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	<title>biotecnologia Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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		<title>Il seme è il nuovo semiconduttore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gambardella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:10:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[biotecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/semi-intelligenti-ai-agricoltura.avif" type="image/jpeg" />Se i chip sono diventati la base dell’economia digitale, i semi intelligenti potrebbero diventare la base della sicurezza alimentare del XXI secolo. Il prossimo DeepSeek cinese potrebbe non nascere in un laboratorio di chatbot. Potrebbe emergere da un campo di mais, da una vertical farm o da un centro di genomica agricola a Hainan. E [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Se i chip sono diventati la base dell’economia digitale, i semi intelligenti potrebbero diventare la base della sicurezza alimentare del XXI secolo. Il prossimo <strong>DeepSeek</strong> cinese potrebbe non nascere in un laboratorio di chatbot. Potrebbe emergere da un campo di mais, da una <em>vertical farm</em> o da un centro di genomica agricola a Hainan. E la prima versione di quel futuro potrebbe già avere un nome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gran parte della storia umana, nutrire una popolazione in crescita ha significato espandere la frontiera: disboscare più terra, estrarre più acqua, usare più fertilizzanti. Quel modello sta raggiungendo i suoi limiti. Il mondo si sta avvicinando ai 10 miliardi di persone, mentre il cambiamento climatico rende i raccolti meno prevedibili, l’acqua più scarsa, i terreni coltivabili più fragili e le catene di approvvigionamento alimentare più esposte agli shock geopolitici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda non è più se l’umanità possa produrre più cibo. È se possa produrre più cibo con meno terra, meno acqua, meno energia, meno sostanze chimiche e minori emissioni. La risposta non verrà da aziende agricole più grandi. Verrà da aziende agricole più intelligenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima Rivoluzione verde si è fondata sulla meccanizzazione, sull’irrigazione, sui fertilizzanti e sul miglioramento delle sementi. La prossima si sta costruendo sull’intelligenza artificiale, sulla genomica, sulla robotica, sui sensori, sull’ingegneria biologica e sui dati. L’agricoltura sta diventando una scienza della previsione. Ogni campo genera oggi milioni di segnali: qualità del suolo, umidità, nutrienti, temperatura, rischio di malattie, attività dei parassiti, crescita delle piante, immagini satellitari, condizioni meteorologiche. L’AI trasforma questi segnali in decisioni: quando irrigare, dove fertilizzare, quale pianta è sotto stress, quale malattia sta emergendo, quale seme darà i risultati migliori in un determinato ambiente. Invece di gestire un campo come una superficie uniforme, gli agricoltori possono sempre più gestirlo pianta per pianta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento più profondo, tuttavia, non riguarda il trattore. Riguarda il seme. Per secoli, il miglioramento genetico delle piante è stato una disciplina della pazienza: incrociare varietà, piantare migliaia di campioni, attendere le stagioni, osservare, ripetere. L’intelligenza artificiale sta cambiando il ritmo dell’innovazione biologica. Analizzando enormi quantità di dati genomici, può identificare caratteristiche desiderabili, prevedere i risultati degli incroci e aiutare gli scienziati a progettare colture più produttive, più nutrienti e più resistenti alla siccità, al caldo, alle malattie e ai parassiti. Ciò che un tempo richiedeva dieci anni potrebbe presto richiederne due o tre. Non è un miglioramento marginale. È una compressione del tempo biologico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>La corsa globale al seme intelligente</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe un errore leggere questa storia come una narrazione che la Cina racconta a se stessa. L’industria globale delle sementi e delle scienze delle colture è stata a lungo dominata da grandi attori occidentali: <strong>Corteva </strong>negli Stati Uniti, <strong>Bayer</strong> in Germania, <strong>Syngenta</strong>, di radici svizzere e oggi di proprietà cinese dopo l’acquisizione da parte di <strong>ChemChina.