<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>fibra Archivi - Italia nel futuro</title>
	<atom:link href="https://italianelfuturo.com/tag/fibra/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://italianelfuturo.com/tag/fibra/</link>
	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
	<lastBuildDate>Wed, 18 Mar 2026 08:52:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2024/12/cropped-favicon-32x32.jpg</url>
	<title>fibra Archivi - Italia nel futuro</title>
	<link>https://italianelfuturo.com/tag/fibra/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Mobile contro fibra, data center per le telco e le criticità che ostacolano lo sviluppo. Gli scenari del Quadrato della Radio</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/mobile-contro-fibra-data-center-telco-criticita-ostacolano-sviluppo-scenari-quadrato-radio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 08:04:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
		<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[Radio]]></category>
		<category><![CDATA[Telco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=55087</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-15-at-14.59.15.jpg" type="image/jpeg" />Un’intera giornata di confronto sui grandi temi delle reti, del ruolo degli operatori Telco, guardando al futuro ed alle ibridazioni. Un confronto aperto e approfondito tra i protagonisti di ieri e di oggi del settore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/mobile-contro-fibra-data-center-telco-criticita-ostacolano-sviluppo-scenari-quadrato-radio/">Mobile contro fibra, data center per le telco e le criticità che ostacolano lo sviluppo. Gli scenari del Quadrato della Radio</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-15-at-14.59.15.jpg" type="image/jpeg" />
<p>Un appuntamento di primaria importanza, organizzato dall’associazione <strong>“Quadrato</strong> <strong>della Radio”</strong>, s’è concluso il 13 dicembre a <strong>Villa Grifone &#8211; Pontecchio Marconi</strong>, dove è stato approfondito in modo analitico quanto fatto e quanto ancora resta da fare nel processo di diffusione della connettività ad alte prestazioni in rapporto ai bandi del PNRR aggiungendo un’analisi sul nuovo ruolo che potrebbero costruire in questo contesto le Telco in rapporto a strumenti strategici come i Data Center e l’High Performance Computing.</p>



<p>In una sala gremita dai principali rappresentanti industriali e regolatori del settore, il convegno del “Quadrato della Radio”, storica associazione che riunisce i più illustri esponenti del mondo della ricerca e dell’industria nell’ambito delle telecomunicazioni italiane, sodalizio che quest’anno compie 50 anni, sono state delineate le restanti criticità nei tre ambiti di sviluppo della connettività, radiografando i piani <strong>“<em>Italia a 1 Giga, 5G Backhauling e Italia 5G”</em></strong>cercando, poi, nel dibattito, d’individuare gli scenari per superare le difficoltà, approfondendo quindi il ruolo delle Telco nel campo dei Data Center e dell’High Performance Computing per il prossimo futuro.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="1-lo-scenario-della-diffusione-delle-connessioni-veloci">Lo scenario della diffusione delle connessioni veloci</h2>



<p>Sotto analisi in prima battuta il quadro della connessione dei territori Italiani che ancora evidenziano alcuni ritardi ma anche alcune peculiarità italiane che sono uniche nel panorama europeo.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="2-i-numeri-in-sintesi">I numeri in sintesi</h3>



<p>Secondo i dati diffusi (Infratel Italia), aggiornati a fine novembre 2025, sulla connessione alle reti ultraveloci, il <strong>Piano “Isole Minori”</strong> ha visto allacciate 21 realtà rispetto alle 18 previste con un target raggiunto del 118%. Per il <strong>Piano 5g BH</strong> si è arrivati al 96% della copertura, con 863Km2 coperti. Più indietro il <strong>Piano Italia 5g D</strong> che è al 77% del suo target, con 368 Km2 raggiunti a fronte di un obbiettivo di 500 Km2 entro giugno 2026. Quasi ultimato il <strong>Piano Sanità Connessa</strong> con 7.795 strutture sanitarie raggiunte (il 90%) su 8700 dell’obbiettivo, mentre le sedi scolastiche cablate sono a oggi 7014 su 9000 ossia il 78%. In questo caso le difficoltà individuate sono state soprattutto legate alla vetustà di alcuni edifici e ai lavori di ristrutturazione in atto, che hanno in un qualche modo rallentato un processo ben avviato.</p>



<p>Per il <strong>Piano Italia 1 giga,</strong> invece, rispetto all’obbiettivo di raggiungere 3,4 milioni di abitazioni (numeri civici) da collegare si è arrivati a 2,379,648 (circa il 70%). Va però detto che <strong>le indicazioni che arrivano dalla Commissione europea</strong> <strong>tendenzialmente rivedranno il target per l’Italia a 2,7 milioni di civici da</strong> <strong>collegare, entra la prima metà del 2026</strong>, generando così una situazione a oggi, rispetto al nuovo obbiettivo, di una copertura già realizzata che si attesta all’88%.</p>



<p>In generale le difficoltà nella diffusione della connessione per la fibra, visto il progresso fino a oggi, sono dovute in parte ai costi d’allacciamento (in rapporto al risultato e all’attivazione dell’utenza) di località remote nelle aree più periferiche e in parte ad una significativa resistenza nell’attivazione dei successivi contratti, sulle linee FTTH, laddove la fibra è stata allacciata: i contratti sono rallentati dalla grande diffusione delle connessioni “mobile”, che hanno frenato il raggiungimento di alcuni obbiettivi nelle aree bianche del <strong>Piano Italia 5G.</strong></p>



<p>In questo contesto, nonostante i progressi della copertura FTTH e prezzi FTTH molto concorrenziali rispetto al resto d’Europa, in Italia il take-up rimane insoddisfacente.</p>



<p>Il tasso di adozione dei privati di FTTH è infatti tra i più bassi di tutti i paesi europei, rimanendo al di sotto del 30%, mentre la media Eu è del 55%.</p>



