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	<title>DeepSeek Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>DeepSeek Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>La guerra degli algoritmi: come la Cina sta militarizzando l’intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 09:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Algoritmi]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[DeepSeek]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/cina-algoritmi-intelligenza-artificiale.webp" type="image/jpeg" />Pechino accelera la corsa alla superiorità militare digitale: DeepSeek, Huawei e Norinco guidano la rivoluzione tecnologica che sta trasformando la guerra in un sistema autonomo di intelligenze artificiali. Dai droni intelligenti ai veicoli senza pilota, fino ai chip patriottici e alla “sovranità algoritmica”: dentro la strategia segreta con cui la Cina sta fondendo IA, industria [&#8230;]</p>
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<p>Pechino accelera la corsa alla superiorità militare digitale: DeepSeek, Huawei e Norinco guidano la rivoluzione tecnologica che sta trasformando la guerra in un sistema autonomo di intelligenze artificiali.</p>
</blockquote>



<p>Dai droni intelligenti ai veicoli senza pilota, fino ai chip patriottici e alla “sovranità algoritmica”: dentro la strategia segreta con cui la Cina sta fondendo IA, industria militare e potere politico per dominare la guerra del XXI secolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova frontiera della guerra: la mente artificiale di Pechino</h2>



<p>Nel febbraio 2025, in una conferenza di Stato trasmessa in diretta su CCTV, il colosso militare <strong>Norinco</strong> ha svelato il <strong>P60</strong>, un veicolo da combattimento capace di muoversi autonomamente a cinquanta chilometri orari e di condurre missioni tattiche senza intervento umano.<br>Non era solo una dimostrazione tecnologica: era un messaggio.</p>



<p>Al cuore del sistema non c’è un motore, ma un <strong>cervello artificiale</strong>: <strong>DeepSeek</strong>, il modello di intelligenza sviluppato in Cina e diventato l’orgoglio del Partito Comunista.<br>Secondo i funzionari di Pechino, il P60 rappresenta la prima pietra di una nuova dottrina militare: <strong>la guerra cognitiva</strong>, in cui le macchine non eseguono più ordini, ma <em>ragionano</em> in modo autonomo.</p>



<p>La presentazione del veicolo, salutata dai media di Stato come “una pietra miliare della sovranità tecnologica”, segna l’inizio di una trasformazione silenziosa e radicale: la Cina non sta più solo costruendo armi, ma <strong>sta addestrando macchine a pensare come un esercito</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il laboratorio della guerra automatizzata</h2>



<p>Un’indagine di <em>Reuters</em> su centinaia di brevetti, paper scientifici e bandi militari rivela l’esistenza di un <strong>programma sistematico di militarizzazione dell’intelligenza artificiale</strong>.<br>Dietro l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) si muove una rete di università, imprese e laboratori statali che collaborano a un obiettivo comune: <strong>trasformare la pianificazione militare in un processo automatizzato e predittivo</strong>.</p>



<p>L’approccio cinese si distingue per la sua coerenza ideologica: dove gli Stati Uniti parlano di “supporto decisionale”, la Cina parla apertamente di <strong>autonomia operativa</strong>.<br>In altre parole, mentre Washington cerca di mantenere l’uomo “nel ciclo decisionale”, Pechino vuole <strong>ridurlo</strong>.</p>



<p>La logica è semplice, ma inquietante: più la macchina è indipendente, più è veloce; più è veloce, più vince.</p>



<p>Dietro questa visione c’è la convinzione che la superiorità militare non derivi più dal numero di truppe o di carri armati, ma dalla <strong>velocità di calcolo e dalla capacità di analizzare dati in tempo reale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chip, embargo e resilienza: la corsa all’autonomia tecnologica</h2>



<p>Il tallone d’Achille del potere digitale cinese resta l’hardware.<br>Dal 2022 gli Stati Uniti hanno imposto un embargo sull’esportazione verso la Cina dei chip Nvidia A100 e H100, essenziali per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati.</p>



<p>Eppure, nonostante le sanzioni, <strong>le tracce di Nvidia continuano a emergere</strong> nei brevetti e nei documenti del PLA.<br>Molti sistemi di ricerca e sviluppo menzionano ancora GPU americane, forse frutto di stock pre-embargo o di importazioni indirette.<br>Un portavoce di Nvidia ha minimizzato, affermando che il riutilizzo di vecchie unità “non rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale”, ma le evidenze mostrano che <strong>la dipendenza tecnologica non è stata spezzata</strong>.</p>



<p>Per ridurre il divario, Pechino ha lanciato una politica di <strong>autarchia digitale</strong>: produzione domestica di semiconduttori, chip Huawei <strong>Ascend</strong> e architetture dedicate all’AI militare.<br>È la strategia della <strong>resilienza tecnologica</strong>, dove l’obiettivo non è la perfezione, ma la <strong>sufficienza strategica</strong>: possedere quanto basta per non essere vulnerabili alle pressioni occidentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DeepSeek, il cervello dell’esercito digitale</h2>



<p>Tra le invenzioni simbolo di questa nuova era, <strong>DeepSeek</strong> è molto più di un modello linguistico. È il <strong>cuore cognitivo del sistema militare cinese</strong>.<br>Nato per competere con ChatGPT, è stato rapidamente integrato in ambiti di pianificazione, simulazione e comando militare.</p>



<p>Nel 2025, almeno una dozzina di contratti pubblici del PLA menzionano l’uso di DeepSeek in applicazioni come la <strong>logistica predittiva</strong>, la <strong>ricognizione automatica di immagini satellitari</strong>, la <strong>gestione dei droni</strong> e la <strong>modellazione delle battaglie</strong>.</p>



<p>Ma DeepSeek non è solo tecnologia. È <strong>ideologia applicata al codice</strong>.<br>Il modello è progettato per aderire alle direttive politiche del Partito Comunista: filtra, interpreta e apprende secondo parametri nazionali.<br>In una nazione dove i dati sono potere e l’informazione è sorvegliata, DeepSeek è la forma più pura di <strong>intelligenza di Stato</strong>: un cervello digitale fedele, obbediente e nazionale.</p>



<p>Questa architettura è ciò che Pechino chiama <strong>sovranità algoritmica</strong>: il controllo totale non solo dei dati, ma dei processi cognitivi che li elaborano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Droni, cani robotici e fantascienza operativa</h2>



<p>A novembre 2024, un bando del PLA annunciava lo sviluppo di <strong>cani robotici da combattimento</strong>, capaci di muoversi in branco, identificare minacce, disinnescare mine e trasmettere dati in rete.<br>L’immagine — metà <em>Black Mirror</em>, metà <em>Terminator</em> — è diventata virale sui media di Stato, ma dietro la spettacolarità c’è la realtà di un esercito che <strong>sperimenta piattaforme autonome multi-agente</strong>, in grado di collaborare senza intervento umano.</p>



<p>Accanto a questi, Pechino sviluppa <strong>sciami di droni dotati di visione computazionale</strong> e algoritmi di riconoscimento facciale, in grado di agire su coordinate condivise in tempo reale.<br>Secondo uno studio dell’Università Tecnologica di Xi’an, un sistema basato su DeepSeek avrebbe simulato <strong>10.000 scenari di battaglia in meno di un minuto</strong>, riducendo il tempo decisionale del 99%.</p>



<p>Difficile verificare questi dati, ma il messaggio è chiaro: la velocità è il nuovo deterrente.<br>La Cina non mira più a un vantaggio numerico, ma a un vantaggio <strong>temporale e cognitivo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Huawei e il capitalismo militare con caratteristiche cinesi</h2>



<p>Dietro ogni innovazione militare si nasconde una rete di colossi civili.<br><strong>Huawei, Norinco e DeepSeek</strong> formano oggi un triangolo strategico che fonde industria, accademia e difesa.<br>In questo ecosistema, il confine tra uso civile e militare non esiste: ogni innovazione nasce <em>dual use</em>, destinata tanto al mercato quanto al campo di battaglia.</p>



<p>Huawei fornisce i chip <strong>Ascend</strong> e le infrastrutture di calcolo; DeepSeek sviluppa i modelli; Norinco li traduce in hardware operativo.<br>È la perfetta incarnazione del <strong>capitalismo militare con caratteristiche cinesi</strong>: uno Stato che non supervisiona l’impresa, ma la incorpora.</p>



