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	<title>Energia rinnovabile Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Energia rinnovabile Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>La rivoluzione verde di Sony: la supply chain globale sotto pressione climatica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 13:13:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Energia rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[Sony]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/Sony.png" type="image/jpeg" />Sony non si accontenta più di ridurre le proprie emissioni: ora vuole che l’intera filiera produttiva segua la stessa rotta. Con l’obbligo imposto ai fornitori di adottare al 100% energia rinnovabile entro il 2030, la multinazionale giapponese sposta la sostenibilità dal piano delle dichiarazioni a quello delle condizioni di accesso al mercato. Una strategia che, [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Entro il 2030 tutti i fornitori del colosso giapponese dovranno utilizzare esclusivamente energia rinnovabile. Una scelta che trasforma la sostenibilità in requisito contrattuale, ridefinendo gli equilibri industriali e geopolitici di un settore chiave come l’elettronica di consumo.</p>
</blockquote>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sony</strong> non si accontenta più di ridurre le proprie emissioni: ora vuole che l’intera filiera produttiva segua la stessa rotta. Con l’obbligo imposto ai fornitori di adottare al 100% energia rinnovabile entro il 2030, la multinazionale giapponese sposta la sostenibilità dal piano delle dichiarazioni a quello delle condizioni di accesso al mercato. Una strategia che, se da un lato rafforza la credibilità ambientale del gruppo, dall’altro mette sotto pressione migliaia di partner globali, costretti a ripensare infrastrutture, investimenti e modelli industriali in tempi rapidi. È una mossa che potrebbe ridisegnare gli standard della tecnologia globale e innescare una nuova corsa alla decarbonizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova frontiera della sostenibilità industriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’annuncio che entro l’anno fiscale 2030 tutti i componenti forniti a Sony dovranno essere prodotti utilizzando esclusivamente energia rinnovabile, il gruppo giapponese compie un salto strategico decisivo. Non si tratta soltanto di un impegno interno alla riduzione delle emissioni, ma di un vero e proprio <strong>allargamento della responsabilità climatica all’intera filiera</strong>. In un settore come l’elettronica di consumo, dove la catena del valore è estesa, frammentata e globale, l’impatto di questa decisione potrebbe rivelarsi sistemico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sony ha già dato prova di voler guidare la transizione: dall’installazione di pannelli solari nei suoi stabilimenti in Asia, fino al rafforzamento dei piani di neutralità carbonica. Ora però il messaggio è chiaro: per far parte dell’ecosistema Sony non basta più competere su prezzo e qualità, bisogna rispettare standard ambientali stringenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’equilibrio tra costi e competitività</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista economico, la misura solleva interrogativi cruciali. Convertire gli impianti alla sola energia rinnovabile comporta investimenti rilevanti, soprattutto per i fornitori di piccole e medie dimensioni localizzati in paesi emergenti, dove il costo dell’energia verde resta superiore a quello delle fonti fossili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, la spinta può tradursi in <strong>vantaggi competitivi nel lungo periodo</strong>. In mercati dove la regolazione ambientale si fa più severa operare con standard ambientali elevati diventa una condizione di accesso al mercato. Sony non si limita dunque ad anticipare la legge: la plasma, trasformando la sostenibilità in una leva industriale e finanziaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diritto dell’innovazione e obblighi contrattuali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista giuridico, la decisione di Sony segna un passaggio dalla <strong>soft law alla hard law privata</strong>. Finora molte multinazionali hanno promosso codici etici e linee guida ESG (Environmental, Social and Governance) su base volontaria. Ma rendere l’uso di energia rinnovabile un requisito contrattuale significa che il mancato rispetto equivale alla perdita immediata del rapporto commerciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa evoluzione ha conseguenze profonde: i contratti diventano strumenti di politica industriale, attraverso cui i grandi committenti esportano standard ambientali ben oltre i confini nazionali. La supply chain globale si trova così ad affrontare una nuova gerarchia di potere, dove l’adeguamento normativo non è più solo questione di legge pubblica, ma di sopravvivenza commerciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il Giappone, paese importatore netto di risorse energetiche, posizionarsi come leader nella decarbonizzazione industriale significa guadagnare influenza politica nei negoziati internazionali e allo stesso tempo ridurre la vulnerabilità alle oscillazioni del mercato energetico globale. Sony, come campione nazionale, diventa ambasciatore di questa strategia, con ricadute che superano l’ambito puramente economico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Politica industriale e innovazione tecnologica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spingere i fornitori verso il 100% di energia rinnovabile significa anche <strong>stimolare investimenti in nuove tecnologie</strong>: dai sistemi di accumulo energetico alle micro-grid locali, fino ai software di monitoraggio delle emissioni. L’obiettivo non è solo ridurre le emissioni di carbonio, ma <strong>riconfigurare la catena del valore</strong> in modo che diventi più resiliente, trasparente e in linea con i criteri ESG.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le imprese che riusciranno a compiere la transizione avranno non solo accesso ai contratti di Sony, ma anche un vantaggio competitivo nei confronti di altri committenti internazionali. Quelle che invece non saranno in grado di sostenere i costi della riconversione rischiano di essere escluse dal mercato globale. È un processo selettivo che, di fatto, ridisegna la mappa industriale del settore elettronico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Governance, certificazioni e rischio greenwashing</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Resta aperta la questione della governance: come garantire che l’energia utilizzata sia effettivamente rinnovabile? La sfida non è solo tecnologica, ma anche di <strong>trasparenza e accountability</strong>. Saranno necessari audit indipendenti, certificazioni affidabili e sistemi digitali in grado di tracciare l’intero ciclo produttivo. Tecnologie come la blockchain, già applicata in altri settori per la tracciabilità, potrebbero trovare qui un campo di applicazione naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio di greenwashing è concreto: senza meccanismi credibili di verifica, l’obbligo imposto da Sony potrebbe trasformarsi in una dichiarazione priva di sostanza. Per questo, il successo dell’iniziativa dipenderà tanto dalla capacità dell’azienda di imporre standard rigorosi quanto dalla disponibilità dei fornitori ad adattarsi e investire in trasparenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Leadership o pressione insostenibile?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con questa decisione, Sony ridefinisce il concetto di responsabilità industriale. Non più limitata ai confini dell’impresa, ma estesa a una rete globale di fornitori che producono componenti in decine di paesi diversi. È una scelta di leadership che potrebbe diventare un modello esportabile, spingendo altre multinazionali a seguire la stessa strada.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta però una domanda di fondo: questa transizione sarà <strong>un’opportunità per rendere le supply chain più innovative e resilienti</strong>, o rischia di trasformarsi in una pressione insostenibile per i fornitori più deboli, con il pericolo di concentrare ancora di più il potere nelle mani di pochi attori globali?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta dipenderà dall’equilibrio tra ambizione e inclusività, tra governance rigorosa e sostegno concreto. In gioco non c’è solo il futuro di Sony, ma la capacità dell’industria tecnologica globale di guidare la transizione verde senza lasciare indietro intere fasce di economia.</p>
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		<title>Energia. Oltre il 90% dei progetti di rinnovabili sono più convenienti delle risorse fossili</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/perche-le-rinnovabili-hanno-gia-vinto-la-battaglia-energetica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Moi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 07:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Energia rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[IRENA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Moi3.png" type="image/jpeg" />I numeri parlano chiaro: oltre il 90% dei nuovi impianti a energia rinnovabile è oggi più economico dei combustibili fossili. L’era della transizione è finita: siamo già dentro l’era dell’energia pulita. Il punto di svolta: l’energia rinnovabile è la nuova normalità Per troppo tempo, e forse con colpevole inerzia, le energie rinnovabili sono state confinate [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Moi3.png" type="image/jpeg" />