<p>In Italia, infatti, rimane molto elevato il fenomeno delle Famiglie “<strong>Mobile Only</strong>” unico in tutta Eu<strong>.</strong> Basti pensare che mentre nel nostro Paese le famiglie che utilizzano solo connessione mobili sono addirittura più del 30% del totale dei connessi, in Germania sono solo il 5%. Addirittura in Francia, dove le connessioni ultraveloci via cavo sono diffusissime, tale percentuale, di “<em>mobile only</em>” è pari a 0, così come in Spagna e in Gran Bretagna. Un fenomeno che pone la nostra nazione come unica e in controtendenza rispetto al resto d’Europa, una sorta di “mosca bianca” nella diffusione delle connessioni veloci.</p>



<p>Altra criticità è stata individuata nello scotto che ancora pagano alcune zone per le diffidenze di natura ambientale e sociale (dimostrate come ingiustificate da diversi studi) <strong>sulla realizzazione delle torri radio per il 5G </strong>(almeno 2/300 stazioni radio su 1200 sono bloccate proprio per l’opposizione delle amministrazioni locali).</p>



<p>Ultima problematica, infine, emersa nell’analisi della realizzazione delle ormai vitali &#8211; per lo sviluppo delle comunità e del Paese &#8211; connessioni ad alto potenziale di dati, è stata la complessa ricostruzione dei dati anagrafici e dei catasti sui territori, dove ancora oggi esistono registri non aggiornati, non digitalizzati e, in taluni casi, non corrispondenti alla reale composizione territoriale. Ciò, ad esempio, hacausato un disallineamento significativo tra il cablaggio possibile e quello realizzato soprattutto nelle aree cosiddette “super bianche” e non solo in quelle “grigie”.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="3-gli-scenari">Gli scenari</h3>



<p>Il PNRR, in sostanza, ha messo in moto il più grande piano d’infrastrutturazione digitale della storia italiana: <strong>Italia a 1 Giga</strong>, <strong>5G Backhauling </strong>e<strong> Italia 5G,</strong> non sono stati e non sono più solo progetti, ma condizioni abilitanti per qualsiasi filiera industriale avanzata. Ciò anche se il contesto suggerisce di andare verso una connessione ragionata “laddove veramente serve” piuttosto che inseguire una rincorsa alla copertura totale, anche difficile da realizzare fino in fondo, anche per i problemi legati alla complessa a sfaccettata realtà edilizia italiana. Altra riflessione dunque è stata: <strong>“</strong><em>ll Paese sarà in grado di sostenere la transizione industriale ed energetica dei prossimi 10 anni?</em>”.</p>



<p>Dopo i saluti introduttivi di <strong>Giulia Fortunato</strong>, Presidente della Fondazione Marconi e di <strong>Umberto de Julio</strong>, Presidente de Il Quadrato della Radio, il Direttore Generale di Infratel, <strong>Paolo Lazzaro</strong> ha aperto una tavola rotonda dal titolo “<strong><em>Stato di sviluppo dei bandi PNRR sulla connettività pubblica: Italia a 1 Giga, 5G Backhauling, Italia 5G</em></strong><em>”</em> la quale è stata moderata dal Professor <strong>Maurizio Dècina</strong>, del Politecnico di Milano.</p>



<p>Nel dibattito, che ha visto tra i protagonisti <strong>Francesco Castelli</strong>, Responsabile Regulatory Analysis di FiberCop, <strong>Ermanno Nardone</strong>, Regulatory Affairs Officer di Tim, <strong>Francesco Nonno</strong>, Regulatory and European Affairs Director di Open Fiber, <strong>Andrea</strong> <strong>Mondo</strong>, Chief Technical Officer di Inwit e <strong>Massimo Pollini</strong>, Head of Mobile Network di Fastweb, sono stati delineati gli scenari della complessa diffusione della connettività</p>



<p>pubblica.</p>



<p>“Riunire i punti di riferimento nazionali per un’analisi accurata che permetta di tracciare il futuro dell’innovazione delle Telco e lo sviluppo delle connessioni ad alto potenziale nel nostro Paese – ha sottolineato il Presidente del Quadrato della Radio, <strong>Umberto De</strong> <strong>Julio</strong> – è chiaramente una delle funzioni primarie della nostra associazione, che si pone a servizio dello sviluppo, delle aziende, dei territori e del Paese. Ringrazio i soci e tutta la struttura organizzativa per il loro consueto impiego di risorse ed energie nella riuscita di quest’evento”.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="4-data-center-high-performance-computing-e-il-nuovo-ruolo-delle-telco">Data center, High Performance Computing e il nuovo ruolo delle Telco</h2>



<p>I lavori del convegno sono proseguiti, nel pomeriggio, con un dettagliato e interessante focus sul “<em>Ruolo delle telco in due industrie fondamentali della filiera digitale:</em></p>



<p>Data center e high performance computing”,che ha visto una relazione introduttiva del Professor <strong>Maurizio Dècina</strong> e di <strong>Luca Cardone </strong>di Astrid.</p>



<p>Il dibattito, moderato da <strong>Antonio Perrucci</strong> della Fondazione Astrid, ha fornito un quadro puntuale dello stato di salute delle due industrie e delle loro prospettive, evidenziandone il carattere strategico per l’evoluzione delle Telco. A partire dalla relazione introduttiva, sono stati approfonditi gli aspetti tecnologici ed infrastrutturali, d’impatto industriale e sulle risorse energetiche, regolatori, successivamente arricchiti dalle testimonianze dei protagonisti del settore, che hanno condiviso le loro esperienze e i possibili scenari.</p>



<p>È emerso come nel nostro Paese lo stato attuale delle due industrie e le loro prospettive presentino qualche elemento di differenza. Per il supercalcolo (HPC), siamo indubbiamente all’avanguardia nel contesto europeo ed anche le prospettive sono promettenti (da settembre, è attiva al Tecnopolo di Bologna una AI factory, e l’Italia è in corsa per una delle 5 Gigafactory promosse e co-finanziate dallaCommissione europea).</p>



