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	<title>Leonardo Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
	<lastBuildDate>Fri, 21 Nov 2025 11:30:42 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Leonardo Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Leonardo–EDGE: una joint venture che dice molto più di quello che annuncia</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/leonardo-edge-joint-venture-emirati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 16:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Edge]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/Leonardo.jpg" type="image/jpeg" />Nuova joint venture tra Leonardo ed EDGE negli Emirati: nasce un polo industriale per sistemi avanzati di difesa, progettati e prodotti nel Golfo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/leonardo-edge-joint-venture-emirati/">Leonardo–EDGE: una joint venture che dice molto più di quello che annuncia</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/Leonardo.jpg" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">Dal Dubai Airshow prende forma un’alleanza che va oltre la semplice collaborazione: una società mista, 51% EDGE e 49% Leonardo, chiamata a sviluppare sensori, piattaforme integrate, capacità industriali e competenze locali, ridisegnando il ruolo del Golfo nella geografia globale della difesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>L’accordo tra <strong>Leonardo</strong> ed <strong>EDGE</strong>, annunciato al Dubai Airshow, è uno di quei casi. Forse perché arriva in un momento in cui i Paesi del Golfo non vogliono più limitarsi a comprare tecnologie dall’Occidente: vogliono <em>farle</em>, modellarle su misura, persino esportarle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora sì, la nuova joint venture che nascerà negli Emirati nel 2025 è molto più di un gesto di cortesia industriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="1-una-struttura-societaria-che-racconta-gia-una-storia">Una struttura societaria che racconta già una storia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">51% EDGE, 49% Leonardo. La matematica è semplice, ma non banale.<br>È la regola negli Emirati (la maggioranza locale), ma è anche la fotografia di un mondo che scivola verso una multipolarità industriale.<br>Leonardo porta know-how, esperienza, piattaforme già pronte.<br>EDGE porta ambizione, risorse, mercato e una certa impazienza tecnologica, diciamolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo lontani anni luce dal vecchio schema “Europa vende, Medio Oriente acquista”.<br>Qui si parla di design, sviluppo, produzione, test. È una filiera completa, non un appendice commerciale.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="2-cosa-faranno-davvero-non-e-cosi-lineare-come-sembra">Cosa faranno davvero? (Non è così lineare come sembra)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La lista ufficiale è ampia: sensori, piattaforme multi-dominio, sistemi elettro-ottici, soluzioni di integrazione.<br>Sembra quasi un inventario, ma in realtà è un’indicazione strategica: la joint venture non sarà un’officina, ma un <em>cervello</em> industriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi c’è un altro passaggio che nei comunicati è sempre elegante, quasi sfumato: <em>industrializzazione e formazione</em>.<br>Che, tradotto, significa: “Creiamo competenze locali. Radichiamo capacità negli Emirati”.<br>Un dettaglio che fa tutta la differenza, perché costruisce autonomia, non dipendenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un salto culturale enorme. Non più “ti vendiamo un radar”: costruiscilo con noi, testalo con noi, miglioralo con noi.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="3-la-voce-dei-ceo-meno-protocollo-piu-verita-tra-le-righe">La voce dei CEO: meno protocollo, più verità tra le righe</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Roberto Cingolani, CEO di Leonardo, parla di “mesi di lavoro intenso”.<br>E si sente. La trattativa dev’essere stata piena di incastri, di equilibri da non rompere: Italia, Emirati, logiche NATO, sensibilità geopolitiche.<br>Si può immaginare quante volte il documento sia passato da un tavolo all’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hamad Al Marar, CEO di EDGE, invece allarga lo sguardo: “Possiamo offrire soluzioni su misura per nuovi mercati ancora inesplorati”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel “nuovi mercati” non è un dettaglio. È il vero nocciolo: questa JV non nasce solo per gli Emirati. Nasce per andare <em>fuori</em> dagli Emirati e con la patente congiunta “tecnologia italiana + piattaforma industriale emiratina”.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="4-gli-emirati-come-hub-unambizione-che-non-si-nasconde-piu">Gli Emirati come hub: un’ambizione che non si nasconde più</h2>



<p class="wp-block-paragraph">EDGE non è un semplice conglomerato. È, di fatto, lo strumento con cui gli Emirati stanno ridisegnando il proprio ruolo nella difesa globale.<br>Se fino a qualche anno fa acquistavano aerei e sistemi d’arma dalle potenze occidentali, oggi vogliono decidere, progettare e produrre.<br>È un cambio di paradigma. E Leonardo, forse più di altri player europei, ha capito la direzione del vento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sorprende che Al Marar parli apertamente di voler ampliare le partnership, anche con i giganti statunitensi. Quello che si sta costruendo non è un brand, è un ecosistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="5-oltre-la-tecnologia-politiche-rischi-nodi-irrisolti">Oltre la tecnologia: politiche, rischi, nodi irrisolti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Guardiamola con onestà: una JV del genere porta opportunità enormi, ma anche qualche interrogativo scomodo.<br>Il <em>transfer tecnologico</em>: quanta tecnologia italiana potrà circolare? In quali mani? Verso quali mercati finali? È un tema serio.<br>La <em>reputazione</em>: collaborare con Paesi strategici, ma complessi, richiede equilibrio, soprattutto sul fronte dei diritti umani e delle dinamiche regionali.<br>Gli <em>equilibri geopolitici</em>: l’Italia rafforza la sua presenza nel Golfo, ma deve farlo senza incrinare le proprie relazioni altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono domande che non si troveranno nei comunicati ufficiali, ma che chi osserva la difesa da vicino non può ignorare.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="6-una-prospettiva-di-lungo-periodo-il-vero-potenziale-e-ancora-invisibile">Una prospettiva di lungo periodo: il vero potenziale è ancora invisibile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se il progetto funzionerà, e tutte le premesse ci sono, è probabile che la JV non resti confinata alla produzione su licenza.<br>Potrebbe evolvere in un centro di co-sviluppo, magari in grado di generare piattaforme destinate non solo al Medio Oriente, ma anche ad altre regioni che cercano soluzioni integrate, meno dipendenti dai grandi blocchi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potremmo ritrovarci, tra qualche anno, con un polo tecnologico misto che unisce capacità europee, flessibilità mediorientale e un posizionamento commerciale molto più aggressivo di quanto Leonardo potrebbe avere da sola.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="7-una-jv-come-specchio-del-nuovo-ordine-industriale">Una JV come specchio del nuovo ordine industriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, l’alleanza Leonardo–EDGE è uno di quei segnali che raccontano un mondo industriale che cambia più velocemente delle analisi dei think tank.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Emirati non vogliono più limitarsi ad acquistare armi, vogliono <em>produrle</em>.<br>L’Europa, e l’Italia in questo caso, non può più permettersi un approccio attendista nei mercati strategici.<br>E le aziende della difesa devono imparare a muoversi in uno scenario dove la tecnologia vale quanto (se non più) della diplomazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse la domanda più interessante non è “funzionerà?”.<br>La domanda è: <strong>chi riuscirà a guidare questo nuovo equilibrio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la difesa del futuro non sarà solo una questione di sistemi, sensori o piattaforme. Sarà una questione di alleanze.<br>E questa, anche se oggi appare come un passo industriale, somiglia molto al prototipo di un nuovo modo, più fluido, più ambizioso, più geopolitico, di stare nel mondo.</p>
