</li>



<li>focus crescente su scarti e rifiuti oleosi,</li>



<li>standard di sostenibilità più severi.</li>
</ul>



<p>Resta però una tensione di fondo: <strong>può un prodotto legato a una coltura controversa presentarsi come simbolo di sostenibilità?</strong></p>



<p>La risposta non dipenderà solo dalle emissioni misurate su carta, ma anche da quanto il mondo sarà disposto a credere a una riconversione reale del settore.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="5-un-mercato-affamato-di-saf-e-ancora-povero-di-offerta">Un mercato affamato di SAF (e ancora povero di offerta)</h2>



<p>Il contesto globale gioca, in parte, a favore dell’Indonesia. Le compagnie aeree, spinte da obiettivi di neutralità climatica e da crescenti pressioni regolatorie, hanno bisogno di sostituire una quota crescente di combustibile fossile con SAF.</p>



<p>La cosa interessante è che, oggi, il <strong>collo di bottiglia non è la domanda, ma l’offerta</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la capacità produttiva globale di SAF è ancora marginale rispetto ai consumi di jet fuel;</li>



<li>i prezzi del SAF restano molto più alti rispetto al cherosene tradizionale;</li>



<li>i progetti in pipeline non basteranno, da soli, a coprire gli obiettivi fissati per il 2030 e oltre.</li>
</ul>



<p>In questa scarsità strutturale, un Paese che può mobilitare in tempi relativamente rapidi grandi volumi di materia prima agricola diventa automaticamente interessante. Ed è esattamente la casella che l’Indonesia vorrebbe occupare.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="6-tra-diplomazia-e-business-lindonesia-come-fornitore-di-transizione">Tra diplomazia e business: l’Indonesia come fornitore di transizione</h2>



<p>Dietro al linguaggio tecnico dei test in volo, c’è un’operazione diplomatica abbastanza chiara. Se Jakarta riuscirà a:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>certificare il proprio SAF,</li>



<li>convincere i regolatori che le filiere non alimentano nuova deforestazione,</li>



<li>offrire prezzi competitivi,</li>
</ul>



<p>potrà proporsi come <strong>fornitore indispensabile</strong> per le compagnie aeree asiatiche, ma anche per quelle europee e mediorientali in cerca di volumi garantiti.</p>



<p>In altre parole, l’Indonesia non venderebbe più solo commodities agricole o combustibili fossili, ma <strong>un pezzo di transizione energetica globale</strong>. È un cambio di status: da “fornitore di materie prime” a “partner nella decarbonizzazione”.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="7-i-nodi-aperti-costi-reputazione-concorrenza">I nodi aperti: costi, reputazione, concorrenza</h2>



<p>La strada, però, è tutt’altro che libera.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="8-costi-e-scala-industriale">Costi e scala industriale</h3>



<p>Produrre SAF è complesso e costoso. Serve una chimica sofisticata, impianti dedicati, logistica ad hoc. Per essere competitivo, il carburante indonesiano dovrà sfruttare economie di scala e magari forme di sostegno pubblico mirato.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="9-reputazione-ambientale">Reputazione ambientale</h3>



<p>L’olio di palma sconta un handicap d’immagine enorme. Anche con sistemi di certificazione avanzati, basterà una singola inchiesta o un singolo scandalo per riaccendere la diffidenza di mercati, ong, consumatori.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="10-concorrenza-tecnologica">Concorrenza tecnologica</h3>



<p>Nel frattempo, altre filiere stanno avanzando: SAF da rifiuti solidi urbani, da oli esausti, da residui agricoli, fino ai futuri e-fuel sintetici prodotti con elettricità rinnovabile. Se queste tecnologie scenderanno di prezzo più in fretta, l’Indonesia rischia di ritrovarsi con una soluzione “transitoria” che diventa obsoleta troppo presto.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="11-una-scelta-che-pesa-sul-lungo-periodo">Una scelta che pesa sul lungo periodo</h2>



<p>C’è una domanda che aleggia sopra tutto il progetto, e riguarda la traiettoria stessa del Paese: <strong>l’Indonesia vuole legare il proprio futuro energetico a una coltura che ha già mostrato tutti i suoi limiti, o userà il SAF da palma come ponte verso un portafoglio più diversificato di tecnologie?</strong></p>



<p>La differenza non è marginale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>nel primo caso, il rischio è quello di consolidare un modello agro-energetico ad alta intensità di terra, vulnerabile a critiche, boicottaggi e cambiamenti normativi;</li>



<li>nel secondo, la palma potrebbe diventare una sorta di “trampolino”, un modo per generare risorse economiche e politiche da reinvestire in soluzioni a più basso impatto.</li>
</ul>



<p>Molto dipenderà anche da come verrà distribuito il valore lungo la filiera: se i benefici si fermeranno ai grandi conglomerati, o se coinvolgeranno davvero piccoli produttori e comunità rurali.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="12-un-paese-una-pianta-e-il-futuro-dellaviazione">Un Paese, una pianta e il futuro dell’aviazione</h2>



<p>La scommessa indonesiana sul jet fuel da olio di palma ha qualcosa di profondamente emblematico. È come se il Paese stesse provando a riscrivere la storia di una pianta che, finora, è stata sinonimo di deforestazione e monocoltura, trasformandola in uno strumento — imperfetto, certo, ma concreto — per ridurre le emissioni dell’industria che più di tutte incarna l’idea di globalizzazione: l’aviazione.</p>



<p>Se il progetto funzionerà, l’Indonesia potrà dire di aver usato la propria realtà — non quella ideale dei manuali — per rispondere a una sfida planetaria. Se invece fallirà, rischierà di essere ricordata come il Paese che ha provato a chiamare “sostenibile” ciò che il mondo non era pronto ad accettare come tale.</p>



<p>In ogni caso, una cosa è già chiara:<br>il futuro dei cieli non si deciderà solo negli hangar e negli uffici delle compagnie aeree, ma <strong>nei campi, nelle raffinerie, nei laboratori dove si sperimenta come trasformare biomasse e molecole in qualcosa che possa far volare il mondo con un peso minore sul clima</strong>.</p>



<p>L’Indonesia, nel bene e nel male, ha scelto di stare lì, nel mezzo di questa trasformazione. Con una pianta antica, un’industria moderna e una domanda che non farà sconti: quanto siamo davvero disposti a cambiare per continuare a volare?</p>
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