<p>Per quanto riguarda i data center, si registrano molte iniziative e progetti di investimento, ma debbono essere affrontati e risolti problemi legati all’approvvigionamento di energia ed acqua, alla semplificazione delle procedure di autorizzazione, alla stessa regolazione del settore su cui il Governo ha presentato un Piano strategico, nonché ad un fenomeno di “sovraffollamento” di talune aree.</p>



<p>In questo scenario, per le Telco si presentano importanti opportunità di svolgere un nuovo ruolo da protagonisti, con una evoluzione verso il modello TechCo, per divenire una sorta di <em>fabbriche di potenza digitale</em>.</p>



<p>La partita dello sviluppo, infatti, non sarà più giocata unicamente sulla rete (come in molti fino a qualche anno fa potevano ipotizzare), ma su chi controlla e abilita la capacità computazionale. Questo perché i data center e l’HPC sono infrastrutture critiche che sostengono lo sviluppo di: Intelligenza artificiale, Servizi pubblici digitali, Difesa cibernetica, Industria 4.0, Cloud nazionali e sovrani. In questo contesto, le Telco, potrebbero dover prendere coscienza di non esser più solo semplici “trasportatori qualificati di bit” ma nuovi attori che possono decidere dove nasce, si elabora e rimane il reale valore dei dati. In sostanza, l’Italia si troverà davanti ad un bivio industriale: o gioca da protagonista la partita dei data center e del supercalcolo, avvalendosi dell’apporto di competenze e tecnologie digitali in possesso delle Telco, oppure rischia di diventare un semplice “mercato” per le grandi piattaforme internazionali, perdendo così la sovranità digitale – a cominciare da quella sui dati &#8211; e quindi gran parte del valore aggiunto dell’ecosistema digitale.</p>



<p>La questione è stata approfondita degli interventi di <strong>Oscar Cicchetti</strong>, Presidente INWIT, <strong>Daniele Franceschini</strong>, Head of Technology Innovation and Decommissioning di FiberCo, <strong>Maurizio Goretti</strong>, CEO di Namex<em>, </em><strong>Emanuele Iannetti</strong>, CEO del Polo Strategico Nazionale, di <strong>Roberto Mazzilli</strong>, Head of IT &amp; Security Compliance &#8211; Executive Vice President di TIM, <strong>Stefano Pileri</strong>, COO di Maticmind, <strong>Federico Protto</strong>, CEO di Cellnex, <strong>Andrea Rangone</strong>, professore di Digital Business e Entrepreneurship al Politecnico di Milano, <strong>Ruggero Slongo</strong>, CTO di Retelit e di <strong>Giorgio Tosi Beleffi</strong>, Dirigente del MIMIT.</p>



<p>Nell’ambito dell’evento è stato anche presentato il libro “<strong><em>50 anni di digitalizzazione</em></strong><em><strong>– Tecnologie, applicazioni, economia, società, etica e guerra ibrida</strong></em><strong>”, </strong>edito da Montabone Editore, realizzato da <strong>Salvatore Improta</strong>, un “quaderno” approfondito e tecnico ma in forma narrativa che raccoglie anche alcuni spunti dei passati eventi del Quadrato della Radio, con i contributi di <strong>Maurizio Dècina, Stefano Pileri</strong>, <strong>Sandro Dionisi</strong>, <strong>Francesco Saracco</strong>, <strong>Mauro Olivieri</strong>, <strong>Cosmo Colavito</strong>, <strong>Luca Tomassini</strong>, <strong>Achille De Tommaso </strong>e<strong>Alessandro Mantini</strong> che hanno approfondito ognuno una sezione del volume.</p>



<p>Tutte le informazioni sulle iniziative del <strong>Quadrato della Radio</strong> si possono trovare sul sito <a href="https://www.ilquadratodellaradio.it/">https://www.ilquadratodellaradio.it/</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/mobile-contro-fibra-data-center-telco-criticita-ostacolano-sviluppo-scenari-quadrato-radio/">Mobile contro fibra, data center per le telco e le criticità che ostacolano lo sviluppo. Gli scenari del Quadrato della Radio</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo spettro mobile non è un sostituto della fibra</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/lo-spettro-mobile-non-e-un-sostituto-della-fibra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 06:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[5G]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?post_type=editoriale&#038;p=47324</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Gambardella12.png" type="image/jpeg" />Un vecchio trucco sta riemergendo nel mercato europeo delle telecomunicazioni. Gli operatori mobili stanno pubblicizzando il broadband domestico 5G come se fosse una vera alternativa alla fibra fino a casa. La promessa è seducente — una sola rete per tutte le esigenze — ma la realtà è ben diversa. Per quanto avanzato, il 5G non [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/lo-spettro-mobile-non-e-un-sostituto-della-fibra/">Lo spettro mobile non è un sostituto della fibra</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Gambardella12.png" type="image/jpeg" />
<p>Un vecchio trucco sta riemergendo nel mercato europeo delle telecomunicazioni. Gli operatori mobili stanno pubblicizzando il broadband domestico 5G come se fosse una vera alternativa alla fibra fino a casa. La promessa è seducente — una sola rete per tutte le esigenze — ma la realtà è ben diversa. Per quanto avanzato, il 5G non può eguagliare la velocità, la stabilità e la simmetria della fibra. Nelle ore di punta, quando decine di famiglie si collegano alla stessa cella, le prestazioni crollano. La fibra no.</p>



<p>Il pericolo non è soltanto che i consumatori vengano ingannati, anche se questo conta. È che lo spettro — il linfa vitale delle reti mobili — venga trattato come una pezza a basso costo per coprire l’inadeguata diffusione della fibra. Lo spettro è scarso, e il suo vero valore risiede nella mobilità: alimentare auto connesse, logistica intelligente, automazione industriale e telemedicina. Ogni megahertz dirottato sull’uso fisso è un megahertz in meno per le innovazioni che l’Europa dichiara di voler guidare.</p>



