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	<title>crisi immobiliare Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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		<title>Cina, come il crollo del mattone sta riscrivendo l’economia del Dragone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 09:02:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<category><![CDATA[crisi immobiliare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Cina-crisi-immobiliare.png" type="image/jpeg" />Cinque anni di declino, vendite dimezzate e fiducia evaporata: la crisi immobiliare cinese si approfondisce e mette in discussione la tenuta del suo modello di sviluppo.Mentre Pechino frena sugli stimoli e i compratori restano alla finestra, la seconda economia mondiale si confronta con la fine del ciclo di crescita che ha plasmato il suo miracolo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Cinque anni di declino, vendite dimezzate e fiducia evaporata: la crisi immobiliare cinese si approfondisce e mette in discussione la tenuta del suo modello di sviluppo.<br>Mentre Pechino frena sugli stimoli e i compratori restano alla finestra, la seconda economia mondiale si confronta con la fine del ciclo di crescita che ha plasmato il suo miracolo economico.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Per oltre due decenni, il mattone è stato il simbolo della rinascita cinese.<br>Dalla fine degli anni Novanta, l’urbanizzazione accelerata, il credito facile e la speculazione controllata avevano trasformato intere province in distretti urbani.<br>Comprare casa significava molto più che investire: era un atto di fede nel futuro, nel partito e nel miracolo economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi quel sogno si sta sgretolando.<br>Secondo <strong>S&amp;P Global Ratings</strong>, le vendite di nuove abitazioni scenderanno nel 2025 di circa <strong>l’8% rispetto al 2024</strong>, attestandosi tra <strong>8,8 e 9 trilioni di yuan</strong> (1,23–1,26 trilioni di dollari).<br>Un calo quasi triplo rispetto alle previsioni di inizio anno e un segnale inequivocabile: la fiducia dei cittadini — e quindi la linfa dell’intero sistema immobiliare — si è esaurita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il sentimento dei compratori resta estremamente fragile,” ha dichiarato Edward Chan, direttore corporate ratings di S&amp;P. “Il governo dovrà continuare a sostenere il settore per ricostruire la fiducia del mercato.”<br>Dietro questa frase apparentemente tecnica si nasconde una realtà più profonda: <strong>in Cina, la casa non è solo un bene, ma una promessa di stabilità sociale</strong>. Oggi quella promessa vacilla.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cinque anni di declino e un mercato dimezzato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2025 segna il <strong>quinto anno consecutivo di contrazione</strong> per il real estate cinese.<br>Dal picco di <strong>18,2 trilioni di yuan</strong> di vendite nel 2021, il mercato si è dimezzato in meno di un quinquennio.<br>S&amp;P prevede un’ulteriore flessione tra il <strong>6% e il 7% nel 2026</strong>, accompagnata da una caduta dei prezzi delle abitazioni primarie compresa tra <strong>1,5% e 2,5%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è solo una crisi di settore: è un <strong>riassetto dell’intera architettura economica del Paese</strong>.<br>Per anni, il mattone ha funzionato come una leva di crescita artificiale.<br>Il credito facile alimentava gli sviluppatori; gli sviluppatori finanziavano le città; le città, a loro volta, sostenevano la spesa pubblica locale vendendo terreni a prezzi gonfiati.<br>Un circolo che ha garantito prosperità e occupazione, ma che oggi mostra i limiti di un modello fondato su <strong>debito, speculazione e aspettative illimitate</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è un sistema in cui la crescita nominale è rimasta alta anche quando la produttività reale smetteva di salire. Ora che la leva del mattone si è inceppata, la Cina deve affrontare la realtà: la <strong>transizione da un’economia trainata dagli investimenti a una guidata dai consumi</strong> è più difficile — e più dolorosa — del previsto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La crisi della fiducia: dal boom al trauma collettivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se c’è una parola che domina questa crisi, è <em>fiducia</em>.<br>Per oltre trent’anni, la narrativa dominante in Cina è stata che “i prezzi delle case non scendono mai”.<br>Ogni famiglia risparmiava per comprare un appartamento, ogni coppia giovane ne faceva il prerequisito per sposarsi e ogni investitore vi vedeva un rifugio sicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il collasso di <strong>Evergrande</strong> nel 2021 ha infranto quella certezza.<br>A catena, altri colossi — da <strong>Country Garden</strong> a <strong>Sunac</strong> — sono caduti sotto il peso del debito, lasciando milioni di acquirenti con mutui da pagare e appartamenti mai consegnati.<br>La fiducia, una volta intaccata, non si ripristina con un decreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il governo ha cercato di intervenire con una <strong>“whitelist”</strong> di progetti prioritari e con linee di credito mirate a completare le costruzioni incompiute.<br>Ma S&amp;P avverte: “Il problema non è più la consegna delle case, ma la domanda complessiva, molto più debole del previsto.”