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	<title>ESG Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>ESG Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<item>
		<title>ESG, svolta UE: Bruxelles ripensa le regole degli investimenti sostenibili</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/ue-riforma-esg-commissione-europea-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 14:23:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[ESG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/ESG.jpg" type="image/jpeg" />La Commissione Europea prepara una riforma profonda delle regole ESG: meno burocrazia, più trasparenza, più fiducia. L’obiettivo? Ricucire il legame fra finanza e realtà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/ue-riforma-esg-commissione-europea-2025/">ESG, svolta UE: Bruxelles ripensa le regole degli investimenti sostenibili</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/ESG.jpg" type="image/jpeg" />
<p>Un nuovo SFDR, dati standardizzati e una guerra aperta al greenwashing: l’Europa prova a rifondare il linguaggio della sostenibilità, dopo anni di eccessi e promesse non mantenute.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="1-la-nuova-grammatica-del-verde">La nuova grammatica del “verde”</h2>



<p>A Bruxelles, l’aria sa di cambiamento.<br>Negli ultimi mesi, nei corridoi della Commissione europea, si è tornati a parlare non solo di regole, ma di <em>fiducia</em>. Fiducia tra chi investe e chi costruisce, tra capitale e realtà.</p>



<p>Il pacchetto appena proposto dalla Commissione riscrive la grammatica della finanza sostenibile: un tentativo, ambizioso e necessario, di rimettere ordine in un lessico che si era fatto caotico, abusato.<br>L’ESG, un tempo acronimo virtuoso, è diventato nel tempo un campo minato di metriche, report, slogan, autocelebrazioni.</p>



<p>Ora Bruxelles tenta la riconciliazione. L’obiettivo è semplice, almeno in teoria: <strong>meno carta, più sostanza</strong>.<br>E questa volta, l’Europa sembra voler fare sul serio.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="2-perche-la-riforma-arriva-proprio-adesso">Perché la riforma arriva proprio adesso</h2>



<p>L’ESG, come molte mode globali, è esploso con un entusiasmo quasi messianico e poi ha cominciato a sgonfiarsi.<br>Negli ultimi anni, i fondi “verdi” sono cresciuti in numero, ma non sempre in coerenza: troppi prodotti “sostenibili” che non lo erano davvero, troppi bilanci di responsabilità sociale scritti per piacere, non per informare.</p>



<p>Il fenomeno del <strong>greenwashing</strong> ha infettato la fiducia degli investitori e Bruxelles non poteva restare a guardare.<br>Il momento è cruciale: con l’industria europea sotto pressione per la transizione energetica, la finanza sostenibile non può permettersi di perdere credibilità.</p>



<p>Come ha detto la Commissaria <strong>Mairead McGuinness</strong> in una conferenza a Strasburgo,</p>



<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“La sostenibilità non è un’etichetta, è un impegno. E ogni impegno deve essere misurabile, verificabile, reale”.</p>
</blockquote>



<p>Parole quasi tecniche, ma dal sottotesto politico potente.<br>L’Europa vuole tornare a essere non solo regolatore, ma guida morale di un capitalismo più trasparente e, forse, più onesto.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="3-il-cuore-tecnico-lo-sfdr-2-0-e-la-chiarezza-che-mancava">Il cuore tecnico: lo “SFDR 2.0” e la chiarezza che mancava</h2>



<p>Il cuore della riforma è la riscrittura dello <strong>SFDR</strong> (<em>Sustainable Finance Disclosure Regulation</em>).<br>Finora, le categorie “Articolo 8” e “Articolo 9” hanno generato più confusione che chiarezza: fondi simili classificati in modi diversi, criteri poco allineati alla realtà industriale.</p>



<p>Il nuovo SFDR introduce <strong>tre classi chiare</strong> — <em>Sustainable</em>, <em>Transition</em>, <em>Impact</em> — e per ciascuna stabilisce parametri misurabili: quote minime allineate alla Tassonomia, piani di decarbonizzazione credibili, rendiconti d’impatto periodici.<br>Non più etichette da applicare a piacimento, ma categorie con un peso numerico, quasi scientifico.</p>



<p>Dietro questa scelta c’è una filosofia: <strong>rendere il linguaggio ESG leggibile anche per chi non vive di ESG</strong>.<br>Un piccolo investitore, una PMI, un analista non deve più sfogliare cento pagine per capire se un fondo è davvero “verde”.</p>



<p>Una riforma, insomma, che riporta il buon senso nella finanza: qualità che, paradossalmente, si era persa proprio quando la sostenibilità era diventata mainstream.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="4-meno-attrito-piu-impatto-le-imprese-chiedevano-ossigeno">Meno attrito, più impatto: le imprese chiedevano ossigeno</h2>



<p>C’è un’altra parte della storia, meno raccontata: quella delle imprese, soprattutto le <strong>PMI europee</strong>, strangolate da obblighi di rendicontazione sempre più complessi.<br>Bruxelles promette ora un <strong>“ESG light regime”</strong>, con indicatori semplificati e modulabili in base alla dimensione aziendale.</p>



<p>Per le grandi corporation, invece, arrivano criteri più stringenti, ma anche più lineari: reporting unificato con la <strong>CSRD</strong> (Corporate Sustainability Reporting Directive) e dati caricati su una piattaforma europea pubblica. Una sorta di “anagrafe verde” dei comportamenti aziendali.</p>



<p>Un gesto di trasparenza che può sembrare burocratico, ma che in realtà sposta l’asse: <strong>la sostenibilità diventa dato pubblico, non promessa privata</strong>.<br>È una differenza sottile, ma cruciale. Significa che il mercato e non solo la narrativa aziendale può finalmente verificare chi fa cosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="5-greenwashing-la-resa-dei-conti">Greenwashing: la resa dei conti</h2>



<p>Il greenwashing è la grande ombra del decennio ESG.<br>Campagne pubblicitarie che parlano di “neutralità climatica” senza numeri a supporto, aziende che si definiscono “sostenibili” per avere installato due pannelli solari sul tetto.<br>Ora la Commissione vuole chiudere il cerchio.</p>



<p>Il nuovo pacchetto normativo introduce <strong>meccanismi di audit indipendenti</strong> e sanzioni proporzionate.<br>Chi dichiara obiettivi ambientali dovrà mostrarli in bilancio, accompagnati da indicatori verificabili; chi non rispetta gli impegni, rischia multe e declassamenti automatici nella classificazione dei fondi.</p>



<p>È un messaggio chiaro e anche un po’ minaccioso:</p>



<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“La finanza sostenibile europea non sarà più un esercizio di marketing, ma una questione di accountability”.</p>
</blockquote>



<p>Un ritorno alla concretezza, insomma. E, per molti, un bagno di realtà.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="6-effetti-sui-gestori-la-fine-del-verde-presunto">Effetti sui gestori: la fine del “verde presunto”</h2>



<p>Per i gestori di fondi, il cambiamento sarà epocale.<br>Addio all’arbitraggio semantico che permetteva di etichettare come “ESG” portafogli con criteri minimi.<br>Da oggi, i fondi sostenibili dovranno <strong>dimostrare</strong> di esserlo, con dati certificati, target di riduzione misurabili e piani di transizione pubblici.</p>



<p>Un salto di responsabilità che molti nel settore chiedevano da tempo.</p>



<p>La logica cambia: non si tratta più di <em>possedere</em> titoli “verdi”, ma di <strong>contribuire attivamente al cambiamento</strong>.<br>E questo, forse, segna il confine tra chi investe davvero nel futuro e chi si limita a cavalcarlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="7-bruxelles-e-la-geopolitica-della-sostenibilita">Bruxelles e la geopolitica della sostenibilità</h2>



<p>Dietro la riforma c’è un piano più grande.<br>L’Europa sa che la sua forza non è nella produzione di semiconduttori o nell’estrazione di litio, ma nella <strong>capacità di dettare le regole</strong>.<br>È l’ormai celebre <em>Brussels Effect</em>: il potere normativo come strumento geopolitico.</p>



<p>Con queste nuove regole, la Commissione punta a consolidare il ruolo dell’UE come <strong>standard setter globale della finanza sostenibile</strong>.<br>In un mondo dove gli Stati Uniti arretrano sotto la pressione politica e la Cina spinge un modello “tecnocratico” di transizione, Bruxelles si propone come terza via: quella della <strong>trasparenza democratica</strong>.</p>



<p>Una scelta di metodo, ma anche di visione: l’Europa non esporta solo prodotti, esporta principi.<br>E il principio, questa volta, è che la sostenibilità non deve essere perfetta: deve essere <strong>vera</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="8-lequilibrio-impossibile-semplicita-contro-ambizione">L’equilibrio impossibile: semplicità contro ambizione</h2>



<p>La sfida, però, resta fragile.<br>Semplificare troppo potrebbe diluire l’ambizione climatica; semplificare troppo poco rischia di far scappare gli investitori.<br>È una danza sottile e Bruxelles lo sa bene.</p>



