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	<title>Europe Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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		<title>Uno sguardo dietro le quinte del MWC</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniel Friedlaender]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 12:18:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reti e infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Connettivita']]></category>
		<category><![CDATA[Europe]]></category>
		<category><![CDATA[Mobile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/shutterstock_2147293977-scaled.jpg" type="image/jpeg" />Ogni anno, le aziende presenti al Mobile World Congress di Barcellona spendono centinaia di milioni (o più) per mettere in mostra aziende straordinarie e innovazioni. Che spettacolo! Purtroppo, almeno dal 2011, le aziende più innovative non sono più le grandi compagnie di telecomunicazioni. L’evento è diventato una vetrina scintillante per le aziende tech e i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/uno-sguardo-dietro-le-quinte-del-mwc/">Uno sguardo dietro le quinte del MWC</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/03/shutterstock_2147293977-scaled.jpg" type="image/jpeg" />
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<p>Ogni anno, le aziende presenti al <strong>Mobile World Congress</strong> di <strong>Barcellona</strong> spendono centinaia di milioni (o più) per mettere in mostra aziende straordinarie e innovazioni. Che spettacolo!</p>
</blockquote>



<p>Purtroppo, almeno dal 2011, le aziende più innovative non sono più le grandi compagnie di <strong>telecomunicazioni</strong>. L’evento è diventato una vetrina scintillante per le aziende <strong>tech</strong> e i loro partner, mentre i grandi operatori di telecomunicazioni si limitano a chiedere aiuti, quasi invisibili alla loro stessa festa, se non per keynote ripetitivi in cui invocano interventi normativi. Il linguaggio cambia, ma le richieste restano sempre le stesse.</p>



<p>Molti degli altri operatori (più piccoli, innovativi e competitivi) sembrano imbarazzati dalla mentalità antiquata che arriva esclusivamente dai grandi colossi delle telecomunicazioni. È palpabile la preoccupazione che nel settore non emergano nuove idee: questi operatori fanno affidamento su regolamenti onerosi per salvarsi.</p>



<p>Nei giorni precedenti l’evento, <strong>Vodafone</strong>, <strong>Telefónica</strong>, <strong>Connect Europe</strong> e <strong>GSMA</strong> hanno pubblicato report accattivanti, ma tutti dicono esattamente la stessa cosa. Ancora una volta. Sembra quasi che un’IA abbia semplicemente ripacchettato vecchie idee. Sperano ancora in un <strong>Digital Networks Act</strong> pensato per colmare le loro debolezze.</p>



<p>Sostengono che la <strong>consolidazione nazionale </strong>delle<strong> telecomunicazioni</strong> possa rafforzare gli investimenti e la competitività. Ma davvero un monopolio nazionale aiuterebbe? Non era proprio questo che l’Europa cercava di superare?</p>



<p>C’è un motivo per cui questi colossi non invitano voci critiche a dibattere con loro. La loro narrativa si basa su argomentazioni deboli e su una visione distorta della realtà, costruita per favorire i grandi operatori a discapito dei più piccoli, dell’innovazione, della concorrenza e dei consumatori.</p>



<p>L’ultimo report di <strong><a href="https://italianelfuturo.com/reports/mobile-infrastructure-investment-landscape/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GSMA</a></strong> è un esempio lampante: sostiene che il mercato europeo delle telecomunicazioni sia troppo frammentato, con troppi operatori nazionali che creano una competizione &#8220;eccessiva&#8221;, riducendo i margini di profitto e limitando gli investimenti in nuove infrastrutture. In sostanza, vogliono che l’UE garantisca loro mercati nazionali senza concorrenza.</p>



<p>Il tutto mentre l’UE sta promuovendo il <strong>DMA (Digital Markets Act)</strong> e sostiene di non volere aziende troppo grandi o potenti.</p>



<p>Ma questa visione è eccessivamente semplicistica e fuorviante. Il problema non è la frammentazione. Il problema non è l’alta domanda di contenuti. <strong>I contenuti favoriscono l’adozione della connettività.</strong></p>