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		<title>Project Bromo: Leonardo, Airbus e Thales costruiscono il polo satellitare europeo per sfidare SpaceX e riconquistare la sovranità nello spazio</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/project-bromo-leonardo-airbus-e-thales-costruiscono-il-polo-satellitare-europeo-per-sfidare-spacex-e-riconquistare-la-sovranita-nello-spazio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 18:15:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Airbus]]></category>
		<category><![CDATA[joint venture satelliti]]></category>
		<category><![CDATA[LEO costellazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[MBDA model]]></category>
		<category><![CDATA[Project Bromo]]></category>
		<category><![CDATA[space economy Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Thales]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/progetto.png" type="image/jpeg" />Accordo quadro tra Leonardo, Airbus e Thales per fondere le attività satellitari in una joint venture da circa 10 miliardi di euro. Obiettivo: competere con Starlink/SpaceX, accelerare su LEO e rafforzare l’autonomia tecnologica europea. Il progetto, ispirato al modello MBDA, dovrà superare governance complesse e l’esame Antitrust UE. In gioco ci sono posti di lavoro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/project-bromo-leonardo-airbus-e-thales-costruiscono-il-polo-satellitare-europeo-per-sfidare-spacex-e-riconquistare-la-sovranita-nello-spazio/">Project Bromo: Leonardo, Airbus e Thales costruiscono il polo satellitare europeo per sfidare SpaceX e riconquistare la sovranità nello spazio</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/progetto.png" type="image/jpeg" />
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<p class="wp-block-paragraph">Accordo quadro tra Leonardo, Airbus e Thales per fondere le attività satellitari in una joint venture da circa 10 miliardi di euro. Obiettivo: competere con Starlink/SpaceX, accelerare su LEO e rafforzare l’autonomia tecnologica europea.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto, ispirato al modello MBDA, dovrà superare governance complesse e l’esame Antitrust UE. In gioco ci sono posti di lavoro tra Francia e Italia, la ripartizione di tecnologie sensibili e la capacità dell’Europa di restare protagonista nella space economy.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché questo accordo cambia gli equilibri nello spazio europeo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo oltre un anno di negoziati, <strong>Leonardo</strong>, <strong>Airbus</strong> e <strong>Thales</strong> hanno definito un <strong>accordo quadro</strong> per unire le rispettive attività satellitari in una <strong>nuova società</strong> da ~<strong>10 miliardi di euro</strong>. È il tentativo più ambizioso dell’ultimo decennio di costruire un <strong>campione paneuropeo</strong> capace di competere nella nuova corsa allo spazio, dominata dagli Stati Uniti e, in particolare, da <strong>SpaceX</strong> con <strong>Starlink</strong>. La mossa risponde a un’urgenza industriale e geopolitica: <strong>fare massa critica</strong> su progettazione, produzione e servizi satellitari, soprattutto in orbita bassa (LEO), dove si giocheranno connettività, osservazione e difesa dei prossimi anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dentro “Project Bromo”: modello MBDA e logica di co-sovranità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto – <strong>nome in codice “Project Bromo”</strong> – ricalca l’architettura di <strong>MBDA</strong> (il consorzio missilistico europeo): governance condivisa, supply chain integrata, ma distribuita e specializzazioni nazionali preservate. Nel perimetro confluirebbero le attività satellitari in perdita di <strong>Airbus Defence and Space</strong> insieme a <strong>Thales Alenia Space</strong> e <strong>Telespazio</strong> (joint venture Thales–Leonardo). L’obiettivo non è solo razionalizzare capacità esistenti, ma <strong>accelerare il passaggio a piattaforme leggere e modulari</strong> per costellazioni LEO, con cicli di sviluppo più rapidi e costi sotto controllo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La posta strategica: autonomia tecnologica e sicurezza europea</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio è ormai <strong>infrastruttura critica</strong>. Reti di comunicazione sicure, geointelligence, resilienza dei servizi civili e militari: tutto transita da asset orbitali affidabili e controllati. L’Europa, tradizionalmente forte nei satelliti GEO complessi, ha sofferto l’irruzione dei <strong>“tiny-sat” low-cost</strong> e il vantaggio di lancio di SpaceX. Unendo forze e roadmap, la nuova JV mira a <strong>ridurre la dipendenza da piattaforme extra-UE</strong>, difendendo capacità industriali strategiche e garantendo <strong>sovranità operativa</strong> in scenari di crisi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla frammentazione alla scala: perché serviva un salto di qualità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni i leader europei sono stati in competizione <strong>tra loro</strong> per commesse GEO, perdendo terreno sul LEO. Il risultato: duplicazioni, margini compressi, tempi lunghi di delivery. L’accordo tenta il salto di scala: <strong>piattaforme comuni</strong>, riuso di avionica e software, <strong>catene di fornitura armonizzate</strong> e una cabina di regia unica per R&amp;D e industrializzazione. La logica è chiara: <strong>meno sovrapposizioni, più velocità e costo per chilogrammo in caduta</strong> – prerequisiti obbligati per giocare alla pari contro reti come Starlink e le costellazioni in arrivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Governance, valutazioni e posti di lavoro: i nodi politici</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La trattativa ha vissuto mesi di stallo su <strong>governance</strong> e <strong>valutazioni degli asset</strong>, oltre che sulla <strong>ripartizione dei carichi di lavoro</strong> tra Francia e Italia. Si tratta di tecnologie sensibili e <strong>occupazione ad alta specializzazione</strong>: la localizzazione di centri di eccellenza e linee finali è tema politico oltre che industriale. La crisi di governo a Parigi non ha aiutato; tuttavia, la consapevolezza del <strong>rischio di irrilevanza</strong> nel LEO ha spinto i partner a chiudere un quadro di intesa che tuteli <strong>equilibri nazionali</strong> pur garantendo una leadership operativa chiara.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ostacolo Antitrust: da “concorrenza interna” a “competitività esterna”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>vaglio della Commissione Europea</strong> è la barriera più visibile. In passato, tentativi di consolidamento spaziale sono naufragati per timori di concentrazione. Oggi il perimetro competitivo è mutato: l’obiettivo regolatorio non è più solo evitare posizioni dominanti <strong>in Europa</strong>, ma <strong>preservare la competitività dell’Europa</strong> su scala globale. Se Bruxelles leggerà il progetto in questa chiave – più <strong>defensive scale</strong> che “cartello” – l’iter potrebbe avanzare, pur con <strong>remedies</strong> su segmenti specifici e salvaguardie per le PMI della supply chain.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mercato che cambia: dal GEO al LEO e l’esplosione delle costellazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La consulenza <strong>Novaspace</strong> stima <strong>&gt;43.000 satelliti</strong> in lancio nel prossimo decennio per un mercato complessivo da circa <strong>665 miliardi di dollari</strong> tra produzione e lanci. La <strong>metamorfosi</strong> è netta: architetture <strong>LEO scalabili</strong>, aggiornamenti software frequenti, edge computing a bordo, payload riconfigurabili, AI per tasking e gestione flotta. L’Europa eccelle in payload complessi e missioni istituzionali; ora deve <strong>industrializzare il LEO</strong> con ritmo fabbrile e qualità aerospaziale. Qui si misura il valore della JV.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sinergie industriali: piattaforme comuni, supply chain e time-to-orbit</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le leve attese:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Standardizzazione</strong> di bus e moduli per ridurre costi non ricorrenti</li>