<p>La nuova architettura ESG prova a tenere insieme <strong>rigore e realismo</strong>.<br>Un sistema comprensibile, senza diventare banale; rigoroso, ma non paralizzante.<br>Un equilibrio che, se raggiunto, potrebbe trasformare l’Europa nel primo laboratorio globale di <strong>capitalismo regolato e responsabile</strong>, un ossimoro che, in tempi di polarizzazione, suona quasi rivoluzionario.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="9-dal-lessico-ai-fatti-leuropa-prova-a-tornare-se-stessa">Dal lessico ai fatti: l’Europa prova a tornare sé stessa</h2>



<p>C’è qualcosa di profondamente simbolico in questa riforma.<br>Dopo anni di eccessi verbali, Bruxelles torna a ciò che le riesce meglio: costruire ponti tra ideali e regole.</p>



<p>La nuova stagione dell’ESG europeo non promette miracoli, ma promette <strong>metodo</strong>.<br>E in economia, il metodo è già metà della credibilità.</p>



<p>Se riuscirà, l’Europa avrà dimostrato che la sostenibilità non è una moda, ma un linguaggio: un linguaggio che evolve, che corregge sé stesso, che rifiuta la retorica sterile e torna al suo compito originario: <strong>misurare il progresso umano attraverso la responsabilità</strong>.</p>



<p>E se fallirà? Beh, anche quello sarà un segnale.<br>Perché in fondo, come in ogni esperimento europeo, la cosa più importante non è la perfezione del risultato, ma <strong>il coraggio di riscrivere le regole del gioco</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/ue-riforma-esg-commissione-europea-2025/">ESG, svolta UE: Bruxelles ripensa le regole degli investimenti sostenibili</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<item>
		<title>Centri commerciali, la rivoluzione europea tra rigenerazione urbana, ESG e nuove esperienze di consumo</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/centri-commerciali-la-rivoluzione-europea-tra-rigenerazione-urbana-esg-e-nuove-esperienze-di-consumo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 15:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Centri commerciali]]></category>
		<category><![CDATA[ESG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/Mall-it.png" type="image/jpeg" />Dai “templi dello shopping” agli hub multifunzionali: come il real estate retail in Italia e in Europa sta riconvertendo spazi, funzioni e modelli di business per attrarre pubblico, investimenti e comunità. Nell&#8217;articolo &#8220;Rinascita dei mall americani: dal declino degli anchor store alla nuova era di chiese, bowling e librerie&#8221; e&#8217; emerso come nei decenni d’oro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/centri-commerciali-la-rivoluzione-europea-tra-rigenerazione-urbana-esg-e-nuove-esperienze-di-consumo/">Centri commerciali, la rivoluzione europea tra rigenerazione urbana, ESG e nuove esperienze di consumo</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/Mall-it.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Dai “templi dello shopping” agli hub multifunzionali: come il real estate retail in Italia e in Europa sta riconvertendo spazi, funzioni e modelli di business per attrarre pubblico, investimenti e comunità.</p>
</blockquote>



<p>Nell&#8217;articolo &#8220;<strong><a href="https://italianelfuturo.com/rinascita-dei-mall-americani-dal-declino-degli-anchor-store-alla-nuova-era-di-chiese-bowling-e-librerie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rinascita dei mall americani: dal declino degli anchor store alla nuova era di chiese, bowling e librerie</a></strong>&#8221; e&#8217; emerso come nei decenni d’oro della suburbanizzazione, i centri commerciali chiusi sono stati un’icona del consumo e della socialità. Con l’avvento dell’e-commerce, i cambiamenti demografici e l’evoluzione delle abitudini di acquisto, questo modello ha iniziato a perdere slancio. </p>



<p>Negli Stati Uniti, la risposta è stata un ripensamento radicale. Una trasformazione che sta facendo scuola anche oltre oceano, dove i centri commerciali stanno evolvendo in piattaforme ibride capaci di fondere retail, servizi, tempo libero e funzioni urbane.</p>



<p>Questo nuovo articolo esplora come l’Europa — e l’Italia in particolare — stiano interpretando questa rivoluzione, trasformando i mall da “templi dello shopping” a infrastrutture multifunzionali, integrate con strategie ESG, tecnologie di gestione e format esperienziali per attrarre pubblici diversificati e generare valore duraturo per investitori e comunità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal “tempio dello shopping” alla piattaforma ibrida di servizi</h2>



<p>In Europa, i centri commerciali stanno attraversando una fase di trasformazione strutturale che ricorda, per certi versi, quanto accaduto negli Stati Uniti, ma con specificità legate al contesto economico, urbanistico e normativo del Vecchio Continente. Dopo oltre trent’anni di espansione, durante i quali i mall sono stati concepiti come “cattedrali del consumo” dominate da grandi ancore retail e format standardizzati, il baricentro si sta spostando verso un modello di <strong>rigenerazione e riconversione funzionale</strong>.</p>



<p>Le cause di questo cambiamento sono molteplici: l’e-commerce, cresciuto a doppia cifra in quasi tutti i Paesi UE, ha eroso le quote di mercato del retail fisico tradizionale; l’inflazione dei costi energetici e operativi ha reso più onerosa la gestione di grandi superfici; le nuove generazioni di consumatori hanno ridotto le visite ai centri per acquisti impulsivi, preferendo esperienze più mirate e diversificate; infine, la crescente polarizzazione del potere d’acquisto ha reso insostenibile un’offerta “one-size-fits-all” in contesti periferici o con catchment in contrazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il mall contemporaneo</h3>



<p>Il mall contemporaneo, per restare rilevante, <strong>non può più limitarsi a vendere prodotti</strong>: deve funzionare come una piattaforma urbana multiuso, dove la dimensione commerciale si integra con <strong>funzioni esperienziali, culturali e di servizio</strong>. Accanto ai negozi, trovano spazio food hall specializzate, poli sportivi e ricreativi, centri medici e diagnostici, spazi per coworking, aule studio, biblioteche e addirittura servizi pubblici.</p>



<p>Questa ibridazione risponde a due esigenze strategiche: <strong>stabilizzare i flussi di traffico</strong> lungo tutta la settimana — superando la concentrazione nei soli weekend — e <strong>ridurre la volatilità degli affitti</strong>, attirando operatori con modelli di business meno ciclici e più resilienti alle crisi settoriali. Inoltre, il centro commerciale del futuro in Europa deve essere percepito come <strong>spazio di comunità e prossimità</strong>, integrato nel tessuto urbano, capace di ospitare eventi, iniziative civiche e momenti di socialità che vadano oltre la logica della transazione economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Italia: geografie e traiettorie di riconversione</h2>



<p>Il panorama italiano dei centri commerciali riflette una forte eterogeneità territoriale e strutturale, frutto di un mercato cresciuto in maniera disomogenea negli ultimi trent’anni. La sfida della riconversione non può essere affrontata con un modello unico, ma richiede una strategia modulata in base alla posizione, al bacino di utenza e alla capacità dell’asset di integrarsi con il contesto urbano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Asset metropolitani: il terreno fertile per la rigenerazione mista</h3>



<p>Nelle aree metropolitane — Milano, Roma, Torino, Bologna, Napoli — i centri commerciali ben collegati alla rete di trasporto pubblico e con un <strong>catchment</strong> superiore ai 500.000 abitanti nel raggio di 30 minuti rappresentano i candidati ideali per progetti di <strong>rigenerazione mista</strong>. Qui, la domanda di spazi multifunzionali è alimentata dalla densità abitativa, dall’elevata capacità di spesa media e da un flusso costante di pendolari e city users.</p>



<p>Questi asset possono ospitare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Food hall tematiche</strong> con brand locali e proposte gourmet, seguendo trend come quello di Mercato Centrale o Eataly, che aumentano il dwell time e attraggono un pubblico trasversale</li>



<li><strong>Spazi culturali e creativi</strong>, dalle gallerie d’arte ai teatri per eventi temporanei, che favoriscono un posizionamento distintivo</li>



<li><strong>Coworking e uffici flessibili</strong>, soprattutto in aree con forte domanda di spazi di lavoro a breve termine per professionisti e PMI.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Schemi periurbani: il rischio della monocentricità</h3>



<p>I centri periurbani sviluppati negli anni ‘90 e 2000, spesso costruiti su terreni greenfield e concepiti con un ancoraggio fortemente fashion-centrico, soffrono di più. Senza un’integrazione con <strong>funzioni pubbliche o di prossimità</strong>, rischiano di diventare spazi sottoutilizzati. In questi casi, la riconversione passa dall’inserimento di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Servizi sanitari</strong> (poliambulatori, centri di diagnostica, fisioterapia) che garantiscono flussi costanti durante la settimana</li>



<li><strong>Sport &amp; leisure</strong> come campi da padel, palestre, pareti di arrampicata, spazi per il family entertainment, che rispondono alla domanda crescente di attività esperienziali</li>



