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	<title>Gucci Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Gucci Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Kering vende il beauty a L’Oréal per 4 miliardi: deleveraging, focus su Gucci e nuovo corso sotto Luca de Meo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 15:51:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cessione beauty]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Creed.png" type="image/jpeg" />Cessione del business beauty (Creed e licenze profumi Gucci, Bottega Veneta, Balenciaga) a L’Oréal per 4 miliardi di euro: Kering accelera sul taglio del debito, rifocalizza sul core fashion e apre una JV 50/50 per opportunità oltre la cosmetica. Dopo le perdite operative del beauty e il rallentamento di Gucci, il nuovo CEO Luca de [&#8230;]</p>
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<p>Cessione del business beauty (Creed e licenze profumi Gucci, Bottega Veneta, Balenciaga) a L’Oréal per 4 miliardi di euro: Kering accelera sul taglio del debito, rifocalizza sul core fashion e apre una JV 50/50 per opportunità oltre la cosmetica.</p>
</blockquote>



<p>Dopo le perdite operative del beauty e il rallentamento di Gucci, il nuovo CEO Luca de Meo imprime una svolta: dismissioni mirate, disciplina finanziaria, rimodulazione delle priorità e partnership strategiche per ricostruire crescita e credibilità sui mercati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché questa cessione è un punto di svolta</h2>



<p>La vendita del ramo beauty a <strong>L’Oréal</strong> per <strong>4 miliardi</strong> non è una semplice operazione finanziaria: è il segnale più chiaro del <strong>cambio di paradigma</strong> in casa <strong>Kering</strong>. Il gruppo archivia un progetto di diversificazione costoso e complesso e sceglie la <strong>via della concentrazione</strong>: meno linee di business, più risorse sui marchi moda che definiscono l’identità del gruppo. È la grammatica del nuovo corso di <strong>Luca de Meo</strong>: tagliare dove non c’è scala, investire dove c’è valore culturale, desiderabilità e pricing power.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa c’è nel perimetro dell’accordo</h2>



<p>L’intesa comprende il marchio di fragranze <strong>Creed</strong> (acquisito da Kering nel 2023) e le <strong>licenze a lungo termine</strong> per i profumi di <strong>Gucci, Bottega Veneta e Balenciaga</strong>. Alla cessione si affianca una <strong>joint venture paritetica 50/50</strong> con L’Oréal per esplorare opportunità <strong>oltre</strong> la cosmetica: una clausola che evita un divorzio netto e preserva <strong>opzioni strategiche</strong> future. Per Kering resta un <strong>flusso di royalty</strong> ricorrente sulle licenze, utile a stabilizzare i ricavi in fase di transizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La logica finanziaria: ossigeno per il deleveraging</h2>



<p>Con <strong>9,5 miliardi di euro di debito netto</strong> a fine giugno (oltre a <strong>6 miliardi</strong> di passività per leasing), la priorità è <strong>alleggerire la struttura finanziaria</strong>. I proventi della cessione sostengono il <strong>deleveraging</strong> e rafforzano il bilancio dopo la riduzione già realizzata nel primo semestre 2025. In pratica: più flessibilità per sostenere il rilancio creativo, calmierare la volatilità e <strong>riagganciare la fiducia</strong> del mercato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché la diversificazione nel beauty non ha funzionato</h2>



<p>Costruire un polo beauty proprietario richiede scala industriale, distribuzione capillare e <strong>time-to-brand</strong> lunghi. Malgrado il pedigree di Creed, la divisione ha chiuso il primo semestre 2025 con <strong>60 milioni di perdita operativa</strong>. In un’arena dominata da giganti come L’Oréal ed Estée Lauder, Kering ha pagato <strong>costi d’ingresso elevati</strong> e sinergie limitate. La cessione non è un arretramento: è una <strong>correzione di rotta</strong> per concentrare capitale e management dove il gruppo è storicamente più forte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gucci al centro: il baricentro da difendere e rilanciare</h2>



