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	<title>comptetenze digitali Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>comptetenze digitali Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>La sfida invisibile dell’industria italiana: senza capitale umano la doppia transizione si ferma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 13:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[comptetenze digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Inverno demografico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/ANIE.png" type="image/jpeg" />Lo studio “Verso una nuova competitività industriale europea”, firmato da Ambrosetti con ANIE Confindustria e Intesa Sanpaolo, svela i ritardi italiani su competenze digitali e STEM, la carenza di profili qualificati e le opportunità legate all’AI. Un quadro che impone scelte rapide e una strategia condivisa per non perdere la sfida della doppia transizione L’Italia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/09/ANIE.png" type="image/jpeg" />
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<p>Lo studio “Verso una nuova competitività industriale europea”, firmato da Ambrosetti con ANIE Confindustria e Intesa Sanpaolo, svela i ritardi italiani su competenze digitali e STEM, la carenza di profili qualificati e le opportunità legate all’AI. Un quadro che impone scelte rapide e una strategia condivisa per non perdere la sfida della doppia transizione</p>
</blockquote>



<p>L’Italia industriale si trova davanti a un bivio storico. L’<strong>innovazione tecnologica</strong> e l’<strong>intelligenza artificiale</strong> aprono scenari di crescita senza precedenti, ma il Paese sconta un <strong>deficit strutturale di competenze</strong>, un <strong>sistema formativo in affanno</strong> e un <strong>inverno demografico</strong> che riduce la forza lavoro. La doppia transizione verde e digitale, che promette competitività e sostenibilità, può trasformarsi in un’occasione mancata se non verrà siglato un nuovo patto tra imprese, istituzioni e capitale umano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La doppia transizione come spartiacque industriale</h2>



<p>La <strong>transizione green e digitale</strong> è più di un cambiamento tecnologico: <strong>è un passaggio epocale</strong> che ridefinisce catene di fornitura, modelli di business e rapporti di forza geopolitici. Per l’Italia, che ha costruito la sua ricchezza industriale su settori manifatturieri ad alto valore aggiunto, il rischio è evidente: senza la capacità di governare questo processo, il Paese potrebbe perdere centralità nel nuovo equilibrio produttivo europeo.</p>



<p>Lo studio “<strong>Verso una nuova competitività industriale europea</strong>”, curato da <strong>The European House – Ambrosetti</strong> insieme ad <strong>ANIE Confindustria</strong> e al <strong>Research Department di Intesa Sanpaolo</strong>, mette a nudo luci e ombre del sistema. Se da un lato emergono eccellenze capaci di competere globalmente, dall’altro si rilevano nodi strutturali che rischiano di frenare la modernizzazione: dalla scarsità di competenze al gap demografico, fino all’assenza di una strategia nazionale sulle skill.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lavoro verde e digitale: rivoluzione occupazionale e nuove disuguaglianze</h2>



<p>I <strong>tre macrotrend</strong> – <strong>digitalizzazione</strong>, <strong>decarbonizzazione</strong> e <strong>adattamento climatico</strong> – sono destinati a rivoluzionare il lavoro. Tra il 2025 e il 2030 genereranno <strong>18,5 milioni di posti di lavoro netti a livello globale</strong>, ma con una forte ristrutturazione delle professioni.</p>



<p>In Italia, il fenomeno è particolarmente evidente: nel 2023 il <strong>77% delle assunzioni nell’elettrotecnica e nell’elettronica ha richiesto competenze green</strong>, contro il 35% della media nazionale. Il divario segnala che i settori più avanzati stanno già correndo, ma che il resto del Paese fatica a tenere il passo.</p>



<p>Secondo<strong> LinkedIn</strong>, tra il 2018 e il 2023 le offerte di lavoro con richieste green sono cresciute del 9,2% l’anno, mentre la disponibilità di lavoratori con skill adeguate è aumentata solo del 5,4%. È un mismatch che rischia di diventare cronico, creando nuove disuguaglianze nel mercato del lavoro e rendendo difficile attuare i piani europei di transizione sostenibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Digital skill: il tallone d’Achille italiano</h2>



<p>Il quadro diventa ancora più critico se si guarda al digitale. Solo il <strong>49% degli italiani possiede competenze digitali di base</strong>, contro una <strong>media OCSE </strong>del<strong> 71%</strong>. Questo deficit limita la capacità del Paese di assorbire le tecnologie emergenti e di trasformarle in vantaggio competitivo.</p>



<p>Il ritardo è evidente anche nelle discipline STEM: con <strong>18,5 laureati ogni 1.000 giovani tra i 20 e i 29 anni</strong>, l’Italia è sotto la media UE e molto distante da Paesi come Francia (35,3%) e Irlanda (40,1%).</p>



<p>Anche la formazione continua mostra fragilità: nel 2022 solo il 10% degli adulti ha preso parte a programmi di aggiornamento professionale, contro una media europea del 13% e valori record come il 35% della Svezia. In un’economia in cui l’innovazione è rapida e continua, l’assenza di un ecosistema di <strong>lifelong learning</strong> rischia di rendere obsolete intere generazioni di lavoratori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Industria in affanno: quando mancano le competenze, si fermano i progetti</h2>