<li><strong>Funzioni educative</strong>, dai campus universitari diffusi ad aule studio attrezzate, in grado di attrarre studenti e giovani professionisti.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Conversione residenziale: la leva abitativa come mitigazione del rischio</h3>



<p>Nei contesti caratterizzati da forte domanda abitativa e scarsità di offerta, soprattutto nelle città universitarie o in aree con alta percentuale di over 65, la <strong>conversione parziale verso usi residenziali</strong> si sta rivelando un’opzione strategica. Le formule più diffuse includono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Student housing</strong>, sostenuto dalla crescita degli iscritti internazionali (+20% negli ultimi 5 anni secondo dati MIUR)</li>



<li><strong>Senior living</strong>, con servizi integrati per la terza età, in linea con il trend demografico che vede l’Italia tra i Paesi più anziani al mondo (23,8% della popolazione over 65 secondo Istat)</li>



<li><strong>Affitti a canone calmierato o build-to-rent</strong>, in partnership con fondi immobiliari o enti locali, per favorire la mixité sociale e accedere a incentivi fiscali.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Tendenze e case study italiani</h3>



<p>In Italia si stanno moltiplicando gli esempi di rigenerazione virtuosa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Il Centro Sarca di Milano</strong> ha riconvertito parte degli spazi con un mix di entertainment e food, aumentando la permanenza media dei visitatori</li>



<li><strong>Lingotto a Torino</strong> ha puntato su un format misto di retail, ristorazione, eventi e spazi per mostre temporanee</li>



<li><strong>Fiumara a Genova</strong> ha integrato funzioni leisure e servizi, attirando nuovi flussi di clientela.</li>
</ul>



<p>Questi casi, cosi&#8217; come ne esistono altri, dimostrano che la <strong>ricetta vincente</strong> passa per un ripensamento radicale del ruolo del mall, che non è più solo “polo dello shopping”, ma <strong>infrastruttura sociale e di comunità</strong> capace di rigenerare anche l’intorno urbano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Urbanistica e permitting: la vera “critical path”</h2>



<p>La riconversione di un centro commerciale in Italia non è solo una sfida immobiliare, ma soprattutto <strong>un percorso amministrativo e normativo complesso</strong>, in cui tempi e iter autorizzativi possono fare la differenza tra un’operazione sostenibile e un progetto destinato a rimanere sulla carta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nodo dei cambi di destinazione d’uso</h3>



<p>Uno degli ostacoli principali riguarda il <strong>cambio di destinazione d’uso</strong>, regolato a livello comunale e regionale, che può richiedere varianti urbanistiche e tempi di approvazione anche superiori ai 12-18 mesi. La situazione si complica quando il mall si trova in aree sottoposte a vincoli paesaggistici o in prossimità di zone a tutela ambientale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Nei casi in cui la trasformazione includa <strong>funzioni residenziali</strong> o <strong>servizi pubblici</strong>, il progetto deve integrarsi nei Piani di Governo del Territorio (PGT) o nei Piani Regolatori, spesso richiedendo <strong>perequazioni urbanistiche</strong> (scambio tra cubatura edificabile e opere pubbliche)</li>



<li>Alcuni comuni, come Milano, hanno già introdotto <strong>varianti semplificate</strong> per incentivare la rigenerazione di edifici dismessi, riducendo parte degli oneri e velocizzando le procedure.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Strumenti di pianificazione integrata</h3>



<p>In Italia, la strada più efficace per portare avanti una riconversione complessa è l’utilizzo di <strong>Programmi Integrati di Intervento (PII)</strong> o <strong>Accordi di Programma</strong> tra pubblico e privato.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>I PII consentono di pianificare la trasformazione di un’area in modo unitario, includendo funzioni diverse (retail, residenziale, servizi) e definendo in anticipo gli oneri e le opere compensative</li>



<li>Gli accordi di programma, invece, permettono di coinvolgere più enti (Comune, Regione, enti di trasporto) e velocizzare l’iter autorizzativo in progetti di interesse strategico.</li>
</ul>



<p>A livello europeo, strumenti simili vengono utilizzati in <strong>Francia</strong> (ZAC – Zones d’Aménagement Concerté) e <strong>Spagna</strong> (Planes Especiales), dove la concertazione anticipata tra sviluppatori e amministrazioni riduce la conflittualità e i tempi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il peso delle politiche europee: città dei 15 minuti e consumo di suolo</h3>



<p>Le direttive UE stanno influenzando sempre più le scelte urbanistiche. Due sono i driver principali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Città dei 15 minuti</strong>: privilegiare funzioni di prossimità per ridurre l’uso dell’auto e migliorare la qualità della vita. Questo favorisce progetti di centri commerciali rigenerati come hub multiservizi per i quartieri circostanti</li>



<li><strong>Riduzione del consumo di suolo</strong>: obiettivo UE di “zero net land take” entro il 2050, che spinge verso il <strong>retrofit di scatole esistenti</strong> piuttosto che nuove edificazioni su aree verdi.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">La gestione del tempo: dal cronoprogramma alla “fast track”</h3>



<p>Il <strong>time-to-market</strong> è un fattore critico. In Italia, i tempi medi per l’approvazione di un progetto di riconversione possono superare i due anni.<br>Le best practice per accelerare includono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Avviare <strong>scenari multipli di uso</strong> già in fase di concept, in modo da adattarsi più rapidamente a eventuali richieste delle amministrazioni</li>



<li>Coinvolgere i comuni con <strong>workshop partecipativi</strong> e presentazioni pubbliche, per creare consenso e ridurre il rischio di opposizioni</li>



<li>Utilizzare <strong>permitting fast track</strong> dove disponibile, ad esempio per interventi legati a obiettivi ESG o recupero di aree dismesse.</li>
</ul>



<p>La <strong>regia con le amministrazioni locali</strong> e la capacità di leggere il contesto normativo diventano il vero vantaggio competitivo. Un mall con un progetto chiaro, un business plan solido e un percorso autorizzativo presidiato può passare dalla crisi alla rinascita in tempi compatibili con le esigenze di investitori e operatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">ESG e normativa europea: da costo a generatore di valore</h2>



<p>L’ESG (Environmental, Social, Governance) non è più un optional per chi opera nel settore retail e real estate: in Europa, e in particolare in Italia, è ormai un requisito che incide direttamente sul <strong>valore di mercato</strong>, sulla <strong>liquidità dell’asset</strong> e sulla possibilità di attrarre <strong>capitali istituzionali</strong>. Le normative europee — dalla <strong>EU Taxonomy</strong> alla <strong>CSRD</strong> (Corporate Sustainability Reporting Directive), fino alla nuova <strong>EPBD</strong> (Energy Performance of Buildings Directive) — stanno trasformando i centri commerciali in veri e propri <strong>cantieri di efficientamento e rigenerazione green</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal vincolo al vantaggio competitivo</h3>



<p>Per anni, l’adeguamento agli standard ESG è stato visto come un costo obbligato, utile solo per evitare penalità o sanzioni. Oggi, invece, il mercato premia gli asset che dimostrano un impatto positivo e misurabile.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Asset conformi</strong>: tassi di vacancy più bassi, maggiore appetibilità per gli investitori core e cap rate più difensivi</li>



<li><strong>Asset non conformi</strong>: rischiano un rapido repricing, specialmente nei mercati più trasparenti come il Regno Unito, la Francia e il Nord Europa, dove le richieste di performance energetica sono già stringenti.</li>
</ul>



<p>In Italia, operatori come <strong>IGD SIIQ</strong> hanno avviato piani pluriennali di riqualificazione energetica, installando <strong>impianti fotovoltaici</strong> su coperture e parcheggi, introducendo <strong>pompe di calore</strong> e sistemi di <strong>building management (BEMS)</strong> per ottimizzare i consumi in tempo reale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il quadro normativo europeo: tre direttive chiave</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>EU Taxonomy</strong>: classifica le attività economiche che possono essere considerate sostenibili, incidendo direttamente sulla possibilità di ottenere finanziamenti green.</li>



<li><strong>CSRD</strong>: impone a un numero crescente di aziende l’obbligo di rendicontazione dettagliata sulle performance ESG, con indicatori standardizzati e verificabili.</li>



<li><strong>EPBD</strong>: introduce nuove soglie di prestazione energetica, imponendo il raggiungimento di standard minimi entro date prestabilite, con un impatto diretto sugli immobili commerciali.</li>
</ul>



<p>Per un centro commerciale, ciò significa avere <strong>audit energetici</strong>, piani di <strong>phasing CAPEX</strong> e un calendario chiaro di interventi, spesso supportati da <strong>green loans</strong> o <strong>sustainability-linked loans</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal fotovoltaico alla circolarità</h3>



<p>Le iniziative ESG nei mall europei non si limitano all’efficienza energetica:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Produzione di energia in loco</strong>: impianti fotovoltaici su tetti e pensiline dei parcheggi, con autoconsumo per i servizi comuni e vendita dell’eccedenza in rete</li>