<p>Nel 2024 <strong>Gucci</strong> ha pesato per <strong>circa il 44,5% dei ricavi</strong> e <strong>oltre il 60% dell’utile operativo</strong> del gruppo: numeri che spiegano perché ogni scelta ruoti intorno al marchio fiorentino. Il rallentamento della domanda in Cina e un ciclo moda più cauto impongono <strong>focus assoluto</strong>: investimenti in <strong>prodotto iconico e pelletteria</strong>, filiera, retail di qualità e comunicazione coerente. Ridurre la dispersione in business collaterali libera <strong>capitale creativo e finanziario</strong> per il marchio chiave.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La firma di Luca de Meo: costruire per sottrazione</h2>



<p>Arrivato a settembre 2025, <strong>de Meo</strong> ha promesso “decisioni difficili”. Oltre alla cessione del beauty, ha <strong>posticipato l’acquisizione totale di Valentino</strong> e sta valutando dismissioni immobiliari. È un <strong>reset controllato</strong>: meno complessità, più disciplina, governance più snella. L’obiettivo è ricondurre Kering a un <strong>modello verticale</strong> centrato su moda e pelletteria, dove il gruppo può dettare estetica, margini e storytelling.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La JV con L’Oréal: uscire restando dentro</h2>



<p>La partnership 50/50 è una <strong>polizza strategica</strong>: Kering esce dall’operatività del beauty, ma conserva accesso a <strong>know-how industriale</strong>, marketing globale e canali distributivi di L’Oréal. In cambio, L’Oréal consolida la leadership nel lusso cosmetico. È un <strong>gioco a somma positiva</strong>: gli asset passano al player più efficiente, mentre Kering monetizza e mantiene <strong>partecipazione economica indiretta</strong> attraverso le royalty.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenario competitivo: il lusso tra cautela e selettività</h2>



<p>L’inflazione persistente, il sentiment diseguale dei consumatori e la maggiore selettività sullo <strong>spend discrezionale</strong> stanno ridisegnando il settore. I conglomerati che reggono meglio sono quelli con <strong>coerenza narrativa</strong>, filiere proprietarie e <strong>pricing power</strong> su icone evergreen. Per Kering, la strada maestra è <strong>valorizzare la differenza culturale</strong> dei singoli brand e proteggere la desiderabilità attraverso cicli prodotto più intelligenti, capsule mirate e un retail meno promozionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rischi e opportunità del nuovo corso</h2>



<p>I rischi: un <strong>atterraggio duro</strong> nei ricavi durante la transizione, la dipendenza da Gucci finché gli altri marchi non accelerano, e la necessità di <strong>execution impeccabile</strong> nel wholesale e nel retail diretto. Le opportunità: bilancio più leggero, <strong>capex meglio allocati</strong>, maggiore agilità nelle scelte creative, e la possibilità di <strong>riaprire M&amp;A</strong> mirati quando la rotazione degli utili sarà visibile. La prova del nove arriverà già con i prossimi trimestri: <strong>margini, cash conversion e momentum prodotto</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il lusso della lucidità: una strategia di meno, meglio</h2>



<p>La cessione del beauty a L’Oréal racconta una verità semplice: nel lusso vince chi <strong>sceglie</strong>, non chi <strong>accumula</strong>. <strong>Kering</strong> abbandona l’illusione della scala universale per tornare al mestiere che conosce meglio: <strong>costruire desiderio</strong> con marchi iconici, filiere eccellenti e creatività disciplinata.<br>È una mossa di <strong>lucidità strategica</strong> che libera capitale, riduce rumore e mette il prodotto di nuovo al centro. Se il nuovo corso riuscirà a tradurre questa filosofia in <strong>coerenza creativa e numeri solidi</strong>, Kering non avrà semplicemente sistemato il bilancio: avrà ridefinito <strong>le regole del gioco</strong> per l’intero settore.<br>Nel tempo delle conglomerate onnivore, la vera rivoluzione può essere <strong>fare meno—e farlo meglio</strong>.</p>
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		<title>La moda in bilico: Chanel, Dior e Gucci cercano di salvare il lusso dalla crisi</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/la-moda-in-bilico-chanel-dior-e-gucci-cercano-di-salvare-il-lusso-dalla-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2025 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Chanel]]></category>
		<category><![CDATA[Dior]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion Week]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Armani]]></category>
		<category><![CDATA[Gucci]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Fashion-Week.png" type="image/jpeg" />Passerelle decisive a New York, Londra, Milano e Parigi: nuovi direttori creativi, clienti persi e pressioni finanziarie mettono il settore da 400 miliardi davanti a un bivio storico Il mese delle Fashion week non è mai stato così cruciale. Chanel, Dior, Gucci e altre maison iconiche tornano in passerella in un clima di incertezza senza [&#8230;]</p>
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<p>Passerelle decisive a New York, Londra, Milano e Parigi: nuovi direttori creativi, clienti persi e pressioni finanziarie mettono il settore da 400 miliardi davanti a un bivio storico</p>
</blockquote>