<p>Questo approccio garantisce efficienza e controllo politico, ma introduce un nuovo tipo di potere: un potere che <strong>non ha bisogno di armi per esercitarsi</strong>, perché agisce sui dati, sulla logica e sull’infrastruttura cognitiva della società.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Autonomia letale e il dilemma morale della guerra automatizzata</h2>



<p>Pechino dichiara ufficialmente di voler mantenere “il controllo umano” sui sistemi d’arma autonomi.<br>Ma tra la teoria e la pratica si apre un abisso.</p>



<p>I nuovi sistemi d’intelligenza artificiale sono progettati per operare anche in assenza di comunicazioni o input umani, specialmente in ambienti saturi di guerra elettronica.<br>In quei contesti, la macchina deve decidere e lo fa.</p>



<p>La linea tra “autonomia operativa” e “autonomia letale” si sta assottigliando.<br>È il rischio più grande di questa rivoluzione: un sistema che agisce prima di poter essere fermato.<br>E se gli Stati Uniti sviluppano migliaia di droni autonomi con il progetto <em>Replicator</em>, la simmetria tra le due superpotenze è ormai completa.</p>



<p>Siamo alla vigilia di un conflitto in cui <strong>la deliberazione politica potrebbe essere superata dalla velocità della decisione algoritmica</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La mente delle macchine e l’ombra dell’uomo</h2>



<p>Nel XXI secolo la corsa agli armamenti non si misura più in testate o divisioni, ma in <strong>teraflops e data center</strong>.<br>La nuova guerra non è solo un fatto militare: è una <strong>battaglia epistemologica</strong> per il controllo della conoscenza e del tempo.</p>



<p>La Cina, con la sua dottrina di <em>sovranità algoritmica</em>, non sta semplicemente costruendo armi intelligenti, ma sta costruendo <strong>una civiltà che pensa attraverso la macchina</strong>.<br>Ogni algoritmo diventa un frammento di potere, ogni chip un atto di sovranità, ogni decisione automatizzata un passo verso un mondo dove <strong>l’uomo non è più al centro del comando</strong>.</p>



<p>La vera domanda, oggi, non è se le macchine combatteranno al posto nostro. Ma se, quando lo faranno, <strong>saremo ancora noi a decidere perché.</strong></p>
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		<title>La Cina alza la posta: DeepSeek lancia l’AI che seleziona e vince</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/la-cina-alza-la-posta-deepseek-lancia-lai-che-seleziona-e-vince/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2025 15:17:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[DeepSeek]]></category>
		<category><![CDATA[sparse attention]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/DeepSeek2.png" type="image/jpeg" />Mentre il settore celebra parametri e TFLOPS, DeepSeek fa un’altra domanda: quanto costa ottenere la risposta giusta? Con V3.2-Exp, l’azienda spinge sull’idea di un’AI “parsimoniosa”: meno calcolo, più risultato, contesti più lunghi e latenza più bassa. Il trucco — se di trucco si può parlare — è la sparse attention, un meccanismo che filtra e [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La startup cinese rilancia con <strong data-start="126" data-end="138">V3.2-Exp</strong>, un modello sperimentale che punta su <strong data-start="177" data-end="197">sparse attention</strong> per gestire contesti lunghissimi e tagliare i costi d’inferenza <strong data-start="262" data-end="277">fino a metà</strong> rispetto alla release precedente. Codice e strumenti aperti, compatibilità “out of the box” con chip domestici e una promessa: <strong data-start="405" data-end="419">efficienza</strong> come nuovo vantaggio competitivo. Restano i nodi critici: <strong data-start="478" data-end="494">affidabilità</strong>, <strong data-start="496" data-end="509">sicurezza</strong> e <strong data-start="512" data-end="529">difendibilità</strong>.</p>
</blockquote>
</blockquote>



<p>Mentre il settore celebra parametri e TFLOPS, <strong>DeepSeek</strong> fa un’altra domanda: <strong>quanto costa ottenere la risposta giusta?</strong> Con <strong>V3.2-Exp</strong>, l’azienda spinge sull’idea di un’AI “parsimoniosa”: meno calcolo, più risultato, contesti più lunghi e latenza più bassa. Il trucco — se di trucco si può parlare — è la <strong>sparse attention</strong>, un meccanismo che filtra e concentra l’attenzione solo su ciò che conta davvero. È una scommessa ambiziosa: l’efficienza può liberare innovazione, ma un filtro mal tarato rischia di tagliare proprio il dettaglio che fa la differenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché questo lancio conta adesso</h2>



<p>DeepSeek ha già dimostrato con <strong>R1</strong> che si possono addestrare modelli utili con <strong>meno chip e meno risorse</strong>. Con <strong>V3.2-Exp</strong>, etichettato esplicitamente come <strong>passo intermedio</strong> verso la prossima architettura, raddoppia su un principio: <strong>l’efficienza non è una rinuncia, è una strategia</strong>. In un mercato sotto pressione sui costi di calcolo, il KPI si sposta dalla potenza bruta al <strong>costo per compito utile</strong>. È un cambio di mentalità che interessa startup, PMI e funzioni enterprise con budget finiti e SLA stringenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dentro la novità tecnica: che cos’è la DeepSeek Sparse Attention</h2>



<p>La <strong>DSA (DeepSeek Sparse Attention)</strong> seleziona porzioni di contesto considerate rilevanti per il task, evitando di “guardare tutto”. È come pianificare una rotta aerea scartando in partenza i percorsi impraticabili: <strong>meno carburante, meno tempo, stesso arrivo</strong>. In termini pratici:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>throughput più alto e <strong>latenza più bassa</strong></li>



<li><strong>gestione di conversazioni e documenti molto lunghi</strong></li>



<li><strong>costi d’inferenza ridotti</strong> rispetto alla generazione precedente.</li>
</ul>



<p>Il rovescio della medaglia è chiaro: se il filtro sbaglia, <strong>perdi sfumature</strong>. E nei domini sensibili (sanità, finanza, legale) la sfumatura è spesso il cuore della verità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Efficienza vs potenza: nasce un nuovo KPI</h2>



<p>Per anni abbiamo misurato i modelli in parametri e FLOPS. Oggi conta un’altra curva: <strong>quanto paghi per risposta affidabile a una latenza accettabile</strong>. Se V3.2-Exp mantiene le promesse di <strong>taglio dei costi</strong> senza cadute percepibili in qualità:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>aumentano i <strong>cicli d’iterazione</strong> a parità di budget</li>



<li>diventano sostenibili casi d’uso “lunghi” (RAG su archivi sterminati, knowledge management, discovery legale, help desk multi-brand)</li>



<li>si allarga l’accesso all’AI per team piccoli e reparti non tecnici.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Il fattore Cina: chip domestici e sovranità tecnologica</h2>



<p>Un tassello decisivo è la <strong>compatibilità nativa</strong> con chip cinesi (es. Ascend, Cambricon). In un contesto di restrizioni all’export e catene del valore fragili, poter <strong>eseguire modelli avanzati su hardware domestico</strong> riduce dipendenze e accelera l’adozione locale. Non è solo ingegneria: è <strong>politica industriale</strong> travestita da scelte architetturali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Open source: acceleratore d’adozione o tallone d’Achille?</h2>



<p>Insieme a V3.2-Exp, DeepSeek rilascia <strong>codice e tool</strong>. È benzina per la community: più occhi, più feedback, evoluzione più rapida. Ma l’apertura solleva il tema della <strong>difendibilità</strong>: l’idea di “sparse attention” non nasce oggi; il vantaggio reale sta <strong>nell’algoritmica di selezione</strong>, nelle euristiche e nell’ingegneria dei dati. In altre parole, il moat non è un brevetto: è <strong>esecuzione, velocità e qualità</strong> delle scelte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Affidabilità, sicurezza, inclusività: il triangolo critico</h2>



<p>Un modello che filtra aggressivamente ha tre obblighi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Affidabilità</strong>: i task “no-excuse” (date, numeri, istruzioni operative) non possono degradare quando il contesto si allunga</li>