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<p class="wp-block-paragraph">I numeri parlano chiaro: oltre il 90% dei nuovi impianti a energia rinnovabile è oggi più economico dei combustibili fossili. L’era della transizione è finita: siamo già dentro l’era dell’energia pulita.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Il punto di svolta: l’energia rinnovabile è la nuova normalità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per troppo tempo, e forse con colpevole inerzia, le energie rinnovabili sono state confinate ai margini del discorso pubblico e delle politiche industriali, considerate poco più che utopie ecologiche, eticamente ineccepibili ma economicamente insostenibili, visioni luminose ma impraticabili, nobili nella forma quanto deboli nella sostanza. Tuttavia, oggi, nel cuore stesso del nostro tempo inquieto e affamato di soluzioni, qualcosa è cambiato, e a testimoniarlo, non con parole ma con numeri, è il recente report dell’<strong>Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA)</strong>, che non si limita a suggerire un’evoluzione ma proclama un’autentica metamorfosi del sistema energetico globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati del 2024, un dato che non ammette repliche e non tollera esitazioni, il <strong>91% della nuova capacità rinnovabile</strong> su scala industriale ha generato elettricità a un costo inferiore rispetto alla più economica tra le alternative fossili. Novantuno per cento. Non una moda passeggera, non un capriccio statistico, non un’effimera coincidenza. Si tratta, piuttosto, di un segnale preciso, inequivocabile, di una trasformazione strutturale, profonda, irreversibile, che sta ridisegnando le fondamenta stesse del nostro modello energetico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prezzo medio globale dell’energia eolica terrestre, oggi, si attesta a 0,034 dollari per kilowattora. Il solare fotovoltaico, d’altro canto, viaggia intorno a 0,043 dollari. Entrambi, dati alla mano, surclassano senza sforzo il costo dei nuovi impianti a gas naturale, da sempre considerati la soglia minima della sostenibilità economica. E allora che cosa ci resta da dire, se non questo? Che l’energia rinnovabile, finalmente, non è più un sogno da accarezzare, né un obbligo morale da sopportare. È diventata, con la semplicità delle verità evidenti, la scelta più logica, la più efficiente, la più conveniente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Economia e sicurezza: il doppio volto della transizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere il passaggio alle rinnovabili non solo necessario, ma urgente e strategico, è oggi la questione, tanto complessa quanto ineludibile, della sicurezza energetica. Come ha dichiarato António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, con parole che non sono semplici slogan ma moniti rivolti al futuro, “i combustibili fossili sono ormai arrivati al capolinea. Il sole si sta alzando su una nuova era energetica.” Una frase breve, incisiva, di forte impatto simbolico; ma anche, e soprattutto, una dichiarazione gravida di conseguenze geopolitiche, &nbsp;capace di descrivere con lucidità le contraddizioni del nostro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi più che mai, nel vortice instabile dell’economia globale, le nazioni si ritrovano vulnerabili, esposte ai capricci del mercato internazionale dei combustibili fossili, costrette a fare i conti con la volatilità dei prezzi, con gli effetti imprevedibili delle guerre, delle crisi diplomatiche, delle minacce che attraversano confini e continenti. Basta volgere lo sguardo all’invasione russa dell’Ucraina, oppure soffermarsi sulle tensioni costanti che attraversano il Medio Oriente: esempi chiari, severi, indelebili. Di fronte a tutto ciò, il sole e il vento offrono una promessa diversa. Essi non obbediscono a governi, non si piegano a trattati, non conoscono embargo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché, come insiste Guterres con voce ferma e consapevole, la transizione energetica non è più soltanto un&#8217;opzione ecologica, né un gesto di buona volontà verso le generazioni future. Essa è, prima di tutto, una questione di sicurezza nazionale, di sovranità economica, di protezione concreta dei cittadini. E più si ritarda, più si resta prigionieri di una dipendenza che non solo inquina, ma rende fragili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Costi, stoccaggio e localizzazione: sfide da vincere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se i costi di produzione dell’energia pulita sono in calo vertiginoso, e lo sono davvero, basti pensare che il <strong>prezzo delle batterie per lo stoccaggio su larga scala è precipitato del 93%</strong> dal 2010, un crollo che ha pochi eguali nel panorama tecnologico contemporaneo restano alcune sfide, ancora aperte e urgenti. La più evidente, la più evocata, la più dibattuta, è l’intermittenza: il sole non splende sempre, e il vento, capriccioso e libero, non soffia su richiesta, non obbedisce al mercato, non conosce orari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo, e non per