<p>I numeri parlano chiaro. Studi indipendenti suggeriscono che ogni 100 MHz di spettro mid-band assegnati alla telefonia mobile possano generare oltre 260 miliardi di dollari di PIL e più di un milione di posti di lavoro. Al contrario, destinarlo al broadband domestico produce benefici marginali, perché la fibra esiste già come tecnologia fissa di gran lunga superiore. Stati Uniti, Cina e Corea del Sud lo hanno capito. Washington ha già riservato la parte alta della banda a 6 GHz al mobile. Pechino pianifica ben oltre il 5G, con una politica dello spettro allineata alla sua strategia industriale. L’Europa rischia di essere l’unico grande mercato a sprecare le proprie onde radio scarse in un surrogato della fibra.</p>



<p>Non è la prima volta che l’Europa cede alla tentazione delle scorciatoie. Il dibattito sullo spegnimento obbligatorio del rame ha mostrato come gli impulsi regolatori possano scontrarsi con la logica degli investimenti. Ora riemerge una tentazione simile: lasciare che lo spettro colmi i vuoti lasciati da una diffusione disomogenea della fibra. Ma rimandare gli investimenti nella fibra affidandosi alle reti mobili non è una strategia. È un modo per indebolire entrambe.</p>



<p>La Commissione ha l’occasione di fermare questa deriva. Il prossimo <strong>Digital Networks Act</strong> dovrebbe affrontare il tema in modo esplicito: lo spettro mobile va salvaguardato per la mobilità, e la pubblicità che lo presenta come sostituto della fibra deve essere chiamata con il suo vero nome — ingannevole. L’Europa ha bisogno di una fibra forte e di un mobile forte. Confondere le due cose significa non avere né l’una né l’altro.</p>



<p>Se Bruxelles è davvero seria sulla competitività nell’era digitale, deve resistere al fascino delle scorciatoie. Fibra per il fisso, spettro per il mobile: qualsiasi altra cosa rischia di lasciare l’Europa senza la dorsale resiliente né il vantaggio mobile di cui ha bisogno per competere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/lo-spettro-mobile-non-e-un-sostituto-della-fibra/">Lo spettro mobile non è un sostituto della fibra</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hollow Fiber: la fibra che non si vede, ma che può cambiare tutto</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/hollow-fiber-la-fibra-che-non-si-vede-ma-che-puo-cambiare-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 06:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
		<category><![CDATA[Hollow core fiber]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=37949</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Hollow-fiber-1.png" type="image/jpeg" />Ci sono tecnologie che fanno rumore: robot umanoidi, auto volanti, razzi spaziali. E poi ce ne sono altre, più silenziose, quasi invisibili, ma con un potenziale enorme. Una di queste è la hollow fiber, la fibra cava. Se non ne avete mai sentito parlare, non siete i soli. Ma nei prossimi anni potrebbe avere un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/hollow-fiber-la-fibra-che-non-si-vede-ma-che-puo-cambiare-tutto/">Hollow Fiber: la fibra che non si vede, ma che può cambiare tutto</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Hollow-fiber-1.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Ci sono tecnologie che fanno rumore: robot umanoidi, auto volanti, razzi spaziali. E poi ce ne sono altre, più silenziose, quasi invisibili, ma con un potenziale enorme. Una di queste è la <strong>hollow fiber</strong>, la fibra cava. </p>
</blockquote>



<p>Se non ne avete mai sentito parlare, non siete i soli. Ma nei prossimi anni potrebbe avere un impatto diretto su tantissimi aspetti della nostra vita quotidiana, a cominciare da come ci connettiamo a internet.<br>Sì, perché una delle applicazioni più interessanti di questa tecnologia riguarda proprio il mondo delle <strong>telecomunicazioni</strong>. In particolare, una versione evoluta chiamata <strong>hollow-core fiber</strong> – cioè fibra ottica con nucleo cavo – si sta affermando come una delle innovazioni più promettenti per le <strong>reti a ultra-alta velocità</strong>.</p>



<p>A differenza delle fibre ottiche tradizionali, dove la luce viaggia attraverso il vetro, nelle fibre cave la luce si propaga nell’aria o addirittura nel vuoto. Questo significa <strong>meno dispersione</strong>, <strong>più velocità</strong>, <strong>latenza ridotta</strong>. In termini pratici, queste fibre permettono connessioni molto più efficienti e reattive, ideali per applicazioni come lo <strong>streaming in 8K</strong>, la <strong>realtà virtuale</strong>, il <strong>gaming online</strong>, o ancora per garantire la reattività necessaria alla <strong>telemedicina</strong> e al <strong>cloud computing</strong>.</p>



<p>Alcuni grandi operatori – come <strong>BT nel Regno Unito, NTT in Giappone e Deutsche Telekom in Germania</strong> – stanno già sperimentando queste fibre per collegamenti a lunga distanza tra data center o come infrastruttura di supporto per il 5G. Nei data center, ad esempio, le hollow-core fiber offrono vantaggi significativi: meno energia necessaria per trasmettere dati, meno calore da dissipare, e una larghezza di banda più elevata per gestire l’enorme flusso di informazioni richiesto da intelligenza artificiale e servizi digitali avanzati.</p>



<p>E guardando ancora più avanti, queste fibre potrebbero diventare fondamentali anche per le <strong>reti quantistiche</strong> del futuro, dove servono canali ottici ultra-puri per trasmettere segnali criptati con tecnologie quantistiche, garantendo sicurezza e precisione assolute.</p>



<p>Ma le telecomunicazioni non sono l’unico ambito in cui le hollow fiber promettono di fare la differenza.</p>



<p>Anche in settori più concreti e quotidiani – come la <strong>salute</strong> o l’<strong>accesso all’acqua potabile</strong> – queste fibre stanno dimostrando il loro valore. Grazie alla loro struttura cava, sono infatti perfette per filtrare, separare e purificare. Oggi vengono utilizzate in sistemi di filtrazione dell’acqua ultra-compatti e portatili, capaci di rimuovere batteri, virus e microplastiche. Questo significa poter portare acqua sicura anche nei villaggi più remoti o in aree colpite da disastri naturali.</p>