<li><strong>Sicurezza</strong>: servono <strong>guardrail</strong> e un <strong>fallback denso</strong>—allargare l’attenzione quando l’incertezza sale</li>



<li><strong>Inclusività</strong>: la sparsità non deve silenziare <strong>segnali minoritari</strong> o linguaggi non standard; altrimenti amplifica bias invece di ridurli.</li>
</ul>



<p>Per le aziende, questo significa dotarsi di <strong>strumenti di audit</strong>: capire <strong>cosa è stato scartato</strong> e <strong>perché</strong>, non solo cosa è stato generato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa osservare nei prossimi 90 giorni</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Conferme su costo e latenza</strong> in ambienti produttivi, non solo benchmark</li>



<li><strong>Adozione nei flussi mission-critical</strong>: se entra nei RAG enterprise e regge, è un segnale forte</li>



<li><strong>Qualità del tooling</strong> di audit e monitoraggio; senza trasparenza, l’adozione resterà di nicchia</li>



<li><strong>Vitalità della community</strong> (fork, pull request, integrazioni): l’open source vive di variazioni.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Tre traiettorie possibili (con premessa chiara)</h2>



<p>Al di la&#8217; dei video di lancio, sarà l’uso quotidiano a giudicare V3.2-Exp. Ecco tre scenari plausibili—e come riconoscerli presto.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Promessa mantenuta</strong> — la sparsità taglia i costi <strong>senza</strong> sacrificare i task chiave<br><em>Segnali</em>: TCO in calo, latenza migliore su chat lunghissime, adozione stabile in produzione.</li>



<li><strong>Brillante, ma fragile</strong> — demo convincenti, regressi intermittenti su funzioni “no-excuse”.<br><em>Segnali</em>: ticket su “informazioni ignorate”, NPS altalenante, uso limitato a casi non critici.</li>



<li><strong>Backlash silenzioso</strong> — risparmi marginali o variabilità eccessiva; ritorno a modelli densi per i workflow critici.<br><em>Segnali</em>: roll-back in produzione, confinamento a PoC e sandbox.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">L’intelligenza che sa scegliere senza smettere di capire</h2>



<p>La vera novità non è un record di benchmark, ma un principio: <strong>l’intelligenza come arte della selezione</strong>. Se <strong>V3.2-Exp</strong> dimostrerà che si può essere <strong>parsimoniosi senza diventare miopi</strong>, vedremo un’AI più <strong>accessibile</strong>, più <strong>distribuita</strong> e, paradossalmente, più <strong>umana</strong> nelle priorità. Se, invece, la sparsità diventerà sinonimo di omissione, l’efficienza si pagherà in <strong>fiducia</strong>: la valuta più preziosa nel rapporto tra persone e algoritmi.<br>Il futuro probabilmente starà nel mezzo: modelli capaci di <strong>stringere o allargare lo sguardo</strong> a seconda del rischio, con trasparenza sul <strong>perché</strong> delle scelte. È lì che si giocherà la prossima stagione dell’AI, tra Stati Uniti e Cina, tra open source e IP proprietario, tra laboratorio e produzione. Non su chi vede di più, ma su <strong>chi sa vedere giusto</strong>.</p>
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		<title>Tech war e sovranità digitale: chi fornirà i chip di nuova generazione a DeepSeek?</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/tech-war-e-sovranita-digitale-chi-fornira-i-chip-di-nuova-generazione-a-deepseek/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 14:34:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[chip]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[DeepSeek]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/DeepSeek.png" type="image/jpeg" />Il debutto del modello V3.1 di DeepSeek, progettato per chip domestici, apre scenari inediti sulla corsa della Cina verso l’autonomia tecnologica. Huawei, Cambricon, Moore Threads, Hygon e MetaX i candidati più accreditati, tra ambizioni industriali e pressioni geopolitiche. DeepSeek e l’indizio che ha acceso la corsa Con un solo messaggio pubblicato su WeChat, la startup [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/DeepSeek.png" type="image/jpeg" />
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<p>Il debutto del modello V3.1 di DeepSeek, progettato per chip domestici, apre scenari inediti sulla corsa della Cina verso l’autonomia tecnologica. Huawei, Cambricon, Moore Threads, Hygon e MetaX i candidati più accreditati, tra ambizioni industriali e pressioni geopolitiche.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">DeepSeek e l’indizio che ha acceso la corsa</h2>



<p>Con un solo messaggio pubblicato su <strong>WeChat</strong>, la startup di Hangzhou DeepSeek ha scatenato un’ondata di speculazioni. L’annuncio che la versione V3.1 del proprio modello linguistico, ottimizzata per il nuovo standard di calcolo <strong>UE8M0 FP8</strong>, sarebbe stata “progettata per chip domestici di prossima uscita” ha immediatamente catalizzato l’attenzione di analisti, investitori e policy maker. Nel mercato cinese, dove la comunicazione criptica è spesso parte della strategia competitiva, la frase ha assunto i contorni di una dichiarazione politica: l’intelligenza artificiale di nuova generazione non dipenderà più solo da hardware occidentale, ma sarà in grado di funzionare su soluzioni sviluppate all’interno dei confini nazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">UE8M0 FP8: un formato tecnico che diventa simbolo politico</h2>



<p>Il riferimento allo standard <strong>UE8M0 FP8</strong> non è un dettaglio marginale. Si tratta di un formato numerico a precisione ridotta pensato per l’addestramento e l’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale. La sua implementazione consente di ridurre drasticamente i consumi di memoria e di accelerare i calcoli, rendendo più efficiente l’elaborazione di reti neurali sempre più complesse. Ma in questo contesto, la valenza è soprattutto politica: annunciare che un grande modello cinese è già ottimizzato per “chip in arrivo” significa preparare il terreno a un salto tecnologico di portata nazionale. È un messaggio rivolto agli investitori, ma anche a Washington: nonostante i blocchi all’export imposti dagli Stati Uniti, Pechino sta costruendo un ecosistema alternativo che mira alla piena autosufficienza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I possibili fornitori: tra giganti e nuove promesse</h2>



<p>Le ipotesi sui fornitori si concentrano su cinque attori. <strong>Huawei</strong>, con la sua linea di processori Ascend, rappresenta il candidato più naturale: ha già dimostrato capacità di produzione in settori avanzati, nonostante le sanzioni. <strong>Cambricon Technologies</strong>, spin-off dell’Accademia cinese delle scienze, ha esperienza consolidata nei chip per intelligenza artificiale e collabora con grandi data center. <strong>Moore Threads</strong>, giovane ma aggressiva realtà di GPU, punta a sfidare Nvidia e AMD con architetture proprietarie. <strong>Hygon Information Technology</strong>, frutto di joint venture nel settore x86, è un attore più di nicchia, ma in crescita. Infine, <strong>MetaX Integrated Circuits</strong>, start-up emergente, si è distinta per capacità di innovazione rapida. Non è escluso che DeepSeek intenda supportare contemporaneamente più di un fornitore, costruendo una piattaforma multipolare che riduca i rischi di dipendenza da un singolo player.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’effetto geopolitico: verso la dipendenza zero</h2>



<p>La scelta di puntare su chip domestici si inserisce nella <strong>strategia di “dual circulation”</strong> promossa da Pechino: rafforzare la capacità interna di innovazione per ridurre l’esposizione ai vincoli esterni. Le autorità cinesi hanno già imposto che almeno metà dei chip nei data center pubblici provenga da produttori nazionali, una misura che incentiva sia la domanda sia gli investimenti interni. In questo scenario, DeepSeek diventa un catalizzatore: dimostra che i modelli più avanzati non devono più essere legati esclusivamente ad hardware americano, e segnala al mercato che l’ecosistema tecnologico cinese sta rapidamente maturando. L’impatto non riguarda solo il settore AI, ma l’intera architettura della politica industriale globale, con conseguenze dirette sulle catene di fornitura, sugli equilibri commerciali e sulle strategie di investimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le implicazioni giuridiche e regolatorie</h2>



