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	<title>Butti Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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		<title>La retorica non basta: perché il “nuovo patto” di Butti sulle telecomunicazioni è un’illusione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Barberio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 09:54:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Butti]]></category>
		<category><![CDATA[Telecomunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/12/0ba02a17-7130-4f59-a769-c43fe76e30da.jpeg" type="image/jpeg" />In un Paese che ancora fatica a garantire una copertura FTTH adeguata, a modernizzare la sua pubblica amministrazione digitale e a sviluppare un mercato TLC competitivo, evocare reti che “anticipano i bisogni” rischia di trasformarsi in un banale espediente retorico appositamente coniato per celare, al contrario, un’assenza di concreta strategia. Serve, soprattutto, la volontà di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-retorica-non-basta-perche-il-nuovo-patto-di-butti-sulle-telecomunicazioni-e-unillusione/">La retorica non basta: perché il “nuovo patto” di Butti sulle telecomunicazioni è un’illusione</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/12/0ba02a17-7130-4f59-a769-c43fe76e30da.jpeg" type="image/jpeg" />
<p><em>In un Paese che ancora fatica a garantire una copertura FTTH adeguata, a modernizzare la sua pubblica amministrazione digitale e a sviluppare un mercato TLC competitivo, evocare reti che “anticipano i bisogni” rischia di trasformarsi in un banale espediente retorico appositamente coniato per celare, al contrario, un’assenza di concreta strategia. Serve, soprattutto, la volontà di affrontare con serietà i nodi strutturali che frenano da anni il settore. Perché la retorica, da sola, non basta.</em></p>



<p>Nel discorso pronunciato alla Winter edition di <em>Telco per l’Italia</em>, il sottosegretario Alessio Butti <a href="https://www.corrierecomunicazioni.it/telco/butti-un-nuovo-patto-tra-pubblico-e-operatori-tlc-per-le-reti-del-futuro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha tratteggiato</a> un futuro in cui le reti italiane si trasformano in organismi viventi, capaci di ascoltare, prevenire e reagire.<br>Una visione suggestiva, si potrebbe dire, ricca di immagini evocative e di promesse altisonanti. E tuttavia, dietro questa narrazione, rimane un nodo stretto e palpabile di irrisolutezza. E vogliamo essere più chiari, interpretando ciò che i manager del settore dicono a denti stretti. Ciò che emerge è il vuoto tra ciò che viene annunciato e ciò che il settore delle telecomunicazioni italiane affronta realmente ogni giorno: un vuoto che non è mai stato così ampio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Strabismo tra realtà e desideri?</h2>



<p>Nel suo intervento Butti immagina una rete che non si limita a trasportare dati, ma che si comporta quasi come un’entità senziente, trasformando ogni nodo in un sensore intelligente grazie all’intelligenza artificiale. È un’immagine “ad effetto”, utile a catturare l’attenzione, buona a prestarsi per un titolo giornalistico, ma priva di un fondamento operativo credibile.</p>



<p>In un Paese che ancora fatica a garantire una copertura FTTH adeguata, a modernizzare la sua pubblica amministrazione digitale e a sviluppare un mercato TLC competitivo, evocare reti che “<em>anticipano i bisogni</em>” rischia di trasformarsi in un banale espediente retorico appositamente coniato per celare, al contrario, un’assenza di concreta strategia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un patto tra pubblico e privato?</h2>



<p>Il fulcro del discorso fatto dovrebbe essere il famoso “<em>nuovo patto tra pubblico e privato</em>”, presentato come la chiave per rilanciare il settore. Ma ciò che viene definito patto somiglia più a uno slogan che a un progetto di governance.<br>Non vengono esplicitati obiettivi condivisi, né criteri di verifica, tantomeno qualsivoglia assegnazione delle responsabilità o individuazione di modalità per evitare distorsioni concorrenziali.<br>La cooperazione pubblico-privata è essenziale, non si può che essere d’accordo in linea di principio, ma presuppone trasparenza, regole e un chiaro quadro istituzionale, non una semplice “invocazione di collaborazione”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Bolle di connettività 5G?</h2>



<p>La narrazione si incanala poi in una celebrazione dei preparativi digitali per le <strong>Olimpiadi invernali</strong>, con riferimento a “<strong><em>bolle di connettività 5G</em></strong>” e sperimentazioni futuristiche.<br>Ma anche qui l’enfasi prevale sulla sostanza.<br>Le reti di supporto agli eventi sportivi sono necessarie, ma non possono essere presentate come la rivoluzione strutturale del sistema delle telecomunicazioni italiane. Manca qualunque riferimento a indicatori di performance, investimenti strutturali, benchmark europei o verifiche indipendenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla privacy al Quantum e oltre?</h2>