<li><strong>Riuso software</strong> e tool digitali (gemelli digitali, PLM integrato) per tagliare tempi di qualifica</li>



<li><strong>Supply chain unica</strong> per componentistica critica (propulsione elettrica, OBC, sensori, antenne phased-array)</li>



<li><strong>Integrazione terra–spazio</strong> con centri di controllo interoperabili e servizi downstream (imaging, PNT, connettività)<br></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">L’impatto? <strong>Time-to-orbit più corto</strong>, maggiore affidabilità e una proposta commerciale più aggressiva per istituzioni e mercato privato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rischi reali: execution, cultura e concorrenza extra-UE</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto non è privo di insidie. Il <strong>rischio di “integrazione lenta”</strong> è concreto: culture aziendali diverse, sistemi legacy, contratti pubblici rigidi. In parallelo, <strong>concorrenti globali</strong> (USA e Asia) avanzano con capitali abbondanti e cicli di rilascio rapidi. La risposta passa da una governance che <strong>decide</strong> (non solo coordina), da <strong>milestones industriali</strong> misurabili e da un’agenda chiara su <strong>talenti, IP e cybersecurity</strong>. Senza questi ingredienti, la JV rischia di essere un’operazione difensiva più che trasformativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa smette di osservare le stelle</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con <strong>Project Bromo</strong> l’Europa prova a uscire dalla <strong>cronaca della frammentazione</strong> per rientrare nella <strong>storia dell’innovazione</strong>. L’accordo tra Leonardo, Airbus e Thales non è solo un’operazione industriale: è un atto di <strong>politica tecnologica</strong>. Se la JV saprà tradurre il compromesso in <strong>velocità, standard e scala</strong>, il continente potrà tornare a <strong>disegnare l’orbita</strong> invece di inseguirla.<br>Nel prossimo decennio, potere e competitività passeranno da <strong>reti in cielo</strong> tanto quanto da reti a terra. La scelta è tra essere <strong>clienti</strong> delle costellazioni altrui o <strong>architetti</strong> delle proprie. Con questa intesa, l’Europa indica la rotta: <strong>meno rivalità interne, più capacità di sistema</strong>. È così che si torna, davvero, <strong>a governare il proprio cielo</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Space Economy: Roma diventa il nuovo motore industriale dell’Europa orbitale</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/space-economy-roma-diventa-il-nuovo-motore-industriale-delleuropa-orbitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 13:05:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[Space Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Space Smart Factory]]></category>
		<category><![CDATA[Thales Alenia Space]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Thales.png" type="image/jpeg" />Con la Space Smart Factory di Leonardo e Thales Alenia Space, l’Italia guida la rinascita industriale europea nel settore satellitare. Un investimento strategico da 100 milioni di euro, alle porte di Roma, che fonde tecnologia, sovranità e geopolitica nella nuova corsa allo spazio globale. L’alba di una nuova era industriale Alle porte di Roma, in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Thales.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Con la Space Smart Factory di Leonardo e Thales Alenia Space, l’Italia guida la rinascita industriale europea nel settore satellitare.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Un investimento strategico da 100 milioni di euro, alle porte di Roma, che fonde tecnologia, sovranità e geopolitica nella nuova corsa allo spazio globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’alba di una nuova era industriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alle porte di Roma, in un’area un tempo marginale della periferia orientale, sorge oggi uno dei simboli più eloquenti della rinascita industriale europea: la <strong>Space Smart Factory</strong>, il nuovo impianto di <strong>Thales Alenia Space</strong>, la joint venture tra l’italiana <strong>Leonardo</strong> e la francese <strong>Thales</strong>.<br>Un complesso di <strong>21.000 metri quadrati</strong>, concepito come una cattedrale tecnologica dove la produzione di satelliti si fonde con l’automazione, la robotica e l’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costata <strong>100 milioni di euro</strong>, finanziata in parte dal programma <strong>Next Generation EU</strong> e in parte da investimenti privati, la struttura è in grado di produrre fino a <strong>100 satelliti l’anno</strong>, segnando un punto di svolta nella capacità produttiva europea.<br>Ma l’impatto di questa fabbrica va ben oltre la sfera industriale. È un segnale politico e strategico: <strong>l’Europa vuole tornare protagonista nello spazio</strong>, non più come spettatrice della competizione tra Stati Uniti e Cina, ma come potenza industriale autonoma e consapevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La visione: lo spazio come politica industriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">“La corsa ai satelliti non è un mercato che possiamo permetterci di perdere. Dobbiamo farne parte, e farlo da protagonisti”, ha dichiarato <strong>Roberto Cingolani</strong>, CEO di Leonardo, durante l’inaugurazione del sito.<br>Fisico e innovatore, ex ministro della Transizione Ecologica, Cingolani ha trasformato la visione industriale di Leonardo in una <strong>strategia di sovranità tecnologica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il significato politico di questa affermazione è profondo: nello scenario globale, la capacità di costruire, lanciare e gestire satelliti non è più solo una questione economica, ma un elemento di <strong>sicurezza nazionale, autonomia informativa e potere strategico</strong>.<br>Lo spazio è diventato il nuovo terreno di confronto tra le grandi potenze. E per l’Europa, l’assenza di una filiera produttiva integrata rappresentava una vulnerabilità.<br>La Space Smart Factory nasce per colmare quel vuoto: <strong>un’infrastruttura pensata per restituire all’Europa la capacità di costruire la propria rete orbitale</strong>, senza dipendere da tecnologie o fornitori esterni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fabbrica intelligente: dove nasce il futuro orbitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Space Smart Factory è un <strong>laboratorio di industria avanzata</strong>, dove automazione e digital twin convivono in un flusso produttivo continuo.<br>Ogni fase della costruzione dei satelliti — dall’assemblaggio delle componenti elettroniche al test dei moduli orbitali — è digitalizzata e controllata in tempo reale da un sistema integrato di sensori e algoritmi di intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui, la manifattura incontra la precisione del software.<br>L’intera catena produttiva è monitorata da un gemello digitale che permette di <strong>simulare, testare e ottimizzare ogni processo prima che avvenga nella realtà</strong>, riducendo sprechi e costi energetici.<br>Il risultato è una produzione più efficiente, sostenibile e resiliente: un <strong>modello di manifattura 4.0 applicata allo spazio</strong> che colloca Roma tra i principali hub tecnologici d’Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la fabbrica non è solo un impianto produttivo. È <strong>un simbolo di metodo e di cultura industriale</strong>: un luogo dove la progettazione si fonde con l’analisi dei dati e la meccanica con il pensiero sistemico.<br>Ogni modulo satellitare costruito qui porta con sé un frammento della nuova identità industriale europea: <strong>automatizzata, interconnessa, decarbonizzata</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Europa in orbita: il ritorno della sovranità industriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo <strong>Hervé Derrey</strong>, CEO di Thales Alenia Space, “la Space Smart Factory aumenterà la capacità produttiva e la competitività globale del settore, sostenendo i programmi europei e nazionali”.