<li><strong>Recupero idrico</strong>: sistemi per la raccolta e il riuso delle acque piovane, riducendo la pressione sulla rete idrica pubblica</li>



<li><strong>Materiali a basso impatto</strong>: utilizzo di componenti riciclati e certificati nei cantieri di ristrutturazione</li>



<li><strong>Mobilità sostenibile</strong>: stazioni di ricarica per veicoli elettrici, piste ciclabili connesse, navette elettriche per i visitatori.</li>
</ul>



<p>Un esempio emblematico arriva dalla <strong>Svezia</strong>, dove il <strong>Mall of Scandinavia</strong> ha integrato un sistema di gestione energetica avanzato che riduce del 20% i consumi annui, e dall’<strong>Italia</strong> con il centro commerciale <strong>Oriocenter</strong> che ha ottenuto la certificazione <strong>BREEAM Excellent</strong> grazie a un mix di fotovoltaico, LED lighting e gestione intelligente dell’aria interna.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’ESG come driver di traffico e permanenza</h3>



<p>Gli investimenti ESG non migliorano solo i bilanci e la reputazione, ma possono anche <strong>aumentare il tempo di permanenza e la spesa media dei visitatori</strong>. Comfort ambientale, qualità dell’aria, illuminazione naturale e spazi verdi esterni attraggono clienti e fidelizzano le famiglie. Un mall ben illuminato, ventilato e con un microclima controllato diventa anche un <strong>luogo di socialità</strong>, aumentando la frequenza delle visite durante la settimana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Green lease e governance dei dati</h3>



<p>Un aspetto spesso sottovalutato è la <strong>gestione condivisa dei dati</strong> tra proprietario e tenant. I <strong>green lease</strong> prevedono l’obbligo per gli affittuari di comunicare i propri consumi e di contribuire agli obiettivi di efficienza dell’intero complesso, introducendo anche <strong>incentivi o penali</strong> in base ai risultati ottenuti. Questo approccio, già diffuso in <strong>Olanda</strong> e <strong>Regno Unito</strong>, si sta affacciando anche in Italia, soprattutto nei progetti di rigenerazione più recenti.</p>



<p>L’ESG sta diventando, quindi, una <strong>leva di creazione di valore</strong> per i centri commerciali europei: non solo per la compliance normativa, ma come elemento centrale di un <strong>posizionamento competitivo</strong> in un mercato in trasformazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologia e dati: dal footfall al “decision engine”</h2>



<p>Negli ultimi anni, la gestione dei centri commerciali in Europa e in Italia sta subendo una trasformazione profonda grazie alla tecnologia. Quello che un tempo era un business basato principalmente su <strong>affitto spazi</strong> e <strong>conta-visitatori</strong> è oggi sempre più vicino a una <strong>gestione data-driven</strong>, dove le informazioni raccolte diventano un vero e proprio “motore decisionale” per migliorare la performance e la redditività.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal conteggio ingressi alle analisi predittive</h3>



<p>Il footfall — il numero di visitatori che entra in un centro commerciale — è stato per decenni il principale KPI. Oggi, questo dato è solo il punto di partenza. I mall più avanzati integrano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Heatmap anonime</strong> per capire come si muovono le persone all’interno e quali aree attraggono più attenzione</li>



<li><strong>Analisi temporali</strong> per identificare i momenti di picco e programmare meglio eventi, promozioni e turni di personale</li>



<li><strong>Modelli predittivi</strong> basati su AI per stimare l’impatto di iniziative marketing, aperture di nuovi tenant o condizioni meteo sul traffico.</li>
</ul>



<p>Un esempio concreto arriva dal <strong>Westfield London</strong>, dove l’uso combinato di sensori IoT e analytics predittivi ha aumentato del 12% le vendite medie mensili dei tenant, ottimizzando le campagne promozionali in base ai flussi reali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">CRM territoriale e omnicanalità</h3>



<p>Il centro commerciale non è più un luogo fisico separato dal digitale. I <strong>CRM territoriali</strong> permettono di creare campagne personalizzate basate sul comportamento reale dei visitatori e sulle loro interazioni online. In Italia, progetti pilota come quello di <strong>IGD SIIQ</strong> stanno sperimentando <strong>membership card omnicanale</strong> che premiano sia gli acquisti in-store che online, creando un ecosistema di loyalty che integra retailer fisici e marketplace digitali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Digital leasing e dashboard per tenant</h3>



<p>La digitalizzazione non riguarda solo i clienti, ma anche la relazione con i tenant.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Piattaforme di leasing digitale</strong>: permettono di gestire proposte, rinnovi e comunicazioni in tempo reale, riducendo tempi di negoziazione</li>



<li><strong>Dashboard integrate</strong>: offrono a ogni tenant un cruscotto con dati di performance, consumi energetici e benchmark di settore, utile anche per supportare politiche di <strong>green lease</strong>.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Logistica di prossimità e back-of-house evoluto</h3>



<p>Il boom dell’e-commerce ha spinto i mall a ripensare i propri spazi di servizio. Nei progetti di nuova generazione, si stanno creando <strong>micro-fulfillment center</strong> integrati, in grado di gestire click&amp;collect, resi e consegne rapide direttamente dal centro commerciale. Questo modello, già consolidato in Paesi Bassi e Francia, sta arrivando anche in Italia in location come <strong>Fidenza Village</strong> e <strong>Scalo Milano</strong>, migliorando la competitività rispetto ai pure player online.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gemelli digitali e gestione cantieri “a mall vivo”</h3>



<p>La tecnologia dei <strong>digital twin</strong> — repliche virtuali dell’intero centro — sta rivoluzionando la gestione di lavori e ristrutturazioni. Consentono di pianificare interventi minimizzando l’impatto su flussi, vendite e sicurezza. Un caso virtuoso è quello del <strong>Mall of Tripla a Helsinki</strong>, dove il digital twin è stato utilizzato per coordinare lavori di riqualificazione senza mai chiudere il mall, riducendo del 25% i tempi di cantiere.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La regola d’oro: governance dei dati e integrazione</h3>



<p>Uno dei rischi più comuni è la frammentazione delle piattaforme. I mall più performanti adottano poche tecnologie integrate, con <strong>governance chiara dei dati</strong> e <strong>KPI condivisi</strong> tra proprietà e tenant. Questo approccio riduce i costi, aumenta la qualità delle decisioni e rende più trasparente la gestione complessiva.</p>



<p>La tecnologia nei centri commerciali italiani ed europei non è più solo un supporto operativo: è un asset strategico che, se gestito correttamente, può <strong>trasformare il modello di business</strong> da semplice locazione di spazi a <strong>piattaforma intelligente di servizi e relazioni</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mix merceologico e ancore: dal “fashion-centric” al “need-&amp;-experience-centric”</h2>



<h3 class="wp-block-heading">La fine dell’era “fashion only”</h3>



<p>Per decenni, la forza di un centro commerciale in Italia si misurava in base alla presenza di ancore fashion di richiamo nazionale e internazionale. Catene di abbigliamento, accessori e calzature occupavano grandi superfici e fungevano da magnete per tutto il flusso pedonale. Oggi, complice il calo strutturale delle vendite di moda nel canale fisico e la pressione dell’e-commerce (che in Italia ha superato i <strong>35 miliardi di euro di fatturato online nel 2024</strong>, secondo Netcomm), questo modello mostra limiti evidenti. La dipendenza da un settore ciclico e sensibile alle mode espone i mall a volatilità di reddito e rischio di vacancy.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Grocery e home improvement come ancore di stabilità</h3>



<p>Gli operatori più reattivi stanno sostituendo o affiancando le ancore fashion con insegne della grande distribuzione alimentare e del bricolage/arredo.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Grocery</strong>: catene come Esselunga, Coop, Conad o Carrefour non solo portano flussi costanti durante tutta la settimana, ma generano anche scontrini medi difensivi rispetto alle fluttuazioni economiche</li>



<li><strong>Home improvement</strong>: operatori come Leroy Merlin, Bricofer o Obi intercettano un bacino di clienti trasversale e legato a bisogni concreti, aumentando la resilienza dell’asset.</li>
</ul>



<p>Secondo dati CNCC (Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali), la presenza di un grocery come ancora principale può incrementare il footfall settimanale fino al <strong>30%</strong> rispetto a schemi puramente fashion-centric.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il presidio serale con Food &amp; Beverage di qualità</h3>



<p>La trasformazione più visibile riguarda l’offerta ristorativa: food court monotematiche e standardizzate stanno lasciando spazio a <strong>food hall curate</strong>, con format regionali, ristorazione etnica autentica e proposte gourmet. Questo segmento intercetta il traffico serale e del weekend, estendendo l’orario di permanenza e generando cross-shopping.<br>Esempi virtuosi si vedono nei restyling di Oriocenter (BG) e Centro Sarca (MI), dove il mix gastronomico ha aumentato la permanenza media del cliente da <strong>65 a oltre 90 minuti</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Leisure e sport come attrattori trasversali</h3>