<p>In campo medico, le hollow fiber sono componenti essenziali in dispositivi per la <strong>dialisi</strong>, dove la precisione nel filtraggio del sangue è questione di vita o di morte. Sono leggere, affidabili, e garantiscono risultati estremamente accurati. In futuro, potrebbero essere utilizzate anche per la somministrazione mirata di farmaci o per tecnologie mediche indossabili.</p>



<p>Perfino nel mondo dei materiali avanzati, queste fibre possono essere intrecciate per creare <strong>tessuti tecnici intelligenti</strong>, utilizzati nello sport, nella difesa o persino nello spazio. Materiali traspiranti, leggeri, ma anche resistenti e ad alte prestazioni.</p>



<p>Insomma, questa minuscola fibra cava ha davvero le carte in regola per cambiare il mondo, anche se spesso non la vedremo mai con i nostri occhi. Sarà nascosta nei cavi che portano internet nelle nostre case, nei filtri che rendono l’acqua sicura, nei dispositivi che salvano vite.</p>



<p>Una tecnologia silenziosa, ma potente. Invisibile, ma presente ovunque. Innovazioni come queste ci ricordano che non sempre il futuro arriva facendo rumore: a volte arriva in punta di piedi, fibra dopo fibra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/hollow-fiber-la-fibra-che-non-si-vede-ma-che-puo-cambiare-tutto/">Hollow Fiber: la fibra che non si vede, ma che può cambiare tutto</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il falso mito del 5G che sostituisce la fibra</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/il-falso-mito-del-5g-che-sostituisce-la-fibra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 07:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[5G]]></category>
		<category><![CDATA[6G]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?post_type=editoriale&#038;p=34675</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/5G.png" type="image/jpeg" />Nel dibattito sul futuro delle telecomunicazioni, alimentato da innovazioni continue e promesse sempre più ambiziose – dal 6G alle reti satellitari low-orbit, fino all’edge computing distribuito – si fa largo un’idea tanto affascinante quanto fuorviante: che le reti mobili, grazie ai loro progressi tecnologici, possano un giorno sostituire completamente quelle fisse. È un’illusione che rischia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/il-falso-mito-del-5g-che-sostituisce-la-fibra/">Il falso mito del 5G che sostituisce la fibra</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/5G.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Nel dibattito sul futuro delle telecomunicazioni, alimentato da innovazioni continue e promesse sempre più ambiziose – dal 6G alle reti satellitari low-orbit, fino all’edge computing distribuito – si fa largo un’idea tanto affascinante quanto fuorviante: che le reti mobili, grazie ai loro progressi tecnologici, possano un giorno sostituire completamente quelle fisse. È un’illusione che rischia di generare aspettative sbagliate e, soprattutto, decisioni politiche dannose per il futuro digitale dell’Europa.</p>
</blockquote>



<p>Le reti mobili rappresentano uno strumento straordinario di accesso, flessibilità e copertura. Sono fondamentali per garantire la connettività in mobilità, per servire aree remote dove la posa della fibra è economicamente complessa, e per abilitare applicazioni in tempo reale in settori come la logistica, l’automotive, la sanità. Ma quando si parla di prestazioni – misurabili in termini di capacità, latenza stabile, affidabilità, simmetria e scalabilità – la rete fissa in fibra resta, e resterà, insuperabile.</p>



<p>La ragione è prima di tutto fisica. Una rete in fibra ottica garantisce già oggi velocità superiori ai 10 Gbps con una latenza inferiore al millisecondo, senza essere soggetta ai vincoli dello spettro radio, all’interferenza elettromagnetica o alla congestione dell’aria. È una rete simmetrica, che offre le stesse prestazioni in upload e download, qualità ormai essenziale per il lavoro da remoto, l’uso di applicazioni cloud avanzate, la telemedicina e la creazione di contenuti. Al contrario, anche le reti mobili più avanzate – come il 5G standalone – operano su bande radio limitate, condivise, e soggette a degrado in condizioni di alta densità di utenti o ostacoli ambientali.</p>



<p>La Commissione europea, nel documento “Connectivity for a Competitive Digital Market – towards a Gigabit Society”, sottolinea come la fibra sia la sola infrastruttura in grado di garantire la resilienza, la sostenibilità ambientale e la capacità necessarie per la transizione digitale dell’economia europea. Il documento evidenzia come solo una rete in fibra possa abilitare davvero i servizi cloud avanzati, l’edge computing e le applicazioni critiche ad alta intensità di dati.</p>



<p>Le tecnologie emergenti come il metaverso industriale, la robotica collaborativa, l’AI generativa distribuita e l’high-performance computing richiedono una densità di capacità e una stabilità di rete che solo la fibra può assicurare. È per questo che i maggiori poli industriali europei – dai distretti manifatturieri tedeschi alle startup AI francesi – investono sempre di più in soluzioni FTTH e backhaul ottico avanzato, riconoscendone il valore strategico.</p>



<p>C’è poi una questione di sostenibilità. Le reti fisse in fibra, una volta installate, hanno un consumo energetico per bit trasmesso nettamente inferiore rispetto alle reti mobili. Secondo uno studio del Boston Consulting Group, la fibra consuma in media <strong>3-5 volte meno</strong> energia per ogni gigabyte trasmesso rispetto al mobile: un vantaggio ambientale decisivo, che pochi evidenziano. In un’Europa che punta alla neutralità climatica, questo non è un dettaglio: è una priorità strategica.</p>



<p>Il dibattito regolamentare in corso in Europa sulle reti FWA (Fixed Wireless Access) rende ancora più urgente una presa di posizione chiara. Le soluzioni FWA, pur utili per scenari temporanei o aree difficili da raggiungere, <strong>non possono garantire né simmetria né stabilità su larga scala</strong>, soprattutto in ambienti urbani complessi o in presenza di alta domanda. I regolatori – sia nazionali che europei – devono evitare scorciatoie populiste o “tecno soluzioni miracolose” e concentrarsi invece sul completamento della copertura in fibra, lasciando al mobile il ruolo che gli spetta: complemento, non sostituto.</p>



