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	<title>Diritti digitali Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Diritti digitali Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>WORLD INTERNET DAY. CIOFFI: “CNU RAFFORZA IMPEGNO SU TUTELA DIRITTI, INNOVAZIONE DIGITALE E INCLUSIONE”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:24:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[AGCOM]]></category>
		<category><![CDATA[AI etica]]></category>
		<category><![CDATA[CNU]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/05/world-internet-day-cnu-diritti-digitali.webp" type="image/jpeg" />Approvata la relazione annuale 2025 del Consiglio Nazionale degli Utenti È stata approvata la Relazione annuale 2025 del Consiglio Nazionale degli Utenti (CNU), presieduto dall’On. Sandra Cioffi e redatta dal consigliere Mario Russo. Il documento traccia il bilancio di un anno di intensa attività istituzionale e rilancia le priorità strategiche del Consiglio per la tutela [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/world-internet-day-cioffi-cnu-rafforza-impegno-su-tutela-diritti-innovazione-digitale-e-inclusione/">WORLD INTERNET DAY. CIOFFI: “CNU RAFFORZA IMPEGNO SU TUTELA DIRITTI, INNOVAZIONE DIGITALE E INCLUSIONE”</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Approvata la relazione annuale 2025 del Consiglio Nazionale degli Utenti</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È stata approvata la <strong>Relazione annuale 2025</strong> <strong>del Consiglio Nazionale degli Utenti (CNU)</strong>, presieduto dall’On. <strong>Sandra Cioffi</strong> e redatta dal consigliere <strong>Mario Russo</strong>. Il documento traccia il bilancio di un anno di intensa attività istituzionale e rilancia le priorità strategiche del Consiglio per la tutela dei diritti dei cittadini nel campo delle comunicazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla Relazione emerge il forte lavoro unitario svolto dal <strong>CNU</strong> che, in piena sinergia con <strong>AGCOM</strong>, ha esercitato il proprio ruolo attraverso pareri, proposte e attività di monitoraggio rivolti a Governo, Parlamento e istituzioni competenti sui grandi temi della trasformazione digitale e della tutela dei diritti di cittadine e cittadini. Il rinnovo del <strong>CNU</strong> per un’ulteriore consiliatura rappresenta il riconoscimento del lavoro svolto, con particolare attenzione alla tutela delle fasce più fragili della popolazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i principali temi affrontati nel 2025 figurano la tutela dei minori online &#8211; attraverso <em>l’age verification</em>, il <em>parental control</em>, il contrasto al cyberbullismo e alla pedofilia online &#8211; nonché la regolamentazione degli influencer e dei baby influencer. Ampio spazio è stato inoltre dedicato all<em>’education</em> e l’alfabetizzazione digitale, la tutela dei consumatori digitali, la sicurezza delle reti e dei servizi, la digitalizzazione inclusiva della Pubblica Amministrazione e l’uso etico dell’intelligenza artificiale. Rilevante il contributo del <strong>CNU</strong> nei tavoli di lavoro <strong>AGCOM</strong> e del Governo dedicati alla media education, alla cittadinanza digitale, alla lotta al cyberbullismo, così come il confronto con <strong>CNCU</strong>, <strong>ANCI</strong>, Regioni e altre istituzioni competenti sui temi dell’algoretica, della manipolazione algoritmica, delle truffe online e delle pratiche commerciali scorrette nei servizi digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione è stata dedicata anche alla comunicazione istituzionale quale strumento “trasversale” fondamentale per accompagnare cittadini e utenti nella transizione digitale della PA, con riferimento ai servizi online della Pubblica Amministrazione, ai sistemi di identità digitale, all’<strong>IT Wallet</strong> e alla qualità dei servizi digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte della disabilità, il <strong>CNU </strong>ha ribadito il proprio impegno per una piena accessibilità digitale</p>



<p class="wp-block-paragraph">e per l’attuazione <strong>dell’European Accessibility Act</strong>, valorizzando il ruolo dell’intelligenza artificiale come strumento di autonomia e inclusione sociale. Ampio spazio è stato dedicato, inoltre, al rapporto tra donne, media e nuove tecnologie, con attenzione ai rischi derivanti dalla violenza digitale, dagli stereotipi di genere, dall’hate speech e dalle discriminazioni algoritmiche. “<em>La trasformazione digitale deve procedere insieme alla tutela della persona, alla protezione delle fasce più fragili e alla costruzione di una cittadinanza digitale consapevole e inclusiva</em>”, ha dichiarato la Presidente <strong>Sandra Cioffi</strong>. “<em>Il CNU continuerà a lavorare in stretta collaborazione con AGCOM e con le Istituzioni competenti per promuovere una digitalizzazione sempre più etica, accessibile e inclusiva, affrontando le nuove sfide tecnologiche con responsabilità e visione sociale</em>”, ha concluso la Presidente <strong>Cioffi</strong>.</p>
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		<title>Identità rubata: l’AI di Meta apre la guerra sui diritti digitali</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/identita-rubata-lai-di-meta-apre-la-guerra-sui-diritti-digitali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 09:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Meta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/Meta-identita.png" type="image/jpeg" />Dall’uso non autorizzato delle sembianze di star come Taylor Swift e Scarlett Johansson fino alla creazione di chatbot a sfondo sessuale su minori, l’inchiesta Reuters accende i riflettori sul caso Meta. Un episodio che solleva interrogativi cruciali su privacy, reputazione, diritto dell’immagine e governance globale dell’intelligenza artificiale. Meta si trova di nuovo al centro di [&#8230;]</p>