altro, i sistemi di accumulo e le smart grid, reti intelligenti, flessibili, adattabili, rappresentano oggi non un semplice optional tecnologico, ma la vera linea di frontiera. È qui che si gioca il salto di qualità, è qui che si decide se la transizione sarà solida oppure fragile, se sarà duratura oppure effimera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il recente blackout che ha colpito Spagna e Portogallo nell’aprile del 2025 ha offerto una lezione tanto imprevista quanto rivelatrice. In molti si sono affrettati ad attribuirne la responsabilità all’eccessiva dipendenza dalle rinnovabili. Eppure, secondo le analisi dei principali osservatori internazionali, le cause reali vanno cercate altrove: nella carenza di inerzia meccanica, nella debolezza delle interconnessioni elettriche con il resto dell’Europa, nella mancanza di sistemi di accumulo in grado di stabilizzare la rete in tempo reale. La natura, in quel caso, non venne meno; fu il sistema tecnologico, ancora incompleto, a non reggere l’urto. E le autorità lo hanno chiarito con fermezza: il commissario europeo per l’energia Dan Jørgensen, il premier spagnolo Pedro Sánchez e la presidente della rete elettrica REE Beatriz Corredor hanno smentito categoricamente ogni accusa alle energie rinnovabili, definendo tali ricostruzioni bugie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro ostacolo, non meno concreto, è la localizzazione delle fonti. I migliori siti per il solare sono spesso deserti lontani, infiniti paesaggi di luce e sabbia, distanti dalle città affamate di energia; lo stesso vale per l’eolico, che trova respiro lungo le coste tempestose o in cima ai crinali montuosi. È vero, il trasporto del gas naturale risulta oggi più semplice di quello dell’elettricità. Ma è altrettanto vero che le tecnologie di rete, in continua evoluzione, stanno riducendo questi squilibri, accorciando le distanze, colmando i vuoti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E infine, come in ogni grande scommessa sul futuro, vi è una verità che resiste, tenace, sotto ogni dubbio: i vantaggi a lungo termine delle rinnovabili, zero emissioni, costi stabili, indipendenza energetica, valgono più di qualsiasi ostacolo iniziale. Sono questi i pilastri su cui edificare, lentamente ma inesorabilmente, un nuovo paradigma energetico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro è già qui: perché investire nelle rinnovabili conviene</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024, il mondo ha assistito all’aggiunta record di 582 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, con un incremento del 20% rispetto all’anno precedente. Questo boom non è solo il frutto di una maggiore sensibilità ambientale, ma soprattutto di un ciclo virtuoso innescato da innovazione tecnologica, politiche pubbliche mirate ed economie di scala. Più si installano impianti, più i costi si riducono. Più si riducono i costi, più gli investimenti aumentano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Francesco La Camera, direttore generale di IRENA, “la competitività economica delle rinnovabili è un dato di fatto. Ma non dobbiamo abbassare la guardia: le tensioni geopolitiche e i vincoli sulle materie prime possono rallentare il progresso”. Dello stesso avviso è Bill Hare, esperto di clima, che avverte: “investire nei fossili oggi è una scommessa da incoscienti. Al contrario, abbracciare le rinnovabili significa guadagnare in occupazione, stabilità dei prezzi ed equità energetica. L’Africa, ad esempio, ha un potenziale straordinario: ha bisogno solo dei finanziamenti per diventare protagonista della rivoluzione verde”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La rivoluzione è iniziata in silenzio, alimentata da numeri, scelte politiche e innovazioni tecniche. Ma ora non può più essere ignorata. L’energia pulita non è più un’alternativa: è la regola. È la scelta economica più razionale, l’unica strategia geopolitica sensata, la vera garanzia per la sicurezza collettiva. Ci troviamo dinanzi a un bivio epocale, anche se la strada da percorrere è ancora tanta.</p>
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		<title>Energie rinnovabili: l’Unione Europea verso un record nel 2025, ma l’incertezza sui sussidi rallenta la corsa verde</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/energie-rinnovabili-lunione-europea-verso-un-record-nel-2025-ma-lincertezza-sui-sussidi-rallenta-la-corsa-verde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 14:06:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Energia rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/Rinnovabili-1.png" type="image/jpeg" />Il dato rappresenta un balzo significativo rispetto al 2024, quando furono installati 65,5 GW di solare e 12,9 GW di eolico. L&#8217;accelerazione è cruciale per gli obiettivi climatici europei al 2030 e per ridurre la dipendenza dal gas russo, che Bruxelles punta ad eliminare completamente entro il 2027. Luci e ombre nella transizione verde Nonostante [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’Unione Europea si prepara a registrare un anno da record nella crescita delle energie rinnovabili. Secondo le ultime proiezioni della <strong data-start="525" data-end="548">Commissione Europea</strong>, i Paesi membri installeranno <strong data-start="579" data-end="599">89 gigawatt (GW)</strong> di nuova capacità rinnovabile entro la fine del 2025, suddivisi tra <strong data-start="668" data-end="700">70 GW di solare fotovoltaico</strong> e <strong data-start="703" data-end="722">19 GW di eolico</strong>. Si tratterebbe del più alto incremento annuale mai registrato per entrambi i settori.</p>