<p>In conclusione, le reti mobili continueranno a evolversi e a offrire servizi sempre più sofisticati. Ma sarebbe un errore strategico – per i policymaker, per gli operatori, per i cittadini – pensare che possano rimpiazzare le reti fisse. La vera sfida per l’Europa non è scegliere tra mobile e fisso, ma <strong>investire con decisione su entrambi</strong>, riconoscendone le vocazioni diverse: ubiquità e flessibilità per il mobile; potenza, stabilità e sostenibilità per la fibra. Solo così l’Europa potrà garantire una connettività realmente all’altezza delle ambizioni del suo futuro digitale e industriale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/il-falso-mito-del-5g-che-sostituisce-la-fibra/">Il falso mito del 5G che sostituisce la fibra</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché la proposta di rendere obbligatorio lo switch-off del rame a favore della fibra in Italia era sbagliata ed è stata fortunatamente abbandonata</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/perche-la-proposta-di-rendere-obbligatorio-lo-switch-off-del-rame-a-favore-della-fibra-in-italia-era-sbagliata-ed-e-stata-fortunatamente-abbandonata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 08:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[rame]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=19868</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/shutterstock_105862250-scaled.jpg" type="image/jpeg" />L’idea di legiferare per rendere obbligatorio lo switch-off della rete in rame a favore della fibra è stato un errore strategico che avrebbe potuto avere effetti negativi sul mercato, sulla concorrenza e, soprattutto, sulle imprese e i consumatori italiani. Non si tratta solo di una questione di opportunità, ma di rispetto dei principi regolatori europei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/perche-la-proposta-di-rendere-obbligatorio-lo-switch-off-del-rame-a-favore-della-fibra-in-italia-era-sbagliata-ed-e-stata-fortunatamente-abbandonata/">Perché la proposta di rendere obbligatorio lo switch-off del rame a favore della fibra in Italia era sbagliata ed è stata fortunatamente abbandonata</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/shutterstock_105862250-scaled.jpg" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>L’idea di legiferare per rendere obbligatorio lo switch-off della rete in <strong>rame</strong> a favore della <strong>fibra</strong> è stato un errore strategico che avrebbe potuto avere effetti negativi sul mercato, sulla concorrenza e, soprattutto, sulle imprese e i consumatori italiani. Non si tratta solo di una questione di opportunità, ma di rispetto dei principi regolatori europei e di un’adeguata risposta alle reali esigenze del settore delle telecomunicazioni.</p>
</blockquote>



<p><br>E&#8217; fondamentale, innanzitutto, chiarire che la regolamentazione europea non impone lo switch-off del rame a favore della fibra. Non è possibile introdurre una legge nazionale che obblighi a tale passaggio o che imponga al regolatore nazionale &#8211; <strong>AGCOM</strong>, in questo caso &#8211; di disciplinare lo switch-off in un determinato modo. I regolatori nazionali devono mantenere la loro indipendenza e qualsiasi tentativo di imporre loro direttive specifiche minaccia l’autonomia regolatoria, uno dei principi fondamentali della normativa europea.<br><br>La <strong>Commissione Europea</strong> non ha mai proposto di introdurre una legislazione che renda obbligatorio lo switch-off del rame e nessun Paese europeo ha emanato una legge nazionale su questa materia.</p>



<p>Perché, dunque, l’Italia avrebbe dovuto farlo? <br>Guardando agli altri Paesi europei, vediamo che molti sono significativamente più avanti rispetto all’Italia sia in termini di copertura <strong>FTTH</strong> (Fiber to the Home) sia in termini di adozione della fibra. Ad esempio, Francia e Spagna hanno raggiunto tassi di copertura della fibra rispettivamente del 73% e dell’81%, con tassi di adozione superiori al 60%. Eppure, questi risultati sono stati ottenuti senza introdurre regolamenti obbligatori sullo switch-off della rete in rame.</p>



<p>Inoltre, una normativa di questo tipo avrebbe dovuto essere notificata alla Commissione Europea e sarebbe stato altamente probabile un suo rigetto. <br>In passato, ci sono stati casi simili in cui alcuni governi hanno tentato di imporre obblighi ai propri regolatori nazionali e la Commissione ha risposto minacciando di avviare una procedura d’infrazione. <br>Non sarebbe stato possibile imporre una regolamentazione che rischiava di compromettere l’autonomia regolatoria e di creare un contesto di concorrenza disomogeneo rispetto agli altri Stati membri dell’UE.<br><br>Dal punto di vista pratico, imporre uno switch-off obbligatorio del rame sarebbe stato controproducente, considerando che la maggior parte delle famiglie italiane non è ancora connessa alla rete in fibra. Piuttosto che concentrare gli sforzi su una normativa che rischiava di creare disagi e ritardi non sarebbe stato più utile investire maggiormente nelle attività di scavo e nelle connessioni fino a casa?<br>La vera priorità dovrebbe essere accelerare i lavori per portare la fibra nelle abitazioni italiane, non distogliere l’attenzione politica con un dibattito regolatorio inutile e dannoso.</p>