<p>Le funzioni leisure sono sempre più determinanti per il posizionamento competitivo: cinema di nuova generazione, arene di e-sports, bowling, padel indoor, palestre e percorsi di arrampicata creano motivi di visita indipendenti dallo shopping. In un mercato in cui il 45% dei visitatori under 35 dichiara di andare al mall “anche senza fare acquisti” (fonte CBRE Italia 2024), il tempo libero diventa un asset strategico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Servizi alla persona e cultura come nuove “micro-ancore”</h3>



<p>Un trend emergente è l’inserimento di <strong>funzioni civiche e di prossimità</strong>: poliambulatori, uffici pubblici, coworking, aule studio, biblioteche e librerie attive. Non solo aumentano la frequenza di visita, ma ancorano il centro commerciale alla comunità locale.<br>Il caso di Nave de Vero (VE), che ha inserito un hub sanitario privato con diagnostica avanzata e servizi di fisioterapia, dimostra come questi inserimenti possano garantire affitti stabili e target di clientela qualificata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’obiettivo finale: frequenza, permanenza e spesa accessoria</h3>



<p>Il nuovo mix merceologico mira a:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Aumentare la frequenza di visita</strong> grazie a servizi quotidiani e ancore di utilità</li>



<li><strong>Estendere il dwell time</strong> * attraverso esperienze leisure e food &amp; beverage</li>



<li><strong>Incrementare la spesa accessoria</strong> sfruttando il cross-shopping tra categorie diverse.</li>
</ol>



<p>Chi riesce a combinare questi tre elementi non solo mitiga la stagionalità, ma trasforma il mall in una <strong>piattaforma multifunzionale</strong> radicata nel territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Modelli economici e leasing: più variabile, meno rigido</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Dal canone fisso al modello ibrido</h3>



<p>Il modello classico di locazione, basato su un <strong>canone fisso annuale o mensile</strong>, sta progressivamente cedendo il passo a formule più flessibili. In un contesto di domanda volatile e cicli di consumo meno prevedibili, molti operatori preferiscono <strong>affitti variabili legati alle performance di vendita</strong>. Questo approccio, già diffuso negli outlet, sta entrando nei centri commerciali tradizionali e nei format misti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Base rent</strong> contenuto, per garantire sostenibilità economica anche in periodi di bassa stagione</li>



<li><strong>Turnover rent</strong> (canone percentuale) proporzionato al fatturato generato, così da allineare gli interessi di proprietà e tenant.</li>
</ul>



<p>Secondo dati CNCC (Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali), nei progetti di nuova generazione in Italia, circa il <strong>35-40% dei contratti</strong> prevede già una componente variabile, con picchi oltre il 50% nelle aree food &amp; beverage.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Green lease e sostenibilità contrattuale</h3>



<p>Parallelamente, si diffonde il concetto di <strong>green lease</strong>: contratti che includono clausole ambientali e obiettivi ESG condivisi. Non si tratta solo di un vezzo ecologico, ma di un <strong>elemento di creazione di valore</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Condivisione dei dati di consumo energetico in tempo reale</li>



<li>Incentivi o penali in base al raggiungimento di target di efficienza</li>



<li>Obbligo di utilizzare materiali e impianti a basso impatto in caso di ristrutturazioni o fit-out.</li>
</ul>



<p>L’integrazione di KPI ambientali nei contratti consente alla proprietà di migliorare il <strong>rating ESG dell’asset</strong> e di accedere a forme di finanziamento “green” a condizioni più favorevoli.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Fit-out contributions e partnership strategiche</h3>



<p>Per attrarre brand chiave o funzioni ad alto valore (cinema premium, palestre, medical center, coworking), le proprietà offrono sempre più spesso <strong>fit-out contributions</strong>: contributi economici o lavori in conto capitale per realizzare l’allestimento iniziale.<br>Questo modello, se ben calibrato, permette di <strong>ridurre il tempo di avviamento</strong> e garantire un’offerta distintiva che aumenti il dwell time e il cross-shopping.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Spazi dinamici e formule short-term</h3>



<p>Il concetto di “staticità” del tenant mix è in crisi. Nei mall di nuova generazione troviamo <strong>pop-up store</strong>, <strong>contratti stagionali</strong> e <strong>rotazioni rapide</strong> per testare nuovi format. Questa logica, mutuata dagli aeroporti e dalle high street più innovative, serve a:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Creare novità continua, generando curiosità e traffico ricorrente</li>



<li>Testare la domanda prima di un investimento su larga scala</li>



<li>Monetizzare aree temporaneamente libere in attesa di tenant a lungo termine.</li>
</ul>



<p>Secondo un’analisi di Cushman &amp; Wakefield, il <strong>fatturato medio per metro quadro</strong> degli spazi pop-up ben posizionati può superare del 20-30% quello di un negozio permanente, grazie all’effetto scarsità e alla spinta di marketing.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Diversificazione delle entrate</h3>



<p>Oltre ai canoni di locazione, i centri commerciali italiani stanno aumentando le <strong>entrate ancillari</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Sponsorizzazioni e naming rights di aree e eventi</li>



<li>Monetizzazione dei dati raccolti da app e CRM (nel rispetto del GDPR)</li>



<li>Affitto di spazi per eventi privati o corporate</li>



<li>Partnership con operatori logistici per micro-fulfillment e click&amp;collect.</li>
</ul>



<p>L’obiettivo è chiaro: <strong>stabilizzare il NOI (Net Operating Income)</strong> e rendere il progetto più resiliente in un contesto di tassi di interesse più alti e capitali più selettivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Capital markets: dove si crea (e si perde) valore</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Il repricing e la selezione degli asset</h3>



<p>Negli ultimi cinque anni, il mercato immobiliare commerciale europeo — Italia inclusa — ha vissuto un <strong>repricing significativo</strong>. Gli asset considerati “commodity”, ovvero centri commerciali standardizzati, poco differenziati e con tenant mix debole, hanno subito <strong>deprezzamenti anche del 20-40%</strong> rispetto ai valori pre-2019. La combinazione di tassi di interesse più alti, minore liquidità e cambiamenti strutturali nella domanda ha reso evidente che il capitale oggi <strong>premia la qualità progettuale e gestionale</strong>, non solo la location.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dove si crea valore: la leva della rigenerazione</h3>



<p>Le opportunità emergono soprattutto nell’acquisizione di <strong>scheletri obsoleti a prezzo scontato</strong> e nella loro trasformazione in progetti a mix funzionale, con business plan credibili e tempistiche definite. Gli investitori value-add e core-plus stanno cercando:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Asset con potenziale di conversione a usi misti (retail + leisure + residenziale)</li>



<li>Strutture già dotate di infrastrutture robuste (parcheggi, accessibilità, impianti aggiornabili)</li>



<li>Mercati con domanda latente di funzioni non retail (student housing, senior living, coworking, spazi sanitari)</li>
</ul>



<p>In Italia, operazioni di questo tipo si sono viste soprattutto in aree metropolitane come Milano, Bologna, Torino e Roma, dove l’integrazione con il tessuto urbano rende più facile attrarre investitori istituzionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La gestione del CAPEX: fasi e priorità</h3>



<p>In un contesto di <strong>capitale selettivo</strong>, la capacità di pianificare e modulare gli investimenti è decisiva. Le strategie più efficaci prevedono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Warm shell</strong> iniziale, ovvero spazi pronti per l’allestimento, che riducono tempi e costi per il tenant</li>



<li>Fit-out in <strong>fasi successive</strong>, per diluire l’impatto finanziario e adattare il progetto alla risposta del mercato</li>



<li><strong>Integrazione di interventi ESG</strong> sin dalla prima fase, per aumentare il rating dell’asset e accedere a finanziamenti agevolati.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Partnership pubblico-private come acceleratore</h3>



<p>Molti progetti complessi di riconversione si sbloccano solo attraverso <strong>partnership pubblico-private (PPP)</strong>. Queste alleanze permettono di integrare funzioni civiche (biblioteche, spazi sportivi, servizi sanitari) che non solo aumentano l’attrattività dell’asset, ma <strong>facilitano i permessi urbanistici</strong> e migliorano l’accettazione da parte della comunità locale.<br>In Italia, esempi di successo si sono visti a Torino e Firenze, dove interventi di riqualificazione di vecchi spazi commerciali hanno beneficiato di accordi con le amministrazioni per introdurre servizi pubblici e spazi verdi in cambio di iter autorizzativi più rapidi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Finanza e strumenti di debito</h3>



<p>Sul fronte della raccolta di capitali, i progetti con <strong>solide credenziali ESG</strong> hanno accesso a green loans e sustainability-linked loans, strumenti che premiano le performance ambientali con condizioni di tasso più favorevoli. Inoltre, in un contesto di <strong>tassi di interesse elevati</strong>, cresce l’utilizzo di club deal e joint venture tra operatori e investitori istituzionali, in grado di condividere rischi e know-how.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La regola aurea del “management alpha”</h3>