<p>Il mese delle <strong>Fashion week </strong>non è mai stato così cruciale. <strong>Chanel</strong>, <strong>Dior</strong>, <strong>Gucci </strong>e<strong> altre maison</strong> iconiche tornano in passerella in un clima di incertezza senza precedenti: l’industria del lusso, dopo un decennio di crescita travolgente e un boom post-pandemia ormai esaurito, deve riconquistare milioni di clienti persi e convincere investitori sempre più scettici. La morte di <strong>Giorgio Armani</strong>, simbolo di un’epoca, segna un passaggio generazionale che rende ancora più evidente l’urgenza di una svolta. Questa stagione non sarà solo moda: sarà un test di sopravvivenza per l’intero settore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un decennio di crescita interrotto</h2>



<p>Per quasi dieci anni il lusso ha corso a ritmi vertiginosi, con una media di crescita del 10% annuo, sostenuto soprattutto dai consumatori cinesi e da un’espansione globale apparentemente senza freni. Poi, tra inflazione, crisi immobiliare in Cina e tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, il boom si è arrestato bruscamente. Secondo <strong>Bain &amp; Company</strong>, Tra il 2023 e il 2024 si e&#8217; assisitito all’uscita dal mercato di circa 50 milioni di clienti. Un dato impressionante che segnala un problema strutturale: i marchi hanno puntato troppo sugli aumenti di prezzo, alimentando profitti a breve termine, ma alienando la base dei consumatori medi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una rivoluzione nei vertici creativi</h2>



<p>Il segnale più visibile della crisi è il rinnovamento senza precedenti nei team creativi. <strong>Chanel</strong> ha affidato il futuro dei suoi codici a <strong>Matthieu Blazy</strong>, già artefice del rilancio di <strong>Bottega Veneta</strong>. <strong>Dior</strong> ha scommesso su <strong>Jonathan Anderson</strong>, chiamato a guidare contemporaneamente menswear e womenswear. <strong>Gucci,</strong> reduce da anni di incertezza post-Alessandro Michele, ha puntato su <strong>Demna</strong>, noto per l’approccio radicale e l’abilità nel trasformare il linguaggio dello streetwear in lusso concettuale.</p>



<p>La posta in gioco non è solo estetica: ogni direttore creativo è oggi anche un manager simbolico, da cui dipendono miliardi di euro di vendite e l’equilibrio dei conglomerati come <strong>LVMH</strong> e Kering.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gucci: la crisi di un gigante</h2>



<p>Il caso Gucci rappresenta il banco di prova più delicato. Dopo aver saltato il boom post-pandemia, il marchio ha faticato a definire una nuova identità. L’uscita di <strong>Alessandro Michele</strong> nel 2024 ha lasciato un vuoto creativo che <strong>Sabato De Sarno</strong> non è riuscito a colmare con la sua estetica minimalista. Gucci, che vale oltre la metà dei ricavi di <strong>Kering</strong>, rischia di trascinare con sé l’intero gruppo se non troverà presto una formula vincente.</p>