<p>Le imprese denunciano ormai da anni un crescente mismatch. Secondo un’indagine ANIE, <strong>il 75% delle aziende dell’elettrotecnica e dell’elettronica fatica a trovare profili qualificati</strong>. Tecnici e operai specializzati, figure centrali per il settore, rappresentano l’85% delle nuove assunzioni, ma sono sempre più difficili da reperire.</p>



<p>Gli effetti sono immediati:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il <strong>69% delle aziende ha dovuto rallentare o sospendere progetti strategici</strong></li>



<li>il <strong>29% ha perso opportunità di mercato</strong></li>



<li>il <strong>64% teme una crescente difficoltà nel trattenere i talenti</strong></li>
</ul>



<p>Dal 2017 al 2023, le posizioni con difficoltà di reperimento sono passate dal 37% al 58%. Non si tratta di un ciclo passeggero, ma di un trend strutturale che, se non corretto, rischia di compromettere la capacità del Paese di stare nella catena del valore globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">ITS e formazione tecnica: un asset strategico sottoutilizzato</h2>



<p>Gli <strong>Istituti Tecnici Superiori (ITS)</strong> sono uno dei pochi strumenti concreti che stanno funzionando. Con un tasso di occupazione dell’84% e una crescita delle iscrizioni del 38% nel 2023, rappresentano un modello formativo capace di rispondere direttamente alle esigenze delle imprese.</p>



<p>Eppure, in Italia, gli iscritti a percorsi terziari professionalizzanti sono solo l’1% del totale, contro il 40% della Germania, il 29% della Francia e il 27% della Spagna. La marginalità degli ITS è il frutto di una scarsa integrazione con scuole e università, una visibilità limitata e una percezione ancora riduttiva del valore del lavoro tecnico.</p>



<p>Per trasformarli in un vero pilastro servono investimenti strutturali, politiche di lungo periodo e un <strong>cambio culturale radicale</strong> che restituisca dignità e attrattiva alle professioni tecniche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intelligenza artificiale: minaccia o acceleratore da 312 miliardi?</h2>



<p>La discussione sull’<strong>AI generativa</strong> divide opinioni e strategie. Ma lo studio ANIE fornisce un dato inequivocabile: se integrata nei processi produttivi, l’AI potrebbe generare fino a <strong>312 miliardi di euro annui di valore aggiunto</strong>, pari al PIL della Lombardia, oppure liberare <strong>5,7 miliardi di ore lavorative</strong> mantenendo invariato il valore creato.</p>



<p>Per le imprese, non è una questione di sostituzione dell’uomo con la macchina. L’81% delle aziende ANIE non teme la perdita di posti di lavoro, ma prevede un cambiamento radicale del modo di lavorare. Le nuove competenze chiave saranno quelle capaci di <strong>co-progettare con l’AI</strong>, di sfruttarne la capacità di analisi e di integrarla nei processi decisionali.</p>



<p>Il tema, quindi, non è se l’AI distruggerà lavoro, ma se il Paese sarà in grado di formare lavoratori pronti a governarla.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Demografia: l’inverno che minaccia la produttività</h2>



<p>Se la tecnologia rappresenta un’opportunità, la demografia resta il vincolo più severo. L’Italia si avvia a una contrazione della popolazione in età lavorativa del <strong>20,5% entro il 2050</strong>, il peggior dato in Europa.</p>



<p>Lo scenario elaborato dagli analisti è drammatico: in assenza di correttivi, la natalità in caduta libera porterà a un collasso della forza lavoro disponibile, con effetti devastanti sulla capacità produttiva e innovativa del Paese.</p>



<p>La risposta non può limitarsi a incentivi alla natalità. Servono politiche di attrazione dei talenti, programmi di integrazione, automazione intelligente e soprattutto un massiccio investimento nella valorizzazione delle risorse esistenti attraverso <strong>upskilling continuo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le proposte ANIE: un piano per il capitale umano</h2>



<p>Per affrontare il mismatch, ANIE ha messo sul tavolo un piano concreto che punta a:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>valorizzare le professioni tecniche con <strong>campagne nazionali</strong></li>



<li>integrare percorsi formativi tra ITS, IFTS e università</li>



<li>creare tavoli multistakeholder per aggiornare gli standard professionali</li>



<li>avviare progetti di <strong>upskilling e reskilling di filiera</strong>, con formatori dedicati alle PMI</li>



<li>stringere partnership internazionali per attrarre e sviluppare talenti.</li>
</ul>



<p>Come ha dichiarato <strong>Renato Martire</strong>, vicepresidente di ANIE Confindustria: “<em>Il capitale umano non è solo un fattore produttivo: è la vera infrastruttura strategica del nostro futuro industriale. Senza persone preparate, non ci sarà innovazione né sostenibilità</em>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un patto nazionale per restare competitivi</h2>



<p>La doppia transizione non è un’opzione, ma un imperativo. L’Italia dispone di eccellenze industriali e tecnologiche, ma senza una strategia nazionale sulle competenze rischia di restare ai margini della competizione globale.</p>



<p>Il messaggio dello studio ANIE è chiaro: servono visione politica, investimenti strutturali e un <strong>patto formativo tra imprese, istituzioni e sistema educativo</strong>. Solo così l’Italia potrà trasformare la doppia transizione in un’occasione di leadership e non in un’occasione mancata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-sfida-invisibile-dellindustria-italiana-senza-capitale-umano-la-doppia-transizione-si-ferma/">La sfida invisibile dell’industria italiana: senza capitale umano la doppia transizione si ferma</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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