</strong> Tutti stanno investendo massicciamente nella stessa frontiera dell’editing genetico e del breeding computazionale. La corsa è reale, e la Cina non l’ha iniziata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che distingue la Cina è il modello. Pechino sta trattando la sicurezza alimentare non come una politica rurale, ma come un’agenda di tecnologia di frontiera, orchestrata su scala nazionale. La trasformazione del miglioramento genetico è inserita nel <strong>Documento n. 1</strong> del Paese, finanziata come strategia industriale e concentrata in un unico hub designato, invece di essere dispersa tra laboratori privati concorrenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quell’hub è Hainan. La base di breeding di Nanfan, nell’ambito del <strong>National Nanfan Silicon Valley Construction Plan 2023-2030</strong>, è destinata a diventare entro il 2030 la “Silicon Valley” dell’industria cinese delle sementi: una catena integrata che va dalla ricerca alla commercializzazione. I suoi inverni miti consentono ai ricercatori di ottenere due o tre generazioni all’anno invece di una sola, accelerando naturalmente i cicli; l’intelligenza artificiale e la biotecnologia aggiungono a questo vantaggio fisico uno strato predittivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri danno un volto alla scala del fenomeno. Al <strong>China Seed Congress and Nanfan Agricultural Silicon Valley Forum </strong>del 2025, a Sanya, il breeding basato sull’AI era al centro dell’agenda, non un panel laterale. Un team della <strong>Chinese Academy of Agricultural Sciences</strong> ha presentato un framework automatizzato di machine learning per la previsione genomica che, secondo quanto dichiarato, ha ridotto i tempi di calcolo di circa 290 volte rispetto ai modelli convenzionali. <strong>Origin Agritech</strong>, società cinese quotata al Nasdaq attiva nelle sementi, ha dichiarato di aver generato più di 30.000 nuove combinazioni di incroci sperimentali di mais in una sola stagione invernale nel Sud della Cina, alcune delle quali prodotte attraverso la sua piattaforma di gene editing <strong>Hi3</strong>. È un livello di produttività che semplicemente non era possibile quando ogni incrocio richiedeva un anno di attesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi c’è l’hardware. <strong>GEAIR</strong>, acronimo di <strong>Genome Editing combined with AI-based Robotics</strong>, sviluppato dalla <strong>Chinese Academy of Sciences</strong> e pubblicato su Cell nell’agosto 2025, progetta colture compatibili con le macchine e utilizza poi un robot autonomo guidato dalla visione artificiale per eseguire l’impollinazione ibrida, che da sempre dipendeva dalle mani umane. Nei test in serra sul pomodoro, il sistema ha eguagliato l’efficienza di tecnici esperti, lavorando però senza interruzioni. Il punto non è il gadget. Il punto è che la Cina sta applicando l’AI non solo ai servizi digitali, ma anche alle fondamenta fisiche e biologiche dell’economia. Il cibo sta diventando un’industria high-tech.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Il momento DeepSeek del seme</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prossima frontiera è l’intelligenza biologica: un’AI capace di leggere il linguaggio del DNA così come altri modelli leggono testi o codice. Questa è la parte della storia più esposta all’hype, e proprio per questo vale la pena ancorarla a qualcosa di concreto. Nel 2024, i ricercatori dello <strong>Yazhou Bay National Laboratory </strong>di Hainan, insieme alla <strong>China Agricultural University</strong> e allo <strong>Shanghai AI Laboratory</strong>, hanno sviluppato <strong>SeedLLM</strong>, noto anche come <strong>Fengdeng</strong>, descritto come il primo grande modello linguistico cinese per la progettazione delle sementi. Un modello di breeding con un nome, un laboratorio e una data di rilascio è più vicino al “DeepSeek dell’agricoltura” di qualunque chatbot: il contributo dirompente della Cina potrebbe essere un modello biologico economico, capace e condiviso apertamente, in grado di comprimere anni di tentativi ed errori in simulazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questa traiettoria continuerà, i ricercatori progetteranno sempre più spesso le colture dentro un computer prima ancora che un singolo seme tocchi il suolo, così come gli ingegneri simulano un aereo prima di costruirlo. L’agricoltura si sposterà dal lento metodo per tentativi ed errori verso la previsione, la simulazione e la progettazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Che cosa significa per l’Europa</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo riscrive anche la geopolitica del cibo. Nel XX secolo il potere nazionale dipendeva dal petrolio; nel XXI secolo potrebbe dipendere altrettanto da semi, dati, acqua e innovazione biologica. I Paesi in grado di garantire una produzione stabile attraverso siccità, alluvioni e shock delle catene di approvvigionamento avranno un vantaggio strategico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La posizione dell’Europa è più complessa di quella cinese, e non per mancanza di scienza. La ricerca europea sulle piante è di livello mondiale. Il vincolo è stato regolatorio. Dopo una sentenza del 2018 della Corte di giustizia dell’Unione europea, le colture ottenute tramite editing genetico sono state sottoposte allo stesso regime restrittivo degli OGM transgenici, bloccando di fatto la sperimentazione in campo. Ora qualcosa sta cambiando: il 21 aprile 2026 il Consiglio ha adottato un <strong>nuovo quadro per le Nuove Tecniche Genomiche</strong>, dividendo le piante ottenute tramite gene editing in una categoria più leggera, equivalente al breeding convenzionale, e in una categoria più rigorosa, con regole che dovrebbero applicarsi