<p>Oggi il rendimento non arriva solo dal rendimento passivo dell’asset, ma dal <strong>management alpha</strong>, ovvero la capacità dell’operatore di creare valore attraverso progettazione, permitting, leasing e governance ESG.<br>Gli investitori internazionali guardano sempre meno alla mera location e sempre più alla <strong>credibilità del team di gestione</strong>, alla sua esperienza nel riposizionare asset complessi e alla capacità di garantire performance sostenibili nel tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rischi principali e come mitigarli</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Permessi e tempi autorizzativi</h3>



<p>Uno dei maggiori ostacoli nei progetti di riconversione è rappresentato dai <strong>tempi lunghi per ottenere permessi urbanistici e cambi di destinazione d’uso</strong>. In Italia, dove la burocrazia può rallentare significativamente il time-to-market, ogni mese perso incide sulla redditività del progetto.<br><strong>Mitigazione:</strong> avviare un <strong>engagement anticipato con i Comuni</strong>, condividendo sin da subito scenari d’uso multipli e piani di impatto sociale. Integrare nel progetto funzioni di utilità pubblica (spazi verdi, servizi sanitari, aree sportive) può facilitare l’iter autorizzativo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Esecuzione dei lavori in un mall operativo</h3>



<p>Molte riconversioni avvengono mentre il centro rimane aperto al pubblico, con il rischio di <strong>impatti negativi sulle vendite e sull’esperienza dei clienti</strong>.<br><strong>Mitigazione:</strong> pianificare un <strong>phasing</strong> dei lavori, con cantieri notturni e barriere acustiche, comunicando in modo trasparente ai tenant tempi e fasi dell’intervento. Un gemello digitale dell’asset può aiutare a prevedere criticità e ottimizzare la logistica interna.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Domanda e validazione del mix funzionale</h3>



<p>Il rischio di introdurre funzioni che non incontrano la domanda reale è elevato, specialmente in mercati secondari o periurbani.<br><strong>Mitigazione:</strong> utilizzare <strong>pop-up temporanei e test pilota</strong> per validare la risposta del pubblico prima di impegnarsi in fit-out permanenti. Analizzare dati di footfall e ticket medio per calibrare l’offerta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Capex e Opex fuori controllo</h3>



<p>Progetti complessi possono incorrere in <strong>sforamenti di budget</strong> sia sul fronte degli investimenti iniziali (CAPEX) sia su quello dei costi operativi (OPEX).<br><strong>Mitigazione:</strong> applicare <strong>ingegneria di valore</strong> sin dalla fase di progettazione, negoziare contratti EPC (Engineering, Procurement &amp; Construction) per impianti energetici e adottare sistemi di manutenzione predittiva.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Finanza e sostenibilità del debito</h3>



<p>In un contesto di <strong>tassi di interesse elevati</strong>, il rischio di tensione finanziaria è concreto, soprattutto se i ricavi da affitti tardano a stabilizzarsi.<br><strong>Mitigazione:</strong> strutturare contratti di locazione con <strong>step-up progressivi</strong> legati a milestone di apertura, mantenere buffer di liquidità per coprire eventuali ritardi e diversificare le fonti di finanziamento (equity paziente, green loans, PPP).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Rischio reputazionale</h3>



<p>Ogni progetto di rigenerazione si inserisce in un contesto sociale e urbano ben preciso. Una narrazione negativa — ad esempio la percezione di “privatizzazione” di spazi pubblici — può minare l’accettazione del progetto.<br><strong>Mitigazione:</strong> curare il <strong>racconto pubblico della trasformazione</strong>, evidenziando i benefici per la comunità (occupazione, servizi, verde urbano, riduzione emissioni) e coinvolgendo attivamente i cittadini in workshop e consultazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa guardano oggi gli investitori in Italia ed Europa</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Accessibilità e connettività</h3>



<p>Per gli investitori istituzionali, un centro commerciale o un progetto di riconversione deve essere <strong>facilmente raggiungibile</strong>. In Italia e in Europa, il valore aumenta sensibilmente se l’asset è vicino a <strong>nodi di trasporto intermodale</strong> (ferrovie, metro, tram, linee bus ad alta frequenza), <strong>piste ciclabili</strong> e dotato di <strong>colonnine di ricarica per veicoli elettrici</strong>.<br>In contesti metropolitani, la connessione con linee ferroviarie regionali o metropolitane può ampliare il bacino di utenza (catchment) e stabilizzare il flusso di visitatori anche in orari extra-weekend.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bacino d’utenza e potere d’acquisto</h3>



<p>Gli investitori mappano attentamente <strong>reddito disponibile, densità abitativa e composizione demografica</strong> del catchment. Un mall vicino a quartieri in crescita, università o poli sanitari garantisce flussi costanti e diversificati.<br>Esempio: un asset in una città universitaria può integrare <strong>student housing, coworking e servizi di ristorazione smart</strong>, intercettando domanda stabile anche in bassa stagione commerciale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Competizione e posizionamento</h3>



<p>Prima di allocare capitale, viene analizzata la <strong>presenza di competitor diretti</strong>: retail park, high street di pregio, outlet e marketplace digitali.<br>Un progetto di riconversione ha più possibilità di successo se si differenzia dal contesto con <strong>un mix unico di servizi e funzioni</strong> (leisure, food hall, coworking, cultura), evitando di competere frontalmente sul solo prezzo o sul fashion generalista.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Stato fisico e indice di obsolescenza</h3>



<p>Oltre alla location, è cruciale la <strong>qualità tecnica dell’immobile</strong>: impianti obsoleti, isolamento termico insufficiente e layout rigidi riducono l’attrattività.<br>Gli investitori valutano indicatori come <strong>EPC (Energy Performance Certificate)</strong>, potenziale di installazione fotovoltaica, costi energetici stimati e possibilità di riconfigurare gli spazi. Un asset “retrofit-ready” è più appetibile, soprattutto per fondi core-plus e value-add.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Governance e property management</h3>



<p>La presenza di un <strong>team di gestione locale con track record solido</strong> è determinante.<br>Gli investitori preferiscono asset gestiti da operatori che sanno <strong>dialogare con le amministrazioni</strong>, hanno relazioni consolidate con tenant di valore e sanno implementare <strong>strategie ESG e tecnologiche</strong> in tempi certi.</p>



<p>Oggi il capitale — soprattutto quello internazionale — cerca progetti in grado di <strong>coniugare resilienza economica, efficienza operativa e rilevanza sociale</strong>. Non basta una location strategica: servono <strong>visione di lungo periodo, governance trasparente e un mix di funzioni calibrato</strong> per intercettare trend demografici e culturali in evoluzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rinascita passa dalla qualità dell’esecuzione</h2>



<p>La trasformazione dei centri commerciali in Europa e in Italia segna il passaggio definitivo da un modello basato quasi esclusivamente sulla <strong>transazione commerciale</strong> a uno incentrato sulla <strong>relazione con il territorio e con i suoi pubblici</strong>.</p>



<p>Se per decenni il successo di un mall si misurava in termini di <strong>vendite al metro quadro</strong>, oggi i KPI più rilevanti includono <strong>frequenza di visita</strong>, <strong>tempo medio di permanenza</strong>, <strong>tasso di ritorno</strong> e <strong>coinvolgimento della comunità</strong>. Questi indicatori raccontano meglio la resilienza dell’asset, la sua capacità di attrarre e trattenere persone, e quindi di generare flussi economici stabili e diversificati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un cambio di mentalità per investitori e operatori</h3>



<p>Per sviluppatori e property manager, il paradigma cambia radicalmente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Non si tratta più di “riempire spazi” ma di <strong>curare un ecosistema</strong>, in cui retail, servizi e funzioni civiche si sostengono a vicenda</li>



<li>La governance si allarga, includendo <strong>stakeholder pubblici, operatori culturali, partner tecnologici e comunità locali</strong></li>



<li>Le logiche di leasing diventano flessibili, incentivando format innovativi, temporary store e attività non strettamente commerciali ma ad alto valore di attrazione.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">ESG e tecnologia come fattori di competitività</h3>



<p>Nel contesto europeo, la conformità agli standard <strong>ESG</strong> e l’uso intelligente della <strong>tecnologia</strong> non sono più opzioni, ma requisiti competitivi.<br>Un asset rigenerato che integra energie rinnovabili, sistemi di monitoraggio avanzati e spazi pensati per il benessere ambientale non solo risponde alle normative, ma <strong>crea un vantaggio competitivo</strong> sul mercato immobiliare e retail.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La prospettiva italiana: il valore della prossimità</h3>



<p>In Italia, la vera differenza la farà la capacità di interpretare il concetto di <strong>prossimità</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Non solo vicinanza geografica, ma <strong>pertinenza culturale e sociale</strong></li>



<li>Creare luoghi che rispecchino l’identità del territorio e rispondano ai bisogni concreti delle persone.</li>
</ul>



