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	<title>mercato Unico Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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		<title>L’Europa vuole il Mercato Unico, ma non fino in fondo</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/europa-mercato-unico-non-fino-in-fondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 07:23:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[mercato Unico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/02/Europa.jpg" type="image/jpeg" />L’Europa vuole competere come un continente, ma continua a regolarsi come una confederazione. Ogni vertice europeo ribadisce la stessa urgenza: completare il Mercato Unico, accelerare l’Unione dei Mercati dei Capitali, rafforzare la competitività. La diagnosi è condivisa. Il problema è la conseguenza. Perché quasi nessuno, davvero, vuole fino in fondo il Mercato Unico. Non gli [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’Europa vuole competere come un continente, ma continua a regolarsi come una confederazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni vertice europeo ribadisce la stessa urgenza: completare il Mercato Unico, accelerare l’Unione dei Mercati dei Capitali, rafforzare la competitività. La diagnosi è condivisa. Il problema è la conseguenza. Perché quasi nessuno, davvero, vuole fino in fondo il Mercato Unico. Non gli Stati membri, che difendono prerogative regolatorie costruite nel tempo. Non molte autorità nazionali, che perderebbero centralità. E soprattutto non una parte significativa degli incumbents industriali e finanziari europei, che prosperano proprio grazie alla frammentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un Mercato Unico autentico non è un perfezionamento tecnico. È una redistribuzione di potere. Significa regole uniformi applicate in modo coerente. Significa che ciò che vale a Milano valga a Parigi e a Varsavia. Significa che un’impresa possa raccogliere capitale, quotarsi e investire su scala continentale senza attraversare ventisette sistemi fiscali, regolatori e amministrativi differenti. Significa ridurre la discrezionalità nazionale e rafforzare la supervisione europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso dell’Unione dei Mercati dei Capitali rende la contraddizione evidente. La Commissione europea ha ricordato nel dicembre 2025 che, nel 2024, la capitalizzazione di mercato delle borse dell’UE era circa il 73% del PIL, contro il 270% negli Stati Uniti: un divario che misura la differenza di profondità dei mercati. Non è un dettaglio statistico. È ciò che determina liquidità, capacità di assorbire rischio e velocità nel finanziare crescita e innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La frammentazione, però, non è solo una questione di efficienza. È un freno competitivo. In modo volutamente brutale ma illuminante, la commissaria europea ai servizi finanziari Maria Luís Albuquerque ha paragonato la frammentazione dei mercati finanziari europei a un “dazio interno equivalente al 110%” sulle attività finanziarie. È una formula provocatoria, ma efficace. Dice che l’Europa paga dentro casa un costo che nessun blocco economico integrato accetterebbe, mentre all’esterno compete con mercati domestici molto più profondi e coerenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo limite pesa ancora di più nell’era dell’intelligenza artificiale. L’AI non è un settore come gli altri: è una tecnologia general purpose che richiede investimenti continui in compute, dati, cloud, reti, sicurezza e talenti. Qui la scala non è un vantaggio: è la soglia minima di accesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che i numeri più recenti diventano istruttivi. In un’analisi pubblicata dalla Commissione nel 2025, tra il 2020 e il 2025 gli Stati Uniti hanno allocato il 34% di circa €1,33 trilioni di venture capital complessivo all’AI, mentre l’Europa ha destinato il 18% di circa €252 miliardi. La differenza non è solo nella dimensione del mercato: è nella capacità di concentrare capitale su una frontiera tecnologica decisiva. Anche quando l’Europa accelera, lo fa in un perimetro finanziario più piccolo e, soprattutto, meno integrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il Financial Times, nel 2025 il venture capital europeo ha raggiunto circa €66 miliardi, con investimenti in AI pari a €23,5 miliardi. È un segnale importante. Nonostante ciò, senza un mercato dei capitali più profondo e integrato, trasformare questi flussi in campioni continentali resta più difficile, e la tentazione per molte imprese di spostare raccolta di capitale e quotazioni verso mercati più liquidi rimane forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A bloccare l’integrazione non sono dettagli tecnici. È l’equilibrio degli interessi. Un mercato davvero integrato ridurrebbe il potere regolatorio nazionale, ridimensionerebbe alcune piazze finanziarie, comprimerebbe rendite consolidate e aumenterebbe la pressione competitiva sugli incumbents. Molti grandi operatori chiedono scala europea quando parlano di competizione globale, ma difendono protezioni nazionali quando si tratta di armonizzazione reale. Invocano sovranità europea, ma resistono alla centralizzazione che renderebbe quella sovranità possibile. Vogliono un mercato unico per competere fuori dall’Europa, ma non per competere dentro l’Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mercato Unico non è incompleto per errore. È incompleto perché completarlo implica costi politici immediati e benefici distribuiti nel tempo. Implica che alcuni governi perdano margini di controllo, che alcune piazze finanziarie ridimensionino il proprio peso e che alcuni incumbents affrontino una concorrenza più ampia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa dispone delle analisi e degli strumenti. Ciò che resta incerto è la disponibilità a modificare gli equilibri su cui l’attuale frammentazione si regge. Finché questa disponibilità non emergerà, il Mercato Unico continuerà a essere una priorità dichiarata più che una realtà compiuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Ecco i punti dolenti del Rapporto annuale UE su mercato e competitività</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/ecco-i-punti-dolenti-del-rapporto-annuale-ue-su-mercato-e-competitivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 15:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[mercato Unico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/01/Editoriale-RAF.png" type="image/jpeg" />Affrontare barriere strutturali nel Mercato Unico, colmare il divario tecnologico, incentivare investimenti e garantire una transizione verde competitiva. Indispensabile un&#8217;azione coordinata tra Stati membri e istituzioni UE, se si vuol rafforzare la competitività europea a lungo termine. La Commissione Europea ha appena pubblicato il Rapporto &#8220;The 2025 Annual Single Market and Competitiveness Report&#8220;, riportato ieri [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/ecco-i-punti-dolenti-del-rapporto-annuale-ue-su-mercato-e-competitivita/">Ecco i punti dolenti del Rapporto annuale UE su mercato e competitività</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/01/Editoriale-RAF.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Affrontare barriere strutturali nel Mercato Unico, colmare il divario tecnologico, incentivare investimenti e garantire una transizione verde competitiva. Indispensabile un&#8217;azione coordinata tra Stati membri e istituzioni UE, se si vuol rafforzare la competitività europea a lungo termine</em>.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione Europea ha appena pubblicato il Rapporto &#8220;<strong><em>The 2025 Annual Single Market and Competitiveness Report</em></strong>&#8220;, riportato ieri <strong><a href="https://italianelfuturo.com/reports/the-2025-annual-single-market-and-competitiveness-report/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui su IF</a></strong>.<br>Il Rapporto affronta tutti i temi sul tappeto, non senza toni di ingiustificato ottimismo. Per questo ci pare utile offrire qui una breve sintesi dei temima ci pare sia utile offire una breve sintesi con alcune chiavi di lettura che mettono in evidenza alcuni punti cruciali su cui si potrebbe giocare la stessa esistenza della UE</p>