<br>Il riferimento è ai grandi progetti del continente — <strong>Copernicus</strong>, per il monitoraggio climatico globale, e <strong>IRIS²</strong>, la futura costellazione di comunicazione sicura — ma anche a una visione più ampia: <strong>la costruzione di una filiera europea integrata della space economy</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa, finora, ha eccelso nella ricerca e nella progettazione, ma ha sempre pagato la frammentazione delle proprie capacità industriali.<br>La Space Smart Factory nasce per invertire questa tendenza: un <strong>polo produttivo condiviso</strong>, capace di coordinare oltre <strong>150 piccole e medie imprese</strong> italiane e francesi.<br>È un modello che coniuga dimensione continentale e radicamento territoriale, trasformando la collaborazione tra Roma, Torino, Tolosa e Cannes in una <strong>costellazione industriale terrestre</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa rete, coordinata dall’Agenzia Spaziale Italiana e dall’ESA, rappresenta la risposta europea al modello americano guidato da SpaceX: <strong>non un colosso privato centralizzato, ma un ecosistema cooperativo ad alta specializzazione</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Satelliti dual-use: tra sicurezza e innovazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più strategici del nuovo impianto è la produzione di <strong>satelliti dual-use</strong>, destinati tanto a usi civili quanto militari.<br>Si tratta di una componente sempre più centrale della space economy: costellazioni in grado di servire simultaneamente le esigenze di comunicazione, meteorologia, osservazione terrestre e difesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>Teodoro Valente</strong>, presidente dell’ASI, “la fabbrica di Roma sarà cruciale nella realizzazione della costellazione nazionale italiana a bassa orbita, composta da oltre 100 satelliti”.<br>Un’infrastruttura che garantirà all’Italia <strong>autonomia nella raccolta e gestione dei dati strategici</strong>, riducendo la dipendenza dai network satellitari esteri e rafforzando le capacità di sicurezza nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un contesto geopolitico segnato da guerre ibride e conflitti cibernetici, la disponibilità di infrastrutture spaziali autonome è <strong>una forma di deterrenza tecnologica</strong>.<br>Ogni satellite lanciato da questa fabbrica non è solo un oggetto orbitale, ma <strong>un nodo di sicurezza, comunicazione e intelligenza</strong> nella rete digitale europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa si consolida: verso un Airbus dello spazio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Leonardo e Thales stanno negoziando un’alleanza strategica con <strong>Airbus Defence &amp; Space</strong> per la creazione di un grande costruttore satellitare integrato europeo.<br>L’idea è chiara: replicare il modello Airbus nel settore aerospaziale orbitale, creando un gigante in grado di competere con SpaceX e i conglomerati cinesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Potrebbe essere questione di settimane”, ha dichiarato Cingolani. “Stiamo lavorando ai numeri e alla governance. Se riusciremo, sarà una rivoluzione industriale per l’Europa”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’alleanza di questo tipo avrebbe implicazioni enormi: non solo consoliderebbe il settore, ma ridefinirebbe <strong>l’intera architettura industriale della space economy europea</strong>, integrando produzione, ricerca e logistica orbitale.<br>Sarebbe anche un segnale politico di maturità: l’Europa che, dopo decenni di frammentazione, sceglie di agire come blocco economico coeso e competitivo nel nuovo scenario tecnologico globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diritto dello spazio e innovazione regolatoria</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la corsa orbitale europea non è soltanto tecnologica: è anche <strong>una questione di diritto e governance</strong>.<br>Chi gestisce i dati generati dai satelliti dual-use? Come si regolano i flussi informativi transnazionali in un contesto in cui le infrastrutture spaziali sono al tempo stesso civili, militari e commerciali?</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, il dibattito sul <strong>diritto dell’innovazione</strong> e sulla <strong>governance dello spazio</strong> è appena iniziato.<br>La Space Smart Factory diventa un banco di prova per definire <strong>nuove regole di responsabilità, interoperabilità e sicurezza dei dati</strong>.<br></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Italia, nuovo centro gravitazionale della space economy</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con la Space Smart Factory, l’Italia completa il suo ruolo nella filiera spaziale europea.<br>A Torino, Thales Alenia Space produce moduli per la Stazione Spaziale Internazionale e le missioni lunari Artemis; a Colleferro, Avio costruisce i lanciatori Vega; a Roma, Telespazio gestisce reti di comunicazione satellitare e servizi di osservazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, con il nuovo impianto alle porte della capitale, il Paese dispone di <strong>una filiera completa: dai motori ai satelliti, dai lanciatori alle reti di terra</strong>.<br>Questa capacità integrata trasforma l’Italia in <strong>un hub strategico della nuova space economy europea</strong>, un Paese in grado di unire tradizione ingegneristica, ricerca scientifica e visione politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La collaborazione con la Francia e il dialogo con la Germania completano la triangolazione necessaria a costruire una <strong>politica spaziale europea indipendente</strong>.<br>In un mondo multipolare, Roma diventa così <strong>il centro di gravità orbitale dell’Europa industriale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Costruire il futuro, un satellite alla volta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Space Smart Factory non è solo una fabbrica: è <strong>un atto politico e simbolico</strong>.<br>Rappresenta la volontà dell’Europa di non restare spettatrice nella nuova competizione spaziale, ma di tornare a costruire il proprio destino tecnologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un’epoca segnata dalla corsa all’intelligenza artificiale, alla connettività globale e alla militarizzazione dello spazio, Roma risponde con un messaggio potente: <strong>l’autonomia si costruisce, non si dichiara</strong>.<br>Satellite dopo satellite, modulo dopo modulo, l’Europa torna a fare ciò che sa fare meglio: <strong>trasformare l’ingegno in infrastruttura, la visione in materia, la politica in progetto</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se il secolo scorso si è aperto con la conquista della Luna, il XXI secolo si apre con la conquista dell’autonomia orbitale.<br>Non sarà la corsa più veloce, ma sarà — probabilmente — <strong>quella che definirà il futuro del pianeta</strong>.</p>