<p>L’adozione di chip domestici apre un fronte legale complesso. La compatibilità dei modelli AI con hardware nazionale deve passare per processi di certificazione e di sicurezza informatica sempre più stringenti. Inoltre, la proprietà intellettuale legata alle nuove architetture — sia hardware sia software — diventerà oggetto di contesa. A ciò si aggiunge la necessità di coordinare le normative locali con quelle internazionali: per DeepSeek, che ambisce a competere sul mercato globale, la sfida sarà sviluppare modelli compatibili con standard internazionali senza tradire gli imperativi di sovranità digitale imposti da Pechino. Le istituzioni cinesi, dal canto loro, dovranno bilanciare incentivi all’innovazione con controlli rigorosi su sicurezza dei dati e utilizzo responsabile dell’AI.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una questione industriale e finanziaria</h2>



<p>Dal punto di vista industriale, la notizia ha avuto riflessi immediati: diversi titoli del comparto semiconduttori cinesi hanno registrato rialzi significativi in Borsa, segnalando la fiducia degli investitori nella solidità della filiera nazionale. Questo dimostra che la strategia di autosufficienza non è più percepita come aspirazione di lungo periodo, ma come traguardo concreto. Sul piano finanziario, la prospettiva di chip domestici utilizzabili per modelli di nuova generazione apre scenari di raccolta capitali per le start-up, di fusioni e acquisizioni e di partnership strategiche tra pubblico e privato. In sostanza, il caso DeepSeek non riguarda solo la tecnologia, ma il riposizionamento dell’intero sistema industriale cinese nella “tech war” globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DeepSeek come cartina di tornasole del nuovo equilibrio tecnologico</h2>



<p>Il breve annuncio della start-up di Hangzhou si è trasformato in un evento simbolico: un indizio di come la Cina stia ridefinendo i confini della propria sovranità tecnologica. Se i chip domestici si dimostreranno realmente competitivi, la partita globale dei semiconduttori entrerà in una nuova fase, caratterizzata da sistemi paralleli e meno interoperabili. Per gli Stati Uniti e i loro alleati sarà il segnale che le sanzioni non bastano a frenare la corsa di Pechino; per la Cina, una conferma che l’investimento pluriennale in ricerca e industria sta iniziando a dare frutti tangibili. DeepSeek, con il suo V3.1, non ha solo presentato un modello AI: ha acceso il dibattito su chi controllerà le fondamenta tecnologiche del futuro.</p>
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		<title>DeepSeek e Huawei: il ritardo che svela i limiti della strategia tecnologica cinese</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/deepseek-e-huawei-il-ritardo-che-svela-i-limiti-della-strategia-tecnologica-cinese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 12:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[chip]]></category>
		<category><![CDATA[DeepSeek]]></category>
		<category><![CDATA[Huawei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/deep.png" type="image/jpeg" />Il rinvio di DeepSeek rivela i nodi strutturali della strategia tecnologica cinese e i rischi di dipendenza dall’hardware statunitense. L’impasse di DeepSeek e il nodo dei chip Huawei La compagnia cinese di intelligenza artificiale DeepSeek ha annunciato un rinvio nella pubblicazione del suo nuovo modello di AI, dopo aver incontrato difficoltà nell’addestramento basato sui chip [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/08/deep.png" type="image/jpeg" />
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<p>Il rinvio di DeepSeek rivela i nodi strutturali della strategia tecnologica cinese e i rischi di dipendenza dall’hardware statunitense.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">L’impasse di DeepSeek e il nodo dei chip Huawei</h2>



<p>La compagnia cinese di intelligenza artificiale <strong>DeepSeek</strong> ha annunciato un rinvio nella pubblicazione del suo nuovo modello di AI, dopo aver incontrato difficoltà nell’addestramento basato sui chip di <strong>Huawei</strong>. La notizia, riportata dal <em>Financial Times</em>, ha sollevato nuove preoccupazioni sulla reale capacità della Cina di costruire un ecosistema tecnologico completamente indipendente dalle tecnologie statunitensi. La vicenda dimostra che, nonostante i progressi nel settore software e algoritmico, la componente hardware rappresenta ancora il principale collo di bottiglia per l’industria nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’obiettivo di Pechino: autonomia tecnologica e sovranità digitale</h2>



<p>La Cina ha posto l’<strong>autonomia tecnologica</strong> al centro delle sue strategie di sviluppo, in particolare con piani come <strong>Made in China 2025</strong> e con investimenti miliardari nella produzione di semiconduttori. Tuttavia, il caso DeepSeek evidenzia che il percorso verso una piena <strong>sovranità digitale</strong> è complesso: la mancanza di chip avanzati paragonabili alle soluzioni di <strong>Nvidia</strong> o <strong>AMD</strong> limita le performance di training e rende più difficile competere nella corsa globale all’intelligenza artificiale generativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le restrizioni USA e l’impatto sulla filiera</h2>



<p>Le difficoltà di DeepSeek non possono essere comprese senza considerare le <strong>restrizioni imposte da Washington</strong> sull’export di semiconduttori avanzati verso la Cina. Dal 2022, il Dipartimento del Commercio statunitense ha progressivamente inasprito i controlli, limitando l’accesso a chip di fascia alta come gli <strong>A100 e H100 di Nvidia</strong>, fondamentali per l’addestramento di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). Huawei ha cercato di colmare il vuoto con la sua linea di processori Ascend, ma le prestazioni non sono ancora comparabili con quelle dei rivali americani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni economiche e industriali</h2>



<p>Il rinvio del nuovo modello di DeepSeek avrà inevitabili ricadute sul mercato: da un lato, rallenta la corsa delle startup e delle big tech cinesi a consolidare una posizione di leadership nell’AI; dall’altro, mette sotto pressione <strong>investitori e fondi statali</strong> che hanno puntato miliardi di dollari sull’innovazione domestica. Secondo dati di <strong>PitchBook</strong>, gli investimenti in AI in Cina hanno superato i 14 miliardi di dollari nel 2024, ma senza hardware competitivo il rischio è che parte di questo capitale non produca i risultati attesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione giuridica e geopolitica</h2>



<p>L’impasse tecnologica si intreccia con aspetti giuridici e geopolitici. Pechino accusa gli Stati Uniti di violare i principi di <strong>libero commercio</strong> attraverso sanzioni tecnologiche, mentre Washington giustifica le restrizioni in nome della <strong>sicurezza nazionale</strong>. Questa tensione contribuisce alla frammentazione del cyberspazio globale e al rischio di una “<strong>guerra fredda digitale</strong>”, in cui ogni blocco geopolitico cerca di costruire filiere autonome e normative proprie, generando standard incompatibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Innovazione, resilienza e prospettive future</h2>



<p>Nonostante le difficoltà, la Cina non sembra intenzionata a rallentare. Oltre a Huawei, aziende come <strong>SMIC (Semiconductor Manufacturing International Corporation)</strong> stanno accelerando lo sviluppo di chip di nuova generazione, mentre il governo sta incentivando alleanze pubblico-private per rafforzare la capacità nazionale di calcolo. Alcuni analisti ritengono che, nel medio termine, la Cina possa colmare il gap tecnologico sfruttando economie di scala e forti investimenti statali, ma la sfida rimane colossale e non priva di incognite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La corsa globale all’IA resta aperta</h2>



<p>Il caso DeepSeek rappresenta un campanello d’allarme per Pechino: senza chip avanzati, anche i migliori modelli di intelligenza artificiale rischiano di restare incompleti. Allo stesso tempo, la vicenda sottolinea la <strong>centralità dei semiconduttori</strong> come terreno di scontro tra grandi potenze, dove innovazione tecnologica, regolamentazione internazionale e interessi industriali si fondono in un’unica partita. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se la Cina riuscirà a trasformare la sua ambizione di autonomia tecnologica in realtà, o se resterà ancora vincolata alle catene di approvvigionamento controllate da Washington e dai suoi alleati.</p>
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		<title>La Repubblica Ceca vieta l’uso di DeepSeek: nuove tensioni tra sicurezza digitale e geopolitica dell’AI</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/la-repubblica-ceca-vieta-luso-di-deepseek-nuove-tensioni-tra-sicurezza-digitale-e-geopolitica-dellai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 14:41:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[DeepSeek]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Ceca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Ceca.png" type="image/jpeg" />Il governo ceco bandisce l’intelligenza artificiale del colosso cinese DeepSeek dalle pubbliche amministrazioni. Un caso emblematico che interseca sicurezza nazionale, sovranità tecnologica, diritto dell’innovazione e relazioni internazionali. Il governo della Repubblica Ceca ha ufficializzato il divieto d’uso di qualsiasi servizio dell’azienda cinese di intelligenza artificiale DeepSeek all’interno della pubblica amministrazione nazionale. La decisione è stata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Ceca.png" type="image/jpeg" />
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<p>Il governo ceco bandisce l’intelligenza artificiale del colosso cinese DeepSeek dalle pubbliche amministrazioni. Un caso emblematico che interseca sicurezza nazionale, sovranità tecnologica, diritto dell’innovazione e relazioni internazionali.</p>
</blockquote>