<h2 class="wp-block-heading">⁠Introduzione e contesto generale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;UE deve affrontare sfide geopolitiche e migliorare la propria competitività, se vuole garantire prosperità economica ai cittadini europei.<br>Il Mercato Unico è il pilastro dell’economia europea, ma barriere persistenti e oneri amministrativi ne limitano il potenziale.<br>L’energia sempre più costosa, la carenza di investimenti in tecnologie avanzate e la scarsa disponibilità di lavoratori qualificati ostacolano la crescita.<br>Inoltre, la fiducia delle imprese nell&#8217;UE è in calo, con un aumento delle aziende che delocalizzano all’estero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stato del Mercato Unico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mercato Unico è essenziale per la crescita della produttività e l’integrazione commerciale.<br>La frammentazione normativa e amministrativa è un ostacolo per la crescita dei servizi, con barriere su regolamentazioni professionali, dichiarazioni per i lavoratori distaccati e normative fiscali divergenti, giusto per citare alcuni esempi.<br>L&#8217;integrazione del Mercato Unico è più avanzata per i beni rispetto ai servizi (<strong>23.8%</strong> contro <strong>7.6%</strong> del PIL della UE).<br>Infine, il deficit di conformità (Direttive UE non attuate correttamente dagli Stati membri) è in miglioramento, ma rimane superiore al target UE.</p>