</blockquote>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato rappresenta un balzo significativo rispetto al 2024, quando furono installati <strong>65,5 GW di solare</strong> e <strong>12,9 GW di eolico</strong>. L&#8217;accelerazione è cruciale per gli obiettivi climatici europei al 2030 e per <strong>ridurre la dipendenza dal gas russo</strong>, che Bruxelles punta ad eliminare completamente entro il 2027.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Luci e ombre nella transizione verde</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l’ottimismo dei numeri, il settore delle rinnovabili si trova di fronte a <strong>sfide strutturali e politiche</strong> che rischiano di rallentare questa corsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un lato, <strong>tempi lunghissimi per l’ottenimento dei permessi</strong> ostacolano la realizzazione di nuovi impianti. Dall’altro, alcune decisioni politiche stanno creando incertezza tra gli operatori. È il caso della <strong>Francia</strong>, che a febbraio ha annunciato un <strong>taglio agli incentivi per il fotovoltaico su tetto</strong>, sollevando preoccupazioni in tutto il comparto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Alcuni dei mercati più importanti stanno facendo marcia indietro”, ha dichiarato <strong>Walburga Hemetsberger</strong>, CEO di <strong>SolarPower Europe</strong>, che ha già annunciato una possibile <strong>revisione al ribasso</strong> delle stime per il 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rallentamento era già visibile nel 2024, quando la crescita delle installazioni solari nell’UE si è fermata al <strong>+4%</strong>, dopo un +50% l’anno precedente. Tuttavia, per raggiungere i target climatici al 2030, l’Unione ha bisogno di <strong>installare circa 70 GW di solare all’anno</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vento in poppa, ma con turbolenze</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il settore eolico, seppur in ripresa, deve affrontare <strong>rincari nei costi di produzione e interruzioni nelle catene di approvvigionamento</strong>. Il colosso danese <strong>Ørsted</strong>, leader mondiale nel settore, ha recentemente lanciato un allarme sulle <strong>difficoltà operative</strong> che potrebbero compromettere i nuovi progetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciononostante, secondo <strong>WindEurope</strong>, l’UE dovrebbe riuscire ad aggiungere <strong>17,4 GW di capacità eolica nel 2025</strong>, pari a un incremento del <strong>35% rispetto al 2024</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una transizione strategica tra economia ed energia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita del comparto rinnovabile ha una <strong>valenza strategica</strong> non solo ambientale, ma anche economica e geopolitica. La transizione energetica è infatti uno dei pilastri del <strong>Green Deal europeo</strong> e rappresenta una risposta alla crisi energetica globale e alle tensioni derivanti dalla guerra in Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Investire nelle rinnovabili significa <strong>ridurre la vulnerabilità esterna</strong>, creare <strong>posti di lavoro green</strong> e stimolare <strong>l’industria europea delle tecnologie pulite</strong>, in un momento in cui anche Stati Uniti e Cina stanno accelerando sul fronte della sostenibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2025 potrebbe essere un anno decisivo per la leadership europea nella transizione energetica. Tuttavia, per mantenere il passo, l’UE dovrà garantire <strong>stabilità normativa</strong>, <strong>investimenti in infrastrutture</strong> e <strong>accelerazione nei processi autorizzativi</strong>. Senza un’azione politica coordinata e tempestiva, il rischio è che i numeri record restino <strong>promesse non mantenute</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/energie-rinnovabili-lunione-europea-verso-un-record-nel-2025-ma-lincertezza-sui-sussidi-rallenta-la-corsa-verde/">Energie rinnovabili: l’Unione Europea verso un record nel 2025, ma l’incertezza sui sussidi rallenta la corsa verde</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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