<p>Il<strong> governo della Repubblica Ceca</strong> ha ufficializzato il divieto d’uso di qualsiasi servizio dell’azienda cinese di intelligenza artificiale <strong>DeepSeek</strong> all’interno della pubblica amministrazione nazionale. La decisione è stata annunciata dal Primo Ministro <strong>Petr Fiala</strong>, oggi, motivata da <strong>preoccupazioni in materia di sicurezza nazionale e rischio cibernetico</strong>.</p>



<p>La misura si inserisce in un quadro sempre più complesso, in cui i temi della <strong>sovranità digitale, del controllo dei dati e della dipendenza da fornitori extra-UE</strong> si intrecciano con gli interessi economici e geopolitici globali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una scelta politica con profonde implicazioni sistemiche</h2>



<p>L’esclusione di DeepSeek non è un atto isolato, ma si colloca nella crescente attenzione delle democrazie europee verso le <strong>vulnerabilità legate all’adozione di tecnologie AI sviluppate in contesti non democratici</strong>, in particolare quando impiegate in ambiti critici come pubblica amministrazione, difesa, giustizia e sanità.</p>



<p>Dal punto di vista giuridico, si rafforza la tendenza verso una <strong>valutazione ex ante dell’affidabilità geopolitica dei fornitori tecnologici</strong>, anticipando il principio di “technological due diligence” che il Regolamento AI Act dell’UE potrebbe consolidare a livello normativo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DeepSeek e la strategia cinese di espansione AI</h2>



<p>Fondata come startup ma con stretti legami con l’ecosistema tecnologico e accademico cinese, <strong>DeepSeek</strong> è emersa negli ultimi mesi come uno degli operatori più promettenti nel panorama AI della Cina continentale, in particolare per la produzione di <strong>modelli linguistici avanzati (LLM)</strong>, traduzione automatica e applicazioni di machine reasoning.</p>



<p>Il suo rapido sviluppo e la crescente integrazione nei sistemi IT di vari paesi hanno sollevato dubbi presso governi e agenzie di sicurezza occidentali circa la <strong>possibile estrazione di dati sensibili, meccanismi di sorveglianza o backdoor software</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sovranità digitale, procurement pubblico e rischio sistemico</h2>



<p>La decisione ceca evidenzia una dinamica chiave: la <strong>centralità del procurement pubblico</strong> come strumento di politica industriale e <strong>difesa strategica delle infrastrutture digitali</strong>. In assenza di un pieno sviluppo interno di modelli AI generalisti, molti Paesi sono esposti al rischio di affidarsi a provider esterni — americani o cinesi — spesso con limitata capacità di audit tecnico e giuridico sulle tecnologie impiegate.</p>



<p>Questo approccio rimanda alla necessità di un <strong>AI industrial policy europea</strong> capace di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Rafforzare la <strong>capacità produttiva e computazionale interna</strong>;</li>



<li>Promuovere standard di <strong>interoperabilità e trasparenza</strong>;</li>



<li>Integrare criteri geopolitici nei bandi e negli appalti pubblici;</li>



<li>Sviluppare <strong>modelli AI “trusted by design”</strong> a livello nazionale o unionale.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica dell’innovazione: tra libertà digitale e deterrenza tecnologica</h2>



<p>Il bando di DeepSeek conferma un trend globale: l’<strong>AI non è (più) solo tecnologia, ma geopolitica industriale</strong>. Stati Uniti, UE, India e Giappone stanno rivedendo le proprie strategie digitali in funzione non solo della performance, ma anche della <strong>provenienza giurisdizionale dei modelli, della governance aziendale e della trasparenza algoritmica</strong>.</p>



<p>Il caso ceco si aggiunge a una lista crescente di iniziative in cui la <strong>sicurezza nazionale e l’autonomia strategica</strong> diventano criteri-chiave per l&#8217;adozione di nuove tecnologie AI, con impatti diretti su investimenti, innovazione e interoperabilità globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso un’AI regolata e politicamente selettiva</h2>



<p>Il divieto imposto a DeepSeek segna un precedente rilevante per gli altri Paesi UE, chiamati a riflettere sulla <strong>compatibilità tra l’innovazione esogena e i valori democratici</strong> che regolano l’infrastruttura pubblica. È probabile che nei prossimi mesi altre amministrazioni si muovano nella stessa direzione, in attesa di un coordinamento normativo più stringente a livello europeo.</p>



<p>La sfida per i decisori pubblici sarà quella di bilanciare apertura all’innovazione, <strong>tutela degli interessi strategici nazionali</strong> e <strong>garanzie per cittadini e imprese</strong>. L’era dell’intelligenza artificiale non può prescindere da un’intelligenza geopolitica all’altezza.</p>
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		<title>DeepSeek nel mirino degli Stati Uniti: AI, chip Nvidia e legami con l’apparato militare cinese</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/deepseek-nel-mirino-degli-stati-uniti-ai-chip-nvidia-e-legami-con-lapparato-militare-cinese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 12:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[chip]]></category>
		<category><![CDATA[DeepSeek]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/deepseek_trojan_horse.jpeg" type="image/jpeg" />Secondo fonti ufficiali statunitensi, la startup cinese DeepSeek sarebbe coinvolta in operazioni di supporto a difesa e intelligence di Pechino, utilizzando società di comodo nel Sud-est asiatico per aggirare i controlli sulle esportazioni tecnologiche. Un caso emblematico che solleva interrogativi su sicurezza, legalità e sovranità digitale nell’era dell’intelligenza artificiale. La crescente pressione normativa e commerciale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/deepseek_trojan_horse.jpeg" type="image/jpeg" />
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<p>Secondo fonti ufficiali statunitensi, la startup cinese <strong>DeepSeek</strong> sarebbe coinvolta in operazioni di supporto a difesa e intelligence di Pechino, utilizzando società di comodo nel Sud-est asiatico per aggirare i controlli sulle esportazioni tecnologiche. Un caso emblematico che solleva interrogativi su sicurezza, legalità e sovranità digitale nell’era dell’intelligenza artificiale.</p>
</blockquote>



<p>La crescente pressione normativa e commerciale tra Stati Uniti e Cina si arricchisce di un nuovo capitolo strategico: secondo un alto funzionario del Dipartimento di Stato USA, la startup cinese <strong>DeepSeek</strong>, con sede a Hangzhou, <strong>fornisce supporto attivo alle operazioni militari e di intelligence della Repubblica Popolare</strong>. La dichiarazione, rilasciata a <em>Reuters</em> in forma anonima, arriva in un contesto di tensioni sistemiche tra Washington e Pechino sul controllo delle tecnologie avanzate, in particolare l’hardware per l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale.</p>



<p>DeepSeek, nota al pubblico globale per i suoi modelli <strong>DeepSeek-V3</strong> e <strong>DeepSeek-R1</strong>, che la stessa azienda ha dichiarato essere competitivi con i leader statunitensi OpenAI e Meta, <strong>avrebbe ottenuto l’accesso a semiconduttori ad alte prestazioni vietati dalla normativa statunitense</strong>, tra cui gli <strong>H100 di Nvidia</strong>, attraverso pratiche opache e strutture societarie offshore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Accesso a chip vietati e aggiramento dei controlli USA: le accuse</h2>



<p>Il cuore dell’indagine riguarda l’acquisizione non autorizzata di chip <strong>Nvidia H100</strong>, soggetti a restrizioni dal 2022 in quanto ritenuti strategici per lo sviluppo di capacità militari avanzate. L’accusa principale: <strong>DeepSeek avrebbe utilizzato società di comodo nel Sud-est asiatico per accedere ai chip vietati</strong> o per sfruttare da remoto server collocati in Paesi non soggetti a sanzioni.</p>