dal 2028. Il cambiamento è reale, ma lento, e giustamente controverso: sui brevetti, sull’etichettatura, sulla biosicurezza e sul diritto degli Stati membri di scegliere se aderire o meno. Nessuna di queste preoccupazioni è irrazionale; è il prezzo della fiducia pubblica in ciò che mangiamo. Ma mentre l’Europa negozia le condizioni alle quali permetterà l’uso di queste tecnologie, la Cina le sta già facendo funzionare su scala industriale. Questa asimmetria di velocità, più di qualsiasi singola scoperta, è la vera storia strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida di nutrire 10 miliardi di persone viene solitamente descritta come una crisi. È anche un’opportunità, e l’umanità l’ha già affrontata in passato: non consumando all’infinito di più, ma diventando più inventiva. Un agricoltore dotato oggi di AI, immagini satellitari, macchine autonome, sensori e strumenti genomici può fare ciò che solo una generazione fa sarebbe sembrato impossibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro dell’agricoltura non sarà definito dalla dimensione del campo, ma dall’intelligenza incorporata al suo interno. Il Paese che imparerà a produrre più cibo usando meno natura non si limiterà a nutrire la propria popolazione: contribuirà a definire la geopolitica del secolo.</p>
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		<title>Giappone, la nuova frontiera dei trapianti: nasce a Osaka la prima fattoria di maiali clonati per organi umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 11:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità digitale]]></category>
		<category><![CDATA[bioetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Giappone-trapianti-maiali.png" type="image/jpeg" />PorMedTec, startup biotech giapponese, costruisce un impianto d’avanguardia per allevare maiali geneticamente modificati destinati ai trapianti umani, nel tentativo di colmare la carenza mondiale di organi. Con una capacità di 100 animali l’anno, il progetto unisce biotecnologia, etica e medicina rigenerativa. Ma tra promesse di vita e dilemmi morali, il confine tra progresso e natura [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">PorMedTec, startup biotech giapponese, costruisce un impianto d’avanguardia per allevare maiali geneticamente modificati destinati ai trapianti umani, nel tentativo di colmare la carenza mondiale di organi.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Con una capacità di 100 animali l’anno, il progetto unisce biotecnologia, etica e medicina rigenerativa. Ma tra promesse di vita e dilemmi morali, il confine tra progresso e natura diventa sempre più sottile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’alba di una nuova era biologica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In una zona industriale di Osaka, tra capannoni sterilizzati e linee di bioreattori, sta prendendo forma un progetto destinato a riscrivere la storia della medicina.<br>La startup <strong><a href="https://pormedtec.com/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PorMedTec</a></strong> sta costruendo la <strong>prima fattoria giapponese dedicata all’allevamento di maiali clonati e geneticamente modificati</strong> per la produzione di organi compatibili con l’uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’impianto, che entrerà in funzione nella <strong>seconda metà del 2027</strong>, avrà la capacità di allevare <strong>circa 100 animali l’anno</strong>, ognuno selezionato, monitorato e “programmato” per fornire organi destinati ai trapianti umani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro l’asetticità del linguaggio tecnico si cela una delle più radicali trasformazioni scientifiche del nostro tempo: <strong>l’idea che la vita possa essere coltivata e progettata come una risorsa terapeutica</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una risposta giapponese alla crisi globale degli organi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni anno, nel mondo, <strong>oltre 1,5 milioni di persone attendono un trapianto</strong>, ma meno di un decimo riesce a riceverlo.<br>Nel solo Giappone, le liste d’attesa per reni e fegati possono superare i <strong>cinque anni</strong>, mentre la donazione post mortem resta culturalmente limitata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">PorMedTec nasce come <strong>risposta industriale e scientifica</strong> a questa emergenza sanitaria globale.<br>L’azienda intende combinare <strong>ingegneria genetica avanzata e allevamento iper-controllato</strong> per produrre organi “umanizzati”, in grado di ridurre drasticamente il rischio di rigetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La carenza di organi è una crisi silenziosa,” spiega un portavoce dell’azienda. “Il nostro obiettivo è creare una soluzione stabile, etica e sostenibile che possa salvare vite.