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		<title>Cybersicurezza a 326 milioni: Atos e Leonardo in missione per difendere l’Europa</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/cybersicurezza-a-326-milioni-atos-e-leonardo-in-missione-per-difendere-leuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersicurezza e difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Atos]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Atos-leonardo.png" type="image/jpeg" />Un accordo da 326 milioni di euro affida a due campioni industriali europei la protezione dei sistemi informativi e del cloud delle istituzioni comunitarie. Per Bruxelles è più di un contratto: è un passo verso la sovranità digitale in un’epoca di minacce crescenti nel cyberspazio L’Europa alza il livello della sua difesa, ma questa volta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Atos-leonardo.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Un accordo da 326 milioni di euro affida a due campioni industriali europei la protezione dei sistemi informativi e del cloud delle istituzioni comunitarie. Per Bruxelles è più di un contratto: è un passo verso la sovranità digitale in un’epoca di minacce crescenti nel cyberspazio</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa alza il livello della sua difesa, ma questa volta il campo di battaglia non è fisico. È digitale. Bruxelles ha affidato ad <strong>Atos </strong>e <strong>Leonardo</strong> la <strong>protezione dei sistemi informativi dell’Unione</strong> con un contratto da 326 milioni di euro. Una scelta che va oltre la tecnologia: segna la volontà di costruire un vero muro digitale europeo, in un’epoca in cui la sicurezza dei dati è diventata il nuovo fronte geopolitico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un contratto che vale più del denaro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore massimo del contratto è di <strong>326 milioni di euro</strong> e coprirà un arco temporale fino a <strong>48 mesi</strong>. Atos guiderà il consorzio, affiancata da Leonardo, mettendo a disposizione capacità complementari: dai sistemi cloud alla cyber-difesa, fino al monitoraggio continuo delle minacce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è solo un affare commerciale. Per l’Unione Europea, la posta in gioco è la <strong>resilienza delle proprie istituzioni</strong> e, con essa, la credibilità politica e diplomatica. In un mondo in cui i dati sono diventati la nuova valuta strategica, proteggere i sistemi informativi non significa solo difendere server e reti, ma preservare l’integrità delle decisioni europee.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cybersicurezza, la nuova frontiera della geopolitica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, il cyberspazio si è trasformato in un’arena di scontro globale. Attacchi ransomware hanno paralizzato ospedali e pubbliche amministrazioni, intrusioni informatiche hanno colpito governi e multinazionali, mentre campagne di disinformazione hanno minato la fiducia dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Bruxelles, difendere i propri sistemi informativi è diventata una priorità strategica. Un attacco riuscito contro le istituzioni comunitarie non rappresenterebbe solo un danno tecnico, ma un colpo diretto alla legittimità dell’Unione. Ecco perché l’affidamento del contratto a due campioni industriali europei assume un significato politico: ridurre la dipendenza da player esterni e costruire una <strong>sovranità digitale autonoma</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Atos: un colosso in cerca di riscatto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per Atos, questo incarico arriva in un momento cruciale. Negli ultimi anni l’azienda francese ha affrontato <strong>crisi di governance, cali di valore in borsa e una difficile ristrutturazione interna</strong>. Ottenere un contratto così strategico significa rilanciarsi come partner affidabile delle istituzioni europee, mostrando che la sua competenza tecnologica resta un pilastro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche un segnale al mercato: nonostante le difficoltà, Atos rimane centrale quando si parla di cloud, servizi digitali avanzati e infrastrutture critiche. Un ritorno di immagine che potrebbe pesare tanto quanto l’impatto economico diretto del contratto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Leonardo: dalla difesa tradizionale al cyberspazio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Leonardo porta nel consorzio la sua lunga esperienza nel settore <strong>difesa e aerospazio</strong>, dove la sicurezza dei sistemi è parte integrante del core business. Negli ultimi anni, l’azienda italiana ha accelerato gli investimenti nella <strong>cyber defense</strong>, posizionandosi come attore capace di coniugare hardware militare, tecnologie dual-use e soluzioni di protezione digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua presenza rafforza l’identità del progetto: la cybersicurezza non è più solo un ambito IT, ma una componente strategica della difesa europea. E Leonardo incarna questa trasformazione, spostando il baricentro dalle basi militari ai data center.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa e la sfida della sovranità digitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il contratto si inserisce in un dibattito più ampio sulla capacità dell’Europa di emanciparsi dalla dipendenza tecnologica verso Stati Uniti e Asia. Fino a oggi, molti dei servizi e delle infrastrutture critiche digitali del continente hanno fatto affidamento su player extraeuropei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accordo con Atos e Leonardo manda un messaggio chiaro: l’UE vuole costruire un <strong>ecosistema di sicurezza digitale autonomo</strong>. Non significa isolarsi, ma garantire che i dati sensibili delle istituzioni europee non siano vulnerabili a dinamiche geopolitiche esterne. In un mondo multipolare, la sicurezza digitale diventa parte integrante della politica estera e della difesa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fiducia come risorsa strategica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Affidare la protezione del cloud e dei sistemi informativi a due aziende europee significa anche consolidare la fiducia nelle proprie filiere industriali. Cybersicurezza non vuol dire soltanto protezione tecnica, ma anche <strong>affidabilità politica</strong>: sapere che partner e fornitori condividono la stessa cornice di regole e valori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un tema che va oltre il business. Senza fiducia, nessuna difesa è davvero solida. Atos e Leonardo dovranno dimostrare di meritare quella fiducia, garantendo livelli di sicurezza che vadano oltre lo standard e anticipino le minacce future.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Costruire un muro invisibile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il contratto da 326 milioni non costruirà muri fisici, ma barriere invisibili: firewall, algoritmi di monitoraggio, protocolli di sicurezza. Ed è proprio in questo spazio silenzioso e intangibile che si giocherà parte del futuro europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Unione Europea si trova di fronte a una sfida cruciale: <strong>difendere la propria sovranità digitale</strong> in un mondo dove la vulnerabilità non si misura più nei confini geografici, ma nei bit che scorrono nelle reti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accordo con Atos e Leonardo è un passo nella giusta direzione. Ma sarà soltanto l’inizio di una battaglia che non avrà mai una fine definitiva. Perché la cybersicurezza non è una vittoria da conquistare una volta per tutte: è una vigilanza continua, un impegno costante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero test non sarà nella firma di questo contratto, ma nella capacità dell’Europa di fare della sicurezza digitale un <strong>pilastro permanente della propria identità politica e industriale</strong>. In un’era di conflitti invisibili, il futuro dell’Unione potrebbe dipendere proprio da questo muro silenzioso che oggi inizia a prendere forma.</p>
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		<title>Spazio, ultimo treno per l’Europa: nasce il progetto per sfidare Starlink e la Cina</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/spazio-ultimo-treno-per-leuropa-nasce-il-progetto-per-sfidare-starlink-e-la-cina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 09:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Airbus]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[Thales]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Leonardo-e-Co.png" type="image/jpeg" />Per oltre un decennio, i tentativi di creare un campione europeo nello spazio si sono infranti su rivalità nazionali e vincoli regolatori. Oggi, però, la pressione geopolitica e l’avanzata di giganti come Starlink di Elon Musk e le costellazioni cinesi hanno cambiato le priorità. Con il Project Bromo, Leonardo, Thales e Airbus cercano di unire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Leonardo-e-Co.png" type="image/jpeg" />
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Leonardo, Thales e Airbus lavorano a una joint venture da 10 miliardi di euro per consolidare le attività satellitari europee. Tra governance complessa, interessi nazionali e antitrust, Bruxelles vede nello “spazio” la nuova frontiera della sovranità tecnologica.</p>
</blockquote>