<p>La scelta di Demna è tanto audace quanto rischiosa. La sua estetica provocatoria e talvolta divisiva potrà ridare centralità a un brand iconico o alienare ulteriormente una clientela già disorientata. La sua prima presentazione a <strong>Milano, il 23 settembre</strong>, sarà un test osservato con attenzione dai mercati finanziari oltre che dal pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chanel e Dior: innovare senza tradire</h2>



<p><strong>Chanel</strong>, che ha registrato una contrazione di vendite inusuale per la maison, punta su <strong>Blazy</strong> per reinterpretare il tweed e i tailleur che hanno fatto la storia del brand. Il debutto al <strong>Grand Palais, il 6 ottobre</strong>, sarà un evento non solo creativo, ma identitario: la maison deve dimostrare che la tradizione può convivere con l’innovazione.</p>



<p><strong>Dior</strong>, seconda etichetta più importante di LVMH dopo Louis Vuitton, ha affidato ad <strong>Anderson</strong> il compito di superare un periodo di relativa stagnazione. La sua prima sfilata femminile del <strong>1° ottobre</strong>, dopo l’esordio maschile a luglio, sarà un segnale della direzione che la maison intende prendere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Governance e pressione finanziaria</h2>



<p>Il rinnovamento creativo si accompagna a profondi cambiamenti manageriali. Kering ha sostituito diversi CEO e Valentino ha ridisegnato la propria governance. Anche LVMH ha riorganizzato maison come Givenchy e Celine. Questo turn-over non è casuale: riflette la pressione crescente di investitori che chiedono ritorni concreti in un contesto di crescita rallentata e margini sotto pressione.</p>



<p>Nel lusso, il capitale simbolico è tanto importante quanto quello finanziario. Un errore creativo o una direzione percepita come incoerente può avere effetti immediati sulle vendite e sull’attrattività del brand.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica e fragilità della domanda</h2>



<p>Il lusso non è immune alle dinamiche globali. La Cina, che ha rappresentato il motore principale dell’espansione del settore, attraversa una fase di fragilità economica. Negli Stati Uniti, le tensioni commerciali con l’Europa e l’incertezza politica frenano i consumi. In Europa, inflazione e crisi energetica hanno ridotto la capacità di spesa.</p>



<p>Il lusso, storicamente percepito come anticiclico, oggi scopre di essere vulnerabile: spingendo i prezzi sempre più in alto, i marchi hanno ridotto il proprio bacino di clienti, rendendosi meno resilienti a shock esterni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le passerelle come palcoscenico politico e tecnologico</h2>



<p>Oggi le Fashion week non sono solo eventi di settore, ma strumenti geopolitici e tecnologici. Una sfilata a Parigi o Milano influenza la percezione del brand in Asia e negli Stati Uniti, mentre i social media amplificano ogni dettaglio, esaltando successi e demolendo fallimenti in tempo reale.</p>



<p>Mostrare un abito sul red carpet senza la cornice della passerella può sembrare una scorciatoia efficace, ma spesso priva la maison di quella “aura” che è ancora fondamentale per alimentare il desiderio. La moda vive di immaginario e l’immaginario richiede regia, spettacolo e controllo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rivoluzione o declino?</h2>



<p>“<strong>Ciò che verrà non sarà un’evoluzione, ma una rivoluzione</strong>”, ha detto Jonathan Siboni di Luxurynsight. La frase sintetizza la posta in gioco. Il lusso non può più limitarsi a incrementare i prezzi o replicare formule vincenti del passato: deve reinventarsi, riconnettersi a consumatori sempre più attenti e meno fedeli, e dimostrare coerenza tra immagine e sostanza.</p>



<p>La morte di Armani ha reso evidente la fine di un’epoca in cui i grandi stilisti incarnavano da soli il destino di una maison. Oggi il futuro dipende da un equilibrio più complesso: <strong>creatività, governance, finanza e capacità di lettura dei cambiamenti sociali.</strong></p>



<p>Il lusso deve scegliere: restare prigioniero di un modello in crisi o inaugurare una nuova stagione capace di trasformare le passerelle in laboratori di futuro.</p>
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