<p>A complicare ulteriormente il quadro, DeepSeek appare in <strong>oltre 150 documenti di approvvigionamento della People’s Liberation Army (PLA)</strong> e di enti affiliati al settore della difesa cinese, fornendo presumibilmente servizi tecnologici e soluzioni AI a istituti di ricerca militare.</p>



<p>Secondo fonti vicine al dossier, <strong>Singapore ha già avviato un’indagine penale per frode legata alla fornitura di chip Nvidia a DeepSeek</strong>, mentre anche il <strong>Ministero del Commercio della Malesia</strong> ha aperto un fascicolo su presunti utilizzi impropri di GPU Nvidia da parte di società cinesi nel proprio territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione giuridica: privacy, sorveglianza e responsabilità</h2>



<p>Il caso DeepSeek apre un fronte delicato sul piano <strong>giuridico e regolatorio</strong>, sia in ambito di <strong>privacy dei dati internazionali</strong> sia di <strong>compliance alle sanzioni tecnologiche</strong>. La società, secondo quanto riferito da membri del Congresso USA, <strong>trasmetterebbe dati degli utenti statunitensi a Pechino tramite infrastrutture di back-end collegate a China Mobile</strong>, operatore statale cinese. In virtù delle leggi nazionali cinesi, tutte le aziende sono obbligate a fornire dati al governo su richiesta, ma l’implicita collaborazione in atto solleva allarmi di portata globale.</p>



<p>Il mancato inserimento di DeepSeek nelle liste di entità sanzionate dagli Stati Uniti <strong>non esclude futuri provvedimenti</strong>: la mancanza di trasparenza sull’uso di chip vietati, la non risposta alle domande sui dati e le pratiche societarie transfrontaliere, pongono il caso al centro dell’agenda di sicurezza economica e tecnologica di Washington.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una startup da $5 milioni o un cavallo di Troia AI?</h2>



<p>Un ulteriore elemento di perplessità riguarda la <strong>veridicità dei costi dichiarati da DeepSeek</strong> per l’addestramento dei suoi modelli, stimati in appena <strong>5,58 milioni di dollari</strong>. Diversi esperti AI contestano tale cifra, ritenendola incompatibile con il livello di sofisticazione dei modelli, suggerendo invece che la società abbia avuto accesso a una <strong>quantità significativa di potenza computazionale americana</strong> al di fuori delle regole.</p>



<p>Nonostante Nvidia affermi che DeepSeek abbia utilizzato chip <strong>H800</strong>, legalmente acquistabili in Cina, fonti riservate sostengono che la startup avrebbe <strong>un numero imprecisato di H100</strong>, forse attraverso canali secondari o accessi remoti. La portata dell’infrazione è ancora oggetto di verifica, ma i segnali accumulati indicano un quadro di <strong>evasione sistemica dei controlli statunitensi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni economiche e industriali: oltre il caso DeepSeek</h2>



<p>Questo caso specifico è emblematico di una <strong>trasformazione strutturale della politica industriale globale</strong>: l’intelligenza artificiale non è più solo un tema di innovazione, ma un <strong>asset strategico a rilevanza militare e geopolitica</strong>. Le autorità statunitensi temono che il vantaggio competitivo della Cina in ambito AI possa essere alimentato, in modo diretto o indiretto, dalla <strong>tecnologia sviluppata negli USA</strong>.</p>



<p>Le imprese americane come Nvidia, pur conformandosi formalmente alle restrizioni, rischiano di trovarsi coinvolte in <strong>casi di utilizzo improprio</strong> dei propri prodotti da parte di soggetti terzi, soprattutto in assenza di controlli efficaci sulla destinazione finale dei chip.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo scenario di competizione strategica</h2>



<p>Il dossier DeepSeek rappresenta un punto di convergenza tra tecnologia, diritto dell’innovazione, economia internazionale e sicurezza nazionale. Le autorità USA, pur non avendo ancora imposto sanzioni formali, <strong>mantengono alta l’attenzione su una delle più rapide e controverse ascese nell’ecosistema AI cinese</strong>.</p>



<p>Per policy maker, investitori e aziende high-tech globali, si tratta di un <strong>caso di studio cruciale</strong> per comprendere i nuovi rischi derivanti da catene del valore opache, interdipendenze tecnologiche e regimi giuridici asimmetrici. L’equilibrio tra innovazione e controllo, tra libertà digitale e sovranità nazionale, sarà al centro della nuova governance dell’intelligenza artificiale nel mondo multipolare post-2025.</p>
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		<title>Toyota sceglie Huawei, Honda punta su DeepSeek. Cina, auto elettriche e nuove alleanze</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/toyota-sceglie-huawei-honda-punta-su-deepseek-cina-auto-elettriche-e-nuove-alleanze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2025 09:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mobilità e trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[DeepSeek]]></category>
		<category><![CDATA[Honda]]></category>
		<category><![CDATA[Huawei]]></category>
		<category><![CDATA[Hyundai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/Cina-Giappone.png" type="image/jpeg" />La trasformazione della mobilità globale sta accelerando e la Cina si conferma epicentro indiscusso della rivoluzione elettrica. In questo contesto, le recenti scelte strategiche di Toyota e Honda, due giganti dell’automotive giapponese, testimoniano la nuova centralità degli ecosistemi digitali cinesi, con ricadute profonde su economia, diritto dell’innovazione, geopolitica e finanza. Toyota e Huawei: una partnership [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/toyota-sceglie-huawei-honda-punta-su-deepseek-cina-auto-elettriche-e-nuove-alleanze/">Toyota sceglie Huawei, Honda punta su DeepSeek. Cina, auto elettriche e nuove alleanze</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/04/Cina-Giappone.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La trasformazione della mobilità globale sta accelerando e la <strong>Cina</strong> si conferma epicentro indiscusso della rivoluzione elettrica.</p>
</blockquote>



<p>In questo contesto, le recenti scelte strategiche di <strong>Toyota e Honda</strong>, due giganti dell’automotive giapponese, testimoniano la nuova centralità degli ecosistemi digitali cinesi, con ricadute profonde su economia, diritto dell’innovazione, geopolitica e finanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Toyota e Huawei: una partnership ad alto valore strategico</h2>



<p><strong>Toyota</strong> ha annunciato una partnership strutturata con <strong>Huawei</strong> per lo sviluppo e la gestione delle piattaforme software dedicate ai <strong>veicoli elettrici (EV)</strong> destinati al mercato cinese. L’accordo rappresenta una svolta per il costruttore giapponese, che riconosce la superiorità tecnologica e la leadership di Huawei nei sistemi operativi per smart car, con particolare attenzione all’ecosistema <strong>HarmonyOS</strong>.</p>



<p>La decisione di affidarsi a Huawei consente a Toyota di garantire compliance con le rigorose normative cinesi in materia di cybersecurity e data governance, imprescindibili per operare nella Repubblica Popolare. Dal punto di vista giuridico, l’intesa riflette l’esigenza di conformità ai requisiti imposti dal “Cybersecurity Law” e dalle linee guida per la localizzazione dei dati sensibili, che vincolano i produttori stranieri a collaborazioni con soggetti tecnologici locali certificati.</p>



<p>Sul piano finanziario, la partnership può accelerare il time-to-market dei veicoli elettrici Toyota in Cina, riducendo i rischi di investimento e garantendo l’accesso ad una base utenti potenzialmente superiore ai 300 milioni di utilizzatori dell’ecosistema digitale Huawei.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Honda sceglie DeepSeek: l’intelligenza artificiale al servizio della mobilità</h2>



<p><strong>Honda</strong>, da parte sua, ha deciso di puntare sull’integrazione della piattaforma <strong>DeepSeek</strong>, sviluppata da una start-up cinese specializzata in intelligenza artificiale generativa, per i suoi futuri modelli elettrici destinati al mercato locale. DeepSeek offre avanzate capacità di personalizzazione dell’esperienza utente, sistemi di assistenza vocale e gestione predittiva dei dati di guida.</p>



<p>Honda adatta la propria offerta tecnologica alle preferenze dei consumatori cinesi, nel rispetto delle regole sulla sovranità digitale e dei requisiti di interoperabilità richiesti dal contesto normativo e industriale cinese.</p>



