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	<title>LibreOffice Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Danimarca: via Microsoft, entra LibreOffice. Sovranità digitale e open source al centro della strategia pubblica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2025 12:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Sovereignty]]></category>
		<category><![CDATA[LibreOffice]]></category>
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		<category><![CDATA[Sovranita' Digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Danimarca.png" type="image/jpeg" />Copenhagen sostituirà Office 365 con soluzioni europee open source entro il 2025. Una scelta tecnologica con forti implicazioni geopolitiche e industriali. La Danimarca si prepara a compiere un passo rilevante nella definizione di una strategia di sovranità digitale europea. Il Ministero per gli Affari Digitali, guidato da Caroline Olsen, ha annunciato la dismissione progressiva dei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/danimarca-via-microsoft-entra-libreoffice-sovranita-digitale-e-open-source-al-centro-della-strategia-pubblica/">Danimarca: via Microsoft, entra LibreOffice. Sovranità digitale e open source al centro della strategia pubblica</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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<p>Copenhagen sostituirà Office 365 con soluzioni europee open source entro il 2025. Una scelta tecnologica con forti implicazioni geopolitiche e industriali.</p>
</blockquote>



<p>La Danimarca si prepara a compiere un passo rilevante nella definizione di una strategia di <strong>sovranità digitale</strong> europea. Il <strong>Ministero per gli Affari Digitali</strong>, guidato da Caroline Olsen, ha annunciato la <strong>dismissione progressiva </strong>dei software <strong>Microsoft Office 365</strong> all’interno delle pubbliche amministrazioni centrali. Al loro posto, entro fine anno, verrà adottato <strong>LibreOffice</strong>, suite open source sviluppata dalla <strong>Document Foundation</strong> con sede a Berlino.</p>



<p>La decisione, presentata come &#8220;tecnica&#8221;, rivela in realtà un orientamento strategico fortemente ispirato alla volontà di <strong>ridurre la dipendenza da fornitori statunitensi</strong>, in particolare nel contesto di un’Europa sempre più distante dalle logiche tecnologiche e commerciali di Washington sotto la nuova amministrazione Trump.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sovranità digitale e sicurezza dei dati: una nuova architettura pubblica del software</h2>



<p>La scelta danese si inserisce in un più ampio dibattito europeo su <strong>autonomia tecnologica, sicurezza dei dati e controllo strategico delle infrastrutture digitali</strong>. Con LibreOffice, Copenhagen abbraccia un modello <strong>open source, auditabile e conforme alle normative europee in materia di protezione dei dati</strong>, in linea con il GDPR e con le raccomandazioni di ENISA e dell’European Data Protection Supervisor (EDPS).</p>



<p>Olsen ha sottolineato che “l’obiettivo non è solo economico, ma <strong>strutturale</strong>: garantire che le pubbliche amministrazioni danesi utilizzino strumenti conformi ai valori e agli standard normativi dell’Unione Europea, riducendo l’esposizione a <strong>infrastrutture cloud extraterritoriali</strong>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le implicazioni economiche e industriali: open source come politica industriale</h2>



<p>L&#8217;adozione sistemica di LibreOffice non è solo una scelta di <strong>licensing</strong> o di sicurezza: rappresenta un <strong>atto di politica industriale</strong>. Sostenendo un progetto europeo e open source, la Danimarca investe indirettamente nell’<strong>economia della conoscenza distribuita</strong>, innescando un potenziale moltiplicatore per l’<strong>ecosistema tecnologico continentale</strong>.</p>



<p>In parallelo, le amministrazioni municipali di <strong>Copenhagen e Aarhus</strong> – già pionieri in questo cambio di paradigma – avevano nei mesi scorsi <strong>disattivato i servizi cloud Microsoft</strong> in favore di infrastrutture gestite localmente o su stack cloud open source europei (come Nextcloud o OpenNebula), rafforzando ulteriormente il segnale politico ed economico del cambiamento in atto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica del software: l’Europa si emancipa da Big Tech USA?</h2>



<p>Il caso danese si inserisce in un <strong>clima di tensione transatlantica</strong> crescente. L’approccio protezionista e iper-competitivo della nuova amministrazione statunitense ha accelerato in molti Paesi UE la riflessione su <strong>indipendenza tecnologica e digital resilience</strong>. La scelta di LibreOffice è dunque anche <strong>una risposta geopolitica</strong>: riorientare il procurement pubblico europeo verso soluzioni non americane, che rispettino la territorialità giuridica e la governance comunitaria.</p>



<p>In questo senso, la Danimarca anticipa scenari più ampi che potrebbero vedere <strong>l’adozione obbligatoria di software open source per la PA a livello UE</strong> o l’introduzione di <strong>requisiti di localizzazione dei dati</strong> come condizione per la partecipazione a gare pubbliche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso un modello europeo di innovazione digitale sostenibile</h2>



<p>Il caso danese suggerisce che <strong>l’open source non è più solo un’opzione tecnica</strong>, ma può divenire una leva strategica per rafforzare la <strong>sostenibilità giuridica, economica e ambientale del digitale europeo</strong>. In un contesto in cui il controllo sui dati, sui protocolli e sulle piattaforme rappresenta un asset geopolitico primario, la capacità di sviluppare e governare software a codice aperto assume un’importanza sistemica.</p>



<p>Se altri Paesi seguiranno l’esempio danese, l’Europa potrebbe compiere un salto di qualità decisivo nella definizione di <strong>una politica industriale digitale autonoma</strong>, fondata su standard aperti, interoperabilità e innovazione democratica.</p>
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