<h2 class="wp-block-heading">⁠Innovazione e digitalizzazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La spesa in <strong>R&amp;S</strong> è solo al <strong>2.2%</strong> del PIL, inferiore all&#8217;obiettivo del <strong>3%</strong> e ai livelli di USA, Corea e Cina.<br>Il numero di brevetti registrati nell’UE è in declino relativo rispetto alle economie concorrenti.<br>Il capitale di rischio è sceso dallo <strong>0.09%</strong> allo <strong>0.05%</strong> del PIL, limitando il finanziamento per le startup innovative.<br>Le PMI hanno un livello di digitalizzazione insufficiente (<strong>57.7%</strong> di esse ha un’intensità digitale di base, con un target del <strong>90%</strong> entro il 2030).<br>L&#8217;adozione di <strong>AI</strong> da parte delle aziende è bassa (<strong>8%</strong>), e l&#8217;UE è in ritardo rispetto a USA e Cina nell’AI e nel <strong>cloud computing</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Capitale umano e formazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tasso di occupazione è al <strong>75.3%</strong> (obiettivo <strong>78%</strong> entro il <strong>2030</strong>), ma la formazione continua coinvolge solo il <strong>39.5%</strong> degli adulti.<br>Il numero di specialisti ICT è in crescita (<strong>9.8 milioni</strong>, <strong>4.8%</strong> dell’occupazione), ma ancora lontano dall&#8217;obiettivo di 20 milioni.<br>I risultati <strong>PISA</strong> (il Programma Pisa è un’indagine internazionale promossa dall’<strong>OCSE</strong> per misurare le competenze degli studenti quindicenni dei Paesi aderenti) mostrano un calo nelle competenze matematiche e scientifiche degli studenti UE, con un divario rispetto a USA, UK e Cina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Investimenti e finanza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli investimenti privati sono stabili al <strong>18.5%</strong> del PIL, ma la quota di risparmi destinata a investimenti produttivi è inferiore rispetto a USA e UK.<br>I risparmi UE sono investiti in misura significativa all&#8217;estero, con circa <strong>300 miliardi di euro</strong> all&#8217;anno destinati agli USA.<br>I prestiti bancari alle PMI sono in calo, minando la loro capacità di investimento.<br>Gli investimenti pubblici sono al <strong>3.49%</strong> del PIL, in linea con gli USA, ma frammentati tra vari programmi nazionali ed europei.<br>Gli <strong>IPCEI</strong> (Progetti Importanti di Interesse Comune Europeo) hanno sbloccato <strong>66 miliardi di euro </strong>di investimenti privati, ma la loro attuazione deve essere accelerata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Transizione verde e industria</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’UE sta investendo in tecnologie pulite, ma meno del <strong>5%</strong> dei fondi va alla produzione di tecnologie a Zero Emissioni.<br>La regolamentazione del mercato unico per i beni è in evoluzione, per garantire sicurezza, sostenibilità e qualità dei prodotti.<br>La sorveglianza del mercato è stata rafforzata, ma le sfide dell’e-commerce e delle catene di approvvigionamento globali stanno aumentando la pressione sulle autorità doganali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni principali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le conclusioni possono essere sintetizzate in 5 punti:</p>



<p class="wp-block-paragraph">1.⁠ ⁠Necessità di rafforzare il Mercato Unico. Come? Eliminando le barriere rimanenti, semplificando le regolamentazioni e riducendo l&#8217;onere amministrativo per le imprese, soprattutto nel settore dei servizi.<br>2.⁠ ⁠Più investimenti in innovazione e digitale: L’UE deve aumentare la spesa in R&amp;S, sostenere le startup e ridurre il divario con USA e Cina nelle tecnologie emergenti come l’IA.<br>3.⁠ ⁠Migliorare la formazione e la forza lavoro: serve una maggiore partecipazione alla formazione continua, più specialisti ICT e un miglioramento delle competenze di base nei giovani.<br>4.⁠ ⁠Più investimenti privati e pubblici: incentivare il reinvestimento dei risparmi nell&#8217;economia UE, rafforzare i capitali di rischio e migliorare il coordinamento tra gli investimenti pubblici e privati.<br>5.⁠ ⁠Accelerare la transizione verde e industriale: aumentare il supporto alla produzione di tecnologie pulite e migliorare l&#8217;efficacia degli strumenti di politica industriale, come gli IPCEI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sintesi si potrebbero indicare delle traiettorie di intesi che indicano come l&#8217;UE:</p>



<ol style="list-style-type:lower-alpha" class="wp-block-list">
<li>deve affrontare barriere strutturali nel Mercato Unico,</li>



<li>colmare il divario tecnologico,</li>



<li>incentivare investimenti e garantire una transizione verde competitiva.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Per far ciò occorrerà un&#8217;azione coordinata tra Stati membri e istituzioni UE, con l’obiettivo fondamentale di rafforzare la competitività europea a lungo termine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/ecco-i-punti-dolenti-del-rapporto-annuale-ue-su-mercato-e-competitivita/">Ecco i punti dolenti del Rapporto annuale UE su mercato e competitività</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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