<p>L’accordo tra Honda e DeepSeek, oltre a rispondere alle esigenze della compliance normativa, consente al costruttore nipponico di rafforzare la propria presenza in una filiera dell’innovazione dominata da player locali, favorendo investimenti diretti in R&amp;D e aumentando la resilienza rispetto ai rischi di decoupling tecnologico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Cina come laboratorio globale</h2>



<p>Le scelte di Toyota e Honda riflettono una tendenza sempre più marcata: il mercato cinese non è più solo un’opportunità commerciale, ma rappresenta un vero e proprio laboratorio di sperimentazione per le strategie globali delle case automobilistiche. L’obbligo di alleanze con tech company locali, la necessità di rispettare standard giuridici stringenti e la crescente autonomia tecnologica della Cina stanno riscrivendo le regole della competizione internazionale.</p>



<p>Dal punto di vista economico, le joint venture e i partenariati con aziende come Huawei e DeepSeek si traducono in una ridefinizione delle supply chain, con ricadute su procurement, gestione degli asset intangibili, licencing e modelli di revenue sharing. La finanza industriale si adegua con strumenti innovativi di co-investimento e fondi dedicati all’open innovation, mentre sul fronte geopolitico cresce la pressione sugli attori occidentali per non rimanere esclusi dalla “nuova Via della Seta tecnologica”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diritto dell’innovazione e nuove sfide regolamentari</h2>



<p>Il diritto dell’innovazione gioca un ruolo centrale nell’architettura di queste nuove alleanze. La convergenza tra automotive, digitale e intelligenza artificiale impone la definizione di standard comuni su proprietà intellettuale, trasferimento tecnologico, sicurezza dei dati e liability per sistemi autonomi.</p>



<p>In particolare, le norme cinesi su data localization e cybersecurity hanno impatti extraterritoriali, obbligando le multinazionali a una ricalibrazione delle proprie strategie di governance e compliance. Le autorità cinesi, nel quadro della politica industriale “Made in China 2025”, promuovono la crescita di campioni nazionali anche tramite la leva regolamentare, ridefinendo i rapporti tra pubblico e privato e generando nuovi equilibri a livello globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso una nuova geografia della mobilità elettrica</h2>



<p>L’integrazione di software e hardware made in China nelle strategie di Toyota e Honda rappresenta un punto di svolta per l’industria globale dell’auto elettrica. Le implicazioni sono trasversali e investono aspetti economici, finanziari, giuridici e geopolitici, delineando scenari in cui il successo passa sempre più dalla capacità di dialogare con i sistemi normativi e tecnologici locali.</p>



<p>In un contesto di crescente polarizzazione dei mercati e di ridefinizione delle catene globali del valore, le alleanze tra big giapponesi e tech company cinesi diventano paradigma di una nuova era, dove diritto dell’innovazione, politica industriale e finanza internazionale si intrecciano per determinare i vincitori della transizione elettrica.</p>



<p></p>
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		<title>DeepSeek sotto attacco. Ecco tutti i Paesi che lo stanno vietando o indagando</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/deepseek-sotto-attacco-ecco-tutti-i-paesi-che-lo-stanno-vietando-o-indagando/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Sandonnini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 09:11:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[DeepSeek]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/02/Deepseek.png" type="image/jpeg" />Il chatbot R1 sviluppato in Cina ha scosso il mondo dell&#8217;AI, dal lancio avvenuto il 20 gennaio scorso. In pochi giorni ha superato ChatGPT come app più scaricata in Usa e UK. Tuttavia, preoccupazioni sulla sicurezza e la privacy hanno portato a divieti e indagini in diversi paesi. Molti governi ne stanno valutando la regolamentazione [&#8230;]</p>
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<p>Il chatbot R1 sviluppato in Cina ha scosso il mondo dell&#8217;AI, dal lancio avvenuto il 20 gennaio scorso. In pochi giorni ha superato ChatGPT come app più scaricata in Usa e UK. Tuttavia, preoccupazioni sulla sicurezza e la privacy hanno portato a divieti e indagini in diversi paesi. Molti governi ne stanno valutando la regolamentazione e il suo futuro appare incerto.</p>
</blockquote>



<p>Il chatbot DeepSeek-R1, sviluppato in Cina, ha fatto il suo ingresso nel mondo dell&#8217;intelligenza artificiale il 20 gennaio, creando un&#8217;ondata di interesse senza precedenti. <br>In soli sette giorni ha superato ChatGPT, diventando l&#8217;app gratuita più scaricata negli Stati Uniti e nel Regno Unito. <br>Globalmente, <strong>12 milioni di persone hanno scaricato l&#8217;app DeepSeek nelle prime 48 ore dal lancio</strong>, segnando una crescita più rapida rispetto al suo concorrente di OpenAI.<br>Nonostante il successo, DeepSeek ha <strong>sollevato preoccupazioni di sicurezza e privacy</strong> tra i governi di tutto il mondo. <br>Preoccupazioni che hanno portato a divieti o indagini in diversi paesi. Ecco cosa è successo finora e cosa potrebbe riservare il futuro a DeepSeek.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sta prendendo di mira DeepSeek e perché?</h2>



<p>Sempre più paesi stanno esprimendo preoccupazioni sul chatbot DeepSeek-R1, intraprendendo azioni che vanno dalle denunce sulla privacy a indagini più ampie o divieti di uso del software. Ecco la lista attuale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>UE</strong>: l&#8217;Italia è stata la prima a lanciare un&#8217;indagine sulle pratiche di sicurezza e privacy dei dati di DeepSeek, il 28 gennaio 2025. Altri membri dell&#8217;UE, come Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Germania e Portogallo, hanno fatto scattare indagini simili. Nell&#8217;UE, gli Stati hanno presentato denunce in base al GDPR, dopo aver esaminato la politica sulla privacy della piattaforma e aver trovato &#8220;numerose violazioni&#8221; delle norme europee. <br>Queste includono trasferimenti di dati dei cittadini in Cina senza le necessarie garanzie, informazioni poco chiare su come i dati dei clienti vengono utilizzati per il <em>profiling</em> online, informazioni non trasparenti sui periodi di conservazione dei dati e altro ancora.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Stati Uniti</strong>: la Marina Usa e la NASA hanno vietato l&#8217;uso di DeepSeek ai loro dipendenti per preoccupazioni di sicurezza ed etiche. Il <strong>Texas è finora l&#8217;unico stato americano ad aver emesso un divieto di DeepSeek su tutti i dispositivi governativi</strong>. Tuttavia, un nuovo disegno di legge potrebbe estendere il divieto a tutti gli altri stati. Un&#8217;altra proposta di legge potrebbe vedere gli utenti statunitensi di DeepSeek sanzionati con multe milionarie o persino con pene detentive.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Taiwan</strong>: le autorità taiwanesi hanno vietato l&#8217;uso di DeepSeek a tutte le agenzie governative, lo scorso 3 febbraio, citando rischi per la sicurezza delle informazioni del Paese, le preoccupazioni sulla censura del chatbot e il pericolo che i dati degli utenti siano inviati in Cina.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Australia:</strong> l&#8217;Australia ha vietato DeepSeek su tutti i dispositivi e sistemi governativi la scorsa settimana. Secondo quanto riportato dalla BBC, le autorità hanno affermato che il divieto non è dovuto al fatto che l&#8217;app sia cinese, ma al &#8220;rischio inaccettabile&#8221; che rappresenta per la sicurezza nazionale.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Corea del Sud</strong>: il 6 febbraio, la Corea del Sud ha vietato l&#8217;uso di DeepSeek ai dipendenti dei ministeri del Paese a causa di preoccupazioni sulla sicurezza.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Le motivazioni dietro i divieti</h2>



<p>Secondo <strong>Lauren Hendry Parsons</strong>, direttore delle Comunicazioni &amp; Advocacy di ExpressVPN, queste azioni non devono sorprendere. Il settore pubblico e privato sta utilizzando ampiamente strumenti di intelligenza artificiale, rendendo cruciale garantire il rispetto delle normative sulla protezione dei dati come il GDPR.<br>&#8220;La mancanza di chiarezza sul potenziale <em>bias</em> di DeepSeek e su dove vengono inviati i dati degli utenti dovrebbe provocare azioni da parte dei principali regolatori e legislatori”, ha dichiarato Parsons. “Mi preoccuperei di più se i paesi non esercitassero indagini relative alla privacy o non intraprendessero alcuna azione.&#8221;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un rischio maggiore rispetto a ChatGPT</h2>