<br>La gente non compra, non perché manchino le case, ma perché <strong>non crede più nel futuro del mercato</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La politica monetaria tra prudenza e paralisi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A complicare la situazione c’è la linea attendista di Pechino.<br>Nel 2025, la <strong>Banca Popolare Cinese</strong> ha ridotto il tasso di riferimento sui mutui quinquennali di soli <strong>10 punti base</strong>, contro i <strong>60 del 2024</strong>.<br>Un segnale chiaro: la leadership preferisce contenere i rischi di bolla creditizia piuttosto che stimolare in modo aggressivo la ripresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro questa scelta c’è una logica: il governo vuole evitare di tornare alla “droga” del debito, che ha già prodotto distorsioni sistemiche.<br>Ma la prudenza rischia di trasformarsi in <strong>inerzia macroeconomica</strong>.<br>Con il credito più costoso e la fiducia in caduta, il mercato resta immobile: né precipita definitivamente, né riparte.<br>È la stagnazione in versione cinese — un equilibrio instabile, dove l’obiettivo non è più crescere, ma <strong>resistere senza crollare</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un eccesso di offerta che diventa un peso strutturale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lato oscuro del boom edilizio è oggi visibile in ogni città di seconda e terza fascia.<br>Secondo S&amp;P, la superficie di abitazioni completate, ma invendute ha raggiunto <strong>762 milioni di metri quadrati ad agosto 2025</strong>, in aumento rispetto ai <strong>753 milioni di dicembre 2024</strong>.<br>Una quantità sufficiente a ospitare l’intera popolazione della Francia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo enorme inventario di case vuote sta comprimendo i margini dei costruttori e riducendo le entrate fiscali dei governi locali, storicamente dipendenti dalla vendita dei terreni.<br>Molte amministrazioni provinciali — dal Guangdong all’Henan — si trovano ora <strong>in trappola finanziaria</strong>, incapaci di pagare i debiti accumulati durante il boom edilizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è un circolo vizioso: i governi non investono, le imprese non costruiscono, le famiglie non comprano.<br>Una paralisi che non si misura solo in punti di PIL, ma in <strong>anni di fiducia e crescita perduti</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le città e la politica del mattone: esperimenti di sopravvivenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune città hanno provato a invertire la rotta.<br>Nel 2025, <strong>Shanghai, Shenzhen e Guangzhou</strong> hanno alleggerito le restrizioni sugli acquisti, consentendo a più cittadini di possedere seconde e terze case.<br>Tuttavia, le vendite sono cresciute solo nelle zone periferiche, mentre nei quartieri centrali i prezzi sono rimasti stagnanti o in calo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli analisti di S&amp;P, la ripresa del mercato potrebbe partire solo dalle <strong>città di primo livello</strong>, dove il potere d’acquisto e l’offerta di lavoro restano più forti.<br>Ma questo rischia di accentuare la <strong>frattura sociale e geografica</strong>: metropoli resilienti da un lato, province svuotate dall’altro.<br>È la geografia della nuova Cina: un Paese ancora in costruzione, ma non più in espansione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un modello economico che cambia pelle</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La crisi immobiliare non è solo una questione di mattoni: è una cartina di tornasole della <strong>trasformazione del modello cinese</strong>.<br>Il governo di Xi Jinping punta a riorientare la crescita su <strong>tecnologia, manifattura avanzata e sostenibilità</strong>, riducendo la dipendenza dal settore immobiliare, che per decenni ha rappresentato fino al 30% del PIL.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la transizione è lenta e complessa.<br>Costruire semiconduttori o pannelli solari richiede anni di investimenti e know-how, mentre il real estate garantiva ritorni immediati e visibili.<br>L’inevitabile rallentamento ha effetti sociali e politici: meno occupazione, minore mobilità, più tensione nelle classi medie urbane.<br>È la metamorfosi di un’economia che deve imparare a crescere <strong>senza espandersi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mattone come specchio del potere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il crollo del real estate non è solo il fallimento di un settore, ma <strong>il segnale di una trasformazione più ampia</strong>: la Cina del XXI secolo sta riscrivendo le regole della propria crescita.<br>Il cemento, che un tempo rappresentava la solidità del sogno collettivo, oggi diventa la metafora della sua fragilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida per Pechino non è più solo economica, ma politica: ricostruire la fiducia in un modello che prometta stabilità senza debito, prosperità senza speculazione.<br>La vera domanda, oggi, non è quando torneranno a salire i prezzi delle case, ma <strong>se la Cina saprà costruire una nuova forma di fiducia nazionale — fatta non di mattoni, ma di credibilità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il crepuscolo del mattone, in fondo, potrebbe segnare l’alba di qualcosa di più grande:<br>una <strong>Cina meno euforica, più sobria, ma anche più consapevole dei limiti e delle possibilità del proprio futuro economico</strong>.</p>
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