<p>Un mall può diventare <strong>il nuovo cuore civico</strong> di un quartiere o di un’intera area metropolitana, purché offra un mix autentico di servizi, esperienze e relazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal presente al futuro</h3>



<p>La rinascita dei centri commerciali non sarà uniforme né rapida: richiederà <strong>investimenti pazienti, progetti solidi e capacità di adattamento</strong>.<br>Ma per chi saprà leggere i segnali del mercato e progettare spazi flessibili, connessi e sostenibili, il mall del futuro potrà tornare a essere ciò che era nella sua età d’oro: <strong>un punto di incontro essenziale per la vita sociale ed economica</strong>.</p>



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<p>* Il <strong>dwell time</strong> è un indicatore usato nel retail e nel real estate commerciale per misurare <strong>il tempo medio che una persona trascorre all’interno di un centro commerciale, di un negozio o di una specifica area</strong>.</p>



<p>È un KPI strategico perché:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Più tempo = più spesa potenziale</strong>: statisticamente, i clienti che rimangono più a lungo tendono a effettuare più acquisti o ad aggiungere articoli al carrello.</li>



<li><strong>Misura dell’attrattività</strong>: un dwell time elevato indica che l’offerta (mix di negozi, ristorazione, intrattenimento, servizi) riesce a trattenere il pubblico.</li>



<li><strong>Strumento di pianificazione</strong>: aiuta a capire dove inserire nuove funzioni per aumentare la permanenza e stimolare il cross-shopping.</li>
</ul>



<p>Per esempio, nei mall tradizionali italiani il dwell time medio è di <strong>60-70 minuti</strong>, ma in centri di nuova generazione con food hall, cinema e aree leisure può superare i <strong>100-120 minuti</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/centri-commerciali-la-rivoluzione-europea-tra-rigenerazione-urbana-esg-e-nuove-esperienze-di-consumo/">Centri commerciali, la rivoluzione europea tra rigenerazione urbana, ESG e nuove esperienze di consumo</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Proteste ambientaliste all’Assemblea della Banca Nazionale Svizzera: sotto accusa gli investimenti in aziende a rischio ambientale</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/proteste-ambientaliste-allassemblea-della-banca-nazionale-svizzera-sotto-accusa-gli-investimenti-in-aziende-a-rischio-ambientale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2025 14:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banking e Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[ESG]]></category>
		<category><![CDATA[SNB]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/Swiss.png" type="image/jpeg" />Focus su criteri ESG, trasparenza e ruolo delle banche centrali nella finanza sostenibile: analisi delle pressioni su SNB tra equilibri economici, giuridici e geopolitici. L’Assemblea generale della Banca Nazionale Svizzera (SNB), tenutasi a Berna, si è svolta quest’anno sotto i riflettori di forti proteste da parte di organizzazioni ambientaliste. Attivisti hanno richiesto all’istituto centrale di [&#8230;]</p>
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<p>Focus su criteri <strong>ESG</strong>, trasparenza e ruolo delle banche centrali nella finanza sostenibile: analisi delle pressioni su <strong>SNB</strong> tra equilibri economici, giuridici e geopolitici.</p>
</blockquote>



<p>L’Assemblea generale della <strong>Banca Nazionale Svizzera (SNB)</strong>, tenutasi a Berna, si è svolta quest’anno sotto i riflettori di forti proteste da parte di organizzazioni ambientaliste. Attivisti hanno richiesto all’istituto centrale di adottare politiche d’investimento più rigorose, in linea con criteri ESG, puntando il dito contro partecipazioni in società accusate di contribuire a gravi danni ambientali in aree critiche come l’Amazzonia e il Cerrado brasiliano.</p>



<p>Secondo uno studio della University College London (UCL), alcune delle società nel portafoglio della SNB sono identificate come “Environmental Tipping Point”, ovvero aziende che, con le proprie attività, rischiano di innescare danni ecologici irreversibili. La richiesta dei movimenti ambientalisti è chiara: la SNB deve rafforzare le proprie esclusioni e, in caso di violazione delle linee guida ambientali, procedere al disinvestimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dibattito su governance, doveri fiduciari e responsabilità sistemica</h2>



<p>Il confronto assume una dimensione strategica in un momento in cui la finanza sostenibile è sempre più centrale nelle agende di regolatori, investitori e banche centrali. “Se la SNB ignora i rischi climatici e ambientali nelle sue decisioni monetarie, agisce in modo miope e trascura il dovere di tutelare le future generazioni,” ha dichiarato Asti Roesle di <strong>Climate Alliance Switzerland</strong>, sottolineando come il cambiamento climatico abbia già effetti tangibili in Svizzera, tra ghiacciai in scioglimento e eventi climatici estremi con impatti economici rilevanti.</p>



<p>Il peso finanziario della SNB è considerevole: circa il 25% dei suoi 756 miliardi di franchi svizzeri di riserve valutarie è investito in azioni globali, conferendo all’istituto una significativa leva come azionista internazionale. Tuttavia, la Banca Centrale Svizzera difende la propria strategia d’investimento “market-neutral” e passiva, specificando che il proprio mandato non prevede l’influenza su singoli settori economici, ma si concentra sul controllo dell’inflazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Politiche ESG e confronto internazionale: il caso del fondo sovrano norvegese</h2>



<p>Il report di sostenibilità SNB dichiara l’esclusione di società coinvolte in gravi danni ambientali, violazioni dei diritti umani, armi proibite e mining del carbone. Tuttavia, i critici sottolineano che questa impostazione resta meno incisiva rispetto a quella adottata da fondi sovrani come quello norvegese, che dialoga attivamente con le società partecipate in materia di clima e vota sulle relative risoluzioni.</p>



<p>Guillaume Durin del gruppo svizzero BreakFree ha denunciato la mancanza di coerenza tra le regole dichiarate dalla SNB e le pratiche effettive: “Come investitore passivo, la SNB rischia di diventare complice della degradazione degli ecosistemi vitali per l’equilibrio planetario.” Da qui la richiesta di maggiore trasparenza e azioni concrete su engagement e disinvestimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni economiche, legali e geopolitiche</h2>



<p>Le pressioni per una revisione delle policy di investimento delle banche centrali riflettono le nuove sfide della governance globale: il ruolo degli investitori istituzionali nella transizione sostenibile, la necessità di allineare la gestione del rischio climatico ai doveri fiduciari e la crescente attenzione dei regolatori internazionali sugli impatti delle scelte finanziarie sui sistemi ecologici e produttivi.</p>



<p>Sul piano giuridico, la discussione si estende ai limiti del mandato delle banche centrali, alle potenzialità dell’azionariato attivo e alla responsabilità verso la società civile e le future generazioni. Dal punto di vista geopolitico, la gestione delle risorse e la tutela degli ecosistemi come l’Amazzonia assumono valenza strategica, non solo ambientale ma anche economica, in relazione alle catene del valore globali.</p>



<p>Il caso SNB evidenzia il dilemma tra la neutralità degli investimenti istituzionali e la crescente pressione per un ruolo proattivo nella transizione verso un’economia sostenibile. L’evoluzione delle policy delle banche centrali sarà determinante per il raggiungimento degli obiettivi ESG, la gestione dei rischi sistemici e la costruzione di un modello di sviluppo più resiliente ed equo.</p>
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		<title>India rivede i requisiti ESG per le aziende quotate: SEBI apre a regole più flessibili sulla sostenibilità</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/india-rivede-i-requisiti-esg-per-le-aziende-quotate-sebi-apre-a-regole-piu-flessibili-sulla-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 15:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[ESG]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[SEBI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/ESG-India.png" type="image/jpeg" />Il presidente della Securities and Exchange Board of India (SEBI), regolatore dei mercati indiani, Tuhin Kanta Pandey, annuncia una revisione delle norme ESG imposte alle imprese, in risposta alle pressioni del settore privato. Tra i focus: filiere produttive, trasparenza effettiva e sostenibilità misurabile. La Securities and Exchange Board of India (SEBI) ha avviato un riesame [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/ESG-India.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Il presidente della <strong>Securities and Exchange Board of India (SEBI)</strong>, regolatore dei mercati indiani, <strong>Tuhin Kanta Pandey</strong>, annuncia una revisione delle norme <strong>ESG</strong> imposte alle imprese, in risposta alle pressioni del settore privato. Tra i focus: filiere produttive, trasparenza effettiva e sostenibilità misurabile.</p>
</blockquote>



<p>La <strong>Securities and Exchange Board of India (SEBI)</strong> ha avviato un <strong>riesame delle regole ESG</strong> (Environmental, Social, Governance) imposte alle aziende quotate, segnando una possibile svolta verso una <strong>maggiore flessibilità normativa</strong>, in particolare per le <strong>piccole e medie imprese</strong>. A rivelarlo in esclusiva a <em>Reuters</em> è stato il nuovo presidente dell’ente, <strong>Tuhin Kanta Pandey</strong>, insediatosi a marzo 2025.</p>