<p>L&#8217;R1 di DeepSeek è l&#8217;alternativa cinese a ChatGPT, Gemini e chatbot simili sviluppati negli Stati Uniti: cosa lo rende meno sicuro? <br>È giusto ricordare che, nell&#8217;aprile 2023, anche il chatbot di OpenAI ha avuto problemi in Europa, con il Garante italiano che lo aveva temporaneamente vietato per preoccupazioni sulla privacy. <br>Il recente audit dell&#8217;UE sulla politica della privacy di DeepSeek, però, è stato particolarmente sorprendente: ha rivelato che il chatbot cinese registra tutti i tipi di dettagli degli utenti, inclusi i modelli di battitura, sufficienti – da soli &#8211; per una denuncia in base al GDPR.<br>Gli esperti di sicurezza hanno anche scoperto che DeepSeek è 11 volte più pericoloso di altri chatbot AI; i criminali informatici potrebbero sfruttare il servizio per generare contenuti dannosi e codici maligni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DeepSeek, le prospettive future</h2>



<p>Sebbene sia ancora difficile prevedere cosa potrebbe accadere in seguito, la pressione continua su DeepSeek avrà inevitabilmente un impatto sull&#8217;azienda cinese di AI e, forse, anche sull&#8217;industria dell&#8217;AI in generale. <br>È prevedibile <strong>che altri paesi si uniranno alla lista dei governi che cercano di intraprendere azioni contro il nuovo chatbot AI</strong>. <br>Paesi con preoccupazioni di sicurezza informatica elevate, come Giappone e India, o giurisdizioni con leggi rigorose sulla sovranità dei dati, come Russia o Brasile.<br>Questi sforzi legali potrebbero <strong>portare a divieti di utilizzo e a multe</strong>, che potrebbero costringere DeepSeek a modificare le sue pratiche sui dati. <br>Su scala più ampia, queste azioni potrebbero aprire la strada a un quadro internazionale che stabilisca nuovi precedenti per la regolamentazione dell&#8217;AI.<br>I divieti e le azioni legali, da soli, non risolveranno tutti i problemi. <br>Per trovare una soluzione bisognerebbe promuovere un panorama tecnologico competitivo ed educare i consumatori.<br>Non basta concentrare tutte le attenzioni sulle aziende cinesi, poiché è noto che alcuni giganti tecnologici statunitensi che operano nel settore dell&#8217;AI hanno pratiche di privacy altrettanto discutibili.</p>
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		<title>Trump incontrera&#8217; il Ceo di NVIDIA il 7 febbraio</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/trump-incontrera-il-ceo-di-nvidia-il-7-febbraio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 17:02:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[DeepSeek]]></category>
		<category><![CDATA[NVIDIA]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/01/NVIDIA-1.png" type="image/jpeg" />Il presidente Donald Trump incontrerà il presidente di NVIDIA, Jensen Huang, alla Casa Bianca venerdi&#8217; prossimo. Sara&#8217; un incontro ufficiale, che si inserisce nella strategia per individuare nuovi modi per limitare le vendite di chip AI in Cina.Al momento non sono disponibili i dettagli della riunione.L&#8217;incontro arriva mentre gli Stati Uniti sono pronti a limitare [&#8230;]</p>
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<p>Il presidente Donald Trump incontrerà il presidente di NVIDIA, Jensen Huang, alla Casa Bianca <strong>venerdi&#8217; prossimo.</strong></p>
</blockquote>



<p>Sara&#8217; un incontro ufficiale, che si inserisce nella strategia per individuare nuovi modi per limitare le vendite di chip AI in Cina.<br>Al momento non sono disponibili i dettagli della riunione.<br>L&#8217;incontro arriva mentre gli Stati Uniti sono pronti a limitare ulteriormente le esportazioni di chip per mantenere la potenza di calcolo avanzata degli Stati Uniti e tra i suoi alleati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le prossime azioni dell&#8217;amministrazione Trump</h2>



<p>L&#8217;amministrazione Trump sta considerando di inasprire le restrizioni sulle vendite dei chip H20 di NVIDIA progettati per il mercato cinese.<br>Questo incontro e&#8217; stato organizzato dopo che Nvidia ha perso quasi $600 miliardi del suo valore di mercato, lunedi&#8217; scorso. Le azioni hanno recuperato da allora, ma rimangono al di sotto del livello raggiunto alla fine della scorsa settimana.<br>Gli investitori sono stati spaventati dall&#8217;emergere di DeepSeek, la startup cinese che ha prodotto un modello AI alla pari con alcuni dei migliori negli Stati Uniti, ma presumibilmente a costi minori e con meno chip e ciò ha alimentato la preoccupazione che la domanda di chip AI di Nvidia potesse diminuire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cauto l&#8217;atteggiamento di Trump</h2>



<p>E&#8217; cauto l&#8217;atteggiamento dell’amministrazione Trump nei confronti delle vendite di Nvidia in Cina, che ha rappresentato il 12% delle entrate nei suoi ultimi quattro trimestri.<br>L’amministrazione Biden aveva posto restrizioni di esportazione sempre più strette sui chip più avanzati di Nvidia e Nvidia ha sviluppato chip meno potenti che rispettavano le regole imposte, ma alcune aziende cinesi sono riuscite a continuare a sviluppare sistemi di intelligenza artificiale avanzati che le utilizzano, tra cui DeepSeek.<br>Negli ultimi mesi Nvidia ha intrapreso uno sforzo di lobbying pubblica contro alcune delle restrizioni più severe mai imposte alla fine della precedente amministrazione.</p>



<p></p>
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		<title>Nasa, ultima agenzia federale a vietare l&#8217;uso di DeepSeek</title>
		<link>https://italianelfuturo.com/nasa-ultima-agenzia-federale-a-vietare-luso-di-deepseek/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 17:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[DeepSeek]]></category>
		<category><![CDATA[NASA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/01/NASA.png" type="image/jpeg" />La NASA e&#8217; l&#8217;ultima agenzia federale a vietare ai suoi dipendenti e a bloccare l&#8217;accesso alla piattaforma DeepSeek, informa la CNBC. In una nota da parte dello Chief AI Officer i dipendenti della NASA sono stati informati che i server di DeepSeek operano &#8220;al di fuori degli Stati Uniti, sollevando problemi di sicurezza nazionale e [&#8230;]</p>
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]]></description>
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<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La NASA e&#8217; l&#8217;ultima agenzia federale a vietare ai suoi dipendenti e a bloccare l&#8217;accesso alla piattaforma DeepSeek, informa la CNBC.</p>
</blockquote>



<p>In una nota da parte dello Chief AI Officer i dipendenti della NASA sono stati informati che i server di DeepSeek operano &#8220;al di fuori degli Stati Uniti, sollevando problemi di sicurezza nazionale e di privacy&#8221; e che, pertanto, ne e&#8217; vietato l&#8217;uso.</p>



<p>&#8220;DeepSeek e i suoi prodotti e servizi non sono autorizzati per essere compatibili con i dati della NASA,  le informazioni o per essere installati su dispositivi e reti di pubblica utilità&#8221; ha aggiunto la nota.</p>



<p>Al momento la NASA non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.</p>



<p>Nei giorni scorsi, la <strong><a href="https://italianelfuturo.com/wp-admin/post.php?post=16430&amp;action=edit" target="_blank" rel="noreferrer noopener">U.S. Navy</a></strong> ha istruito i suoi dipendenti di evitare l&#8217;uso DeepSeek a causa di &#8220;potenziali problemi di sicurezza e problemi etici associati all&#8217;origine del modello e uso.&#8221;</p>



<p>Stessa comunicazione per gli uffici del Congresso degli USA da parte del direttore amministrativo della Camera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/nasa-ultima-agenzia-federale-a-vietare-luso-di-deepseek/">Nasa, ultima agenzia federale a vietare l&#8217;uso di DeepSeek</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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