<p>Va anche sottolineato che in Italia il prezzo delle connessioni in rame è lo stesso delle connessioni FTTH in fibra. <br>Questo significa che non esistono barriere economiche che impediscono ai consumatori di passare alla fibra una volta che questa diventa disponibile. Nelle aree ad alta competizione (aree nere), l’adozione della fibra supera il 50%. <br>Nelle aree a bassa densità (aree bianche), l’adozione è molto più bassa semplicemente perché le abitazioni non sono ancora effettivamente connesse. È quindi evidente che il problema non è la mancanza di domanda, ma piuttosto l’insufficienza delle infrastrutture.<br><br>Trovo, inoltre, piuttosto singolare che a chiedere l’introduzione di una nuova normativa per lo switch-off del rame sia stato un operatore <strong>wholesale-only</strong>. <br>Una regolamentazione del genere avrebbe solamente irrigidito ulteriormente il mercato, danneggiando la concorrenza e potenzialmente creando una situazione in cui alcuni operatori sarebbero stati svantaggiati rispetto ad altri.<br><br>Gli effetti negativi di una politica di switch-off obbligatorio sono molteplici. <br>In primo luogo si rischia di creare un mercato distorto. <br>Inoltre, si potrebbero generare costi più elevati per i consumatori, che si troverebbero ad affrontare una transizione forzata senza reali benefici in termini di qualità del servizio. <br>Infine, l’imposizione di una tale regolamentazione potrebbe ridurre gli incentivi per gli operatori a investire ulteriormente nella copertura in fibra, rallentando così lo sviluppo delle infrastrutture digitali nel Paese.<br><br>L’Italia ha bisogno di una visione strategica per lo sviluppo della connettività, basata sugli investimenti e sulla collaborazione tra pubblico e privato, non su regolamentazioni che rischiano di danneggiare il mercato e i cittadini. <br><br>È tempo di concentrarsi sulle reali priorità: connettere tutte le abitazioni, migliorare la copertura della fibra e garantire che tutti possano beneficiare delle opportunità offerte dalla trasformazione digitale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/perche-la-proposta-di-rendere-obbligatorio-lo-switch-off-del-rame-a-favore-della-fibra-in-italia-era-sbagliata-ed-e-stata-fortunatamente-abbandonata/">Perché la proposta di rendere obbligatorio lo switch-off del rame a favore della fibra in Italia era sbagliata ed è stata fortunatamente abbandonata</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli &#8220;sfibrati&#8221; d&#8217;Italia: il paradosso della fibra che non arriva fino a casa</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/gli-sfibrati-ditalia-il-paradosso-della-fibra-che-non-arriva-fino-a-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
		<category><![CDATA[FTTH]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=19138</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/Untitled-116.jpg" type="image/jpeg" />L’Italia sta vivendo un paradosso tecnologico che sta esasperando cittadini e imprese: la fibra ottica è disponibile, ma spesso non raggiunge il punto finale, lasciando le abitazioni e le aziende in una sorta di limbo digitale. L’illusione della banda ultralarga si scontra con una realtà fatta di connessioni monche, di cantieri lasciati a metà e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/gli-sfibrati-ditalia-il-paradosso-della-fibra-che-non-arriva-fino-a-casa/">Gli &#8220;sfibrati&#8221; d&#8217;Italia: il paradosso della fibra che non arriva fino a casa</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/Untitled-116.jpg" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>L’Italia sta vivendo un paradosso tecnologico che sta esasperando cittadini e imprese: la <strong>fibra ottica</strong> è disponibile, ma spesso non raggiunge il punto finale, lasciando le abitazioni e le aziende in una sorta di limbo digitale. L’illusione della banda ultralarga si scontra con una realtà fatta di connessioni monche, di cantieri lasciati a metà e di infrastrutture che si fermano a pochi metri dalle case.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">FTTH a metà: il grande inganno</h2>



<p>Il governo e gli operatori telecomunicativi continuano a sbandierare i progressi nella copertura della rete in fibra ottica, ma i numeri raccontano solo una parte della storia. La copertura dichiarata non coincide con la reale fruibilità della connessione. Molti utenti scoprono con amarezza che il servizio FTTH (Fiber to the Home) è solo sulla carta: il cavo in fibra arriva nelle vicinanze, ma non fino alla porta di casa. E così, invece di navigare alla velocità promessa, ci si ritrova ancora vincolati a connessioni in rame obsolete o a costose soluzioni alternative.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un problema di infrastruttura o di volontà?</h2>



<p>Le cause di questa situazione sono molteplici e vanno dalla frammentazione degli operatori all’inefficienza burocratica, passando per investimenti inadeguati e progetti di posa realizzati a metà. In molti casi, il problema è anche economico: gli operatori preferiscono dichiarare un’area “coperta” senza affrontare i costi di collegamento finale, lasciando l’onere sulle spalle degli utenti. Il risultato è una digitalizzazione zoppa, con un’infrastruttura che esiste ma che non viene realmente sfruttata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le conseguenze per cittadini e imprese</h2>



<p>Questa situazione ha conseguenze gravi. Le famiglie, ancora costrette a navigare con connessioni instabili, subiscono disagi nello smart working e nell’accesso ai servizi digitali. Le imprese, specialmente quelle nelle aree meno centrali, sono penalizzate nella loro competitività, incapaci di sfruttare il pieno potenziale della trasformazione digitale. L’Italia, già in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, rischia di perdere ulteriori posizioni in termini di innovazione e produttività.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come uscirne?</h2>



<p>Per risolvere questa situazione serve un intervento deciso. Il governo deve garantire che le infrastrutture vengano effettivamente completate, adottando misure per impedire che gli operatori dichiarino la copertura senza un servizio reale. Serve una maggiore trasparenza sulle aree effettivamente servite.</p>