<p>Il vero problema nasce da <strong>barriere artificiali</strong> in tutta Europa, spesso create da normative che impediscono la creazione di un mercato unico digitale. Gli operatori storici nazionali non hanno mai avuto incentivi a innovare né hanno mai osato competere tra loro entrando pienamente nei mercati altrui.</p>



<p>L’UE, invece di eliminare la concorrenza, dovrebbe rimuovere le <strong>barriere al mercato interno</strong>, ma in modo equo e imparziale, permettendo a tutti di competere, non solo a pochi privilegiati.</p>



<p>Si usa spesso il <strong>modello statunitense</strong> per giustificare un minor numero di operatori telco, ma se guardiamo ai dati, vediamo che l’Europa è più avanti in termini di concorrenza e prezzi migliori. Perché copiare un modello peggiore? Non genererà gli investimenti sperati per <strong>5G o 6G</strong>. <strong>Meno concorrenza non aiuterà: farà solo aumentare i prezzi.</strong></p>



<p>Tassare altri attori, i cui contenuti e investimenti alimentano le reti, non è la soluzione. Se si portasse all’estremo l’idea di un <strong>meccanismo di arbitrato</strong> (in cui le aziende i cui contenuti vengono fruiti dagli utenti dovrebbero pagare per il traffico generato), si rischierebbe di trasformare gli operatori telco in <strong>servizi pubblici</strong>, oppure si potrebbe spingere i grandi provider di contenuti a bypassare completamente le telco. Questa proposta ignora, inoltre, gli investimenti che tutto l’ecosistema digitale ha già fatto e che hanno portato enormi benefici proprio alle telecomunicazioni.</p>



<p>E i consumatori? <strong>Sarebbero i primi a perdere</strong> se i colossi nazionali si consolidassero per eliminare i concorrenti più piccoli.</p>



<p>Che dire, poi, di un vero <strong>mercato unico europeo</strong>, dove i grandi operatori dovrebbero finalmente competere liberamente?</p>



<p>Perché non <strong>sostenere nuovi modelli di business e investimenti</strong> in <strong>cloud computing</strong>, <strong>edge cloud</strong>, intelligenza artificiale e servizi digitali avanzati, anziché continuare a sovvenzionare reti obsolete? Invece di promuovere un mercato più aperto e dinamico, il report di GSMA continua a proporre <strong>soluzioni obsolete</strong>, che rischiano di far rimanere l’Europa indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, dove sono la concorrenza e l’innovazione a trainare il progresso. <strong>Dove il nuovo viene premiato, invece di proteggere il vecchio.</strong></p>



<p>In definitiva, il rapporto GSMA <strong>non</strong> propone una strategia lungimirante per le telecomunicazioni europee. <strong>Non promuove un vero mercato unico europeo</strong>, che permetterebbe agli operatori di crescere senza barriere normative aggiuntive. Senza nuove regole e nuovi costi.</p>



<p>L’Europa ha bisogno di un settore delle telecomunicazioni <strong>forte, competitivo </strong>e<strong> innovativo </strong>a livello <strong>globale</strong>. Questo non si può ottenere creando monopoli nazionali, ma costruendo <strong>un mercato </strong>più<strong> aperto </strong>e <strong>integrato</strong>,<strong> pronto </strong>per le <strong>sfide </strong>del<strong> futuro</strong>. Non si può costruire il futuro tassando il passato.</p>



<p>Si spende troppa energia per difendere vecchie idee, mentre si ignorano le nuove.</p>



<p>È ora di abbandonare la logica della consolidazione, l’idea obsoleta di tassare la domanda – che è essenziale per la crescita della connettività – e iniziare a pensare più in grande. Un <strong>Digital Networks Act europeo</strong> dovrebbe esistere solo se può far crescere il settore, non se rischia di bloccarlo.</p>
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