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il laboratorio vivente: quando la genetica incontra la bioetica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel cuore del progetto si trova una delle tecnologie più potenti e controverse del nostro tempo: <strong>CRISPR-Cas9</strong>, lo strumento di editing genetico che consente di modificare con precisione il DNA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I ricercatori di PorMedTec stanno eliminando geni suini che producono proteine immunogene e inserendo <strong>sequenze umane compatibili</strong>, così da ottenere organi “invisibili” per il sistema immunitario del ricevente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida, tuttavia, non è solo scientifica.<br>Creare animali “programmati” per fornire organi implica una <strong>ridefinizione della relazione tra uomo e natura</strong>, tra il concetto di vita e quello di utilità biologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Giappone, dove la bioetica è tradizionalmente improntata a equilibrio e prudenza, il dibattito è già acceso.<br>“Non stiamo semplicemente manipolando geni,” osserva la bioeticista <strong>Mika Taniguchi</strong> dell’Università di Kyoto, “stiamo ridefinendo il significato stesso di compassione scientifica. Salvare vite è un valore assoluto, ma anche i mezzi devono esserlo.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una fabbrica di vita: tecnologia, igiene e controllo assoluto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’impianto di Osaka sarà un <strong>laboratorio a ciclo chiuso</strong>, dove ogni animale vivrà in un ambiente completamente isolato, monitorato da sensori, sistemi di purificazione dell’aria e robot di alimentazione.<br>La priorità è una: <strong>evitare qualsiasi contaminazione virale o batterica</strong> che possa compromettere la sicurezza degli organi destinati all’uso umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni maiale sarà dotato di un <strong>profilo genetico tracciabile</strong> e i dati biometrici verranno raccolti in tempo reale tramite sensori IoT e algoritmi predittivi.<br>Un ecosistema tecnologico che unisce <strong>biologia, automazione e intelligenza artificiale</strong>, segnando la nascita di un nuovo paradigma: l’<strong>industria della medicina vivente</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal laboratorio al mondo reale: la corsa globale alla xenotrapiantologia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">PorMedTec non è sola.<br>Negli Stati Uniti, aziende come <strong>eGenesis</strong> e <strong>Revivicor</strong> hanno già compiuto passi decisivi: nel 2024, un cuore di maiale geneticamente modificato ha battuto per 90 giorni nel corpo di un paziente umano, aprendo una nuova frontiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa segue con un approccio più cauto, frenata da regolamentazioni bioetiche più rigide.<br>Il Giappone, invece, vede nella <strong>biotecnologia applicata alla medicina rigenerativa</strong> una delle sue priorità nazionali, sostenuta dal governo e da investitori privati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La combinazione tra <strong>tradizione scientifica, pragmatismo industriale e visione a lungo termine</strong> potrebbe consentire al Paese di assumere la leadership globale in questo nuovo campo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dilemma morale: progresso o mercificazione della vita?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non tutti vedono in questa innovazione una promessa.<br>I critici parlano di <strong>“industrializzazione del corpo”</strong>, di una medicina che rischia di trasformare la vita animale in un semplice vettore biologico per la sopravvivenza umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Quando la vita diventa materia prima, rischiamo di perdere il senso stesso della cura” avverte il filosofo <strong>Kenji Morimoto</strong> “Il confine tra guarigione e produzione può diventare pericolosamente sottile”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il governo giapponese ha già istituito un <strong>comitato interministeriale per la bioetica</strong>, con l’obiettivo di garantire trasparenza, tracciabilità e rispetto delle normative internazionali.<br>Ma la corsa globale non aspetta: la domanda di organi cresce più velocemente delle leggi che dovrebbero regolarla.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso un nuovo umanesimo biotecnologico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro il progetto di PorMedTec si nasconde una domanda più profonda: <strong>quanto siamo disposti a ridisegnare la vita pur di preservarla?</strong><br>Nel XXI secolo, la medicina non si limita più a curare: <strong>progetta, sostituisce, replica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Osaka, con la sua “fattoria biotecnologica”, potrebbe diventare il simbolo di un’epoca in cui <strong>la biologia diventa industria e la scienza si fa etica applicata</strong>.<br>Forse, tra qualche decennio, ricevere un organo “coltivato” non sarà più un evento straordinario, ma una routine ospedaliera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E in quel momento, l’umanità dovrà confrontarsi con una nuova forma di responsabilità: <strong>non quella di creare la vita, ma di comprenderla.</strong></p>
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