</blockquote>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Per oltre un decennio, i tentativi di creare un campione europeo nello spazio si sono infranti su rivalità nazionali e vincoli regolatori. Oggi, però, la pressione geopolitica e l’avanzata di giganti come <strong>Starlink di Elon Musk</strong> e le costellazioni cinesi hanno cambiato le priorità. Con il <em>Project Bromo</em>, <strong>Leonardo, Thales e Airbus</strong> cercano di unire le forze in una joint venture da 10 miliardi di euro. L’obiettivo: evitare che l’Europa perda l’ultimo treno della corsa allo spazio e trasformare un settore frammentato in un pilastro di sovranità industriale e tecnologica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una trattativa tra ostacoli e rilanci</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto non nasce senza difficoltà. Dopo un’estate in cui le trattative sembravano vicine al collasso, i colloqui hanno ripreso vigore e puntano a un <strong>memorandum of understanding</strong> entro la fine di settembre. La valutazione, attorno ai 10 miliardi di euro, deriva dai ricavi combinati delle divisioni satellitari (circa 6-6,5 miliardi) e dai multipli di mercato dei competitor globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratterebbe della più importante operazione di consolidamento europeo nel settore spaziale, con quartier generale a <strong>Toulouse</strong>, la capitale industriale di Airbus. Una scelta simbolica e politica che, come spesso accade in Europa, non mancherà di generare discussioni tra partner nazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un mercato rivoluzionato da Starlink e dalla Cina</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il contesto competitivo è radicalmente mutato. <strong>Starlink</strong>, con oltre 5.000 satelliti già dispiegati in orbita bassa, ha imposto un modello industriale basato su costellazioni di piccoli satelliti LEO, economici e rapidi da lanciare. La Cina, parallelamente, accelera su programmi analoghi, sostenuti da forti investimenti statali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa, divisa tra campioni nazionali e interessi spesso divergenti, rischia di restare prigioniera della propria frammentazione. Continuare su questa strada significherebbe perdere rilevanza, sia economica sia strategica, in un settore destinato a ridisegnare gli equilibri di potere globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Governance: la sfida delle sovranità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei nodi più delicati riguarda la <strong>governance</strong>. Le tre aziende, tutte con partecipazioni statali, devono conciliare la necessità di un management integrato con le richieste di Parigi, Roma e Berlino di mantenere controllo su asset sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello di riferimento è <strong>MBDA</strong>, il consorzio missilistico nato nel 2001 dall’unione di asset francesi, italiani e britannici. Anche in quel caso, l’equilibrio fu trovato garantendo attività integrate per i progetti comuni e strutture nazionali autonome per le tecnologie più critiche. Il <em>Project Bromo</em> dovrà replicare questa formula, adattandola a un settore in cui le questioni di sicurezza nazionale sono ancora più pervasive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’antitrust come leva di politica industriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I tentativi precedenti di creare un “campione spaziale europeo” sono naufragati di fronte alle rigide regole antitrust comunitarie. Oggi, però, la filosofia regolatoria sembra evolvere. A Bruxelles cresce la consapevolezza che la difesa della concorrenza interna non può diventare un freno alla <strong>sovranità tecnologica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo segnato da tensioni geopolitiche e guerre commerciali, l’antitrust europeo si trasforma: da barriera giuridica a potenziale strumento di politica industriale, utile a favorire il consolidamento di filiere strategiche. Se l’operazione riceverà il via libera, sarà il segnale di una svolta culturale e normativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La geopolitica dello spazio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio non è più solo una frontiera scientifica: è ormai un’arena di <strong>geopolitica industriale</strong>. Satelliti e costellazioni significano comunicazioni sicure, osservazione della Terra, capacità di difesa e controllo climatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Washington, SpaceX è diventata parte integrante della strategia nazionale. Per Pechino, le costellazioni satellitari rientrano nella proiezione della Belt and Road Initiative in chiave tecnologica. L’Europa, invece, finora ha oscillato tra iniziative nazionali e piani comunitari non sempre coordinati. Il <em>Project Bromo</em> potrebbe rappresentare il salto di qualità necessario per colmare il gap.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Impatti economici e industriali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La joint venture avrebbe conseguenze rilevanti non solo per i tre colossi coinvolti, ma per l’intera filiera aerospaziale europea:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Economiche</strong>: ottimizzazione degli investimenti e maggiori economie di scala</li>



<li><strong>Industrial-tecnologiche</strong>: sviluppo accelerato di satelliti LEO competitivi con Starlink e i rivali cinesi</li>



<li><strong>Strategiche</strong>: rafforzamento delle capacità di telecomunicazioni e difesa, con riduzione della dipendenza da fornitori extra-UE.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il consolidamento garantirebbe anche un vantaggio competitivo in un mercato valutato in centinaia di miliardi nei prossimi dieci anni, trainato da servizi di connettività, osservazione e sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso delle scelte simboliche</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La probabile scelta di Toulouse come sede centrale conferma il ruolo centrale della Francia, ma alimenta interrogativi sugli equilibri politici. L’Italia, attraverso Leonardo, e la Germania, attraverso Airbus e Thales, non intendono restare spettatori. La distribuzione dei carichi di lavoro e dei centri di comando sarà un terreno di negoziazione delicatissimo, dove simboli e percezioni contano tanto quanto le decisioni industriali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un banco di prova per la sovranità europea</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>Project Bromo</em> è molto più di un accordo industriale: è un test decisivo per capire se l’Europa saprà superare le proprie divisioni e dotarsi di strumenti adeguati alla competizione globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se l’intesa andrà in porto, nascerà un campione europeo da 10 miliardi di euro capace di competere con Starlink e le costellazioni cinesi. Se fallirà, il rischio è che l’Europa perda l’ultimo treno della corsa allo spazio, restando dipendente da altri attori per la gestione di infrastrutture decisive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova frontiera della sovranità europea passa dunque per l’orbita terrestre. Ed è lì che si misurerà la capacità del continente di non restare a guardare mentre gli altri scrivono le regole della nuova economia spaziale.</p>