<p>Sul fronte della sicurezza e della privacy, l’affermazione secondo cui la riservatezza sarebbe “<em>un prerequisito abilitante</em>” rischia di restare un desiderio più che un impegno concreto.<br>L’accenno al <strong>quantum computing</strong> sembra inserito più per conferire <em>gravitas</em> al discorso che per indicare una reale strategia di migrazione verso algoritmi post-quantum o una roadmap operativa per proteggere infrastrutture che ancora oggi non sono nemmeno uniformemente integrate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E la PA?</h2>



<p>La parte dedicata alla Pubblica Amministrazione è forse la più distaccata dalla realtà quotidiana dei cittadini. Secondo Butti, l’innovazione “raggiunge” il cittadino grazie alla <strong>Piattaforma Digitale Nazionale Dati</strong> e alla trasformazione del rapporto con la PA. Eppure il Paese continua a vivere una frammentazione regionale profonda, una scarsa interoperabilità tra sistemi e un fascicolo sanitario elettronico ancora incompleto e disomogeneo. I numeri citati – milioni di scambi, migliaia di enti collegati – sono impressionanti, ma non spiegano nulla sulla qualità del servizio, sull’esperienza degli utenti o sui tempi effettivi di risposta delle amministrazioni. Per la cronaca non esiste alcuna lista pubblica e trasparente delle 6/7/8mila strutture sanitarie collegate ad 1 Giga secondo quanto indicato dai finanziamenti PNRR. Al momento nessuno è in condizione di verificare la veridicità di questi numeri esistono solo numeri totali regionali aggregati, ma non vi è alcuna possibilità di verificare se effettivamente la struttura sanitaria X o Y di questa o quella regione abbia effettivamente una connessione a 1 Giga. Tutto sulla fiducia nelle enunciazioni ufficiali, ma senza alcuna trasparenza, pur prevista dalle procedure. Ma di questo probabilmente si riparlerà a giugno 2026, quando finirà il PNRR.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stato e operatori di Tlc?</h2>



<p>Il passaggio più delicato è forse quello in cui Butti auspica operatori TLC meno “<em>vendor di connettività</em>” e più “<em>partner strategici</em>” dello Stato. Un concetto che, se portato alle estreme conseguenze, rischia di confondere irrimediabilmente i ruoli.<br>In un mercato già fragile e minacciato da posizioni dominanti, l’idea di dissolvere il confine tra Regolatore e Regolato appare pericolosa.<br>Il settore ha bisogno di regole solide, concorrenza leale, investimenti sostenibili e coerenza normativa con il quadro europeo; non di una fusione concettuale che rischia di minare l’equilibrio del sistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E il PSN?</h2>



<p>Il <strong>Polo Strategico Nazionale</strong> viene citato come esempio di visione, ma la realtà è che rimangono ancora molte incognite su governance, interoperabilità, performance e indipendenza tecnologica. Allo stesso modo, l’appello a una “<em>federazione europea del cloud</em>” e a un nuovo modello <strong>Gaia-X</strong> non è accompagnato da alcuna indicazione su come l’Italia intenda contribuire, sostenere o guidare queste iniziative. Anche qui tracce evidenti di uno slogan buttato con apparente grazia sul tavolo del confronto on un settore che accusa uno stato di crisi senza precedenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una boutade?</h2>



<p>L’intervento si chiude con una suggestione quasi surreale: inserire il “<em>diritto all’innovazione</em>” nella Costituzione. Ma quando il Paese fatica ancora a garantire servizi digitali uniformi, copertura adeguata e qualità del servizio, il rischio è che l’innovazione venga evocata, ancora una volta, come principio retorico mentre i problemi strutturali rimangono intatti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma le tlc hanno bisogno di altro?</h2>



<p>Il vero futuro delle telecomunicazioni italiane non si costruisce con immagini poetiche di reti che respirano o con richiami a patto evocati, ma mai definiti.</p>



<p>Serve una politica industriale concreta, una visione europea coerente, un quadro regolatorio stabile e una cultura della trasparenza.<br>Serve, soprattutto, la volontà di affrontare con serietà i nodi strutturali che frenano da anni il settore.<br>Perché la retorica, da sola, non basta.<br>E perché un’illusione, anche se ben raccontata, resta pur sempre un’illusione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://italianelfuturo.com/la-retorica-non-basta-perche-il-nuovo-patto-di-butti-sulle-telecomunicazioni-e-unillusione/">La retorica non basta: perché il “nuovo patto” di Butti sulle telecomunicazioni è un’illusione</a> proviene da <a href="https://italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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