<p>Il riesame coinvolgerà anche le <strong>controverse norme sulla rendicontazione delle catene di fornitura</strong>, introdotte nel 2023 e successivamente posticipate al 2026, a causa delle difficoltà segnalate da numerose imprese nel reperire dati affidabili dai fornitori.</p>



<p>“Le disclosure devono essere veritiere e supportate da capacità di misurazione concrete. Se diventano meri esercizi di forma o, peggio, informazioni false, allora generano nuovi problemi,” ha dichiarato Pandey.</p>



<h2 class="wp-block-heading">ESG sotto la lente: da sforzo di trasparenza a potenziale freno operativo</h2>



<p>SEBI aveva imposto <strong>dal 2022-23 obblighi di reporting ESG ai primi 1000 gruppi per capitalizzazione</strong>, chiedendo dal 2025-26 ai <strong>250 maggiori</strong> di estendere le metriche anche al <strong>75% della supply chain</strong>. Il regolatore ha già rivisto e <strong>dilazionato alcune di queste richieste</strong>, ma con il riesame ufficiale in arrivo da maggio 2025, l’India si unisce a un trend globale di <strong>ripensamento dei criteri ESG obbligatori</strong>.</p>



<p>In Europa, ad esempio, la <strong>Commissione UE ha recentemente proposto l’esenzione per migliaia di PMI</strong> dalle regole CSRD sulla sostenibilità. Negli Stati Uniti, l’amministrazione <strong>Trump ha spinto per un allentamento degli obblighi ESG</strong>, definendoli un ostacolo per le imprese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le criticità evidenziate dalle imprese</h2>



<p>Secondo fonti vicine a SEBI, <strong>le imprese indiane lamentano oneri sproporzionati</strong> rispetto alle loro risorse di rendicontazione, soprattutto per quanto riguarda:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la <strong>raccolta dati da fornitori di piccole dimensioni</strong></li>



<li>la <strong>necessità di ottenere garanzie sull’accuratezza delle informazioni</strong></li>



<li>l’assenza di <strong>standard di misurazione uniformi e accessibili</strong></li>
</ul>



<p>Pandey ha dichiarato che l’approccio sarà basato su <strong>“regolazione ottimale”</strong>, evitando imposizioni generalizzate e privilegiando <strong>criteri proporzionati alla capacità operativa delle aziende</strong>.</p>



<p>“Non serve un approccio da martello pneumatico. Servono strumenti di precisione regolatoria,” ha spiegato il Presidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica ESG: la posizione dell’India nel contesto globale</h2>



<p>L’India si trova oggi in una <strong>posizione ambivalente</strong>: da un lato, è <strong>tra i Paesi con punteggi ESG più bassi</strong> a livello globale, secondo Moody’s Ratings; dall’altro, è impegnata in un percorso di attrazione degli investimenti esteri e di rilancio industriale, che impone un equilibrio tra <strong>sostenibilità, trasparenza e competitività</strong>.</p>



<p>La revisione delle regole ESG segna, quindi, <strong>un momento cruciale per il posizionamento dell’India nei mercati globali dei capitali</strong>, dove gli investitori istituzionali guardano con crescente attenzione ai <strong>criteri non finanziari</strong> ma al tempo stesso richiedono chiarezza normativa e coerenza esecutiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Altri dossier in agenda per SEBI</h2>



<p>Il riesame ESG non è l’unico focus del nuovo presidente. SEBI sta analizzando anche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>800 risposte pubbliche</strong> a una consultazione sulla <strong>misurazione dell’open interest nei derivati</strong></li>



<li>l’intero <strong>impianto delle operazioni tra parti correlate</strong> (related party transactions)</li>



<li>nuove regole per la <strong>trasparenza nei fondi di investimento</strong> e tra <strong>operatori di mercato</strong></li>
</ul>



<p>La <strong>revisione delle regole ESG in India</strong> riflette la crescente complessità di normare la sostenibilità in un contesto economico e geopolitico in rapido mutamento. Tra la necessità di <strong>tutelare la credibilità dei mercati</strong> e quella di <strong>evitare oneri insostenibili per le imprese</strong>, SEBI si prepara a riscrivere un capitolo strategico della propria azione regolatoria. Il dialogo con il settore sarà decisivo per bilanciare ambizione climatica e pragmatismo operativo, in linea con i nuovi equilibri globali.</p>
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		<title>Folksam dice addio a Tesla. Svolta ESG dal colosso svedese</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/folksam-dice-addio-a-tesla-svolta-esg-dal-colosso-svedese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 08:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[ESG]]></category>
		<category><![CDATA[Folksam]]></category>
		<category><![CDATA[tesla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/Fol.jpg" type="image/jpeg" />La compagnia assicurativa svedese, Folksam, rompe con Elon Musk: “Nessun miglioramento sulla tutela dei dipendenti”. Il caso rilancia il dibattito su etica, governance e investimenti sostenibili nel settore tecnologico. Un segnale forte dalla Svezia: la finanza etica si fa sentire La notizia arriva come una scossa nel mondo dell’investimento sostenibile: Folksam, uno dei più importanti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/Fol.jpg" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La compagnia assicurativa svedese, <strong>Folksam</strong>, rompe con <strong>Elon Musk</strong>: “Nessun miglioramento sulla <strong>tutela</strong> dei <strong>dipendenti</strong>”. Il caso rilancia il dibattito su <strong>etica</strong>, <strong>governance</strong> e <strong>investimenti sostenibili</strong> nel <strong>settore tecnologico.</strong></p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Un segnale forte dalla Svezia: la finanza etica si fa sentire</h2>



<p>La notizia arriva come una scossa nel mondo dell’<strong>investimento sostenibile</strong>: <strong>Folksam</strong>, uno dei più importanti gruppi assicurativi della Svezia, ha annunciato di aver <strong>venduto tutte le sue partecipazioni in Tesla</strong> per gravi <strong>preoccupazioni legate ai diritti dei lavoratori</strong>.</p>



<p>Dopo oltre due anni di tentativi di dialogo e pressioni interne, il gruppo ha gettato la spugna. Il motivo? La <strong>mancanza di progressi tangibili</strong> da parte di Tesla in tema di contrattazione collettiva e rapporti con i sindacati, in particolare in Svezia.</p>



<p>“<em>Purtroppo, non si sono visti miglioramenti e si è quindi deciso di disinvestire la partecipazione</em>,” ha dichiarato <strong>Marcus Blomberg</strong>, responsabile della sostenibilità e degli investimenti di Folksam.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tesla sotto accusa in Europa: il nodo dei contratti collettivi</h2>



<p>Tesla, guidata da Elon Musk, è da mesi al centro di una <strong>disputa sindacale in Svezia</strong>. L’azienda si rifiuta, infatti, di firmare <strong>contratti collettivi di lavoro</strong>, impedendo ai sindacati di negoziare per conto dei dipendenti.</p>



<p>Un approccio che ha sollevato forti critiche da parte del mondo politico e sindacale nordico, dove la contrattazione collettiva è considerata un pilastro del modello sociale. Il caso ha portato anche a <strong>scioperi e azioni legali</strong>.</p>



<p>Tesla non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sul disinvestimento di Folksam.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli investitori non guardano solo ai profitti: ESG al centro</h2>



<p>Il gesto di Folksam ha un valore che va ben oltre il semplice portafoglio titoli. È un segnale sempre più chiaro che <strong>gli investitori istituzionali stanno alzando l’asticella dell’accountability</strong>, chiedendo alle aziende:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Trasparenza</li>



<li>Pratiche di lavoro etiche</li>



<li>Governance responsabile</li>
</ul>



<p>Il rispetto dei criteri <strong>ESG (ambientali, sociali e di governance)</strong> è oggi una condizione imprescindibile per attrarre capitali istituzionali, soprattutto nei mercati nordici ed europei.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una battuta d’arresto per l’immagine green di Tesla?</h2>



<p>Ironia della sorte, Tesla è spesso considerata un simbolo della transizione verso un’economia sostenibile grazie alla sua leadership nei veicoli elettrici. Tuttavia, <strong>la sostenibilità non si misura solo in emissioni</strong>, ma anche <strong>nella tutela dei lavoratori</strong> e nella gestione etica dell’azienda.</p>



<p>Il caso Folksam rischia, quindi, di intaccare la reputazione ESG di Tesla presso gli investitori più attenti all’impatto sociale, in un momento in cui la concorrenza nel settore EV si fa sempre più agguerrita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un precedente che fa scuola</h2>



<p>Il disinvestimento di Folksam potrebbe innescare una <strong>reazione a catena nel mondo della finanza sostenibile</strong>. Le aziende tech globali – Tesla in primis – dovranno ora fare i conti con un mercato in cui <strong>etica, lavoro e sostenibilità</strong> sono osservati con attenzione non solo dai consumatori, ma anche dagli investitori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/folksam-dice-addio-a-tesla-svolta-esg-dal-colosso-svedese/">Folksam dice addio a Tesla. Svolta ESG dal colosso svedese</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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