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		<title>Iveco, Tata Motors acquisisce i veicoli commerciali per €3,8 mld, Leonardo rileva il business difesa per €1,7 mld</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/iveco-tata-motors-acquisisce-i-veicoli-commerciali-per-e38-mld-leonardo-rileva-il-business-difesa-per-e17-mld/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Iveco]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[Tata Motors]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/Iveco.png" type="image/jpeg" />Due operazioni strategiche da €5,5 miliardi che ridisegnano il perimetro industriale di Iveco, orchestrate in stretta collaborazione con il governo italiano, sotto l’egida delle misure golden‑power. Iveco e il governo italiano hanno coordinato in modo ravvicinato la vendita del comparto truck &#38; bus a Tata Motors (€3,8 mld) e quella della divisione difesa (IDV) con Leonardo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/iveco-tata-motors-acquisisce-i-veicoli-commerciali-per-e38-mld-leonardo-rileva-il-business-difesa-per-e17-mld/">Iveco, Tata Motors acquisisce i veicoli commerciali per €3,8 mld, Leonardo rileva il business difesa per €1,7 mld</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/Iveco.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Due operazioni strategiche da €5,5 miliardi che ridisegnano il perimetro industriale di Iveco, orchestrate in stretta collaborazione con il governo italiano, sotto l’egida delle misure golden‑power.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iveco</strong> e il <strong>governo italiano</strong> hanno coordinato in modo ravvicinato la vendita del comparto truck &amp; bus a <strong>Tata Motors</strong> (€3,8 mld) e quella della divisione difesa (IDV) con <strong>Leonardo</strong> (€1,7 mld), secondo fonti citate da <em>Reuters</em>.<br>Il governo ha condotto una review preliminare alle trattative ufficiali, segno che l’amministrazione Meloni potrebbe non impostare vincoli eccessivi, pur mantenendo la facoltà di esercitare poteri speciali (golden power) su asset ritenuti strategici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Aspetti economico-finanziari e valutazioni aziendali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La combinazione delle due operazioni totalizza un valore enterprise di circa €5,5 mld. In particolare, Tata ha offerto €14,10 per azione per i veicoli commerciali Iveco (€3,8 mld), mentre Leonardo acquisisce l’IDV per €1,7 mld, inclusi debiti.<br>Iveco distribuirà ai soci un dividendo straordinario stimato tra €5,50 e €6,00 per azione, legato alla vendita della divisione difesa, prima del completamento dell’OPA di Tata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni per Exor e gli azionisti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Exor, holding dell’Agnelli, detiene il 27,1 % del capitale con il 43,1 % dei diritti di voto. Ha già irrevocabilmente impegnato il suo pacchetto nell’offerta a Tata, garantendo il via libera al processo di delisting della società.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rischio politico‑industriale e golden power</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’operazione difesa è stata strutturata appositamente per mantenere IDV in mani italiane, in risposta alla pressione esercitata da Roma che considera il settore militare una “linea rossa” della politica industriale.<br>Il governo ha dichiarato di sostenere investimenti esteri di qualità, ma seguirà con attenzione gli sviluppi finali per tutelare occupazione, asset strategici e l’intera filiera produttiva nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dimensione industriale, tecnologica e pianificazione sul medio-lungo periodo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 Iveco ha realizzato il 74 % dei ricavi in Europa e l’11 % in Sud America, mercati in cui Tata non era presente. L’acquisizione consente alla multinazionale indiana di inserirsi in nuovi mercati e beneficiare delle competenze di powertrain e mobilità elettrica di FPT Industrial, parte del gruppo Iveco.<br>La nuova entità globale – con vendite combinate previste per oltre 540.000 veicoli e >€22 mld di ricavi – disporrà di un footprint suddiviso: Europa ~50 %, India ~35 %, Americhe ~15 %.<br>Tata ha mostrato in passato un trend di rafforzamento occupazionale in acquisizioni come Daewoo CV (2004) e Jaguar Land Rover (2008), rassicurando sui potenziali effetti occupazionali in Italia e all’estero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Visione geopolitica e strategia di lungo termine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta di stringere accordi con Tata e Leonardo riflette una duplice traiettoria strategica:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>apertura selettiva verso investimenti esterni di scala globale per il settore civile, mantenendo il parlamento della difesa sotto controllo nazionale</li>



<li>consolidamento tecnologico e industriale in Europa attraverso Leonardo che rafforza la propria leadership nel land‑systems, in vista dei programmi futuri di carro europeo con KNDS e l’espansione di LRMV.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Aspetti giuridico‑normativi e tempistiche di closing</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Entrambe le operazioni sono soggette all’approvazione regolamentare e passaggio sotto revisione golden‑power. Il completamento è previsto entro il primo trimestre del 2026 per la vendita difesa (31 marzo 2026) e il secondo trimestre del 2026 per l’OPA di Tata, con eventuale spin‑off automatico se la scissione difesa non avviene entro il termine previsto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prospettive tecnologiche e innovazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’integrazione FPT Industrial con la piattaforma tecnologica Tata permetterà di accelerare la transizione a veicoli commerciali elettrificati. Leonardo, integrando IDV, potenzia il proprio pacchetto tecnologico per veicoli corazzati quali Centauro II, Astra e i futuri programmi IMBT/A2CS, con capacità di esportazione e partnership in Europa.</p>
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		<title>Europa verso una nuova alleanza spaziale: Leonardo, Thales e Airbus sfidano Starlink</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/europa-verso-una-nuova-alleanza-spaziale-leonardo-thales-e-airbus-sfidano-starlink/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Airbus]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[Starlink]]></category>
		<category><![CDATA[Thales]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/leonardo1.png" type="image/jpeg" />Prove di sovranità tecnologica nello spazio europeo L&#8217;Europa compie un passo concreto verso la costruzione di una propria infrastruttura satellitare competitiva a livello globale. Il cosiddetto &#8220;Project Bromo&#8221; è il tentativo congiunto di tre grandi player industriali — l&#8217;italiana Leonardo, la francese Thales e l&#8217;europea Airbus — di dar vita a una nuova realtà produttiva [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/leonardo1.png" type="image/jpeg" />
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Con il supporto politico di <strong>Francia</strong> e <strong>Italia</strong>, prende forma il &#8220;Project Bromo&#8221;, un&#8217;iniziativa industriale che punta a creare un ecosistema satellitare europeo alternativo ai colossi americani e cinesi.</p>
</blockquote>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Prove di sovranità tecnologica nello spazio europeo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Europa compie un passo concreto verso la costruzione di una propria <strong>infrastruttura satellitare competitiva a livello globale</strong>. Il cosiddetto <strong>&#8220;Project Bromo&#8221;</strong> è il tentativo congiunto di tre grandi player industriali — l&#8217;italiana <strong>Leonardo</strong>, la francese <strong>Thales</strong> e l&#8217;europea <strong>Airbus</strong> — di dar vita a una nuova realtà produttiva in grado di sfidare i giganti dell&#8217;orbita bassa terrestre, come<strong> Starlink </strong>di <strong>Elon Musk</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto, che prende il nome da un vulcano indonesiano, mira alla creazione di una compagnia per la produzione di satelliti avanzati, destinati a servizi di comunicazione, sicurezza e connettività strategica. Secondo fonti istituzionali, i colloqui tra le aziende sono in fase avanzata, sostenuti politicamente sia da Parigi che da Roma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un asse industriale Francia-Italia sotto il segno dell’autonomia strategica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Durante un incontro bilaterale a Parigi tra il <strong>ministro dell’Industria francese Marc Ferracci </strong>e il suo omologo italiano <strong>Adolfo Urso</strong>, è stato confermato l&#8217;impegno dei due governi a promuovere un <strong>partenariato paritario</strong>. &#8220;I negoziati stanno procedendo in modo costruttivo&#8221;, ha dichiarato Ferracci, aggiungendo che si tratta di un progetto fortemente sostenuto anche dal presidente Emmanuel Macron, già presentato ufficialmente al Salone Aerospaziale di Parigi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo condiviso è quello di riequilibrare le forze nel settore spaziale, attualmente dominato dalle iniziative private statunitensi e cinesi. Per l’Italia, l’adesione a questa alleanza rappresenta una leva strategica per rafforzare il ruolo di Leonardo e del comparto aerospaziale nazionale nell’economia europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Leonardo, Thales e Airbus: convergenza industriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>CEO di Leonardo, Roberto Cingolani, </strong>ha confermato che entro la fine di luglio sarà effettuata una nuova valutazione sullo stato dell&#8217;intesa. Nonostante i progressi siano stati finora definiti &#8220;modesti&#8221;, la direzione è chiara: dar vita a un&#8217;entità europea capace di progettare e costruire costellazioni satellitari su larga scala, integrando competenze industriali, finanziarie e tecnologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Thales Alenia Space</strong>, già protagonista nel campo delle telecomunicazioni satellitari, e <strong>Airbus Defence and Space</strong>, colosso nel settore aerospaziale, rappresentano partner ideali per Leonardo, che punta a rafforzare il proprio posizionamento anche nel segmento dual-use (civile e militare).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Obiettivi industriali e sfide geopolitiche</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Project Bromo non è solo un progetto industriale, ma anche una risposta politica alla crescente dipendenza tecnologica dell&#8217;Europa da fornitori esterni. Le implicazioni geopolitiche sono significative: una rete satellitare europea indipendente potrebbe garantire connettività sicura per le forze armate, le istituzioni pubbliche e le imprese strategiche del continente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al tempo stesso, il progetto dovrà confrontarsi con sfide rilevanti: dalla necessità di attrarre finanziamenti pubblici e privati, alla definizione di un modello di governance integrato tra i diversi paesi coinvolti. Fondamentale sarà anche il coordinamento con le politiche dell’UE in materia di spazio e difesa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prospettive per l’industria europea dello spazio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con la crescente competizione globale nello spazio e l&#8217;accelerazione degli investimenti nei programmi satellitari, Project Bromo potrebbe rappresentare un punto di svolta per l’industria europea. L&#8217;adozione di un approccio collaborativo tra stati membri e imprese è vista come chiave per costruire una sovranità tecnologica sostenibile e resiliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa si inserisce anche nelle nuove priorità del programma <strong>Horizon Europe</strong> e nelle ambizioni della <strong>Strategia Spaziale per la Sicurezza e la Difesa dell&#8217;UE</strong>. Se realizzato, Project Bromo potrebbe contribuire a consolidare una &#8220;costellazione&#8221; europea, non solo di satelliti, ma anche di competenze, innovazione e occupazione ad alto valore aggiunto.</p>
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		<title>Leonardo rafforza il presidio europeo nella cybersicurezza: in arrivo un&#8217;acquisizione strategica</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/leonardo-rafforza-il-presidio-europeo-nella-cybersicurezza-in-arrivo-unacquisizione-strategica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 15:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersicurezza e difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Leonardo.png" type="image/jpeg" />Il gruppo italiano dell’aerospazio e difesa annuncia l’imminente acquisizione di una società europea specializzata in cybersecurity, per consolidare la propria posizione nel nuovo scenario della guerra multidominio. Il gruppo italiano Leonardo, uno dei principali attori europei nei settori dell’aerospazio, difesa e sicurezza, ha annunciato che è imminente l’acquisizione di una società europea attiva nel campo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il gruppo italiano dell’aerospazio e difesa annuncia l’imminente acquisizione di una società europea specializzata in <strong>cybersecurity</strong>, per consolidare la propria posizione nel nuovo scenario della guerra multidominio.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il gruppo italiano <strong>Leonardo</strong>, uno dei principali attori europei nei settori dell’aerospazio, difesa e sicurezza, ha annunciato che è imminente l’acquisizione di una società europea attiva nel campo della cybersicurezza. Lo ha dichiarato a <em>Reuters</em> il presidente della società, <strong>Stefano Pontecorvo</strong>, durante un’intervista al <em>Paris Airshow</em>, il più importante appuntamento internazionale dedicato al settore aerospaziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mossa conferma la crescente centralità che la cybersecurity sta assumendo all’interno delle strategie industriali e militari del gruppo, in un contesto di evoluzione tecnologica e minacce ibride sempre più sofisticate. “<em>La cybersicurezza è una componente essenziale della cosiddetta guerra multidominio, dove ogni sistema è interconnesso. Garantire l’inviolabilità delle connessioni è fondamentale per impedire al nemico di penetrare in segmenti critici delle infrastrutture</em>”, ha dichiarato Pontecorvo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’operazione strategica e selettiva</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente non ha fornito dettagli sull&#8217;identità della società oggetto dell’acquisizione né sulla tempistica esatta, ma ha confermato che l’annuncio è imminente. L’operazione rientra nel piano strategico annunciato lo scorso ottobre dall’<strong>amministratore delegato Roberto Cingolani</strong>, il quale aveva sottolineato l’intenzione di rafforzare la divisione cybersecurity attraverso acquisizioni mirate, prevalentemente in ambito europeo. Nessuna singola operazione, aveva precisato Cingolani, supererà il 15% del fatturato del comparto, a garanzia di un approccio finanziario prudente e sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leonardo prevede una crescita a doppia cifra del business legato alla cybersicurezza nei prossimi anni, spinta dalla crescente digitalizzazione dei sistemi di difesa, dalla diffusione dei sensori interconnessi e dall’adozione di soluzioni integrate per la protezione delle infrastrutture critiche, sia in ambito civile che militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cooperazione e scenario competitivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Pontecorvo, l’industria europea della sicurezza digitale si trova oggi di fronte a un doppio scenario: da un lato, la necessità di sviluppare tecnologie proprietarie e resilienti rispetto alle minacce cibernetiche globali; dall’altro, la crescente articolazione degli attacchi richiede soluzioni sempre più specifiche, sviluppate anche grazie alla cooperazione tra aziende. “<em>Le minacce cyber diventano ogni giorno più complesse. Serve cooperazione per garantire una risposta tecnologica adeguata e tempestiva</em>”, ha aggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’acquisizione rappresenta quindi non solo un rafforzamento della posizione industriale di Leonardo, ma anche un passo rilevante nella costruzione di una sovranità tecnologica europea in un ambito altamente strategico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prospettive di policy industriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa si inserisce nel quadro più ampio della politica industriale italiana ed europea, che mira a costruire campioni continentali in settori critici, come la difesa, il cloud, l’AI e la cybersecurity. Il rafforzamento di Leonardo in questo ambito potrebbe avere ricadute anche sul piano geopolitico, rafforzando l’autonomia strategica dell’Europa e la capacità dell’Italia di incidere nei futuri assetti della difesa integrata continentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attenzione di Leonardo per l’espansione nel campo cyber conferma una traiettoria coerente con le nuove priorità NATO, che vedono nella resilienza digitale uno dei pilastri della deterrenza e della sicurezza collettiva.</p>
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