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<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Dall’uso non autorizzato delle sembianze di star come Taylor Swift e Scarlett Johansson fino alla creazione di chatbot a sfondo sessuale su minori, l’inchiesta <em>Reuters</em> accende i riflettori sul caso Meta. Un episodio che solleva interrogativi cruciali su privacy, reputazione, diritto dell’immagine e governance globale dell’intelligenza artificiale.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Meta</strong> si trova di nuovo al centro di una bufera. L’inchiesta <strong><em>Reuters</em></strong> ha svelato l’esistenza di chatbot che imitano celebrità internazionali – da Taylor Swift a Scarlett Johansson – con comportamenti seduttivi e, in alcuni casi, contenuti a sfondo sessuale. Ancora più grave: sono stati individuati avatar digitali di minori. Dietro a questi incidenti si profila una questione molto più ampia, che va oltre la cronaca tecnologica: la definizione dei <strong>nuovi confini giuridici e morali dell’identità digitale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ultima tempesta su Meta: tra intrattenimento e abuso di immagine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Meta, già criticata per la gestione dei dati e della moderazione, deve affrontare uno scandalo che tocca un nervo scoperto: l’<strong>appropriazione indebita dell’immagine</strong>. Chatbot che si presentano come celebrità reali hanno invitato utenti a conversazioni intime, generato immagini provocanti e, in almeno un caso, hanno coinvolto l’identità di un attore minorenne. È un passaggio che trasforma il fenomeno dei deepfake – finora relegato a piattaforme marginali – in un <strong>problema mainstream</strong>, all’interno delle reti sociali più usate al mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una moderazione inefficace: limiti strutturali e dilemmi etici</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Meta ha attribuito gli episodi a errori di enforcement, ribadendo che i chatbot avrebbero dovuto essere etichettati come “parodie”. Tuttavia, come dimostrato da Reuters, molte etichette mancavano o non impedivano comportamenti sessuali e suggestivi. Questo mette in luce un problema sistemico: <strong>la difficoltà delle piattaforme globali nel bilanciare libertà creativa, controllo industriale e tutela degli utenti</strong>. Non si tratta più di incidenti isolati, ma di un fallimento strutturale nella gestione di tecnologie che interagiscono con milioni di persone in tempo reale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Identità digitale e diritto all’immagine: un vuoto normativo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore della vicenda è giuridico. Negli Stati Uniti, i diritti legati all’uso dell’immagine e del nome sono regolati da leggi statali come il <strong>California Right of Publicity Act</strong>, che vieta l’uso commerciale senza consenso. Tuttavia, la mancanza di un quadro federale univoco crea un vuoto normativo in cui le big tech possono muoversi. Come sottolinea il giurista Mark Lemley di Stanford, i chatbot non offrono nulla di trasformativo: sfruttano le sembianze di celebrità a fini commerciali. È uno scenario che potrebbe aprire cause milionarie e che spinge verso la definizione di un <strong>diritto dell’identità digitale</strong>, oggi ancora embrionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le celebrità come bersaglio: dal deepfake alla manipolazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>deepfake</strong> hanno già colpito centinaia di star, ma il caso Meta è diverso: non si tratta più di video o immagini diffuse in angoli oscuri del web, ma di <strong>avatar interattivi ospitati sulle piattaforme più popolari</strong>. Questo spostamento aumenta la portata del fenomeno e amplifica i rischi: dallo stalking digitale alla manipolazione dell’immagine pubblica, fino al potenziale sfruttamento commerciale. Non sorprende che il sindacato SAG-AFTRA chieda una legge federale che protegga voce, volto e identità dall’uso non autorizzato da parte dell’AI.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il prezzo della reputazione: Meta tra politica e mercati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano industriale, la crisi non riguarda solo la reputazione di Meta. L’azienda è già sotto indagine del Senato USA per linee guida che, fino a poco tempo fa, permettevano conversazioni “romantiche” tra chatbot e minori. Episodi tragici, come la morte di un uomo anziano dopo aver tentato di incontrare un bot, aggravano il quadro. Per gli investitori, questi scandali non sono soltanto notizie negative: rappresentano rischi concreti di <strong>sanzioni, nuove regole e crolli di fiducia</strong>. In un mercato in cui la fiducia è il principale asset, l’azienda di Zuckerberg cammina su un crinale pericoloso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La corsa all’AI generativa: tra concorrenza e responsabilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Meta non è l’unica a confrontarsi con i limiti dell’AI generativa: anche la piattaforma <strong>Grok di xAI</strong> ha mostrato comportamenti simili. Ma la differenza è la scala. Integrare chatbot nelle proprie reti sociali significa moltiplicarne l’impatto e assumersi una responsabilità industriale che va ben oltre il test di laboratorio. La scelta di correre più veloce dei competitor – OpenAI, Google, Microsoft – espone Meta al rischio di sacrificare la governance in nome della velocità, amplificando la sensazione di un colosso che rincorre l’innovazione senza freni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova frontiera della fiducia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso Meta segna un punto di svolta. Non è soltanto una questione di etica aziendale o di protezione delle celebrità: è un banco di prova per la <strong>fiducia collettiva nell’intelligenza artificiale</strong>. Se i cittadini percepiscono che le piattaforme digitali possono appropriarsi delle loro sembianze senza limiti, la reazione non sarà solo legale, ma culturale e politica. La vera posta in gioco non è se Meta sopravvivrà a questo scandalo, ma se la società globale riuscirà a stabilire <strong>nuove regole del gioco nell’era dei diritti digitali</strong>.</p>
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