<p>La digitalizzazione dell’Italia non può fermarsi a un passo dalla porta di casa. Il Paese ha bisogno di una rete che funzioni davvero, non di statistiche di facciata. È ora che il dibattito sulla connettività passi dai proclami ai fatti concreti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/gli-sfibrati-ditalia-il-paradosso-della-fibra-che-non-arriva-fino-a-casa/">Gli &#8220;sfibrati&#8221; d&#8217;Italia: il paradosso della fibra che non arriva fino a casa</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Reti in fibra ottica e PNRR. Il problema non è l’Europa, ma l’Italia</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/reti-in-fibra-ottica-e-pnrr-il-problema-non-e-leuropa-ma-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 11:44:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Reti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?post_type=editoriale&#038;p=17780</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/Editoriale-fibra.png" type="image/jpeg" />Banda ultralarga a rilento, ma nessuna inadempienza dovuta a mancanza di risorse. L’Unione Europea può e deve incoraggiare la concretizzazione dei progetti, ma non ha il potere di sostituirsi alle amministrazioni nazionali. Basta col dire che la colpa è degli altri. Un editoriale di qualche giorno fa ha insistito sui presunti “tempi biblici” dell’Europa e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/reti-in-fibra-ottica-e-pnrr-il-problema-non-e-leuropa-ma-litalia/">Reti in fibra ottica e PNRR. Il problema non è l’Europa, ma l’Italia</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/Editoriale-fibra.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Banda ultralarga a rilento, ma nessuna inadempienza dovuta a mancanza di risorse. L’Unione Europea può e deve incoraggiare la concretizzazione dei progetti, ma non ha il potere di sostituirsi alle amministrazioni nazionali. Basta col dire che la colpa è degli altri.</p>
</blockquote>



<p>Un editoriale di qualche giorno fa ha insistito sui presunti “<em>tempi biblici</em>” dell’Europa e sul fatto che per l’approvazione del <strong>Digital Networks Act</strong> bisognerà attendere la fine di quest’anno, auspicando l’arrivo di fondi aggiuntivi per la banda extra larga.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero problema non e&#8217; la lentezza di Bruxelles</h2>



<p>Non condividiamo affatto il contenuto di quell’editoriale, che vi invitiamo a leggere (<a href="https://www.corrierecomunicazioni.it/telco/tlc-i-tempi-biblici-delleuropa-che-si-perde-nelle-chiacchiere/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>Tlc, i tempi biblici dell’Europa che si perde nelle chiacchiere</em></strong></a>) perché la realtà dei fatti è ben differente.<br>Il vero problema non è la lentezza di Bruxelles, ma come i fondi europei per le telecomunicazioni vengono – o, come in questo caso, non vengono – utilizzati.<br>L’Unione europea, va ricordato, ha già destinato all’Italia svariati miliardi di euro attraverso il <strong>PNRR</strong>, con l’obiettivo di favorire la transizione digitale e potenziare la rete in fibra ottica. <br>Nonostante ciò, il nostro Paese non sta spendendo in modo efficace queste risorse e i lavori procedono, come è a tutti noto, a rilento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">6,7 miliardi di euro per la connettivita&#8217;</h2>



<p>Secondo i dati del <strong>Ministero delle Imprese e del Made in Italy</strong>, ben <strong>6,7 miliardi di euro </strong>del PNRR sono stati stanziati per progetti italiani di connettività, tra cui il piano “<strong>Italia a 1 Giga</strong>”, che dovrebbe portare la fibra ottica nelle abitazioni e ridurre il digital divide.<br>L’editoriale, ahimè, ignora quasi completamente questi elementi, attribuendo ogni responsabilità alle “<em>chiacchiere</em>” di Bruxelles. <br>Ma qui le chiacchiere, come si usa dire, stanno a zero, dal momento che la Commissione Europea ha erogato i fondi, ma l’implementazione dei progetti italiani è rallentata dalla burocrazia, da gare d’appalto complesse e da ritardi nei cantieri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“<em>Perché le risorse già ampiamente disponibili non sono state sfruttate appieno?</em>”</h2>



<p>La vera domanda, quindi, non è perché il <strong>Digital Networks Act</strong> arriverà a fine anno, ma, piuttosto: “<em>Perché le risorse già ampiamente disponibili non sono state sfruttate appieno?</em>”<br>Qualcuno potrebbe a questo punto obiettare che la Commissione Europea potrebbe esercitare maggiore pressione sugli Stati membri, imponendo tempi certi e controlli più rigidi sull’avanzamento dei lavori. L’Europa può e deve aumentare la vigilanza, intensificando i controlli sull’utilizzo dei fondi del PNRR e intervenendo in presenza di ostacoli burocratici che bloccano la realizzazione dei progetti in fibra ottica. Inoltre, potrebbe prevedere meccanismi di “clausole” per sollecitare i Paesi a rispettare le tempistiche, con la possibilità di sospendere le tranche successive di finanziamento in caso di inadempienza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attribuire la responsabilita&#8217; a Bruxelles significa semplificare</h2>



<p>Ma, va ricordato una volta per tutte, se il <strong>Piano per la Banda Ultralarga</strong> non prende forma, la colpa non può certo ricadere su presunte responsabilità di Bruxelles. Troppo comodo risolvere i problemi, dicendo che la colpa è degli altri. <br>Detto questo, l’editoriale pecca di superficialità anche perché manca di chiedersi: “<em>Perché l’Italia, pur disponendo di notevoli risorse, non progredisce con l’installazione capillare della fibra, dal momento che dispone già delle somme necessarie per l’investimento?</em>”<br>Attribuire la responsabilità all’Europa (“<em>Tante parole e pochi fatti</em>”) significa semplificare, alterare il corso delle cose, poiché Bruxelles ha già stanziato importi ingenti e non può certo sopperire a inefficienze che spettano soprattutto al Paese risolvere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nessuna inadempienza per mancanza di risorse</h2>



<p>Quindi nessuna inadempienza dovuta a mancanza di risorse. <br>Né vale l’auspicio sprezzante dell’editoriale su Bruxelles che, quanto alla ormai sepolta questione del Fair Share, si perde in &#8220;<em>chiacchiere, senza venirne a capo</em>”.<br>L’Unione Europea, è il caso di ricordarlo, può e deve incoraggiare la concretizzazione dei progetti, ma non ha il potere di sostituirsi alle amministrazioni nazionali. <br>Siano queste a far rispettare tempi e obiettivi, senza alcuna richiesta di ulteriori finanziamenti che appaiono del tutto fuori luogo, perché mai come in questo caso, la colpa non è degli altri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/reti-in-fibra-ottica-e-pnrr-il-problema-non-e-leuropa-ma-litalia/">Reti in fibra ottica e PNRR. Il problema non è l’Europa, ma l’Italia</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
